Destra di Popolo.net

GRILLO SI BEVE MILANO: “NOI PRIMA FORZA POLITICA DEL PAESE”

Febbraio 20th, 2013 Riccardo Fucile

“PARTITI ARRENDETEVI SIETE CIRCONDATI DAL POPOLO ITALIANO. USCITE CON LE MANI ALZATE: NESSUNO VI TOCCHERà€”

Nei giorni dei sondaggi vietati, la statua di Vittorio Emanuele II offre un’eloquente panoramica elettorale: piazza Duomo, alle sei di un pomeriggio gelato, è straripante. Ottantamila persone si scaldano gridando “Beppe, Beppe”.
Il servizio d’ordine si agita parecchio, troppa gente da gestire, la stampa che sgomita, teste che sbucano da tutte le parti attorno alle transenne.
Moltissimi fotografi si arrampicano sul monumento equestre, alle spalle di un palco “pagato niente”: “Domenica quello, faraonico, di Bersani è costato 18mila euro. Noi qui siamo tutti volontari”, raccontano.
Tre ragazzine saltano sul palco mentre cantano di energie rinnovabili, rispetto per le donne, evasione fiscale.
Intanto il camper di Grillo, stanco ma felice dopo le settanta date dello Tsunami tour, è sotto assedio: ci sono televisioni da mezzo mondo, giornalisti ma anche ragazzini con lo smart phone che vogliono fare una foto.
L’età  media del pubblico è bassa, i giovani sotto i trent’anni sono la maggioranza. Quando Grillo sale sul palco, tre minuti prima dell’orario previsto, lo accoglie un applauso che non finisce più: “Bè c’è poca gente, speravo meglio. So che qui ci sono stati altri comizi, si sente un po’ odore di naftalina”, è solo la prima frecciatina al centrosinistra.
Subito cerca di stanarli. “Sono lì da qualche parte, i vecchi politici. Arrendetevi: siete circondati dal popolo italiano. Arrendetevi e vi prometto che non useremo violenza su di voi. Vi accarezzeremo come si fa con i malati di mente”.
Il consiglio, più volte ripetuto, è “andate a casa”.
Perchè un’epoca è finita, non è più tempo della politica per pochi che rubano tanto: ora è il momento di cambiare.
Anzi è già  successo tutto, si tratta di certificare con il voto “una visione a due generazioni, non a due legislature”.
Il messaggio è chiaro.
Dopo le polemiche sull’annullamento dell’intervista a Sky, Grillo torna a parlare di televisione dalla piazza: “A quali domande dovrei rispondere? Dicono: chissà  chi c’è dietro Grillo e Casaleggio? Dietro di me ci sono io e dietro Casaleggio c’è Casaleggio, due persone che cercano di fare qualcosa per gli altri. Una cosa che i politici non riescono a capire perchè non è nel loro Dna. Ma io sono qui perchè ho avuto più di quello che meritavo e voglio contraccambiare. Voglio essere utile”.
Le cinque stelle si sono moltiplicate.
Così tanto che non ci crede nemmeno lui. E quasi quasi tutte queste persone, queste aspettative, le responsabilità  che ne possono derivare fanno paura: “Era imprevedibile questo, chi se lo aspettava? Siamo nati tre anni fa senza soldi, con i giornali e le televisioni contro. E adesso siamo la terza, anzi no la seconda, anzi no la prima forza politica del paese”.
Si vede che Grillo è allenato: va a braccio, il discorso non s’interrompe anche quando passa dal programma alla critica degli avversari (“il nano” e “Gargamella”, Berlusconi e Bersani).
“Il nano dice che la politica si fa per passione e non per opportunità : capite lui, lui l’ha detto. E poi che Pdl deve avere liste senza condannati. Ma allora chi si iscrive?”.
E poi: “Se qualcuno crede in Berlusconi allora questa sera deve andare a casa, aprire la lavatrice e parlare con Mastro Lindo”.
Ci ridarà  l’Imu, il cavaliere: “Poi 4 milioni di posti di lavoro e ci metterà  anche un set di pentole e un corredo di lenzuola”.
Una barzelletta che ha fatto troppi danni.
Arriva anche il turno della sinistra e delle banche: “Mps è il più grande scandalo finanziario di questo Paese. E non se ne parla più”.
Urla poco e dosa le parolacce, due o tre i vaffanculo registrati.
Non ne ha bisogno: parla di un paese spaventato e umiliato, di persone senza lavoro e senza più speranza: “Vengono da me e mi dicono: fai qualcosa, siamo disperati. Chi ha una moglie malata o un figlio disabile. Vedi gente con gli occhi bassi che si vergogna di andare alla Caritas a chiedere da mangiare”.
Massì, gli diano pure del populista: “Intanto però comincino a tagliare dall’alto, dal Presidente della Repubblica che ha tre Maserati a disposizione. Basta. Via”.
Applausi e cori, la gente urla “Tutti a casa”. I sacrifici sono inevitabili, “ma facciamoli tutti insieme. Prima di tagliare la sanità , la scuola, la ricerca, tagliamo i privilegi e gli F35, i fondi per le missioni di pace”.
Sul palco arriva l’amico di sempre Dario Fo, con l’immancabile sorriso. “Ricordo dopo la fine della guerra, una festa come questa. Allora noi siamo riusciti a ribaltare tutto. Fatelo voi, adesso. Tutti vogliono sapere che cosa è questa cosa straordinaria, non mollate per favore”.
Il comizio finisce così come era iniziato. Grillo saluta con una promessa: “Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno, non hanno più scampo”.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO FA IL PIENONE ANCHE A MILANO, OPERAZIONE SORPASSO PDL IN ATTO

