Settembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
GLI EPURATI DANNO VITA A “MOVIMENTO REVOLUTION” CON IL FINE DI RITROVARE LE RAGIONI ORIGINARIE DEL PROGETTO… “PUO’ IL SIMBOLO DEL PARTITO APPARTENERE A UNA SOLA PERSONA?”
Dissidenti. Eretici. Addirittura rivoluzionari. 
Con un solo obiettivo: restituire il MoVimento Cinque Stelle alla sua funzione originaria: salvare l’Italia.
Andando oltre “il milionario” Beppe Grillo e rompendo l’egemonia esercitata tra i grillini da Gianroberto Casaleggio, un “padrone dai capelli settecenteschi”.
Si autodefiniscono “MoVimento Revolution” e in rete stanno raccogliendo da mesi denunce e racconti.
Che aprono uno squarcio sull’assenza di democraticità interna del movimento di Grillo.
E il capo politico del MoVimento viene equiparato, in modo spietato, alla “vecchia politica” che vuole cancellare.
Si parte dal loro sito ufficiale.
In apertura una lettera indirizzata a tutti i grillini. C’è un invito: “Andiamo oltre, oltre Beppe Grillo, oltre la vecchia politica, oltre tutte le dispute che ci sono state fino ad oggi, andiamo oltre, per salvare l’Italia”.
Il motivo è una profonda insoddisfazione per i metodi utilizzati dall’ex comico.
“Ci hanno chiesto mille volte di attaccare Federico Pizzarotti”, il neo sindaco di Parma. Ordini arrivati dall’alto, dai vertici del MoVimento. E che hanno provocato fratture insanabili con chi era “entrato animato dalle migliori intenzioni”.
Poi il caso Favia. Che per i membri del MoVRevolution è solo l’ennesima prova, l’ennesima dimostrazione, di quanto il movimento di Grillo sia lontano dalla democrazia diretta che dice di voler esercitare.
Gli eretici non salvano nessuno: Favia è solo un “ragazzo subdolo” e Grillo è talmente preso dal proprio potere che non riesce neanche a vedere semplici verità .
Come la creazione, all’interno dei Cinque Stelle, di gruppi che utilizzano la popolarità del MoVimento per poter arrivare a gestire e a occupare posizioni di potere.
E le denunce partono da lontano. Da alcuni video postati su Youtube da Gaetano Vilnò, ex cinque stelle, tacciato da Grillo di essere “un infiltrato della destra”.
Vilnò è netto: “Spesso si entra in buona fede, poi ci si ritrova ad avere a che fare con una situazione ingestibile”.
Ovvero: “Grillo fa le regole, decide le iniziative, ha fatto il programma senza sapere neanche chi lo ha stilato e senza voto elettronico, decide i candidati”.
Ancora: “Lui fattura 5 milioni l’anno, ma i grillini non devono prendere soldi, e se rivestono qualsiasi carica devono firmare delle dimissioni in bianco”.
Tutto arriva su Facebook.
Dove le denunce, raccolte nel gruppo “Vaffa Beppe Grillo”, aumentano giorno dopo giorno. Dai racconti in prima persona, a chi solleva questioni politiche: “E’ normale che un candidato per le prossime elezioni regionali in Sicilia del MoVimento 5 stelle sia anche coordinatore di un nuovo movimento di un consigliere provinciale che è uscito da poco dal Popolo delle libertà ?”.
Ma Movimento Revolution non fa solo controinformazione in rete. Anzi.
Tra le iniziative un esposto all’Agcom sull’utilizzo del simbolo dei Cinque Stelle. Scrive Francesco Vicari, tra gli animatori dei “dissidenti”: “Nel 2007, a Bologna, Grillo tenne il primo V-Day, in pratica la nascita del suo movimento.
E qui rischia di trovare ora un inaspettato altolà .
Infatti l’Agcom, l’autorità garante della concorrenza e del mercato, dovrà pronunciarsi, sul quesito contenuto in un esposto presentato da alcuni degli “epurati”: può un simbolo politico essere di proprietà di una singola persona, senza alcun organismo di controllo, anche amministrativo?”.
Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)
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Settembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
“NEL MOVIMENTO C’E’ UN PROBLEMA DI DEMOCRAZIA”…”GRILLO SAPEVA DEI CONTRASTI CON CASALEGGIO MA MINIMIZZAVA”
“E’ da un anno e mezzo che con Casaleggio non parlavo. Più persone che avevano a che
fare sia con lui che con me, persone delle quali mi fido, mi raccontavano, che secondo lui ero in procinto di passare con Pd. Se con Grillo ne parlavo? Certo, ma lui cercava di tranquillizzarmi. Lo giustificava sul piano caratteriale. Con Casaleggio no, era impossibile per me parlarci. E da tempo. Ho provato senza successo. Paradossalmente ci siamo sentiti il giorno della messa in onda di Piazzapulita, prima della bufera”.
