Gennaio 13th, 2013 Riccardo Fucile
I PIRATI CHE HANNO BATTUTO SUL TEMPO GLI ALTRI PARTITI, DEPOSITANDO SIMBOLI SIMILI A QUELLI DI GRILLO E DI INGROIA
“Beppe Grillo ci ha scippato il simbolo creato da noi nel 2007, lo abbiamo ripagato con la
stessa moneta”. Questa la versione di Andrea Massimiliano Danilo Foti, il 36enne di Catania che ha battuto sul tempo gli attivisti del Movimento 5 stelle consegnando per primo al Viminale il logo “farlocco” del tutto simile a quello del M5S.
Ad aiutarlo sono stati dei maghi delle “liste civetta”, gli uomini di votapirata.it in coda anche loro per presentare altri due contrassegni simili a quelli di partiti in lizza per le politiche del 24 e 25 febbraio.
Oltre infatti al logo a cinque stelle (rispetto all’originale manca solo la scritta “beppegrillo.it“), depositato da Foti, gli altri due pirati — Massimiliano Loda e Marco Manuel Marsili — registrano, il primo, un simbolo con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo con la scritta “Rivoluzione civile” (molto simile a quello del partito appena fondato da Antonio Ingroia); il secondo invece presenta il logo dei pirati con teschio e faccia di Johnny Depp.
Quella di Foti, spiega lui stesso, non è una vendetta ma una “battaglia di verità ”: “Alcuni anni fa, quando Grillo si limitava a certificare la bontà delle liste civiche, noi creammo l’idea delle 5 stelle come simbolo di qualità e pensammo di rappresentarla graficamente nel marchio che tutti conoscono. Grillo se n’è appropriato e abbiamo aspettato il momento giusto per far scoppiare il caso”.
Alla richiesta di fornire maggiori spiegazioni, Foti taglia corto: “Abbiamo un atto costitutivo, la documentazione e lo statuto sono stati registrati all’agenzia delle Entrate nel 2007”.
Ma chi è l’altro “pirata” che ha clonato il simbolo di Ingroia?
Si tratta di Max Loda, dirigente del “Partito pirata”: “Noi abbiamo favorito politicamente questa operazione, perchè riteniamo che dai meetup sia nato un patrimonio umano inestimabile — spiega Loda — Quando abbiamo notato la volontà di Grillo e Casaleggio di mollare tutto, abbiamo deciso di tendere una mano agli attivisti del comico genovese e di proporci come loro futura dimora”.
Ma questa mossa non mette a rischio le decine di migliaia di firme raccolte dai “cittadini con l’elmetto”?
Infatti, se il simbolo fasullo venisse riconosciuto valido, l’M5s dovrebbe presentarne uno nuovo corredato da nuove sottoscrizioni.
Una possibilità che lo stesso Grillo non ha neppure preso in considerazione: “Se ci saranno loghi simili che creano confusione, il Movimento 5 stelle non si presenterà alle elezioni”, ha detto il comico sottolineando che bisognerà attendere fino al 15 gennaio per sapere l’esito del ricorso presentato dai legali del M5S.
“Secondo noi — continua il dirigente pirata — i cofondatori del Movimento non hanno intenzione di fare politica per davvero, ma solo soldi. Temiamo che venga mandato ‘tutto in vacca’ e si perda la carica rivoluzionaria”.
In realtà , può sembrare che si tratti più di una ripicca dei pirati nei confronti di Grillo: “Quando si sono accorti della nostra pericolosità si sono appropriati del nostro nome. Ora, visto che entrambe le nostre formazioni sono in guerra contro il sistema, mi sembra stupido che fra rivoluzionari ci si faccia i dispetti”.
Ma chi sono e cosa hanno fatto finora i sedicenti pirati?
I corsari capitanati da Marco Manuel Marsili sono nati nel 2011, togliendo il nome all’Associazione partito pirata, fondata nel 2006 con presidente Athos Gualazzi, quelli di Liquidfeedback che si riconoscono nel sito www.partito-pirata.it, gli “originali” insomma.
