Gennaio 16th, 2018 Riccardo Fucile
UN 20% DEGLI AUTO-CANDIDATI E’ COMPOSTO DA OPPORTUNISTI CHE NON HANNO MAI AVUTO A CHE FARE CON IL MOVIMENTO, DI MOLTI ALTRI NON SI CONOSCE IL PASSATO
«Ci sono gli impresentabili e quelli che abbiamo chiamato i “fantasmi”. I fantasmi sono coloro di cui non c’è traccia sul web o sono gli opportunisti che mai hanno avuto a che fare con il M5S e vogliono usarlo come un taxi. Neanche un’interazione da Facebook o da Twitter con il blog di Grillo o il sito ilblogdellestelle.it. Formalmente non abbiamo potuto escluderli».
Quanti erano? «Su 15 mila autocandidature circa il 20%».
Per varcare le inaccessibili e oscure procedure di selezione dei candidati 5 Stelle organizzate dalla Casaleggio Associati, abbiamo ottenuto l’aiuto di una fonte dello staff parlamentare, che ha lavorato su tre regioni italiane, passando in rassegna circa 700 candidature. «Di queste ne abbiamo respinte un centinaio» spiega.
Oggi e domani ci saranno le Parlamentarie.
Una selezione che riguarda solo il listino proporzionale bloccato. Sui collegi uninominali deciderà il capo politico Luigi Di Maio.
Alle primarie di oggi parteciperanno i sopravvissuti della triplice scrematura avviata dopo la chiusura delle autocandidature di inizio gennaio.
L’incredibile mole di nomi e curriculum è passata prima dalle mani della Casaleggio che ha analizzato i certificati penali, poi da quelle dei collaboratori parlamentari che hanno diviso le liste per regione.
«L’ultimo passaggio c’è stato oggi (ieri, ndr), alla Casaleggio, con un gruppo di legali».
Davide Casaleggio, spiega la fonte, «non darà i nomi degli esclusi, ma solo le percentuali. Siamo sicuri che appena usciranno le liste ci saranno un botto di polemiche. Per questo hanno chiesto di farci trovare pronti fino a domani. Ci hanno detto “Saranno due giorni di fuoco”. Molti non sono riusciti a candidarsi perchè la piattaforma Rousseau è andata in tilt il 3 gennaio. Chiederanno spiegazioni e non avranno risposte».
Lorenzo Borrè, l’avvocato delle mille battaglie legali contro Beppe Grillo, è già pronto a organizzare i ricorsi di massa. «Nel M5S si sono messi l’animo in pace».
Saranno poche le informazioni che Casaleggio e i vertici daranno sui circa 15 mila candidati (a partire da questo numero, che è ufficioso). Anche perchè, conferma la fonte, molti nomi, tra quelli depennati, confermano l’idea che il M5S sia un carro su cui sta salendo chiunque, una calamita di personaggi al limite dell’incredibile.
Gli «impresentabili» che erano l’incubo dei 5 Stelle puntualmente si sono materializzati: «La Casaleggio ci ha incaricati di verificare i profili ed evitare tutte le stranezze. Mitomani che credono alle scie chimiche, che parlano di sirene come Carlo Sibilia, o di chip sotto la pelle. Abbiamo escluso candidati che avevano post in cui si parlava della cura contro i tumori con l’acqua».
Un caso limite, paradossale, «è stato un candidato accusato di aggressioni a un attivista 5 Stelle».
I selezionatori hanno così dovuto, per intere giornate, passare in rassegna giornali, siti, agenzie e, specialmente, i social network, trovando di tutto: «Prima abbiamo analizzato i vizi formali, chi per esempio era stato consigliere per due legislature con un altro partito (adesso la deroga vale solo per un mandato, ndr). Poi abbiamo escluso chi aveva post omofobi, razzisti, fascisteggianti oppure chi insisteva con foto di donne nude».
Spesso li hanno scovati andando a ritroso. Perchè, forse in vista di una candidatura, per tutto il 2017 le bacheche non riportano massaggi imbarazzanti. «Però basta andare al 2015, e trovi diversi candidati che condividevano frasi di Matteo Salvini. C’è il terrore che possano essere troll del Pd che piazza questi personaggi per screditare il progetto. Soprattutto tra i fantasmi del web, che non hanno altre tracce sul web».
La paranoia, già alta nel M5S, è diventata metodo.
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 15th, 2018 Riccardo Fucile
NEI VIDEOMESSAGGI TUTTI ONESTI E INCENSURATI, DESIDEROSI DI ANDARE IN PARLAMENTO: FIN CHE LA BARCA VA, FALLI IMBARCARE… I CASI CURIOSI
Da domani mattina fino alle 21 del 17 gennaio si terranno le consultazioni online su
Rousseau per le parlamentarie del MoVimento 5 Stelle.
La grande lotteria dei click a 5 Stelle, alla quale parteciperanno tra i 15mila e i 17mila candidabili può finalmente avere inizio. In palio un posto in lista e la certezza per molti, allo stato attuale dei sondaggi, di varcare le porte del Parlamento (o di Regione e Comuni dove si andrà al voto il 4 marzo).
