Ottobre 8th, 2017 Riccardo Fucile
EMAIL DEL SINDACO DI POMEZIA INVITA A VOTARE LA CANDIDATA VICINA ALLA RAGGI
Altre primarie, altre liti, altre possibili sospensioni.
I 5 Stelle riscrivono la stessa storia a ogni votazione fissata nel loro serratissimo calendario.
Dopo Genova e la Sicilia, ora il Lazio, dove mercoledì e giovedì prossimo sarebbe previsto il voto per le «regionarie», le primarie che in casa di Beppe Grillo servirebbero a scegliere il candidato governatore.
Il condizionale è davvero d’obbligo in queste ore perchè, stando a quanto confermato dai vertici del M5S, non è detto che alla fine il voto ci sarà . O perlomeno non è detto che non slitterà .
Tutta colpa di una email spedita da Pomezia a sostegno della candidata Valentina Corrado, che ha fatto scomodare Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio e ha prodotto, per reazione, una dura censura sul blog, perchè in palese violazione del rigido regolamento del M5S che vieta «endorsement, cordate o altri tipi di promozione tipici dei vecchi partiti».
Il M5S, è scritto su un post di Grillo, «prende le distanze da chi mette in atto questi metodi che non ci appartengono».
Chiara l’accusa, manca, come al solito, l’accusato. Di nomi neanche l’ombra. Ma il diretto interessato sa che si riferiscono a lui.
È Fabio Fucci, sindaco grillino di Pomezia, non uno qualsiasi, ma sindaco così apprezzato nella cerchia ristretta dei capi del M5S da avere avuto l’onore di salire sul palco della festa di Rimini assieme alla prima cittadina di Torino Chiara Appendino e a quella di Roma Virginia Raggi.
Ma le regole non perdonano e nonostante l’aureola, Fucci potrebbe essere sospeso dal M5S, se sarà considerato colpevole di aver scatenato l’ennesima faida tra cordate.
Per capire i fatti, serve aver più chiaro il quadro e sapere che in ballo ci sono due nomi, due donne che nell’ultimo anno si sono combattute a distanza spaccando il Movimento. Roberta Lombardi e Virginia Raggi.
La deputata è in corsa per la candidatura a governatore: unico volto davvero noto, è pronta a sacrificare lo scranno parlamentare per provare ad agguantare la Regione.
A sfidarla ci saranno Davide Barillari, consigliere regionale e già candidato governatore nel 2013, e Valentina Corrado, anche lei consigliera in carica e attivista storica di Pomezia.
«Non abbiamo correnti e non dobbiamo averne» continua a sgolarsi Grillo.
La precisazione arriva con una periodicità sfiancante perchè se di correnti organizzate nel M5S non si può parlare, certo è che non mancano le logiche da clan, dove sono amicizie e simpatie a formare gruppi gli uni contro gli altri armati.
E allora Corrado è una estimatrice di Raggi, con cui si è fatta fotografare sorridente a Rimini.
E Raggi è la nemica giurata di Lombardi che ha definito «una candidata come le altre» e che non vorrebbe ritrovarsi alla Regione Lazio, come coinquilina istituzionale. Corrado è di Pomezia e da Pomezia, dall’account ufficiale del M5S cittadino, è partita la email che invita tutti i militanti certificati a votare Corrado, perchè, c’è scritto, «Valentina è il presidente di Regione ideale […]. Ha creato quel modello, il “modello Pomezia” che esportato in tutta la Regione darebbe un enorme beneficio a tutti i cittadini di questo importante “pezzo di Stato”».
Il sindaco Fucci ha provato a giustificarsi sostenendo di non avere nulla a che fare con quella email.
Ma sarebbe stato sbugiardato dalla Casaleggio in possesso dello screenshot che prova come sia lui l’amministratore dell’account.
