Settembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO IL FUORI ONDA TRASMESSO SU LA7, IL CONSIGLIERE REGIONALE 5 STELLE SCRIVE SU FB: “TRA QUALCHE MESE RASSEGNERO’ LE MIE DIMISSIONI, POI SARANNO I CITTADINI A VALUTARE SE RESPINGERLE O ACCETTARLE”
Non ritratta quanto ha dichiarato nel fuori onda, che è “colpa sua” e non è stato concordato in nessun modo.
Anche se quelle parole lo porteranno a rassegnare le dimissioni “tra qualche mese”. Poi “saranno i cittadini dell’Emilia-Romagna tramite votazione, a valutare se respingerle o accettarle”.
Le parole di Giovanni Favia che ieri sera sono andate in onda a Piazzapulita lo hanno spinto a fare chiarezza di fronte ai suoi elettori e al movimento e sulla sua pagina Facebook ha fatto chiarezza intorno a quanto ha dichiarato su Roberto Casaleggio.
Ci tiene a chiariere che “le liste dell’m5s, dalle comunali alle regionali, nascono spontaneamente ed in democrazia diretta. I suoi consiglieri agiscono in piena autonomia, con una libertà a disposizione che non ha eguali”.
E poi puntualizza quanto è stato trasmesso ieri sera da La 7: “Chi è così bravo da poterci dare lezioni? Nel mio sfogo del fuori onda, parlando di assenza di democrazia, non attaccavo il Movimento, ma un problema che oggi abbiamo e che presto dovrà risolversi. Ovvero la mancanza di un network nazionale dove poter costruire collettivamente scelte e decisioni, comprese le inibizioni e le attribuzioni del logo. Questa falla concentra tutto in poche mani, seppur buone e fidate, generando una contraddizione che spesso sul territorio ci viene rinfacciata. Non è un problema di sfiducia, è un problema d’efficienza, d’organizzazione e di principio. Basta leggere il nostro non-statuto”.
Spiega perchè finora non aveva parlato in modo altrettanto “chiaro” (“Se di questi ed altri dubbi non ne parlavo in pubblico, è perchè, come tanti altri di noi, avevo ed ho fiducia nel superamento di queste criticità , come abbiamo sempre fatto in questi anni, evolvendoci costantemente) e si rimprovera di essersi lasciato “andare ad uno sfogo privato e scomposto, rubato da un cronista di cui mie ero fidato. Capita in famiglia, capita tra amici, capita al lavoro, anche tra persone che si vogliono bene, avere reazioni esagerate in momenti di tensione”.
Parla anche del suo rapporto con Casaleggio: “Ricordo che a Maggio, mese in cui mi fu fatta l’intervista, il MoVimento 5 Stelle dell’Emilia-Romagna era in ebollizione per l’espulsione di Valentino Tavolazzi di cui io ero un grande amico e che ho visto piangere. I miei rapporti con Gianroberto Casaleggio estremamente critici, anche se la storia è molto lunga. Lo scherzo del destino è che proprio in prima serata mi ero sentito al telefono con lui, per la prima volta chiarendo alcune cose e dopo tanti mesi di chiusura comunicativa e di voci riportate da terzi, che forse hanno scavato ancor più un solco tra noi. Ma oggi è secondario”.
Sulle ‘confidenze’ rilasciate al cronista (Gaetano Pecoraro, ndr), poi, puntualizza: “A prendermela col giornalista sarei ridicolo. La colpa è mia. Due anni in mezzo agli squali non mi hanno fatto crescere sullo stomaco tutto quel pelo che serve per reggere la pressione che c’è oggi intorno al MoVimento. In questi anni, dando anima e corpo, credo d’aver portato tanta acqua al mulino del movimento. Ieri ne ho fatta drenare un po’. Non avete idea di quanto questo mi colpisca al cuore. Tra qualche mese, come ogni semestre, rassegnerò le mie dimissioni e saranno i cittadini dell’Emilia-Romagna tramite votazione, a valutare se respingerle o accettarle”.
Gli eletti nel Movimento 5 Stelle infatti, ogni sei mesi, organizzano un incontro con i militanti per rendere conto del proprio operato ed, eventualmente, per rimettere il mandato nelle mani del movimento.
In rete, già ieri sera, correva il sospetto che quelle parole non fossero un errore dovuto all’ingenuità , ma il consigliere intende mette a tacere qualsiasi sospetto: “E’ fantascienza ed un’offesa all’intelligenza — conclude nel suo messaggio sul social network- pensare che un fuori onda, per me così degradante, potesse essere concordato”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
MESSO SOTTO ACCUSA DA FAVIA, NON AMA I RIFLETTORI… GUIDA UNA SOCIETA’ DI COMUNICAZIONE E MARKETING E HA UNA FORTE INFLUENZA SULLE SCELTE DEL MOVIMENTO
“Ce n’è abbastanza per rinchiuderlo. È un individuo oggettivamente pericoloso e
socialmente utile”.
Il ritratto di Gianroberto Casaleggio è del fratello acquisito, cioè Beppe Grillo.
Si incontrarono per la prima volta in una sera d’aprile a Livorno, dopo uno spettacolo del comico.
Grillo era ancora quello che spaccava i computer durante le sue performance, ma da quel giorno cambiò tutto.
“Venne in camerino – scriveva Grillo nella postfazione di Web Ergo Sum – e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. Non conoscendolo lo assecondai. Gli sorrisi. Cercai di non contrariarlo. Temevo di ritrovarmi una chiocciola o un puntocom in qualche posto sensibile. Era molto convinto di quello che diceva. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco che invece che ai lupi e agli uccellini parlasse a Internet. (…) Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff, Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman e degli adoratori del banano. Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. Aziende democratiche, persone al centro di ogni processo, intermediazioni economiche e politiche soppresse, libera circolazione di idee, abolizione della proprietà intellettuale”.
Classe 1954, milanese, un’espressione da primo della classe, occhialini e capelloni ricci brizzolati.
“Un tizio che sembra Angelo Branduardi ingrassato”, lo canzonò Filippo Facci. Dopo la puntata di “Piazzapulita” è diventato improvvisamente famoso.
Ma è soprattutto un manager di successo, proprietario della Casaleggio Associati, società specializzata – ovviamente – in comunicazione e marketing.
È la Casaleggio Associati che cura direttamente il blog di Grillo, la rete dei meetup, le strategie sulla rete, la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni del comico e che organizza i suoi tour.