Non tutti potranno essere candidati, solo i migliori ce la faranno. Tutti gli altri, quelli che non si sono candidati dovranno guardarsi centinaia di video per scegliere finalmente a caso il proprio candidato.
Finchè la barca va, falli imbarcare
La scelta, come sempre in caso di decisioni di nessuna rilevanza per il M5S è delegata agli iscritti. Tanto nella nuova struttura che è stata data al partito di Grillo e Casaleggio gli unici che possono decidere davvero qualcosa sono i vertici.
Come è giusto che sia all’interno di un’associazione dove vigono il principio dell’uguaglianza, della trasparenza e dell’onestà . Come già accaduto in passato i candidati alle Parlamentarie saranno votati da amici e altri attivisti.
E se nel 2013 Luigi Di Maio è riuscito a farsi candidare con meno di 200 voti c’è molta attesa di sapere quale sarà la soglia minima di click per farsi mettere in lista nel 2018.
Visto il rapporto tra numero di iscritti che partecipano attivamente alle votazioni online (meno di 40mila per l’elezione di Di Maio a candidato Premier) e di candidati difficilmente tra i vari Carneade ci sarà chi farà il pieno di voti.
Ogni iscritto potrà esprimere tre preferenze per i candidati nel proprio collegio plurinominale alla Camera e tre preferenze per quelli nel proprio collegio plurinominale al Senato.
Almeno così ogni candidato riuscirà a prendere più di un voto. Ad esempio l’europarlamentare Paola Ferrara fa sapere che sono circa 400 i candidati calabresi alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle in Calabria.
Il fatto che una buona parte dei candidabili abbia avanzato un’autocandidatura ha fatto storcere il naso all’europarlamentare Ignazio Corrao.
Su Facebook Corrao ha pubblicato un vademecum per le Primarie dove racconta di «essere ancora legato a quella vecchia regola morale che ti dovrebbe portare a concorrere alle primarie soltanto se ti candidano veramente gli altri, se sei concreta espressione di un ampio gruppo di persone, di un percorso e di una volontà collettiva».
Poi uno magari per curiosità legge il curriculum di Corrao e scopre che prima di essere eletto all’europarlamento ha lavorato per un anno nell’ufficio legale del M5S all’Assemblea Regionale Siciliana (e sui collaboratori di Corrao finiti in qualche lista a 5 Stelle si potrebbe aprire un altro capitolo).
I profili per cui Corrao consiglia di non votare riflettono la maggior parte dei partecipanti, la cui candidatura viene dal basso nel senso che nessuno gliel’ha chiesto. Si intuisce poi un certo fastidio per il fatto che nella barca del M5S siano saliti — con la benedizione di Di Maio — personaggi che fino a poco fa con il partito di Grillo non c’entravano nulla
La sfilata dei candidadabili più divertenti del Web
La stragrande maggioranza dei candidabili ed aspiranti candidati è composta da emeriti sconosciuti. Persone che raccontano in video confessione, un po’ stile Grande Fratello, quando e dove hanno sentito la chiamata per la politica.
Generalmente è avvenuto nei pressi di uno spettacolo/comizio di Grillo. Ce n’è per tutti i gusti ed il principale è l’onestà (come attestato dalle numerose foto di certificati penali immacolati).
Di molti non sono note le competenze ma tutti hanno un’idea precisa su una particolare questione d’interesse.
Ad esempio c’è lo spettacolare Giovanni Di Caro che con un entusiasmo e una vitalità incredibili ribadisce il suo impegno nel settore del ueifare (o welfare come dicono i piddini) e al tempo stesso l’indendo a sostenere — ovviamente — il settore del turismo in virtù della qualifica di Operatore di spettacoli ed eventi culturali ottenuta grazie al corso del Fondo Sociale Europeo svolto ad Agrigento nel 2000.
L’avvocato Chiara Tringali le cui proposte stanno spopolando su Facebook. La Tringali propone infatti “la sospensione del termine di prescrizione nei procedimenti penali con l’inizio del processo di primo grado” e di abolire “il divieto di reformatio in peius” ovvero “il principio in virtù del quale il condannato in primo grado non rischia nulla a impugnare la sentenza, nella assoluta certezza che la sentenza di secondo grado non potrà comminargli una pena peggiorativa di quella che ha già subito”.
Ma le competenze e le capacità professionali sono solo un dettaglio. Come ci spiega il candidabile Fabrizio Todaro che alla competenza di molti attuali portavoce preferisce il sacro fuoco di coloro che vanno col cuore oltre l’ostacolo e non guardano all’interesse singolo. Forza, coraggio e determinazione (e un uso spregiudicato del montaggio video) queste le caratteristiche salienti di un vero cinquestelle.
Ci sono poi i candidati che provengono da anni di militanza nei meetup descrivendo nel dettaglio la propria intensa attività ai banchetti per le numerose raccolte firme ed evidenziato di aver agito sempre secondo i principi fondanti della democrazia partecipata. Che in realtà nel nuovo M5S contano ben poco.
C’è poi lo psicoloco Cristian Romaniello che — come tutti i candidati — si mette a disposizione per il bene del Paese e invece che spiegarci perchè lui è meglio di altri (non ha senso, un vale uno) ci racconta delle sue interessanti ricerche sulla corteccia prefrontale e l’umorismo.