Febbraio 20th, 2013 Riccardo Fucile

A ROMA FORSE ANCHE DARIO FO E CELENTANO SUL PALCO

«Il mio grido è arrendetevi, siete circondati dal popolo italiano». Così Beppe Grillo ha cominciato il suo comizio in Piazza Duomo a Milano, alla presenza di migliaia di persone rivolgendosi alla “vecchia politica”.
«Arrendetevi – ha aggiunto Grillo – e vi prometto che non useremo violenza su di voi, vi accarezzeremo come si fa con i malati di mente. Dovete andarvene finchè siete in tempo».
Intanto “l’onda nuova” di Adriano Celentano potrebbe riempire piazza San Giovanni a Roma, prossima tappa del tour.
Un verso di “Ti fai del male”, l’ultimo brano del Molleggiato suona più o meno come un endorsement a favore di Beppe Grillo.
Tanto che si fa sempre più insistente la voce su una partecipazione a sorpresa dello stesso Celentano al comizio di chiusura dello tsunami tour, venerdì a Roma.
Dallo staff di Grillo non danno certezze ma ammettono che qualche possibilità  di vedere il Molleggiato intonare il suo ultimo motivo anti-astensionismo in piazza San Giovanni c’è.
Così come, spiegano, non è da escludere la presenza di Dario Fo, il premio Nobel che con Grillo e Gianroberto Casaleggio ha scritto “Il Grillo canta sempre al tramonto”, libro approdato in libreria da qualche giorno.

(da “La Stampa“)

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L’ULTIMA TROVATA DI GRILLO, IL COMIZIO TRA I PENDOLARI

Febbraio 20th, 2013 Riccardo Fucile

VENERDI ARRIVERA’   A ROMA PARTENDO DA VITERBO SU UNA DELLE LINEE REGIONALI PIU’ DISAGIATE

E vai con i pendolari! Ma letteralmente.
Venerdì 22, prima di chiudere a piazza San Giovanni, Beppe Grillo arriva da Viterbo a Roma sul treno regionale.
Si tratta di una linea affollata e disgraziatissima. Una linea ferroviaria che nell’ultimo rapporto “Pendolaria” Legambiambiente colloca al secondo posto dopo la Circumvesuviana.
Chi la frequenta tutti i giorni ha potuto sperimentare: scoppi di motori nel vagone di testa (1998), errori di binari e schianti su escavatrice (2003, due vittime), caduta di fulmini sui cavi elettrici (2006), protesta con occupazione di binari alla stazione di piazzale Flaminio (2006 e 2007), incidente con automobile al passaggio a livello (2008), tamponamento con altro treno (2010), blocco della corsa per furto di rame (2011), arresto del treno in piena campagna, a Cesano, per via del maltempo (2012, testimonianza: «Camminavamo nella neve rasente i binari come deportati…»).
Tutto questo senza considerare i ritardi, le disdette delle corse, lo stato dei servizi igienici, l’aumento dei biglietti e degli abbonamenti, la ressa, il freddo, il caldo, le discussioni, gli spintoni e gli svenimenti.
Nell’anno giubilare Duemila i due contendenti alla regione Lazio, Badaloni e Storace, salirono a bordo sia pure separatamente per condividere l’esperienza e far sentire la loro prossimità  ai pendolari.
Ma a distanza di 13 anni la situazione non dev’essere poi troppo cambiata.
Grillo lo sa, o qualcuno gliel’ha detto, e comunque lui ha messo a frutto l’informazione, in tal modo portando a compimento lo tsunami tour insieme a una delle categorie più disagiate della società . In tutta Italia, secondo un recente rapporto del Censis, i pendolari (non solo quelli che viaggiano sui treni) sono comunque 14 milioni, un milione in più di quanti erano nel 2007.
Tutto lascia pensare che sia una massa più o meno inferocita dalle condizioni in cui viaggia ogni giorno.
Ora, la rabbia è già  uno sterminato terreno di conquista per il M5S.
Ma nel momento in cui, sia pure per un’oretta, il suo leader sceglie di condividere di persona difficoltà  e sofferenze di vasti strati della popolazione, ecco che questa scelta diviene non solo una trovata, ma una risorsa elettorale che nel novero delle rappresentazioni grillesche ha la stessa origine incandescente, la stessa carica populista e la stessa potenza d’immedesimazione suscitate dall’attraversamento a nuoto dello Stretto, dal matinèe scarmigliato fuori dal Viminale per la consegna dei simboli e dai comizi tenuti in piazza nonostante il gelo e la pioggia.
Tanto più se si considera che le ferrovie, in politica, non sono del tutto innocenti e anzi potrebbero mettersi a carico dei potenti come un ulteriore veicolo di privilegi.
Vero è pure che ogni tanto qualcuno piomba a Roma in treno.
Senza riandare a Mussolini, che prudentemente all’indomani della marcia su Roma giunse alla stazione Termini in vagone letto, o a Borghezio che saliva sui regionali con l’intento di molestare le prostitute nigeriane con il flit, i precedenti della nomenclatura impongono il ricordo del «Rutelli Express» (2001) e a suo modo anche quello del «Nerone Express» della Lega.
Anche Prodi, d’altra parte, viaggia spesso sul Frecciarossa, e lo stesso Monti, con il suo trolley, e Casini e ovviamente Montezemolo, che ha lanciato “Italo”.
Di recente perfino il Cavaliere ha scelto quel mezzo, istantaneamente ricevendo gli osanna di Daniela Santanchè: «Evviva! E’ iniziato il cambiamento! Berlusconi in viaggio verso Roma, tra la gente!».
Per la cronaca: nello scompartimento, insieme alla gente e ai fotografi, c’era anche la fidanzatina elettorale, ma seduta dietro.
E tuttavia — senza che suoni come demagogica concessione alla logica delle performance o a quella di un astuto e superbo egualitarismo che dura quanto la campagna elettorale — nessuno di loro risulta aver mai condiviso le privazioni, le lentezze, gli spifferi, la calca e gli improperi di un bel treno denso e carico di pendolari.
Ed è forse un peccato, o più laicamente un’occasione persa: perchè vivere la vita degli altri, specie se meno fortunati, restituisce umanità , aiuta a capire e magari aguzza pure l’ingegno — che con l’aria che tira ce ne sarebbe abbastanza bisogno.

Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)

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NEL PDL ORA E’ PANICO DA SORPASSO, BERLUSCONI DICHIARA GUERRA ANCHE A GRILLO, MA STA PERDENDO ANCHE LA LOMBARDIA

Febbraio 19th, 2013 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE EVOCA “I BROGLI DEL 2006” MA PISANU LO GELA: “FANDONIE DI UN BUGIARDO INCALLITO E ALTERATO”… DATE PER PERSE CAMPANIA E LAZIO, IN BILICO LA SICILIA E AMBROSOLI HA RAGGIUNTO MARONI

Adesso è panico da sorpasso. Gli dà  del «fenomeno da baraccone», del «cattivissimo nell’intimo», perfino del «pericolo per la democrazia», in ultimo del capo di «una banda di scatenati che balcanizzerà  il Parlamento».
Ma se Silvio Berlusconi alza ancor più il tiro contro il leader del M5s è perchè sul Pdl aleggia da 24 ore lo spettro di un clamoroso testacoda proprio a beneficio di Beppe Grillo.
«È lì a un’incollatura e se quello continua a crescere è una rovina» confida più di un dirigente dal quartier generale di via dell’Umiltà .
Chi è rimasto fuori o sa di non potercela fare si prepara già  alla resa dei conti dal 26 febbraio. «Li abbiamo raggiunti, anzi superati » è l’annuncio del Cavaliere per galvanizzare il migliaio e passa che affolla la Fiera di Milano, ad apertura delle ormai consuete due ore di comizio, sempre più in stile Fidel Castro.
La realtà  degli ultimi report e sondaggi sulle regioni chiave alimenta sospetti e paure, nel dietro le quinte delle kermesse.
Occhio alle battaglie regionali per il Senato.
La Campania del «disimpegnato» Nicola Cosentino, viene data per persa.
Stesso discorso per il Lazio, dove l’emorragia di ex An peserebbe più del previsto.
A sorpresa, diventa in bilico la Sicilia in cui tutti i dirigenti locali del Grande Sud hanno lasciato Miccichè per sposare la lista del governatore Crocetta.
Mentre il vantaggio di Maroni in Lombardia si sarebbe assottigliato fin quasi ad azzerarsi nell’ultima settimana.
E in tutte le piazze chiave, l’esodo di indecisi e scontenti si registra a beneficio di Grillo e della sua lista.
«Non ho paura di lui, non va in tv perchè affiorerebbe la sua cattiveria: affidargli lo Stato sarebbe come dare un computer a un bambino di tre anni» lo attacca Berlusconi da ogni tribuna. E i toni del suo rush finale si impenneranno fino alla puntata finale di venerdì da Napoli.
La giornata di ieri si apre con breve passaggio al San Raffaele per una congiuntivite emorragica, come rivela lo stesso leader Pdl giustificando il ritardo a Monza.
Al comizio serale invece un contestatore isolato viene allontanato e minacciato dai militanti. «È il solito juventino», apostrofa il leader dal microfono, prima di sdrammatizzare: «Guarda che ti scateno contro la Santanchè e la Ravetto».
Finchè non scoppia il parapiglia anche tra gli stessi supporter berlusconiani.
È il comizio che segnerà  anche la pace fatta tra il capo e Maroni dopo dieci ore di gelo.
In mattinata Berlusconi dalla Confindustria di Monza aveva avvertito: «Se la Lega ci crea problemi al governo, possiamo sempre far cadere la giunta delle tre regioni» dove governano. Minaccia non nuova, ma capace di far saltare il tavolo alla vigilia della decisiva sfida lombarda. Alle 18.30 i due si abbracceranno sul palco della Fiera di Milano, per la prima e unica uscita insieme. «Il mio presidente preferito e non solo del Milan» dice Maroni.
E Berlusconi: «La Lega sarà  un solido e leale alleato».
Poi il Cavaliere torna alla carica contro «il centrino di Monti, ormai sotto il 10 per cento, se noi cialtroni, loro dilettanti al governo ».
Ma quando invita i suoi a «non farsi infinocchiare come nel 2006», rievocando «i brogli della sinistra» e quella notte in cui «Pisanu mi raggiunse con champagne per brindare alla vittoria» poi dileguata, deve incassare la pesante replica del presidente dell’Antimafia: «Solo un bugiardo, incallito e alterato può dire tali fandonie sulla notte degli scrutini del 2006. Tutto si svolse con assoluta regolarità  come stabilirono le commissioni elettorali».
Anzi, l’ex capo del Vininale rincara e lo mette in guardia: «Quella notte e nei giorni successivi, il ministro dell’Interno fece fino in fondo il suo dovere per evitare che i risultati fossero messi in discussione. Se Berlusconi vuole che gli rinfreschi la memoria sono pronto a farlo».

