Destra di Popolo.net

COSI’ FUNZIONA IL 5STELLE: DEMOCRAZIA ORIZZONTALE”, DAL WEB AL PARLAMENTO

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

OTTO NILIONI DI VOTI, 110 SEGGI ALLA CAMERA E 58 AL SENATO… L’ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO, DAI GRUPPI DI BASE AI VERTICI, LA GESTIONE E LA VISIONE DI CASALEGGIO…E SU TUTTO LA RETE E IL RINNOVAMENTO DELLA GENERAZIONE POLITICA

“Il web è più un’innovazione sociale che tecnica”.
A dirlo è Tim Berners-Lee, “padre” del World Wide Web, una delle forme della Rete come oggi la intendiamo.
Una definizione sovrapponibile senza difficoltà  a quella del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E degli oltre otto milioni di elettori che hanno segnato la loro preferenza per il primo non-partito ad entrare in maniera così massiccia in un Parlamento.
E che chiedono una ridefinizione delle basi della partecipazione democratica alla vita del Paese, superando la rappresentanza offerta dai partiti, applicando i fondamentali “democrazia diretta”, orizzontale e non più verticale. Intervenendo nell’attività  politica delle Camere “come cittadini e non come onorevoli” attraverso la consultazione della Rete e il lavoro dei portavoce della popolazione nelle sedi istituzionali.
Come funziona.
I “precedenti” che l’ingresso del Movimento 5 stelle porterà  nelle istituzioni sono importanti. Anzitutto, il M5s non è un partito, e si basa su un non-statuto, pubblicato sul sito di Beppe Grillo.
Ogni attività  del Movimento fa comunque riferimento a questo documento, assieme al programma politico a 5 stelle.
Nel non-statuto sono contenuti i fondamenti del M5s, tra cui la mancanza di una sede fisica (sostituita da una nel “cloud”, il blog di Grillo).
Ma oltre l’infrastruttura, che è la Rete, soprattutto si definisce la struttura di base.
Che è quella costituita dalle liste civiche certificate e dai Meetup, le comunità  digitali che organizzano incontri e attività  sul territorio.
Aperte a chiunque, è sufficiente iscriversi sul sito per essere informati su temi e attività  nella propria zona.
Una visione iperlocale della politica che di fatto sostituisce i circoli e le sezioni, divulgando le attività  delle singole cellule a livello globale, e agendo nei perimetri dei quartieri e delle circoscrizioni. Il mito dell’Agorà  digitale, la piazza telematica, o più semplicemente la Rete applicata al territorio, attraverso il web e applicazioni mobili, come quelle per la gestione dei Meetup.
E come potrebbe essere tutta la politica dei prossimi anni: un’applicazione sociale, in un mondo che aggiorna le proprie applicazioni – economia, energia, lavoro, salute – quando ne sono pronte nuove versioni, come accade con gli smartphone.
Una visione, che poi dovrà  resistere alla prova dei fatti e alla vita quotidiana di un Paese.
Governo a 5 Stelle.
Per quanto riguarda l’attività  parlamentare, l’esperienza a 5 Stelle si declinerà  probabilmente attraverso gli stessi canoni che hanno definito le consultazioni locali e l’elezione dei candidati, come accaduto con le “Parlamentarie”.
Un esperimento che ha visto i candidati a Camera e Senato pubblicare testi e video di presentazione sul web, per poi sottoporsi alle preferenze degli iscritti al Movimento.
Una selezione che ha sollevato dubbi sul metodo di gestione: i candidati dovevano necessariamente aver partecipato a consultazioni amministrative precedenti, per il Movimento. Porta chiusa agli altri.
Per il Parlamento, le cose potrebbero funzionare in maniera simile. Ovvero con l’iscrizione dei cittadini interessati ad esprimere la propria posizione al sito del Movimento, su cui presumibilmente verranno aperti spazi di informazione proposta e discussione su quanto avviene in Parlamento.
Attraverso questa piattaforma il cittadino-utente parteciperà  direttamente alle decisioni politiche che poi i deputati e senatori (in una sola parola, i portavoce) del Movimento faranno proprie in sede parlamentare.
Eletti, cittadini e “citoyens”.
Ma chi sono i parlamentari a 5 stelle, e che esperienze di governo hanno?
Per la seconda domanda, la risposta è “nessuna”.
Esistono però delle realtà  amministrative come Parma e Palermo che vanno oltre l’esperimento di laboratorio sull’innesto tra la visione a 5 Stelle e la realtà  del territorio.
La Sicilia in particolare appare come un tornasole, con il governatore Crocetta che dice che “Con Grillo si può governare”, e con i portavoce del Movimento che partecipano attivamente all’amministrazione della regione.
Uno scenario che potrebbe replicarsi a livello nazionale alla luce delle elezioni.
I profili degli eletti, anzi dei “cittadini”, come i rivoluzionari francesi del 1789, si distinguono già  dall’età , con la media di età  degli eletti intorno ai 37 anni (33 alla Camera e 46 al Senato).
Molte donne, tutti nomi nuovi.
Dalla più votata in Italia alle parlamentarie, Paola Carinelli, milanese, 32enne e impiegata, a Giulia Sarti, la preferita in Emilia Romagna, animatrice estiva. Poi Federica Daga, numero uno alle parlamentarie del Lazio.
C’è la “poetessa” romanesca Paola Taverna, che vive a Torre Maura. Roberta Lombardi, sempre romana, lavora nel settore del lusso “made in Italy”.
E poi l’autore di “Sicari a 5 euro”, un libro inchiesta curato da Casaleggio Associati, Alessandro Di Battista.
E poi il caso di Ivana Simeoni e Christian Iannuzzi, rispettivamente mamma e figlio, lei eletta al Senato e lui alla Camera. E Azzurra Cancelleri, eletta in Sicilia, sorella del capogruppo M5s all’assemblea regionale.
Il vertice.
Il ruolo di internet nell’economia del Movimento 5 Stelle arriva fino al vertice, rappresentato dal binomio Grillo-Casaleggio, ma non appare coinvolgerlo.
A internet il non-statuto riconosce un ruolo nelle fasi di “adesione al Movimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione” dei rappresentanti, che dal documento si configurano come il principio e la fine del Movimento.
La dirigenza assume nel non-statuto un ruolo a quanto sembra puramente formale, tranne che per quanto riguarda le questioni di proprietà  del marchio del Movimento, registrato a nome di Beppe Grillo.
Un aspetto di impronta “aziendalista” che ha sollevato polemiche.
Quanto avviene con il “marchio” in realtà  può indicare una visione padronale del Movimento: in questo contesto Grillo e Casaleggio hanno le mani libere per fare e disfare.
Questo è uno degli aspetti più controversi, risolto parzialmente da quanto si legge nel non-statuto, ovvero che il M5s “non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro”.
Si tratta di una piattaforma, con un proprietario, un capo politico e uno staff che la gestisce.
Un ritorno alla burocratica realtà , accanto alla rivoluzionaria visione del Paese offerta dal programma a 5 Stelle.
Un argomento con cui la nuova identità  politica assunta dal Movimento dovrà  confrontarsi. E infatti sul web non mancano ironia e satira.
Il primo bersaglio è naturalmente il “santone” Beppe Grillo, anzi “Peppe”.
E a ruota gli aspetti fideistici del M5s, con gli attivisti dipinti come cultori di una nuova chiesa digitale, presi da problemi come le “scie kimike” e l’efficienza della Biowashball, sottintendendo l’esistenza di questioni più “serie” che dovrebbero impegnare le menti.
Casaleggio.
Gianroberto Casaleggio è il cofondatore del Movimento 5 Stelle e numero uno di Casaleggio Associati, azienda che si occupa di strategie di rete.
Viene indicato come l’ideologo del movimento.
La figura imprenditoriale di Casaleggio nasce con il boom della new economy e si modifica dopo lo scoppio della “bolla”.
Figura di spicco nell’Olivetti di Roberto Colaninno e poi manager di Telecom e amministratore della Webegg, Casaleggio a dispetto della lunga attività  su internet non è una figura molto presente in rete.
Più volte però si è esposto come volto non-occulto del Movimento 5 Stelle, l’ultima a piazza San Giovanni a Roma nella data conclusiva dello Tsunami Tour di Grillo, altre volte in interviste e lettere ai giornali.
Non sono mancate le attenzioni su di lui quando i riflettori dell’informazione evidenziarono un collegament con Enrico Sassoon, attualmente ex-membro del cda di Casaleggio Associati e personaggio dal curriculum importante nei rapporti internazionali: presidente del comitato affari economici dell’American Chamber of commerce in Italy, una carriera in Pirelli e la direzione di Affari Internazionali, con firme come Giorgio Napolitano, Mario Monti e Fabrizio Saccomanni. Sassoon lasciò il board di Casaleggio dopo polemiche relative alla sua presenza agli incontri del gruppo Bildeberg, di cui fanno parte i nomi più pesanti dell’economia e della finanza internazionale.
Stanze lontane da quelle del Movimento 5 Stelle, non necessariamente incompatibili con la “nuova democrazia” ma dalle categorie al momento distanti.
Ma la figura di Gianroberto Casaleggio (portato a sorpresa da Grillo sul palco di San Giovanni) appare più complessa di quella offerta dalle ricostruzioni giornalistiche: l’uomo è autore di testi e contributi multimediali su ipotetici scenari per il mondo e per il web.
Una figura che in un mondo senza nazioni e barriere culturali verrebbe facile accostare proprio a quella di Tim Berners-Lee.
Non un guru e non un ideologo, ma un tessitore di quella rete che è più sociale che tecnica. O più banalmente un silenzioso analista del futuro.
L’elemento mai nominato, ma più presente del presente nei sogni programmatici del Movimento 5 Stelle.

