Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
IN UNA PAGINA DI FACEBOOK CORRE IL DISSENSO ALLA LINEA DI GRILLO E CASALEGGIO
Il candidato mascherato. Un gruppo di dissidenti. Che si muove sullo stesso territorio del nemico da affrontare.
Per una guerriglia fatta di post, commenti e lettere aperte.
Loro sono Il Candidato Mascherato e hanno un solo obiettivo: denunciare la “gestione assolutamente verticistica del MoVimento Cinque Stelle”.
Attraverso un osservatorio. Che consenta di “criticare senza essere espulsi”.
Perchè l’ambizione di tutti i militanti “è creare una democrazia più inclusiva e diffusa nel nostro Paese”, non “regalare a Grillo una claque di yes men in Parlamento”.
Tutto parte da una pagina Facebook.
E da una lettera aperta indirizzata al capo politico dei grillini.
Il bene del MoVimento.
Il primo punto è mettere le cose in chiaro. “Non è nostra intenzione danneggiare il Movimento, ma crediamo di essere arrivati troppo in là per lasciare tutte le scelte, ma soprattutto il controllo dei voti, a Beppe Grillo”.
Perchè, di fatto nel MoVimento vige una sola forma di libertà : cliccare.
Scrivono: “Che Grillo abbia il coraggio di ritagliarsi il ruolo che da sempre si ascrive, quello di semplice portavoce: quando alzerà la voce per dire che iniziative di questo tipo indeboliscono il Movimento, mandategli a dire che la causa di tutto questo risiede nella sua indisponibilità ad attuare nell’M5S quella democrazia fluida e diretta che tanto sbandiera”.
Paradossi.
Parole nette anche per l’eminenza grigia dei Cinque Stelle: “Non abbiamo bisogno delle strategie commerciali della Casaleggio Associati, di partiti-azienda già ne abbiamo abbastanza”.
E nel primo post sulla pagina Facebook, il candidato mascherato elenca i punti di contraddizione della gestione Grillo: “L’idea rivoluzionaria che hai inoculato nel paese come un virus, caro Beppe, è quella della politica come servizio civile. Un principio sacro e santo che si sta diffondendo velocemente ed al quale tu stesso, per primo, devi osservanza”.
Poi l’elenco delle “scelte inconciliabili con tale principio”.
Si va dal “conflitto di interessi: perchè le strategie comunicative del movimento devono essere, de facto, appaltate alla Casaleggio Associati?”.
Fino all’intransigente “repressione di ogni dissenso”.
Carmine Saviano
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Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
ALTRO CHE GENERALE DELL’ARMATA ROSSA: ALMENO NELLA RUSSIA DELLA GUERRA FREDDA FINGEVANO DI AVERE DEGLI ORGANISMI DI PARTITO E DI APPLICARE UNO STATUTO PER FAR FUORI I DISSIDENTI
Poche parole per mandare via Federica Salsi e Giovanni Favia dal Movimento 5 Stelle. 
Sono arrivate questa mattina sul blog di Beppe Grillo.
Il leader del movimento scrive: “A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l’utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri.”
Proprio ieri Grillo aveva pubblicato un post nel quale minacciava di espellere chiunque avesse da ridire sulla democrazia interna e sulle primarie per i parlamentari. Decine di militanti avevano espresso il loro dissenso.
Pochi giorni fa, Federica Salsi ha chiesto spiegazioni a Grillo per i tre candidati al parlamento del movimento 5 stelle depennati a Bologna.
Il perchè delle esclusioni “non è così chiaro, almeno per quanto mi riguarda. Non so se altri abbiano informazioni più dettagliate”, aveva detto la consigliera comunale.
Stamane è arrivata la comica risposta del titotale del marchio di fabbrica.
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Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
DA UN LATO IL RICHIAMO A “UNO VALE UNO” E ALL’ASSEMBLEARISMO, DALL’ALTRO “UNO CHE DECIDE PER TUTTI”
Un intervento a gamba tesa contro i dissidenti. Uno sfogo che ha dato vita a un fiume di repliche e polemiche.