§Se non altro qui si rischia di imparare qualcosa e non ci sono promesse inutili. Sergio Scudery, dall’Australia, si vanta sornione di avere un curriculum più lungo della media.
Ghandy Angelo LLapapasca Yepez da Lima (Perù) non ha ancora finito l’università (gli mancano due esami) ma è già pronto per cambiare questo paese. Studia Scienze della Comunicazione e in bella vista sul comodino ha l’ultima fatica letteraria di Alessandro Di Battista, un uomo che ha dato tanto alla Patria.
Tra i migliori c’è senza dubbio Fabrizio Dresda, che conquista il pubblico con Smells like teen spirit dei Nirvana e davanti alla libreria d’ordinanza ci spiega di essere pronto “per LA BATTAGLIA MADRE di tutte le battaglie, ovvero quella a favore della DEMOCRAZIA REALE contro I SIGNORI DEL DENARO”.
Apprendiamo così che Dresda si farà portatore dell’istanza fondamentale e decisiva della Sovranità Monetaria e della creazione del denaro dal nulla.
Dresda ricorda l’insegnamento del padre di tutti i signoraggisiti: Giacinto Auriti, insegnamenti ripresi dal suo allievo Beppe Grillo che in Apocalisse Morbida denunciò la truffa del signoraggio bancario.
Poteva mancare un richiamo ai problemi della foresta Amazzonica? No. Perchè Dresda, attivista tarantino e ricercatore indipendente, divulgatore e scrittore sull’alimentazione naturale. Dresda è infatti fruttariano e la sua candidatura alla Camera ha suscitato l’entusiasmo di fruttariani e signoraggisiti tutti.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 15th, 2018 Riccardo Fucile
GIOVANI ARRABBIATI E INTELLETTUALI SPINGONO L’ONDA M5S. SI PREPARA IL BOTTO
Per ora nessuno ha il coraggio di parlarne in pubblico, ma i leader dei partiti «tradizionali» – da Berlusconi a Renzi fino a Salvini – in questi giorni si stanno scambiando un passaparola che somiglia a uno spettro: nel Mezzogiorno il Movimento Cinque Stelle potrebbe fare il «botto».
Si tratta di qualcosa in più di una sensazione segnalata dai notabili di «territorio» più sensibili agli umori popolari.
A parlar chiaro sono i sondaggi più analitici (e per questo più costosi per i committenti) che all’unisono rilanciano lo stesso dato: in tutte le principali regioni e città del Sud il Movimento di Grillo per il momento è al primo posto. Saldamente e nettamente.
Un fenomeno che, laddove venisse confermato, rappresenterebbe un dato politico rilevantissimo, con connotati persino storici, se si pensa che in 72 anni di Repubblica gli elettori meridionali hanno sempre premiato in prevalenza i partiti di governo (la Dc, Forza Italia, l’Ulivo) e comunque mai un movimento dichiaratamente anti-sistema.
Certo, mancano ancora 48 giorni alle elezioni e qualcosa può ancora cambiare, ma i primi dati degli istituti più accreditati sono eloquenti.
Molto analitiche e con campionature importanti, come sempre, sono le ricerche che Alessandra Ghisleri realizza per conto di Forza Italia.
Proprio perchè «mirati» agli interessi del committente, questi sondaggi non sono diffusi immediatamente, ma chi li ha visti racconta di una striscia che parla chiaro: il Movimento Cinque Stelle viaggia tra il 34 e 36% in Sardegna, tra il 33 e il 35% in Sicilia, tra il 30 e il 32% in Puglia, tra il 29 e il 31% in Campania.
Se ancora è prematura la traduzione in seggi, sia per i collegi sia per la parte proporzionale, un dato è già acquisito: i Cinque stelle sono il primo partito nelle grandi aree metropolitane del Sud, dunque a Napoli, Bari, Palermo e Reggio Calabria, oltrechè nelle principali regioni.
Numeri molto importanti, che non stupiscono chi conosce la realtà sociale e l’immaginario collettivo del Mezzogiorno.
Spiega l’irpino Marco Ciriello, uno degli scrittori meridionali più originali e anticonformisti dell’ultima generazione: «Il meridionale Luigi Di Maio, un ex giovane che non ha finito l’Università , che sbaglia i congiuntivi, che non ha un papà professionista, che non è riuscito mai ad avere un lavoro, provoca una sorta di identificazione in lui da parte di tantissimi giovani ed ex giovani meridionali che sono avvelenati verso tutto quello che è istituzione, che odiano tutti quelli che sono “realizzati” e che sono inquadrati. Quelli che sono restati a casa sono giovani spesso mediocri, purtroppo senza una biografia e che si identificano in un leader senza biografia. E poi pesa molto nella simpatia verso i Cinque Stelle il tradizionale individualismo meridionale, un certo egoismo sul quale lo slogan “uno vale uno” finisce per colpire un nervo sensibile».
Ma nella propensione al voto a Cinque Stelle non c’è soltanto la frustrazione dei giovani e l’atavico familismo amorale.