Siano essi spettacoli o comizi.
Gianroberto però preferisce le retrovie rispetto alla luce dei riflettori.
Beppe è il megafono, è il volto, è l’umore di un intero popolo.
Casaleggio è la mente, lo stratega, il tecnico, il fidato consigliere.
Una specie di Gianni Letta del movimento. Un uomo-macchina: coordina, dà seguito e sostanza a idee e progetti.
Fino a pochi anni fa l’azienda gestiva anche il sito-blog di Antonio Di Pietro.
Poi la fine dei rapporti, sia di lavoro che politici con l’ex pm.
Nel 2007 la società ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,4 milioni e un utile di 668 mila euro.
Nel 2008 l’attivo è salito a 807 mila, per flettere nel 2009 e nel 2010 (rispettivamente a 584 mila e 447 mila).
La nascita del M5S non ha portato più guadagni, ma certamente un peso politico inimmaginabile solo tre anni fa.
Casaleggio non ama le interviste e quando ha avuto qualcosa da dire ha preso carta e penna e inviato una lettera al Corriere della Sera: “Mi hanno attribuito dei legami con i cosiddetti poteri forti, dalla massoneria, al Bilderberg, alla Goldman Sachs con cui non ho mai avuto nessun rapporto, neppure casuale. Dietro Gianroberto Casaleggio c’è solo Gianroberto Casaleggio. Un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta forse anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive. Sono stato definito il “piccolo fratello” di Beppe Grillo, con riferimento al Grande fratello del romanzo 1984 di George Orwell. È evidente che non lo sono. La definizione contiene però una parte di verità . Grillo per me è come un fratello, un uomo perbene che da questa avventura ha tutto da perdere a livello personale”.
Le voci sui suoi presunti collegamenti con i poteri forti da dove nasce?
Il presidente della Casaleggio Associati è Enrico Sassoon.
Giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico, attualmente direttore responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), Presidente di Leading Events (The Ruling Companies Association) e Presidente di Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione.
Dal suo curriculum pubblico si spiega anche che “è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore”.
Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby “con lo scopo di sviluppare e favorire le relazioni economiche, culturali e politiche tra gli Stati Uniti d’America e l’Italia, di promuovere e tutelare gli interessi dei propri associati nell’ambito dell’attività di business tra i due Paesi e di diffondere tra i propri associati le informazioni relative alla propria attività “.
E risiede ancora nel board of directors della società .
Lì è affiancato da personaggi che contano: il presidente onorario David H. Thorne, ambasciatore in Italia degli Stati Uniti d’America; il vicepresidente Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia; e poi, tra gli altri, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs; Veronica Squinzi della Mapei, figlia di Giorgio presidente di Confindustria; Giuseppe Cattaneo, senior advisor to the chairman Aspen Institute Italia; Nicola Ciniero, presidente e amministratore delegato Ibm Italia; Carlo D’Asaro Biondo, presidente per l’Europa Meridionale e Orientale, Medio Oriente e Africa di Google; Stefano Lucchini, direttore relazioni istituzionali e comunicazione Eni; Alessandro Minuto Rizzo, senior strategic advisor Enel; Carlo Persico, responsabile servizio international network, direzione internazionale IntesaSanpaolo; Giancarlo Villa, presidente e ad Esso Italia.
Traduzione basica: banchieri, petrolieri e industriali di livello internazionale.
Ma anche lo stesso Gianroberto ha un curriculum di tutto rispetto.
Inizia la sua carriera in Olivetti, poi la Webegg Spa e infine la Casaleggio Associati. Nel mezzo, una joint-venture, rapporti e contatti ai massimi livelli con Telecom – la stessa presa di mira con preveggenza, per anni, da Beppe Grillo.
Ma la scoperta del web, per Casaleggio, va di pari passo con la riproposizioni di termini internettiani del concetto di opinion leader: la presunta capacità persuasoria dei (vecchi) media non sarebbe diretta, ma mediata da individui riconosciuti appunto come opinion leaders, cioè persone ritenute punti di riferimento relativamente a questioni specifiche (per fare un esempio, i sacerdoti nel campo della morale).
In internet questi soggetti vengono chiamati influencer: “Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer – scriveva in un articolo Casaleggio – quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer.
Un prodotto, un servizio online è fortemente influenzato dall’opinione dei cosiddetti influencer, molto più per esempio dalla promozione diretta o dalla ricerca che viene creata dalle società con forti investimenti, se pensiamo per esempio a un prodotto di elettronica, il 60 per cento degli acquisti on line viene orientato dagli influencer, quindi se per esempio il prodotto di elettronica viene osteggiato dall’influencer non viene venduto on line”.
La strategia comunicativa e aziendale di Casaleggio tiene conto di questo fattore ed è per questo che risulta vincente.
Se il blog di Beppe Grillo è diventato praticamente un fenomeno di massa, il merito è sì del messaggio, ma anche del modo con cui viene veicolato.
E visto che il verbo grillino impera nella rete, con frotte di militanti pronti a commentare in decine ogni contenuto critico verso il movimento, è per caso grazie ad un controllo continuo e sistematico di ciò che viene pubblicato con successivo “pronto intervento”?
Il dubbio sorge spontaneo e non sono in pochi a evocare scenari da “gabinetto di guerra”: cioè un’attenta regia che scannerizza il web, pronta a sguinzagliare decine di nickname in difesa del M5S.
La (nuova) visione del mondo di Casaleggio è sintetizzabile in tre frasi, l’insegnamento principe del libro Tu sei rete: “Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio”.
Utilizzare le reti a nostro vantaggio, quindi: un vantaggio economico, quindi.
Ma pure, perchè no, politico.
Solo strategia commerciale e di marketing?
Secondo la visione di Casaleggio le potenzialità del mezzo – internet – stravolgeranno il mondo.
Gaia, il futuro della politica è un video postato da YouTube su casaleggio. it che, partendo dai grandi (nel bene e nel male) personaggi dell’antichità , capaci di sfruttare a proprio favore i nuovi mezzi di comunicazione che via via venivano inventati, finisce per ipotizzare l’immediato futuro: nel 2018 il mondo sarà diviso sarà diviso in due blocchi, quello con il web libero e quello con la rete controllata dai governi (Russia, Cina, e una bella fetta dell’Asia); nel 2020 scoppierà una terza guerra mondiale, durante la quale verranno distrutti i monumenti simbolo dell’occidente e verranno utilizzate armi batteriologiche; la popolazione sulla terra si ridurrà ad un miliardo, causa anche i cambiamenti climatici; nel 2046 tutti avranno un’identità su un nuovo social network creato da Google e tutti saranno collegati a internet per ogni tipo di bisogno; nel 2051 verrà abolita la pena di morte nel mondo attraverso un referendum votato dal proprio pc; infine, nel 2054, nasce Gaia, un nuovo governo mondiale: “Ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono”.
Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica”)
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Settembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
SPESSO IN ROTTA DI COLLISIONE CON GRILLO CHE NON GLI HA RISPARMIATO MAI TIRATE D’ORECCHIO
“Stasera a La7 puntata sul Movimento 5 Stelle. Ho un brutto presentimento. Stiamo a vedere”. Queste le parole su Facebook di Giovanni Favia, pochi minuti prima che scoppiasse il caos.
Un terremoto che rischia davvero di rompere il giocattolo di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio.
Ma tutto quanto era in un qualche modo prevedibile.
Le parole di Favia stupiscono non per il contenuto in sè, visto che lo stesso consigliere regionale le aveva fatte intendere in passato; stupisce più che altro la “chiarezza espositiva” e il fatto che il solitamente abbottonato Favia si sia lasciato andare così facilmente e così pesantemente con un giornalista.
Trentadue anni, Favia è un grillino degli albori.
Prima della fatwa primaverile del comico genovese contro le trasmissioni in tv, non disdegnava di parteciparvi.
Viso pulito, look apolitico, gioviale e sbarazzino, educato ma deciso sui contenuti. A volte esitante di fronte ai vecchi volponi catodici, ma perlomeno una faccia fresca e dei concetti chiari da esprimere.
Anche un po’ sfrontato: uno capace di collegarsi su Facebook durante un talk su La7 e scrivere: “Ragazzi, hanno un alito che non potete immaginare….”.
All’inizio candidato sindaco a Bologna, poi candidato presidente in Emilia Romagna. In entrambi i casi un successo.
Prima di fare politica a tempo pieno aveva provato con i più svariati lavori.
Senza particolare fortuna: magazziniere, cameriere, manovale edile, apprendista elettricista, rappresentante di commercio, fotografo, poi mise su una ditta individuale per la produzione di materiali audio-visivi.
Politicamente può vantare la propria partecipazione alle manifestazione no-global di Genova del 2001, ma riuscire a stanarlo adesso è impossibile: neanche sotto tortura dirà mai che sì, dopotutto ha un background di sinistra.
Si avvicina al blog e poi al primo meetup nel capoluogo emiliano, storicamente il più attivo di tutti.
Ci crede, si impegna anima e corpo nella nuova avventura e riesce a farla diventare un lavoro vero e proprio.
A Roma, durante la manifestazione a piazza Navona dell’Idv (28 gennaio 2009) venne strigliato dalle forze dell’ordine per uno striscione che recitava “Napolitano dorme, il popolo insorge”.
Per la prima volta i giornali parlarono di lui.
L’esordio pubblico ufficiale — dicevamo – è da candidato primo cittadino sotto l’insegna della lista beppegrillo.it.
Anno 2009. Presenta un programma semplice (più raccolta differenziata, energia pulita, uso della rete per divulgare le sedute del consiglio comunale, aree verdi al posto delle ex caserme, no alla privatizzazione dell’azienda di trasporti pubblica, stop ai privilegi di sindaco e assessori) porta a casa il 5 per cento e viene eletto a Palazzo d’Accursio.
Impegno massimo, intransigenza istituzionale pure, ma allo stesso tempo un ragazzo capace di parlare con tutti, dai tranvieri ai dirigenti d’azienda.
Poi però il sindaco Flavio Delbono si dimette dopo uno scandalo a tinte rosa e lui scalda i motori per le regionali.
Un altro successo: alle Regionali nel 2010 conquista un 7 per cento clamoroso.
Durante quella campagna elettorale spiegò che, in caso di elezione, con 1400 euro al mese avrebbe vissuto benissimo.
Una volta eletto, il movimento — magnanimo — decise in assemblea che poteva pure tenersi 2500 euro al mese, per 13 mensilità .
Cifra poi di nuovo ritoccata a 2700 euro.
Ma è, soprattutto, un grillino “flessibile”: “Resta anche per lei il limite dei due mandati?”, gli chiese perfido il giornalista del Corriere della Sera, subito dopo la seconda elezione nel 2010.
Risposta: “Sono cose che valuteremo collettivamente. Noi non siamo dei talebani, ma posso dire che non ci sposteremo dal limite dei dieci anni. Del resto, De Gasperi ha governato per otto”.
Detto da uno appena eletto per la seconda volta, rendeva bene l’ambizione del personaggio.
Già , l’ambizione.
A sentire i suoi detrattori, tutti nessuno escluso, la vanità e l’arrivismo di Favia sarebbero il vero motore delle sue imprese politiche.
Un ragazzo con un piccolo grande sogno nel cassetto: Roma.
Magari da candidato premier dei 5 Stelle.
O se fosse andata male perchè no, in lista con l’Italia dei Valori. Questo però lo dicono i maligni.
Chi gli sta accanto, invece, parla di “legittime aspirazioni” e ne loda le capacità : instancabile lavoratore, sempre sul territorio, abile nell’uso dei social network e con un certo fiuto politico.
Però era evidente che con Grillo qualcosa si fosse rotto. O anzi, con Casaleggio.
Pochi mesi fa venne punzecchiato sul blog di Grillo proprio sulla questione Tavolazzi. “So che un consigliere regionale appoggia la sua candidatura…”, diceva il post.
Il riferimento era diretto proprio a lui. Che rispose per le rime: “Prego chi ha fornito questa falsa informazione allo staff del blog di dichiararsi e chiedere scusa. Ed allo staff di verificare prima le informazioni che pubblica”.
E quando Tavolazzi venne espulso Favia dichiarò: “Non so, ma io stimo molto Tavolazzi”.
Da notare che Favia, nonostante il post fosse firmato da Beppe Grillo in persona, parlò due volte di “staff del blog”.
Cioè la Casaleggio Associati.
E sui suoi rapporti con Tavolazzi andrebbe aggiunta una postilla: il famoso incontro di Rimini, quello per cui l’ex manager è stato fatto fuori, aveva un punto all’ordine del giorno un po’ particolare.