E’ un Giovanni Favia più sereno, quello che concede in esclusiva la prima intervista al dopo giorni di silenzio.
Sereno e determinato: “Nel Movimento c’è un problema di democrazia, Casaleggio ha giocato una brutta partita contro di me, ma io non me ne vado. E non mi cacceranno. Ho sacrificato 5 anni della mia vita e resto sulla luna”.
Partiamo dalla fine: l’intervista a Piazzapulita. Lei accusa Casaleggio e denuncia infiltrati e liste controllate, seppur fuori onda. Ascolta la trasmissione e cosa fa?
“In preda al panico, in uno stato precario, mando un messaggio a Beppe Grillo. Provo a contattarlo. La mia paura era aver creato un danno al Movimento”.
Nessuna risposta?
“No”.
E Casaleggio?
“Stesso messaggio inviato anche a lui. Niente”.
Rimprovera Grillo e Casaleggio per questo?
“Posso dire che se non avessero alzato un muro immediatamente avremmo evitato le strumentalizzazioni”.
I suoi problemi con Casaleggio non nascono però dopo la trasmissione?
“No. E’ da un anno e mezzo che non ci parliamo. Lui andava dicendo di un mio imminente salto nel Pd. Che quella era la mia ambizione. Niente di più falso. Ma cercava di farmi terra bruciata attorno. Per me era impossibile parlarci. Dopo un break lunghissimo di mesi paradossalmente ci eravamo parlati la sera stessa della trasmissione, poco prima della messa in onda”.
Dunque Casaleggio aveva sentore che a Piazzapulita sarebbe uscita una sua intervista fuorionda?
“Non lo so”.
Dopo quella trasmissione gente che stava dalla sua parte è sparita?
“Magari fossero spariti”.
Cioè?
“Sapevano benissimo come la pensavo, molti la pensavano come me molto tempo prima di quelle frasi estrapolate da un contesto più ampio, ma all’improvviso si sono messi a fare i moralizzatori. Contro di me”.
Si riferisce a Davide Bono?
“Non entro in questioni personali. Non è nel mio stile”.
Il suo futuro è nel Movimento 5 stelle?
“Nel Movimento 5 stelle c’è il mio presente. E comunque bisogna distinguere i due piani, quello di consigliere regionale e quello di attivista. E dopo il Movimento 5 stelle c’è solo il Movimento 5 stelle”.
Potrebbe dimettersi?
“Io mi dimetto ogni sei mesi, sono un Co.co.pro., ho un contratto a progetto. Decidono i miei elettori in quella verifica. Come hanno sempre fatto”.
Grillo e Casaleggio potrebbero fare con lei quello che hanno fatto con Tavolazzi?
“Non penso”.
E’ lei che ha cercato di far rientrare Tavolazzi come direttore generale del Comune a Parma: uscito dalla porta, sarebbe rientrato dalla finestra.
“E’ falso e bugiardo, questo. Può dirlo bene il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Io sono stato avvisato a proposta fatta. Ma credo che potesse essere di grande aiuto”.
Chi fece fuori Tavolazzi? Sempre Casaleggio?
“Penso di sì. Le dinamiche però non furono mai chiarite”.
Ma di affrontare l’argomento con Grillo non ha mai pensato?
“Beppe sapeva tutto rispetto alle mie difficoltà di rapporti con Casaleggio e rispetto ai miei dubbi sul Movimento. Che poi riguardano le scelte, la democrazia partecipata da parte della base”.
E Grillo giustificava l’atteggiamento di Casaleggio?
“Minimizzava. Diceva che era il suo modo di parlare, spesso usava espressioni forti. Ma diceva che è il suo modo di affrontare le cose”.
Casaleggio è una persona onesta?
“Sì. Poi io mi fido di Beppe, se lo ha scelto vuol dire che su questo non ha dubbi”.
Casaleggio potrebbe diventare un problema per il Movimento 5 stelle?
“Lo è già un problema. Io non discuto la persona, ma metodo gestionale”.
Che ruolo ha Casaleggio nel Movimento?
“Pianifica e gestisce. Non entra nel merito delle liste locali, quello no. Ma decide a 360 gradi, la linea politica, il blog, i messaggi da lanciare, la struttura dei messaggi”.
Dice anche a Grillo cosa dire durante gli show-comizio?
“Sì, molte cose le pianificano insieme, Grillo saprebbe improvvisare benissimo, ma ci sono messaggi che vengono ripetuti molte volte”.
Lei nell’intervista ha parlato di infiltrati e decisione dall’alto delle liste.
“Quella è stata una mia forzatura. Non parlavo di problemi locali, ma del futuro del Movimento in vista delle elezioni nazionali. A livello locale c’è il più alto livello di democrazia, perchè noi ascoltiamo la gente sul territorio, riusciamo a interagire coi nostri elettori. A livello nazionale, come architettura logica, ci sono degli errori. Il primo è quello di non aver rinnovato la piattaforma internet e non aver dato, in vista delle elezioni nazionali, la possibilità alla nostra gente di scegliere i candidati”.
E’ vero che il suo problema è vero che sono i due mandati? Cioè, terminato il suo lavoro in Regione non può candidarsi perchè ha già fatto il consigliere comunale. Lei è un ambizioso, dicono.
“Rispondo coi fatti. Sono in Regione, resto in Regione. Non andrò in Parlamento, non vorrei andarci. Il mio rapporto è col territorio”.
Non ha problemi di poltrone, come fa capire Casaleggio?
“Ho già la mia poltrona. Fossi un approfittatore mi terrei il mio stipendio di consigliere regionale, a 9000 euro netti al mese. Ne guadagno 2700, il resto va e continuerà ad andare al Movimento”.
Non andrà in altri partiti?
“No. Lo avrei fatto. Io sono sulla luna e ci voglio restare”.
Casaleggio le ha fatto terra bruciata attorno in questo anno e mezzo? Così sembra di capire.
“Sì, non ascoltava me, ma altre persone a lui più vicine”.
Si riferisce al consigliere comunale di Bologna, Massimo Bugani?
“Non faccio nomi. Sono cose piccole queste”.
Il messaggio dopo Piazzapulita è stato uno: Favia pensa una cosa in privato e un’altra in pubblico.
“Lo hanno detto anche altri consiglieri eletti. Mi fa ridere questa accusa. Quando sei davanti a milioni di persone, in tv, si parla di un progetto politico. Sei il Movimento. Gli sfoghi in privato sono altra cosa. Umani. E tutti li hanno. La mia colpa è stata fidarmi di un giovane giornalista che mi era entrato in simpatia”.
Dicono anche che fosse tutto orchestrato, se è per questo.
“Fesserie. Ma può sembrare possibile? Il solo pensiero è un’offesa. Sono state registrate a mia insaputa. Non sapevo assolutamente nulla”.
Ma perchè non le ha risolte nelle sedi appropriate?
“Beppe e tutti gli altri sanno come la penso, conoscono le mie perplessità . Da molto tempo. Io la battaglia la facevo e la faccio dall’interno, il problema del rinnovo della piattaforma internet e la scelta dei candidati on line è sul tavolo da tempo. Ma non si è mai mosso niente”.
Cosa ha prodotto tutto questo caos?
“Che molte persone hanno paura a pronunciare il nome di Grillo e Casaleggio. E non dovrebbe esistere una cosa del genere”.
Ha influito il caso Tavolazzi?
“Inizia tutto da lì. Tavolazzi è stato espulso senza una reale motivazione che non è prevista da nessun regolamento. E spiegazioni non ne sono mai arrivate”.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
UN’ALTRA DISSIDENTE: “CASALEGGIO? VUOLE GOVERNARCI COME UN GIOCHINO SUL WEB”
La Rete frantumata. Il giorno dopo lo scontro virtuale tra Beppe Grillo e Giovanni Favia,
con l’accusa del leader (sul blog) di aver inscenato un finto fuori onda e la replica del consigliere regionale (via Twitter ) in salsa finiana: «Che fai, mi cacci?», il popolo dei grillini si divide.
Oltre duemila commenti sul sito dello showman in un giorno, un fiume di parole che continua ad affluire con costante regolarità , per esprimere dubbi e incertezze.
Voci contrastanti.
«Iniziamo ad applicare la democrazia diretta anche per casi come questo! Beppe devi lanciare un sondaggio per stabilire se espellere dal M5s personaggi come Favia (il consigliere nel fuori onda aveva detto che nel movimento c’è mancanza di democrazia e accusato il guru Gianroberto Casaleggio di decidere tutto, ndr )», chiede Aldo Cazzaniga.
«È Beppe Grillo che ha creato il “Movimento 5 stelle” ed è bene e giusto che sia lui a scegliere i suoi referenti», fa eco Giuseppe De Bella.
«Favia non è affatto in malafede», controbatte Pietro Fardelli.
E mentre nel forum del movimento prendono piede anche proposte per scegliere con primarie online i candidati in vista delle prossime Politiche, gli outsider grillini che hanno infiammato le Amministrative prendono posizione.
«Qui non avvertiamo nessuna carenza di democrazia», rimarca al Secolo XIX Paolo Putti, che a maggio a Genova sfiorò il ballottaggio.
«Favia ha detto o insinuato diverse falsità di cui non poteva non sapere la falsità », scrive in Rete Vittorio Bertola, capogruppo del M5s a Torino.
Sul web però spunta un’altra intervista che rafforza la fronda dei grillini che desiderano più democrazia e trasparenza, chiedendo «un confronto».
Al centro della polemica, il cambiamento in corsa della norma sul limite dei due mandati (valgono anche se svolti solo in parte) «tagliata su una persona, Giovanni Favia», «un cambio non certo voluto dalla Rete».
A parlare, in un video apparso solo ieri, è Raffaella Pirini, eletta con la sua lista civica e con il Movimento 5 stelle consigliere comunale a Forlì nel 2009.
«Il video è di aprile. Ma non è cambiato nulla», spiega al Corriere .
E aggiunge: «Quello di Favia era solo uno sfogo per migliorare i meccanismi. Meglio abbassare i toni e cercare un confronto».
Poi la stoccata al cofondatore: «Casaleggio? Dica se vuole governare il movimento come se fosse un giochino sul web. Le sue telefonate a molti esponenti sono cosa nota»
Nel groviglio di ipotesi sull’origine del caso Favia, spuntano anche i democratici, che avrebbero voluto minare la solidità dei grillini.
«Un complotto del Pd contro Grillo? Ma no…», rassicura Luciano Violante.
Massimo D’Alema avverte: «Se Grillo è a due cifre, lo spread va a cinque».
Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, invece, è certo: «Dietro Grillo c’è un coagulo di poteri forti» anche se il movimento «va guardato con rispetto, in tanti territori fa cose importanti».
Interviene pure Gianfranco Fini: «Credo che il presupposto elementare per la democrazia interna nei movimenti e nei partiti sia quello di rispettare il dissenso»
Intanto, in attesa del prossimo round verbale tra i contendenti (oggi Favia interverrà a «Otto e mezzo» su La7), Grillo rivendica: «Il M5s vuole la democrazia diretta. Referendum propositivi senza quorum. Elezione diretta del candidato».
Emanuele Buzzi
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO IL FUORI ONDA, VOLANO GLI STRACCI TRA I CINQUESTELLE… BUGANI RESTA COI VERTICI: “ESPELLERLO? DIPENDE SOLO DA LUI”
«Sono un cyborg, ho un microchip impiantato, Casaleggio pilota ogni mia azione».
Al telefono risponde una voce metallica.
Il capogruppo in Comune del Movimento cinque stelle, Massimo Bugani, ha voglia di scherzare sui retroscena che lo legano a doppio filo al braccio destro di Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio.
Quando si tratta di dire cosa pensa davvero Giovanni Favia, torna serio.
Quasi spietato. «È un ragazzino, che per le sue ambizioni ha spezzato il movimento». Bugani, in molti accostano il suo nome a Casaleggio. C’è chi dice che lei sia stato scelto dal guru di Grillo proprio per bilanciare la strapotere di Favia in Emilia-Romagna.
«Ma per amor di Dio… sono cose ridicole solo a pensarle e mi dispiace che tante persone in buona fede siano cascate in questa storia. È chiaro che si tratta di voci che fanno il gioco di chi ha sempre manovrato tutto in Emilia-Romagna. Per due anni, qui, i contatti con lo staff sono stati tenuti da pochi eletti, tra cui questo ragazzino. E questo ha creato una distorsione assoluta nel Movimento in regione».
È rimasto stupito da ciò che ha detto Favia sul movimento?
«Molto amareggiato, ma non stupito. Sono parole che, chi conosce Favia, sa a quante persone lui le abbia ripetute e quante abbia cercato di convincere».
Non crede che Favia sia sinceramente deluso dal Movimento cinque stelle?
«No, penso solo che sia in difficoltà e stia cercando un modo per uscirne».
Si riferisce alla candidatura in Parlamento e al limite del doppio mandato che pende su di lui?
«Certo. Un suo sogno, mai celato, sta per essere infranto dalle regole del movimento».
Crede anche lei che adesso Favia potrebbe migrare verso il Pd?
«Favia ha un obiettivo, il Parlamento. Ci andrà con o senza il Movimento cinque stelle».
Tanto rumore per una poltrona? Proprio come uno di quei politici-zombie che dite di voler combattere.
«Giovanni ha fatto tutto ‘sto casino perchè non ha più sentito su di sè l’attenzione, come accadeva qualche anno fa».
Il destino di tutti voi eletti del M5S, visto che dopo due mandati siete obbligati a tornare a casa in base al «non statuto».
«Se lavori bene, sei corretto e pensi solo al tuo lavoro da consigliere, non scompari. E il movimento non si dimenticherà di te».
Ma lei cosa pensa delle accuse di Favia sulla scarsa democrazia interna e sullo strapotere di Casaleggio nel movimento?
«Dico solo che, finchè in Emilia-Romagna decideva tutto lui, la democrazia funzionava. Adesso vedo che ha cambiato idea».
A questo punto che succede a Favia?
«Non ne ho idea».
Lo cacciate o aspettate la prima assemblea utile per sfiduciarlo?
«Dipende da ciò che deciderà di fare lui, valuteremo in base alle sue azioni. Se capisce che non è un gioco, o se invece vuole proprio sbaragliare tutto e andare avanti sulla sua strada».
Spaccando il movimento in due.
«Il movimento in Emilia-Romagna è già spaccato»
Colpa di Favia?
«Per chi è vicino a Favia è colpa di quelli come me, presunti cyborg di Casaleggio. Per chi ha buon senso sicuramente è lui che ha delle serie responsabilità ».
Ha sentito Grillo o Casaleggio dopo quello che è successo?
«Preferisco non parlarne, ma credo abbiano fatto bene a comportarsi così. Una decisione più forte avrebbe fatto il gioco di Favia».
Francesco Rosano
(da “il Corriere di Bologna“)
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Settembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
I “PROPRIETARI” DEL MOVIMENTO CINQUESTELLE E LA MANCANZA DI DEMOCRAZIA INTERNA… PERCHE’ NON RESTITUIRE LA PROPRIETA’ DEL MARCHIO AI MILITANTI?
«Uno vale uno».
Milioni di italiani si sono rivolti al movimento Cinque Stelle per questo slogan, perchè da anni trovano chiuse le porte dei vecchi partiti, occupati da irremovibili burocrazie.
Beppe Grillo prometteva e ancora promette democrazia dal basso, candidati presi dalla strada, valutati sulla base delle competenze e sottoposti al consenso della base, nella fedeltà assoluta al principio sacro: «uno vale uno».
Si tratta in gran parte di discorsi già sentiti da tutti i partiti padronali che hanno affollato la scena degli ultimi vent’anni all’insegna della politica delle «facce nuove», dalla Lega in poi. Ma tale deve essere la disperazione dei cittadini di fronte all’incapacità del sistema politico di cambiare, che anche stavolta hanno voluto crederci in massa.
Man mano che il movimento di Grillo è cresciuto nei sondaggi e nei consensi reali, i comportamenti reali del capo e del suo alter ego, Gian Roberto Casaleggio, cominciavano a contraddire i principi.
«Uno vale uno», ma il marchio del partito è registrato commercialmente a nome di Grillo Giuseppe, «titolare di ogni diritto».
«Uno vale uno», ma se un esponente di spicco e della prima ora, come Tavolazzi, pretende di discutere l’assetto proprietario dei Cinque Stelle, può venire espulso da un’ora all’altra dal padrone, che lo comunica alla sottostante base in un post scriptum di due righe e «non» segue dibattito.
«Uno vale uno» e contano soltanto i voti dei cittadini, ma se il candidato Cinque Stelle più votato, Giovanni Favia, si lascia sfuggire giudizi pesanti sull’intoccabile Casaleggio e denuncia l’assenza totale di democrazia interna, diventa ipso facto un traditore, un venduto, un porco in combutta coi vecchi partiti, soprattutto col Pd, come scrive oggi il sito di Grillo.
Specificando per la prima volta che il principio «uno vale uno» è stato «completamente travisato» e «non significa l’anarchia».
Involontaria citazione da Orwell. «Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri».
Davanti a queste contraddizioni, i simpatizzanti di Grillo si dividono in due categorie.
I fideisti assoluti e coloro che coltivano un ragionevole dubbio.
Per i primi è inutile scrivere.
Qualsiasi contraddizione del loro capo è da attribuire a un complotto contro di lui da parte della partitocrazia e dei suoi servi giornalisti.
Grillo può dire e contraddire, lanciare o meno pogrom contro gli immigrati, assolvere la mafia dai peccati, inventarsi che la bomba di Brindisi era un attentato contro di lui, pagare o non pagare le tasse e giustificare gli evasori, aderire ai condoni di Berlusconi, inquinare con la sua barca mezzo golfo ligure, triplicare il reddito da quando fa politica, espellere un dissidente al giorno.
Può denunciare il giornalismo al servizio dei partiti e poi pagare spazi televisivi e usare tirapiedi giornalistici a frotte.
Oggi ce ne sono due sul sito, l’autore della scomunica a Favia, che scrive sotto evidente dettatura dei suoi capi politici Grillo e Casaleggio, dunque un portaborse, e un altro che denuncia i finanziamenti pubblici ai giornali (tema sul quale sono d’accordo), ma dimentica il più finanziato di tutti (l’Unità ), dove guarda caso lui scrive.
I fideisti sono d’accordo, a prescindere.
Come i leghisti e i berluscones di ferro. Chi contesta è un venduto.
L’altro giorno ne ha fatto le spese lo stesso Grillo, che per gioco aveva pubblicato su Facebook una finta prima pagina del Corriere con le accuse più assurde di finti compagni di classe sotto un titolo gigantesco: «Citofonava e scappava!».
Ebbene, la maggior parte delle reazioni dei grillini era di questo tenore: «Giornalisti porci, che cosa non farebbero per le sovvenzioni!».
«Vergogna, venduti!», «Lo facevo anch’io da ragazzo, sarebbe una ragione per screditare Grillo?», «Beppe, resisti!» e così via.
È curioso come un movimento fondato da un comico raccolga tanti sostenitori del tutto privi di senso dell’umorismo.
Esiste poi, per fortuna, una maggioranza di potenziali elettori dei Cinque Stelle composto da cittadini dotati della facoltà del dubbio, che meritano una risposta seria e non un post affidato a un sicario.
Anzi, molte risposte.
Per esempio. Chi e con quali criteri deciderà le candidature al Parlamento del movimento? Qual è il reale ruolo della Casaleggio associati e a quale titolo?
Non sarebbe il caso di restituire la proprietà del marchio ai militanti, invece di lasciarlo depositato alla Camera di commercio come fosse il brand delle odiate multinazionali?
Non eravate contro il copyright, come i Piraten tedeschi?
Perchè sul logo deve per forza figurare il nome di un padrone, per giunta neppure candidato? Perchè Grillo e Casaleggio non rispondono mai nel merito delle accuse sulla mancanza di democrazia interna, non si dice alla stampa sporca e cattiva, ma neppure ai propri militanti (Tavolazzi, Favia) o ad autorevoli esponenti del parlamento europeo?
Per evitare equivoci, si tratta di domande molto meno gravi di quelle che abbiamo rivolto per anni ad altri leader, da Berlusconi a Bossi, da Bersani a Di Pietro o a Vendola, per la verità quasi sempre senza successo.
Ma Grillo, che proclama di essere così diverso da loro, senz’altro ci risponderà . O no?
Intanto dovrebbe almeno rispondere alla domanda lanciata sulla rete da Giovanni Favia.
La stessa che prima o poi tutti i leader di partiti padronali si sentono rivolgere dai dissidenti:
“Che fai, mi cacci?”.
Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)
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Settembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
SUL BLOG DI GRILLO CHE HA PAURA AD ESPRIMERSI IN PRIMA PERSONA UN ATTACCO A FAVIA DEGNO DELLA PRIMA REPUBBLICA: “VUOLE PASSARE A UN ALTRO PARTITO”….FAVIA RISPONDE: “LA MIA CASA E’ QUA, CHE FAI, MI CACCI?”… DI PIETRO FA IL SERVO SCIOCCO DEL COMICO GENOVESE
La guerra è dichiarata. 
Da un lato Grillo, il leader del Movimento 5 Stelle, dall’altro Favia, il consigliere “ribelle” che con le due dichiarazioni ha sconvolto l’universo grillino.
Ieri si è aggiunto un altro sanguinoso capitolo allo scontro tra Favia e il vertice.
Grillo, che ancora non si espone, ha pubblicato un lungo e articolato resoconto di un giornalista freelance legato al meetup di Vicenza, Maurizio Ottomano.
Dove il messaggio che emerge è chiaro: è un complotto dell’esponente emiliano contro lo Staff.
Secca la risposta di Giovanni Favia su Twitter: “Non ho nessuna intenzione di andare nel Pd, il M5s è sempre stata ed è la mia casa” . Infine ha citato Fini e quel famoso dito puntato contro Berlusconi: “Che fai, mi cacci?”.
Ma quale fuorionda, è tutta una strategia del grillino ribelle lascia intendere Ottomano nel suo pezzo.
“La fine del mandato, prossima per Favia che è già alla seconda legislatura e quindi non più candidabile nel M5S, potrebbe essere il movente di questa intervista concordata e il “do ut des” per il passaggio ad altra formazione politica, probabilmente il PD o affini”, scrive il giornalista. Del resto, aggiune, “lui non è uno sprovveduto”.
“Anche noi avremo i nostri Scilipoti” ha detto Beppe Grillo pochi giorni fa, alla festa dei Cinque Stelle a Brescia.
Il riferimento è chiaro: “Una sorta di sillogismo per un tradimento politico di cui forse sapeva l’esistenza, ma non i termini precisi. Qualcosa era trapelato sicuramente – prosegue Ottomano -. Meno comprensibile invece che il neo-dissidente del MoVimento, giunto in pesante ritardo alla festa, non sia stato incalzato dalle telecamere di LA7 nè sia stato tentato nulla di rilevante per l’informazione, come il metterlo a confronto diretto con Grillo, alla luce del fatto che la trasmissione aveva sul campo proprio lo stesso inviato che sapeva di aver raggiunto lo scoop due mesi prima”.
E invece niente, conclude il giornalista: “Favia fu evitato accuratamente dalle stesse telecamere che avrebbero potuto completare l’opera, in modo esemplare. Niente, nemmeno una domanda, nulla”.
Anche il sindaco 5 Stelle di Parma, Federico Pizzarotti, fa un passo indietro.
Se ieri, infatti, parlava della necessità di un congresso, oggi è più cauto.
“Facciamo assemblee da anni, comprese quelle semestrali dei consiglieri regionali. E i giornali non se ne sono mai accorti?” attacca il primo cittadino.
Le sue parole sono state riprese anche dal sito di Beppe Grillo in un post dal titolo “Le vere parole di Pizzarotti”.
Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, è l’unico dei leader nazionali che difende Grillo e Casaleggio: “La verità è molto semplice: danno fastidio. Come è successo a noi, sta succedendo a loro. Si cerca di delegittimare chi dà fastidio, di denigrarlo per non affrontare il problema posto, cioè il fatto che c’è una moltitudine di cittadini che di questa classe politica non ne può più e sta protestando”.
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Settembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
E’ STATO LO STRATEGA DEL REFERENDUM E DECIDERA’ LE CANDIDATURE ALLE PROSSIME ELEZIONI… GRILLO ORA DEVE CHIARIRE COME INTENDE SELEZIONARE I CANDIDATI O E’ FINITO
La Rete è spietata.
I grillini lo predicano da anni e ora provano la lama di Youtube sulla loro pelle.
Ci sono le due versioni di Favia a Piazza pulita: scena e retroscena, come ai bei tempi del Transatlantico della Prima Repubblica.
Poi c’è il consigliere bolognese che pontifica ad aprile da Santoro: “Non abbiamo leader che ci comandano. Grillo (non Casaleggio, ndr) non ha mai messo bocca sulle candidature”.
C’è pure il video postato nel 2010 nel quale Favia se la ride: “Pensate davvero che Grillo sia un burattino nelle mani di Casaleggio? Ma dai! Quello è un tecnico e si occupa della comunicazione. Non ha mai chiamato un solo consigliere. Siamo liberi”.
Concetti ribaditi da Grillo e Casaleggio in un comunicato che somiglia terribilmente alle parole — false — di Favia.
La verità è che l’intervista della squadra di Formigli è uno scoop che fa male.
Il consigliere comunale più votato svela tre verità oscene, nel senso latino di ob scaena, cioè da tenere fuori dalla scena perchè il pubblico non deve vederle:
1) Casaleggio, titolare di una società commerciale che cura la comunicazione del Movimento e di molte imprese private (oltre che in passato di Di Pietro) è stato lo stratega dei referendum.
Non esiste e, secondo Favia, non ci sarà mai una selezione democratica dal basso.
Tutto viene deciso da Grillo (un segreto di Pulcinella) ma più ancora dallo “spietato” Casaleggio;
2) Il veto di Grillo nei confronti di Tavolazzi e quello a comunicare in tv ai consiglieri serve in realtà a tutelare i veri capi (non eletti) dal dissenso degli eletti che non parlano per paura;
3) Casaleggio deciderà le candidature alle prossime elezioni politiche; il volto giovane di Favia non deve trarre in inganno: le questioni poste hanno a che fare con la democrazia (garantita dalla Costituzione) di un partito che si candida a diventare la seconda forza del Parlamento.
Non bastano tre righe sul sito per smentire.
Le elezioni sono alle porte e Grillo deve comunicare come selezionerà i candidati per dimostrare che la sua democrazia diretta non somiglia a un guru capellone.
È il vaffanculo più difficile della sua carriera perchè non basta gridare.
Stavolta bisogna agire.
Ora.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2008 FU STILATO DA CASALEGGIO UN DOCUMENTO CON IL QUALE I PROMOTORI DEL REFERENDUM AVREBBERO DOVUTO CONSEGNARE UNA DELEGA IN BIANCO PER RISCUOTERE I FINANZIAMENTI PUBBLICI
Mancano pochi minuti a mezzogiorno. E’ il 4 aprile 2008. 
Nella hall dell’hotel Ripetta, a Roma. Una quindicina di persone aspettano Beppe Grillo.
Sono i promotori del secondo V Day che hanno appena depositato in Cassazione le firme. Motivo dell’incontro: le spiegazioni da parte di Grillo su un documento — mostrato da Piazza Pulita, sul La7 — che delega Grillo o persona da lui incaricata, per la gestione dei rimborsi. Parliamo di tre milioni di euro circa che sarebbero arrivati nel caso si fosse raggiunto il quorum del referendum per l’abrogazione della legge Gasparri e del finanziamento pubblico ai giornali, proposto dal nascituro Movimento.
Il documento alla fine non venne firmato.
Testualmente si leggeva : “I sottoscritti promotori intendono con la presente attribuire formalmente ed irrevocabilmente al signor Giuseppe Grillo, in via esclusiva, ogni diritto al percepimento dei rimborsi di cui alla legge n. 157 del 3 giugno 1999, e ad usufruire di ogni altra agevolazione, prerogativa e facoltà previste per o conseguenti al compimento delle attività referendarie, rinunciando fin d’ora, a beneficio del signor Giuseppe Grillo o di persona che questi potrà indicare, ad ogni diritto in tal senso”.
Chi sottopone il documento da firmare — raccontano i presenti — è un uomo della Casaleggio associati, il testo è stato preparato negli uffici di Milano dell’uomo ombra di Grillo.
Gli attivisti che quel giorno si presentano determinati nel volere spiegazioni vengono placati da Beppe Grillo con un “io non ne so niente”.
Di più. Grillo dice che una cosa del genere si può fare “solo ed esclusivamente davanti a un notaio”.
A quel punto Grillo si ritira nella stanza. Va in camera e resta al telefono quasi un’ora.
Quel documento non passerà .
In caso di raggiungimento del quorum se ne sarebbe discusso in maniera più precisa.
Ma nessuna firma in bianco. E soprattutto il referendum non venne mai fatto, mancavano le firme.
Grillo le presenterà in Cassazione, ma mancava il numero.
Secondo lui c’erano, ma non fece mai ricorso.
Il referendum andò a morire. Ma la strana storia di quella procura in bianco, che valeva un sacco di soldi, continuerà a essere ripresa su vari forum e ora viene raccontata con tanto di retroscena dagli attivisti che poi hanno lasciato Grillo e Casaleggio.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
TRA “FAVIA A CASA” E “CACCIAMO CASALEGNO” IL FUORI-ONDA DI PIAZZA PULITA GENERA UNA BATTAGLIA INTERNA NEI CINQUESTELLE
Il tappo è saltato. E adesso volano gli stracci. 
Casaleggio è davvero lo «spietato» e «vendicativo» uomo nell’ombra dei 5 stelle?
Sui forum online del Movimento e sul blog di Beppe Grillo va in scena lo scontro virtuale tra ortodossi ed eretici.
Da entrambi i fronti s’invocano soluzioni drastiche: «Favia è un arrivista», «lo Scilipoti del M5S», «va espulso».
Anzi no, il colpevole è il guru capellone: «Casaleggio ci rubato la democrazia», «Beppe devi cacciarlo».
A scatenare le polemiche nel popolo 5 Stelle è stato il fuorionda a “Piazza pulita” di Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna e grillino della prima ora: «La democrazia nel Movimento non esiste. Casaleggio è spietato, vendicativo, controlla tutto dall’alto e prende per il culo tutti. O si leva dai c… o il movimento gli esploderà in mano».
Le telecamere sono spente, ma il microfono dell’inviato di Corrado Formigli no: registra tutto.
Sui siti dei 5 stelle si scatena il finimondo.
Mentre il tag #Casaleggio scala la classifica su Twitter, arriva la (parziale) marcia indietro di Favia, che rimette il suo futuro nelle mani dei cittadini confermando il mandato “a termine” per gli eletti 5 stelle.
«La colpa è mia. Due anni in mezzo agli squali non mi hanno fatto crescere sullo stomaco tutto quel pelo che serve per reggere la pressione che c’è oggi intorno al Movimento. I militanti dell’Emilia-Romagna valuteranno le mie dimissioni».
La bacheca Facebook di Favia è presa d’assalto: «Sii uomo e lascia subito». «Che delusione — rincara Roberto -. Prima i soldi pubblici dati per le interviste poi un pietoso fuorionda. Dimissioni immediate».
Carlo fiuta aria di complotto: «Poverini, ma davvero credete che non fosse d’accordo?».
Ma c’è anche chi difende il barbuto consigliere regionale: «Ho votato te e il movimento, non Grillo e Casaleggio! Tieni botta». «Avanti così non mollare.
Da qui nascerà il Movimento 5 Stelle più forte di prima!». «Giovanni ha detto delle cose che tantissimi pensano», accusa Riccardo.
Luigi prova a mediare tra fedelissimi e disillusi: «Il problema va risolto, ma al cospetto delle luride manovre di Lusi, Belsito e Berlusconi questo episodio è una bazzecola».
Niente da fare, le invettive contro la vecchia politica non bastano più.
Tra i militanti c’è la sensazione che il giocattolo si sia rotto.
Su forum e pagine social del movimento gli attestati di solidarietà a Favia sono parecchi: «Chi critica il re è un uomo libero, merita rispetto».«Non dimetterti e combatti per quello che hai detto, non è un problema».
In tanti chiedono la testa di Casaleggio «Se Giovanni ha detto la verità Beppe deve dargli il benservito».
La musica cambia sul blog di Grillo, dove Casaleggio pubblica una nota di autodifesa («Nè io, nè Beppe abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali, nè infiltrato persone nel Movimento»).
Sul sito i fedelissimi difendono il leader e si scagliano contro Favia «nuovo idolo di tutti quelli che vivono di partitocrazia»: «Ha agito in malafede, era tutto combinato». Massimiliano accusa il consigliere regionale di essere stato «plagiato da Tavolazzi», il ferrarese epurato a marzo.
Ma non basta. La questione democrazia è aperta.
Con la campagna elettorale alle porte, il movimento è a un bivio. «Favia o è un cretino o un venduto — scrive Viviana -. Se dipendesse da me, dovrebbe dare immediatamente le dimissioni. Ma se sarà mandato via, tutti diranno che Casaleggio o Grillo sono despoti. Un bel dilemma! Non vedo come uscirne… Sono stanca»
Gabriele Martini
(da “La Stampa”)
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