Racconta Clemente Mastella, sindaco di Benevento, dotato di un proverbiale fiuto per l’aria che tira: «È vero al Sud sotto traccia ci sono le premesse per un boom grillino e a gonfiare l’onda non ci sono soltanto i diseredati incavolati neri, ma c’è anche una “sopraelevata” che scorre sopra il tetto dei Cinque Stelle: ho incontrato diversi accademici che mi hanno annunciato il voto per Grillo. C’è una intellighenzia meridionale che, in parte per convinzione ma in larga parte per opportunismo si sta spostando verso quella parte».
E lo storico Aldo Giannuli, barese, vicino ai Cinque Stelle, completa l’analisi con un altro tassello: «Nel Mezzogiorno è meno sentito il tema fiscale, che invece al Nord farà vincere la destra. Ma concorrerà al successo dei Cinque Stelle, oltre a tanti disoccupati e sottoccupati, anche l’apporto di segmenti sociali e di protesta: quelli che hanno lavorato senza mai avere una pensione, i pensionati più poveri, ma anche città come Taranto, dove non è difficile immaginare un vero e proprio boom elettorale».
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 13th, 2018 Riccardo Fucile
QUATTRO ELETTI E 29 ATTIVISTI PORTANO IL M5S IN TRIBUNALE PER INIBIRE L’USO DEL NOME E DEL SIMBOLO…E LA COSA E’ MOLTO SERIA
Trentatrè grillini andarono a Genova tutti e trentatrè trotterellando: sono gli eletti
Riccardo Nuti (deputato siciliano), Cristina Grancio (consigliera all’Assemblea Capitolina), Francesca Benevento (consigliera municipale al XII) e Luisa Petruzzi (al XV) insieme ad altri 29 iscritti ad aver portato il MoVimento 5 Stelle in tribunale a Genova per chiedere al giudice di nominare un curatore speciale per impedire di utilizzare il nome e il simbolo del M5S ad altri se non all’associazione del 2009 a cui sono iscritti
Con loro ci sono molti attivisti storici tra cui Roberto Motta, il primo a vincere in tribunale contro Beppe Grillo e ottenere la riammissione al M5S dopo l’espulsione alla vigilia delle Comunarie che poi hanno incoronato Virginia Raggi, Riccardo De Martiis, che ha impugnato anche il risultato delle Gigginarie che hanno scelto Luigi Di Maio come candidato premier, ma anche Antonio Caracciolo da Seminara, pure lui cacciato e poi riammesso nel 2016, Bruno Bellocchio e Alessio Marini, che con Caracciolo hanno impugnato il regolamento M5S poi superato dal nuovo presentato in occasione delle Parlamentarie.
E poi ci sono Pietro Salvino, marito di Claudia Mannino (entrambi rinviati a giudizio nel caso delle firme ricopiate di Palermo), e Francesco Sanvitto, attivista e componente del Tavolo Urbanistica che ha protestato contro la “furbanistica” di Virginia Raggi insieme a Mario Canino, anche lui cacciato e riammesso dal tribunale, Stella Deccio, attivista del XII Municipio e Alberto Afflitto, ex capogruppo nel disciolto VIII Municipio insieme ad Alberto Munda che si è tirato fuori all’ultimo dalle candidature a Palermo.
In tutto sono 33 e sono capitanati dalla Grancio, prima sospesa e poi reintegrata per dissidi interni al M5S sullo stadio della Roma e coordinatrice presidente del Comitato Di.Di.A M5S per la difesa dei diritti dell’Associazione MoVimento 5 Stelle costituita nel 2009, che ha indetto per oggi a Roma una conferenza stampa «sulla avvenuta presentazione, da parte dei suoi componenti (iscritti all’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009), per mezzo degli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo, di un’ istanza al Presidente del Tribunale di Genova per la nomina di un Curatore Speciale del’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 che agisca per la tutela dei diritti dell’Associazione del MoVimento 5 Stelle costituita nel 2009 e di quanti in essa si riconoscono», come recita il comunicato diffuso ieri.
Così il M5S potrebbe perdere il nome prima delle elezioni
Ovviamente non è un caso che l’avvocato Borrè — già promotore di molti ricorsi contro il M5S, il più importante dei quali (il caso Cassimatis) ha finito per far affondare a Genova la democrazia diretta da Grillo — sia il legale scelto dagli associati nel comitato.
Così come non è un caso che la spremuta di sangue in chiave disciplinare operata da Roberta Lombardi all’epoca delle comunarie romane porti oggi in campo contro il M5S “talebano” attivisti come Motta, non a caso uno dei promotori della causa che rischia di far perdere il nome e il simbolo del M5S prima delle elezioni, e in ogni caso complicherà la vita a Di Maio, Grillo e Casaleggio.
Proprio ora che i tre pensavano di aver risolto ogni problema legando alla candidatura alle Parlamentarie anche l’accettazione delle regole della nuova associazione che dovrebbe, nelle loro intenzioni, raccogliere il testimone delle vecchie che fungeranno da bad bank dopo i tanti ricorsi e le (finora) molte sconfitte in tribunale.
Un’operazione effettuata senza discussione e senza voto degli iscritti, visto che il quorum raggiunto l’ultima volta che hanno provato a cambiare qualcosa è sub judice.