Una delusione anche per Di Maio, suo grande sostenitore, che per non finire nuovamente triturato dalle divisioni tribali interne ha fatto arrivare a Lombardi tutto il suo disappunto per l’accaduto.
La deputata, memore della guerra di dossier condotta per affossare il suo pupillo Marcello De Vito in corsa contro Raggi alle primarie di Roma, ha confessato di essere «molto agitata».
Grillo e Casaleggio l’hanno chiamata per tranquillizzarla e prometterle punizioni esemplari.
Il collegio dei probiviri ha aperto un’istruttoria. Fucci dovrà spiegare molte cose.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL RINVIO A GIUDIZIO DELLA RAGGI E QUELLO DEL SINDACO DI PAVIA
Avrete sentito che da qualche tempo il MoVimento 5 Stelle è garantista.
Precisamente, il M5S è diventato garantista nel momento preciso in cui i magistrati hanno cominciato ad indagare i suoi esponenti.
Ma se per caso avete pensato che quella del MoVimento 5 stelle fosse una ipocrisia furba, beh sappiate che invece è un’ipocrisia furbissima.
Per averne la conferma ecco il post pubblicato su Facebook da una delle menti M5S più brillanti, ovvero Danilo Toninelli.
Il quale, se c’è una richiesta di rinvio a giudizio per Virginia Raggi (e se c’è, significa che una procura ha indagato e ha ritenuto che ci fossero gli elementi per procedere per un reato, in questo caso il falso), trova tutto assolutamente normale.
Se invece arriva un avviso di garanzia a un altro sindaco — nella fattispecie Massimo Depaoli — automaticamente Pavia si trova con “il trasporto pubblico locale allo sbando” (per un’indagine sul sindaco?), con un “dirigente illegittimo” (ma non c’era un’indagine?) e con “un danno erariale da dover pagare” (ma non c’era un’indagine?).
Insomma, la differenza tra Raggi e Depaoli è chiarissima.
Si tratta di partiti diversi.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
UNA GOLA PROFONDA HA PASSATO LE CHAT DEI PARLAMENTARI SULLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELLA SINDACA
Qualche Gola Profonda ha passato le chat interne di deputati e senatori a 5 Stelle a Repubblica, che
oggi racconta, in un articolo a firma di Giovanna Vitale, chi è l’autore del post di Virginia Raggi pubblicato subito dopo la diffusione della notizia della richiesta di rinvio a giudizio per falso e quella di archiviazione per l’abuso d’ufficio. Si tratta ovviamente di Rocco Casalino: è lui che ha scritto il post in cui per sei paragrafi si parla dell’archiviazione e in 14 parole si liquida l’accusa di falso. Casalino, come di mostrano gli sms in possesso di Repubblica, impartisce istruzioni ai parlamentari, spiegando loro cosa dire per trasformare in un successo una delle pagine più brutte nella storia del Movimento.
Giovedì 28 settembre: è passato da poco mezzogiorno quando la procura di Roma rende noto il rinvio a giudizio della sindaca per falso ideologico e la doppia archiviazione per abuso d’ufficio in relazione alle promozioni di Salvatore Romeo e Renato Marra.
Raggi ha appena diffuso sui social la sua difesa. Tutta all’attacco: «Dopo mesi di fango mediatico su di me» sono cadute «le accuse più infamanti», resta solo quella più lieve «e sono convinta che presto sarà fatta chiarezza».
Appena 14 parole per liquidare la bugia pesantissima che la spedirà a processo, le altre 200 spese per insultare stampa e opposizioni, esaltando le due ipotesi di reato accantonate dai magistrati.
I deputati Cinquestelle leggono e quasi non riescono a crederci: possibile che sia questa la linea?
E infatti nella chat poco dopo compare il deputato Vittorio Ferraresi, eletto in Emilia Romagna ma soprattutto laureato in giurisprudenza, che risponde a Rocco Casalino.
