Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL COMICO SBEFFEGGIA CRIMI E VIENE INSULTATO SU TWITTER: “SU DI LORO DIVIETO DI SATIRA”
Fiorello, dalla sua «edicola» (con cui è tornato su Twitter), ha postato martedì un video in cui
prendeva amenamente in giro il capogruppo del M5S, facendolo parlare con spiccato accento siciliano e ammettere che no, non dormiva, ma era «in collegamento telepatico con Casaleggio».
Insomma una delle tante gag del comico.
GLI INSULTI E LA REPLICA –
Solo che questa volta, invece di limitarsi a ridere, qualcuno, anzi molti, non prendono bene lo sberleffo. E iniziano a insultarlo via twitter.
A uno che gli scrive «ti scagli con chi cerca di cambiare l’Italia. Sei un poveraccio», Fiorello risponde: ««Ah, già , dimenticavo! Il divieto di satira sul M5s (brutta o bella che sia)».
Per poi aggiungere, in un cinguettio seguente: «Qualcuno mi spieghi perchè si può scherzare su tutto (Papa compreso) ma non su Crimi».
BENEVOLO CON IL MOVIMENTO-
Crimi che pure gli «piace e gli sta simpatico», come dice ancora dopo.
In effetti Fiorello, se si esclude una polemica con Grillo quando questi aveva detto che «i partiti erano peggio della mafia», è sempre stato piuttosto benevolo con il «movimento», mai preso troppo di mira.
Lo stupore è dunque lecito.
Matteo Cruccu
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMA PRETENDE CHE I CINQUESTELLE VENGANO RICEVUTI, POI SOMMERGE DI VOLGARITA’ GLI INTERLOCUTORI… CHISSA’ DOVE HA VISSUTO PER DECENNI PRIMA DI SCOPRIRE LA SUA MISSION
I Cinque Stelle sono usciti dall’incontro di Bersani da poche ore. E lui, il leader del M5S, riprende a
gridare la sua rabbia dal suo blog contro il leader del Pd e gli altri politici di professione. Bersani, Berlusconi, D’Alema, Cicchitto, Monti.
Tutti definiti «padri puttanieri» della politica.
Tutti schiaffeggiati con nuovi insulti e tutti avvisati. «Vi cacceremo».
I FIGLI DI NN NON HANNO NULLA DA PERDERE
Grillo nella sua invettiva tira in ballo lo scontro generazionale.
«Le nuove generazioni sono senza padri, sono figlie di NN, dal latino “Nomen nescio: nome non conosco”.
Sulle loro carte di identità , sui loro documenti di lavoro, nei libretti universitari alla voce “figlio di” risulta la sigla NN, figlio di nessuno, figlio della colpa, figlio di padre ignoto, figlio di vecchi puttanieri che si sono giocati ogni possibile lascito testamentario indebitando gli eredi», scrive Grillo sul blog.
Che tira dritto, senza freni: «I Padri Puttanieri (sono) quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle giovani generazioni. Questi padri che chiagnono e fottono sono i Bersani, i D’Alema, i Berlusconi, i Cicchitto, i Monti che ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per la governabilità ». Le loro colpe?
«Hanno governato a turno per vent’anni, hanno curato i loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato sociale, distrutto l’innovazione e la ricerca».
Poi, in chiusura, la minaccia.
«I figli di NN vi manderanno a casa, in un modo o nell’altro, il tempo è dalla loro parte. Hanno ricevuto da voi solo promesse e sberleffi, non hanno nulla da perdere, non hanno un lavoro, nè una casa, non avranno mai una pensione e non possono neppure immaginare di farsi una famiglia. Vi restituiranno tutto con gli interessi».
Commento del ns. direttore
Che Grillo continui a sproloquiare ogni giorno è affar suo e di chi intende dar credito a un accattone della politica senza ideologia e senza patria.
Che esistano “politici” senza dignità incapaci, di fronte ai quotidiani insulti sfornati dalla sua lussuosa villa di Sant’Ilario dove notoriamente non ospita senzatetto e figli abbandonati, di stampargli due schiaffi in faccia come lo vedono per strada, è sintomo del decadimento dei valori etici della stessa politica italiana.