La mossa di Grillo, Casaleggio e Di Maio è stata chiaramente dettata dalla volontà di dare vita ad un’associazione diversa da quella fondata nel 2009 e sulla quale non pesino i numerosi procedimenti aperti nei tribunali di mezza Italia.
Come tutti sappiamo fino all’anno scorso il M5S aveva due associazioni: la prima — denominata MoVimento 5 Stelle — è stata fondata nel 2009 ed è quella alla quale appartengono tutti gli iscritti. Ce n’è una seconda, fondata nel 2012 e chiamata “Movimento 5 Stelle” della quale fanno parte Beppe, suo nipote Enrico Grillo e il commercialista Enrico Maria Nadasi. Della terza invece, al di là di statuto, regolamento e codice etico si ignora chi l’abbia costituita perchè non è stato mostrato — in nome del principio della #trasparenzaquannocepare — l’atto costitutivo.
Come abbiamo scritto ieri, la nuova associazione (quella del 2017) presuppone la rottamazione della vecchia (del 2009) ma questa “rottamazione” non può essere calata dall’alto, per altro senza avere la titolarità al trattamento dei dati personali degli iscritti che spetta, per legge, a quella del 2009.
A decidere di abbandonare l’associazione primigenia a favore della nuova deve infatti essere, a norma di legge, l’assemblea degli iscritti. Tanto più che il nuovo statuto in alcuni punti — ad esempio la candidabilità per coloro che sono inquisiti è in netto contrasto con il precedente. Inoltre non si capisce a che titolo solo gli iscritti che transitano nella nuova associazione siano candidabili, mentre coloro che rimangono nella vecchia perdano di colpo ogni diritto.
C’è di più: la neonata associazione a potrebbe perdere l’utilizzo del simbolo e del nome il tutto a pochi mesi dalle elezioni.
I più attenti alle questioni interne del MoVimento ricorderanno infatti che il simbolo è da qualche anno in uso dell’associazione MoVimento 5 Stelle (prima era di Grillo e successivamente la proprietà è stata trasferita all’associazione del 2012).
Il nuovo regolamento prevede che — oltre alla deportazione degli iscritti nella nuova associazione — anche il simbolo (assieme al sito ufficiale) debba passare da quella del 2009 a quella del 2017.
Cosa succederebbe se gli iscritti dell’associazione facessero ricorso contro la nuova associazione rivendicando il diritto e la titolarità del nome e del simbolo del M5S?
§A quanto sembra di capire se la faccenda finisse in tribunale il nuovo M5S avrebbe non poche difficoltà a spuntarla e potrebbe vedersi inibita l’uso del nome e del simbolo che per legge non sono equiparabili ad un marchio commerciale.
Anche senza possibilità di utilizzare simbolo e nome però il M5S non dovrà raccogliere firme per potersi presentare alle prossime politiche. Ad aver presentato la lista infatti è stata — proprio a causa delle carenze del famoso “non statuto” — l’associazione creata nel 2012 e di proprietà dei due Grillo e di Nadasi la cui funzione sembra essersi a questo punto esaurita.
Le conseguenze di questo estremo atto di amore nel M5S “delle origini” dal punto di vista legale sono prima di tutto la richiesta di nomina di un curatore speciale dell’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 in modo che quest’ultima ottenga dall’associazione Movimento 5 Stelle con sede in via Ceccardi e a quella con sede in via Nomentana a Roma i dati degli iscritti per convocare l’assemblea che nominerà il capo politico e farà le primarie per la scelta dei candidati e, soprattutto, inibisca alle altre due associazioni di usare il nome per presentarsi alle elezioni. Chiede infine al giudice di condannare le associazioni a consegnare le credenziali di accesso del sito e di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.
Tra chi ha firmato l’atto c’è chi spiega che a muoverlo è il legame con le vecchie regole del MoVimento 5 Stelle, prima della “svolta”-partito imposta con la scelta di Luigi Di Maio come candidato presidente del consiglio e capo politico e, soprattutto, con l’idea di un M5S più “democratico” dove l’attivismo e la militanza erano maggiormente valorizzati.
In ogni caso tutti i ricorsi al tribunale civile contro Grillo mettono a nudo lo scarso rispetto (eufemismo) delle regole formali di cui si sostanzia la democrazia. Basterebbe talmente poco — ad esempio seguire i consigli dei legali — per non infilarsi ogni volta in spirali infinite di ricorsi e controricorsi. E invece il M5S di Grillo, Casaleggio e Di Maio preferisce ogni volta complicarsi la vita con il rischio concreto anche di dover pagare alla fine anche qualche risarcimento in tribunale. Sicuri che governare un paese sia più facile?