Alle 13,49 il giovane Vittorio Ferraresi, eletto alla Camera in Emilia Romagna, scrive su una delle chat dedicata ai parlamentari: «Per comunicazione, state dicendo che sono cadute le accuse più gravi?».
Casalino si sente chiamato in causa e alle 13,50 risponde netto: «Sì».
E Ferraresi: «Ok per sapere… Perchè falso in atto pubblico è più grave», precisa il grillino, laureato in Giurisprudenza e dunque consapevole.
In tempo reale interviene Ilaria Taverna, sorella della senatrice Paola: senza aggiungere alcun commento linka il post di Raggi come a dire, “mandate a memoria”. Ma Casalino non si accontenta.
E per evitare equivoci, alle 13.51 puntualizza, con sintassi resa traballante dalla foga: «Le 2 accuse che riguardano Marra e Romeo di abuso di ufficio. Quelle per cui è stata massacrata. Resta il falso. Che può essere molto grave, ma in altri casi, non in questo».
L’eccezione ad Virginiam, appunto.
Teoria ribadita per tutto il giorno da Di Maio in giù. Ferraresi a questo punto si arrende: «Vabbè ci siamo capiti», inserendo una faccina che strizza l’occhio.
Per fortuna che almeno lui strizza l’occhio. Significa che almeno qualcuno ci fa, non ci è.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
LO ASSOCIA ALLE STRAGI, MA BATTISTI NON EBBE NULLA A CHE VEDERE CON QUEI FATTI
Nuovo scivolone storico del vicepresidente della Camera e candidato premier del Movimento 5 Stelle,
Luigi Di Maio.
Sull’arresto di Cesare Battisti, bloccato dalla polizia stradale brasiliana mentre fuggiva in Bolivia, ha dichiarato: “Sono anni che le famiglie delle vittime chiedono giustizia, così come a chiedere giustizia è l’Italia intera, profondamente ferita dagli anni dello stragismo. Ora non si perda altro tempo, il governo si adoperi con ogni mezzo affinchè Battisti, tutt’ora latitante, sconti la sua pena nel nostro paese”, ha aggiunto.
Battisti è stato condannato per vari reati, tra i quali quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo. Un crimine diverso da quello delle stragi commesse in Italia, a cominciare dall’attentato terroristico del ’69 in piazza Fontana a Milano.
Non è la prima volta che Di Maio scivola sulla storia della seconda metà del 900, come già successo nel noto precedente sul dittatore cileno Pinochet, associato al Venezuela.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2017 Riccardo Fucile
A DIFFERENZA DI ALTRI ARROGANTI CINQUESTELLE POI CHIEDE SCUSA PER LA SVISTA
Chiara Appendino ha pubblicato oggi un video su Facebook in cui, molto opportunamente, ricorda a tutti la necessità di sicurezza stradale dopo aver discusso della questione del debito di Torino e del piano di rientro che la sta facendo litigare con il suo predecessore Piero Fassino.
Respinge, la sindaca, l’accusa di voler fare cassa con le multe e ricorda che chi commette infrazioni danneggia la collettività : “Il tema delle multe è che noi le facciamo perchè vogliamo che si rispetti il prossimo all’interno della nostra collettività ”.
Il punto è che la sindaca sta giustamente esortando alla maggiore sicurezza stradale senza indossare la cintura di sicurezza, ma senza indossare le cinture di sicurezza dei sedili posteriori che si vedono alla sua sinistra nel video.
Che sono obbligatorie, anche se in molti non le usano: «Non si tratta, come presunto da molti, di una facoltà , ma di un vero e proprio obbligo che, se non rispettato, può far incorrere in una sanzione: chiunque non fa uso dei dispositivi di ritenuta, cioè delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 euro a 323 euro, nonchè della detrazione di 5 punti dalla patente».
E infatti nei commenti a uno dei due post lo ammette anche lei e chiede scusa
La Appendino è una delle pochissime tra gli eletti pentastellati ad ammettere serenamente di aver commesso un errore, quando succede.