Cioè la candidatura di Favia a premier, nel 2013. Incontro cui Favia avrebbe dovuto partecipare, ma avuto il sentore delle ire di Beppe avrebbe disdetto all’ultimo secondo.
Appena in tempo. E quell’ordine del giorno? “Ma no, era stato presentato da una ragazzo di non ricordo neanche dove, una cosa isolata”, garantisce Tavolazzi.
Seconda tirata di orecchi pubblica di Grillo a Favia è quella avvenuta poche settimane fa. In Regione ad agosto scoppia lo scandalo, ma più che altro è il segreto di Pulcinella: tutti i consiglieri regionali, tranne quelli della Federazione della Sinistra, pagavano le emittenti locali per farsi intervistare. Favia incluso.
Per i giornali una notizia sensazionale: ma come, il fustigatore della Casta che fa politica sul web sgancia soldi pubblici per farsi vedere in tv?
Lui all’inizio si difende, spiega che è un modo per far conoscere la voce dei 5 Stelle, della quale altrimenti i media non darebbero conto.
Ma Grillo lo sgrida sempre attraverso il blog: “È come pagare per il proprio funerale”, con relativa accusa implicita di ‘intelligenza col nemico’.
Favia prima prova a minimizzare. “Beppe non mi ha scomunicato – dice a Repubblica in quei giorni – Avrei preferito che spiegasse meglio la questione. Capisco che si senta attaccato, ma non ho fatto un utilizzo illegale dei finanziamenti della Regione”.
Poi il giorno dopo fa retromarcia su tutta la linea e si scusa.
Sul suo profilo Facebook aggiunge: “Con Grillo ci siamo sentiti sia prima che dopo il suo post. Continui da battitore libero a scrivere ciò che pensa e quelle che sono le sue opinioni, che nella stragrande maggioranza dei casi condivido. Lo faccia anche senza troppe carezze o giustificazioni se coinvolti degli eletti M5S, e poi è il suo stile”.
Ora le sue parole a Piazzapulita.
Un fendente che può far male ad un movimento finora in costante crescita.
La sua carriera politica finisce qui? Di certo con Grillo sarebbe finita lo stesso: il non-statuto parla chiaro, due mandati e poi a casa.
L’immagine di copertina della pagina Fb di Favia — ha diecimila e passa fan — è una foto: lui insieme al comico genovese, braccia al cielo e urla di gioia.
Un grande amore politico.
Ma anche gli amori, molto spesso, finiscono.
Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica“)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
CLAMOROSA REGISTRAZIONE RUBATA A GIOVANNI FAVIA, CONSIGLIERE REGIONALE EMILIANO CINQUESTELLE E MESSA IN ONDA A “PIAZZA PULITA”
“Casaleggio prende per il culo tutti. Da noi la democrazia non esiste”. E’ una
registrazione rubata a Giovanni Favia, consigliere regionale in Emilia Romagna dei 5 Stelle, quella che stasera è andata in onda a Piazza Pulita di Corrado Formigli su La 7 e che è destinata a suscitare aspre polemiche.
Favia ha usato parole molto dure contro Gianroberto Casaleggio, cofondatore del movimento di Beppe Grillo, che “controlla tutto” e se qualcosa non va bene “telefona”.
Lo descrive come “spietato, vendicativo”, una sorta di padre padrone che parla di democrazia ma non la applica all’interno del movimento.
E che ha risolto i problemi di scarsa trasparenza evitando di “andare in televisione”.
Il consigliere dell’Emilia Romagna, che al contrario aveva partecipato a Servizio pubblico di Santoro ma con “il veto”, ha anche parlato di “infiltrati” tra i 5 Stelle per consentire al guru della comunicazione di controllare meglio le dinamiche interne.
Giovanni Favia era candidato presidente alla Regione Emilia Romagna ed è stato eletto alle regionali 2010 con oltre 161mila voti.
Dopo il servizio di Piazza Pulita sono centinaia i commenti dei simpatizzanti sulla sua pagina facebook: c’è chi lo sostiene e lo ringrazia per avere denunciato quanto accade del movimento.
Altri lo definiscono “una brava persona, ma ingenua”, altri non si stupiscono (“Favia ha detto che Casaleggio controlla tutto e Grillo è un istintivo? Dove sta la notizia?”).
Per altri “magari era meglio dirlo prima”, è stato ”poco furbo” o colpevole di avere segnato la fine “questa sera” dei 5 Stelle.
In tanti, però, concordano: la sua carriera politica nei 5 Stelle “è finita”.
E Casaleggio “deve chiarire” il suo ruolo all’interno dei 5 Stelle.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
UN FOTOMONTAGGIO DEL GIORNALE DI VIA SOLFERINO TITOLA: “CITOFONAVA E SCAPPAVA” ACCANTO A UNA FOTO DEL COMICO GENOVESE… LUI SU FB METTE “MI PIACE”, MOLTI SUOI FANS NON CAPISCONO NEANCHE LO SCHERZO (FATTO DAI GRILLINI DI RIMINI)
Le notizie sulla rete corrono veloci, le bufale pure. 
E questo Beppe Grillo sicuramente lo sa.
Invece, quello di cui alcuni internauti sostenitori del Movimento 5 Stelle non si sono accorti è che l’umorismo si può fare anche sul loro leader, e che anzi, proprio a un politico, che è anche un comico, una risata fa bene.
Soprattutto se piace a lui per primo, tanto da postarlo sul proprio account face-book.
È successo così che il gruppo Facebook dell’M5S di Rimini ha pubblicato un ironico fotomontaggio del Corriere della Sera, subito ripostato sul social network dal blogger genovese, che doveva trovarlo evidentemente divertente e intelligente.
Nella prima pagina del quotidiano di via Solferino campeggia il titolo a otto colonne: “Citofonava e scappava. Wikileaks pubblica i file riservati sul Guru del Movimento 5 Stelle. Sgomento tra i giovani militanti. Intervista esclusiva di una compagno di quinta elementare. Era peggio di Charles Manson”.
Lo status di Grillo totalizza oltre 5000 like in poche ore.
Ma “mi piace” cosa, esattamente?
La presa in giro del Corriere — probabilmente nel mirino perchè aveva riesumato uno spezzone di uno spettacolo di alcuni anni fa, in cui il comico invitava a “dare una ripassatina ai marocchini”, magari di nascosto?
Oppure la denuncia di un possibile complotto della grande stampa nazionale contro i 5 stelle?
La risposta arriva forse dai circa 2500 commenti piovuti sul social network.