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 12th, 2018 Riccardo Fucile
RICHESTO UN CURATORE PER LA PRIMA ASSOCIAZIONE ANCHE PER SIMBOLO E NOME PERCHE’ GRILLO CON LA TERZA ASSOCIAZIONE E’ IN CONFLITTO DI INTERESSI NEL DIFENDERE I DIRITTI DEI PRIMI ASSOCIATI
Il Comitato per la difesa dei diritti dell’associazione M5S, guidato dall’avvocato Lorenzo
Borrè, dichiara una nuova battaglia a Beppe Grillo e lo trascina in tribunale, a Genova, dove tre giorni fa ha chiesto la nomina di un curatore che rappresenti la prima associazione M5S, del 2009, per curarne gli interessi. Il presupposto è che Grillo avallando la costituzione della terza associazione M5S a dicembre, concedendogli anche il simbolo, sia in “conflitto di interesse” nel difendere i diritti dei primi associati.
Insomma Beppe Grillo in quanto tale non potrebbe rappresentare gli interessi dei primi associati, quelli che restano e che non intendono trasmigrare nella terza nuova associazione creata lo scorso 20 dicembre.
Per questo, sostengono i componenti dell’associazione, serve un curatore che agisca in nome e per conto della prima associazione e che ne tuteli i diritti dei componenti rispetto alla seconda e terza che sono state, a loro giudizio “irregolarmente”, costituite.
La richiesta di tutela vale, ovviamente, anche per il nome e il simbolo del Movimento. Non solo.
Il conflitto di interesse riguarderebbe anche diversi ruoli di Grillo nelle tre diverse associazioni costituite nel tempo: nel 2009, nel 2012 e nel 2017.
Nella prima Grillo figurava come capo politico, nella seconda come Presidente del Consiglio Direttivo e nella terza come Garante.
Le intenzioni del Comitato Di.Di.A M5S per la difesa dei diritti dell’Associazione MoVimento 5 Stelle costituita nel 2009 saranno inoltre annunciate domani in occasione di una conferenza stampa che si terrà a Roma anche con gli avvocati ricorrenti Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo.
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 12th, 2018 Riccardo Fucile
MA NESSUNO PARLA DELLA DENUNCIA DELLA CORTE DEI CONTI: NEL 2016 GLI ACCERTAMENTI FISCALI IN CALO DEL 52% SUL 2015 E DEL 92% RISPETTO AL 2012…EVVIVA GLI EVASORI E’ IL MOTTO DI TUTTI I PARTITI
Spesometro e studi di settore sono già aboliti per legge, mentre il redditometro è stato archiviato da un pezzo.
Scrive l’agenzia di stampa TMNews che la proposta del M5S per cancellare gli strumenti che il Fisco si è inventato negli anni per combattere l’evasione fiscale è quindi tecnicamente superata.
Dal 2019 non esisteranno più senza necessità di ricorrere a una nuova legge che li cancelli per la seconda volta.
Per eliminare, invece, lo split payment, come promesso ancora dai pentastellati, servirebbero 10 miliardi di euro.
In pratica, gli studi di settore sono già stati mandati in soffitta.
Dal 2019 verranno sostituiti dagli Isa (Indicatori sintetiti di affidabilità fiscale), i nuovi indicatori di compliance chiamati a sostituire gli studi per oltre un milione di partite Iva. Il via libera ai primi 70 indicatori è già arrivato e con la legge di Bilancio l’operazione è stata rinviata di un anno (dal 2018 al 2019) perchè sarebbe troppo complicato gestire contemporaneamente le nuove 70 pagelle fiscali e i restanti studi di settore per gli altri 2-2,5 milioni di imprese, artigiani, commercianti e professionisti.
Per quanto riguarda lo spesometro, il debutto della fatturazione elettronica ne prevede in sostanza il superamento, come chiesto insistentemente da commercialisti e contribuenti dopo il caos suscitato dai problemi per l`invio dei dati relativi alle fatture emesse e ricevute del primo semestre 2018.
Già con il decreto legge fiscale collegato alla manovra è arrivato un completo restyling di questo adempimento fiscale.
Anche il redditometro è praticamente in disuso da tempo. E i numeri lo testimoniano. Doveva essere una sorta di arma definitiva per stanare chi nasconde all’Erario molti più redditi ed è finito, invece, per assumere un carattere sempre più marginale nella strategia di contrasto dell`evasione fiscale.
La Corte dei Conti nell’ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato ha certificato, infatti, che nel 2016 gli accertamenti sono stati appena 2.812 su 41 milioni di contribuenti e 5 milioni di partite Iva, con un calo del 52% sul 2015 e addirittura di oltre il 92% sul 2012.
Infine, lo split payment. L’ultimo bollettino sulle entrate fiscali, ricorda TMNews, rileva che lo split payment (allargato a tutte le società pubbliche con la manovra correttiva di aprile) a novembre ha fatto crescere l’Iva di circa 10 miliardi.
Tutte le imprese, piccole e grandi, ne chiedono la cancellazione perchè rappresenta un’anticipazione di cassa e crea problemi di liquidità .
Il governo ha, invece, preferito garantire tempi rapidi nei rimborsi piuttosto che abolirlo. In ogni caso l’eliminazione, costerebbe comunque 10 miliardi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 12th, 2018 Riccardo Fucile
HANNO CREATO UNA NUOVA ASSOCIAZIONE E UN NUOVO REGOLAMENTO “DIMENTICANDOSI” DI CONSULTARE L’ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI CUI APPARTIENE IL SIMBOLO DEL M5S… E QUALCUNO IN QUESTE ORE STA RAGIONANDO SULLA POSSIBILITA’ DI AGIRE LEGALMENTE
Nei giorni scorsi un gran viavai di almeno una quarantina di persone davanti allo studio dell’avvocato Lorenzo Borrè a Roma. Il motivo è che in questi giorni qualcosa bolle in pentola riguardo lo statuto del MoVimento 5 Stelle.
