Destra di Popolo.net

TRA CULOTTE E SALOTTI NERI: LA CONQUISTA DEL POTERE DELLA PITONESSA

Luglio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

RITRATTO DELLA SANTANCHE’, LA TRASFORMISTA SPREGIUDICATA TRA DITO MEDIO, MUTUO SOCIALE E TACCO 12

«Io sono una pitonessa » va dicendo da qualche giorno Daniela Santanchè, magari senza sapere che nel quadro dell’odierna regressione totemica, questa sua scelta segnala anch’essa uno spostamento all’indietro, o forse no, o forse boh.
Fatto sta che cinque anni orsono, accanto al tavolino di zebra e al tronetto di coccodrillo che adornano il salotto di casa sua, ella volle indicare la statua di un’aquila, non molto tempo prima acquista in un’asta e come sempre sicura del fatto suo, proclamò: «Mi rappresenta» .
Quindi aggiunse: «Le aquile volano alte e da sole. I passerotti invece si muovono tutti insieme nel branco»- che magari era meglio dire lo stormo, ma pazienza.
La figura di Daniela Santanchè è davvero molto interessante perchè più di tante noiose analisi piene di cifre, grafici e tabelle sulla storia, la selezione e la formazione degli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama, spiega bene e consente di capire meglio quali requisiti, oltre alla fedeltà , e quali titoli sono al giorno d’oggi richiesti a chi voglia assurgere a incarichi istituzionali nelle assemblee elettive.
Lo si dice qui senza alcuna ironia, essendo quest’ultima destinata all’annichilimento dinanzi alla gigantesca mole e alla spaventosa varietà  di materiale anche iconografico che il personaggio ha generato nel corso dell’ultimo decennio in un gorgo di assoluto relativismo ad alto impatto emotivo e sicura ricaduta comunicativa; e perciò salotti neri, alleanze rosa, assessorati in luoghi sperduti della Sicilia, palle di velluto, burka strappati con relative reazioni, e sorveglianze, dichiarazioni di astinenza sessuale, fondazione e lancio di effimeri rotocalchi dalle testate tuttavia piuttosto minacciose tipo «Io spio», consegna di mimose agli alpini in Bosnia, Billionaire fondati e poi rinnegati, corse sulla spiaggia con Sallusti, dispute con attrici sulla quantità  di interventi chirurgici subiti e loro necessariamente ambigua visibilità .
Che poi nemmeno si chiama Santanchè, è il cognome del suo primo marito, chirurgo plastico, concessole al momento del divorzio, curiosa evenienza, o magari no.
E comunque. Il dito medio, il tacco 12, il mutuo sociale, la bava alla bocca, la tele-invasione nel campo rom, la maratona di New York, con il tricolore dipinto sul volto, la multa al Suv, il cappello da cow-boy, i dopo-sci pelosissimi, i mega poster sui Valori con lei grande come un palazzo.
Calamity Jane, Nikita, Lara Croft, l’Aquila, la Serpentessa, l’energia, la fantasia, la follia, la società  dello spettacolo nella sua evoluzione terminale.
Una volta, il giorno che Papa Wojtyla venne a Montecitorio, la Mussolini la prese a capelli per una questione di posti in aula.
Nel solo 2009 è stata vittima di cinque, anzi sei «strani furti» in casa.
Alla radio ha ingaggiato un paragone fra Nilde Iotti e Nicole Minetti.
In tv, perfetta nel casting dei crash-show, ha litigato innumerevoli volte con pacifisti, maomettani, sindacalisti, immigrati, lucciole e da un po’ anche Cacciari.
In compenso, a Cortina, ha spento le candeline con Mastella. Ce l’ha anche con la poligamia e sembra che abbia comprato la famosa pelliccia di leopardo appartenuta a Jackie Kennedy.
Così alla fine, che però non è la fine, l’infelice sintesi è da prendersi in prestito, impegnativamente, e dice di lei che è davvero: al di là  del bene e del male.
Però l’uno e l’altro minuscoli, come se l’oltrepassarli così facilmente comportasse per il futuro vicepresidente della Camera un felice successo, però vuoto; o una verità  ancora troppo complicata da riconoscere.
Per cui nel mare magnum della più seria e a volte anche terribile futilità , tra sfregi alla Cadillac e confessioni sulla biancheria intima (no slip, no perizoma, ma culotte), mutuo sociale e castrazione chimica, delazioni anti-Veronica e convalide di Francesca Pascale, battaglie per il parrucchiere alla Camera e scioperi della fame contro Battisti, referendum per la riapertura delle case chiuse e party in onore di Emilio Fede, ecco, al termine della giostra santanchesca si resta con un ritaglino in mano, sgomenti e perfino allegri rispetto a questa parossistica forma di trasformismo.
E sarà  l’estate, saranno i giornalisti, sarà  tutto, ma in quell’articoletto si può leggere che sulla sua barca, al largo della Costa Smeralda, Daniela e il figlio Lorenzo hanno montato una specie di enorme fionda, o catapulta che sia, per tirare gavettoni di acqua fredda sugli yacht degli amici ricconi, o forse solo su quelli dei nemici, comunque gli archivi sono crudeli, a volte dicono troppo, confondono le idee, ma al tempo stesso le dispiegano — non di rado a dispetto della verità , dell’emicrania e dei voti in Parlamento.

Filippo Ceccarelli

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PDL, ECCO CHI NON PAGA LE QUOTE DOVUTE AL TESORIERE

Luglio 1st, 2013 Riccardo Fucile

SCAJOLA, TREMONTI, MUSSOLINI, ANGELUCCI, CIARRAPICO, MARTINO, BIASOTTI, BONIVER SONO SOLO ALCUNI DEI PARLAMENTARI ATTUALI O EX CHE NON HANNO VERSATO LE “MESATE” AL PARTITO COME DA IMPEGNI PRESI

Con un partito in bolletta, costretto pure a lasciare la storica sede di via dell’Umiltà , la situazione economica per il Pdl si fa sempre più grave.
E tutti implorano Silvio Berlusconi di intervenire personalmente, come già  avvenuto in passato.
Ma l’ex premier, stanco di anticipare soldi di tasca propria, non ne vuole sapere.
Non a caso fra i cardini della Forza Italia 2.0 di cui si parla da tempo dovrebbe esserci una schiera di imprenditori in grado di assicurare autonomia economica al nuovo movimento.
A confermare quanto il momento sia difficile è l’intervista rilasciata dal vice-tesoriere Maurizio Bianconi, che ha parlato di oltre 6 milioni di euro mai versati dagli eletti: «Sapesse quanti tirchi ci sono tra noi. Alcuni sono tirchi celebri, altri tirchi meno. Ma sempre tirchi sono… », la pragmatica analisi fatta dal verace deputato toscano al “Corriere della sera”.
Ma di chi si tratta? «Io i nomi non glieli posso proprio fare perchè violerei le leggi sulla privacy», ha risposto Bianconi.
Ebbene quei nomi ‘l’Espresso’ invece è in grado di farli.
Andando a spulciare i contributi privati ricevuti dal Popolo della libertà  è possibile infatti scoprire quanti eletti sotto le insegne del Pdl nel 2012 non abbiano corrisposto la “mesata” (500 euro al mese per governatori e consiglieri regionali, 800 per parlamentari italiani ed europei).
Dall’inizio del 2012 a oggi risultano mancare all’appello 39 deputati e 30 senatori, grosso modo il 20 per cento degli eletti della scorsa legislatura.
Fra le assenze più celebri, spiccano quelle degli ex ministri Giulio Tremonti e Claudio Scajola, deputati fino allo scorso marzo ma in rotta da tempo col partito.
Avrebbero dovuto sborsare 9.600 euro in tutto ma non l’hanno fatto.
Desta stupore soprattutto Tremonti: chi per anni ha chiesto sacrifici agli italiani non si è poi attenuto alle norme di auto-regolamentazione stabilite dal Pdl.
Per quanto riguarda Scajola invece è probabile che si sia trattato di una piccola vendetta verso il partito che secondo lui non lo ha difeso abbastanza quando fu costretto a dimettersi per la casa sul Colosseo.
Altri nomi di peso che non compaiono nelle dichiarazioni depositate alla Camera sono quelli dell’ex ministro Antonio Martino, Sandro Biasotti e Alessandra Mussolini.
In questo caso la “dimenticanza” è ancora più pesante per le casse del partito.
In vista delle elezioni, infatti, il Pdl ha chiesto un contributo straordinario di 25 mila euro ai candidati in posizione sicura.
Tuttavia nè Martino (capolista in Sicilia 2), nè Biasotti (capolista in Liguria), nè la Mussolini (terza in Campania al Senato) risultano aver effettuato il versamento.
Ma l’elenco dei parlamentari rieletti (e che dunque avrebbero dovuto versare a loro volta i 25 mila euro) è lungo.
Fra i tanti, l’editore Antonio Angelucci (l’editore di ‘Libero’ nonchè re delle cliniche romane, super assenteista in Parlamento), il suo collega orgogliosamente fascista Giuseppe Ciarrapico, l’imprenditrice dei confetti Paola Pelino: tutti ricchissimi, peraltro.
Poi ci sono il ras pontino Claudio Fazzone e il coordinatore del Pdl in Europa Guglielmo Picchi.
Fra i non ricandidati troviamo l’ex ministro Enrico La Loggia, l’ex viceministro Mario Valducci, l’ex sottosegretario Margherita Boniver, l’ex generale della Guardia di finanza Roberto Speciale, Ombretta Colli e perfino due ex fedelissimi berlusconiani come Giorgio Stracquadanio e Isabella Bertolini, che poi sono passati con Monti.
A dicembre 2012 hanno lasciato il partito, ma dei loro versamenti non c’è traccia neppure prima di quella data, quando ancora lo difendevano a spada tratta.
Qualcun altro, invece, ha fatto fare il bonifico a un familiare: è il caso di Dorina Bianchi, alla quale sono riconducibili i 14.400 euro versati dalla farmacia del padre Albino a Crotone.
Nonostante il ruolo di primo piano, hanno “disertato” il contributo perfino tre governatori: il sardo Ugo Cappellacci, il friulano Renzo Tondo e il calabrese Giuseppe Scopelliti.
Per non parlare del pessimo esempio che viene da Strasburgo, dove il tasso di morosità  sfiora l’80 per cento.
Ad aver saldato quanto dovuto sono stati soltanto cinque europarlamentari: Vito Bonsignore, Lara Comi, Barbara Matera, l’attuale ministro della Difesa Mario Mauro (anche lui poi passato con Monti, ma prima ha saldato) e l’eurodeputata ultrà  berlusconiana Licia Ronzulli.
Di tutti gli altri, malgrado uno stipendio che si aggira sui 20 mila euro al mese, nemmeno l’ombra.

Paolo Fantauzzi
(da L’Espresso“)

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IN BILICO LA CORSA DELLA SANTANCHE’ ALLA VICEPRESIDENZA DELLA CAMERA

Luglio 1st, 2013 Riccardo Fucile

“NON E’ LA BATTAGLIA DELLA MIA VITA”… MA NEL PDL LE COLOMBE SONO PRONTE A IMPALLINARE L’ESPONENTE PIU’ IN VISTA DEI FALCHI

Al netto degli spifferi di parte e delle dichiarazioni ufficiali, la corsa di Daniela Santanchè verso la vicepresidenza della Camera lasciata vacante dal collega di partito Maurizio Lupi, emigrato al governo coi galloni di ministro dei Trasporti, rischia di saltare.
E di trasformarsi nell’ennesima disfida incrociata all’interno del Pdl.
E, in parte anche dentro il Pd. Il tutto a colpi di voti segreti.
I rumors che arrivano dal gruppo parlamentare guidato da Renato Brunetta hanno ormai raggiunto anche il Pd. Tanto che dei possibili franchi tiratori, che sarebbero pronti a impallinare la Santanchè nel segreto dell’urna, ne parlano apertamente tutti.
«Che alla Santanchè possano mancare i voti del suo stesso partito ormai tutti lo sanno», mormora il capogruppo di Sel Gennaro Migliore.
Ed è lo stesso identico adagio che uno dei vicepresidenti dell’Aula di Montecitorio, il Pd Roberto Giachetti, ha sussurrato a orecchie amiche anche ieri: «Alla Santanchè dovrebbero mancare molti voti dello stesso Pdl, a quanto sento…».
LA PASIONARIA PRESA DI MIRA
Le tensioni interne al fronte berlusconiano, che si sono acuite dopo l’apertura ufficiale del cantiere della nuova Forza Italia, potrebbero scatenarsi proprio contro la pasionaria del berlusconismo.
La stessa che ieri pomeriggio (domenica 30 giugno, ndr), in diretta televisiva, s’è scherzosamente chiamata fuori dalla contesa tra falchi e colombe autoproclamandosi – in omaggio a un vecchio ritratto che le aveva dedicato Il Foglio – «la pitonessa».
L’ora X, a meno che non si cerchi di imboccare tutti insieme la strada che porta all’ennesimo rinvio, è fissata per oggi.
LA CONTA DEI VOTI
E, per la corsa della Santanchè, il responso parziale del pallottoliere è impietoso.
Senza il voto compatto dei 93 compagni di partito, dei venti leghisti e di un qualche soccorso preso qua e là  tra Pd e Scelta Civica, la partita si fa complicata. Molto complicata.
Anche perchè, dall’opposizione, un blocco improvvisato tra Sel e Cinquestelle potrebbe imporre un nuovo nome.
«Noi di sicuro non diamo una mano alla Santanchè», spiega il vendoliano Migliore. «E soprattutto ricordiamo a Pdl e Pd che le vicepresidenze sono sempre state divise a metà  tra maggioranza e opposizione».
È qualcosa di più di un messaggio ai naviganti. Anche perchè il capogruppo di Sel ricorda che «quando venne eletto Lupi ancora non c’era questo governo. Quindi, sarebbe una situazione da sanare, altro che Santanchè…».
LITIGI NEL PD