Anche stavolta non si è smentita.
(da agenzie)
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Ottobre 4th, 2017 Riccardo Fucile
SI SCATENA LA SOLITA FOGNA: “VENDUTO! MAFIOSO! SERVO DEI PARASSITI!”
La relazione complicata tra i fan del MoVimento 5 Stelle e chi dice quello che pensa su Roma
prosegue.
Dopo Anna Foglietta, stavolta a finire sotto gli strali dei grillini è Lino Banfi per il suo intervento a DiMartedì da Giovanni Floris.
Nel primo intervento, dedicato a Roma, dice che «c’è un degrado, raghezzi… Ogni sindaco dice che ha trovato un casino prima di lui e dice che faremo di più. Di più qui ci sono solo i topi che sono più pesanti di prima»
La sua pagina Facebook si riempie di insulti: lo dipingono come alleato “con la mafia, un vecchio mafioso, pidocchioso che non ama Roma e i giovani”, tanto per cominciare.
C’è anche chi lo accusa di essere corrotto e di non avere “un briciolo di dignità ”.
E c’è anche chi esagera: “vecchio rincojonito hai mentito a chi ti ha dato soldi e notorietà pur facendo dei film da terzo mondo, i topi sono i tuoi film che nessuno conosce fuori dall’italia e ti sei messo contro 10 milioni d’italiani che vogliono il vero cambiamento per il futuro dei loro figli, ritirati perchè la tua carriera è finita qua noi NON DIMENTICHIAMO”.
Su Facebook la marea montante: «Mi hai profondamente deluso , sei anche tu un servo di sti parassiti , ma dove eri gli anni passati , non ti accorgevi di niente ? VERGOGNA , adesso che X fortuna c’è una persona onesta e valida siete tutti ( i leccaculo) a dargli addosso , avete paura e fate bene perchè alle prossime elezioni sarete scancellati X sempre!»
In attesa di essere “scancellati” sarebbe opportuno che Minniti facesse il suo dovere: facendo visita a casa a questa fogna che insulta e minaccia, come accade nei paesi civili.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
MA PER CANCELLERI “IL M5S A LICATA NON ESISTE”
Non è piaciuta alla base del MoVimento 5 Stelle siciliano la scelta di Luigi Di Maio e Giancarlo
Cancelleri di designare l’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano come assessore di un’eventuale giunta regionale targata M5S.
Non si sa ancora quale sarà il ruolo di Cambiano ma c’è chi ritiene che potrebbe ottenere la delega agli enti locali della Regione Siciliana assumendo il ruolo di “sindaco dei sindaci”.
Sia Cancelleri che Cambiano sono entusiasti per questa decisione che senza dubbio segna un punto di svolta nel M5S.
Non solo perchè Cambiano — eletto sindaco nel 2015 con l’appoggio di quattro liste civiche tra cui una legata a Forza Italia — non è iscritto al M5S ma anche perchè le sue posizioni sugli abusi edilizi e sull’abusivismo sono diametralmente opposte a quelle sostenute da Cancelleri riguardo all’abusivismo di necessità e così ben esemplificate dalla situazione del sindaco “autosospeso” di Bagheria Patrizio Cinque.
Ad agosto, mentre Cancelleri varava la linea soft del M5S sugli abusi Cambiano infatti è stato sfiduciato dalla sua stessa maggioranza proprio a causa delle sue posizioni contro l’abusivismo.
Tant’è che visto che voleva procedere alle demolizioni degli edifici abusivi l’ex sindaco di Licata viene definito il “sindaco anti abusi”.
In un’intervista rilasciata a Repubblica dopo le sue dimissioni Cambiano stigmatizzava la posizione di Cancelleri sugli abusi edilizi.
E l’abusivismo è un grande aggregatore di consenso. Anche il candidato del M5S ha assunto una posizione precisa.