Carmelo Lopapa
(da “La Repuibblica”)

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QUANDO GRILLO NEL MARZO 2011 DICEVA DI ANDARE NEI TALK SHOW

Febbraio 17th, 2013 Riccardo Fucile

“QUANDO VI INVITERANNO ANDATECI DECISI, QUATTRO BELLE PAROLE BEN DETTE ALLA GENTE CHE E’ A CASA”… UN ANNO DOPO CI ANDRANNO FAVIA E LA SALSI E SARANNO CACCIATI

Grillo ha mentito. Per mesi il comico ha ripetuto che gli attivisti non dovevano partecipare ai talk show.
Lo ha scritto anche sul suo blog il   31 ottobre 2012, nel post intitolato “Il talk show ti uccide, digli di smettere”, che ha portato poi all’espulsione di Federica Salsi e Giovanni Favia accusati di aver partecipato a trasmissioni televisive.
Lo aveva scritto con chiarezza anche nel post pubblicato l’8 maggio 2012: “Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità  non solo ai presenti, ma all’intero MoVimento. Nei talk show il dibattito avviene con conduttori di lungo corso e con le mummie solidificate dei partiti. C’è l’omologazione con il passato. Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare. Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà  una scelta di campo”.
Infine, durante lo Tsunami tour, aveva precisato: “Non ho detto di non andare tv, ma di non andare nei talk show”.
Invece Grillo nel 2011 aveva detto agli attivisti del M5S — pubblicamente e proprio in compagnia di Giovanni Favia — di andare nei talk show.
Nel video che ho rintracciato su You Tube, pubblicato il 23 marzo 2011, il comico genovese al minuto 2.36 dice: “Quindi vi porteranno nei talk show. Andateci decisi. Quindi, belle cose dette. Quando vi fanno delle domande scorrette, voi parlate alla gente che è a casa. Quattro parole, benissimo. S’impara”.
Poi prosegue elogiando Valentino Tavolazzi, l’altro esponente del M5S poi espulso: “Voi avete qua uno dei più grandi city manager che ci sono oggi in Italia, che è Tavolazzi. Se avete problemi di interpretare un bilancio, di vedere cosa c’è, è il massimo esperto che c’è oggi”.
Nei giorni scorsi Grillo aveva poi annunciato con un video su Facebook di voler tornare in tv, su Sky, ma ha cambiato idee nelle ultime ore.
Nel suo video su Facebook diceva:   “Sono in televisione. La facciamo, la facciamo l’ultima settimana su Sky. Comunque la televisione non è più il mezzo. Chi va in televisione perde voti. Chi va in televisione si gioca il proprio futuro. Non pensiate che andare in televisione sia il mezzo per essere eletti e prendere voti. E’ esattamente il contrario. Io lo faccio perchè me l’avete talmente menato, ma talmenbte menato, che devo andarci”.
Molti attivisti del M5S si sono chiesti: se dunque la tv non è più il mezzo, perchè Grillo ora ci va?
Se fa perdere voti, perchè annuncia di ritornarci a pochi giorni dalle elezioni?
E se chi va in televisione si gioca il proprio futuro, perchè ora lui espone a questo rischio il Movimento 5 Stelle?
Sono forse queste contraddizioni circolate in Rete che hanno fatto poi decidere a Grillo di non andare più su Sky?
Lo stesso giorno in cui il comico annunciava il ritorno in tv, Giancarlo Cancelleri, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Sicilia, pubblicava proprio su Facebook lo spot dei grillini intitolato: “Spegni la tv, accendi la testa” e l’incoerenza si è resa subito evidente.
La verità  è che siamo di fronte a una scelta “opportunista”, ha dichiato Federica Salsi a Repubblica Tv, evidenziando poi che “Grillo cambia spesso idea”.
Dunque Grillo dice e si contraddice, e forse cambia le regole in corsa mettendo alla porta gli attivisti del M5S che alzano la testa ed esprimono la propria opinione, come nel caso di Favia e Salsi.
E’ un metodo che non approvo, come ho scritto in questo post.
Ed è evidente quindi che, dopo le elezioni politiche del 2013, trascorsi alcuni mesi per smaltire l’euforia della vittoria dei grillini, ritornerà  il problema della democrazia interna, nel tentativo di gestire un centinaio di parlamentari con un metodo verticistico, dove uno vale più degli altri.

