Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
L’ULTIMO POST E’ STATO PUBBLICATO CON UNA BESTEMMIA NEL TESTO, POI E’ STATA RIMOSSA
Il post parla, ironicamente, della ritrovata concordia delle forze politiche intorno al
voto sul Rosatellum Bis:
I cittadini tutti, oggi, celebrano un miracolo italiano che si pensava appartenere oramai solo ad una azzardata e folle speranza (Dio cane). Così si realizza l’impossibile, così oggi è divenuto realtà . Forze politiche da sempre avverse si sono unite, concentrando tutti i loro sforzi e le loro capacità di mediazione, per raggiungere un obiettivo primario e realizzare la volontà dei cittadini.
Accantonati inutili rancori, dicotomie ormai desuete quali maggioranza/opposizione: Pd, Lega, Forza Italia, verdiniani et similia, convergono magicamente ed approvano una legge perfetta, inappuntabile, impermeabile a qualsiasi critica, proprio perchè frutto di lunghe e condivise intese e prodotto della volontà granitica di donare ai cittadini lo strumento migliore per volare sicuri verso i seggi e scegliere il meglio per il Bel Paese.
La parte divertente della vicenda, come ha notato Mauro Favale di Repubblica, è che le agenzie di stampa hanno riportato la bestemmia nei lanci subito dopo la pubblicazione del post.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
AGLI ATTI DEL PROCESSO GUSTOSI RETROSCENA DEI RAPPORTI TRA LA SINDACA, L’EX FINANZIERE E L’AVVOCATO DI PREVITI
Le conversazioni agli atti del processo Marra svelano gustosi retroscena su Virginia
Raggi e sui primi mesi del mandato della sindaca di Roma, soprattutto per ciò che concerne i rapporti tra quello che all’epoca veniva chiamato il Raggio Magico e il resto del MoVimento 5 Stelle.
Michele Allegri sul Messaggero oggi racconta il contenuto di alcuni messaggi scambiati tra Raffaele Marra e Pieremilio Sammarco, l’avvocato e amico di Virginia che si faceva vedere molto spesso al suo fianco all’esordio della sindaca.
«Il codice etico? Una minchiata»
Le conversazioni riguardano messaggi scambiati tra Raggi e Sammarco e poi girati a Marra, con cui l’avvocato era evidentemente in rapporti di amicizia e confidenza.
In uno di questi si parla del codice etico che, secondo i big M5S come Roberta Lombardi e Luigi Di Maio, dovrebbe portarla alle dimissioni in caso di condanna.
Qui Sammarco si riferisce, più che ai rischi di conseguenze in caso di processi, alla penale da 150mila euro che la Raggi si è impegnata a pagare, e del ricorso presentato dall’avvocato Venerando Monello che poi è stato dichiarato nullo dal giudice. Sammarco dice a Raggi che utilizzerà il giudizio per farlo dichiarare nullo, poi spiega alla Raggi che il MoVimento non può “mollarla” visto che la sua posizione è troppo in vista dal punto di vista politico:
«Non preoccuparti del codice etico — scrive Sammarco — è una minchiata che non sarà mai applicata in sede giudiziaria. A settembre, quando discuteremo il ricorso che ti hanno fatto, potremo lavorare per far dichiarare dal giudice nullo il codice e sarai liberata anche da questa cosa».
E ancora: «Non potranno fare nulla perchè non prenderanno il rischio di sfiduciarti per non creare casi eclatanti prima delle politiche». E soprattutto: «Nella scala gerarchica sei sul gradino più alto e all’interno del Movimento nessuno può permettersi di darti direttive che non condividi».
Le conversazioni sono agli atti del processo in cui Marra è accusato di corruzione insieme all’imprenditore Sergio Scarpellini.
Marra si rivolgeva quotidianamente al civilista. E anche Raggi chiamava l’ex dominus, per avere qualche dritta: «Lei mi ha chiesto ausilio anche per altri nomi» commenta Sammarco dopo la nomina (poi abortita) di De Dominicis al Bilancio.
Virginia Raggi e il destino di Minenna e Raineri
Sul Messaggero poi vengono riportati altri messaggi che, curiosamente, anticipano quello che accadrà il 31 agosto 2016, quando scoppieranno i contrasti con Carla Romana Raineri portando alle dimissioni del capo di gabinetto e a quelle dell’assessore al bilancio, aprendo la prima grande crisi di giunta.