Tantissimi quelli che difendono il Grillo citofonatore folle al grido di “lo facevo anch’io, e allora?”, oppure “non sanno più cosa inventarsi”.
“La prossima scottante rivelazione sarà : Grillo lanciava gli aeroplanini di carta ai compagni di classe durante l’ora di matematica”, prova a pungere Antonello.
Gli fa eco Maria: “Ora andranno a intervistare gli amici dell’asilo e sapremo che rubava la merenda”.
Ad attacco da parte di un quotidiano, sembra logico, si risponde proprio attaccando quel quotidiano e gli altri.
Ed ecco i post della serie “è la stampa, schifezza”. “I giornali hanno paura che gli togliamo le sovvenzioni statali. Vergogna!”, inveisce Riccardo.
Tommaso si imbarca in un’analisi ad ampio raggio: “Cosa si può commentare ad un articolo insignificante come questo: Antonio Polito intervista addirittura un compagno di V elementare di Beppe Grillo. Evidentemente non sanno più cosa dire e scrivere per screditare il leader di un movimento”.
Infatti, commenta qualcuno “Grillo è un santo”. Punto e basta.
Peccato però che l’attacco a Grillo non esiste.
Qualcuno comincia a dubitarne quasi da subito e sono tanti i commenti simili a quello di Francesco: “Se la gente del M5S non capisce che questo è un palese fotomontaggio (fatto da altri grillini) è perchè probabilmente non sa neanche come sia fatto un giornale… pessima figura… che delusione!”.
Massimo critica chi ha preso sul serio la burla e sdrammatizza: “Titolo del prossimo Vernacoliere: ‘È ufficiale: i fan di Grillo so’ tutti pisani!’”.
L’affondo — e non è neppure il più duro — arriva da Matthew: “Elettori del Movimento Cinque Stelle grazie per il più bel Epic Fail (figuraccia sul web, ndr) che ho mai visto in vita mia”.
E pensare che era tutta una cosa degli amici di Beppe Grillo, giusto per riderci su.
Andrea Valdambrini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
APERTO UN FASCICOLO CONTRO “CASALEGGIO E ASSOCIATI” (CHE POSSIEDE IL SIMBOLO DEL M5S) PER PRATICA COMMERCIALE SCORRETTA E PUBBLICITA’ NON TRASPARENTE
Una guerra vera e propria. In Emilia Romagna si allarga la frattura tra la
base e lo Staff del blogger. E partono pure le carte bollate.
Spunta un esposto all’Agcom degli “epurati” contro la “Casaleggio e Associati”, che possiede il simbolo del Movimento 5 Stelle.
Nervi sempre tesi tra il consigliere regionale Giovanni Favia e quello comunale Massimo Bugani.
Si discute nei forum, con gli attivisti arrabbiati per l’espulsione di Filippo Boriani, eletto in quartiere a Bologna e poi licenziato con un p.s. dal blog di Grillo.
Una battaglia culminata con la richiesta, partita dai grillini bolognesi, di un incontro con Grillo e Casaleggio di cui lo Staff non è nemmeno informato:
“Non sappiamo nulla di questa vicenda”.
Un caos che nasce dall’amarezza per le tante espulsioni in regione, da quella di Valentino Tavolazzi all’ultima, quella di Boriani, colpevole di avere già due mandati alle spalle. Espulsioni che hanno toccato tutte le province bolognesi, e che hanno convinto una parte degli “epurati” a creare una rete online di ribelli, il “Movimento Revolution”, che ha deciso addirittura di portare Grillo e Casaleggio davanti all’Antitrust.
E l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha aperto un fascicolo sul M5S, per pratica commerciale scorretta e pubblicità non trasparente.
Secondo l’esposto il non-partito del blogger genovese, in realtà sarebbe una società di e-commerce (la Casaleggio Associati) e dovrebbe poter essere identificata come tale dal consumatore.
Dietro a Grillo ci sarebbe insomma un’azienda che ricava un introito attraverso il blog e la vendita di vari prodotti, con tanto di padrone: Casaleggio.
“Il blog Beppegrillo. it non può ritenersi un partito – si legge nella segnalazione arrivata a Roma – non avendo una struttura gerarchica, e non può ritenersi un movimento politico avendo un proprietario”.
Il portavoce degli scontenti è Gaetano Vilnò, ex grillino parmense espulso nel 2009, che ha scritto anche una lettera al Presidente della Repubblica.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Persino il blitz dei grillini alla Festa dell’Unità contro Bersani, diventa motivo di divisioni.
Il consigliere comunale di Bologna Massimo Bugani, tra i più vicini allo Staff di Grillo, ha chiamato al telefono, venerdì, il segretario Pd Raffaele Donini.
Esattamente come fece già mesi fa, dopo le polemiche circolate sulle riprese del consigliere regionale Favia sul luogo della morte di Maurizio Cevenini.
Favia, d’altra parte, si difende: “Io ho rispetto dei volontari e delle feste, come momento di aggregazione, non sono un bullo e non ho organizzato io quell’iniziativa. Anzi, sono stato informato dagli attivisti del blitz alla festa e sono andato come garante, proprio per impedire che ci fossero incidenti”.
Quanto alla telefonata tra Bugani e Donini, Favia glissa: “Non so di che telefonata si tratti. Io comunque sto con gli attivisti, se loro decidono un’azione, io sono con loro”.
Nessun problema quindi con Bugani, almeno “dal punto di vista politico”: “Sul fronte personale invece – aggiunge Favia – sono questioni nostre”.
Non si tratterebbe però di rivalità per la corsa in Parlamento.
Se Bugani definisce “demente” chiunque pensi che voglia andare a Roma, Favia ha più volte negato una sua candidatura, e nega pure di essere a capo della “fronda” dei ribelli della Regione contro lo Staff: “Non sono capo di alcuna fronda. Con Grillo ho cenato ieri sera, ci siamo abbracciati, abbiamo parlato di altro. Leggendo il nostro forum si capisce che c’è un dibattito acceso tra gli attivisti. Il problema non sono le poltrone in Parlamento ma i metodi decisionali”.
Un problema di “rapporti” con lo Staff, che caccia attivisti ed eletti in un modo che anche la consigliera comunale Federica Salsi, pur riconoscendo a Grillo il ruolo di garante, giudica “violento e un po’ brutale”.
Per questo motivo, ammette Favia di fronte alla richiesta di un incontro con Grillo dopo l’epurazione di Boriani, “in generale la comunicazione va sempre bene. Si faccia se si ritiene utile”.