La fortuna di Grillo sta proprio nel tramonto delle ideologie dove la critica alla casta è permessa al popolino, come il “mugugno” a Genova: uno sfogatoio fine a se stesso.
Non c’è più un modello di sviluppo o di società da contrapporre a un altro, un sistema di valori in alternativa a un altro, la lotta per l’affermazione di principi etici contro la decadenza del sistema economico e finanziario, la libertà di informazione contro un regime.
Non a caso Grillo in quegli anni era in tutt’altre faccende affaccendato, diciamo “a fare soldi”, sfruttando quel sistema che ora in età senile ha scoperto solo a parole di voler combattere.
Ma non tutti coloro che hanno fatto politica si sono arricchiti, c’è chi lo ha fatto per valori ideali, a destra come a sinistra: e a costoro Grillo eviti di dare lezioni o di accomunarli ai padri puttanieri della repubblica.
Anche perchè tra loro ci sono stati ottimi padri che non hanno avuto figli tossici come qualcun altro.
Ci sono stati politici che col dissenso si confrontavano senza espellere nessuno, che non avevano lo scopo di far tornare Berlusconi al potere o di glorificare guru da operetta e spacciare cognati per autisti, che non volevano cacciare gli immigrati o che facevano finta di dimenticare nei programmi la lotta all’evasione fiscale.
Ridurre la politica solo a un problema di riduzione dei costi della Casta è tipico di chi non ha proprie idee in economia, in politica estera, in politica interna.
Non c’era bisogno di Grillo per scoprire il mercimonio di poltrone che gravita intorno ai partiti, sono decenni che tante persone perbene lo denunciano.
Se si hanno idee e soluzioni ci si assume responsabilità , se non si hanno si speculi pure sulla demagogia finchè il bluff non sarà evidente a tutti.
Ma a quel punto non basteranno gli ordini da caserma per mantenere unite le truppe o gli insulti agli avversari per far dimenticare il proprio vuoto ideologico.
L’Italia ha bisogno di un governo stabile, competente e che abbia credibilità internazionale, non di sostituire un pagliaccio con un altro clown.
Come si dice a Genova, “abbiamo già dato”.
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
“VUOLE DECIDERE TUTTO SENZA ASCOLTARCI”… E IN ASSEMBLEA ARRIVA ANCHE LA RICHIESTA DI DIMISSIONI
Quando Roberta Lombardi ha preso la parola in aula, lunedì pomeriggio alla Camera, i suoi compagni
di partito hanno cominciato ad agitarsi sui banchi.
«Non può essere», «Sta leggendo il suo discorso», «Non ha preso in considerazione quello che abbiamo preparato in Rete».
Di banco in banco, di voce in voce, il malumore contro la capogruppo è diventato un principio di rivolta.
Erano talmente furibondi, i deputati 5 stelle, per il fatto che la loro portavoce non avesse letto l’intervento che avevano concordato insieme, ma quello che aveva preparato il suo «ministaff », che hanno indetto una riunione urgente dopo l’assemblea.
Sono rimasti a Montecitorio fino alle dieci e mezza di sera, a chiedere conto di quel che era accaduto.
«Vi rendete conto? — chiede un deputato — Dovevamo parlare di Cipro, della crisi economica peggiore di tutti i tempi, e lei si è presentata con l’equivalente di una brutta tesi di laurea triennale. E poi chi l’ha scritta? I suoi aiutanti? E noi dovremmo farci dettare la linea politica da qualcuno che neanche conosciamo?».
Il gruppo della Camera aveva potuto leggere l’intervento alle quattro del pomeriggio, e aveva deciso di emendarlo: «Abbiamo chiesto alle persone che ci aiutano attraverso la Rete, avevamo preparato un discorso decisamente migliore, ma lei è andata dritta per la sua strada. Non se l’è sentita di cambiare».
A sera, davanti a quello che è un vero e proprio processo, Roberta Lombardi cerca di spiegare: «Non avevo capito che volevate cambiassi tutto. È tardi, con tutte le cose che ci sono da fare, vi sembra una priorità ? ».
Si è sentita rispondere che sì, è una priorità concordare gli interventi.
Anche ieri è andata così: Alessandro Di Battista era incaricato di prendere la parola in aula sui marò. Ha preparato il discorso insieme agli altri deputati del Movimento candidati a far parte della commissione Esteri.
Lo ha aperto ai miglioramenti della Rete e dei suoi colleghi.
Poi lo ha letto, ed è stato premiato dagli applausi, oltre che dai successivi complimenti della presidente della Camera Laura Boldrini.
Roberta Lombardi ha agito diversamente, e per questo — racconta chi c’era — durante la riunione Adriano Zaccagnini si è alzato in piedi e ha chiesto le sue dimissioni. Qualcuno era d’accordo, ma si è deciso di soprassedere, anche se i malumori interni restano, e sono profondi.
«Non è capace di lavorare in gruppo. Non sa gestire le persone».
Dal Senato, qualcuno la accusa anche di non essere abbastanza preparata: «Basta vedere il discorso sui debiti della pubblica amministrazione, i commenti al video che ha fatto la stanno massacrando».
Nelle immagini postate sul blog di Grillo, Lombardi spiega come la commissione speciale per i debiti con la PA sia una «porcata di fine legislatura», perchè parte dei soldi verranno restituiti alle banche e non direttamente alle imprese.
Chi la critica spiega come sia un meccanismo obbligato, visto che si tratta di debiti che le imprese hanno già contratto con le banche, e si chiede perchè il Movimento voglia bloccare l’unica cosa positiva che la legislatura può fare da subito.
Ma i 5 stelle chiedono che partano le commissioni permanenti, criticano l’istituzione di quella speciale.
Non aiuta un tweet di Pietro Ichino: «M5S non è monolitico: sull’articolo 18 dello Statuto la capogruppo alla Camera la pensa sostanzialmente come me».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
“LA CACCIA ALLE STREGHE E’ SOLO UN MODO PER CERCARE DI SERRARE LE FILA”
Giuliano Santoro, da studioso del grillismo, ritiene fondata la denuncia sulle infiltrazioni dei troll nel
blog di Grillo?
«Si tratta di una specie di caccia alle streghe. Leggo la sua uscita come un segnale di debolezza: Grillo comincia a fare i conti con il dissenso. Vede, questi messaggi contrari alla linea ufficiale contraddicono la sua idea della rete come un’entità unica, il famoso “popolo del web”.
Ora, “il popolo del web” non esiste, è una sua costruzione ideologica, la rete è semplicemente uno spazio pubblico nel quale agiscono varie forze, che talvolta confliggono tra loro. Questa vicenda lo dimostra una volta di più».
Ma perchè giudica l’affondo una debolezza?
«Volendo schematizzare finora il blog di Grillo funzionava così: il comico-leader detta l’agenda e gli spettatori-lettori la condividono su Facebook, che è un formidabile moltiplicatore di contenuti, un luogo dove solo una piccola minoranza produce contributi originali. Gli altri si limitano a commentare con un “mi piace”. Ecco, i tanti commenti critici verso gli ordini calati dall’alto sovvertono questa passività »
Grillo incita alla caccia all’infiltrato. Ma com’è possibile scovarlo?
«Non vedo come potrebbe, da un punto di vista pratico. Il suo invito rappresenta piuttosto un messaggio politico, un modo per serrare le fila, respingere il nemico esterno. È l’ennesimo tentativo di colpevolizzare il dissenso. Lo scrive lui stesso nel suo post di domenica, quando parla di «divisori venuti per separare ciò che è oscenamente unito». I dissenzienti, sono, in questa logica, i fautori di una guerra che cerca di rompere l’unità fittizia e autoritaria che c’è nei 5 Stelle».
Reggerà questa unità oppure al Senato si spaccheranno, votando la fiducia a un governo Bersani?
«Penso che nel breve periodo l’unità non si romperà . Anzi, i loro auspici si stanno realizzando, visto che c’è il rischio concreto di un governissimo. Il che confermerebbe il loro frame: da un lato ci sono i partiti, che sono tutti uguali, e dall’altro ci sono i 5 Stelle. Per questo, se solo provi a ragionare, anche usando un pensiero autonomo dai partiti, ti zittiscono con un “allora ti paga il Partito democratico”».
Cosa l’ha colpita dei loro primi passi in Parlamento?
«La capacità incredibile di concentrarsi sui dettagli, di spostare cioè l’attenzione su questioni simboliche ed emotive, a scapito di quelle materiali e razionali».
Può fare un esempio?
«Si parla di “rendicontare le caramelle”, e s’ignora l’importantissimo vertice dei primi ministri di Bruxelles. Insomma, si punta di continuo alla pancia degli elettori, senza spiegare come uscire dalla crisi».
Concetto Vecchio
(da “La Repubblica“)
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Marzo 26th, 2013 Riccardo Fucile
FICO AVVERTE: “CHI DISSENTE E’ FUORI DAL MOVIMENTO”
«Ditemi che succede», chiede Beppe Grillo a Vito Crimi e Roberta Lombardi.
«Voglio sapere se davvero nel gruppo ci sono persone che pensano di fare un accordo con il Pd».
Mentre sul blog il capo politico del Movimento 5 Stelle attaccava le “orde di trolls” colpevoli di non essere fedeli alla linea, nella vita reale chiedeva spiegazioni ai suoi portavoce in Parlamento sui retroscena degli ultimi giorni.
Quel che ha letto sui giornali non gli è piaciuto affatto.
Sapere che qualcuno pensa che «così rischiamo di perdere il nostro appuntamento con la storia», oppure che «se avessimo dovuto dare la fiducia a Crocetta il modello Sicilia di cui ci vantiamo non sarebbe mai partito», è una cosa che proprio non gli va giù. Così sente i capigruppo. Chiede spiegazioni.
E mentre in Rete parte la caccia agli infiltrati, in Parlamento, tra chi ha espresso il suo dissenso, serpeggia la paura.
«Dimmi chi è il senatore che ti ha parlato», chiede Rocco Casalino — ex concorrente del Grande Fratello, ora uomo di comunicazione dei grillini lombardi — a un cronista. Lamenta la pressione e gli attacchi della stampa: «Faccio questo lavoro da anni e non ho mai visto una cosa del genere».
Tra i parlamentari, nel week end, sono girate e-mail che si interrogavano sui non allineati. Roberta Lombardi ha scritto ai deputati. Crimi ai senatori.
«Non ci credo che 20 di noi siano pronti a votare la fiducia a Bersani», è una delle frasi del capogruppo di Palazzo Madama.
Che suona come un monito: attenzione, dopo la divisione su Grasso, non possiamo permettercene altre.
Ufficialmente, ogni dissenso è negato. «Siamo un gruppo compatto », dice la ventiseienne calabrese Federica Dieni.
«Vorrei che chi pensa queste cose ne parlasse al gruppo», invita il toscano Alfonso Bonafede.
Ancor più chiaro, Roberto Fico: «Se uno vota contro la decisione dei gruppi, stavolta, è fuori. Se al Senato votano contro in 53, sono fuori in 53».
A chi le chiede se ci sarà un’assemblea prima dell’incontro di domani mattina con il Pd, Roberta Lombardi risponde secca: «Non è stato chiesto un momento di confronto. La linea è talmente pacifica…».
Eppure già ieri sera — dopo l’aula — i deputati si sono riuniti in segreto fino a tardi. Non tutto è in chiaro. Non tutto va in streaming. E c’è chi, come Tatiana Basilio, di Brescia, alcune defezioni le mette in conto: «In tutte le famiglie qualche figlio si può perdere».
Il punto è che anche coloro che fino a sabato scorso erano pronti ad alzare la mano e chiedere agli altri: «Sicuri che non sia il caso di andare a vedere le carte di Bersani? Sicuri che così non si finisca per aiutare la vecchia politica?», non hanno trovato le sponde che cercavano nel Pd.
Fanno notare che il segretario non ha fatto nessuna proposta irrinunciabile ai 5 Stelle. Che quando Grillo gli ha chiesto di abolire il finanziamento pubblico, «ha tirato fuori l’antica Grecia per dire che no, i soldi alla politica servono».
Soprattutto, vedono trattative in corso con la Lega, con il Pdl. «Se tanto si fanno un governo tra loro, che senso ha impuntarci e rischiare di farci cacciare?».
A questo punto, è davvero difficile che i mal di pancia dei singoli possano trasformarsi in battaglia politica all’interno dei gruppi.
Nè rischia di ripetersi un caso Grasso, perchè il voto sulla fiducia è palese, l’espulsione sarebbe immediata.
Tra le voci di Transatlantico, c’è anche quella di un prossimo arrivo di Grillo, che il giorno della salita al Colle non ha incontrato i parlamentari come qualcuno si aspettava.
«Non ne so nulla — dice un deputato — ma personalmente avrei la necessità di vederlo, o almeno sentirlo in assemblea, tanto per sapere che cosa ha in mente. Non che sia influente, ma almeno ne prendiamo coscienza».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Marzo 26th, 2013 Riccardo Fucile
LA RENZIANA BONAFE’ ATTACCA GRILLO: “NON HA PUBBLICATO I NOMI DEI FINANZIATORI DELLO TSUNAMI TOUR”
“Beppe Grillo ha fatto della trasparenza una battaglia condivisibile, ma di fatto sul suo sito non ha ancora messo gli importi e i nomi dei finanziatori dello ‘tsunami tour’“.
Lo afferma Simona Bonafè, neodeputata del Pd vicina a Renzi, durante la trasmissione “In onda”, su La7.
“Non si sa chi ha finanziato la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle” — continua — “non si sa come sono stati spesi i soldi dello ‘tsunami tour’. La trasparenza deve essere quella della pubblicazione di tutte le spese, voce per voce, fattura per fattura”.
E aggiunge: “Noi del Pd, ad esempio, abbiamo pubblicato anche i nomi dei finanziatori di quella famosa cena di Matteo Renzi con la finanza milanese, che destò tanto scandalo. Ovviamente abbiamo pubblicato solo i nomi di quelli che hanno accettato di essere visibili“.
Peccato che, come scritto dal Fatto Quotidiano, la lista dei donors del sindaco di Firenze sia ancora riservata.
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Marzo 25th, 2013 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI PARLAMENTARI PORRA’ IL TEMA DOMANI IN ASSEMBLEA
Succederà già martedì, quando saranno di nuovo tutti a Roma.
Alla Camera e al Senato, i parlamentari del Movimento 5 stelle si riuniranno per parlare dei prossimi passi.
Tra questi, le “consultazioni” con il premier incaricato Pier Luigi Bersani. È a quel punto, che se le cose non dovessero andare in un altro senso — e cioè verso un accordo Pd-Pdl — alcuni di loro si alzeranno in piedi e diranno: «Parliamone».
Non è così granitica, la pattuglia grillina in Parlamento.
Non è così convinta che la linea del «no a tutto» porti a qualcosa di buono.
«Se è solo per dire no — si sfoga un senatore — non vale neanche la pena venir qui. Basta registrare un messaggio in segreteria».
Li agita stare con le mani in mano. Li muove la paura che sia tutto inutile, che si sia arrivati fin qui e “pouf”, tutto rischi di svanire senza aver portato a casa nulla di buono.
Non sono molti, ma il loro ragionamento comincia a fare breccia. Così come su Internet cominciano a girare gli articoli di chi chiede di fare un passo avanti, verso un governo e verso il Pd.
Gli attivisti li linkano. Scrivono: «Quel che è giusto è giusto».
Inondano il blog di frasi come quella di Michele S: «Sarei favorevole all’idea di Bersani tenuto per le p… piuttosto che altri 5 anni di nulla».
«Ho votato Grasso», confida il senatore “dissidente”. «Non sono siciliano nè campano, non è questo il punto. Penso che dobbiamo fare lo sforzo di aprirci. Non si può andare al Colle con i punti del programma. Le regole della Costituzione non sono quelle del Movimento: dovevamo portare un nome. Lo stesso con Bersani. Dovremmo dirgli: “Il governo lo fai con questi qui”».
Il ragionamento è semplice: «Andiamo in giro a vantarci dei risultati in Sicilia, ma se per fare partire la giunta Crocetta fosse servito un voto di fiducia, non avremmo combinato nulla».
Uscire dall’aula, trovare il modo di far partire un governo con cui trattare alcuni punti, è su questo che il gruppo sarà chiamato a riflettere.
Voterete? «Votiamo anche per sederci, spero proprio che si voglia discuterne. Non ha senso tornare a elezioni, buttare 400 milioni di euro senza dare nessuna risposta». Quanti siete? «Al Senato credo di più, rispetto alla Camera c’è una differenza su base anagrafica».
Tradotto: ci sono persone più mature e meno spaventate dalla rigidità della linea Grillo-Casaleggio.
E però, anche tra i deputati qualcosa si muove.
Racconta uno di loro: «Spero proprio si possa riuscire a parlarne. È vero che un’eventuale fiducia potrebbe essere interpretata come una violazione del patto con gli elettori, ma un accordo su punti programmatici chiari forse no. L’urgenza ora è fare gli interessi degli italiani. Il Movimento deve compiere scelte mature, e in fretta. Potremmo mettere il Pd in un angolo, con un’intesa su più punti, con un calendario preciso. Se non li rispettano, li facciamo cadere. Ma non avremmo perso il nostro appuntamento con la storia».
Pare di leggere il blog. Tra i commenti di ieri, c’è Marco Pizzale: «Berlusconi vuole andare alle elezioni, sarebbe il caso di non imitarlo, conviene più che altro un governo stile Crocetta».
O Enea Lirici: «L’unico modo per tenere il Movimento unito e coerente con i valori che abbiamo difeso fino a oggi è il sostegno esterno momentaneo e condizionato al governo pd. Ogni altra scelta è uno sbilanciamento a favore di Berlusconi».
Sabrina di Pisa: «Questo movimento ha la forza per poter innescare un cambiamento, basterebbe un po’ di coraggio».
E Vincenzo Adamo: «La manifestazione no Tav è riuscita, ma è più che riuscita anche quella a piazza del Popolo. Mi chiedo se è conveniente permettere che con l’inciucio Pd-Pdl Berlusconi torni in auge».
I portatori di dubbi sono tanti. Aumentano ogni giorno.
Grillo potrebbe decidere di ascoltarli, o fare come ha fatto a Roma dopo le consultazioni al Quirinale: sgommare via con gli occhiali scuri, tifando per le macerie.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Marzo 24th, 2013 Riccardo Fucile
CASALEGGIO COME IL CARDINALE RICHELIEU: “STA DIETRO LE QUINTE, MA MANOVRA”
«Grillo sta esagerando». Anche Franco Battiato non condivide l’atteggiamento del leader del
Movimento 5 Stelle.
La dichiarazione del cantautore siciliano arriva da Parigi per una tappa del tour europeo di «apriti sesamo» il suo ventottesimo album uscito lo scorso 23 ottobre per Universal.
«In questo momento l’Italia è veramente un paese dilaniato» afferma Battiato che è anche assessore al Turismo e allo Spettacolo della giunta Crocetta in Sicilia.
MODELLO SICILIA –
«In Sicilia – prosegue – ero sicuro che la coabitazione con il Movimento 5 stelle avrebbe funzionato e infatti sta andando benissimo. Per quanto riguarda la formazione del governo invece non lo so, non credo che si riandrà alle urne, o almeno me lo auguro».
E aggiunge: «È chiaro che Grillo sta un po’ esagerando. A volte sembra che stia per cedere un minimo ma poi le frasi sono sempre quelle».
«È certo – osserva – che la destra italiana è una cosa che non appartiene agli esseri umani».
CASALEGGIO-RICHELIEU
Quindi un riferimento a Gianroberto Casaleggio paragonato al cardinale Richelieu «perchè sta dietro le quinte, ed è uno che manovra».
«Sono entrato in politica per la mia terra – conclude – Non sono un politico e non mi credo nemmeno assessore, sono uno che mette la sua credibilità al servizio della propria terra».
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 22nd, 2013 Riccardo Fucile
SUL WEB IL POPOLO DEI GRILLINI TORNA A DIVIDERSI SULLA STRATEGIA
«Attenzione a non riconsegnare il Paese di nuovo al Cavaliere, evitiamo di cadere dalla padella alla brace».
L’allarme è lanciato e il popolo dei grillini torna nuovamente a dividersi sul blog del Fondatore.
A dare fuoco alle polveri è il pollice verso di Beppe Grillo al governo Bersani.
In poche ore si contano cinquemila post, una buone dose di polemiche e parecchi “vaffa”.
Rispetto alle ore tempestose della rivolta interna per Piero Grasso, però, l’ala dura del M5S resiste: «Le merde stanno per andare a casa — sintetizza senza garbo Salvo — Forza ragazzi, non li appoggeremo mai!».
Ma in centinaia osano comunque contestare il Capo.
Come sempre, il blog più cliccato d’Italia assomiglia a un ring.
Tanti escono allo scoperto per implorare un’intesa con i democratici. E qualche crepa pare aprirsi nel muro grillino: «Sono molto deluso — scrive Vincenzo — mi sembra si stare in una dittatura. La cosa più democratica sarebbe fare un bel referendum online, solo per gli iscritti al movimento, per capire esattamente cosa vogliono».
La trincea anti berlusconiana è argomento comunque sentito nel movimento.
E a sostenere la fronda interna ci pensano anche alcuni simpatizzanti del Pd, subito individuati e ancora più in fretta insultati.
Uno di loro scrive: «Sono un elettore di Bersani. Avete la possibilità di governare, perchè non sfruttare questa occasione unica? Il discorso del “tutti a casa” non ha senso!!!».
Ma nella piazza del grillismo stavolta il vento sembra soffiare a favore della creatura di Casaleggio.
«Avete mandato ai mittenti le foglie di fico — ricorda Gabriele — ora vedremo se vogliono sputtanarsi sostenendo che il movimento non si assume responsabilità ». Tabula rasa invoca anche il perugino Leonardo: «I partiti si stanno autodistruggendo. Bisogna andare avanti così senza cedere a lusinghe e/o inciuci e/o premi di consolazione».
L’arena più amata dal movimento lascia poco spazio a manovre diplomatiche. «Gargamella vuole gestire il “cambiamento”! È vero non sono tutti uguali — attacca Pierpaolo — per me è peggio di tutti». Avanti «come caterpillar», sembra quasi gridare Paolo.
La ferita provocata dal primo voto del Senato ha segnato il movimento.
Molti utenti mettono nero su bianco il consenso al Fondatore anche solo con un generico «forza Beppe» o «avanti così».
L’obiettivo è fare massa critica e diluire i distinguo.
L’approccio è più ruvido del solito: «Ai piddini un messaggio — scrive Ottaviano — la vostra missione di infiltrarvi nel blog è miseramente fallita. Ma non andatevene , ci piace insultarvi».
La vittima preferita è sempre più spesso il Pd: «Potete dare la fiducia al Movimento e metterlo alla prova, visto che dite sempre che non saprebbe governare. Siete solo chiacchiere e distintivo!».
Tommy si spinge anche oltre, minaccioso: «Troll (nel gergo del web un “provocatore”, ndr) falliti, lasciate in pace il nostro blog e sperate che alle prossime elezioni riusciamo a cacciarvi via democraticamente, perchè vi cacceremo via in tutti i casi».
La riflessione amara di tal Gregory fotografa comunque il vicolo cieco di un intero Parlamento: «Come no — provoca in romanesco — un governo targato Cinque stelle… Certo, il primo partito d’Itaglia… A Beppe Gri’, te ne potevi rimane’ a casa, a ‘sto punto che ce sei venuto a fa’, rappresenterete sì e no il 18% degli itagliani e non avete i nomi all’altezza per un governo? O ce mandi la massaia con tre figli e la mettiamo all’Economia?».
Tommaso Ciriaco
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