Borrè è infatti noto per essere l’avvocato dei numerosi attivisti che in questi anni hanno fatto ricorso contro le decisioni di Beppe Grillo e contro le sanzioni di espulsione dal partito.
Già cinque iscritti, assistiti proprio da Borrè, impugneranno Statuto e Regolamento davanti ad un giudice dove sarà chiamato a rispondere Beppe Grillo in qualità di rappresentante legale dell’associazione M5S.
Non si sa ancora cosa sta per succedere ma gli indizi sono chiari.
Nei giorni scorsi, subito dopo la decisione dei vertici del M5S di dare vita ad una nuova associazione dotata di nuove regole votate da nessuno, in un’intervista alla Stampa Borrè delineava i profili di debolezza dal punto di vista giuridico del nuovo regolamento.
A partire ad esempio dal fatto che nel 2016 gli iscritti del M5S avevano già votato un nuovo regolamento e un nuovo statuto mentre questa volta tutto è stato fatto senza consultare l’assemblea degli iscritti che — fino a qualche giorno prima — aveva formalmente pieni poteri.
C’è aria di ricorso quindi e la posta in gioco potrebbe essere più alta del reintegro degli iscritti.
La mossa di Grillo, Casaleggio e Di Maio è chiaramente dettata dalla volontà di dare vita ad un’associazione diversa da quella fondata nel 2009 e sulla quale non pesano i numerosi procedimenti aperti nei tribunali di mezza italia (tra cui anche quello che contesta l’esito delle Primarie che hanno incoronato Luigi Di Maio).
Come tutti sappiamo fino all’anno scorso il M5S aveva due associazioni: la prima — denominata MoVimento 5 Stelle — è stata fondata nel 2009 ed è quella alla quale appartengono tutti gli iscritti.
Ce n’è una seconda, fondata nel 2012 e chiamata “Movimento 5 Stelle” della quale fanno parte Grillo, suo nipote Enrico e il commercialista Enrico Maria Nadasi (e fino alla sua morte Gianroberto Casaleggio).
Della terza invece, al di là di statuto, regolamento e codice etico si ignora chi l’abbia costituita perchè non è stato mostrato — in nome del principio della trasparenza a targhe alterne — l’atto costitutivo.
La nuova associazione (quella del 2017) presuppone la rottamazione della vecchia (del 2009) ma questa “rottamazione” non può essere calata dall’alto, per altro senza avere la titolarità al trattamento dei dati personali degli iscritti che spetta, per legge, a quella del 2009.
A decidere di abbandonare l’associazione primigenia a favore della nuova deve infatti essere, a norma di legge, l’assemblea degli iscritti.
Tanto più che il nuovo statuto in alcuni punti — ad esempio la candidabilità per coloro che sono inquisiti è in netto contrasto con il precedente.
Inoltre non si capisce a che titolo solo gli iscritti che transitano nella nuova associazione siano candidabili, mentre coloro che rimangono nella vecchia perdano di colpo ogni diritto.
C’è di più: la neonata associazione potrebbe perdere l’utilizzo del simbolo e del nome il tutto a pochi mesi dalle elezioni.
I più attenti alle questioni interne del MoVimento ricorderanno infatti che il simbolo è da qualche anno in uso dell’associazione MoVimento 5 Stelle (prima era di Grillo e successivamente la proprietà è stata trasferita all’associazione del 2012).
Il nuovo regolamento prevede che — oltre alla deportazione degli iscritti nella nuova associazione — anche il simbolo (assieme al sito ufficiale) debba passare da quella del 2009 a quella del 2017.
Cosa succederebbe se gli iscritti dell’associazione facessero ricorso contro la nuova associazione rivendicando il diritto e la titolarità del nome e del simbolo del M5S?
A quanto sembra di capire se la faccenda finisse in tribunale il nuovo M5S avrebbe non poche difficoltà a spuntarla e potrebbe vedersi inibita l’uso del nome e del simbolo che per legge non sono equiparabili ad un marchio commerciale.
Anche senza possibilità di utilizzare simbolo e nome però il M5S non dovrà raccogliere firme per potersi presentare alle prossime politiche.
Ad aver presentato la lista infatti è stata — proprio a causa delle carenze del famoso “non statuto” — l’associazione creata nel 2012 e di proprietà dei due Grillo e di Nadasi la cui funzione sembra essersi a questo punto esaurita.
Mentre già ci sono iscritti alla prima associazione che hanno deciso di dichiarare pubblicamente di abbandonare il M5S, pur precisando di non voler ricorrere al giudice ci potrebbe esserci qualcuno disposto a farlo.