Beppe Grillo in video sul suo blog commenta le critiche – aumentate sull’onda delle Parlamentarie, con le polemiche su numeri e trasparenza – che stanno lacerando dall’interno il movimento.
E lo fa a suo modo: «Non venite a rompermi i coglioni sulla democrazia. Mi sto stufando. Mi sto arrabbiando seriamente».
E poi: «Abbiamo una battaglia, una guerra da qui alle elezioni. Finchè la guerra me la fanno i giornali, le tv, i nemici veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Se c’è chi reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, prende e va fuori dalle palle. Se ne va dal Movimento».
Parole dure, che mandano in tilt i militanti.
Il post di Grillo riceve in poche ore oltre 1.700 commenti.
I 5 Stelle si dividono tra chi appoggia il leader e chi vede nelle sue parole un gesto da dittatore.
Alcuni paragonano lo showman a Mussolini. C’è chi, come jac, scrive ironicamente: «Il Grillo è il nostro nuovo duce! Luce e gloria sulla sua figura di condottiero».
C’è chi vede nel capo politico un atteggiamento «berlusconiano», chi cita la comicità surreale di Maccio Capatonda.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si lascia andare a un lapidario «fantastico». Sarcastico l’ex idv Massimo Donadi: «Bell’esempio di democrazia».
I fedelissimi di Grillo si schierano compatti con lui. «Condivido pienamente», dice il consigliere regionale piemontese Davide Bono.
«Ci sta questa reazione: è sotto attacco tutti i giorni, in un momento in cui siamo in difficoltà per raccogliere le firme».
Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Ferrero, portavoce e candidato dei 5 Stelle in Val d’Aosta. «Ci voleva un intervento maschio, avrebbe dovuto farlo un mese fa. Creare spaccature in un momento di difficoltà a me puzza di sabotatori. Non è questione di democrazia, ma di rispetto per il lavoro dei gruppi sul territorio».
Il candidato valdostano poi, però, abbozza e sostiene che alcuni dissidenti abbiano «peccato d’ingenuità ».
D’accordo su toni e modi anche Vito Crimi, candidato al Senato in Lombardia, che ipotizza: «Ci sarà un fisiologico abbandono di qualche militante: quelli che si lamentano fanno sempre più rumore». Poi, analizza: «Non credo che Beppe si rivolgesse solo gruppo di ribelli storico dell’Emilia-Romagna: è una questione più generale».
Anche Giovanni Favia, che nel fuorionda di Piazza Pulita aveva lamentato per primo una mancanza di democrazia interna al movimento, prende posizione su Facebook: «Il movimento nasce per autogovernarsi, dal basso, senza “capibastone”, cittadini che rappresentano altri cittadini. Chi non condivide questi pochi e semplici principi, può andare altrove».
Poi argomenta: «La biodiversità di pensiero produce ottimi risultati, anche se il confronto costa fatica. La chiusura su se stessi funziona nel breve periodo, ma alla lunga genera mostri».
Più duro Valentino Tavolazzi: «Nel M5S la democrazia non è un optional. E non è negoziabile come contropartita del risultato elettorale». Intanto, Ivano Mazzacurati, l’escluso querelato da Gianroberto Casaleggio, dichiara a Servizio Pubblico: «Dopo la querela non so se voterò Grillo: se deve fare, come Berlusconi, il suo partito, allora no».
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO UFFICIALE PD VITTIMA DEL FUOCO AMICO… I SUOI COMPAGNI DI PARTITO HANNO VOTATO CONTRO LA SCELTA DELLA SEGRETERIA
Da una parte le spasmodiche lotte intestine del Partito Democratico, che meno di due mesi fa ha portato Rosario Crocetta a sedere sulla poltrona di governatore della Sicilia, ma che oggi fallisce clamorosamente l’elezione di Mariella Maggio a vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Dall’altra un attore di teatro, Antonio Venturino, tornato in Sicilia soltanto pochi mesi fa, e oggi eletto a sorpresa come nuovo numero due del parlamento più antico d’Italia con il Movimento Cinque Stelle.
Neanche il tempo d’inaugurare la legislatura che a Sala d’Ercole, storica sede dell’Assemblea regionale siciliana, sono tornati di moda i colpi di scena.