Sammarco consiglia a Raggi proprio di cacciare i due, considerati un ostacolo dai Quattro Amici al Bar:
È il 13 agosto. Sammarco consola Marra, finito al centro della bufera mediatica. Il civilista propone di intercedere con Virginia per lui. «Cara Virgin, mi sento di esporti alcune riflessioni… 1- Se perdi Raffaele è una vera tua sconfitta personale…ci saranno telefonate, pressioni, persone che verranno a parlarti prospettando scenari tragici, ma non succederà nulla di tutto questo, tu sei nella posizione di forza. 2 non preoccuparti del codice etico, è una minchiata. 3 — il mio consiglio è: A- revocare deleghe (partecipazione e patrimonio a Minenna… B- revocare incarico alla Raineri».
In effetti andrà proprio così.
Ma nel frattempo, siccome il nome di Marra è finito su tutti i giornali a causa dell’inchiesta de L’Espresso, Marra racconta che Grillo ha messo il veto sul suo nome minacciando di togliere il simbolo del M5S a Virginia:
«Che ne pensi?», scrive poi a Marra, che risponde: «Ottimo, misurato, di cuore!».
Il giorno dopo un altro consiglio, dopo che Marra gli ha detto di voler presentare le dimissioni: «Vai questi giorni in famiglia e lascia le cose come stanno senza farti vedere in ufficio e senza scrivere messaggini. Non agevolarle il compito con la lettera, conoscendola non avrà il coraggio di fare il provvedimento su di te, si macererà poi non lo farà …Tieni duro, le battaglie si vincono anche con l’attesa».
Poche ore dopo l’ex finanziere si sfoga: «O fa ciò che dice Grillo… o viene tolto il simbolo al comune di Roma. Un ricatto!… lei deve riappropriarsi della sua vita! Lei è stata eletta, la faccia è la sua. Il Sindaco è lei!».
Il resto è storia: Virginia terrà duro su Marra finchè non arriverà la procura ad arrestarlo.
Marra, uno dei tanti dipendenti del Campidoglio, dirà poi Virginia.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
REGOLAMENTO DI CONTI TRA POPULISTI E XENOFOBI: IN UN POST GRILLO EVIDENZIA TUTTE LE CONTRADDIZIONI LEGHISTE… MA FINO A IERI SI STRIZZAVANO L’OCCHIO
“Matteo Salvini ha gettato definitivamente la maschera. È uno di loro. E questo è il
post definitivo che conferma tutta la sua incoerenza. Matteo Salvini è un traditore politico. Leggi tutto ciò che ha fatto e fallo leggere ai tuoi amici. È vergognoso”.
Così Beppe Grillo sulla sua pagina Facebook che riprende un post pubblicato sul suo blog a firma M5s e dal titolo “Matteo Salvini, il grande bluff”.
“Matteo Salvini è un traditore politico – scrivono anche i 5 stelle-. Oggi ha perso definitivamente qualsiasi tipo di credibilità . La sua Lega Nord dopo gli scandali degli investimenti in Tanzania e dei diamanti comprati da Belsito con i soldi pubblici era arrivata al 3%. Per risollevarsi Salvini in questi mesi ha fatto un lavoro sporco: ha copiato e si è appropriato dei temi e di gran parte del programma politico-elettorale del Movimento 5 stelle ed ha iniziato una finta campagna elettorale contro il sistema dei partiti. Ma è tutto un bluff”.
Per i 5 stelle “Salvini e la sua Lega sono il trionfo dell’incoerenza, dell’inaffidabilità . Davano del mafioso e del piduista a Berlusconi e ora sono fedeli alleati nelle regioni e nei comuni. Volevano bruciare il tricolore e sono alleati della nazionalista Meloni. Urlavano ‘Roma ladrona’ e oltre a non tagliarsi mai lo stipendio si sono intascati 180 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti (di cui 48 milioni utilizzati in maniera illecita)”.
E ancora: “Urlano ‘basta tasse’ e le hanno alzate quando sono stati al Governo. Gridano ‘onesta e mettono i condannati nelle loro liste. Gridano ‘basta immigrati’ e hanno firmato il regolamento di Dublino. Gridano ‘basta campi nomadi’ e quando erano al governo hanno finanziato i campi rom di Mafia capitale con decine di milioni di euro dati alla giunta Alemanno. “Gridano ‘tuteliamo i cittadini’, intanto Salvini in Europa votò il bail in, il crack delle banche venete è anche colpa loro, così come un caso analogo che colpisce i risparmiatori di Bolzano, per non parlare dei risparmiatori leghisti fregati con il caso Crediteuronord. Urlano contro le politiche di austerity dell’Europa, ma hanno votato a favore dell’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione”.
Ma, affermano i grillini, “ora Salvini ha gettato definitivamente la maschera. Si è alleato con Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini vendendosi completamente proprio a quel sistema che per anni ha fatto finto di contrastare, ingannando i cittadini. Parla contro l’Europa, ma favorirà proprio il sistema delle banche e delle lobby. E tutto questo solo per avere qualche parlamentare in più al Nord, visto che al Sud la sua patetica ricerca dei voti condurrà la Lega al massacro. La conclusione è che Salvini fa più schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL CAPO DEL M5S MANDA ALL’ARIA I PIANI DEL MOVIMENTO DISERTANDO IL PRESIDIO IN PIAZZA MONTECITORIO
Lo hanno atteso invano prima a pranzo, poi nel pomeriggio e infine in serata. 
Beppe Grillo è arrivato a Roma e ieri avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione contro il Rosatellum Bis a Piazza Monte Citorio. Ma, scrivono oggi molti giornali tra cui il Fatto Quotidiano, alla fine il Capo Supremo del M5S non si è presentato perchè c’era troppa poca gente:
Sempre in trincea contro il Rosatellum, ma senza il fondatore. Sceso a Roma ma poi rimasto nel suo albergo, perchè la piazza dei Cinque Stelle non era adeguatamente piena. Beppe Grillo, ormai ex capo del M5S, manda all’aria i piani del Movimento disertando il secondo giorno di presidio davanti a Montecitorio. Militanti, parlamentari e cronisti lo aspettano dall’ora di pranzo fino a sera inoltrata.
Dalle 13.30 è un rosario di interventi sul palchetto davanti alla Camera, spostato verso Montecitorio per permettere a Grillo di salirvi con più facilità .
Ma il garante non si fa vedere. La delegazione arrivata nel suo albergo nel pomeriggio, composta dai capi della Comunicazione dal deputato Alfonso Bonafede riparte senza di lui. “Forse la piazza non è quella giusta” dicono in diversi. Ossia non c’è abbastanza gente.
Di certo il colpo d’occhio è inferiore a quello di mercoledì. E allora niente Grillo. Neppure alla Camera, perchè c’era anche l’ipotesi di una sua apparizione sugli spalti.
Luca De Carolis spiega che però i 5 Stelle stanno pensando a dimissioni di massa per cercare di fermare l’approvazione in Senato
Ma si pensa anche ad altre mosse, “pure in Parlamento”. Qualcuno sussurra di dimissioni di massa, come gesto simbolico. Però sono voci isolate. “Ora bisognerà costruire, e non sarà facile”scandisce Fico. Di certo si dovrà riflettere. Comunque assieme a Grillo, domani previsto a Marino per l’evento che annuncerà il candidato governatore dei 5Stelle nel Lazio (favoritissima la deputata Roberta Lombardi).
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2017 Riccardo Fucile
PRIMA DEVE CHIEDERE SCUSA A DUE CANDIDATI DELLA LISTA MUSUMECI FINITI PER ERRORE NELL’ELENCO DEGLI IMPRESENTABILI, POI SI INVENTA LE SCUSE DEL GIORNALISTA DE “LA STAMPA” PER L’ARTICOLO SUI PARENTI NELLA SUA LISTA
Schizzi di merda digitali, questa la definizione coniata da Beppe Grillo qualche anno fa
per descrivere quelli che criticano il MoVimento 5 Stelle.
Dietro compenso, ovviamente, perchè solo se si viene pagati si trova la forza di criticare il M5S. Schizzi di merda digitali però sono anche quelli di Giancarlo Cancelleri, candidato Presidente della Regione Siciliana per il MoVimento
Il “refuso” del M5S su Savona e Lo Sciuto
Da qualche tempo Cancelleri va in giro per la Sicilia (ieri però è stato esibito sul palco davanti a Montecitorio) a raccontare quello che farà una volta eletto.
Ma soprattutto ci tiene a ribadire la differenza tra “loro” e gli “altri”. La vecchia politica, i “vecchi” partiti candidano personaggi impresentabili legati alla criminalità organizzata, al malaffare i cui familiari sono stati oggetto di inchieste giudiziarie.
Ma come ci ha spiegato la consigliera pentastellata Valentina Corrado i parenti non c’entrano nulla con l’attività politica di una persona. A patto che ovviamente sia del M5S. Ma per Cancelleri “per vincolo di parentela” ci sono persone che sono impresentabili.