“Avevo incontrato Cancelleri mesi fa e mi aveva incoraggiato ad andare avanti con le demolizioni. Ora gli sento dire che agli “abusivi per necessità ” non verrà demolita la casa. Ma chi sono gli abusivi per necessità ? Sono solo slogan per avere i voti di questa gente”.
I voti di quella stessa gente che, vale la pena di ricordare, lo aveva sfiduciato. Cambiano infatti ha denunciato come sette dei ventuno consiglieri comunali che hanno votato la sfiducia erano nella “lista nera” dei proprietari di immobili abusivi che Cambiano avrebbe voluto fare abbattere. (e a Licata all’epoca era appena emerso come molte sanatorie fossero illegittime).
Da una parte quindi il M5S liscia il pelo ai proprietari di immobili abusivi dicendo che si tratta di “abusivismo di necessità ” mentre dall’altro imbarca un sindaco che anche il ministro Delrio ha definito “eroe” e che proprio a causa della sua battaglia contro l’abusivismo edilizio vive sotto scorta.
Evidentemente Giancarlo Cancelleri ha pensato che la sua giunta aveva bisogno di un cambio d’immagine per far dimenticare come i paladini della legalità ad ogni costo si fossero schierati nettamente a favore di una delle forme di illegalità più diffuse.
Di Maio e Cancelleri sono riusciti a fare entrare in squadra Cambiano. Un’impresa non semplice se si considera che l’ex sindaco di Licata nei giorni scorsi fosse uno tra i più corteggiati. Come lui stesso ha dichiarato anche Claudio Fava gli aveva proposto di fare l’assessore.
A Licata il M5S non era entrato in consiglio comunale alle ultime amministrative quindi non ha partecipato direttamente alla sfiducia di Cambiano.
Ciò non toglie che Cambiano non fosse il candidato sindaco del MoVimento e che il meetup locale abbia assunto posizioni molto critiche nei confronti dell’ex sindaco. Dopo l’annuncio della nomina di Cambiano a futuro assessore dell’esecutivo regionale Cancelleri i pentastellati di Licata sono scesi sul piede di guerra.
La pagina Facebook MoVimento 5 Stelle Licata ha chiesto un richiamo ufficiale da parte di Cancelleri nei confronti di Cambiano che in un’intervista a MeridioNews aveva definito “polemiche di bassa lega” quelle sollevate dal Meetup di Licata.
Meetup che in un comunicato stampa stigmatizzava la decisione di Cancelleri di arruolare Cambiano.
Non ci allineiamo a Giancarlo Cancelleri, candidato presidente della Regione Siciliana, per la noncuranza nel raccogliere tutte le informazioni sulla storia politica dell’ex sindaco. Con amarezza questo ci porta a non gradire questa scelta. Non abbiamo mai messo in discussione l’operato dell’ex sindaco in merito le demolizioni delle case dichiarate, per sentenza della Magistratura, abusive. Consideriamo invece una bolla mediatica creata la figura di Cambiano considerato il paladino della legalità , il cui effetto è stato quello di rendere vulnerabile agli occhi degli italiani una città come Licata, che invece ha ampie potenzialità in campo turistico e storico. Chi ne ha giovato di questo è stato solo Cambiano, che adesso si ritrova carezzato dalle forze politiche regionali e nazionali. Nulla di più sbagliato nel considerare questo vestito perfetto per fare scalpore e raccogliere consensi. Non si conosce nulla sul gruppo che Cambiano ha consultato prima di accettare, se non il fatto che appartengono ai gruppi di centro destra. Non si conosce chi siano tutti questi giovani che hanno confortato Cambiano, da dove vengono, se sono tesserati a partiti e come mai non abbiano sposato mai il programma del Movimento. Non è ammissibile non considerare questi fattori.
Secondo i pentastellati di Licata Cancelleri avrebbe sbagliato a non consultare gli iscritti del M5S di Licata.
Nel comunicato si accusa Cambiano di essere alla ricerca della ribalta dei riflettori politici e si fa notare che non si sa chi sia il gruppo di “giovani” che ha sostenuto Cambiano. Ci va giù più duro Gianluca Ciotta, “coordinatore” del M5S a Licata che ricorda ai vertici che la forza del MoVimento sta nella base.
Da parte sua Cancelleri bolla come insussistenti le polemiche attorno alla figura di Cambiano nel modo più assurdo possibile: ovvero dichiarando che il M5S a Licata non esiste.
«Il M5S a Licata non esiste. Lo abbiamo sempre detto che se non c’è una persona eletta nelle istituzioni, il M5S non esiste, non c’è alcuna una spaccatura perchè non c’è il M5S a Licata. È semplice».
Questo significa che in tutti quei comuni d’Italia dove il MoVimento non ha eletto nessun consigliere comunale allora il M5S non esiste.
Ci si chiede quindi come fa il partito di Grillo a considerarsi il primo partito a livello nazionale (o siciliano) se in molte parti del Paese non esiste. Senza contare che per anni il M5S ci ha ricordato che la sua vera forza erano quegli attivisti che allestivano i banchetti informativi del M5S in tutte le piazze italiane, anche in quelle dove il M5S non si è presentato alle elezioni.
Inoltre non risulta che Grillo abbia fatto mandare scomuniche o abbia minacciato di ritirare il simbolo del MoVimento al meetup di Licata. Almeno fino ad ora.
Ma dire che il M5S a Licata non esiste sembra essere più un modo per nascondere la testa sotto la sabbia che prendere atto che alla base (quella della famosa democrazia diretta) e a molti attivisti la scelta di Cambiano proprio non va giù.
In Sicilia il M5S sta operando in vero e proprio cambiamento diventando un partito trasformista (pro-abusivismo ma con il sindaco eroe della legalità in giunta) e verticistico dove l’ascolto del territorio non è più una priorità .
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LA CONSIGLIERA CHE CHIEDE LIBERTA’ PER UN ARRESTATO, IL VICESINDACO CHE APPOGGIA LE PROTESTE E LA APPENDINO CHE NON CONDANNA GLI AUTORI DEGLI SCONTRI, QUATTRO CONSIGLIERI M5S SONO LEGATI AI CENTRI SOCIALI
“Sembra impossibile. Andrea libero subito”. È il tweet diffuso da Francesca Frediani, consigliere
regionale del Movimento 5 Stelle, in Piemonte, alla notizia dell’arresto di Andrea Bonadonna, uno dei leader del centro sociale torinese Askatasuna.
L’uomo è stato preso in consegna sabato sera dalla polizia al termine del corteo di protesta contro il G7. Proprio ieri un centinaio fra attivisti dei centri sociali e No Tav si sono radunati nel quartiere delle Vallette per un presidio davanti ai cancelli del carcere in solidarietà alle due persone arrestate ieri in occasione del corteo anti-G7 a Venaria: Anthony Pecoriello, di Pesaro, e il torinese Bonadonna.
Ma l’uscita della consigliera, che su Twitter alle critiche ha risposto con un significativo “Ho le spalle larghe, non temete”, non è passato inosservato.
Anche perchè è finito nel calderone delle accuse del Partito Democratico al MoVimento 5 Stelle piemontese dopo la vicenda dei manichini di Renzi e Poletti bruciati in piazza.
Sullo sfondo c’è Torino, che ha schivato per una manciata di chilometri il vertice internazionale organizzato a Venaria anzichè al Lingotto, spostando anche il baricentro geografico della protesta.
«La città non ha avuto danni», gioisce la sindaca Appendino. E benedice la scelta della Reggia: «È stata la decisione corretta per poter garantire la sicurezza di tutti e per mostrare ai ministri una delle bellezze del nostro territorio»
L’ex premier ieri ha parlato della protesta a Venaria per il G7 e del suo manichino ghigliottinato per attaccare la sindaca Chiara Appendino e il vicesindaco Guido Montanari senza mai nominarli ma chiaramente riferendosi a loro.