A farne le spese è stata l’ex segretaria generale della Cgil siciliana Mariella Maggio, candidata ufficiale dei democratici alla vicepresidenza dell’Ars.
La settimana scorsa l’esponente dell’Udc Giovanni Ardizzone era stato eletto per un soffio sullo scranno più alto di Palazzo dei Normanni.
Adesso sembrava ovvio che almeno uno dei suoi vice dovesse essere indicato dall’altro partito uscito vincitore dalle ultime elezioni, il Pd.
Così invece non è stato.
Dopo un breve periodo di pace, le varie anime siciliane del partito di Pier Luigi Bersani hanno infatti ricominciato a farsi la guerra: nessun accordo tra il segretario regionale Giuseppe Lupo e l’ex capogruppo Antonello Cracolici, uno dei principali sponsor dell’intesa con Raffaele Lombardo durante la scorsa legislatura.
Il risultato è stato lo “spappolamento” dei democratici, con il Pd che riesce a “toppare” gli obiettivi anche quando ha il gruppo parlamentare più ampio.
Alla Maggio non sono bastati i 26 voti raccolti: i franchi tiratori hanno di fatto “azzoppato” la candidatura dell’ex sindacalista.
E come nuovi vice presidenti dell’Ars sono stati invece eletti due esponenti dell’opposizione: da una parte Salvo Pogliese del Pdl con 29 voti, dall’altra lo stesso Venturino che ha incassato addirittura ben 33 preferenze, 18 in più di quelle raccolte una settimana fa, quando tutti i 15 esponenti del Movimento Cinque Stelle lo avevano candidato alla presidenza dell’Ars.
“I grillini che gridano allo scandalo inciuci, oggi hanno eletto il vice presidente dell’Assemblea regionale grazie all’inciucio avendo ottenuto anche i voti degli autonomisti di Raffaele Lombardo” è stato il commento di Nello Dipasquale, ex sindaco pidiellino di Ragusa, che ha puntato il dito sulla straordinaria lievitazione dell’indice di gradimento di Venturino tra i banchi di Palazzo dei Normanni.
Il candidato del Movimento Cinque Stelle è stato infatti votato a sorpresa anche da alcuni deputati di centro destra.
E probabilmente ha anche raccolto i voti dei deputati eletti nella lista “Crocetta Presidente”, fedelissimi dell’ex sindaco di Gela.
Che adesso cerca di coinvolgere gli esponenti del Movimento Cinque Stelle nelle prime azioni di governo.
Sul tavolo del governatore è stato sganciato di recente il carico della formazione professionale: un settore milionario che, come ha raccontato l’ultima puntata della trasmissione Report, è tutto o quasi in mano a familiari di esponenti politici. “Appoggeremo la riforma annunciata da Crocetta sul settore della formazione professionale. Bisogna scrivere una norma che vieti a chi ha interessi economici di poter accedere a cariche pubbliche” è stato l’annuncio di Giancarlo Cancelleri, capogruppo del movimento di Grillo all’Ars.
Intanto Venturino ha annunciato di voler rinunciare all’ufficio personale che gli spetterebbe di diritto dentro Palazzo dei Normanni e all’auto blu di rappresentanza che gli dovrebbe essere assegnata come nuovo numero due del parlamento siciliano. “Per ora faccio il pendolare da Piazza Armerina, la mia città , pago 12.30 euro di biglietto e riesco persino a lavorare mentre sono in viaggio — ha spiegato il deputato eletto in provincia di Enna — Certo adesso sarò costretto a prendere un appartamento a Palermo ma non andrò comunque in auto blu”.
Poi si è fermato a scherzare con i giornalisti. “Vi darò anche il titolo per il vostro articolo già fatto: da un attore comico, che è Beppe Grillo, ad un altro attore comico, cioè io”.
Venturino vanta infatti in curriculum esperienze da attore comico, regista teatrale e addirittura mimo: una carriera artistica da globetrotter che ha portato l’attore quarantasettenne a lavorare in Inghilterra, in Galles e perfino alle isole Hawaii. “L’aspetto teatrale che m’interessa di più è la commedia dell’arte, le maschere” spiegava il giorno dell’insediamento all’Ars. Tra gli stucchi e i marmi di Palazzo dei Normanni troverà probabilmente nuovi spunti per la sua passione artistica.