Succede però che nella foga di allungare la lista degli impresentabili nella lista del candidato del centrodestra Nello Musumeci il 5 Stelle si faccia prendere un po’ troppo la mano.
In quell’elenco finiscono infatti Riccardo Savona e Giovanni Lo Sciuto.
Il primo viene accusato dall’infografica diffusa dal M5S di avere rapporti con la mafia. Il secondo invece viene accusato di essere “amico” del boss e super latitante Matteo Messina Denaro.
Pronta la replica di Savona che ha annunciato l’intenzione di voler querelare il pentastellato e che a LiveSicilia ha spiegato che nei suoi confronti non è in corso alcuna indagine nè ci sono condanne per mafia.
Anche Giovanni Lo Sciuto sta valutando l’intenzione di querelare Cancelleri e ha spiegato che “l’amicizia” con Messina Denaro è riconducibile ad una foto risalente al 1981 durante il matrimonio di una cugina del boss.
Il candidato della lista Musumeci racconta che in quell’occasione “per le mie conoscenze di ragazzino non mi era dato sapere che quella famiglia fosse così pericolosa, nè avevo doti di chiaroveggenza che potevamo farmi prevedere il futuro”.
Cancelleri ha chiesto scusa e ha spiegato che si è trattato di un errore di stampa, di un refuso perchè “gli impresentabili di Musumeci sono così tanti che a trascriverli si rischia di sbagliare“. Anche ieri dal palco di Roma Di Maio ha detto che “hanno svuotato le carceri per provare a battere Giancarlo Cancelleri”
Parenti e portaborse nella lista a 5 Stelle
Ma anche il M5S ha i suoi impresentabili. Certo non sono indagati o sospettati di avere rapporti con la mafia. Il loro è un problema di metodo.
Ad esempio quello di privilegiare il “vincolo di parentela” nella selezione delle candidature. Apparentemente infatti nel M5S se si è “parente di” qualche altro 5 Stelle ci sono buone probabilità di trovare un posto in lista.
A raccontarlo ieri su La Stampa è stato Ilario Lombardo.
La Stampa descrive una vera e propria carica di parenti e di portaborse che sono finiti nella lista dei 62 candidati consiglieri a sostegno di Cancelleri.
Ieri Cancelleri era su La 7 a Tagadà e Tiziana Panella gli ha chiesto conto della storia dei parenti e portaborse nella sua lista. Cancelleri risponde dicendo che “quell’articolo è falso” e che nella sua lista non ci sono “nè parenti nè portaborse”.
Un’affermazione alquanto azzardata visto che nel pezzo di Lombardo viene fatto notare che sua sorella Azzurra Cancelleri è deputata al Parlamento
Cancelleri e le scuse da Ilario Lombardo
Cancelleri aggiunge anche che «il giornalista che ha scritto quell’articolo mi ha cercato telefonicamente, io non gli ho risposto, mi ha fatto sapere che si scusava soprattutto per quello che era stato scritto nel titolo». Il candidato del M5S ha anche espresso il desiderio che La Stampa pubblicasse un articolo per spiegare che il pezzo di Lombardo non era vero.
C’è un problema però: Lombardo non solo conferma il contenuto del suo articolo ma ha scritto che lui quelle scuse non le ha mai fatte:
Cancelleri mente sapendo di mentire, ma soprattutto si inventa di sana pianta delle scuse. Noi non ci siamo sentiti, l’ho cercato al telefono per chiedergli un’intervista e non mi ha risposto. Ma non gli ho mai chiesto scusa e confermo ogni virgola dell’articolo. Dispiace che il candidato governatore di una forza politica che predica la trasparenza sia inciampato in questa menzogna.
Solo Cancelleri può pensare che un giornalista, prima ancora che venga annunciata una querela, chiami un politico per scusarsi del contenuto di un articolo uscito poche ore prima. E non risulta sia stata annunciata nessuna azione legale nei confronti di Lombardo.
Ma del resto è evidente che Cancelleri ha una relazione complicata con la trasparenza e con le scuse.
(da”NextQuotidiano”)
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Ottobre 12th, 2017 Riccardo Fucile
DAVANTI ALLA CAMERA PER MANIFESTARE CON LO STRISCIONE DAI COLORI INVERTITI
Ieri il MoVimento 5 Stelle ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio per chiedere che venga ripristinata la #democrazia (l’hashtag è compreso nel pezzo).
Alla Camera si votava la fiducia sul Rosatellum e per il M5S si tratta di #emergenzademocratica.
Fuori il Popolo Sovrano ascoltava Luigi Di Maio, Roberto Fico e un ritrovato Alessandro Di Battista che è riuscito a trovare la piazza giusta.
Tutti a protestare contro il governo che ha posto la questione di fiducia e contro il Presidente della Repubblica che “non dice nulla”.
Tutto è andato bene ieri: la piazza era piena, i manifestanti pacifici, la voglia di democrazia era alle (cinque) stelle.
Peccato però per un piccolo particolare.
Il bandierone che i pentastellati hanno attaccato alle transenne che chiudono la piazza e tengono la folla a debita distanza dalla Camera aveva i colori invertiti.
L’articolo 12 della Costituzione italiana (quella più bella del Mondo) dice infatti che: «la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».
Come tutti sanno fin dalle elementari se la bandiera è esposta orizzontalmente la parte di colore verde va disposta vicino all’asta, con quella bianca in posizione centrale e quella rossa all’esterno.
I 5 Stelle in piazza invece avevano uno striscione con i colori invertiti, ovvero il rosso a sinistra e il verde a destra con scritto NO ROSATELLUM BIS.
Non sono stati i manifestanti a esporla al contrario, — tanto è che la scritta #DEMOCRAZIA ha invece la colorazione con l’ordine corretto — è stato chi l’ha fatta fare che non ha controllato.
Visto che la manifestazione è stata convocata il giorno prima ci sono poche possibilità su chi siano i “mandanti”.
Dal palco, che era su un camion in mezzo alla folla, lo striscione non si vedeva.
Il bandierone era un messaggio indirizzato a quelli della maggioranza che stavano dentro al Palazzo. Si dirà : è un fotomontaggio.
La risposta è no, perchè la bandiera è stata fotografata anche da altre inquadrature. Era inequivocabilmente sbagliata.
Ed è per questo che nelle foto ufficiali a 5 Stelle, quelle scattate dagli uffici di Montecitorio spesso c’è l’obelisco a nascondere lo striscione.
L’ironia dell’Internet sulla bandiera sbagliata
Sui social c’è chi fa ironia riguardo al fatto che i 5 Stelle continuano a sbagliare qualcosa, che siano i congiuntivi di Di Maio o le piazze di Di Battista.
Anche l’ex candidata Sindaca di Genova (per un giorno) Marika Cassimatis non si fa sfuggire l’occasione di punzecchiare gli ex compagni di partito per l’ennesima gaffe.
Ora probabilmente ci sarà qualcuno che correrà ad arrampicarsi sugli specchi e ci spiegherà che la bandiera appesa “al contrario” perchè i valori della democrazia in Italia si sono capovolti, oppure come richiesta d’aiuto (qualcuno ricorderà una scena analoga nel film Nella valle di Elah).
Ma non risulta che in Italia ci sia questa usanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 11th, 2017 Riccardo Fucile
MOGLI, FIDANZATE E ASSISTENTI CORRONO PER LE REGIONALI
Nel M5S la famiglia è molto importante. Famiglia naturale e famiglia politica, s’intende.
Perchè è ormai una costante quella di ritrovare nelle liste dei candidati parenti o amici di attivismo diventati nel frattempo assistenti o portaborse.
Qualche giorno fa ad accendere una luce su questa deriva dei grillini ci ha pensato Davide Barillari, ex candidato governatore del M5S per il Lazio e di nuovo in corsa per la Regione, contro la deputata Roberta Lombardi: «Noi siamo contro chi sfrutta un lavoro in una istituzione per prepararsi una candidatura. Così come lo siamo contro le parentele. Purtroppo abbiamo avuto in passato queste cose, madre e figli in Parlamento ( Cristian Iannuzzi e Ivana Simeoni, usciti dal M5S, ndr); su Roma il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito, la moglie (Giovanna Tadonio, assessore III Municipio, ndr), la sorella (Francesca, ora candidata, ndr)».
Barillari forse non sa che la «portaborsopoli» grillina in Sicilia, dove il M5S ha denunciato gli «impresentabili» nelle liste del candidato di centrodestra Nello Musumeci, è ancora più estrema.
Nell’esercito di candidati della lista di Giancarlo Cancelleri l’osmosi tra candidature, portaborse e parenti è un vizio che parte dalla testa.
Cioè proprio da Cancelleri, che, come è noto, ha una sorella, Azzurra, deputata.
Anche il suo recente nemico, quel Mauro Giulivi che aveva fatto inutilmente ricorso contro lo stop della Casaleggio Associati alla sua candidatura, ha un affetto alla Camera: la fidanzata Chiara Di Benedetto, deputata.
Ma il reticolo di nomi e di legami è ancora più fitto.
Nella lista dei candidati appare Stefania Campo, ex assessore del comune grillino di Ragusa, dimissionata dopo essere stata accusata di aver fatto pressioni per infilare il marito nella cooperativa che gestisce la lettura dei contatori.
Francesco Cappello, invece, ha un fratello che ci teneva proprio ad avere una poltrona: è stato candidato alle amministrative di Caltagirone nel 2012, a quelle del 2016 e alle europee del 2014.
Diana Valeria ha un compagno che è stato candidato con lei a Catania nel 2012, finito prima nella graduatoria dello staff del M5S in Regione e poi entrato in servizio in Senato al seguito della questora Laura Bottici.
Alberto Laspada si è candidato quest’anno dopo aver fatto, pure lui, l’assistente all’Ars, mentre Rosa Vilardi, risulta collaboratrice dell’onorevole Giulia Di Vita, sospesa dal M5S dopo lo scandalo delle firme false a Palermo.
Jose Marano e Marco Nipitella, moglie e marito, sono un’altra coppia d’amore pentastellato e si alternano nelle candidature.
Lui era in lizza per le regionali del 2012, lei, dopo aver provato ad agguantare un posto alle europee, è in gara per palazzo dei Normanni.
Alla “s” dell’elenco c’è Luigi Sunseri, collaboratore dell’europarlamentare Ignazio Corrao, a cui nel 2014 aveva lasciato il posto Salvatore Cinà , oggi ricandidato in Regione.
Nello staff di Corrao c’è anche Giuseppe Lomonaco, che fallita l’elezione alla Regione nel 2012 è partito per Bruxelles dopo un passaggio all’Ars: la fidanzata, Paola Pietradura, di Gela come lui, lo ha raggiunto in Belgio nella sede locale dello studio dell’avvocato Carmelo Giurdanella, già candidato sindaco M5S a Vittoria.
Quando salì a Roma, Tommaso Currò, primo parlamentare eretico, poi passato al Pd, aveva come inseparabile assistente Giuseppe Scarcella, oggi nell’elenco dei candidati dopo aver ambito al ruolo di governatore.
Scarcella è catanese come Clementina Iuppa, in corsa per il Comune nel 2013 e cognata di Antonio Fiumefreddo, presidente di Riscossione Sicilia fino alla rottura con il governatore Rosario Crocetta.
A questa tornata Iuppa non si è candidata e fa la portaborse di Angela Foti, che invece c’è nella squadra di Cancelleri. Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo volevano un M5S aperto a tutti e chiuso ai carrierismi.
Avevano sottovalutato che la politica è anche un lavoro.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile
SOLITE BEGHE INTERNE ALLA VIGILIA DEL VOTO… FAVORITA LA LOMBARDI, MA LE SPACCATURE RESTANO
Il voto in rete neppure è cominciato e già il Movimento 5 stelle del Lazio è alle prese con le polemiche interne. Quando mancano meno di 24 ore alle Regionarie per scegliere il nome del candidato o della candidata governatrice, i grillini si spaccano sotto i colpi del fuoco amico.
“Sono io che chiedo di essere convocato dai probiviri. La ‘cordata Pomezia’ sta inquinando il Movimento”.
Tra i primi a prendersela con i colleghi, il consigliere regionale e candidato Davide Barillari. Non si accontenta di un contestatissimo post su Facebook dove accusa, fra gli altri, Valentina Corrado collega alla Pisana e rivale nelle primarie interne — di averlo “boicottato” nella sua proposta di riforma sanitaria, ma a ilfattoquotidiano.it rincara la dose e mette in allerta tutto il Movimento e parlando di una “cordata di cui fino a qualche giorno fa non avevo le prove” e di un “gruppo regionale spaccato da tempo”.
La consigliera Corrado, sempre con ilfattoquotidiano.it, si difende: “E come l’avrei boicottato? Mica gli ho legato le mani!”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’email che il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, ha inviato a più destinatari dal suo indirizzo personale come endorsement in favore della sua concittadina. Proprio il “modello Pomezia” sembrava in forte ascesa nel Movimento: dopo le vittorie nelle vicine Nettuno e Ardea e la crescita dei sondaggi in vista delle amministrative di Anzio (2018), Fucci — che proviene dallo stesso meet-up territoriale di Corrado e dell’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo — ha avuto “l’onore” di parlare alla convention di Rimini insieme alle sindache di Roma Virginia Raggi e di Torino Chiara Appendino.
Ora la posizione di Fucci, che è stato fortemente censurato da una nota pubblicata sul blog di Beppe Grillo (dove si legge “il M5s non autorizza dichiarazioni di voto interne per evitare la formazione di correnti”) è finita all’attenzione dei probiviri, che lo avevano già attenzionato per un’inchiesta a suo carico (reato di diffamazione) non comunicata per tempo.
Tutto a vantaggio della deputata Roberta Lombardi, già favoritissima della vigilia e per la quale ora osservatori e addetti ai lavori prevedono una vittoria in scioltezza.
I tre, insieme ad altri candidati (tra cui la sorella del presidente in Campidoglio Marcello De Vito, Francesca), si sfideranno nelle prossime ore per ottenere l’incoronazione e iniziare la corsa per la Regione.
IL POST DI BARILLARI: “IO ISOLATO E CONTRASTATO”
Comunque andranno le cose a livello elettorale, resteranno sicuramente i segni dell’ennesimo scontro interno. Nel suo post su Facebook, Barillari, un tempo considerato un fedelissimo di Grillo e Casaleggio, è stato molto duro. Rispetto al “libro bianco della salute 2018”, un progetto a cui sta lavorando dall’inizio del suo mandato, l’ex candidato pentastellato ha denunciato di essere stato “lasciato solo, isolato e contrastato, proprio perchè qualcuno ne ha compreso l’importanza e forse per invidia o gelosia, o magari semplice stupidità , ha cercato non solo di rallentarlo ma anche di bloccarlo”.
Poi ha fatto i nomi: “C’e’ chi ha remato contro, come la Corrado, che grazie all’alleanza con la Pernarella, attuale capogruppo, minacciava addirittura di togliere al progetto Libro Bianco il logo del M5s” e a lavorare “ad un ‘progetto alternativo’ grazie alle complicità di un sedicente tavolo sanità regionale e alla compiacenza della Corrado”.
Il primo commento al post è della collega consigliera regionale Silvana Denicolò: “Ma come ti permetti Davide? Ora la misura è veramente colma! Sai dire qualcos’altro oltre che io, io, io???”.
Va detto che, al di là delle possibili correnti interne, Barillari in questi mesi è stato un po’ isolato dal gruppo anche a causa di un uso un po’ fuori le righe dei social network — caratteristica non comune agli eletti pentastellati — con alcune gaffe che gli hanno attirato ironie anche interne, come l’attacco al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, in calce a una lamentela di una terremotata di Castelluccio di Norcia, comune dell’Umbria, il retweet a un link del sito satirico Lercio, o la pubblica esultanza per i 95 euro guadagnati dalla vendita del suo libro.
Questa volta, però, l’uscita social a suo dire ha un background molto più profondo: “Non e’ affatto uno sfogo o una boutade — ribadisce a ilfattoquotidiano.it — ma la descrizione reale di quello che sta accadendo. E’ giusto che si sappia che il gruppo ha avuto dei problemi, e a questo punto devo pensare che erano creati a tavolino. Ho ancora fiducia nel M5s, non è malato e, anzi, vorrei essere ascoltato dai probiviri (che potrebbero aprire un’azione disciplinare nei suoi confronti, ndr) per portare documentazione dettagliata su quello che affermo”.
VALENTINA CORRADO: “BARILLARI PRESENTI PROVE, A LUI SOLO CONSIGLI”
La situazione è tesissima. A rischio, in realtà , non sono le Regionarie, che a meno di sorprese dovrebbero vedere stravincere la deputata “ortodossa” Roberta Lombardi — a sua volta ripresa nelle scorse settimane per aver mandato qualche frecciata nei confronti della nemica Virginia Raggi — ma la tenuta di una parte del Movimento che non aveva finora dato grossi problemi, portando i vertici nazionali a concentrarsi soprattutto sulla Sicilia.
Valentina Corrado, la consigliera tirata in ballo da Barillari, a ilfattoquotidiano.it si dice “addolorata e infastidita”. “Ora basta con queste accuse senza uno straccio di prove — afferma — io e Davide siamo due consiglieri, abbiamo le stesse armi istituzionali, gli stessi poteri, nemmeno a dire che stiamo su due piani istituzionali diversi. Come lo avrei boicottato? Gli ho per caso legato le mani? Se poi si è offeso quando gli ho fatto notare che alcuni suoi atti non erano corretti sul fronte formale e contabile, peggio per lui, ognuno si prende le sue responsabilità ”.