Enzo Di Frenna
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CHE FAI BEPPE, SCAPPI? QUANDO NON SI VOGLIONO DOMANDE E’ PERCHE’ NON SI SANNO LE RISPOSTE

Febbraio 17th, 2013 Riccardo Fucile

GRILLO RACCOGLIE LO SCONTENTO MA NON PUO’ SEMPRE FUGGIRE A CONFRONTARSI SULLE SOLUZIONI… A SCATOLA CHIUSA VOTANO SOLO I COGLIONI (E IN ITALIA GIA’ ABBONDANO)

D’accordo, è una strategia. Va bene, la campagna anti-tv funziona soltanto se non vai in tv.
Siamo tutti del parere che Beppe Grillo è a suo modo un genio della comunicazione, costringe le televisioni a occuparsi di lui, è in video più di chiunque altro ma può dire in piazza che a lui la tv gli fa schifo e non gli serve per trovare voti.
Chapeau.
Ma che senso ha sfilarsi dall’intervista concordata su Sky stasera con un tweet? E senza dare spiegazioni.
E’ un leader serio uno che fa così?
Da Savona si limita a strillare: “I politici vanno in tv, ma che cosa ci vanno a fare? Io ho rifiutato, e credo di aver fatto bene. Questi vanno e poi dicono tutto e il contrario di tutto. Sono dei ridicoli, devono andare a casa”.
E allora perchè aveva preso l’impegno per l’intervista? (En passant, i giornalisti saranno pure servi di un sistema da abbattere, ma sono pure lavoratori dipendenti che meritano un minimo di rispetto).
Caro Beppe, ti rivelo un segreto: sei un politico anche tu. E da un bel pezzo, ormai.
E lo sono anche i ragazzi del Movimento 5 Stelle che si preparano a entrare in Parlamento.
E’ una dura realtà  a cui dovete rassegnarvi.
C’è qualcosa che comincia a essere inquietante nella strategia di comunicazione di Grillo e dei suoi.
Loro le domande proprio non le vogliono. E non credo sia soltanto una forma di ribellione al sistema.
E’ che, secondo me, Beppe e gli altri temono le domande perchè non sanno le risposte.
Perchè se ti chiedono come pensi di rinegoziare il Fiscal Compact non puoi rispondere “Tutti a casa”.
E magari se dici che Monte Paschi ha un buco da 21 miliardi — come ha fatto Grillo ieri — ti chiedono cosa hai fumato e devi spiegare perchè inventi numeri. E così via.
Non è vero che tutti i talk show sono pieni di giornalisti cattivi servi del sistema pronti a fare il trappolone al povero grillino indifeso.
Ma è vero che se il grillino suddetto dice idiozie, la cosa si nota.
Comincio a pensare che Beppe non abbia alcuna fiducia nei suoi candidati.
Che li consideri semplici pigia tasti che in Parlamento attueranno le direttive impartite da Genova (e dal sempre misterioso Casaleggio).
Che lo slogan “uno vale uno” non sia un’esaltazione dell’uguaglianza e della dignità  del singolo, ma un invito un po’ sovietico a evitare di pensare con la propria testa.
Grillo non manda i candidati neppure alle tribune elettorali sulla Rai. Cioè spazi praticamente istituzionali.
Viene proiettato uno spot con le piazze piene (che, almeno in questo caso, non dovrebbero essere la premessa a urne vuote).
Perchè? Che messaggio è?
Davvero qualcuno può credere all’immediata applicabilità  della democrazia diretta?
Anche le rivoluzioni richiedono il loro tempo.
In attesa di decidere tutto per referendum, i grillini dovranno andare nelle commissioni parlamentari, presentare emendamenti, fare discorsi in aula, votare.
E io sarei curioso di sapere cosa pensano, di farmi un’idea se sono capaci o no.
I futuri parlamentari di altre liste, più o meno, abbiamo imparato a conoscerli.
E vedere certi candidati della lista Monti in tv ha senza dubbio contribuito a far scendere il Professore nei sondaggi.
Ma coi 5 Stelle non si può giudicare in anticipo.
Bisogna votare a scatola chiusa.
Ed è un peccato.

