Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
SONO TRENTA QUELLI PRONTI A DIRE NO AL LEADER: “PRENDERE IL CONTROLLO DEL GRUPPO”… GRILLO RINUNCIA ALLA TRASFERTA A ROMA: TROPPO ALTO IL RISCHIO CHE FINISCA IN RISSA
La trappola contro i dissidenti è pronta.
È stata piazzata su esplicito ordine di Beppe Grillo e scatterà contro i parlamentari che lunedì oseranno votare contro il diktat del quartier generale con l’obiettivo di salvare Adele Gambaro.
«Chi la difenderà , si metterà fuori da solo», è l’avvertimento lanciato dal duo Grillo-Casaleggio.
Insomma, i ribelli che non toglieranno immediatamente il disturbo rischieranno l’espulsione. Proposta magari dal collega di scranno parlamentare per semplice alzata di mano.
Per questo, l’ala critica prepara le contromosse.
Il tentativo sarà quello di mettere già lunedì in minoranza il capogruppo Nicola Morra, espressione dei “duri” del movimento.
Ma un manipolo di senatori e alcuni deputati sono comunque pronti a cambiare gruppo.
Il dato più sorprendente è che Vito Crimi, braccio politico del Fondatore e amico personale di Gianroberto Casaleggio, non si tira indietro e illustra senza giri di parole il piano degli ortodossi: «Chi lunedì vota contro la proposta di affidare alla Rete l’espulsione, viola un principio fondamentale del movimento. Più che mettersi fuori dal movimento, è più giusto dire che ne dovrà trarre le conseguenze».
Di fatto, è l’annuncio di una campagna di epurazione del dissenso interno che rende quasi superfluo il passaggio assembleare.
Crimi lo argomenta così: «Il motivo è chiaro: chi vota contro dimostra di volersi sottrarre al giudizio della Rete. E quindi sceglie di non essere portavoce di chi ci ha individuati come candidati, cioè la Rete»
È l’ultima trincea scelta dal board dei grillini e teorizzata ancora in queste ore dal leader, che ha in tasca nome e simbolo del movimento.
È la chiarezza che Grillo esige e per la quale è pronto a sacrificare «anche venti parlamentari ».
Quando da Roma gli fanno notare che tira una brutta aria, lui non si scompone.
Visti i rapporti di forza fra i deputati, il rischio di essere messo in minoranza è considerato minimo e comunque non giustifica ipotesi di mediazione: «Non c’è problema, se decidono diversamente prendo il simbolo e me ne vado».
Lo seguirebbero i fedelissimi, che popolano soprattutto il gruppo della Camera.
Una volta raggiunto l’equilibrio interno e allontanati i dissidenti, comunque, i grillini passeranno al contrattacco.
E già si valutano iniziative eclatanti per uscire dall’angolo, come ad esempio una nuova occupazione delle aule parlamentari.
Se a Montecitorio il capogruppo Riccardo Nuti serra i ranghi in vista dell’assemblea, a Palazzo Madama i volti stravolti dei senatori raccontano il dramma politico in atto.
Il summit di ieri si è trasformato in un surreale processo al dissenso.
Perchè la maggioranza dei senatori, impegnata in uno scontro durissimo, ha cercato fino all’ultimo di azzerare il timer della resa dei conti, cancellando l’assemblea del lunedì per permettere al gruppo di lavorare alla soluzione del caso Gambaro.
Si sarebbe trattato di un’implicita sfiducia al capogruppo in carica.
Non sono però riusciti a sfondare. Morra e Crimi, aggrappandosi al regolamento e facendo infuriare molti dei presenti, hanno richiamato tutti a rispettare lo statuto.
I ribelli, però, sono pronti a tentare un nuovo assalto lunedì.
Il piano, al quale stanno lavorando già da ieri pomeriggio, è quello di chiedere un nuovo voto.
L’obiettivo è sfiduciare Morra. È un progetto difficile da realizzare, ma nessuno può azzardare previsioni certe su un gruppo ormai lacerato.
I dissidenti hanno anche minacciato di disertare lariunione congiunta.
Un atto di guerra contro i colleghi della Camera con i quali, ormai, i rapporti sono compromessi.
In tutto i senatori eterodossi sono trenta, divisi tra chi è pronto a votare contro la cacciata e chi invece sceglierà di non partecipare al voto.
Sono gli stessi che già ieri hanno annunciato di voler salvare la collega.
Accanto alla guerriglia interna, però, corre sotterranea l’exit strategy dei dissidenti. Battista e una decina di senatori — alcuni siciliani e una fetta della pattuglia tosco-emiliana — attendono solo l’incontro decisivo prima di mollare gli ormeggi.