Per quanto riguarda la vicenda dell’email di Fucci, “ribadisco la mia estraneità ai fatti — dice — io non ho chiesto alcun endorsement e a quanto ne so anche Fabio non ha scritto quell’email. E’ stata una cavolata in buona fede fatta dagli attivisti, ma, seppur grave è stata appunto una leggerezza”.
Un’altra delle consigliere laziali tirate in ballo da Barillari, Gaia Pernarella — attuale capogruppo — prova a richiamare l’ordine. “Ora basta. Portare avanti azioni infamanti e denigratorie senza addurre uno straccio di prove, dare in pasto al gossip giornalistico chat private tra portavoce, endorsement televisivi o tra attivisti, sono pratiche estranee al metodo che ci siamo prefissati, e che hanno come unico risultato quello di creare danno al Movimento e a chi veramente crede in questo progetto”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 10th, 2017 Riccardo Fucile
DAVANTI A MONTECITORIO C’E’ UN CIRCO BARNUM, DIBBA PENSA CHE SIANO GRILLINI E PROVA AD ARRINGARE LA FOLLA MA RICEVE UNA BORDATA DI IMPROPERI: “VATTENE ANCHE TU, ABUSIVO”
La rivoluzione del Movimento Liberazione Italia e del Generale Pappalardo è arrivata nel pomeriggio davanti a Montecitorio.
L’obiettivo è chiaro: cacciare i parlamentari abusivi. Per il Popolo Sovrano del MLI tutti i parlamentari sono abusivi e tutti devono essere mandati a casa. Anche quelli del MoVimento 5 Stelle che su Facebook e in aula parlano di #EmergenzaDemocratica e si battono contro la proposta di legge elettorale.
Il clamore dei rivoluzionari, che con i loro tamburi e megafoni chiedono ai parlamentari “abusivi” di uscire dalla Camera è tale che ad un certo punto davanti alla Camera si trova un po’ di tutto.
Ci sono i leghisti “indipendentisti” che manifestano a favore del referendum del 22 ottobre e compaiono anche Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. I 5 Stelle in Aula sono sulle barricate e in mattinata qualche attivista ha già protestato fuori dal Palazzo. Niente di più naturale quindi per il Dibba, novello capopopolo, di togliersi la giacca e salire sulle transenne che separano la folla da Palazzo Montecitorio.
Il gesto è atletico e ricorda quello di un lottatore di wrestling che sale sul ring. La folla è inferocita e urla “Ladri, ladri”, “Onestà ”, “dimissioni”.
Di Battista, convinto di avere di fronte i suoi (in fondo c’è chi gli chiede “la sovranità monetaria”), attacca dicendo: “non so chi ha organizzato questa manifestazione ma grazie di essere qui”.
Subito viene sommerso da un boato, una bordata di fischi e da urla che indicano “il Generale!!!” e spiegano che è “il Popolo” ad averla organizzata.
Il Dibba fa spallucce come a dire “si vabbè” e attacca: «Solo Mussolini e De Gasperi hanno messo la fiducia sulla legge elettorale, è uno schifo. Non è solo una legge contro una forza politica, ma contro la democrazia»
Ci sono attimi di imbarazzo, ben documentati da un video postato in diretta su Facebook. A nessuno degli astanti interessa la legge elettorale, che si chiami Porcellum o Rosatellum, non è quello il problema.
Ai rivoluzionari interessa che gli abusivi escano dal Palazzo e le urla non consentono a Di Battista di terminare il suo concione.
Lui ci prova, cambia megafono per farsi sentire meglio, si sbraccia ma il Popolo non molla: “Buffoni, ladri, ridateci le chiavi. Devi uscire pure tu, abusivo, non restare dentro”. A quel punto il pentastellato non può far altro che scendere dalla balaustra e tornare dentro la Camera, tra i fischi.
Pappalardo coglie la palla al balzo e rassicura i suoi: “Loro stanno nel palazzo a parlare con i ladri, io con i ladri non ci parlo”.
Ennesimo colpo di teatro di un Generale con vitalizio da parlamentare che è riuscito a convincere la folla che lui è diverso da quelli che stanno dentro. L’ex generale è stato fatto accomodare nell’atrio del palazzo Montecitorio dove verrà ascoltato da un rappresentante dell’ufficio della Presidenza.
(da “NextQuotidiano”)
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