Tiziano Toniutti

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M5S VERSO IL PARLAMENTO: “COPASIR E VIGILANZA RAI SPETTANO A NOI”

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

“SIAMO IL PRIMO PARTITO, VALORIZZEREMO IL MERITO”…LE PRIORITA’? LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI ELEGGE ELETTORALE”

Il palazzo da “espugnare” è la Bastiglia ormai conquistata, con un risultato senza precedenti: il Movimento 5 stelle – primo partito alla Camera- si lascia dietro Pd e Pdl. Sono 162 gli attivisti del M5S in marcia verso il Parlamento.
Riduttivo oggi parlare di antipolitica.
“Abbiamo parlato alla testa e al cuore degli italiani, non alla pancia” precisa Davide Bono che del M5S è consigliere regionale in Piemonte e che respinge così la teoria del solito voto di protesta.
Tutti carichi e determinati gli “onorevoli”, o meglio i portavoce, a 5 Stelle.
E soprattutto preparati, fanno sapere. “Abbiamo studiato e a breve faremo anche dei corsi di formazione“, spiega ancora Bono che poi elenca le priorità  del Movimento, come da programma: “Subito il reddito di cittadinanza a chi è in sofferenza per non lasciare indietro nessuno. Adesso dobbiamo cercare di salvare, più che far ripartire il paese”.
“Ogni giorno — ricorda il consigliere regionale piemontese — chiudono mille aziende, un dato grave dal punto di vista economico, bisogna ridare credito alle imprese e far in modo che l’Italia riparta, non in senso di Pil, che non significa nulla, occorre ridare speranza alle persone e lavoro”.
E’ su questo che il Movimento 5 Stelle si confronterà  con le altre forze politiche, anche dall’opposizione, è la promessa.
Niente inciuci. Beppe Grillo docet: “Il M5S non si allea, no al governassimo”.
Anche se in serata fa sapere: “Il metodo è Sicilia è meraviglioso”.
La supervisione del programma spetterà  alla rete, ai cittadini che da casa potranno dire la loro, chiosa ancora Bono, che poi “ipoteca” Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e commissione di Vigilanza Rai: “Spettano a noi, siamo il primo partito”, a Montecitorio.
“L’obiettivo è controllare e vigilare per ridare libertà  al paese — conclude Bono- e magari fare luce sui tanti misteri d’Italia degli ultimi 40 anni”.
Di sicuro gli attivisti del M5S, anche se di poltrone al momento non vogliono parlare, saranno costretti a farlo e a confrontarsi con tutte le altre forze politiche.
In ballo ci sono le presidenze delle commissioni per salire su fino ai vertici dei due rami del Parlamento e del Quirinale.
Il rischio è che in mancanza di un coordinamento chiaro tutto possa sfuggire di mano e finire nel caos, che non è una strategia politica.
Ci sono poi regole e regolamenti da rispettare. Dire — come ha già  fatto qualcuno — che i ruoli di capigruppo di camera e senato nel M5S saranno ricoperti a rotazione, sarà  pure molto democratico ma anche poco realistico.
Ecco appunto, è proprio il caos che nel Palazzo si teme di più.
E la nuova legislatura che si apre, la diciassettesima, non nasce sotto i migliori auspici al netto appunto del responso delle urne.
Tante teste, tante competenze.
“Valorizzeremo il merito” assicura Carla Ruocco, eletta alla Camera in Lazio. “L’Italia è da sempre il paese dei talenti, siamo preparati e ci sentiamo all’altezza — rivendica con orgoglio- basta con la vecchia politica“.
La road map è tracciata nel programma che viaggia sul web.
Le priorità ? “Legge sul conflitto di interesse e legge elettorale per dare stabilità  al paese — afferma Ruocco- temi fondamentali che sono scritti nel nostro programma e a cui noi resteremo fedeli, poi ovviamente i temi economici, il reddito di cittadinanza e il taglio delle province e dei comuni”.
Questa insomma la stura immediata per far ripartire l’economia, conclude Ruocco. Appuntamento dunque in Parlamento: pronti a “scardinare le vecchie logiche”, garantisce Vito Crimi, neo eletto a palazzo Madama.
E pure lui rivendica: “Abbiamo studiato il diritto parlamentare, siamo preparati a quello che è, o meglio, a quello che dovrebbe essere il Parlamento”.
Quindi una promessa che sembra anche una “minaccia”, “preparati anche a stravolgere le prassi, perchè ce ne sono di anomalie, rispetto alla struttura e alla legislazione italiana. Andremo a rivedere i regolamenti parlamentari che sono un elemento fondamentale”, chiosa ancora Crimi.
Ne vedremo delle belle dagli anti -casta tra la casta.
E c’è già  chi tra i neo eletti assicura: niente ristorante o bouvette, il pranzo sarà  al sacco, in segno di discontinuità . Altri invece, annunciano che in Parlamento ci arriveranno in bici. Comunque andrà  a finire, l’onda dei “barbari” — come qualcuno si è divertito a sbeffeggiarli in passato- è in arrivo come uno tsunami e punta dritto sui palazzi della politica, che saranno il primo vero banco di prova per il Movimento 5 stelle nazionale.

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CELENTANO: “GRILLO INCARNA LA RABBIA DEI MALTRATTATI, BERSANI ORA CREDA IN LUI”

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

“A BEPPE DICO UN SOLO NO; IL REFERENDUM SULL’EURO”

Adriano Celentano, come si sta nei panni del vincitore? Dico così perchè il suo sostegno a Beppe Grillo è stato totale e manifestato pubblicamente. Credo sia la sua prima vera vittoria politica.O sbaglio?
«Non credo di aver vinto qualcosa, se non il grande regalo che Grillo ha fatto a tutti gli italiani, compreso me».
Si attendeva che potesse ottenere un risultato così sorprendente nei numeri, tanto da risultare alla fine il primo partito alla Camera?
«Fin dai suoi primi interventi, e parlo di qualche anno fa, ho subito visto in lui il seme del cambiamento. Quel seme che, sotto le fronde della sua innata comicità , si nascondeva, forse volutamente, ai tanti farisei concentrati solo a deriderlo. Lui ha incarnato la rabbia degli italiani, stanchi di essere spudoratamente manipolati per i loro sporchi interessi e giochi di potere in tutti i settori».
Sia sincero, il programma di Grillo, che ho letto, appare a tratti confuso e farraginoso. A tratti anche banale. Lei lo ha letto? Come lo giudica?
«Si, l’ho letto. Non ho trovato niente di banale. Può darsi che manchi qualche voce per essere perfetto, ma gran parte dei suoi punti sono condivisibili: l’abolizione del finanziamento ai partiti , l’abolizione delle Province che nessuno ha voluto fare, l’abolizione della devolution fatta dalla Lega che, affidando il finanziamento alle regioni, non fa altro che accentuare le differenze fra i territori dove, anche non volendo, è facile cadere in comportamenti razzisti, in cui più che altro prevalgono gli obiettivi economici rispetto alla salute. E ancora, la battaglia agli inceneritori che uccidono (vedi l’Ilva di Taranto), il dimezzamento dei parlamentari e altri e, senza snocciolare tutto il programma, già  questi darebbero al Paese segni di vero cambiamento».
Ma per governare un grande paese non basta scagliarsi contro il cemento e puntare a energie alternative.
«Il fatto è che, persino in nome delle energie alternative, si è trovato il modo di fregare la gente, Ha visto il Molise? E’ letteralmente bombardato dalle pale eoliche. Anche quello è un modo per distruggere la terra».
Lei crede davvero che Grillo e i suoi ragazzi siano in grado di occuparsi di occupazione, di pensioni, di sanità , di temi europei, degli impegni internazionali assunti dal governo Monti, impegni che siamo chiamati a onorare?
«Lei forse non ci crederà  ma se guarda più attentamente le facce di quei ragazzi così pieni di entusiasmo si accorgerà  che anche il suo respiro sarà  meno affannoso. ‘Occuparsi di occupazione’, pensioni e sanità  non è difficile quando si è onesti. E per non sbagliare basta essere trasparenti prima di tutto con se stessi. È questo che ci sta dicendo Grillo».
Lei mi sta dicendo che il Movimento 5 stelle sarebbe in grado di occupare sin da subito posti di responsabilità  istituzionale?
«Si. Le sto dicendo questo».
Si rende conto che, visti i risultati del voto, siamo in una situazione di quasi assoluta ingovernabilità ?
«Io toglierei il quasi».
E allora? Come si gestisce questo nostro povero paese?
«Bersani, che ha vinto le elezioni ma non abbastanza, dovrà  sedersi al tavolo con Grillo e vedere quali sono i possibili punti di incontro. Qualcuno, per esempio, dovrà  rinunciare alla Tav. E per Grillo non credo che questo sia un problema. Poi ci sono le grandi opere, gli F35, lo smaltimento dei rifiuti e tante altre cose che, purtroppo, li accomunano appassionatamente in un profondo disaccordo».
Lei sta dimenticando il ruolo del Cavaliere, una sorta di araba fenice della politica italiana. Pensi che sia finito e lui risorge, un altro uomo di spettacolo.
«Eccolo. A questo punto entra in campo il secondo vincitore: Berlusconi. Con una ‘vittoria’ diversa da quelle a cui era abituato. Questa si può dire che è una vittoria lampo. Una vittoria che se non stai attento si può perdere anche il giorno dopo, se non addirittura mentre ti consegnano il ‘premio di maggioranza’. Qualche punto di incontro fra lui e Bersani c’è. Tutti e due parlano di edilizia, non importa quale ma bisogna riaprire i cantieri e costruire. Anche cose che non hanno senso, ma costruire. Pare che l’edilizia sia l’ultimo baluardo contro la crisi. Senza contare che è proprio nell’edilizia l’origine del fallimento della politica. Ma basterà  questo per metterli d’accordo? E quantunque lo fossero, poi dovranno sempre fare i conti con Grillo».
Ha parlato di programma quasi perfetto. C’è un tema difeso dal comico genovese sul quale non è d’accordo?
«Si. Il referendum sull’euro. Penso che uscire dall’euro sarebbe un cataclisma. Nel giro di una settimana l’Italia si troverebbe in ginocchio. Gli investitori e i grandi finanzieri si spaventerebbero, con una inevitabile fuga di capitali all’estero e con un aumento dell’inflazione dovuto a un’impennata dei prezzi sui consumi di prima necessità . Un brusco innalzamento dei costi soprattutto per quanto riguarda le fonti energetiche da cui noi siamo fortemente dipendenti. Senza contare l’effetto panico, come ad esempio la richiesta di ritirare i propri risparmi da parte dei risparmiatori. Con uno spread al massimo, il quale indurrebbe lo Stato a pagare più alti tassi di interesse ai creditori. E poi, mi domando, che importanza avrebbe questo referendum se poi risultasse vincente l’idea di non uscire dall’euro?».
Quali sono stati gli errori compiuti da Bersani e dal Pd in campagna elettorale?
«Non ho visto errori da parte di Bersani, se non quello di non aver calcolato che il tempo è cambiato. E quindi non aver capito che il tempo era Grillo».
Il voto sarebbe andato diversamente con Matteo Renzi candidato premier della coalizione di centrosinistra?
«Per certi aspetti sì. Con Renzi il Pd sarebbe stato all’altezza dei tempi, ma non so fino a che punto. Berlusconi forse non si sarebbe rituffato. Tuttavia il Pd, anche con Renzi, non avrebbe minimamente intaccato l’ascesa di Grillo. Queste elezioni erano un uragano annunciato dal quale non si poteva sfuggire».
Adriano, quale scenario politico si prefigura adesso nella sua testa di artista-politico?
«Grillo non è un irresponsabile, appoggerà  il governo qualunque forma abbia. Ma non potrà  assolutamente retrocedere dai punti che riguardano il suo programma: proprio in virtù di quei punti lui è esploso in quel cambiamentoche gli italiani si aspettavano».
Quindi il messaggio è?
«O i partiti faranno quello che dice lui o, altrimenti, come egli stesso prevede, si ritornerà  alle urne».

Dario Cresto-Dini

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“ECCO IL MIO VOTO PER GRILLO”: GLI AUTO-SCATTI DEI MILITANTI PUBBLICATI SU FACEBOOK

Febbraio 25th, 2013 Riccardo Fucile

RISCHIO ANNULLAMENTO…”NON CAPISCO COSA C’E’ DI MALE”

Suggeriscono di leccare la punta della matita copiativa per evitare che il loro voto possa essere cancellato.
Poi, appena tracciato l’agognata “x” sul simbolo del Movimento Cinque Stelle, estraggono dalla borsa lo smartphone e clic: voilà  la foto.
Pronta per essere postata su Facebook. Prova del buon lavoro fatto.
«Ecco, ho votato per il cambiamento, ho fatto il mio dovere, ho votato Beppe Grillo». In bella mostra per amici e parenti, nella fan page del social network “Noi voteremo il Movimento nazionale a Cinque Stelle di Beppe Grillo”.
Peccato che la cosa non si possa fare. E che, per chi fotografa la propria scheda elettorale, il codice (che forse ignorano o preferiscono ignorare) ipotizzi il reato di “voto di scambio”.
Ci sono cascati in tanti, ieri pomeriggio.
Persone che ora rischiano di vedere invalidato il proprio voto, e di incorrere in una denuncia penale.
Tra questi i primi sono due attivisti, probabilmente traditi dalla loro solerzia, sicuramente troppo zelanti, che uno dopo l’altro hanno pubblicato sulla Rete la loro impresa: il voto a 5 Stelle.
Il primo è Roberto Buri, subito redarguito da una serie di commenti sul suo post: «Toglila subito, non si può fotografare la propria scheda elettorale, è un reato».
Troppo tardi, perchè subito lo imita un altro militante, Amedeo Sollazzo, che scrive dalla provincia di Bari: foto simile, con matita in bella mostra e croce altrettanto visibile.
«Mandiamoli tutti a casa!!» si legge a corredo dell’immagine.
I due in fretta e furia cancellano da Facebook le due foto passabili di denuncia, ma la Rete, i grillini dovrebbero saperlo, non perdona.
Chi le ha viste ha già  pronto lo “screenshot”: vale a dire la foto della pagina Facebook dove era apparso lo scatto, che comincia a girare in rete e raggiunge a sera le oltre mille condivisioni.
Il Pd si allarma. A postare per primo le foto incriminate è Dario Mastrogiacomo, il coordinatore dei circoli Pd di San Lazzaro, paesino alle porte di Bologna, che rilancia subito gli scatti “incriminati”.
Alla sede del Pd di Bologna per un attimo pensano alla denuncia, poi si limitano alla polemica politica. «Scarsa cultura democratica » sentenzia il responsabile organizzazione del Pd di Bologna Raffaele Persiano, che avverte: «Attenzione a giocare col fuoco, la norma che sanziona questo reato è stata introdotta per contrastare il voto di scambio politico-mafioso».
Del resto, ragionano alla sede Pd, la procura agirà  d’ufficio.
Succede anche di peggio, mentre il leader del Movimento, Beppe Grillo, si fa attendere per tutto il giorno a Genova al suo seggio elettorale.
A Treviso un anziano di 80 anni, sorpreso telefonino alla mano mentre stava per fotografare il suo voto a Cinque Stelle, è stato scoperto dal presidente di seggio, che ha chiamato i carabinieri.
Altre foto anche su Instagram, il social utilizzato da milioni di utenti per pubblicare i propri scatti.
Uno degli scatti è di Vincenzo Bossa, che, prima di rimuovere pure lui il tutto dal profilo, si difende così: «Non capisco cosa ci sia di sbagliato nel pubblicare la foto del proprio voto».
Glielo spiega Vito Crimi, candidato del Movimento in Lombardia: «Voi lo fate per entusiasmo ma non potete dimostrare di non averlo fatto perchè magari costretti da un voto di scambio. Fate attenzione».
Ma non è questo l’unico “dubbio” a Cinque Stelle.
A preoccupare i grillini ci sono anche le “matite copiative”.
«Bisogna leccarle, per evitare che si possa cancellare il voto» istruiscono candidati come Matteo Dall’Osso in Emilia Romagna, ed eletti come il bolognese Marco Piazza.
Un suggerimento che scatena l’ironia del web — «ma sarà  igienico?» — che ha conseguenze concrete a Grosseto, dove la “psicosi da complotto” costringe persino a interrompere il voto per sostituire le matite.

Silvia Bignami
(da “La Repubblica“)

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GLI INCAZZATI DELLA PORTA ACCANTO, DENTRO LA PIAZZA DI GRILLO, “QUA C’E’ TANTA DESTRA ONESTA”

Febbraio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

DELUSI E DISILLUSI: “NON VOGLIAMO TESTIMONIARE, ORA VOGLIAMO GOVERNARE QUESTO PAESE”

Fanno un po’ paura i ragazzi col giubbetto del servizio d’ordine. Sembrano infanatichiti dal loro destino di servitori del nuovo ordine: “Tu non puoi entrare, e stop! ”.
Fanno tenerezza invece i loro compagni e amici che raggiungono piazza San Giovanni con un sorriso e la voglia di cambiare ogni cosa, nel più breve tempo possibile. “Mi chiamo Paolo e vengo dall’Umbria e davvero non ne posso più. Ho votato Rifondazione per tutta una vita, adesso basta: mi hanno obbligato a cambiare strada”. Paolo ha 40 anni, e con lui Andrea e Gianni. In tre da Marsciano, convinti che questa è la volta buona: “Non vogliamo testimoniare, vogliamo governare”.
La palingenesi, o qualcosa di simile.
Sbuca questo popolo ed è pieno di buonumore. Galvanizzato, compresso come quei fucili a pallettoni: “Ciao caro, per te è finita! ”.
È lo slang grillino, nuova lingua che li accomuna per il nuovo mondo che li attende. Giulio e Maura, quarantenni disoccupati: “Devono andare tutti a casa. Aspettiamo lunedì: io ti dico che almeno il 25 per cento prenderemo. E vedrai che casino”. Casino, cioè caos.
“Un momento, perchè ci dipingi così? Noi siamo gente perbene, io mi chiamo Francesco, sono di Arezzo, ingegnere informatico. Non vogliamo il caos ma il governo. Vogliamo go-ver-na-re”.
“Piacere, Carmelo, sono una persona pulitissima. Sono candidato, lei vota? ”.
La metro li fa sbarcare a mezzo chilometro di distanza e in fila indiana accorrono alla festa.
Che è insieme una prova di forza, un atto liberatorio, un processo di analisi collettiva. O anche un modo per gridare “vaffanculo! ”. Insieme.
C’è in effetti il senso di una comunione, una misura dell’appartenenza più convinta di qualche settimana fa e la percezione che la “rivoluzione” è vicina.
Magma rovente, lava pura che esonda nelle strade svuotate dai poster elettorali.
I politici di professione si sono ritirati.
Il massimo della presenza pubblica è del Pd: ha scelto per Roma il teatro Ambra Jovinelli. Un modo per dire: prego, è tutta casa vostra.
Berlusconi neanche si è scomodato. Comizio annullato a Napoli.
Tutti gli altri a casa, ad assistere, magari in diretta, a questo show.
Spettatori forse impauriti, presi alla sprovvista da un Paese che ai loro occhi si è rivelato all’improvviso.
Come quei melograni maturi il potere si apre a questa piazza, a questo mondo.
Mi ferma una ricercatrice del Censis: posso sottoporle questo questionario?
Indaga sui grillini: chi sono, perchè sono qui, cosa vogliono.
Dal palco trasmettono un discorso di Scarpinato, procuratore di Palermo. Legge la Costituzione, la più bella e più giovane Carta che ci sia. Nella Costituzione c’è anche scritto, all’articolo 21: libertà  di stampa.
Invece noi giornalisti siamo, al meglio, dei “reggicoda”.
“Ha fatto bene a non farvi entrare”.
L’idea di Grillo è che tutti gli siano e gli debbano essere contro. Lui solo contro tutti i prezzolati dell’universo. Lui ha la verità , gli altri dei falsari. Lui probo, gli altri bleah! Chi non vota 5 stelle o è un colluso, o un fesso, o al peggio un corrotto.
Urlano in piazza mentre con Matteo addentiamo un panino al salame: “Vengo da Perth, Australia. Sono tornato apposta per fare la rivoluzione”.
Dici sul serio? “Dico sul serio: sono convinto che andremo al governo, che saremo il primo partito. Il nostro statuto vieta le alleanze non di sostenere singoli punti, ammesso che il Pd abbia più voti di noi”.
“Vaffanculo cialtrone! ”. Stanno rimandando il video del più famigerato discorso parlamentare che la storia consociativa ricordi.
Violante, ai tempi capogruppo del Pds, che assicurava a Berlusconi l’impunità . Spiegava infatti come la sinistra, al governo, avesse evitato di promuovere le leggi sul conflitto d’interessi.
Odiano il Pd per questo, traditi da un simbolo che amarono.
La piazza le urla alle parole piane. Rabbia concitata e riflessione serena.
È un popolo antico per metà , gente che ha frequentato le manifestazioni, amica delle bandiere, delle proteste.
Alcuni hanno il fazzoletto rosso. Altri hanno praticato sul fronte opposto.
Incontro Luciano Lanna, ex direttore del Secolo d’Italia. Un giornalista colto, ora disoccupato. “Ho fatto il concorso nelle scuole, ma non nutro troppe speranze”.
Lui e i suoi amici, camerati di un tempo forse: “Qui c’è tanta destra, militanti che hanno creduto a un governo onesto”.
Grillo ha attratto, senza muoversi. Calamita inconsapevole di una insofferenza monumentale.

Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano“)

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L’INESPERIENZA AL POTERE: ECCO I GRILLINI CHE SARANNO ONOREVOLI

Febbraio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

SCELTI VIA INTERNET, MOLTI UNDER 30, POCHI CON UN PASSATO POLITICO

«Il cambiamento è la legge della vita. E chi guarda solo al passato o al presente è certo di perdere il futuro».
L’armata grillina pronta ad «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» (copyright di Beppe Grillo) è eterogenea, ma compatta alla parola d’ordine «rinnovare».
C’è anche chi cita John F. Kennedy per dare volto e voce al mantra.
Tutti uniti sotto uno stesso vessillo, ma con differenze tra loro profonde, proprio perchè – come ricorda il leader Cinque Stelle – «questo è un movimento ecumenico, parliamo di idee e non di ideologie».
Una folta truppa di candidati, un centinaio o anche più, tra una manciata di giorni varcherà  l’ingresso di Montecitorio e di Palazzo Madama.
Alcuni, quelli posizionati tra i primi posti delle liste – «causa» anche il Porcellum che non permette di esprimere le preferenze – aspettano il voto, sondaggi alla mano, come una formalità .
Gli under 30
Tra loro, spiccano gli under 30.
In un Paese con un tasso di disoccupazione giovanile al 36,6%, i ragazzi grillini che si apprestano a invadere la Camera con un lavoro precario – finchè dura la legislatura e con il vincolo a Cinque Stelle dei due mandati – sono decine.
Solo in Emilia-Romagna, tra i primi sette in lista, quattro sono nati dal 1985 in poi.
E al Centro-Sud la presenza di under 30 – tra capilista e numeri due – è capillare.
Lazio (Marta Grande), Marche (Andrea Cecconi), Campania (Luigi Di Maio e Silvia Giordano), Puglia (Giuseppe L’Abbate), Basilicata (Mirella Liuzzi), Calabria (Dalila Nesci), Sicilia (Giulia Di Vita) avranno un deputato che darà  voce ai problemi e alle tematiche di un mondo, quello dei giovani, messo alle strette dai problemi legati al lavoro e con un forte disincanto nei confronti della politica.
E guai ad accusarli di inesperienza.
Già  lo scorso anno, nella campagna per le amministrative, Grillo ripeteva: «I nostri candidati sono giovani, sono inesperti, è il loro valore aggiunto: non sanno come si trucca un bilancio».
Da sinistra a destra
Comunque, anche tra i futuri parlamentari c’è anche chi vanta nel suo passato qualche piccolo precedente politico.
Con un taglio trasversale, che va da destra a sinistra dello schieramento costituzionale.
È il caso di Enrico Cappelletti, capolista al Senato in Veneto, e candidato negli anni Novanta per il Carroccio, che, in polemica con esponenti pd, ha dichiarato al Mattino di Padova: «È fuori di dubbio che tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord di venti anni fa ci sono tantissimi punti in comune».
Sempre nella stessa Regione, candidata a Montecitorio, è Francesca Businarolo – avvocato praticante – eletta nel 2008 all’assemblea regionale dei Giovani Democratici. In Piemonte corre Laura Castelli, 26 anni, laureata in economia aziendale, un passato recente al Gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle con il consigliere Davide Bono e già  presente nel 2010 nella lista civica «Verdi con Bresso».
I volti «storici»
Molti anche i volti «storici» dei Cinque Stelle, i grillini della prima ora, che hanno alle spalle già  trascorsi consolidati all’interno del movimento.
Tra loro, Riccardo Nuti, 31 anni, 147 voti alla Parlamentarie, ex candidato sindaco a Palermo, consigliere più votato alle amministrative con 3.162 preferenze, ma rimasto fuori dal Comune perchè il movimento non ha raggiunto la soglia di sbarramento.
Lui ha già  dichiarato di voler puntare su legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi e abolizione dei rimborsi elettorali.
Guarda invece alla vita concreta tra i palazzi romani Vito Crimi: «Cercheremo di fare gruppo per proteggerci da tentativi di cooptazione e di non usufruire della mensa e della buvette, sia per far risparmiare denaro allo Stato che per evitare incontri spiacevoli e imbarazzanti con i vari Scilipoti».
Crimi, 40 anni, impiegato della Corte d’appello di Brescia e secondo in lista al Senato in Lombardia, è stato candidato per il Pirellone nel 2010.
Il napoletano Roberto Fico, 38 anni, laurea in scienza delle comunicazioni e considerato una delle «promesse» del movimento, già  candidato a governatore della Campania e a sindaco di Napoli, ha ribadito di recente all’ Huffington Post : «Abbiamo un programma e un modello di società . Voteremo tutto quello che si sposa con quell’idea».
Ambientalisti e No Tav
E il modello di società  dei Cinque Stelle, almeno a grandi linee, ha come comun denominatore un ambientalismo high tech, fatto anche di anni di lotte per combattere su verde (è il caso di Donatella Agostinelli, capolista nelle Marche e vicepresidente del Comitato tutela salute e ambiente della Vallesina), acqua pubblica (come Francesca Daga, candidata nel Lazio) e No Tav (su tutti il piemontese Marco Scibona).
Forse proprio da qui muoverà  lo tsunami grillino.

Emanuele Buzzi

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GRILLO INFIAMMA PIAZZA SAN GIOVANNI, OTTOCENTOMILA IN FESTA: “RISULTATO OTTENUTO, ARRENDETEVI, UNA NUOVA ITALIA CI ASPETTA”

Febbraio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

“BERSANI DICE CHE SONO UN MILIONARIO? SOLDI GUADAGNATI, LUI E’ UN PARASSITA”….CASALEGGIO SUL PALCO, GIORNALISTI ITALIANI ESCLUSI DAL BACKTAGE, AMMESSA SOLO LA STAMPA ESTERA

«Non fate così che è tutta la notte che mi esercito per non commuovermi….»
Beppe Grillo inizia così il suo comizio finale in piazza San Giovanni, a Roma, accolto dal boato della folla.
«Non è possibile, voi siete fatti con il Photoshop. Non è possibile che siate 800 mila persone in piazza e 150 mila collegate in streaming» dice alle persone che hanno atteso per ore. «Quello che ci aspetta sarà  un periodo molto difficile. C’è , però, una nuova Italia che ci aspetta e sarà  bellissimo farne parte. Da qui inizia qualcosa che non c’è mai stato in questo Paese». Poi si interrompe: «Mi commuovo…».
CASALEGGIO –
Dopo il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, Grillo ha chiamato sul palco «una persona perbene», Gianroberto Casaleggio (il co-fondatore del Movimento 5 stelle più volte attaccato da chi è uscito dal movimento) in una delle sue rare apparizioni in pubblico.
«Mi ricordo un famoso slogan del 1968 si parlava di fantasia al potere – ha detto tra gli applausi, ma anche da qualche fischio – Noi abbiamo bisogno di fantasia, però oltre alla fantasia e alla creatività , abbiamo bisogno di trasparenza, di onestà , di competenza. Così cambieremo l’Italia».
SCATOLA DI TONNO
«Chi chiamavano pazzi, ma ora li abbiamo spiazzati. Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno per vedere cosa c’è dentro.
Siamo la terza, la seconda, anzi la prima forza politica del Paese.
Io ho dato solo fuoco alla miccia: il resto lo abbiamo fatto insieme» ha detto Grillo.
E poi rivolto alle persone: «A Roma li vedete tutti i giorni, sulle loro auto blu sono sconnessi da qualunque cosa. Non hanno capito che cosa gli sta capitando. Noi siamo qui e loro nei loro teatrini, nei loro loft a mentire per la loro ultima volta. Arrendevi, ormai siete circondati».
E su Berlusconi: «Ha la congiuntivite? No ha visto bene che in piazza non ci sarebbe più andato nessuno….».
IL MILIARDARIO –
«Potevo fare il miliardario come dice Gargamella – dice Grillo riferendosi all’attacco Bersani – Lui è un figlio di un benzinaio e io sono un miliardario. No, non è così. Perchè io i soldi me li sono guadagnati, non sono un parassita come lui. E mi sono sentito in dovere di dare qualcosa in cambio agli altri, a voi. è questo il grande messaggio di questo movimento, è così che cambiamo il Paese».
E poi: «Gargamella dice che non ci sono soldi. Iniziamo a prendere un miliardo retroattivo di rimborsi elettorali. Noi non li abbiamo presi».
NAPOLITANO-
«Mi aspettavo che su Monte dei Paschi il presidente della Repubblica battesse i pugni sul tavolo e invece lui cosa ha fatto? Ha chiesto la privacy» è l’accusa di Grillo che in piazza è tornato a chiedere nazionalizzazione della banca toscana e di «mettere sotto processo tutti i vertici del Pdl degli ultimi 25 anni».
Ma non è questo l’unico passaggio che Grillo riserva al Capo dello Stato: «Invece di andarsene in Germania per quattro giorni sotto elezioni, cominciamo a capire quanto ci costa…».
REDDITO GARANTITO –
Non è stato l’unico attacco ai politici attuali. «Che ci vadano i figli della Fornero a fare un lavoro come quello dei call center» ha detto ancora Grillo chiedendo ad alta voce il «reddito minimo di cittadinanza perchè nessuno deve rimanere indietro. In questi mesi ho conosciuto la disperazione del nostro Paese. Io voglio un Paese che protegga tutti».
TUTTI A CASA –
Atmosfera pacifica e entusiasta tra i sostenitori: «Tutti a casa, mandiamoli tutti a casa» è lo slogan che a più riprese si alza sotto il palco.
«Devono andare tutti a casa… – concorda Grillo – Ma prima vogliamo un piccolo controllo fiscale su di loro. Loro hanno fatto il redditometro su di noi e noi faremo il ‘politometro’». «Quello che ci aspetta sarà  un periodo molto difficile».
PALCO OFF LIMITS –
«Qua in piazza ci sono le tv di tutto il mondo, tranne le tv di casa nostra. La prima cosa che faremo è tagliare le sovvenzioni ai giornali. Questi vivono con i nostri soldi» ha detto Grillo.
In realtà , prima del suo intervento si erano vissuti momenti di tensione per la decisione di tenere il palco off-limits alla stampa italiana.
Dopo circa tre ore, però, e una trattativa tra i giornalisti italiani e lo staff di Beppe Grillo, con la mediazione di polizia e carabinieri presenti sul posto, è stato dato il via libera all’ingresso dei cronisti nell’area stampa nei pressi del palco di Piazza San Giovanni. Inizialmente potevano entrare solo i media stranieri e Sky Tg24.

(da “La Stampa”)

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“È L’UNICA SCELTA PER CAMBIARE”: IL MOLLEGGIATO SI SCHIERA CON GRILLO

Febbraio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

CELENTANO: “MI FIDO DI BEPPE NONOSTANTE LA PARTITOCRAZIA DICA CHE NON SAREBBE IN GRADO DI GOVERNARE. E A MILANO PUNTO SU AMBROSOLI”

Comincio a pensare che c’è del giusto nella sana minaccia di quel proverbio che dice: “Un popolo ha il governo che si merita”.
Dev’essere assolutamente vero, altrimenti non avremmo votato quelli che, da Andreotti in poi (e probabilmente anche prima), non hanno fatto altro che distruggere “il bel Paese”, e non solo fisicamente. Basta guardare con quale orrendo criterio costruiscono le città , ormai ridotte a un’ammucchiata di oscuri corridoi di cemento, le cui pareti ai bordi delle strade, fatte, non di case (come qualcuno osa chiamarle), ma di veri e propri loculi “tombali”, si innalzano arroganti fino a oscurare in fondo alla via il sereno tramonto del sole.
Ed è qui, insisto, il motivo della crisi.
Che non riguarda solo l’Italia ma l’intero Pianeta.
Le metropoli, come le chiamano i grandi “Tombiliaristi della scempia edilizia”, mortificano l’anima fino ad ammalare il cuore dell’uomo.
Le città , che prima erano dei paesi e prima ancora dei borghi, rispecchiano inevitabilmente l’umore dell’uomo e quindi la sua creatività .
Creatività  che, dal famoso boom economico dopo la seconda guerra mondiale, è andata via via annientandosi grazie al modo osceno di costruire. E così l’uomo, che non si accorgeva, si rattristava senza capire il perchè.
Vi siete mai spiegati perchè l’uomo di oggi, che sia ricco o povero, entrambi schiacciati da questa crisi planetaria, è così pauroso?
Non si investe perchè non si sa in che cosa investire e qualunque titolo può crollare da un momento all’altro.
Le famiglie sono costrette a lesinare anche su ciò che devono mangiare per paura di non arrivare alla fine del mese. Centinaia di piccole e medie imprese chiudono rinunciando a lottare.
Tutto questo, che è tremendo, non si chiama neanche paura, ma sfiducia. Che è molto peggio e più terrificante.
Sfiducia quindi nel prossimo e nello Stato che ti abbandona, sfiducia nel tuo vicino di casa, che si espande a macchia d’olio e anche con i tuoi figli sei guardingo.
E allora? Perchè tutto questo pessimismo? Ve lo siete mai chiesto? Io sì.
Perchè ovunque vai, ovunque ti volti, non si vede uno straccio di segno che sia un segno o un colore anche pallido che da qualche parte spunti e ti dia la speranza che qualcosa cambi.
Che si metta in moto un che di possibilmente tangibile dai risultati imnediti e non a lunga scadenza come promette la politica: “In cinque anni faremo questo, abbasseremo le tasse, l’Imu, chi se ne frega del Sud, separeremo la Lombardia dal-l’Italia. Usciremo dall’Euro” (frase maldestra che anche il nuovo purtroppo pronuncia).
Insomma ciò che serve è qualcosa che incoraggi.
Qualcosa di concreto, di solido, in modo che lo si possa vedere con la luce dei nostri occhi senza aspettare domani ma ieri, prima che le elezioni ci dividano.
E allora sarà  giusto e sacrosanto fare il tanto atteso confronto fra i politici, compreso Grillo.
Tutti insieme appassionatamente per buttare giù viale Sarca, o qualche altra via in qualunque città  d’Italia.
Insomma, io non so come dirlo ed è probabile che non riesca a rendere bene l’idea di ciò che vorrei farvi capire. Certo non è facile.
È un po’ come quando i politici dicono e ripetono fino alla noia cose come: “Dobbiamo incrementare la crescita” — ma non ci dicono come — “dobbiamo creare posti di lavoro” — ma non ci dicono come.
Per cui, proverò a fare un esempio di basso profilo politico su Milano, che nel caso specifico ritengo invece un vantaggio.
In fondo a viale Sarca qualcuno ha costruito una serie di palazzi messi a schiera come dei giganteschi ossari, dove purtroppo andranno ad abitare delle persone vive che respirano. Se per esempio li demolissimo tutti e in quella ampia zona ricreassimo un quartiere con i tratti della vecchia Milano per ritrovarne il volto, dove tutto era a misura d’uomo, con i piccoli negozi in cui era inevitabile scambiarsi uno sguardo, un saluto di serena convivenza, a differenza degli asettici centri commerciali, nei quali invece lo abbassiamo lo sguardo per non perdere tempo.
Ecco io penso che, se lo potessimo fare, tra abbattere il brutto e ricostruire il bello, potremmo dare lavoro come minimo a due-trecento persone, senza contare l’indotto che ne deriverebbe sia dal punto di vista materiale che sentimentale .
Poichè la cosa più eclatante è l’energia positiva che si sprigionerebbe durante la creazione di un opera all’interno della quale, una volta completata, tornerebbero a rifiorire il sorriso e la gioia di abitare in un quartiere che la gente ama.
E quando si ama niente ti può fermare, il gioco dei sorrisi è già  nell’aria e ti sussurra cose nuove da fare, fino a ritrovare anche il gusto di aggiustare e non di gettare una cosa quando si rompe.
Ma il popolo, come dice il proverbio, “ha il governo che si merita”.
Quale sarà  dunque il “prossimo” che ci meritiamo?
Stavolta la risposta non si farà  attendere molto. Mancano solo tre giorni al responso e la sorpresa credo che sarà  grande: nonostante la partitocrazia si affanni a divulgare che, quand’anche Grillo vincesse, non sarebbe comunque in grado di governare perchè non ha esperienza.
Certo, questo è vero.
Ma quelli che hanno esperienza fin ad ora dove ci hanno portato?
Se è vero che invochiamo il cosiddetto cambiamento, non abbiamo altra scelta. Dobbiamo votare per lui, pur sapendo che qualche disagio non mancherà  proprio a causa della sua inesperienza.
Nessuno nasce imparato e il suo movimento imparerà  presto.
Del resto non c’è cambiamento, qualunque esso sia, che possa sfuggire a un periodo di scombussolamento e quindi di assestamento.
Se davvero vogliamo il cambiamento, dobbiamo affrontarlo con tutte le sue conseguenze.
Anche Ambrosoli, che è un bravo avvocato, non ha esperienza di governo, ma dobbiamo votare per lui se vogliamo che le cose cambino, perchè lui è il nuovo.
La Lombardia è il grande punto di riferimento per tutta l’Italia.
E Ambrosoli è l’uomo giusto. Per come parla, per come ride e per come guarda.
Io mi fido di lui e con lui mi piacerebbe intrattenermi in una conversazione interessante su quella che sarà  “la grande Prateria Lombarda”.

Adriano Celentano
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IN PIAZZA DEL DUOMO TRA I DELUSI DI CARROCCIO E SINISTRA: “LUI CI VENDICHERA'”

Febbraio 20th, 2013 Riccardo Fucile

“VOGLIO SENTIRMI POPOLO CONTRO I SIGNORI DEL BLA BLA BLA”…”IO CI AVEVO CREDUTO NELLA LEGA…MAI PIU’, MAI PIU'”…. “GRILLO NON MI PIACE QUANDO DICE COSE DI DESTRA, MA ALMENO QUALCOSA CAMBIERA'”

A forza di andare indietro non resta che l’ingresso fedeli.
Sul sagrato del Duomo la base metallica del cartello diventa una specie di zattera per quelli che non vogliono finire con la schiena attaccata al portone della cattedrale, con lo sguardo chiuso da questo muro di folla.
Beppe Grillo è un punto lontano sotto il monumento a Vittorio Emanuele II, e in mezzo ci sono – almeno – altre trentamila persone venute per credere a questo strano animale politico, pronte a sentirsi nuovamente «popolo» contro l’èlite, non importa quale, se romana, bancaria o europea, nel lessico a cinque stelle è il concetto che conta, non la nota a margine.
«Voglio sentirmi popolo contro i signori del bla bla».
Con la sua bella faccia da brianzolo rubizzo, l’assicuratore Mauro Molteni non sembra avere una vendetta da consumare, ma l’apparenza inganna.
«Io ci avevo creduto, al Bossi. Ho votato Lega fino al 2010. Mai più, mai più».
Non ci sarà  un altro luglio a Pontida, come era avvenuto sempre dal 1992, quando era ancora dalla parte giusta dei trent’anni e sa Dio quanto ne è passato di tempo.
Se adesso è qui, al primo gazebo M5S appena fuori dalla Galleria, con sottobraccio la sua cartella di pelle e il cappello di feltro in testa, circondato da giovani attivisti che in verità  e in confidenza gli sembrano «un po’ sinistri», firmando a tutto spiano petizioni sul quorum zero «che a dire il vero manco so bene cos’è», la colpa è soprattutto di un cliente che gli ha pagato un assegno a vuoto nel luglio 2012.
«Abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegga. La legge italiana non fa niente, io mi sono sentito abbandonato. E la Lega Nord meglio lasciar stare».
Come se parlasse di una donna che lo ha tradito, della delusione di un amore al quale aveva consegnato tutto se stesso.
Il Molteni, come si definisce quando parla di sè come esempio di una piccola parte per il tutto, in realtà  è portatore di concetti che non si applicano a un solo blocco sociale o politico.
Per quel poco che conta, il nostro sondaggio artigianale su quaranta elettori grillini in una piazza Duomo dove non c’era posto per uno spillo e per il dubbio contava 21 delusi Pd, 8 delusi Lega Nord, 5 del Pdl, e sei debuttanti nell’urna.
La folla di Grillo è fatta di strati trasversali che in comune hanno solo il lessico, l’utopia del popolo contro l’istituzione, la voglia di sentirsi al centro di qualcosa, e una delusione più dolente che rabbiosa verso la politica di ieri e oggi.
A fede rovesciata, in ogni senso, con il voto del suo ultimo decennio pencolante tra Rifondazione e i Ds-Pd, il bancario in pensione Gigi Radaelli non è altro che un Molteni di sinistra: entrambi sono giunti stanchi sulla sponda di Grillo, con più fatalismo che entusiasmo.
«Non credo che lui possa essere l’uomo del rinnovamento, ma può diventare l’innesco che lo fa cominciare» dice guardandosi intorno guardingo, come se avesse paura di essere riconosciuto.
Oggi gli fa strano essere qui. Lui che sul tram 16, una volta era il 15, ci era salito con il suo papà  operaio e la bandiera rossa in spalla per i funerali di piazza Fontana, ci era salito per le assemblee del Movimento studentesco, e anche due anni fa, a sentire Nichi Vendola che celebrava la conquista di Milano per interposto Giuliano Pisapia. «Ma adesso stanno tutti con Monti, stanno con quella che piange quando mi taglia la pensione. E io cosa devo fare? Grillo mi fa schifo quando dice cose di destra, ma almeno cambierà  qualcosa».
Anche qui, molta rassegnazione e una totale assenza di rabbia.
Quel rancore che il sociologo Aldo Bonomi poneva alla base del successo leghista non si è travasato nella moltitudine grillina che si dimostra meno aggressiva nelle parole e nei gesti, spesso consapevole e informata, seppure da una unica fonte.
Qui prevale il fascino della proposta nuova, mischiato alla speranza di sentirsi parte di un progetto, sentimento prevalente quando l’età  si abbassa.
«Ho sempre votato Pd, adesso mi piace sentirmi svincolato». «Oggi c’è profumo di novità ».
Dal palco arrivano rimbombando frasi ormai note, parte di un repertorio ben collaudato che prevede il continuo ricorso alla semplificazione della complessità . Stefano Tiziano e Carmelo Chiudenti, 29 primavere cadauno, hanno smesso da un pezzo di ascoltare.
Per loro va bene così. Si fanno fotografare da familiari e passanti con la maglietta del M5S, reclute al loro primo gesto politico, elettori pentiti del Pd nonchè operai in sciopero di quella Trenord croce dei pendolari brianzoli.
«Quelli come noi non li vuole più nessuno, tranne Grillo. Non importa ciò che dice, ci basta un cane da guardia contro i ladri».
Le cose sono sempre più complesse di come appaiono.
Anche la tesi ricorrente del voto giovane come unico serbatoio del M5S sembra vacillare, in questa piazza dove non eravamo gli unici con i capelli bianchi, anzi.
Ci sono donne come Loredana Flacco, che lavora in una cooperativa per il reinserimento delle persone svantaggiate e si chiede perchè nessuno si occupa mai dei più deboli. «Tanto vale mettere alla prova questi».
Come i due ferrovieri trasformati in uomini-sandwich, anche lei sta cercando «qualcuno che mi ascolti».
La psichiatra Daniela Ghirardi è certa di averlo trovato. Ha portato la sua amica Paola, insegnante, scettica di sinistra.
Quando Grillo comincia a parlare di speranza che qualcosa cambi, perchè è l’intenzione che crea la realtà  nuova, applaude anche lei.
Un altro voto conquistato.
Tra pochi giorni ci chiederemo come è potuto accadere.
Ma forse è da molti anni che abbiamo già  la risposta.

Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)

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