Ma a Milano di questa richiesta non ne sanno nulla.
Caterina Giusberti e Enrico Miele
(da “La Repubblica”)
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Agosto 30th, 2012 Riccardo Fucile
VENNE GIU’ IL DILUVIO, FU UN FLOP, MA GRILLO PRETESE L’INTERA CIFRA… I MILITANTI PER PAGARLO FURONO COSTRETTI AD ACCENDERE UN MUTUO VENTENNALE
C’è voluto un mutuo ventennale, per pagare una serata di Beppe Grillo alla Festa dell’Unità .
Sembra una battuta di Benigni e invece è una storia vera, tra le tante che il leader del Movimento Cinque Stelle preferisce non raccontare.
Poco accorto, il leader del Movimento Cinque Stelle: ha attaccato il collega, pur senza nominarlo, chiedendo polemicamente chi gli ha pagato il cachet per lo spettacolo che ha messo in scena alla Festa Democratica, ora si chiama così, di Reggio Emilia.
Meglio rivangare subito quanto accadde agli inizi degli anni Ottanta a Dicomano, un piccolo paese della provincia di Firenze.
C’era ancora il Pci e si cercava un ospite d’onore importante per la Festa dell’Unità : Roberto Benigni, guarda la combinazione, aveva già riscosso applausi (e cachet) un paio di edizioni prima.
La scelta cade su Beppe Grillo, comico già affermato e per nulla interessato, come oggi, a sapere chi sovvenziona «gli incontri annuali sul futuro della nazione, se il finanziamento pubblico o amici generosi e interessati, tipo Riva per intenderci». All’epoca si limita a chiedere 35 milioni di lire, il costo di un monolocale a Genova. Glieli concedono.
Lui in cambio promette faville, e del resto al servizio dei partiti c’è già stato: in particolare del Pli, campagna elettorale dell’avvocato genovese Gustavo Gamalero. Naturalmente teneva i comizi-show nei salotti, i liberali erano pochini e si ironizzava sul fatto che i congressi si organizzassero al bar: ma questa è un’altra storia.
La storia di Dicomano racconta che la sera dello spettacolo piove a dirotto.
Un nubifragio, siamo a settembre, con tuoni e fulmini e vento a trenta chilometri l’ora. Lo spettacolo è un flop, i biglietti venduti pochissimi.
I compagni cercano di ricontrattare il compenso, ma Grillo ne fa una questione di principio: abbiamo pattuito tot e tot voglio incassare.
Sull’Unità del 21 settembre 2006 ricorderà il dramma il militante Franco Innocenti: «La segreteria della sezione era fatta tutta di giovani. Io avevo ventisei anni ed ero l’unico con una busta paga, perchè ero stato appena assunto come portiere…».
Il papà di Innocenti fa il parrucchiere, la madre è invalida al cento per cento, ma il compagno Franco si sacrifica: va in banca e stipula un mutuo, è l’unico a poterlo fare. Sarà pagato con il contributo di tutta la segreteria, ed estinto esattamente vent’anni dopo.
Se Bersani avesse conosciuto questa storia, e gli sarebbe bastato leggere l’Unità , non sarebbe scivolato su quell’insulto, «fascista del web», che ha tanto arroventato la polemica.
Vero che Grillo aveva cominciato per primo, dandogli del «quasi morto»: ma il segretario del Pd era stato capace di un’analisi brillantissima, spiegando al vate di Sant’Ilario che «noi piccoli uomini siamo tutti quasi morti, e tutti viviamo su quel quasi». Chapeau.
Che bisogno c’era di infierire?
Poi, certo, in soccorso del vincitore (Bersani giocava in casa, a Reggio Emilia) è arrivato Roberto Benigni.
Anche lui un bel tipino, in fatto di soldi, basti pensare che il suo agente è Lucio Presta e la società che ne gestisce i guadagni si chiama Melampo, come il cane tangentaro di Pinocchio.
Per cominciare Benigni ha ricordato a Grillo che non si dice morto ma «diversamente vivo», punzecchiatura.
Poi ha fatto finta di leggere un suo messaggio, che naturalmente mandava «affanculo» tutto il Pd, spiegando che «questo è il suo modo di essere affettuoso».
Infine, e il dettaglio ha scatenato la permalosità del comico & leader, ha buttato lì che «Beppe quando si innervosisce diventa anche volgare».
Grillo pensa di essere spiritosissimo, nel repertorio da caserma.
Così ha sparato a zero sui compensi del collega e rivale, dimenticando la sua performance di qualche anno fa. «Gli artisti invitati sul palco lo fanno per solidarietà con il pdmenoelle», ha tuonato storpiando come sempre la sigla del partito, «oppure dietro ricco cachet?».
Immediata la risposta di Lucio Presta, detto mister dieci per cento: «Noi non prendiamo soldi dai partiti, il compenso deriva dalla vendita dei biglietti e non abbiamo neanche un minimo garantito. Grillo vuole parlare del suo, di cachet? Venga…». Ironia.
E sarcasmo da parte di Lino Paganelli, il responsabile degli eventi pd, che ha precisato come i finanziatori siano «settemila volontari», per poi tirare la stoccata: «Grillo ha calcato i palchi delle feste dell’unità : se qualcosa non gli torna, circa i cachet, può sempre restituirli».
Più seriamente, lo stesso Paganelli ha spiegato il meccanismo delle feste: «La gente viene, ascolta i dibattiti, mangia e compra i gadget. Ci finanziamo così. Gli artisti offrono un evento che viaggia per conto suo, anche con i Subsonica accadrà lo stesso. E comunque, il Pd ha tutti i bilanci pubblicati, mentre non saprei dove controllare quelli del Movimento Cinque Stelle».
La parola a Grillo. Il quale, per restare in tema, chiese pure il condono tombale nel 2002…
Ma anche questa è un’altra storia.
Paolo Crecchi
(da “Il Secolo XIX“)
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Agosto 29th, 2012 Riccardo Fucile
SPIN DOCTOR E SOCIOLOGI QUASI TUTTI D’ACCORDO: BERSANI AVREBBE FINITO PER FARE IL GIOCO DI GRILLO… MANNHEIMER DISSENTE: “HA FATTO BENE, DOVEVA SERRARE LE FILE”
L’uscita di Pierluigi Bersani è stato un errore. 