«Torno a casa e in tv vedo che i manifestanti contro il G7 di Torino stanno decapitando due manichini, uno col mio volto, uno col volto del ministro del lavoro. Questi signori hanno installato una ghigliottina e pensano di essere simpatici ricordando le macabre esecuzioni del passato — ha scritto Renzi — Non mi fanno impressione le pagliacciate. Però in questa vicenda ci sono agenti di polizia, carabinieri, uomini delle nostre forze dell’ordine che vengono feriti sul serio, non a parole. Le botte le hanno prese davvero, loro: hanno prognosi fino a 40 giorni. E ci sono squallidi amministratori comunali che non hanno avuto la forza — o la voglia — di spendere una parola per prendere le distanze da certe formazioni anarchiche o presunti tali, da centri sociali, da persone abituate a vivere di violenza quantomeno verbale», ha sostenuto.
Il riferimento, trasparente, è alla sindaca e al vicesindaco Montanari. Proprio Montanari ieri era finito nelle polemiche per un post su Facebook, poi rimosso, in cui esprimeva apprezzamento per le riproduzioni giganti delle brioche — da lui evocate nei giorni scorsi per attaccare i ‘grandi’ del G7 — che ieri hanno sfilato in testa al corteo conclusosi con gli scontri con le forze dell’ordine. “Belle le brioche da portare i ministri del G7. Che sia un corteo pacifico colorato e gioioso”, scriveva il vicesindaco a commento di una foto degli enormi croissant.
Spiega oggi Paolo Griseri su Repubblica che c’è ormai una spaccatura nel M5S tra l’ala istituzionale e quella più vicina ai centri sociali torinesi nei quali militano almeno quattro dei 25 consiglieri comunali pentastellati.
Appendino sa che senza l’appoggio di quell’area la sua granitica maggioranza in municipio sarebbe a rischio. Così è costretta a barcamenarsi.
La luna di miele tra Appendino e i centri sociali torinesi, spiega sempre Repubblica, ha garantito per quasi un anno alla prima cittadina una navigazione relativamente tranquilla.
Ora però il movimento passa all’incasso e mostra di non gradire il prevalere del profilo «di governo» dell’amministrazione.
Le frasi pronunciate ieri da Di Maio, oltre allo scontato appoggio alla sindaca, dicono che nemmeno il candidato premier dei 5 Stelle appoggia la linea movimentista di una parte dei grillini torinesi.
La sottolineatura del fatto che «le violenze non fanno parte del Dna del Movimento 5 Stelle» e ancor di più l’affermazione che «non è giustificabile la macabra provocazione con i manichini di Renzi e Poletti» avrebbero potuto dare ad Appendino l’appiglio per affrancarsi dal commissariamento dell’ala dura del movimento.
Ma la Appendino non lo ha fatto.
E questo non può che dare in prospettiva ai nervi a Di Maio, che invece cerca di fare il giro delle sette chiese da anni per accreditarsi come leader di una forza tranquilla, pacifica, istituzionale.
Ora bisognerà capire se e quanto la doppia linea di pensiero tra i grillini peserà nei rapporti tra Regione e Comune, oltre il G7. E quali ripercussioni avrà a livello nazionale.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
LA TV: “INESPERTO”, “RITIRATO DALL’UNIVERSITA'”, “PARLA PER I GIOVANI MA GRILLO E’ UN ANZIANO CHE NON HA NESSUNA INTENZIONE DI FARSI DA PARTE”
Domenica scorsa, la mattina dell’ultimo giorno della Festa di Rimini che l’ha incoronato candidato premier del Movimento, Luigi Di Maio s’è fatto fotografare felice (e ha esibito sui social network la foto) sul terrazzo dell’albergo con alcuni media stranieri che lo intervistavano.