Stefano Feltri
(da “il Fatto Quotidiano“)

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“QUESTA INTERVISTA NON S’HA DA FARE”: CAFON-GRILLO ANNULLA L’INTERVENTO PROGRAMMATO SU SKY PER STASERA

Febbraio 17th, 2013 Riccardo Fucile

L’EMITTENTE: “SI E’ TIRATO INDIETRO SENZA ALCUN MOTIVO”… LA DECISIONE COMUNICATA SU TWITTER: SE IL RISPETTO PER CHI LAVORA E’ QUESTO…

“L’intervista in diretta con SkyTg24, prevista per le 20.30 di oggi da Genova, non si farà ”. Lo scrive Beppe Grillo su Twitter.
Sarebbe stata l’unica apparizione in tv in tutta la campagna elettorale del leader del Movimento 5 stelle. Anche se, in realtà , l’intervista non si sarebbe svolta negli studi di Sky, bensì in collegamento dal camper del comico ligure.
Grillo aveva manifestato la sua volontà  di partecipare, l’aveva detto via twitter il 13 febbraio e lo aveva annunciato anche in radio, ma già  da ieri sera aveva cominciato a tentennare: secondo quanto riportato da Sky infatti “ieri sera ci è arrivata una comunicazione da parte dello staff del comico in cui si diceva che questo non è più il momento opportuno per fare un intervento televisivo”.
Dopo il tweet con la disdetta il leader M5S ha postato poi un nuovo messaggio sul social network in cui rimanda a un post del suo blog: “Ci sono due modi per fare campagna elettorale — si legge — Il primo serviti e riveriti nei salotti tv, magari con trasmissioni cucite addosso. Noi preferiamo il secondo: nelle piazze, tra la gente. Perchè la politica è delle persone. Per questo il 24 e 25 febbraio Votate per Voi MoVimento 5 Stelle. Ci vediamo in Parlamento, sarà  un piacere.”
Immediata la risposta di Sky.
”Beppe Grillo si è tirato indietro. Nonostante l’impegno preso e dopo aver annunciato in diverse occasioni, anche via twitter, il suo ritorno in tv per domenica 17 febbraio su SkyTg24, il leader del Movimento 5 Stelle fa sapere, senza alcun motivo evidente, che questa sera si sottrarrà  all’intervista”.
E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla rete.
“Il canale all news, diretto da Sarah Varetto — si legge ancora — sarà  comunque oggi pomeriggio a Genova con Fabio Vitale, per invitare Beppe Grillo a mantenere il suo impegno e farsi intervistare, come da accordi”.
E intanto, sempre su Twitter, l’account di Scelta civica scrive: “Beppe Grillo non più disponibile all’intervista a SkyTg24, il senatore Monti invece vuole il confronto. Questione di stile”.
Anche Pier Luigi Bersani, dal palco di Piazza Duomo a Milano dove si sta svolgendo la manifestazione del Pd in sostegno del candidato alla regione Lombardia Umberto Ambrosoli, ha commentato la decisione del comico: “Grillo ha detto che in tv non va, perchè là  qualche domandina devono fartela..”.
Per esempio, ha continuato il segretario, potrebbero chiedergli come fa “in piazza a Bologna a osare far cenno a Berlinguer e poi stringere le mani a Casa Pound”.
Inoltre, sempre sul suo blog, il leader genovese ha pubblicato un post in cui definisce il Movimento 5 Stelle come ”un movimento senza“. “Senza contributi pubblici. Senza sedi. Senza strutture. Senza giornali. Senza televisioni. Senza candidati pregiudicati. Senza candidati presenti in passato in Parlamento — si legge – Senza faccioni civetta presentati come capilista in tutta Italia. Senza compromessi. Senza inciuci. Senza leader. Senza politici di professione. Senza corrotti. Senza tangenti”.
Per questo, secondo Grillo, M5S ”vola in alto e sopra. E’ leggero, più leggero di una piuma. Imprendibile come l’aria. E arriverà  in Parlamento“.
E conclude: “Tutti a Roma in Piazza San Giovanni il 22 febbraio. Nulla sarà  più come prima”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LO TSUNAMI DI GRILLO INVADE TORINO: IN VENTIMILA A PIAZZA CASTELLO

Febbraio 17th, 2013 Riccardo Fucile

L’EX COMICO ATTACCA IL PD: SU MPS UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA… ORMAI SI PUNTA A SUPERARE QUOTA 20%