A questo punto tutto dipenderà dall’esistenza o meno di un ricorso, l’avvocato Lorenzo Borrè, raggiunto telefonicamente, ha preferito non commentare.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 11th, 2018 Riccardo Fucile
LE SCELTE DI DI MAIO “GLI STANNO STRETTE” E “NON E’ MAI SCATTATO L’INNAMORAMENTO” CON CASALEGGIO JR… SI RIPRENDE ANCHE IL DOMINIO SUL BLOG CHE ANDRA’ IN MANO A UNA SRL
Sarà una scissione invisibile, ed è già cominciata.
Beppe Grillo, il Movimento delle origini, la visione di Casaleggio senior di qua. Luigi Di Maio, Casaleggio junior e le nuove regole di là .
Magari si trasformerà in una guerra , ora ha la forma di una marea: più che un’esplosione, è un discreto ritirarsi.
Lo ha già fatto Alessandro Di Battista annunciando di non candidarsi.
Il prossimo sarà Beppe Grillo, come racconta l’Espresso con un ampio servizio dal titolo: “Grillo non abita più qui”.
È questo che dice chi al comico genovese è vicino davvero. Lo fanno trapelare anche a Milano, dalla Casaleggio Associati, dopo che le nuove regole hanno previsto per la prima volta che il Garante, cioè Grillo stesso, possa dare addio al Movimento.
La discreta ritirata doveva effettuarsi già un mese fa, ora si parla di gennaio ma i più dicono che sarà prudente spostarla a dopo le elezioni.
Dopo averci pensato per mesi, il comico genovese ha infatti chiesto di riavere indietro la proprietà del blog, che ora è formalmente in mano a un militante di fiducia e sostanzialmente gestito dalla Casaleggio.
Il dominio, secondo i piani, dopo lo switch off dovrà finire in mano a una srl unipersonale, cioè a socio unico. Insomma Grillo fa i bagagli.
La versione più benevola del racconto sostiene che voglia tornare a fare il comico impegnato, l’attivista, il giramondo alla scoperta di tecnologie destinate a cambiare il futuro del pianeta; secondo un’altra, meno benevola – non a caso proveniente dall’area della Casaleggio – è stufo di beghe, polemiche, lotte fratricide e soprattutto querele.
Il vero motivo è nascosto nelle pieghe.
Chi conosce bene il comico sa infatti che alcune scelte del nuovo leader Luigi Di Maio «gli vanno un po’ strette» (a esser gentili), mentre con Davide Casaleggio «non c’è mai stato l’innamoramento» che invece era scattato con il padre Gianroberto.
Per lui, ormai, più che una passione, l’M5S è diventato l’assolvimento di un patto d’amicizia con il guru della Casaleggio.
Il presente gli sta stretto. È per questo che nell’illustrare come sarà il futuro, si usa come esempio proprio Di Maio: «Tutto quello che riguarda il partito sarà sul sito a Cinque stelle, mentre beppegrillo.it tornerà ad essere un laboratorio di idee che guarda fuori dal perimetro del partito. Il video di Luigi, che oggi va sul blog, domani andrà sul sito dei Cinque stelle».
Insomma Di Maio finirà da un’altra parte. È questo il punto finale di una strategia che il front man storico dei grillini ha perseguito negli ultimi mesi, facendo «in modo che l’attività del Movimento fosse via via più slegata dalla sua figura». E quindi più autonoma, a partire dagli argomenti del blog.
E non è l’unica spina per il Movimento 5 Stelle, giunto ormai alla versione 3.0.
Come racconta all’Espresso l’avvocato Lorenzo Borrè, nel delineare uno scenario di un Movimento che si sdoppia: «Adesso i vertici hanno fatto una scissione dall’alto, creando una nuova Associazione. Ma la prima non è estinta, conta ancora degli iscritti: quindi al momento ci sono due Movimenti».
Che potrebbero finire in lotta fra loro.
(da “L’Espresso”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 11th, 2018 Riccardo Fucile
TRA UNA SETTIMANA FINE DEL SODALIZIO CON LA CASALEGGIO ASSOCIATI PER LA GESTIONE DEL BLOG… MENO POLITICA E MENO CINQUESTELLE
Il 16 gennaio, al massimo due giorni dopo, si consumerà la metamorfosi, già annunciata,
del blog di Beppe Grillo. A rivelarlo è l’Adnkronos.
La formula del blog sarà più Grillo, meno politica e meno 5 Stelle. Data storica perchè il blog, nato 13 anni fa da un’intuizione di Gianroberto Casaleggio, non sarà più gestito dalla Casaleggio associati.
La novità era stata annunciata da Grillo durante il suo discorso di fine anno. La Casaleggio Associati si occuperà del blog delle Stelle, mentre quello di Grillo darà più spazio a temi come la tecnologia e la smartcity.
“Si rincorrono inoltre rumors su possibili cambiamenti in seno alla Casaleggio associati e all’associazione Rousseau, scrive l’Adnkronos, ma l’unica certezza a ora “è la metamorfosi del blog di Grillo, che proprio la settimana prossima – in giorni che segneranno un vero e proprio spartiacque per il mondo grillino – compie gli anni: il 16 gennaio (data papabile per il lancio del nuovo blog) saranno trascorsi ben 13 anni da quando Grillo postò il suo primo pezzo intitolato Il muro del pianto”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »