Marzo 9th, 2013 Riccardo Fucile
IL PD CHIEDE A GRILLO DI CHIARIRE SULLE SOCIETA’ NEL PARADISO FISCALE
Diventa un caso politico lo scontro tra Beppe Grillo e “l’Espresso” che ha rivelato gli
affari nei paradisi fiscali caraibici dell’autista-factotum del leader di M5S.
La vicenda infiamma la rete, con i grillini che gridano alla «macchina del fango», e gli antigrillini che chiedono «chiarezza al M5S».
«In Costa Rica la sa, “sociedad anonima”, equivale alla nostra Spa», puntualizza nel suo blog Grillo.
E Walter Vezzoli, il suo autista e factotum, precisa – in una dichiarazione al Fatto ripresa dal blog del leader M5S – che il resort nei Caraibi era «solo un sogno».
«In realtà – ha spiegato – si trattava di una trentina di abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico e per questo il progetto si chiamò “Ecofeudo”».
«Ma non ho mai trovato gli investimenti – ha aggiunto Vezzoli – e così Ecofeudo rimane un sogno nel cassetto, quello che potrebbe cambiare il mondo, ma non si è realizzato ».
A proposito della società “Armonia Parvin” dedicata alla moglie di Grillo, il factotum del leader 5Stelle dà la sua versione: «Era un negozio di prodotti biologici di 20 metri quadri, poi chiuso perchè non produceva guadagni. Parvin è il nome della moglie di Grillo, ma la titolare del negozio era appunto la sorella di Parvin. Poteva semplicemente piacerle il nome».
Ma perchè in Costa Rica? «Vivevo là dove ci è cresciuto mio figlio. Io ero il proprietario di una discoteca: dove avrei dovuto registrare le società ?».
E Beppe Grillo? «Non è mai stato in Costa Rica», assicura.
Immediata la controreplica de “l’Espresso”.
«Contrariamente a quello che sostiene il blog di Grillo – sostiene il settimanale – non abbiamo mai parlato di “società anonime” aperte da Walter Vezzoli in Costa Rica. Noi abbiamo scritto che là l’autista di Grillo risulta amministratore di 13 società tuttora attive».
«In Costa Rica – afferma ancora “l’Espresso” – per le “sociedad anonima”, così come per tutte le altre società , non c’è trasparenza su azionisti e bilanci. Proprio come succede, per esempio, in Svizzera».
«Fino al 2009 – prosegue la nota del settimanale – quando vennero create le 13 società di Vezzoli, il Costa Rica era anche inserito nella lista nera dell’Ocse e dell’agenzia delle entrate come paradiso fiscale. Quanto al progetto Ecofeudo, la società omonima creata da Vezzoli, dalla cognata di Grillo e da Simone Pennino risulta ancora attiva, così come il documentatissimo sito web che propaganda il progetto per la costruzione di un resort».
Sul fronte politico, la vicenda ha acceso una polemica anche tra Pdl e Idv, che difendono Grillo, e Pd che lo attacca.
«Grillo come Berlusconi – dichiara Antonio Leone, deputato Pdl – . Come uno assurge alla notorietà , viene attaccato».
Sulla stessa linea Antonio Di Pietro, leader dell’Idv: «Il calvario che ho vissuto io ora sta succedendo a Grillo».
«Quella di Grillo – attacca il pd Francesco Boccia – è una difesa penosa, tipica di un professionista dell’elusione. Aspettiamo sempre la sua vita fiscale online. Il quadro dipinto dall’Espresso, se fosse vero, sarebbe di una gravità inaudita».
Alberto Custodero
(da “La Repubblica“)
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Marzo 9th, 2013 Riccardo Fucile
LO PSICHIATRA PIETROPOLLI: PER LORO ANCHE IL VIRTUALE E’ REALE
Grillo si mostra ai giornalisti indossando uno scafandro da sciatore: un extraterrestre.
Parlo con Gustavo Pietropolli Charmet che da quarant’anni ascolta quegli extraterrestri che sono i giovani, oggi grandi elettori del Movimento 5 Stelle.
Psicoterapeuta, ha diretto servizi psichiatrici, insegnato all’università .
I suoi ultimi libri s’intitolano: Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi e Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli, editi da Laterza.
Il futuro dell’Italia appare incerto; c’è un evidente conflitto tra le generazioni reso manifesto dall’esito delle votazioni.
Professore, Grillo e i suoi elettori hanno mostrato la vera spaccatura che attraversa il paese?
«Vorrei premettere che le mie sono delle considerazioni di uno scienziato sociale, e non è detto che si applichino pari pari ai risultati elettorali. Ma è evidente che è urgente un ricambio generazionale. La gerontocrazia al potere non si è resa conto che le ultime generazioni sono cresciute in un contesto che non guarda più al Padre come una presenza persecutoria, da abbattere e contestare. Non lo vedono più come minaccioso e castrante. Questa era la vecchia autorità . Perciò quando compare un potere che invita al sacrificio, alla rinuncia, Monti con il suo messaggio masochistico, Bersani con il sol dell’avvenir, i giovani non sono molto propensi a dare loro la delega».
Lei ha descritto questa generazione come dei narcisisti?
«Sì, ma non è necessariamente un elemento negativo. Nessuno ha detto loro, come accadeva alle generazioni precedenti, che dovevano versare il loro sangue per la Patria, che dovevano aver fede nelle ideologie, e i ragazzi ci hanno creduto. Oggi in cima ai valori personali e di gruppo sta la realizzazione di se stessi. Hanno in mente un potere accuditivo, attento alla realizzazione della loro felicità . Per questo rispondono non con la rivolta, bensì con il disprezzo e il disinteresse. Reagiscono con il sarcasmo e la presa in giro».
La sera del risultato elettorale gli aderenti del Movimento 5 Stelle si sono trovati in una pizzeria a Roma per festeggiare la vittoria.
«Certo, ma la richiesta di piena realizzazione di sè non esclude grandi ideali. Molti dei valori ecologisti si ritrovano nel M5S, che interpreta in modo nuovo l’etica della responsabilità . Lavorano in piccoli gruppi, legati a realtà locali, a zone di scambio e di discussione nel web; gli anziani utilizzano ancora un modello generalista: finiscono per irridere le nuove generazioni che si affacciano alla politica nazionale».
Ma questo non è il narcisismo che trionfa?
«C’è la realizzazione del proprio sè, ma anche il gruppo, la fratellanza; si chiamano i fratelli a gestire insieme il potere. Se si è vecchi non si riesce a comprendere che bisogna guardare all’agorà , allo spazio collettivo, e contemporaneamente alla realizzazione del sè».
Questo è il risultato del cambiamento prodotto da Internet, dal web?
«Certo. Per quelli che hanno 20 e 30 anni lo scambio cognitivo e affettivo, che avviene nel virtuale, è vero e reale. Nel web si può avere una relazione autentica; può nascere l’amicizia e l’amore. Per chi ha sessant’anni sembra invece una moda, qualcosa di passeggero; non capisce che i corpi lontani gli uni dagli altri riescono ad avere un rapporto come accadeva nello spazio fisico comune. Le relazioni di gruppo, di solidarietà , di lotta, di condivisione, sono nate così, e si sono proiettate dal web al campo elettorale».
Insomma, lei vede dei grandi rischi in tutto questo, ma è sostanzialmente ottimista sulle nuove generazioni?
«Le nuove generazioni sono post-consumiste, più sobrie. Si sono emancipate dalla televisione, che è stata una delle fonti del consumismo. I giovani si fanno la loro televisione, la loro musica, le loro immagini, non aspettano che la rete pubblicitaria le produca per loro. Hanno generato forme affettive e simboliche che prescindono dal passato».
Chi ha il potere cosa dovrebbe fare?
«Ascoltare e capire che c’è un nuovo modo di vivere, di amare, di considerare se stessi e l’altro, di guardare ai bisogni collettivi. Se non lo fanno accentueranno l’impressione dei giovani che il potere attuale è morto. Che non serve dialogare con lui. Ci vuole al più presto un ricambio generazionale, una cooptazione nell’area delle decisioni. Prima che sia tardi»
Marco Belpoliti.
(da “La Stampa“)
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
LE SOCIETA’ IN COSTARICA DELLA COGNATA E DEL FACTOTUM DI GRILLO
Sono 13, sono società off shore con sede in Costa Rica, in pratica una holding per compiere investimenti, operazioni immobiliari, costruzioni, compreso il progetto per un resort di lusso.
Il tutto in un Paese inserito nella “black list”, la lista nera, dei paradisi fiscali.
Tra gli amministratori, c’è uno stretto collaboratore di Beppe Grillo e sua cognata, la sorella della moglie.
Lo rivela “l’Espresso” nel numero in edicola oggi. Al centro di questo “movimento”, secondo l’inchiesta e i suoi documenti, c’è Walter Vezzoli, 43 anni, da almeno dieci autista e factotum di Beppe Grillo, uno che lo segue come un’ombra, di cui il leader di M5S si fida totalmente.
Lo ha detto a Rimini, in una tappa elettorale del suo tsunami tour, quando lo ha presentato così: «Ecco vedete qui c’è Walter che viene da Costa Rica», lo ha ripetuto nella chiusura di campagna elettorale a Roma, in piazza San Giovanni: «Walter sta con me, guida, fa logistica, mi protegge, ha tutto sotto controllo. È un ragazzo formidabile».
Walter Vezzoli è anche qualcosa di più e di diverso dal fidato factotum di Grillo, almeno in Costa Rica.
Perchè, secondo i documenti, pubblici e ufficiali, che l’Espresso ha esaminato, Walter Vezzoli è l’amministratore di queste 13 società quasi tutte con sede a Santa Cruz, la provincia più turistica del Costa Rica.
Accanto a Vezzoli, in molte occasioni, appare il nome di Nadereh Tadijk, cognata del leader di M5S, mentre una società la “Armonia Parvin sa” ha lo stesso nome della moglie di Grillo.
Quattro società risultano immatricolate con la formula “sociedad anonima”, formula che consente di mantenere l’anonimato sugli azionisti.
Come a dire che non si può sapere chi ha fornito i finanziamenti.
E’ sicuro e documentato, invece, che tra gli amministratori, compare più volte, il nome di Nadereh Tadijk, con incarichi diversi, a seconda delle società : a volte risulta presidente, altre tesoriere.
E nella “Armonia Parvin” accanto a Nadereh e a Vezzoli, spunta un altro amministratore.
E’ un italiano, si chiama Enrico Cungi, toscano, 60 anni. Coinvolto nel 1996 in un’inchiesta per narcotraffico, è stato arrestato, prosciolto, e ha scelto di vivere in Costa Rica. Le società hanno tutte capitali minimi: una media di 10.000 dollari ciascuna, quindi resta da capire bene, al di là dei “cattivi pensieri” a che cosa serva questa holding. E’ certo che una delle 13 società rette dal binomio Vezzoli-Tadijk ha un progetto ben chiaro che vorrebbe realizzare: si chiama “Ecofeudo”, è un resort extra lusso, dovrebbe essere costruito sulle colline intorno alla baia di Papayago. All’insegna di un lusso ecologico e new age perfetto per chi, come Gianroberto Casaleggio, nel 2008 immaginava l’eventuale post guerra atomica (data di inizio il 2020, durata 20 anni) con la salvezza affidata a rifugi antiatomici, filtri per proteggersi da contaminazioni chimiche, biologiche e batteriologiche.
Per ora si sa che il resort vuole offrire ville fino a 750 metri quadri su un’area di 5000 metri.
Così segnala il sito “ecofeudo.com”, e l’idea è firmata da Walter Vezzoli e dalla Penny production, sigla che riporta a un altro esponente storico di M5S, Simone Pennino, che in Costa Rica è segretario della “Ecofeudo”.
Intanto Walter Vezzoli, sul suo profilo Facebook respinge alle brusche inchiesta e insinuazioni.
Scrive: «Siete marci, giornalisti marci, lavori socialmente utili per tutta questa gentaglia ».
Conclusione: «Fottetevi tutti e sciacquatevi la bocca prima di parlare».
Gli sono arrivati 295 “mi piace”, oltre ai messaggi di solidarietà .
Ma c’è chi, la neo senatrice M5S Alessandra Bencini, dichiara a Radio 2: «Se fosse vero Grillo ha fatto male a fondare il Movimento 5 Stelle, noi siamo contro i paradisi fiscali, per cui si dà la zappa sui piedi».
Se fosse vero, insistono, Grillo dovrebbe lasciare il M5S?
La senatrice: «Lasciare non lo lascia perchè è suo e comunque non è candidato ».
E non lascia nemmeno lei, perchè vuole portare avanti, tra le altre a anche «l’istanza sulla fiscalità ».
Italiana, naturalmente.
Wanda Valli
(da “la Repubblica”)
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
LA MORALE GRILLINA: CHI FA GIORNALISMO E’ UN PREZZOLATO, 160 SUOI PARLAMENTARI DEVONO STARE ZITTI PER EVITARE CHE DICANO SCIOCCHEZZE… “SE FALLIAMO CI SARA’ LA VIOLENZA NELLE STRADE”: NOI PENSIAMO L’OPPOSTO, CI SARA’ SE DOVESSE VINCERE
Attenti ai lupi.
Questo il titolo di un post di Beppe Grillo, oggi sul suo blog.
Un attacco durissimo contro la stampa accusata di aver danneggiato il MoVimento.
“I conduttori televisivi sono pagati dai partiti per sputtanare il M5S”. E poi: “Le televisioni sono in mano ai partiti, questa è un’anomalia da rimuovere al più presto, le sette sorellastre televisive non fanno informazione, ma propaganda”.
Da qui un lunghissimo atto d’accusa: “L’accanimento delle televisioni nei confronti del m5s ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti, come si è visto nel folle assalto all’albergo Universo a Roma dove si sono incontrati lunedì scorso i neo parlamentari del M5S”.
Quindi illustra la sua ricetta per il mondo dell’informazione televisiva: “E’ indispensabile creare una sola televisione pubblica, senza alcun legame con i partiti e con la politica e senza pubblicità . Le due rimanenti possono essere vendute al mercato”.
E la strategia di comunicazione per il movimento: “Lunedi sono stati eletti dai gruppi Parlamentari del m5s per i prossimi tre mesi due capigruppo/portavoce, Roberta Lombardi per la Camera, e Vito Crimi per il Senato. Loro sono stati titolati a parlare dopo aver discusso e condiviso i contenuti con i componenti del gruppo”.
Infine, in un’intervista a Time, una previsione: “Se falliamo, ci sarà la violenza nelle strade”.
Il commento del ns. direttore
Siamo tra coloro che ritengono che quando si dirige un grosso partito o movimento, soprattutto in una fase economica delicatissima come quella che attraversa il nostro Paese, occorra avere in primis il senso di responsabilità e un organigramma di vertice adeguato.
Se poi ci si propone a governare il Paese, magari sarebbe anche opportuno avere soluzioni percorribili e non solo slogan da mercato del pesce nelle ore di punta.
A fronte di una classe dirigente che ha massacrato il Paese, favorendo corruttori, evasori e mafiosi, periodicamente emerge qualcuno che catalizza le proteste degli indignati, sia esso comico innato o dichiarato.
Oggi Grillo se la prende con i giornalisti che certo santi non sono, ma in questo caso rei solo di riportare le dichiarazioni talvolta bislacche di qualche parlamentare cinquestelle.
Ma, caro Beppe, il problema è rappresentato dalla stampa che le riporta o di chi spara cazzate stratosferiche?
E chi ha scelto costoro, chi li mandati a Montecitorio con delle votazioni interne farsa?
Basta un curriculum autocertificato o una fedina penale pulita per rappresentare il popolo italiano?
Nessuno nega a Grillo il buon diritto di portare in parlamento o negli enti locali chi gli pare, ma non pensi di sottrarsi al giudizio dell’opinione pubblica, perchè è questa la democrazia.
Non si è mai visto un leader che mette la museruola a 160 suoi parlamentari dicendo che sono titolati a parlare solo i capigruppo.
Ed è pure autolesionistico, perchè è come affermare che gli altri sono dei coglioni, il che certamente non è.
E anche se emergessero pareri diversi, non è questa la democrazia diretta da Grillo e Casaleggio tanto invocata?
Come contestare la libertà di voto e di coscienza degli eletti, invocando un clima da caserma dove chi sgarra viene politicamente fucilato, non è certo un bell’esempio di democrazia.
Se ti scegli persone inaffidabili il problema è tuo, non della Costituzione.
Quanto al sostenere che “se falliamo, ci sarà violenza nelle strade” ricorda tanto chi voleva garantire la sicurezza con le ronde padagne invece che con scelte legislative vincenti.
Noi pensiamo l’opposto: che se mai Grillo dovesse governare l’Italia, un rischio disordini sociali ci sarà , perchè con tutte le promesse strampalate che ha fatto e che non potrà mantenere aumentaranno i disperati che non avranno più nulla da perdere.
Non si possono promettere tagli alle tasse, redditi di cittadinanza, aiuti alle imprese, senza adeguate coperture economiche.
E se i giornalisti, programma grillino alla mano, dimostrano che il costo delle proposte sarebbe di 90 miliardi e le entrate previste appena di 2 (vedi Ballarò), fanno solo il loro mestiere.
E’ il politico che dovrebbe saper fare il proprio.
L’unica cosa certa è che l’ultima cosa necessaria al nostro Paese è il folklore.
Infatti, a differenza di altri, non abbiamo mai girato da ragazzi con il medaglione di Mussolini al collo nè mai pensato che abbia ragione chi urla più forte.
Anche se a chi strepita riteniamo talvolta sia necessario far fischiare le orecchie.
Non è sceso nessun Messia sulla terra, fatevene una ragione.
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Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DE “L’ESPRESSO”: SOCIETA’ CREATE IN UN PARADISO FISCALE PER GESTIRE AFFARI IMMOBILIARI, INVESTIMENTI E UN RESORT… PROMOTORI: L’ANGELO CUSTODE DI GRILLO E LA SORELLA DELLA MOGLIE
Tredici società aperte in Costa Rica, per compiere operazioni immobiliari, investimenti, costruzioni, incluso il progetto per un resort di lusso.
Nel numero in edicola da venerdì 8 marzo “L’Espresso” ricostruisce l’attività parallela dell’autista di Beppe Grillo, Walter Vezzoli, 43 anni, che da oltre dieci segue come un’ombra il fondatore del Movimento Cinque Stelle.
In piazza San Giovanni, il comico genovese lo ha presentato così alla folla: «Sta con me, fa la logistica, mi protegge, ha tutto sotto controllo. E’ un ragazzo formidabile».
Quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della “sociedad anonima”, uno schermo giuridico che consente di proteggere l’identità degli azionisti.
Non è dato sapere, quindi, chi abbia finanziato queste iniziative.
Dalle carte che “l’Espresso” ha potuto consultare emerge però che tra gli amministratori compare, insieme a Vezzoli, Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane.
Nella Armonia Parvin sa – stesso nome della signora Grillo – la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi.
Cungi nel 1996 venne coinvolto in un’indagine per narcotraffico. Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico.
A che cosa serve questa costellazione di società , dotate per altro di capitali sociali minimi, non più di 10 mila dollari ciascuna?
Difficile dare una risposta precisa, visto che l’oggetto sociale indicato nelle carte appare ampio. Ad aumentare la difficoltà c’è poi il fatto che il livello di trasparenza delle informazioni societarie in Costa Rica è tra i più bassi al mondo.
Non per niente il Paese del Centroamerica è inserito nella black list dei paradisi fiscali dal Tesoro italiano.
Almeno una delle società targate Vezzoli-Tadijk ha però in cantiere un progetto ben preciso. Ecofeudo, infatti, è il nome di un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo.
A giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare.
La zona è considerata una delle più promettenti per chi vuole investire nel turismo.
Nel resort le ville saranno di alto livello: «potranno avere una superficie fino a 750 metri quadri coperti su un’area propria di 5000 metri quadri».
Vittorio Malagutti, Andrea Palladino e Nello Trocchia
L’inchiesta completa è sull’Espresso in edicola da venerdì 8 marzo.
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Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile
L’AUTORE DEL BEST-SELLER “L’INGENUITA’ DELLA RETE” ANALIZZA L’ASCESA DEI GRILLINI: “INTERNET? UN TRUCCO PER LEGITTIMARE UN MOVIMENTO DI DILETTANTI”
Con il suo The Net Delusion (L’ingenuità della Rete, Codice Edizioni) due anni fa Evgeny Morozov scuoteva l’establishment intellettual-tecnofilo americano e internazionale con tesi provocatorie e appassionate contro la retorica che ci voleva all’alba di una nuova democrazia globale scaturita grazie alla Rete.
Una sorta di batteria di fuoco di controinformazione sparata sulla tesi di una Rete salvifica, potenziale sostituto delle pratiche politiche, associative, comunitarie “tradizionali” e piramidali in favore di una distribuzione egualitaria dei mezzi di partecipazione grazie agli strumenti offerti da Internet.
Tesi smontata pezzo a pezzo, con un’approfondita analisi degli interessi economici e di potere che giocano (soprattutto in Europa dell’Est, da cui proviene il bielorusso Morozov, ma non solo) dietro questa retorica, ma che cela anche una grande passione: la Rete è uno strumento eccezionale, ma bisogna scoprirla e saperla usare per non esserne strumentalizzati.
Lo stesso filone che il giovane (nato nel 1984) politologo, blogger e ricercatore all’Università di Stanford, svilupperà nel suo prossimo libro (“To save everything, click here”).
Il suo è dunque un punto di vista radicale sulla “retorica digitale” che – sostiene – è stato il principale ingrediente dello straordinario successo del Movimento 5 Stelle: “Rischiate che il vuoto politico si riempia di totalitarismo o managerialismo”.
Ma che non è un fenomeno isolato, mentre negli Usa sta prendendo piede la politica-marketing: messaggi su misura per gli elettori, a scapito del messaggio calibrato sull’interesse collettivo.
Esistono precedenti nel mondo di un movimento nato e cresciuto sul web che raggiunga un successo elettorale di questo livello?
“Ci sono molti esempi di cittadini consultati su come governare o coinvolti in processi decisionali minori ma non mi risultano esempi simili in caso di elezioni politiche. Credo che i partiti Pirata in Svezia e Germania abbiano sperimentato metodi simili, anche se non su questa scala”.
Perchè è successo in Italia, perchè ora?
“Sarei cauto nell’attribuire un ruolo eccessivo alla cultura di Internet in tutto questo. Se parliamo di partiti nuovi nati dal nulla e che in tre anni diventano così popolari – allora sì, ce ne sono altri, e alcuni di questi esempi sono piuttosto orribili. Ora, non per aderire a strani determinismi – non sto dicendo che Internet non ha contato nulla – ma la risposta al perchè in Italia, perchè adesso ha a che fare con i problemi strutturali della politica e dell’economia italiane più che con le trasformazioni rivoluzionarie suscitate da Internet. Ovviamente, Grillo e i suoi luogotenenti non vogliono essere visti come un partito marginale con programmi ambigui: i paragoni storici, purtroppo, non giocano in loro favore e incuterebbero paura. Così preferiscono giocare la carta di Internet e pretendere di essere solo la naturale e inevitabile conseguenza dell'”era di Internet”. Ma io penso che tutto questo parlare di ‘era’ – lo Zeitgeist e lo spirito di Internet – sia in gran parte privo di senso”.
Il motto di funzionamento del movimento è “uno vale uno”: niente leader, consultazione diretta su ogni questione, nessuna identificazione destra/sinistra, capacità professionali opposte a professionismo della politica. E’ un modello che può funzionare – considerando anche lo stato di deterioramento della credibilità della politica italiana?
“Non vivo in Italia e quel che so della vostra politica mi viene dalla lettura di giornali americani, britannici e a volte tedeschi e da qualche amico italiano. Ma anche con queste mie limitate conoscenze, l’ultima volta che me ne sono occupato il M5S aveva un leader – anche piuttosto buffo – e anche un ufficio in una zona piuttosto costosa di Milano. Non è questa una sorta di gerarchia? Ci sono due modi di pensare al M5S: uno è che il loro tentativo di sfuggire alla politica – con i suoi leader e le sue gerarchie – non possa funzionare perchè il motivo per cui abbiamo bisogno di leader e gerarchie non sempre ha a che fare con i costi della comunicazione. Qual è il contributo di Internet? Che riduce i costi della comunicazione. Ma i leader e le gerarchie servono a creare carisma e dare un’idea di coesione e credibilità in fase di negoziazione con gli altri partiti. Questo Internet non può cambiarlo: carisma e disciplina non si fanno con i byte. Qualcuno deve pur rispondere ai commenti al blog, non è che se ne vadano da soli.
“Il secondo punto di vista è che questo deliberato tentativo di sfuggire alle caratteristiche della politica – ideologia, negoziazione, prevaricazione occasionale e ipocrisia – può solo peggiorare le cose. Di fronte a una qualsiasi fluttuazione del sistema politico attuale (e il cielo sa quante ce ne possano essere in Italia), l’imperfezione è meglio di un’alternativa che in questo caso potrebbe essere l’eliminazione di ogni spazio di manovra e la sostituzione della politica con una qualche forma di managerialismo o di totalitarismo populista. L’eccellente libro del 1962 di Bernard Crick “In Defence of Politics” (“In difesa della politica”, ed. Il Mulino, 1969, ndr) dovrebbe essere distribuito ampiamente in Italia: è il miglior argomento del perchè i sogni populisti e tecnocratici di abbandono della politica siano sbagliati”.
Molti osservatori in Italia hanno messo in luce il problema dello stretto controllo esercitato da Grillo e da Gianroberto Casaleggio e la mancanza di trasparenza nelle scelte del Movimento, specialmente nel processo di selezione dei candidati e di votazione. Solo gli aderenti di lunga data possono accedere alle piattaforme di voto, mentre il blog di Grillo è lo spazio pubblico in cui il dibattito si svolge in maniera aperta. Qual è la sua opinione su questo modello?
“Non mi sorprende. Ci sono tutta una serie di miti su come funzionano le piattaforme online. Progetti come Wikipedia, Google e Facebook ci hanno insegnato – e anche condizionato – a pensare che funzionano in modo oggettivo, neutrale e del tutto evidente. Ovviamente non è vero: nel caso di un progetto come Wikipedia, sono molte poche le persone – tra loro c’è il suo fondatore Jimmy Wales – che capiscono come funziona davvero. Nessuno conosce tutte le regole che innescano il meccanismo Wikipedia: ce ne sono troppe. Lo stesso per Google: non sappiamo come funzionano i suoi algoritmi e loro hanno resistito a ogni sforzo di renderli esaminabili. Ed ecco cosa accade: abbiamo una serie di caratteristiche di progetti che pensiamo rappresentino “la Rete” e poi trasferiamo queste caratteristiche dentro la Rete stessa in modo che qualsiasi progetto scaturisca dalla Rete ci sembra avere le stesse caratteristiche. Non mi sorprende che il 5Stelle affermi di essere totalmente orizzontale, trasparente e basato sulla Rete nel momento in cui applica alcune di queste caratteristiche. E’ così che funziona la cultura di Internet: conoscono il suo linguaggio e i suoi trucchi retorici. Un altro esempio? Twitter. Tutti pensano che sia una piattaforma che permette a chiunque, dalla sua camera da letto, di essere altrettanto influente di un commentatore di grido a proposito del futuro della Rete. Ma anche questo è un mito: la maggior parte dei commentatori della Rete che si dicono ottimisti sul suo futuro compaiono nelle liste di “chi va seguito” – compilate dalla stessa azienda Twitter e che gli permettono di acquisire molti più follower di tutti noi. Per esempio, le persone con cui io ho i miei scontri intellettuali – come Clay Shirky o Jeff Jarvis – hanno molti più follower di me ma non perchè sono più divertenti (non lo sono!), ma perchè l’azienda Twitter amplifica deliberatamente il loro messaggio. Dunque cosa c’è di così democratico e orizzontale nell’ecosistema dei nuovi media?
“Secondo me molte delle piattaforme online usate per l’impegno politico funzionano più o meno come scatole nere che nessuno può aprire e scrutare. La gente ha l’illusione di partecipare al processo politico senza avere mai la piena certezza che le proprie azioni contano. Non è esattamente un buon modello per la ridefinizione della politica”.
L’Italia ha un grosso problema di infrastrutture digitali. Siamo agli ultimi posti in Europa per l’accesso alla banda larga. Questo è compatibile con l’aspirazione a una “democrazia digitale”?
“Non si può dare la colpa a un partito politico se non riesce a raggiungere tutti. Perciò va benissimo che si cerchi di utilizzare questi nuovi metodi adesso piuttosto che tra 15 anni, quando tutti saranno connessi. Il pericolo vero è che i processi amministrativi ed elettorali siano rivisti in modo da rendere impossibile la partecipazione alla politica senza tecnologie digitali. Non penso che possa accadere presto, ma è una possibilità . Ci sono tanti progetti digitali in questo spazio civico e politico e specialmente in questa prima fase esiste una specie di pericoloso discrimine di autoselezione: si organizzano importanti riunioni per decidere le regole con cui procedere e solo chi ci capisce di tecnologia (i geek) partecipano. E naturalmente se sono solo i geek a decidere le prime regole mi preoccupa l’esito di queste piattaforme e progetti”.
Come giudica i software open-source per i processi decisionali come Liquid Feedback – o i sistemi di voto elettronico come il metodo Schulze? Sono strumenti utili anche per partiti politici diciamo così, convenzionali?
“Nel mio nuovo libro (che negli Usa esce il 5 marzo) ho un lungo capitolo su Liquid Feedback. E’ un tema complesso. Come strumento per condurre focus group all’interno di un partito è uno strumento piuttosto efficace. Il rischio nasce quando piattaforme di questo tipo vengono lanciate come strumenti nuovi per far politica – tipo cittadini che delegano i loro voto ad altri cittadini su questioni di cui sanno poco. Non credo molto nella delega a questo livello. Nel libro in realtà ricordo che alcune di queste aspirazioni esistevano già negli anni Sessanta – almeno negli Usa, con la Rand Corporation – quando molti consiglieri politici tecnlogici pensavano che – attraverso il telefono e le tv via cavo – i cittadini sarebbero stati capaci di delegare i proprio voti a persone più competenti. Come ho già detto, questa visione nasce dall’idea che il problema da risolvere siano i costi della comunicazione e si cerca nelle tecnologie il salvatore. Se invece non pensassimo che il motivo per cui la politica opera nel modo in cui opera è legato ai limiti della comunicazione, allora avremmo una visione più sensata di quel che la tecnologia può darci. Ora negli Usa abbiamo un grande problema di uso massiccio di big data e micro-targetting, specialmente sulla Rete, perchè i politici e i partiti presto saranno in grado di fare promesse ritagliate su misura dell’individuo a tutti noi – facendo leva sulle nostre paure e i nostri desideri più profondi – e ovviamente li voteremo più volentieri grazie a questa strategia. Non sono sicuro che valga la pena costruire una società in cui gli elettori ricevono promesse personalizzate – che nessuno potrà mai soddisfare. Eppure questa è la direzione. Una delle attrattive del vecchio e inefficace sistema dei media – in cui un partito doveva formulare un messaggio universale mirato a tutti coloro che lo ascoltassero – era che costringeva i politici a prendere sul serio le proprie ideologie. Dovevano suonare coerenti, assicurarsi che le proprie posizioni non si sfaldassero. In un mondo in cui nessuno può controllare i messaggi personalizzati che i politici inviano ai singoli elettori non c’è bisogno di essere coerenti o di sforzarsi di formulare un’idea. E’ pericoloso”.
L’Italia si trova anche al centro della grande crisi dell’eurozona, con potenziali forti impatti internazionali. Per la prima volta c’è un “movimento digitale” non assimilabile a un partito tradizionale che ha una grande forza in Parlamento. Questo pone una sfida anche alle controparti internazionali, in termini di approccio diplomatico, relazioni, linguaggio
“Di nuovo, io non vivo in Italia. Non so esattamente cosa significhi ‘movimento digitale’. Possiamo chiamarlo ‘movimento di dilettanti’? Posso capire perchè per esempio il partito Pirata in Germania venga chiamato ‘movimento digitale’ – non si occupano di altro che non sia la libertà della Rete, la riforma del copyright ecc. Sono tutte questioni tecnologiche, da geek, che la maggior parte della gente chiamerebbe ‘digitali’. Se parliamo del M5S non è questo il caso: non so se abbiano posizioni su questioni digitali ma non è questo il motivo per cui la gente ne è attirata. La Rete, nella loro retorica, gioca solo un ruolo di grande legittimatore del loro dilettantismo e della loro attitudine profondamente anti-politica. Dicono di manifestare ciò che un partito politico dovrebbe essere nell'”era della Rete” e ciò mi insospettisce molto perchè – di nuovo – non penso che il funzionamento dei partiti si possa spiegare solo in termini di costi della comunicazione.
“Ci sono buoni motivi per cui abbiamo bisogno di gerarchie e di leader che parlino il linguaggio della politica e giochino il gioco fino in fondo: le inefficenze della politica, per usare un linguaggio da computer, non sono un bug (un difetto) ma una feature (una funzione). Per me il test è semplice: dimentichiamoci per un momento che stiamo vivendo una “rivoluzione digitale” e cerchiamo di cimentarci sugli argomenti dei movimenti come il 5 Stelle, basandoci su quel che sappiamo di filosofia e teoria politica. Queste argomentazioni, secondo me, non reggerebbero un’ora di seria discussione in un rigoroso seminario di Scienze Politiche di base. L’unico motivo per cui passano per seri è perchè sono ammantati della retorica emancipatoria del sublime digitale. Quanto ai leader internazionali, beh ci sono moltissimi partitini in crescita in Europa: in Olanda, in Gran Bretagna, forse in Grecia. Non sono stati altrettanti bravi nell’utilizzo della retorica di Internet – forse non sono guidati da blogger – ma presto capiranno come fare. Basta guardare a Nigel Farage, tra i leader dell’Uk Independence Party e tra i maggiori euroscettici britannici nel Parlamento europeo. Un uomo che ha usato bene YouTube per le sue operazioni mediatiche e ora ha un seguito pan-europeo. Gli manca qualche ingrediente retorico – “democrazia della Rete” e “consultazioni online” – poi prenderà il volo. Nelle recenti elezioni amministrative britanniche, l’Ukip ha preso rapidamente terreno, il che indica che stanno imparando questo gioco”.
In un paese a lungo dominato da un mogul della Tv, l’avvento di un movimento di cittadini informati che rifiutano ogni interazione con i media tradizionali può anche essere visto come un segno di cambiamento sano, l’indicazione di una nuova generazione pronta ad impegnarsi….
“Bè, l’Italia è un caso particolare, ne convengo. Non ho interesse particolare a difendere la Tv e certo non quella italiana – la maggior parte è orribile e renderla un attore meno rilevante nella sfera pubblica è di certo un bel cambiamento. Detto ciò, voi avete ancora buoni giornali, una buona industria editoriale (con un pubblico di lettori tra i più acuti d’Europa, l’accesso a forse il maggior numero di lavori tradotti di tutti i paesi d’Europa) e una delle migliori culture di festival d’Europa. Per cui certo, la televisione non è il meglio ma avete un sacco di altre cose di cui essere orgogliosi. E Internet può mettere a repentaglio queste altre attività e il loro patrimonio culturale e intellettuale? Temo di sì. Odio generalizzare su termini come ‘Internet’ – ci sono un sacco di risorse buone e utili online, e tante stupidaggini. Ma non voglio assumere per principio che solo perchè i giovani tendono a leggere i blog più che a guardare la tv sia necessariamente una cosa positiva. Ci sono tante altre cose buone da leggere!”.
Raffaella Menichini
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Marzo 5th, 2013 Riccardo Fucile
IL SUCCESSO IMPREVISTO E LE PRESSIONI RISCHIAMO DI DIVIDERE LA SQUADRA; “IL 15% DI VOI POTREBBE TRADIRMI”
Davanti ai suoi parlamentari appare più mogio del solito, per comprensibili ragioni familiari. 
«È teso anche perchè sente molto la responsabilità del momento», dice uno degli intervenuti.
Ma sono molto le ragioni che mettono a dura prova l’abituale verve di Beppe Grillo. Il difficile momento politico, un successo imprevisto che rischia di rendere incontrollabile il movimento e una compattezza tutta da costruire per uno dei gruppi più eterogenei mai visti in Parlamento.
Lo dice lo stesso Grillo ad alcuni dei suoi parlamentari: «Almeno il 15 per cento di voi potrebbe tradirmi, l’ho già messo nel conto».
Timori più che giustificati, visto che la pressione, anche degli stessi elettori del Movimento a 5 Stelle, chiama a un’assunzione di responsabilità che Grillo e Casaleggio vogliono assolutamente rimandare.
La strategia prevede il lento logoramento del Pd.
Il tentativo iniziale era quello di farlo cadere nell’imbuto di alleanze sgradite al suo elettorato, per poi lucrare consenso elettorale.
Strategia che sarebbe stata più efficace se il movimento non fosse stato travolto da una valanga di voti, rendendolo sostanzialmente indispensabile a un qualunque governo. Dalla segreteria del Pd negano con veemenza qualunque «inciucio»: «Mai e poi mai ci sarà un accordo con il Pdl, Grillo se lo metta bene in testa: la responsabilità di dire no se l’assume lui di fronte al Paese».
Per questo, i grillini hanno cambiato tattica in corsa.
Ieri hanno puntato a rendere ininfluente Bersani e il suo Pd, escludendo dal novero delle ipotesi un «governo dei partiti».
E condendo il tutto con un’apertura, tutta da verificare, al «governo tecnico», fatta dal nuovo capogruppo del Senato Vito Crimi.
Proprio ieri Claudio Messora, blogger vicino al Movimento, ha suggerito il nome di Stefano Rodotà come premier.
Ma Crimi va oltre e si spinge fino a non escludere un Monti bis: «Valuteremo». Chiaramente una boutade, visto che il Movimento nasce in radicale alternativa a Monti, non solo al «governo dei partiti».
False aperture che, secondo molti, hanno lo scopo di attirare i partiti nella trappola del logoramento
Se il capo dello Stato desse comunque un incarico, di fronte a un no ufficiale dei leader, i parlamentari a 5 Stelle si potrebbero spaccare. È l’ossessione di Grillo di questi giorni. Che non basti «la demolizione dell’ego», come la definisce un «cittadino» parlamentare. Non a caso, l’altro giorno Grillo ha messo sotto accusa l’articolo 67 della Costituzione, quello sul vincolo di mandato, considerato il padre di ogni trasformismo: chi tradisce deve essere «perseguito penalmente e cacciato a calci». E non è un caso che pochi giorni fa lo stesso Grillo abbia accusato preventivamente i Democratici di «mercato delle vacche»: «Sono volgari adescatori».
Tutti i neoparlamentari giurano che non accadrà , che nessuno tradirà il mandato popolare. Ma il popolo grillino è diviso e nessuno sa cosa può accadere nella testa e nel cuore dei 163 parlamentari, quasi tutti personalmente sconosciuti a Grillo e Casaleggio.
Ma anche il pacchetto proposto dal Pd non soddisfa.
Per l’avvocato Mario Giarrusso si tratta di «otto punti scarsi, se non provocatori».
Se la compattezza dei parlamentari è una delle preoccupazioni maggiori per Grillo, l’altra riguarda l’appeal nei confronti degli elettori.
Presto si tornerà a votare e il M5S rischia di dilapidare il suo patrimonio di credibilità . Per questo Grillo, di fronte alla rincorsa del Pd sui suoi temi, vuole alzare l’asticella.
E ieri diceva ai parlamentari: «Non bastano i 2.500 euro che vi siete tagliati dall’indennità , dovrete rinunciare anche a una parte di rimborsi e diaria».
Che fanno comunque schizzare lo «stipendio» dei neoparlamentari a oltre 11 mila euro.
Quanto all’immagine, ci penserà Gianroberto Casaleggio a comunicare.
Anche se in assemblea ha spiegato: «Io non prenderò un euro, sia chiaro. Ho già querelato otto giornalisti che lo hanno scritto. Aiuterò gratis nella start up e creerò uno staff che sarà a disposizione dei capigruppo. Poi mi farò da parte».
Alessandro Troncino
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 5th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMI CONTEGGI DELLA CAMERA SUI FINANZIAMENTI PUBBLICI… RENZI: “EDILIZIA POPOLARE CON I SOLDI DI TUTTI I PARTITI”
Oltre dieci milioni di euro l’anno. Sono queste le stime del finanziamento pubblico che spettano al 
Movimento 5 stelle dopo la tornata elettorale nazionale e regionale. Soldi ai quali Beppe Grillo ha annunciato più volte di voler rinunciare.
Il Fatto Quotidiano è venuto in possesso dei primi conteggi della Camera dei deputati, raccolti dall’onorevole Francesco Barbato.
Una torta di 91 milioni l’anno, già pronta per essere spartita.
Ma se nessuno li richiedesse, cosa potremmo fare con questi soldi?
Se l’è domandato ieri, con un guizzo da leader in pectore, Matteo Renzi.
“Tutti i partiti rinuncino al finanziamento pubblico da subito, da queste elezioni, e mettano i soldi in un fondo per l’edilizia pubblica e le case popolari per le dieci principali città italiane”.
Renzi, che aveva già usato questa proposta in campagna elettorale, è saltato al volo sul carro dei temi del vincitore, quelli proposti dal Movimento 5 stelle che hanno convinto più di un quarto degli elettori italiani.
Così come Pier Luigi Bersani, nei suoi punti da condividere con una futura maggioranza.
“Io lo sostengo da sempre — dice il deputato Idv Francesco Barbato, anello di congiunzione tra il vecchio Parlamento e i nuovi eletti grillini — sono andato negli uffici competenti del Parlamento per capire quanti soldi finiscono nelle tasche dei partiti anche quest’anno. E non ci sono solo i rimborsi elettorali.
I gruppi parlamentari della Camera costeranno 35 milioni e 546 mila euro, quasi 900 mila euro in più dell’anno scorso. Assieme al Senato arriveranno a 60 milioni”.
Ancora da chiarire, per una divergenza di opinioni tra gli uffici di Camera e Senato, se i soldi dei rinunciatari verranno divisi tra gli altri o accantonati.
In pratica, in una legislatura 450 milioni se ne vanno in rimborsi elettorali e 300 in finanziamento ai gruppi parlamentari.
“A luglio — continua Barbato, quando gli italiani dovranno pagare l’Imu, la nuova tassa sull’immondizia (Tarsu), e ci sarà l’aumento dell’Iva, i partiti si faranno questo regalino, a cui va sommato quello del Senato e i rimborsi regionali”.
A Palazzo Madama i conteggi non sono ancora pronti, ma le cifre non cambieranno di molto rispetto a quelle di Montecitorio.
Dove al Pd vengono assegnati 4 milioni e 300 mila euro (ogni anno se la legislatura va avanti), al Movimento 5 stelle 4 milioni e 320 mila, al Pdl 3 milioni e 600 mila, a Monti 1milionee400mila,allaLega700 mila, a Sel 545 mila, A Fratelli d’Italia 335.000, all’Udc 305.000, a Centro democratico 82 mila, all’Svp 74 mila euro.
(Ci sono partiti che hanno ottenuto percentuali più alte, ma non hanno diritto ai rimborsi perchè non hanno eletto nessun parlamentare).
A questi devono ancora essere aggiunti circa 250 mila euro da ripartire secondo le percentuali raccolte all’estero, poi i rimborsi per le regionali.
Soldi che, come ha ribadito più volte il tesoriere del Partito democratico, Antonio Misiani, “servono per tenere in piedi il partito, altrimenti chiudiamo”.
Eppure secondo Barbato “fare politica senza fondi è possibile”.
Ma come si fa, scusi? Anche lei ha subito una denuncia finita in televisione da parte di un’ex collaboratrice assunta senza contratto: se si tagliano gli stipendi dei parlamentari, i rimborsi elettorali e i finanziamenti ai gruppi, come si paga l’attività politico-parlamentare?
“Devono tornare a farla i politici, sono pagati per quello — conclude il parlamentare Idv — tagliare i soldi ai parlamentari non comporta un risparmio sensibile come eliminare rimborsi e finanziamenti ai gruppi. I manager dello Stato devono essere pagati come tali, ma per produrre”.
Caterina Perniconi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2013 Riccardo Fucile
GLI AVVERSARI: “UNA RETROMARCIA PEGGIORE DI QUELLE DEL CAVALIERE”… PIZZAROTTI ERA STATO ELETTO SINDACO PROPRIO PER QUELLA BATTAGLIA
«L’inceneritore? Dovranno passare sui nostri corpi». Non siamo ancora arrivati a questo punto, però… 
Non tutte le profezie di Beppe Grillo si avverano. Alcune le azzecca come quando, un anno fa, in uno dei comizi a sostegno del candidato (poi vittorioso) Federico Pizzarotti, il leader dei 5 Stelle fece di Parma la Stalingrado grillina, tuonando: «Se vinciamo qui, possiamo vincere dappertutto…».
E a guardare il risultato delle Politiche, non ha sbagliato di molto.
Ma sull’inceneritore, il comico guru rischia di dover ingoiare un brutto rospo, e proprio nell’unica città capoluogo governata dai suoi (disse anche, subito dopo il trionfo di Pizzarotti: «Abbiamo già ottenuto una grande vittoria senza neanche entrare in Comune: a Parma l’inceneritore non si farà più»).
Sbagliato
L’odiato termovalorizzatore di Ugozzolo, costruito alla modica spesa di 193 milioni e capitalizzato elettoralmente dai grillini con indiscutibile presa popolare, partirà .
E presto anche.
Non più tardi di due giorni fa, la multiutility Iren ha annunciato l’avvio della fase preliminare «con lo svolgimento di attività tecniche complementari alla messa a punto del sistema impiantistico che verranno effettuate a caldo attraverso la combustione di solo gas metano».
Il tutto durerà circa una trentina di giorni sotto l’occhio di 4 centraline di monitoraggio delle emissioni collocate a Parma e in altri Comuni.
Se non ci saranno intoppi, i camini dell’inceneritore cominceranno a sbuffare in aprile.
Il sindaco Pizzarotti, che di mestiere non ha mai fatto il comico e in questi 10 mesi di governo ha comunque dimostrato di non essere tipo da sparate, prima ha cercato un’improbabile piroetta («Mai fatto promesse che non si potevano mantenere» ha detto), poi ha optato per un modulo più difensivo: «Ci abbiamo provato, sono insoddisfatto, certo, ma continueremo a tenere alte le antenne: non si fanno solo le battaglie che si è sicuri di vincere».
In realtà , la vera battaglia contro l’inceneritore è stata finora solo quella condotta dalla magistratura.
La Procura di Parma, riscontrando una serie di inadempienze, aveva chiesto il sequestro dell’inceneritore, ma il Tribunale del Riesame in novembre l’ha bocciato. Ora la partita si è trasferita in Cassazione, dopo il ricorso della Procura, ma intanto Iren va avanti.
All’attacco il Pd, grande sconfitto alle amministrative di un anno fa, che rinfaccia al sindaco le promesse in campagna elettorale («Manderemo i rifiuti in Olanda, smonteremo il forno, lo venderemo ai cinesi…» infieriscono i Democratici), accusandolo di tentare ora una clamorosa retromarcia: «Che dire? Quasi meglio di Berlusconi».
Per tutta risposta, la giunta a 5 Stelle promette «controlli severissimi» sulle emissioni. Tema quest’ultimo ad alta infiammabilità , dopo che un componente della commissione di controllo dell’impianto si è dimesso qualche giorno fa, denunciando «la fretta» con la quale Iren ha fatto partire l’inceneritore e rimarcando che «troppe prescrizioni sono state disattese».
Grattacapi infiniti, insomma, per la maxi indebitata (870 milioni) Parma.
Unica consolazione per Pizzarotti e la sua squadra, il recente risultato delle Politiche, che ha visto i grillini crescere in città dal 19% al 28%.
Francesco Alberti
(da “il Corriere della Sera“)
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