Giuseppe Pipitone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
CIRCA 32.000 VOTANTI PER 1,400 CANDIDATI… SUL WEB CRESCE L’INDIGNAZIONE PER I NUMERI E LE PROCEDURE POCO TRASPARENTI
Una «presa in giro stratosferica», una «farsa», un autogol imperdonabile. 
A quattro giorni dalle «parlamentarie» del Movimento 5 stelle, cresce sul web il tam tam dei delusi, che tra rabbia e amarezza si scagliano contro quelle primarie 2.0 celebrate da Grillo come un’iniezione di democrazia per designare i candidati alle prossime politiche.
Una traccia d’indignazione che s’ingrossa persino sul blog del comico genovese.
«E questa sarebbe la democrazia dal basso? Siete uguali agli altri, anzi peggio. Fate finta di farci fare le scelte, ma decidono solo due persone…», s’indigna Giuseppe C. che grida all’imbroglio. «Più che un flop. Non ci si è avvicinati neanche lontanamente alla partecipazione alle primarie del Pd, in cui ci si doveva recare fisicamente a votare», contesta Daniele F., che riflette: se il voto attraverso il web non coinvolge più votanti di quelli che si prendono la briga andare fisicamente ai gazebo (e fare pure file e trafile), che senso ha?
«Per chi sperava nella vera partecipazione dal basso è veramente una sconfitta».
Per non parlare di numeri ancora avvolti dal mistero.
Chiuse le urne ai click, Grillo aveva parlato di 95.000 voti disponibili per 1.400 candidati. Senza però ricordare che ogni votante aveva tre preferenze da esprimere, nè rendendo noto il numero effettivo dei votanti.
Ed ecco allora che già si va a spanne: considerato che le circoscrizioni erano 31, la media sarebbe di circa 1.000 voti ciascuna, per un totale di circa 32 mila votanti.
Insomma, quanto a partecipazione è un eufemismo dire che le parlamentarie grilline non hanno brillato.
Ma pure a trasparenza non sono messe bene.
Nessuno può certo dire che i dati siano stati manomessi, ma non sarebbero state messe in atto le minime cautele per evitare che qualcuno potesse farlo.
«La trasparenza e serietà delle parlamentarie è ben rappresentata dal fatto che persino su questo blog la maggior parte continua a parlare di 95 mila votanti. Molti capilista hanno preso meno della metà delle preferenze del mio rappresentante d’istituto delle superiori», protesta Luca C., con lo stesso tenore delle polemiche che corrono su facebook e forum vari.
Tanti i passi falsi elencati da un ormai ex simpattizzante, Francesco Vito Tassone («In questo modo avete perso il mio voto», «per mandare gente in Parlamento un poco di serietà in più non avrebbe guastato»), che consiglia, nell’ordine, di indicare i voti ricevuti da ogni candidato, stabilire un numero minimo di preferenze da prendere per essere candidati, «minimo 1000 non sarebbe male», e poi rifare tutto: «con 32.000 votanti per 1400 candidati si rasenta il ridicolo». Ma soprattutto sarebbe stato il caso di «rendere pubbliche le procedure di sicurezza. Con un “tor” parola d’ingegnere si fanno miracoli».
In assenza di numeri ufficiali, quelli stimati parlano di candidature scelte con delle manciatine di voti. In Emilia Romagna, roccaforte del M5S, avrebbero votato in 1.774 e la più gettonata, Giulia Sarti, ha vinto con 374 preferenze.
Altrove i candidati sono finiti in cima alle liste con appena qualche decina di voti.
In realtà , per chi non ha votato, il numero delle preferenze ricevute da ognuno resta un mistero. Consultando gli elenchi sul blog, infatti, compaiono solo nome, cognome e posizione in lista.
Ma le informazioni appaiono se si accede al portale con le credenziali utilizzate per votare.
Nel Lazio 1 la capolista Federica Daga ha preso 390 voti. In Umbria invece, su 311 votanti, per la Camera è capolista Tiziana Ciprini, impiegata, 84 preferenze, e poi giù a scendere vertiginosamente, in una lista in cui scorrono nomi, età e professioni dal libero professionista all’artigiano, l’operaio, il disoccupato, lo studente, il pensionato di candidati scelti un pugno di voti.
Ma l’amaro in bocca l’ha lasciato anche la presenza, tra gli aspiranti candidati, di parenti e fidanzate di altri esponenti grillini, di cui Corriere.it nei giorni scorsi ha fatto l’elenco.
Però, scusate tanto, «perchè penalizzare qualcuno solo perchè è parente?
Le persone sono state votate dagli iscritti», replica Vito Crimi, candidato 5 stelle al Senato. «Nessun nepotismo, mia sorella è stata candidata perchè ne ha i requisiti», assicura dalla Sicilia Giancarlo Cancelleri, leader grillino all’Ars e fratello di Azzurra, in corsa per la Camera. Mentre Valentino Tavolazzi, epurato della prima ora da Grillo, contesta il «Casaleggium» e prega: almeno, ci dicano in quanti hanno votato.
Alessandra Rubenni
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Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
NON VI SONO NE’ CONTROLLI ESTERNI NE’ DATI UFFICIALI
Nessuna certificazione del voto, nessun controllo di terzi sullo scrutinio, nessun dato ufficiale sul numero degli elettori, sulla suddivisione delle
circoscrizioni o sui voti ricevuti dai diversi candidati.
Una sola certezza: con “Parlamentarie” fatte in questo modo, senza un software certificato da un esterno, senza controlli di alcun tipo ai seggi – seppure online – Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, nel segreto del server, avrebbero potuto fare, indisturbati, qualsiasi cosa.
Scegliere i capolista, manomettere le votazioni, recepire dei voti e non raccoglierne altri.
Quel che è certo, è che il “capo politico” dei 5 stelle ha scelto la totale opacità .
Il MoVimento che è entrato nei consigli comunali e regionali con le webcam in mano, e che proclama di voler fare lo stesso in Parlamento, sceglie i suoi “portavoce” rimettendosi alla buona fede dei capi supremi.
Che hanno deciso tutto: i requisiti di chi poteva candidarsi e di chi poteva votare, la suddivisione delle circoscrizioni, le inclusioni e le esclusioni ad personam.
CORPO ELETTORALE SCONOSCIUTO
Fino a giovedì sera, giorno della conclusione del voto, non se ne sapeva proprio nulla.
L’unico numero conosciuto era quello dei candidati: 1.400. Poi, un post in cui si parla di 95mila “voti disponibili”.
Qualcuno ha pensato si trattasse degli aventi diritto.
Sbagliato: il giorno dopo gli stessi attivisti segnalano che quel numero va diviso per tre, perchè ciascuno poteva esprimere tre preferenze.
Quindi, il corpo elettorale – coloro che sono stati abilitati a votare da Grillo e Casaleggio – dovrebbe essere di 31.600 persone.
Anche su questo, però, non c’è alcuna certezza nè alcuna ufficialità .
Così come non si sa in base a cosa siano state divise le circoscrizioni, visto che non si è tenuto conto della maggiore o minore presenza del MoVimento nelle diverse regioni (il che influisce non poco sul numero delle preferenze che un singolo candidato riesce a prendere).
Di più: di quei 31mila, alcuni non sono riusciti o non hanno voluto votare.
Secondo i dati raccolti da alcuni attivisti, che si parlano sulla pagina Facebook “Solo 5 stelle”, in Trentino avrebbero votato solo 173 persone, in Umbria 311, in Liguria 650, in Emilia 1.770. Che divisi per tutti i candidati, fa una manciata di voti ciascuno.
NESSUNA CERTIFICAZIONE ATTENDIBILE
«Non dico che i risultati siano stati truccati, ma era sicuramente possibile farlo», dichiara a
Repubblica uno dei maggiori esperti di strategie di Rete italiani. «Per evitare ogni dubbio, il MoVimento avrebbe dovuto e potuto affidare a un agente terzo, magari una società di rilevazione statistica come la Doxa, la gestione dei voti e dei conteggi, certificandone la validità attraverso l’utilizzo di una struttura esterna a Casaleggio Associati», ovvero la spina dorsale tecnologica della presenza web di Beppe Grillo.
«La mancanza di trasparenza dà adito a congetture. È come se in una partita di calcio una delle squadre facesse anche la funzione dell’arbitro. Per garantire l’elettore e i candidati, invece, si poteva anche solo realizzare un sistema di certificati elettronici collegati al codice fiscale, con la gestione delegata a un terzo attore.
Così il voto sarebbe stato sicuro.
Le “Parlamentarie” sono elezioni a costo zero, ma sono mancati i servizi necessari per garantirne la veridicità e la trasparenza».
IL NUMERO DEI VOTI
Per chi non ha votato, il numero delle preferenze ricevute dai candidati resta un mistero. Consultando gli elenchi sul blog compaiono solo nome, cognome e posizione in lista.
Se però si accede al portale con le credenziali utilizzate per votare, si arriva a una pagina in cui i numeri dei voti compaiono, ma solo per la circoscrizione di competenza.
Nel Lazio 1 la capolista Federica Daga ne ha presi 390. La seconda, Marta Grande, 335 e 332 la terza, Roberta Lombardi.
Numeri esigui per una consultazione da 95 mila voti previsti, anche nelle circoscrizioni popolose. Il tutto, inficiato dall’impossibilità (o dalla possibilità ripetuta) di votare per bizze del sistema, denunciata da alcuni aventi diritto.
L’ATTESTAZIONE DEL VOTO
Nessun documento, cartaceo o elettronico, ha certificato la votazione, com’era stato inizialmente annunciato.
L’unica testimonianza era data dal sistema web che, quando si accedeva alla sezione elettorale nei giorni del voto, mostrava la scritta «Hai votato ».
La schermata ora è sparita, sostituita dai risultati. Lo “staff” (occorre ricordarlo, del tutto misterioso) ha comunicato di aver avuto problemi con gli indirizzi gmail, uno dei più diffusi. Sarebbe questa la ragione della mancata ricevuta, così come delle mail non arrivate agli aventi diritto cui erano state promesse come via libera al voto.
LE POLEMICHE
Alcuni dissidenti hanno lanciato una petizione in cui chiedono al “guru” «di rendere immediatamente pubblici e trasparenti il numero totale certo delle persone iscritte al Portale, di coloro che sono stati abilitati al voto e dei votanti suddivisi per regione e provincia ».
Altri stanno facendo un sondaggio online per verificare quante persone sono incappate in problemi o irregolarità .
Puntuale, un post scriptum apparso sul blog minaccia: «Sono in corso alcuni tentativi di acquisire i dati degli iscritti al MoVimento 5 Stelle tramite sedicenti sondaggi o censimenti pubblicati su Facebook. Sono ovviamente degli illeciti e saranno denunciati alle autorità ». Anche stavolta, di risposte nel merito, nemmeno una.
Annalisa Cuzzocrea e Tiziano Toniutti
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
LA MANCANZA DI TRASPARENZA NELLE OPERAZIONI DI VOTI A CINQUE STELLE
La mancanza di trasparenza nelle operazioni di voto a 5 stelle apre il campo a diversi interrogativi sulla validità delle elezioni.
Raoul Chiesa, presidente dell’azienda di sicurezza informatica Cyberdefcon, collaboratore Onu e figura storica della scena hacker italiana, spiega perchè – per avere elezioni sicure – bisognava agire diversamente.
Le elezioni web del M5S sono affidabili da un punto di vista del risultato e della sicurezza dei dati?
«L’esperienza insegna che se un software è aperto, ci sono molte più possibilità che sia sicuro, se è chiuso no».
Nel caso delle “Parlamentarie” si è votato su una piattaforma elettronica proprietaria, appartenente al “Non Partito” di Grillo. Quali rischi ci sono?
«Il problema è che se la piattaforma è chiusa, ovvero il codice con cui è realizzata non è accessibile da altri che non siano gli sviluppatori, non si può affermare che sia sicura o che sia priva di difetti o bachi».
Nel sistema realizzato da Grillo e Casaleggio la sicurezza del voto appare non certificabile in nessun modo. Bisogna fidarsi e basta?
«Se chi utilizza la piattaforma non invia all’esterno i dati a chi può verificarne la sicurezza, non si può affermare che il dato elettorale non sia abusabile».
(da “la Repubblica“)
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Dicembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
POLEMICHE RIGUARDO ALLE VOTAZIONI PER SCEGLIERE I CANDIDATI AL PARLAMENTO
Le ‘Parlamentarie’ di Grillo sono state un successo o un flop?
Non si placano sul blog di Beppe Grillo le polemiche sulle votazioni per le liste dei candidati a 5 Stelle per il Parlamento italiano.
“I voti disponibili erano circa 95mila per 1.400 candidati presenti in tutte le circoscrizioni elettorali incluse quelle estere”, spiegava ieri il leader del Movimento con un post pubblicato sul suo blog a un paio di ore dalle chiusura dei ‘gazebo virtuali’ (qui tutti i risultati con i candidati vincitori per ogni circoscrizione).
Un intervento in cui l’ex comico celebrava i risultati raggiunti, sottolineando come con le parlamentarie, che hanno visto “una netta affermazione delle donne (su 31 capilista 17 sono donne, il 55%)”, i 5 stelle abbiano messo a segno un bel primato: “E’ il primo movimento o partito politico nel mondo a eleggere i suoi rappresentanti in Parlamento attraverso Internet, questo mentre in Italia non esiste neppure il voto di preferenza”.
Ma Grillo sembra non convincere i suoi, stando almeno ai post polemici, numerosissimi, che seguono il suo intervento e continuano ad essere postati sul blog.
C’è chi, senza giri di parole, manda Grillo letteralmente a quel paese, “perchè dopo aver rimandato due volte il mio documento, da marzo, ho infine scoperto di non essere certificato nè un ca..o — lamenta Dario — Sarebbe questa la democrazia virtuale?
Un accrocco traballante che non vale un qualsiasi forum internet da dilettanti?
Imparate a usare il computer prima di fare tutti ‘sti proclami”.
Qualcuno fa di conto e avanza dubbi. “95000/1400= 67,9 preferenze medie. Ogni iscritto, 3 voti: 95.000/3= 31.667 votanti. 31.667/1400 = 22,7 iscritti per candidato.
Partecipazione dal basso? Più che altro, piccoli club privati e casta estremamente chiusa”, osserva una voce polemica. “95mila persone — aggiunge un altro — è la popolazione del mio quartiere”.
E mentre Grillo decanta le lodi delle parlamentarie, in molti riconoscono il flop.
“Ragazzi, che brutta figura — sottolinea un utente — 95mila voti a tre preferenze per votante significa solo 32mila persone che hanno votato, e il bello è che c’erano 1400 candidati. Vuol dire che ogni candidato è riuscito a farsi votare solo da una trentina di persone, praticamente dagli amici del bar sotto casa, o poco più! Ehm…”.
Non mancano poi i consueti dubbi sulla macchina organizzativa del Movimento.
A Grillo che aveva vantato il costo zero dell’operazione ‘parlamentaria’, qualcuno chiede: “Costo zero? Chi ha pagato sito, server e gli informatici per fermare i cattivi hacker?
La Casaleggio? E 95 mila voti cosa legittimano? E come sono stati raccolti? Chi ha votato e come? Chi ha controllato e come?”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
IN LISTA DISOCCUPATI, AVVOCATI E CASALINGHE…E SPUNTA IL NOME DELLA SORELLA DEL SICILIANO CANCELLERI
L’identikit non è semplice: svolgono le professioni più disparate, sono in
maggioranza donne e in molti casi ventenni o trentenni.
Tra loro, però, secondo accuse che spuntano sulla Rete, c’è anche qualche parente di troppo. Parliamo dell’esercito dei Cinque Stelle che prepara le truppe e punta su Roma. Disoccupati, insegnanti, avvocati, casalinghe, impiegati.
Le file dei candidati ora hanno nomi e cognomi. Ognuno con una storia alle spalle.
Si va dall’assistente dello scenografo Emanuele Luzzati al ricercatore della Nasa, passando per molti, moltissimi giovani.
Ci sono i grillini della prima ora come Vito Crimi o Riccardo Nuti, ma anche qualche new entry.
In Piemonte, forse, ci sarà un senatore No Tav: si tratta di Marco Scibona, che già faceva parte dello staff del gruppo consiliare grillino piemontese. Ma la vera novità è rappresentata dalla valanga rosa, che conquista il 55% dei posti in lista.
«Noi donne abbiamo una marcia in più», commenta Arianna Spessotto, ventisettenne, trionfatrice in Veneto.
Un bel salto per lei, senza lavoro, e ora prossima a sbarcare in Parlamento: «Sono agitata, devo ancora elaborare».
E poi spiega: «Sono disoccupata da tre mesi, ho una laurea in economia e alcune esperienze a tempo determinato alle spalle, oltre a quattro stage che non mi hanno portato da nessuna parte».
Lavora e studia, invece, Dalila Nesci, 26 anni, giornalista pubblicista, futura capolista in Calabria: «Mi sto laureando in giurisprudenza, ma al momento lavoro al Tropea Festival». Anche per lei un eventuale approdo a Montecitorio sarebbe «una grande emozione, felicità , ma anche un forte carico di responsabilità per quello che dovremo fare». Tanto che quasi si ritrae: «Noi candidati siamo solo portavoce delle idee del movimento».
Chissà se le quote rosa grilline contribuiranno a togliere al movimento l’etichetta di machista legata al caso Salsi.
«Sono state polemiche strumentali, non sono mai stata discriminata per il mio essere donna» dichiara Donatella Agostinelli, 38 anni, prima nelle Marche. E guarda ai prossimi impegni: «Sono serena, ma la campagna elettorale è tutta da costruire. Di cosa mi vorrei occupare? Mi sono spesa in passato per la tutela dell’ambiente, mi piacerebbe riportare al centro del dibattito politico i beni comuni».
Per adesso, sul web ha fatto molto discutere il risultato di una donna, Laura Castelli, molto vicina al consigliere regionale piemontese Davide Bono.
Ma a gettare un’ombra sul risultato complessivo delle Parlamentarie è un post di Gino Camillo, che su Facebook contesta la vittoria di Yvonne De Rosa nel Vecchio Continente. «Non riesco a capire come possa risultare la prima eletta nella circoscrizione Europa – scrive – dato che si è iscritta al MeetUp di Londra solo il 6 novembre 2012 e che prima di questa data era venuta a un solo MeetUp il 19 ottobre per accompagnare il suo ragazzo Roberto Fico (primo tra i candidati nella circoscrizione Campania 1 e volto storico dei grillini, ndr )». E attacca: «Parentopoli e paracadutati all’ultimo minuto in politica sono cose che fanno i partiti. Non il Movimento 5 Stelle».
In effetti, scorrendo le liste dei candidati non sono pochi i legami affettivi o familiari.
In Sicilia corre Azzurra Cancelleri, sorella di Giovanni – eletto all’Ars e candidato grillino alla presidenza della Regione -, con un passato nello staff di Sonia Alfano (europarlamentare idv, candidata con gli Amici di Beppe Grillo nel 2008). In Liguria sarà capolista Cristina De Pietro, sorella del consigliere comunale genovese Stefano.
In Lombardia, passa le forche caudine delle primarie Tatiana Basilio, mentre difficilmente sarà in lista il marito (anche lui alle Parlamentarie) Simone Ferrari.
Al Senato potrebbero arrivare in coppia dalla Puglia Maurizio e Tiziana Buccarella, fratello e sorella, primo e quarta in lista per Palazzo Madama.
Ma proprio Maurizio, il più votato in regione, rigetta l’idea di una parentopoli grillina: «Io mia sorella non l’ho votata – assicura -. Anzi, non si è votata neppure lei. Non c’è nessun familismo perchè nessuno può nominare nessuno, nessuno può manovrare il voto: nel movimento non ti candidi, ma ti candidano».
Sarà .
Però c’è anche chi pur avendo tutti i requisiti non è scesa in campo. Come Cinzia Piastri, moglie del sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
Emanuele Buzzi
(da “La Repubblica”)
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