Poi ci sono i dirigenti.
Max Loda, dopo un amore per la Lega Nord nei primi del 2000, un aiuto alla campagna elettorale Dc di Milano, è uscito dall’anonimato con la lista civica “Immigrati basta” del 2006, dove nel “santino” alla faccia minacciosa sommava un manganello fra le mani.
Non solo, nel 2008 si è presentato con “Lista del Grillo No Euro”, alleata della “Lega Padana” di Enzo Rabellino (il “guru” delle liste taroccate nella politica torinese), condannato in primo grado a 2 anni dal tribunale di Torino per aver falsificato le firme di appoggio alla proprie liste nel 2010.
Poi c’è Marsili. Si autodefinisce “futurologo innovatore, libero pensatore, maà®tre à penser, rivoluzionario”.
Ha iniziato a far politica nei Verdi nel 2000, rimanendo con loro fino al 2003. Quell’anno è passato ai Liberaldemocratici di Mario Segni, ai quali rimane fedele per altri 36 mesi.
Poi ha vissuto una breve esperienza nell’Italia dei Valori, ma già nel 2007 non pago, ha fondato “Per il bene comune” e infine il suo Partito pirata.
Nicolò Sapellani
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Gennaio 11th, 2013 Riccardo Fucile
“NOI E VOI CONTROPARTE DEL PALAZZO”… “IO ANTIFASCISTA? VOSTRE IDEE CONDIVISIBILI”
“Avete idee condivisibili, alcune più, alcune meno. Ma se un ragazzo di Casa Pound vuole entrare a far parte del Movimento, non vedo problemi oggettivi”.
Lo dice Beppe Grillo al candidato alla Regione Lazio per Casa Pound Italia.
Riuniti di fronte al Viminale per la presentazione del simbolo elettorale.
Al leader del M5S viene chiesto se si considera un antifascista: “È un problema che non mi compete, questo è un movimento ecumenico, se un ragazzo di Casa Pound volesse entrare nel Movimento Cinque Stelle e ha i requisiti, ci entra”.
E ancora: “Questa è democrazia”.
Poi scambia con il candidato di Casa Pound alla Regione Lazio alcune idee di politica economica: “Non possiamo non essere d’accordo sui concetti”.
E conclude: “C’è una violenza che sta per esplodere. Lo Stato deve prendersi in mano l’energia, non le multinazionali. Deve gestire sanità , strutture, scuola, autostrade, informazione. Noi siamo la controparte strutturale del Palazzo: sto parlando con te che sei un esponente di estrema destra, ma sembri un delegato del Movimento Cinque Stelle”
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI BOLOGNA SI CANDIDA NEL PD ALLE POLITICHE
«Paolo Bolognesi si dimetta immediatamente dalla carica di presidente dell’Associazione vittime della strage del 2 agosto, senza attendere il prossimo direttivo dei parenti delle vittime».
A chiederlo «ufficialmente» è il capogruppo del Movimento Cinque Stelle a Bologna Massimo Bugani, dopo che Bolognesi è stato inserito (e probabilmente sarà eletto) nella lista del Pd alla Camera.
«Quel ruolo spetta a persone («come sei stato tu, caro Paolo, fino a poche settimane fa») super partes e libere da logiche di partito», sottolinea Bugani.
LA RISPOSTA –
«Un’eventuale dimissione la decideranno gli associati». Secca risposta, via Facebook, di Paolo Bolognesi a Bugani, che l’ha invitato a lasciare la guida dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 ora che è candidato al Parlamento per il Pd. Bolognesi aveva già detto che avrebbe discusso la questione con i soci, e ora ribadisce tra l’altro marcando l’accento sulla «eventualità » delle sue dimissioni.
RAISI –
Il deputato di Fli Enzo Raisi, invece, va all’attacco di Bolognesi. «Benchè sconfitto alle primarie – scrive Raisi su Facebook – viene ripescato dal partito che dimostra di essere sempre più vecchio Pci dipendente, altrochè cambiamento. Gli pagano i servizi resi in questi anni a dimostrazione che Bolognesi era lì con un ruolo ben preciso». Raisi, sostenitore della «pista palestinese» nella ricostruzione della strage alla stazione di Bologna, a cui ha dedicato anche un libro, è spesso stato protagonista di accese polemiche con il presidente dell’associazione: «neanche si è dimesso, secondo me si presenterà in parlamento con la seggiola attaccata, è il suo passaporto», prosegue il deputato.
La nuova sfida tra i due ora è elettorale: «per lui in discesa, per me in salita: ma non è una storia nuova, è sempre stata così. Anche – sottolinea Raisi – nella ricerca sulla verità sull’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Lui con soldi e istituzioni dalla sua parte, io solo con la forza e l’aiuto di magnifici ricercatori volontari, che solo per amore della verità e senza sostegni, hanno continuato a cercare insieme a me i documenti occultati».
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 5th, 2013 Riccardo Fucile
I MILITANTI DELLE DUE CITTA’ SI SCAMBIANO INSULTI: “NON SIAMO UN CLUB PRIVE'”
«Abominevole faccenda», «comportamenti al limite del delinquenziale»,
«miserabili», «cialtroni», «movimento trasformato in un club privè» e via dicendo.
La sequela di amabili insulti reciproci scambiati online rende bene l’idea delle tensioni interne al Movimento Cinque Stelle: da una parte i grillini di Como, dall’altra tutti gli altri della Lombardia.
Ma cos’è successo?
La storia parte da lontano, con due liste che non possono proprio sopportarsi: quella del capoluogo lariano e quella di Cantù.
“Antipatie” che hanno finito per coinvolgere il M5S in ambito regionale: se i grillini in tutto avranno 79 candidati in lista per il Pirellone invece degli 80 previsti è proprio grazie alle diatribe comasche.
I cinque nomi che doveva presentare quella provincia saranno invece quattro.
Le primarie avevano eletto tre uomini e due donne: la più votata è stata una donna, Giovanna Serpico; siccome la legge elettorale regionale prevede l’alternanza uomodonna sulla scheda, Serpico avrebbe dovuto far posto in cima a un uomo.
Il fatto è che la grillina a quel primo posto non vuole rinunciare («come prima candidata scritta ha, per ovvie ragioni psicologiche e mediatiche, più possibilità di essere votata e quindi eletta, e ci sembra comprensibile che non voglia rinunciare alla posizione che il voto le ha garantito», la difendono i suoi), per cui l’alternanza salta e a farne le spese è appunto un uomo.
Guarda caso il quinto nome che salta – per quello che viene considerato «un capriccio della Serpico» – è un “non gradito” dai comaschi («perchè del gruppo di Cantù ed Erba», spiega Vito Crimi, uno dei dirigenti del M5S).
A nulla è servito l’intervento da paciere della candidata presidente Silvana Carcano: i comaschi hanno raccolto le firme per i quattro e di mollare l’osso non vogliono saperne. Interverrà Beppe Grillo?
Matteo Pucciarelli
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Dicembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
INSULTI A UN GIORNALISTA CHE HA RIVELATO LA MANCATA PROMESSA DI RESTITUIRE LA QUOTA ECCEDENTE..I PRESUNTI PROBLEMI BUROCRATICI REALTA’ O ALIBI?
Le buste paga sono arrivate venerdì: a ognuno dei 15 consiglieri grillini all’Ars
ecco indennità da quasi 12 mila euro.
I rappresentanti di “5 stelle” all’interno del parlamento siciliano non sono ancora riusciti a mantenere l’impegno – preso in campagna elettorale – di “lasciare alla Regione” le quote eccedenti i 2.500 euro netti, oltre ovviamente alle spese per vitto, alloggio e trasporti quantificate in circa mille euro.