Il camper di Beppe Grillo si fa strada sotto al palco mentre piazza Castello è già  piena. Sono tantissimi, a Torino, al comizio-spettacolo del leader 5 stelle.
Persone di tutte le età , bambini sulle spalle dei genitori, ragazzi con telefonini e iPad alzati a riprendere tutto per poi postarlo su Facebook e dire: «Io c’ero».
Qualcuno non sa bene cosa aspettarsi: «Parlano di Sanremo. Forse è Crozza».
Oppure, quando annunciano la consigliera comunale Chiara Appendino: «Ah, sì, quella di X Factor».
C’è però chi è lì da prima, chi è venuto per una ragione: Beppe Grillo.
È una fredda giornata di sole con poche bandiere: due no Tav, qualche logo del Movimento, un vecchio drappello arcobaleno.
La gente urla «Fuori, fuori», «Beppe, Beppe».
Lui tarda, mentre a scaldare gli animi si alternano gli attivisti cittadini.
Denunciano scandali di destra e sinistra, dalla piazza arrivano fischi e buu per il sindaco Piero Fassino, per il governatore Roberto Cota.
Un trio di ragazze canta una canzone anticasta.
Grillo scende dal camper mettendo su la faccia sorpresa di chi non crede ai suoi occhi. Era chiuso a fare un’intervista con dei reporter della Bbc, gli unici cui è stato donato un cartellino stampa e che non devono battagliare mezz’ora per stare sotto palco.
Sale di corsa, prende la parola, è un boato.
Parte col repertorio degli ultimi giorni: «Il camper ce lo prestano, ci regalano salumi, formaggi, paghiamo il gasolio col baratto, questi ragazzi che lavorano con me fanno tutto gratis».
Non parla della raccolta fondi sul sito, non invita a donare come fanno i banner sul blog.
Vuole far risaltare la differenza tra i suoi, e gli altri: «Le facce di culo che vediamo in tv», urla subito prima dell’ovazione della folla.
Poi se la prende con la Rai: «Basta un canale, gli altri li vendiamo».
Con i giornali: «Mettono le foto di me che urlo, poi l’Espresso scrive: “Affideresti il Paese a uno così?”».
Chiama Repubblica «il Postal Market del Pd».
«Hanno scritto che invito Al Qaeda a bombardare il Parlamento. Ho ricevuto 252mila e-mail che mi dicevano: “Sì, ti prego, convincili” ».
Poi tocca alla Fiat, a De Benedetti, a Bersani-Gargamella, a Monti-l’esorcista.
Parla di un mondo in cui la paga di un ad non potrà  superare più di 12 volte quella di un operaio, in cui basta fare una legge che costringa i produttori di frigoriferi a smaltirli, in cui tutti avranno un reddito di cittadinanza.
Ma non tralascia ricette economiche care alla destra, come la possibilità  di uscire dall’euro («Bisogna deciderlo con un referendum») mentre accarezza il popolo delle partite Iva e dei piccoli imprenditori con l’ormai collaudato programma anti-tasse. Batte su Monte Paschi: «Serve una commissione d’inchiesta per i vertici del Pd dal ’95 a oggi», grida a gran voce.
«Il Pd non è andato a votare in massa perchè lo scudo fiscale conveniva anche a loro, per ripulirsi le tangenti ».
Una ragazza col caschetto rosso e la sciarpa a righe annuisce: «Fanno tutti schifo».
Continua con Napolitano: «Avessimo avuto un presidente vero avrebbe detto: “Fuori i nomi”, invece ha accarezzato la scrivania e dichiarato: “Privacy”».
Col Papa: «Ha fatto due twitter e si è accorto che la Chiesa era ferma a mille anni fa, che i preti devono potersi sposare e fare figli».
Con la giustizia, la burocrazia, i costi della politica: «I soldi li troviamo facendoci restituire un miliardo e mezzo di rimborsi elettorali».
La faccia cattiva la usa anche coi cameraman: «Questo è del Tgcom, non riprende la piazza, girala, girala. Ecco, hanno mandato la pubblicità !».
Urla, fischi, buuu.
La faccia buona la mostra invece ai candidati che parlano dopo di lui. E a chi lo aspetta di sotto.
Un uomo invalido gli racconta le peripezie e i problemi con l’Inps: «Ci penso io, facciamo un videino, ti aiutiamo noi».
Accarezza le ragazze, le nonne, i malati, le teste dei bambini.
Si ferma con i cronisti per dire che non c’è una nuova Tangentopoli, è peggio: «Quelli al confronto erano dilettanti. I partiti hanno smembrato tutto. Siamo pieni di macerie». Gli lasciano biglietti sotto al tergicristallo: «Beppe, salvaci tu».
Lui confessa: «Tutti mi chiedono qualcosa, ogni giorno staffilate al cuore».
Poi va via, destinazione Alessandria, terza tappa in un giorno.
Su Twitter mette una foto e scrive: «La piazza che le tv non vi faranno vedere». Continua col vittimismo della stampa che lo oscura, quando è tutta lì, tenuta a debita distanza da staff e servizio d’ordine.
Restiamo con chi smonta il palco: «2000 euro per l’impianto audio, noi candidati abbiamo messo 150 euro ciascuno».
Davide Bono spara alto: «Ci dicono che siamo al 21 per cento, ma vogliamo superare il 30. Di limiti, non ne vediamo più».