Non avrebbe dovuto rispondere alle critiche di Beppe Grillo, avrebbe dovuto e anzi dovrebbe ancora evitare lo scontro a distanza, che si è rinnovato oggi.
Gli esperti di sondaggi, spin doctor e sociologi bocciano la strategia del segretario del Partito Democratico.
Anzi, per alcuni di loro non c’è stata proprio strategia: il leader dei democratici ha risposto perchè innervosito dalle critiche di Grillo.
Ed è caduto nella sua rete.
Resta da interpretare l’effetto che le parole di Bersani avranno sull’elettorato democratico.
L’elettorato di centrosinistra è in un momento di smarrimento (con l’avvicinamento all’Udc e la rottura con Di Pietro): questo messaggio forte e chiaro a Grillo servirà a serrare le file?
O piuttosto è una “caduta di stile”?
E il modo, le forme: perchè Bersani non ha contestato nel merito Grillo?
Il rischio è che come minimo tutto questo non porterà un solo voto in più. Anzi, il rischio è di un effetto boomerang o di un’emorragia di voti.
Mannheimer: “Bersani vuole rafforzare il senso d’appartenenza”.
“Bersani lo ha fatto per rafforzare il senso di appartenenza del suo elettorato contro le ‘sirene’ di Grillo” riflette Renato Mannheimer, guida dell’Ispo (l’Istituto di ricerca sociale, economica e di opinione).
“C’è il rischio di sottovalutare il malcontento — spiega — quello che sta sotto Grillo il cui movimento rappresenta e raccoglie una disaffezione forte rispetto alla politica”. Su possibili ricadute sulla popolarità dei Democratici Mannheimer appare sicuro: “Rispetto alla situazione attuale non è detto che il Pd, da questo scontro, non abbia dei vantaggi. La strategia di Bersani non è quella di ledere Grillo, ma ancorare il senso di appartenenza del suo elettorato. Il segretario del Pd — riflette Mannheimer — dovrà piuttosto affrontare una serie di questioni per comprendere quello che sottostà a Grillo per poterlo inglobare”.
Sui toni accesi dei due duellanti il sociologo non si mostra sorpreso: “A mio parere la durezza del linguaggio è stata usata apposta appunto per rinsaldare il proprio elettorato in un momento di difficoltà del Pd, un partito che appoggia il governo. Ed è contro questo sbandamento elettorale che viene usato un linguaggio forte”.
Ricorrere alle parole incisive non è una strategia nuova: “E’ sempre stato utilizzato anche in passato — aggiunge Mannheimer — Per esempio negli anni Cinquanta si diceva di non votare per i democristiani ‘perchè sono tutti ladri’”.
Tuttavia, secondo il sondaggista del Corriere della Sera e di Porta a Porta, lo scontro tra Bersani e Grillo non provocherà danni ai consensi del Pd allo stato: “Non ho idee per il futuro, ma allo stato questo scontro non sembra avere prodotto danni per il Pd, almeno a mio parere”.
Amadori: “Sarà effetto boomerang”.
Secondo Alessandro Amadori di Coesis Research e autore di “Mi consenta” non c’è invece nessuna strategia dietro le dure repliche di Bersani.
Eppure questa scelta “potrebbe avere un effetto boomerang dal punto di vista elettorale”. Specie per gli elettori indecisi, che “sono circa il 50%”.
Il segretario del Pd infatti prende di mira i modi e non le accuse lanciate dal leader 5 Stelle che, di fatto, sono “in gran parte condivisibili”.
L’assenza di contenuti è quindi il tallone d’Achille della polemica dei democratici.
Di fatto “in vent’anni — spiega il sondaggista — centrodestra e centrosinistra si sono spartiti il potere, e non hanno fatto nessuna legge contro la corruzione e il conflitto di interessi“.
Proprio come ha scritto Grillo, insomma.
La replica di Bersani, in sostanza, “non fa che rafforzare le accuse del comico, visto che non contraddicono i contenuti e si limitano a contestarne i modi”. “Fascisti”, appunto.
Il botta e risposta “evidenzia inoltre che il Movimento 5 Stelle, unico elemento di vivacità e perturbazione nello scenario di stallo della politica italiana, è un problema per il Pd, perchè è in grado di intercettare diverse correnti di elettori, da destra a sinistra. Ma soprattutto a sinistra”.
E alle prossime elezioni “può raccogliere l’8% su base nazionale e pesare così più dell’Udc”.
Crespi: “Un’accelerata contro un muro”.
Per Luigi Crespi, storico sondaggista e spin-doctor di Silvio Berlusconi prima di una valanga di guai giudiziari, per i Democratici il confronto con il Movimento 5 Stelle potrebbe essere un bagno di sangue: “Più che uno scontro è una accelerata contro il muro — spiega — Quella di Bersani è una posizione totalmente sbagliata. Non è uno scontro volgare, non sono solo battute: è ancora peggio, è un conflitto necessario. Bersani dice quello che dice, come Ezio Mauro dice scrive quello che scrive perchè uno deve fermare l’emorragia di voti dal Pd al movimento di Grillo e l’altro da Repubblica al Fatto. Entrambi temono l’alternativa alla loro posizione. Mauro dice occhio che quelli — per colpa di Berlusconi — sono di destra, l’altro (Bersani, ndr) dice dei militanti del 5 Stelle che sono fascisti”.
Secondo Crespi il motivo è semplice: “Il nemico non è più Berlusconi che è stato sconfitto, ma è Grillo. Ma è evidente che con questa operazione Bersani perde la credibilità . Berlusconi, per esempio, ha sempre espresso con coerenza la sua posizione contro i giudici e la giustizia, chi lo ha votato sapeva benissimo come la pensava. Chi ha votato il Pd sapeva che per quel partito la magistratura era uno strumento per cambiare la società . Ora lo schema è cambiato perchè i magistrati toccano uno di loro, toccano Napolitano.
Stessa riflessione sul caso Ilva di Taranto per cui i magistrati diventano i nemici. In questa situazione — secondo il sondaggista — vince chi rimane coerente, chi non cambia posizione e per questo il Pd subirà un danno gravissimo”.
Un errore politico, ma anche di comunicazione quello del possibile capo di un governo di centrosinistra: “Bersani usando l’espressione ‘fascisti del web’ ha ha girato la testa verso il Novecento con un linguaggio vecchio e arcaico.
Il Pd ha usato lo stesso linguaggio che usava Berlusconi con i comunisti.