Già si ragiona di nome e simbolo.
Gambaro, assente anche ieri alla riunione, è in costante contatto con loro.
E l’area dell’insofferenza potrebbe portare nei prossimi mesi un’altra decina di senatori a lasciare.
Alla Camera, intanto, i ribelli sanno di essere a un passo dallo snodo decisivo.
Pippo Civati, attaccato da Nuti per i rapporti coltivati con alcuni grillini a disagio, osserva sconsolato la deriva: «Sono accuse ridicole. Non posso neanche parlare con altri parlamentari? Facessero un regolamento per dire chi può parlare con chi…».
Un peso decisivo nella battaglia di lunedì avrebbe potuto assumerlo un’eventuale trasferta romana di Grillo.
La macchina organizzativa della Camera è stata preallertata, ma i falchi hanno consigliato al leader di non affacciarsi.
Troppo alto il rischio che la situazione precipiti, troppo forte il timore che la presenza del comico accenda ulteriormente gli animi.
Meglio sbrigarsela senza compromettere troppo il Fondatore.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
LUNEDI’ LA CONTA NEL TRIBUNALE SPECIALE CINQUESTELLE…TRA I PARLAMENTARI E’ SCATTATO IL TUTTI CONTRO TUTTI
C’è aria di espulsioni collettive. Rischia di saltare tutto lunedì sera. Il progetto. Il sogno di Gaia. 
Il futuro politico di Grillo, pronto a fare coriandoli dello Statuto del Movimento, a ritirare il simbolo e a chiedere ai suoi fedelissimi di uscire dal Palazzo, per non trasformare la «tomba maleodorante» nel suo personale e indecoroso sepolcro.
Il Capo è stanco, fisicamente e mentalmente, e anche i suoi dialoghi con Casaleggio sono meno gratificanti di un tempo.
Dopodomani si giocherà la partita decisiva.
I suoi burrascosi parlamentari, villaggio di Asterix 2.0 senza pozione magica, saranno chiamati a votare l’espulsione della senatrice Adele Gambaro.
«Abbiamo perso per colpa di Grillo e dei suoi post violenti».
Lesa maestà ? Lesa maestà .
D’altra parte, nella prima riunione romana post elettorale, il Caro Leader l’aveva detto: «Proveremo a cambiare il Parlamento da dentro, se non ci dovessimo riuscire torneremo nelle strade».
L’operazione pulizia non decolla.
Una parte del suo bizzarro esercito non lo segue più.
Quanti sono gli infedeli? Lo vuole sapere. E li vuole allontanare.
Così ha forzato la mano. «Cacciate la Gambaro».
Editto da blog sottoscritto e rilanciato dai suoi dioscuri al Senato, Vito Crimi e Nicola Morra.
Scelta che ha generato il caos. Due giorni di confronti pieni di rabbia, lacrime, e risposte mancate.
Il caso Gambaro è diventato il caso Grillo. O con me o contro di me. Meglio un Movimento più magro che un Movimento appestato.
Malattia incurabile? «Io non voto per l’espulsione di nessuno. Qui al Senato siamo tutti fratelli», spiega Fabrizio Bocchino. E non avete un padre? «Io no». Amen.
È uno dei leader del dissenso ragionato. Di quelli che il voto non lo vorrebbero proprio. E neppure vorrebbero l’assemblea.
Di quelli che in ogni caso lunedì diranno no.
Quanti? Cosa succederà a quel punto? «Chi vota no dimostra di volersi sottrarre al giudizio della Rete. E chi si sottrae al giudizio della Rete è fuori dal Movimento», dice con inusuale durezza staliniana Vito Crimi.
Il tribunale del popolo.
Orientato dal Signore della Liguria.
Le richieste d’espulsione potrebbero essere diverse e contemporanee.
«Meglio pochi ma buoni». E se la mozione Grillo andasse in minoranza? «Impossibile», giura Crimi.
Ma se succede il Capo lascia. Ci ha già scherzato sopra. «Chi rimane potrà chiamarsi movimento sei pianetini». Non basta una risata a seppellire il disagio.
Al Senato gira una lista con i nomi di 15 ribelli presunti.
Alla Camera il numero è analogo. Anche per questo a Montecitorio il capogruppo Riccardo Nuti esce allo scoperto. «È in atto una compravendita da parte di personaggi che nutrono rancore nei confronti del Movimento e di Beppe. Il risultato elettorale ha fatto sì che alcuni infiltrati entrassero nel Movimento».
Boom.
Traditori. Infiltrati. Compravendita.
Il senatore Giarrusso si ribella. «Nuti vada in Procura a denunciare ciò che sa o proporrò la sua espulsione».
Tutti contro tutti.
Rapidamente un pianeta deliziosamente promettente e imperfetto è diventato una giungla tenebrosa e avvelenata.
Andrea Malaguti
(da “La Stampa“)
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
LE SIMPATIE DEI VIP VACILLANO: DELUSI ALTRI ARTISTI ITALIANI CHE SI ERANO ENTUSIASMATI PER I GRILLINI
Certo, il coro è in alcuni registri affettuoso, ma ormai è un controcanto, mentre fino a pochi mesi fa era una verdiana sintonia con i destini magnifici del salvatore, Giuseppe Grillo.
Sarà una notizia se Dario Fo, il miglior sponsor su scala planetaria della lunga marcia del leader dei Cinque Stelle, giusto ieri parlando con i giornalisti ha ammesso «che il Movimento Cinque Stelle deve andare verso una trasformazione, o non vedo vie d’uscita»?
Dario è una sorta di padre spirituale di questa esperienza movimentista, diversamente da altri artisti e intellettuali si è impegnato personalmente, anima e corpo, nell’ascesa del M5S.
Anzi, ha portato il suo corpo sul palco milanese della chiusura del fortunatissimo Tsunami Tour, dove ha benedetto e ha ricevuto benedizioni.
In gioviale polemica con il figlio Jacopo che pur avendo seguito con rispetto e attenzione l’emersione del fenomeno, ha preso prudenti distanze da una dinamica di potere interna che anche allora prometteva poco di buono.
Infatti, a distanza di una manciata di settimane, ecco che quel tessuto mostra falle e natura in un tormento di episodi che sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla compagine degli eletti Cinque Stelle in Parlamento.
1) Una defatigante querelle sull’uso dei soldi delle diarie
2) l’ossessivo violento paternalismo di Grillo nei loro confronti
3) la drammatica battuta d’arresto di un’onda che si poteva ritenere sconfinata alle amministrative
4) la mancanza di un libero confronto interno nelle sedi appropriate
5) l’assenza di Grillo da un momento collegiale di riflessione sul nuovo stato delle cose
6) una raffica di suicidi attacchi alle assemblee di Camera e Senato
7) le espulsioni, la ghigliottina sempre in funzione
8) la messa in stato di arresto domiciliare ai danni di una senatrice coraggiosa «colpevole» di aver addebitato al capo una quota di responsabilità nei più recenti rovesci elettorali
Ecco il sintetico e approssimativo rosario di situazioni che hanno tolto al Movimento lo charme di cui aveva goduto e a Grillo l’insindacabilità politica che pure anche in queste ore cerca di difendere con ogni mezzo.
Fo ha precisato che secondo lui è necessaria la creazione di una struttura portante che formi i giovani dando loro spazio.
Quindi, Dario pone una questione di potere nella forza politica che pure sostiene con determinazione.
Altri artisti italiani che pure avevano seguito con entusiasmo il decollo dell’astronave restano ora a mezz’aria oppure macinano delusione per quel che, fondamentalmente, non è accaduto: M5S, una volta entrato in Parlamento, è stato tenuto da Grillo a bagnomaria dopo aver chiuso porte e finestre, un inutile riccio, mentre il capo menava ceffoni a destra e a manca.
Che ne è stato dei favori di Mina, di Fiorella Mannoia, di Celentano, di Venditti?
È il momento dei dubbi e della fiducia ritirata
E non è colpa loro.
Toni Jop
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
“VOGLIONO BUTTARMI FUORI? LO FACCIANO, IO RISPONDO SOLO AI CITTADINI”…. “AL SENATO SIAMO 53 FRATELLI E IO NON POSSO ESPELLERE UNO DEI MIEI FRATELLI”
Fabrizio Bocchino scende giù dal ring stravolto. 
Anima critica del Movimento cinque stelle, tenta di lasciarsi alle spalle in fretta Palazzo Madama, l’ennesima drammatica riunione tra senatori. «La prego, è stata una mattinata faticosa, non è il caso…».
Poi però la sensazione di ribellarsi a un’ingiustizia contro una collega ha la meglio: «Votare per l’espulsione di Adele? Guardi, non esiste. Io non voto per l’espulsione di nessuno. Per principio».
Accelera il passo, dilata i silenzi. Si ferma di fronte al portone del suo ufficio.
E lì rivela di non temere sorte analoga a quella della senatrice Gambaro, messa alla porta per un’intervista: «Mi vogliono espellere? Se vogliono, lo propongano. Io sono qui per i cittadini. Sono solo un portavoce ».
Senatore Bocchino, cinque ore di riunione ma la linea non cambia: lunedì si vota per l’espulsione della senatrice Gambaro.