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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GRILLO ORA HA PAURA DI VINCERE: “SE FACCIO IL BOTTO POI SARO’ IN DIFFICOLTA'”

Febbraio 15th, 2013 Riccardo Fucile

IL LEADER M5S DOMENICA   A SKY… SU CANALE 5 IL 21 SFIDA SEPARATA TRA I TRE SFIDANTI PRINCIPALI

Dopo un mese di tsunami-tour e il vento in poppa nei sondaggi, Grillo deve ammettere che un po’ di paura ce l’ha.
Teme che il MoVimento 5 Stelle possa fare il botto, vincere.
«Se dovesse succedere saremmo anche un po’ in difficoltà  e dovremmo scegliere le persone in fretta. Noi saremo l’ago della bilancia».
Intanto, porta l’offensiva del “Vaffa” in televisione, dove eccezionalmente andrà  domenica. «Tornerò per un’intervista di 30 minuti dal camper, su SkyTg24 alle 20,30 e in chiaro su Cielo alle 21».
Dall’ex grillino, Giovanni Favia, ora candidato con Ingroia, un commento al veleno: «Tanto lui è peggio di Berlusconi…».
Ma Grillo se ne frega: le piazze sono piene, raccoglie consensi con gli attacchi ai politici Monti, Berlusconi, Bersani che sono più che vecchi, dice, «vengono dall’aldilà ».
In tv, a Canale 5, giovedì prossimo, andranno anche Monti, Berlusconi, Bersani, sorteggiati in quest’ordine: non una sfida a tre, ma 50 minuti di domande a testa con un conduttore e due giornalisti in studio, dalle 21 e 10.
Il “fattore Grillo” — benchè il M5S prenda voti soprattutto a Berlusconi e alla Lega — preoccupa, e molto, il Pd.
Il rischio — è il ragionamento di Bersani — è che Grillo superi Monti, diventando la terza forza politica del Paese e rendendo il prossimo Parlamento una trincea.
Tanto che il candidato premier del centrosinistra ha deciso di lanciare nel rush finale della campagna elettorale quattro proposte anti-casta.
Tra i primi atti di un governo Bersani ci saranno i tagli ai costi della politica, quindi un tetto agli stipendi dei manager di società  pubblico-private (mai sopra i 120-150 mila euro); una diminuzione dello stipendio dei parlamentari (non oltre 5 mila euro, come i sindaci di grandi città ); via i vitalizi per i consiglieri regionali (con risparmi tra i 1.200 e i 2.800 euro in meno per ciascuno); tagli agli stipendi degli «eletti regionali» (consiglieri, presidenti, assessori) che perciò guadagneranno tra i 4.200 e i 6.200 euro.
Un piano a cui ha lavorato Vasco Errani, anche perchè le ultime due proposte sono il risultato di un accordo tra le Regioni.
Per ora sono sulla carta, il prossimo premier dovrà  dargli gambe.
Alle Camere poi, i Progressisti porranno subito a una legge per la riduzione dei parlamentari, mentre il governo sarà  di 20 ministri.
Il leader del Pd vuole puntare su queste misure come antidoto concreto al «pifferaio» Grillo.
Che l’Italia cada nelle braccia dei populismi è il vero grande rischio: ripete Bersani
«Noi siamo il contrario del populismo — assicura — dove c’è sempre qualcuno che suona il piffero e il popolo deve andargli dietro».
E Vendola? «Andarsela a prendere sempre con lui, mi sembra un po’ esagerato, con tutti i problemi che ci sono, è uno sport inutile…», sbotta il segretario democratico durante una manifestazione a Benevento.
Monti fa retromarcia e nega possibili intese future con Vendola: «C’è stato un piccolo equivoco — spiega — con il leader di Sel siamo incompatibili ».
Però lancia l’allarme: «Con Berlusconi c’è il rischio di incendio finanziario, con Bersani meno ».
Tuttavia il Professore predica l’equidistanza: «Anche la coalizione di sinistra non dà  garanzie». Non tutte quelle che ci vorrebbero per rassicurare i mercati: è il mantra del premier uscente. Che incassa l’apprezzamento del commissario Ue agli affari economici, Olli Rehn in una lettera ai ministri delle finanze europei: «Le decisioni di bilancio prese dall’Italia dal novembre 2011 hanno convinto i mercati e fatto scendere i tassi».
Il premier uscente quindi si presenta come il garante davanti all’Europa.
E su Grillo: «Se cresce, è perchè i partiti hanno fatto un vero disastro», accusa.

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)

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