Qualche giorno dopo, su Twitter, ha postato un’altra foto, scattata durante l’intervista che gli ha fatto la gloriosa Bbc, accompagnandola con questo tweet: «Con la @BBC, che ringrazio. Il progetto del #MoVimento5Stelle suscita interesse nel mondo e la cosa ci fa felici».
Poi – e noi che c’eravamo ingolositi l’abbiamo notato – su quell’intervista era sceso un curioso silenzio nel Movimento cinque stelle, sempre attento a enfatizzare ogni minimo spiffero favorevole nella sua indefessa propaganda.
Niente, il servizio della Bbc era sparito dai radar.
Finchè poi ieri, d’incanto, ne è riapparsa qualche traccia: un po’ elusiva però, bisogna dire.
Di Maio ha twittato un video di 1,37 minuti che mostra solo alcuni pezzi dell’intervista della Bbc (va segnalato peraltro che usa senza citarlo il video con i sottotitoli realizzato dalla Stampa.it), ma alcune omissioni paiono abbastanza importanti, perchè contengono i passaggi in cui Bbc dà giudizi e fa domande meno gradite sulla parabola del giovane di Pomigliano.
Innanzitutto il servizio completo della Bbc (che potete vedere nella traduzione della Stampa) dura 3,47 minuti.
In avvio, la tv inglese definisce Di Maio «a University dropout», «un universitario ritirato», uno «che ha abbandonato gli studi».
È la primissima cosa che la Bbc dice di lui, e chiaramente dà il tono a tutto il servizio. Valutazione sparita nel minivideo postato da Di Maio.
Seconda cosa: la prima domanda della Bbc, quella che apre l’intervista, è: «Gli abbiamo chiesto se non sia troppo inesperto per guidare il suo Paese».
Una rasoiata, sostanzialmente un giudizio, con un forte sospetto di inesperienza.
Di Maio fa sparire la domanda e pubblica solo la sua risposta irrilevante.
Quando poi il candidato premier grillino fa l’elogio dei giovani, e fa notare al giornalista inglese quanto sia normale in Inghilterra e raro in Italia, la Bbc stacca l’intervista e monta un Beppe Grillo che canta sul palco, quindi il giornalista obietta a Di Maio: «Ma uno degli ultracinquantenni italiani non ha nessuna intenzione di farsi da parte, ed è proprio il capo del Movimento» di cui Di Maio fa parte.
Peraltro, alla fine dell’intervista, Bbc fa una serie di interviste a giovani italiani cercando di capire cosa pensino di Di Maio: il campione naturalmente non è statistico, non è una ricerca, fatto sta che le due interviste che la tv britannica sceglie di pubblicare sono estremamente negative su Di Maio, due ragazze che fanno valutazioni critiche e molto dure sulla sua inesperienza e sul suo non esaltante curriculum di studi. Insomma, Di Maio parla per i giovani «ma la giovane generazione – commento testuale della Bbc – è la prima a non essere interamente convinta dalle sue promesse». C’è anche una divertente mini-intervista in quello che viene presentato come il suo bar preferito a Trastevere, e anche lì si respira su di lui, dice la Bbc, «scetticismo».
La proprietaria ammette quasi di malavoglia di averlo visto lì qualche volta.
Alla fine la Bbc fa notare che invece i fan di Di Maio (per esempio a Rimini) lo amano così tanto da non volerlo lasciare quando lo incontrano: «Ma ora deve convincere il resto del Paese».
Bene, tutto questo è scomparso.
«Il progetto del Movimento5Stelle suscita interesse nel mondo e la cosa ci fa felici», ha scritto Di Maio.
Vero, ma è un interesse che, come già nel caso del Financial Times o del Washington Post, va dalla stroncatura alla denuncia delle opacità o al racconto delle inadeguatezze e dell’inesperienza.
(da “La Stampa”)
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