Quelli del Pd si sono berlusconizzati, di fatto legittimando Berlusconi.
Con la sua affermazione, separando la rete dalla realtà Bersani ha sbagliato. Non ha capito che la realtà è nella rete. Non è solo una battuta infelice la sua, è un errore culturale che rischia di emarginalizzare il Pd. Temo che se continueranno così si renderanno non competitivi”.
Piepoli: “Lo scontro non produce ricchezza”.
Anche Nicola Piepoli considera quello di Bersani un errore.
Frutto, sostiene, di un “cattivo vizio”, cioè quello di “intendere il dialogo sottoforma di scontro e lo scontro non produce ricchezza. E la ricchezza in politica è il consenso”. Piepoli, insomma, spiega che così il segretario del Pd è stato al gioco di Grillo che definisce “malato: non so come si possa chiamare, se paranoia o schizofrenia”.
Quindi altro che strategia: Bersani c’è caduto con entrambe le gambe.
E l’errore è stato doppio: non solo perchè è stato al gioco di Grillo. Ma anche perchè il Pd non è in difficoltà , secondo i sondaggi. “Secondo Alessandra Ghisleri (sondaggista di fiducia di Berlusconi, ndr) il Pd ha il 24% dei consensi. Secondo noi ha il 26. E dall’altra parte il Pdl secondo la Ghisleri ha il 20 per cento e secondo noi il 18. Ma non cambiano molto le cose. Bersani doveva tacere. Il tacere è bello. Del resto lo diceva anche Dante, no?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
GRILLO REPLICA A BERSANI CHE AVEVA PARLATO DI “TONI FASCISTI”: “DA 20 ANNI FA ACCORDI CON PIDUISTI ED EX FASCISTI”… BOCCIA RIBATTE: “SOFFIA SUL CONFLITTO SOCIALE DALLA SUA VILLA”
Bersani lo aveva accusato dal palco della festa del Pd di usare toni fascisti, invitandolo a uscire dalla Rete per un confronto.
La migliore difesa è l’attacco e Grillo provvede, come spesso accade, pubblicando un post sul suo blog.
Parole che innescano reazioni tra le fila del Pd, con i democratici che fanno quadrato intorno al segretario e accusano il leader 5Stelle di essere un “milionario in pantofole” che “istiga all’odio”.
Il comico genovese all’inizio del post fa il verso all’accento emiliano di Bersani (“’Fassissti! Fassissti del web’ ha gridato Gargamella Bersani”), poi prosegue: “Fatemi capire, se Bersani viene accomunato a uno zombie politico (tesi supportata dalla sua storia passata e recente) è un insulto gravissimo, se invece Bersani considera il MoVimento 5 Stelle alla pari del nuovo Partito Nazionale Fascista è normale dialettica. A Bersani non mi sognerei mai di dare del fascista, gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione”.
Il riferimento va al mancato impegno su leggi che riguardano il conflitto di interessi o la corruzione, di cui in due decenni “non c’è traccia”.
E cita i diretti responsabili tra i democratici: “Violante e D’Alema sono stati le punte di diamante del pdl/pdmenoelle. Bicamerale, garanzia delle televisioni a Berlusconi, concessione delle frequenze televisive all’uno per cento dei ricavi”.
La lista procede con lo “scudo fiscale, passato grazie alle assenze dei pidimenoellini e le decine di volte in cui il governo Berlusconi poteva essere sfiduciato, ma i pdimenoellini erano sempre altrove”.
Grillo ricorda anche la raccolta firme depositata dai 5Stelle nel 2007 quando “sono state presentate tre leggi di iniziativa popolare per ripulire il Parlamento dai poltronissimi (massimo due mandati) e dai condannati e per l’elezione diretta degli eletti”.
Un’iniziativa che però non ha avuto alcun esito perchè quelle proposte “non sono mai state discusse”.
Alla luce dell’immobilismo del Pd, il comico chiede al segretario: “Chi è il fassissta, caro Bersani? Chi ha ignorato 350.000 firme? Quando mi presentai ‘in carne e ossa’ per la segreteria del pdmenoelle mi fu impedito. Chi era il fassissta, caro Bersani? Il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato ogni rimborso elettorale, il pdmeneolle non ha mollato neppure l’ultima rata dello scorso giugno perchè già spesa. Chi fa il fassissta con il finanziamento pubblico abolito da un referendum, caro Bersani? Chi voleva il nucleare “pulito” nonostante un referendum contrario? Io ho girato l’Italia con un camper, a mie spese, per fare campagna elettorale. Senza scorta. La Finocchiaro con la scorta ci fa la spesa e Fassino il primo maggio”.
Infine conclude la sua replica ricordando che il segretario del Pd “ha ricevuto 98.000 euro da Riva, il padrone dell’Ilva“, e gli domanda “a che titolo?”.
Poi aggiunge: “Chi è il fassissta, caro Bersani? Ma si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro“.
Le parole sul blog infiammano la polemica e per Francesco Boccia Grillo “è un milionario in pantofole che, dall’alto della sua villa, dà ordini a persone che oggi non credono nella capacità della politica di risolvere i problemi di ogni giorno. Su questo la politica deve interrogarsi”.
Secondo il deputato Pd, inoltre, il leader 5Stelle “istiga all’odio e soffia sul fuoco del conflitto sociale, utilizzando persone spesso inconsapevoli”.
Anche Matteo Orfini, responsabile Cultura informazione, critica aspramente le dichiarazioni del comico genovese, che esprimono “comportamenti che lo qualificano”.
Sottolinea la ritrosia di Grillo al confronto diretto, visto che non risponde “agli interrogativi che l’opinione pubblica gli pone, come ad esempio quello su chi finanzia il suo movimento, o sulla sua inesistente democrazia interna”.
La sua invettiva contro Bersani, secondo Orfini, è “la conferma delle difficoltà in cui si trova”, che è “arrivata insieme alle solite invettive”.
Un modo per “non parlare delle questioni reali, per evidente mancanza di proposte per contribuire a tirare fuori il Paese dalla crisi” che induce il blogger “a inventare sempre nuovi insulti nel tentativo di ottenere una qualche attenzione mediatica”.
A differenza del comico, conclude il deputato democratico, “noi continuiamo a lavorare per ricostruire questo Paese, che davvero non ha bisogno del cinico e interessato populismo di Grillo, ma di una forza come il Pd, seria, trasparente e che la democrazia la pratica e non si limita a invocarla a giorni alterni”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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