Il portavoce nell’Isola di M5S, Giancarlo Cancelleri, fa sapere che si sarebbero problemi “burocratici e fiscali” che rendono al momento impossibile la rinuncia a tre quarti dei loro compensi.
Eppure la pubblicazione della notizia, da parte di “Repubblica”, fa andare in fibrillazione i grillini siciliani.
Il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino, di mestiere attore e mimo, dopo aver precisato di aver rinunciato a una piccola parte della sua indennità , quella di funzione (2.300 euro su 14 mila euro), si scaglia contro il giornalista che ha scritto l’articolo, Emanuele Lauria, con un video pubblicato anche sul blog di Beppe Grillo: “Povero Lauria… spero che tu possa riprenderti dalla sbornia di questo Natale e da quelle che verranno per Capodanno… e diventare un giornalista degno di questo nome”.
Resta il fatto che i grillini, per ora, incassano indennità piena malgrado i proclami.
E al cronista di Repubblica è arrivata la solidarietà dell’Ordine dei giornalisti. L’Unione cronisti parla di “un video volgare e oggettivamente intimidatorio, diffuso da chi è evidentemente insofferente alle considerazioni espresse da Lauria e fondate su inoppugnabili dati di fatto”.
Anche il sindacato Stampa Parlamentare siciliano “ritiene doveroso esprimerle rammarico, disappunto e preoccupazione per il modo e i toni usati dal vice presidente vicario dell’Ars, Antonio Venturino, nei confronti del collega di Repubblica Emanuele Lauria” e chiede al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone di intervenire.
Ardizzone replica a stretto giro: “Interverrò, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, per garantire rapporti civili che salvaguardino l’autorevolezza delle Istituzioni”. E esprime solidarietà a Lauria, “cronista noto per la sua onestà intellettuale”.
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO CINQUESTELLE IN CALO NEI SONDAGGI
Per la prima volta da aprile, dalla conquista del municipio di Parma, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha un calo nei sondaggi.
Più significativo per alcuni istituti, meno per altri, ma la tendenza risulta confermata da più fonti.
In prima linea c’è l’Ipsos di Nando Pagnoncelli, che effettua due rilevazioni settimanali sulle intenzioni di voto.
Il 5 dicembre, secondo l’istituto milanese, il M5S era al 19,1 per cento, una settimana più tardi –12 dicembre – era sceso al 14,4, mentre ieri (dato comunicato a Ballarò, su Raitre) era arrivato al 13,8%.
«Le motivazioni – dice Luca Comodo, direttore del dipartimento Politica dell’Ipsos – sono in parte interne al movimento e in parte esterne. Quelle interne riguardano l’esito deludente delle primarie online, il “fuori dalle scatole chi mi contesta”, la cacciata di Favia e Salsi. Fra le ragioni esterne c’è l’aumento della propensione a votare, vale a dire la diminuzione di chi si dichiara incerto o per l’astensione: erano vicini al 40 per cento a fine novembre, oggi sono sotto il 35».
E gli incerti non vanno da Grillo? «Si deve pensare di no. Grillo ha già toccato livelli molto alti».
Fra le ragioni esterne c’è anche il fatto che Ipsos ha cominciato a monitorare nuove formazioni come Italia Futura di Montezemolo e Fermare il declino di Oscar Giannino. Continua fra l’altro la crescita del Pd (dato di ieri 36,3 per cento) e si segnala la crescita del Pdl, che era al 14, è salito al 15 quando Berlusconi ha «sciolto la riserva» sul suo impegno diretto ed è giunto ieri al 18.
Ad aprile, prima delle elezioni amministrative, Grillo era quotato all’8 per cento, dopo i successi in quelle elezioni fece un balzo in avanti (18 per cento a maggio), procedendo poi con maggiore lentezza fino al 20% di fine novembre.
Il calo attuale dunque è una novità negli ultimi sette mesi.
Prosegue Comodo: «È dovuto probabilmente a quella parte dell’elettorato più motivato, con titoli di studio più alti, giovani ma non giovanissimi, più reattivi alle notizie. Stabile dovrebbe essere invece l’elettorato recente, influenzato dalla tv, con titoli di studio più bassi».
Secondo Ipsos difficilmente Grillo potrà tornare a superare i livelli massimi raggiunti, ma non si esclude un recupero: dipenderà dai futuri accadimenti.
Altri istituti di ricerca sono più cauti.
Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, che molto lavora per Berlusconi, ha rilevato negli ultimi quindici giorni un calo del M5S dal 19 al 17 per cento. Fabrizio Masia di Emg ha registrato un calo ancor più lieve, dal 17,1 al 16,6: «Per Grillo il risultato sarà comunque grande, che faccia il 12 o il 25», dice.
La base di Grillo contesta i nuovi dati.
Ecco Paola Taverna, candidata al Senato a Roma: «Ho tenuto banchetti per raccogliere firme per le liste in zone popolari come Tor Bella Monaca e Fiumicino: c’erano file di mezz’ora. I sondaggi, si sa, sono fatti per essere smentiti».
Grillo ieri ha comunicato i dati delle sue «Parlamentarie»: 20.252 votanti, 55 per cento di capolista donne. «Per la prima volta nel mondo – ha scritto – i cittadini sono stati eletti online e senza alcuna indicazione da parte del partito o movimento. Per votare non è stato chiesto un solo euro ai partecipanti e il M5S non prenderà i contributi per le elezioni politiche, oggi stimabili in 100 milioni. Con l’aumento progressivo delle identità digitalizzate dei votanti, la partecipazione democratica non potrà che crescere».
Poi, Grillo ha dedicato attenzione al Pd: «Dopo le “Parlamentarie” del M5S, ci saranno le “Buffonarie” del “pdmenoelle”.
Le “Buffonarie” avranno un 10 per cento di parlamentari scelti da Gargamella Bersani: mai più senza Bindi, Finocchiaro, Marini, Merlo, Garavaglia, Fioroni».
Andrea Garibaldi
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE EPURAZIONI E CALANO I CONSENSI: LA DEMOCRAZIA SECONDO GRILLO
Cresce la lista degli epurati del Movimento 5 Stelle. 
Dopo Valentino Tavolazzi e il gruppo di Cento, Giovanni Favia e Federica Salsi, ora tocca ai militanti forlivesi. Sono fuori.
Hanno ricevuto, con una raccomandata dell’avvocato di Beppe Grillo, Michelangelo Montefusco, l’intimazione a non usare più il segno distintivo del movimento.
La ragione dell’estromissione non la conoscono.
Nella lettera del legale si ricorda solo che “l’uso del nome e del marchio è riservato a quanti abbiano ottenuto la certificazione di una lista di candidati in vista di una consultazione elettorale — ovviamente, tenutasi successivamente alla nascita del Movimento medesimo — ed, insieme ad essa, la specifica autorizzazione del mio cliente all’utilizzo dell’uno e dell’altro”.
La clausola che esclude i militanti forlivesi risiederebbe proprio nel fatto che il M5S è nato successivamente all’elezione in Comune dei rappresentanti della lista Destinazione Forlì.
Dunque si tratterebbe ufficialmente di una mera ragione burocratica.
Non è così per Raffaella Pirini, capogruppo della lista in consiglio comunale. La sua visione dei fatti la consegna a una conferenza stampa indetta, con largo anticipo, dopo un mese di silenzio stampa, in cui i 5 Stelle forlivesi hanno tentato lungamente prendere contatto con Grillo e il suo avvocato, per di ricucire lo strappo attraverso il dialogo.
“Siccome i due sono risultati irraggiungibili — chiarisce Pirini — abbiamo deciso di comunicare pubblicamente quella che per noi è una decisione politica. Non si poteva più aspettare, se no saremmo passati noi dalla parte del torto”.
Gli ex-grillini di Destinazione Forlì lamentano che la loro lista è scomparsa a posteriori dall’elenco di quelle certificate (dove compariva in ordine alfabetico tra Follonica e Frascati) e Pirini ribadisce: “Noi chiedemmo la certificazione fin dall’inizio, pur essendo stati eletti a Forlì con il nostro logo”.
La motivazione addotta da Grillo non ha basi solide. Nella nostra condizione sono altre liste civiche, ma noi siamo stati gli unici epurati per questo motivo. Ciò ci ha spinto a chiederne la motivazione, ma non è stato possibile ottenere un confronto con Grillo”.
Non ci stanno quelli di Forlì, feriti da una decisione che non comprendono fino in fondo.
La cacciata dal movimento suona come un provvedimento lapidario, preso dopo tanti piccoli scricchiolii nelle relazioni tra il leader e la base.
Tra questi la solidarietà di Raffaella Pirini espressa al consigliere regionale Andrea Defranceschi quando Grillo, a gennaio 2012, si infuriò con lui per aver firmato la risoluzione che doveva scongiurare la chiusura del quotidiano l’Unità .
Grillo allora insorse invitando Defranceschi ad andarsene nel Pd. La stessa raccomandazione che fece poi a settembre a Giovanni Favia, accusandolo di voler fare carriera politica oltre i due mandati previsti dal non statuto.
E poi ancora a Grillo non deve essere piaciuta la critica (“non è stato molto cortese”) che Raffaella Pirini gli ha riservato a proposito dell’osservazione fatta alla consigliera comunale di Bologna Federica Salsi e a chi come lei riteneva opportuno prendere parte ai talk show (“La tv è il vostro punto G”).
“Se questo era il problema reale — commenta Pirini — Grillo avrebbe dovuto allontanare me al limite, ma togliere la rappresentanza sul territorio a tutto il movimento mi sembra davvero eccessivo, tant’è che questa epurazione ha impedito ai militanti forlivesi di partecipare alle parlamentarie”.
Che poi Destinazione Forlì fosse una lista a tutti gli effetti del Movimento per Pirini è indiscutibile.
Lo ha scritto in una lettera a Grillo datata 12 novembre, nella quale sottolineava che la certificazione all’uso del logo l’avevano ricevuta nella campagna elettorale 2009 per le amministrative di Forlì. In aggiunta Pirini ricordava che il leader stesso le aveva chiesto di candidarsi come presidente alle elezioni regionali, invito declinato per motivi di lavoro e personali.
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Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
LE RISPOSTE SUI PROGRAMMI: CHI DIFENDE L’EURO, CHI RIVUOLE LA LIRA…NE EMERGE UN QUADRO SCONFORTANTE DI MILITANTI DALLE IDEE UN PO’ CONFUSE
Subito gli Stati Uniti d’Europa. Anzi no, meglio l’Italia fuori dall’euro. 
Il debito pubblico? Dobbiamo abbatterlo tagliando la spesa. Oppure possiamo non pagarlo.
L’Imu? Va abolita. Però anche mantenuta.
Eccoli i futuri parlamentari grillini: combattivi e scalpitanti, ma con idee un po’ confuse.
Abbiamo contattato via mail o su Facebook 120 candidati del Movimento 5 Stelle alle politiche.
Si tratta dei vincitori delle Parlamentarie.
Decine di loro, ai primi posti nelle liste delle circoscrizioni, hanno una poltrona prenotata alla Camera o al Senato.
Li abbiamo interrogati sulla ricetta anti-crisi.
Ci hanno risposto in una quarantina. Con posizioni a volte in contraddizione tra loro.
Gli altri hanno preferito declinare, forse intimoriti dai diktat anti-giornalisti.
Assicura Grillo che «nel 2013, tutti gli iscritti potranno partecipare alla stesura online del programma».
Per ora sul blog c’è un abbozzo. Ma su alcuni temi la posizione dei grillini resta un mistero.
E le risposte dei parlamentari «in pectore» non aiutano a fare chiarezza. Daniele Del Grosso, candidato in Abruzzo, rimpiange la lira: «Purtroppo abbiamo perso la sovranità monetaria. Senza un governo Ue non ha più senso rimanere nella morsa letale dell’euro».
Rinaldo Verardo da Thiene frena: «Uscire dalla moneta unica porterebbe più danni che benefici». Paola Nugnes, architetta candidata in Campania, non si fa intimorire dallo spread: «Bisogna ridiscutere il debito, con una richiesta di moratoria della parte “illegittima”».
Il valdostano Stefano Ferrero snocciola la sua formula ultra-liberista: «Riduzione del 10% delle aliquote su persone fisiche e imprese». E i soldi? «Vendiamo parte del patrimonio dello Stato e le riserve auree di Bankitalia».
L’abruzzese Andrea Colletti non vuol sentire parlare di ripresa: «È un concetto sbagliato. Se significa solo aumentare il Pil non è la strada giusta». Sulle pensioni la maggioranza degli interpellati vuole l’abolizione dell’«iniqua» riforma Fornero.
A difendere l’innalzamento dell’età solo un ragazzo, che chiede di restare anonimo.
Tra i grillini ci sono idee contrastanti anche sull’Imu.
Sebastiano Barbanti, numero due in Calabria: «Assolutamente no» all’imposta sulla prima casa, sì per gli altri immobili. Epperò «abolire l’Imu ora è impensabile», avverte un candidato.
Interrogati sulla proposta di legge che sognano di presentare in Parlamento, i candidati 5 Stelle si scatenano: tassazione della prostituzione, imposta del 50% sul gioco d’azzardo, legalizzazione delle droghe leggere, cancellazione della prescrizione penale, divieto di qualsiasi transazione con società che garantiscono l’anonimato societario bancario.
E poi una raffica di idee contro la «casta».
Grillo lo ha ripetuto più volte: «Via questi politici, ma prima dovranno restituire il bottino».
Mario Michele Giarrusso, avvocato catanese, secondo in lista in Sicilia 2, prova a dar forma al proclama: «Se eletto mi piacerebbe presentare una proposta di estensione ai politici ed ai pubblici funzionari della legge La Torre sulla confisca dei beni».
A mettere (quasi) tutti d’accordo è l’epurazione dei dissidenti Favia e Salsi, «egoisti» e «in malafede».
Sostiene il calabrese Francesco Molinari: «Grillo ha fatto bene a cacciarli; lui è il nostro garante, tipo Berlinguer nel Pd».
Silvia Chimienti, numero due in Piemonte, assicura che «nessuno si sente minacciato da Casaleggio».
«Conosco Favia e in Regione sta lavorando bene — ammette il pavese Luis Alberto Orellana -. In questo momento però non c’è spazio per tentennamenti».
Vito Crimi, capolista in Lombardia 2, snobba la domanda: «Dobbiamo raccogliere le firme in fretta e furia. Non ho tempo per il gossip».
L’unico a cantare fuori dal coro è Lorenzo Battista, terzo più votato in Friuli-Venezia Giulia: «Non sono d’accordo con le espulsioni». Forse altri la pensano come lui, ma con l’aria che tira avranno pensato che è meglio non esporsi.
L’impiegato triestino, invece, ci mette la faccia: «Spero che in futuro ci sarà la possibilità di un confronto con Grillo». Rischia di rimanere deluso.
Gabriele Martini
(da “La Stampa“)
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Dicembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
E PIZZAROTTI CHIEDE CHIARIMENTI A GRILLO
Senza tregua. Non si placano le polemiche sul web (e non solo) per l’espulsione dai Cinque Stelle di Federica Salsi e Giovanni Favia.
Sul caso prende posizione Federico Pizzarotti e scoppia anche la querelle sull’uso del logo.
Il giorno dopo la decisione di Beppe Grillo, è ancora il consigliere comunale bolognese – intervistata da Sky Tg24 – ad attaccare: «Il M5S è gestito da una azienda che fa marketing pubblicitario che sta utilizzando una modalità comunicativa a senso unico: Grillo dà le sue opinioni a persone che seguono il prodotto; se il prodotto non piace vengono cacciate fuori». «Ora che il Movimento si sta approntando a livello nazionale, sembra che stiano gestendo tutto Grillo e Casaleggio nel loro ufficio – dichiara Federica Salsi –. Casaleggio è la parte che organizza e Grillo è il frontman che ci mette la faccia».
Se una delle espulse parla, l’altro tace.
Dopo la prova di forza a Modena, ieri Favia è tornato a confrontarsi con la base a Ravenna. Intanto, si profila all’orizzonte – come anticipato dal Corriere – una battaglia sul logo, che il consigliere regionale intende utilizzare in sede istituzionale, dopo aver chiesto un parere legale all’avvocato Riccardo Novaga.
«Il Non-statuto del 2009 prevede che il marchio Movimento 5 stelle sia registrato a nome di Beppe Grillo, che è quindi l’unico titolare dei diritti d’uso sul marchio stesso e che, come determinato dall’articolo 7, sia lui a dare il consenso per iscritto all’utilizzo del logo a ciascun candidato in occasione di ogni consultazione elettorale», spiega Anna Pellizzari dello studio Barzanò&Zanardo, specializzato in proprietà intellettuale.
«Bisogna comprendere se, qualora il candidato venga eletto, sia implicito che tale facoltà di utilizzo del marchio sia esteso a tutta la durata del mandato – argomenta –. In questo caso, fatto salvo che non siano venuti meno i requisiti per far parte del movimento, Favia potrebbe utilizzare il marchio».
Secondo Pellizzari: «In sostanza bisogna capire se l’eventuale contestazione di Grillo sia legittima, se il consigliere regionale non abbia i requisiti previsti dal Non-statuto».
Sulla questione è intervenuto anche Pizzarotti, il sindaco di Parma, da molti attivisti considerato l’unico possibile mediatore per riportare la pace tra i grillini in Emilia-Romagna.
«Se mi ha sorpreso la decisione di Grillo? C’è un po’ di sorpresa», ha risposto il sindaco di Parma, «sicuramente ci sono alcune cose da chiarire e da capire meglio: ovvio che non bisogna mai accelerare i tempi e avere troppa fretta perchè le situazioni sono sempre più complesse di quanto possano sembrare in apparenza, però ci sembrava anche giusto chiedere delle puntualizzazioni ed è per questo che mi sembrava doveroso redigere un comunicato congiunto». Non ancora diffuso però in tarda serata.
Nessuna polemica dal capo politico dei Cinque Stelle.
Ieri Grillo ha tuonato contro Mario Monti e la data delle prossime elezioni.
«Una domanda: perchè anticipare le elezioni sotto la neve a febbraio per la prima volta nella storia della Repubblica? Forse per tenere fuori dal Parlamento il M5S?», ha scritto sul blog.
E ancora: «Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Dobbiamo raccogliere tutte le firme necessarie». «Nei prossimi due fine settimana – annuncia – con i “Firma day” dobbiamo riuscire a raccogliere tutte le firme. Io sarò presente di persona nelle Regioni più a rischio per aiutare la raccolta».
I Cinque Stelle hanno trovato l’appoggio di Antonio Di Pietro: «Come Idv ci impegniamo a mettere a loro disposizione le nostre strutture per agevolare la raccolta».
Intanto, ieri i grillini hanno annunciato chi correrà per il Pirellone.
Si tratta di Silvana Carcano, 40 anni, libera professionista, di Paderno Dugnano.
Secondo indiscrezioni, per lei circa 660 preferenze su duemila votanti.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera“)
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