«Questo lo dice lei. Intanto, noi senatori lunedì ci incontreremo per discutere ancora della questione».
Sì, ma la strada sembra segnata.
«Dobbiamo parlarci. Lunedì, prima della riunione congiunta dei gruppi di Camera e Senato».
Lei, comunque, non ha cambiato idea?
«Io non voto per l’espulsione di nessuno. A prescindere».
A prescindere forse è addirittura troppo…
«Sa cosa dico sempre? Qui noi siamo cinquantatrè fratelli. E io non posso espellere uno dei miei cinquantatrè fratelli».
In questo caso, però, l’espulsione l’ha chiesta il padre.
«Non c’è un padre, ci siamo noi fratelli, ».
Beh, il padre è Grillo. Quello dei post, con i quali ha chiesto e ottenuto un voto per la cacciata della senatrice.
«La linea politica, l’ho detto e lo ripeto, non la decidono i post di Grillo. Noi discutiamo in assemblea, sempre. E lo faremo anche lunedì pomeriggio».
Eppure il caso Gambaro sembra uno spartiacque. È decisivo per la sua permanenza nel movimento?
«Io sono, mi sento nel movimento».
Non voterà per l’espulsione e sostiene che i post di Grillo non decidono la linea. In fondo anche lei — come la sua collega potrebbe essere espulso per un’intervista.
«Guardi, se vogliono proporre la mia espulsione, lo facciano pure. Se vogliono espellermi, sono liberi di votarlo e di farlo. Io sono qui, sono nel movimento. Sono solo un portavoce dei cittadini e a loro rispondo. Rendiconto tutto, lavoro e lo faccio essendo in pace con la mia coscienza».
(da “la Repubblica“)
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
“NON ESISTE CHE SI CACCI UNO PER UN MOTIVO DEL GENERE, NUTI EVIDENTEMENTE NON AVEVA ALTRO MODO PER FARSI BELLO”
“Il gruppo parlamentare al Senato è compatto nell’escludere qualunque procedura di espulsione per Adele Gambaro, e su questo rimarremo uniti”.
È categorica Serenella Fucksia, senatrice del Movimento 5 stelle: “Non è in discussione che si possa cacciare uno di noi per motivi del genere, alla riunione di ieri siamo stati tutti d’accordo su questo punto”.
Eppure Nicola Morra e Vito Crimi continuano a ripetere che lunedì sera ci dovrà essere un voto
“Siamo abituati a discutere e condividere tutto. Detto questo, se verrà imposto un voto, persone come me non andranno alla riunione, rendendola inutile”.
Dalla Camera le pressioni per arrivare al redde rationem sono forti, e i toni sono duri: “Sono ragazzi più giovani di noi – spiega Fucksia – e fanno più male loro al Movimento con questi atteggiamenti che Adele con le sue parole”.
Il capogruppo Riccardo Nuti parla addirittura di compravendita di senatori
“Nuti è un gran simpaticone, evidentemente non aveva altri modi per farsi bello, questa se la poteva anche risparmiare perchè non è assolutamente vero”.
Lei non ha paura che la spinta verso l’espulsione della sua collega alla fine prevalga?
I post di Beppe li conoscete, li avete visti tutti. Ora dobbiamo fare chiarezza su quel che sta succedendo al Senato.
Ottimo. Che sta succedendo?
I senatori sono tutti compatti nell’escludere qualunque ipotesi di espulsione di Gambaro. Non può esistere che uno venga allontanato per un motivo del genere. Adele ha espresso un pensiero personale in modo chiaro e trasparente.
Molti la rimproverano di non averlo fatto prima in assemblea.
Sì, magari poteva farlo, ma questo non è un buon motivo per chiederne l’espulsione.
Ma Beppe Grillo stesso ne ha chiesto l’allontanamento.
Ma per quale motivo? Perchè ha fatto delle critiche? Un’espulsione per questo motivo non è scritta da nessuna parte nello statuto. Probabilmente l’intenzione di Beppe non era questa: si è irritato e ha esternato impulsivamente. Ma Adele ha sempre lavorato e lavora con noi senza alcun problema.
L’intenzione non sarà stata questa, ma il comunicato di Crimi e Morra è stato pubblicato sul blog.
Lunedì sarà una semplice riunione in cui confrontarsi. Siamo abituati a discutere e condividere tutto, non vedo quale sia il problema.
Non tanto semplice. Oggi Crimi ha confermato che si voterà sull’espulsione.
Se verrà imposto un voto tante persone come me non ci andranno, rendendo l’assemblea inutile.
Di Pietro Salvatori
(da “‘Huffingtonpost“)
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
“NUTI PARLA DI VENDUTI? FACCIA I NOMI, ALTRIMENTI E’ UN CIALTRONE”…”SIAMO 53, SENZA UNA MAGGIORANZA DI DUE TERZI NON DECIDONO UN BEL NULLA”….”ME NE FREGO DEI SOLDI, SONO IN ROSSO DA UNA VITA E VIVO BENE LO STESSO”
Alessandra Bencini è stata una delle prima senatrici ad esprimersi liberamente in dissenso nel
Movimento 5 Stelle.
Votando, unica mano alzata su 52 abbassate, una disponibilità a discutere, nel caso di un voto di fiducia al Pd.
Quel voto, e la successiva intervista al Corriere, rilasciata non senza difficoltà e con grande cautela, l’hanno messa in una condizione non dissimile da quella attuale di Adele Gambaro.
Non stupisce, quindi, che la Bencini sia in prima fila per difenderla
Senatrice Bencini, si va verso l’espulsione della Gambaro?
«Non credo proprio. Manca l’oggetto del contendere».
In che senso?
«La libertà di parola c’è ancora, no? È vero che va esercitata preferibilmente all’interno del gruppo, ma è anche vero che abbiamo una Costituzione. E il fatto che l’Adele abbia parlato ai media non significa che si sia messa fuori dal gruppo».
Ha parlato con lei?
«Sì, è dispiaciuta di quello che è successo. Si è creata una gran confusione interna. Era molto meglio se la si lasciava andare, se si lasciava spengere la cosa. La gente ha la memoria corta».
Ma a Grillo non è piaciuta.
«Già , al nostro megafono, anzi, al nostro detonatore fuori campo. Avrei preferito che anche lui venisse a parlare al gruppo invece di scrivere sul blog. Ha fatto come la Gambaro, no?».
E se la espellono?
«Io mi batterò. Noi siamo inclusivi. Siamo 53 e vogliamo restare 53».
I capigruppo non la pensano così.
«Anche loro hanno agito mediaticamente, annunciando l’assemblea senza neanche valutare con noi e senza avvertirci».
E dunque? Se si arriva al voto?
«Confido nell’intelligenza collettiva».
E se venisse a mancare?
«Beh, faremo due calcoli. Se ci sono i due terzi, la decisione ha valore, altrimenti no. Vorrà dire che usciremo prima del voto».
I vertici dicono che basta la maggioranza.
«Allora è sufficiente anche se sono in cinque? A mio avviso serve che ci sia il voto favorevole di almeno la metà dei gruppi».
Se votano l’espulsione se ne va?
«Io non voglio uscire, sono arrivata in politica con i 5 Stelle e voglio rimanerci. È un onore, un onere, ma credo ancora in questi valori».
Nuti parla di compravendita. Ci sono dei venduti tra voi?
«Se fa nomi cognomi e indirizzi bene. Altrimenti spara gratis e questa diventa solo cialtroneria. Adduce colpe tanto per colpire a caso».
Anche Grillo non è tenerissimo. Dicono sia in arrivo da voi.
«Ma speriamo. Lo vedo volentieri. Di persona poi è più morbido, anche se lo conosciamo, non ci si aspetta una signora inglese da lui. Spero che venga, ci parli un po’ di strategie e ci faccia un po’ ridere».
In effetti c’è poco da ridere. Nuti dice che qualcuno di voi si è informato per sapere a quanti soldi si ha diritto con un gruppo nuovo.
«E c’è bisogno di informarsi? C’è scritto sui regolamenti: sono 400 mila euro. Ma io non so che farmene di questi soldi, ma dove siamo? Sono in rosso da una vita, spendo tutto quello che ho e non mi manca niente. Mica me li porto nel frassino i soldi».
(da “”il Corriere della Sera“)
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
LA DISSIDENTE: “SE SERVE, GIUSTO RIUNIRCI IN UNA NUOVA CASA, LUNEDI’ CI CONTEREMO”
Onorevole Paola Pinna, è favorevole all’espulsione della sua collega senatrice Adele Gambaro dal Movimento 5 Stelle?
«No. Le persone hanno il diritto costituzionale di manifestare il proprio pensiero. La Gambaro ha detto delle cose discutibili, sulle quali ci si poteva confrontare. Ma non si può eliminare il dibattito per cancellare il problema. E il problema c’è».
I post di Grillo sono violenti?
«Non mi piacciono le evocazioni di immagini di morte, decomposizione, vuoto: incutono un senso di frustrazione e sconfitta. Stimolano più l’aggressività che la partecipazione. Siamo sicuri che sia questa la strada del cambiamento?».
La sconfitta alle amministrative è colpa del Capo?
«I contenuti e i toni usati sul blog forse non esprimono il lavoro che stiamo portando avanti in Parlamento. Non siamo più in campagna elettorale. E poi contano anche le dinamiche del gruppo».
Com’è il clima tra di voi?
«Di sospetto. Di controllo dell’attività degli altri. Avverto forte il rischio di una “dittatura della maggioranza”».
La dittatura della maggioranza non è uno dei vostri cardini?
«La maggioranza deve essere uno strumento di semplificazione e velocizzazione delle decisioni. Spesso invece si trasforma in arma di repressione. Il tentativo dovrebbe essere sempre quello comporre gli interessi, di arrivare a una mediazione».
Che cosa sta succedendo al Movimento?
«Sicuramente non quello che molti degli attivisti, delle persone che si sono candidate e degli elettori, pensavano».
Immaginava un cammino comune col Pd?
«Immaginavo un confronto con altre forze per portare nel Palazzo il nostro modo di vedere la politica, lo stimolo alla partecipazione, la consapevolezza dei cittadini informati. Dovevamo essere un virus buono, costruttivo».
Invece?
«Le cose sono cambiate subito. Quando è stato modificato il codice di comportamento che avevamo firmato tutti. Il giorno in cui Grillo è venuto a Roma. Parlo della storia squalificante della diaria, certo. Rischia di essere il via libera di un sistema di imposizioni dall’alto».
Davvero era – è – una questione di principio e non di soldi?
«Davvero. L’hanno fatta passare per una questione di denaro, ma era solo l’inizio di un meccanismo diretto a piegarci utilizzando un tema che colpiva la sensibilità di molti. Ma se pieghi la testa una volta la pieghi tutte le volte successive».
Se la Gambaro venisse espulsa se ne andrebbe anche lei?
«Se la scelta fosse tra Grillo e la Gambaro per me sarebbe una scelta tra schiavitù e libertà . Io scelgo la libertà ».
La Gambaro è la libertà ?
«La libertà è la libertà di parola e di espressione del proprio pensiero, una libertà che deve essere tutelata in ogni modo».
Non c’è la Rete per questo?
«La Rete è un mezzo utilissimo per fare circolare le informazioni e spesso anche per affermare la propria personalità . Ma può diventare anche una macchina violenta, che intimorisce le persone. Molti parlamentari sono preoccupati dalle reazioni del web. L’aggressività diffusa è molto forte. Tra l’altro vediamo la Rete consultata quasi esclusivamente per emettere sentenze, come per le espulsioni. Il ruolo di tribunale del popolo non mi sembra particolarmente dignitoso. Stiamo rischiando molto».
Sembra lei a sentirsi tradita.
«Per me sono stati altri a violare i principi del Movimento, coloro che vogliono imporre il pensiero unico, non la Gambaro».
Che cosa succede se lunedì il gruppo si spacca in maniera netta?
«Non so se la spaccatura avrebbe risvolti in termini di costituzione di un nuovo gruppo. Ma sarebbe un atto di libertà e di coraggio se venissero fuori le molte anime che sono presenti».
Lei entrerebbe mai a far parte di un nuovo gruppo?
«Se si rendesse necessario sì. Se tra di noi non riusciamo a discutere in modo costruttivo, è giusto costituire un’altra casa».
I numeri li avreste?
«Non ci siamo contati, magari lunedì sarà un’occasione per farlo».
Il suo capogruppo, Nuti, parla di compravendita di parlamentari.
«Spieghi che cosa vuole dire. A me proprio non risulta».
Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)
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Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile
IL NEOCAPOGRUPPO ALLA CAMERA, PER ECCESSO DI ZELO VERSO MULLAH BEPPAR, VEDE TRADITORI OVUNQUE MA FINISCE SOTTO ACCUSA
Mentre il caso Gambaro è tutt’altro che chiuso, sul Movimento Cinque Stelle piombano le parole del capogruppo alla Camera Riccardo Nuti: “E’ in atto una compravendita morale e politica di nostri parlamentari”.
Giarrusso e Campanella chiedono che faccia i nomi, altrimenti “è diffamazione del movimento”, con il senatore siciliano che minaccia anche la richiesta di espulsione di Nuti.
Tutto questo in vista della riunione congiunta dei gruppi M5S di Camera e Senato, che dovrà decidere sull’espulsione della senatrice bolognese, nel mirino per le sue dure dichiarazioni su Beppe Grillo.
Stamattina, un gruppo di senatori del M5S si è riunito a Palazzo Madama nel tentativo disinnescare l’espulsione della “dissidente”.
“Ci sono contatti anche con la Camera – spiega un senatore – sarebbe davvero un peccato” espellere Adele Gambaro.
Allarme compravendita parlamentari.
Tutto comincia su Facebook, dove Nuti lancia l’allarme: “Sappiamo con certezza che c’è in atto una compravendita morale e politica dei nostri parlamentari ad opera di persone esterne al Movimento. Abbiamo ogni giorno il coraggio di fare i nomi del malaffare in Aula, non avremo timore di fare i nomi di chi, da tempo fuori dal movimento, tenta di colpirlo per antichi rancori e oscuri interessi”.
E questo, prosegue, “vale anche per coloro che, con la scusa della ‘libertà di critica’, già indagano su quanti soldi pubblici spetterebbero loro in caso di formazione di un nuovo gruppo. Non taceremo. Il Movimento non tacerà “.
“Nuti faccia i nomi o chiederò sua espulsione”.
Accuse, quelle di Nuti, che trovano una dura presa di posizione da parte di Mario Giarrusso.
Interpellato dall’Agi, il senatore M5S dichiara: “Se Nuti ha notizia di una compravendita, è un dovere preciso andare in Procura. Altrimenti sono fatti inventati e si sta diffamando il Movimento e per questo mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione”.
Anche il senatore Francesco Campanella invita Nuti a fare i nomi dei coinvolti: “Riccardo Nuti ha denunciato un tentativo di compravendita di parlamentari del MoVimento 5 Stelle. A quanto pare ci sono notizie certe. Vorremmo conoscere i nomi. O dimostrano che non è vero oppure non ci rappresentano. Abbiamo speso tempo e sudore per fare politica senza soldi”.
A Nuti fa invece eco su Twitter la ex capogruppo del M5S alla Camera, Roberta Lombardi: “Giù le mani dal Movimento. Non avremo paura di denunciare tutto. Tutto”.
Non è d’accordo con questa analisi il deputato 5 Stelle, Alessio Tacconi, che sia su Twitter che su Facebook scrive: “Nessuna compravendita in atto. Queste dichiarazioni sono volte solo a distogliere dal merito della questione”. “Noi non abbiamo prezzo. L’onestà non si compra: o ce l’hai di tuo o sei come loro”, ribatte su Twitter Giulia Sarti.
Civati nel mirino. In tema di “compravendita”, Pippo Civati finisce nel mirino del M5S come il reclutatore dei dissidenti Cinque Stelle.
Lo attacca da Facebook il ‘comunicatore’ del movimento Daniele Martinelli: “È colui che recita la parte di ‘pontiere’ e che appare sui giornali armato di telefonino come se stesse cercando di ‘scilipotare’ qualche cittadino a 5 Stelle. Civati è una delle esche di quel sistema che se la fa sotto per il Movimento e per quello che i suoi ragazzi stanno portando avanti in tema di mozioni e di progetti di legge. Poverello, Civati”.
Caso Gambaro, Crimi: “Tolleranza zero”.
”Il caso della senatrice Gambaro è solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Azioni lesive del Movimento non saranno più tollerate”, dice il capogruppo uscente al Senato.
Alla riunione congiunta di lunedì si voterà sull’espulsione solo se qualcuno in quella sede lo chiederà , precisa Crimi: ”E’ impossibile tornare indietro perchè io stesso ho avviato la procedura per la convocazione congiunta dei due gruppi per valutare l’espulsione della collega. Per votare, però, qualcuno dovrà chiederlo: se sarà proposta l’espulsione allora si procede con il voto” ha spiegato.
Il neo-capogruppo al Senato Nicola Morra: “Aspettiamo che la senatrice Gambaro venga a darci le sue ragioni in assenza delle quali siamo stupiti dal suo comportamento. Lei ha chiesto di non essere disturbata per qualche giorno e quindi oggi abbiamo discusso della necessità di continuare a ragionare”.
A chi gli fa notare che è stato Beppe Grillo a sollevare l’esigenza dell’espulsione, il capogruppo ha risposto: “Grillo ha fatto nascere il movimento, merita rispetto e gratitudine, se discutiamo per ore è perchè vogliamo che il suo sogno si realizzi”.
Anche da alcuni ortodossi ‘no’ a espulsione.
Proprio per ‘salvare’ la collega, il gruppo del Movimento al Senato ha valutato anche un voto su Gambaro senza i deputati, dato che alla Camera è più alto il numero dei parlamentari “ortodossi”.
Ma la proposta, elaborata proprio da un “ortodosso”, Roberto Cotti, naufraga molto presto.
”E’ improcedibile perchè incompatibile con l’iter avviato per la convocazione dell’assemblea congiunta dei gruppi M5S di Camera e Senato”, spiega ancora Crimi. Dunque, la linea dura sembra avere la meglio.
Due fazioni nel Movimento.
Le divisioni all’interno di M5S diventano sempre più nette: da una parte ci sono quelli che si allineano all’intransigenza dettata dal leader Beppe Grillo, dall’altra chi, invece, punterebbe a disinnescare la bomba.
Tra questi anche alcuni ‘ortodossi’, come appunto Roberto Cotti: “Non condivido quanto ha detto Adele, ma non per questo penso che debba essere cacciata”.
È convinta che i senatori siano invece tutti concordi sulla non espulsione la senatrice M5S Serenella Fucksia, intervistata da Huffington Post: “I senatori sono tutti compatti nell’escludere qualunque ipotesi di espulsione di Gambaro. Non può esistere che uno venga allontanato per un motivo del genere. Adele ha espresso un pensiero personale in modo chiaro e trasparente”.
La senatrice marchigiana spiega che, se come ha detto Crimi “verra’ imposto un voto tante persone come me non ci andranno, rendendo l’assemblea inutile”
Verso il Gruppo misto.
Al momento sono tre i parlamentari eletti con Grillo finiti nel Gruppo misto: Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, che hanno preso la decisione una settimana fa, e Marino Mastrangeli, che invece è stato espulso per le sue presenze in tv.
Secondo un sondaggio della Swg diffuso questa mattina, per conto della trasmissione di Rai tre ‘Agorà ‘, ben il 58% degli elettori grillini è convinto che presto altri parlamentari lasceranno i gruppi M5S. Percentuale che arriva al 79% quando a essere campionati sono elettori anche di altre forze politiche.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile
LA DE PIN VITTIMA DI STALKING POLITICO VIA SMS… MA IL PRESUNTO MOLESTATORE E’ UN FEDELISSIMO DI CASALEGGIO E I VERTICI LO DIFENDONO
Ogni giorno un nuovo caso.
Tra dissidenti, malpancisti e minacce di espulsione, il Movimento 5 Stelle è sempre più chiuso in se stesso, costretto a guardare ai problemi interni con l’unico risultato di sprecare energie che invece potrebbero essere utilizzate in altro modo.
E nonostante Grillo continui dal blog a invitare tutti a far sentire la propria voce, la fronda interna cresce e polemizza sempre sulla solita questione: i rimborsi da restituire.
Una telenovela che va avanti dall’inizio della Legislatura e che ora si arricchisce di un nuovo intrigante capitolo: il caso De Pin.
L’assemblea straordinaria, convocata di tutta fretta mercoledì sera in Senato, non ha affrontato la questione dell’espulsione della senatrice Adele Gambaro.
Un senatore del M5S ha assicurato che si è parlato di “una vicenda inquietante”: delle pressioni che la De Pin, senatrice eletta in Veneto, avrebbe subìto da David Borrelli, consigliere comunale a 5 Stelle del Comune di Treviso.
Ai colleghi la De Pin ha spiegato di sentirsi molto scossa a causa dei continui sms che sta ricevendo da Borrelli sugli importi della diaria e ha evocato la parola stalking, spiegando nei dettagli la “persecuzione” che sta subendo.
Alcuni senatori si sono detti scioccati dalla vicenda, suggerendo alla De Pin di denunciare Borrelli.
C’è anche chi assicura che la De Pin abbia ricevuto l’ennesimo messaggio sul cellulare la sera stessa dell’assemblea.
Un testo sinistro: “Countdown, racconta anche questo”.
Sono intervenuti Crimi e il sen. Endrizzi, anche lui veneto, che hanno difeso Borrelli, “un punto di riferimento in Veneto” e hanno accusato la De Pin di lanciare queste accuse perchè vuole lasciare il Movimento.
Cosa che la De Pin ha smentito categoricamente, mentre altri senatori hanno chiesto ulteriori chiarimenti e a questo punto Endrizzi è uscito dalla riunione in aperta polemica.
Borrelli sostiene di non aver nulla contro la senatrice, di avere un mese fa chiesto chiarimenti (a che titolo?….n.d.r.) sui rimborsi da restituire da parte della de Pin, la quale ha chiarito che aveva sostenuto delle spese documentate per i collaboratori.
Non si comprende pertanto come sia possibile che Borrelli continui a inviarle sms sulla diaria.
Ora molti però si chiedono se la Casaleggio Associati sapeva di queste pressioni. Anche perchè Borrelli è un tecnico informatico fedelissimo del guru.
Qualcuno è arrivato a sospettare che “possa esserci una struttura a livello locale” in grado di influenzare dall’esterno l’operato di un senatore della Repubblica”
(da “il Secolo XIX“)
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