A complicare ulteriormente la faccenda ci si mette una divisione in casa Pd. Pippo Civati e Francesco Laforgia lanciano il sasso nello stagno e lasciano intendere il loro voto contrario alla Santanchè.
«Non si può fare una questione di maggioranza o opposizione. Nè possiamo dimenticare che la Santanchè non mi sembra un gran candidato unitario. Era lei l’altro giorno a rilasciare le solite dichiarazioni che sappiamo al tribunale di Milano, no?», rincara la voce il renziano Giachetti. Una tesi, però, a cui si oppongono i fedelissimi di Dario Franceschini.
«Non possiamo essere noi a decidere chi va in un posto che spetta al Pdl», scandisce Antonello Giacomelli. Che motiva la sua posizione con una domanda retorica: «Come avremmo reagito noi se la volta passata i berlusconiani avessero messo un veto sulla Bindi?».
Alla pessima aria che tira, si accompagnano voci sulle ambizioni verso quella poltrona di altri pidiellini, come Antonio Leone e Stefania Prestigiacomo. Ma sono soltanto voci.
Quest’ultima, però, non solo si chiama fuori.
Ma arriva addirittura a minacciare «un problema serio» per la tenuta della maggioranza qualora il Pd non riesca a gestire «i propri interessi di bottega».
Difficile però che, di fronte a una candidatura considerata «divisiva» come quella della Santanchè, il Partito democratico si spinga più in là  dell’indicazione di votare scheda bianca.
Più facile che si punti a un rinvio della votazione. Altrimenti, tanti o pochi che siano, domani tornerà  a scoccare l’ora dei franchi tiratori. Con effetti collaterali tutti da valutare.

Tommaso Labate

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GLI EVASORI DEL PDL: “CASSE VUOTE NEL PARTITO E GLI ELETTI NON VERSANO 6 MILIONI”

Giugno 30th, 2013 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL TESORIERE BIANCONI: “IL 60% DEI CONS. REGIONALI, IL 20% DEI PARLAMENTARI NAZIONALI E IL 100% DI QUELLI EUROPEI NON HANNO MAI VERSATO UN EURO”

Il Pdl senza più un euro. È lo sfogo di Maurizio Bianconi, tesoriere del partito di Silvio Berlusconi, al Corriere della sera.
Colpa anche di quei sei milioni di contributi che dovevano arrivare d dagli eletti alle casse del partito e che invece non sono mai arrivati.
“Io i nomi non glieli posso proprio fare perchè violerei le leggi sulla privacy”, scandisce uno sconsolato Bianconi, che tutto immaginava anni fa meno che avere degli “evasori” tra i colleghi di partito.
“Certo”, aggiunge, “quella voce l’abbiamo un po’ enfatizzata anche perchè adesso abbiamo davvero un bisogno disperato di soldi. Ma il problema c’è. Eccome se c’è. Berlusconi dovrebbe intervenire subito”. Tra i consiglieri regionali il 60 per cento non ha mai sborsato un euro.
E quando il discorso arriva a deputati e senatori, Bianconi prima smorza (“Diciamo che quelli che non versano i soldi al partito sono più o meno il 20 per cento”), poi attacca: “Sapesse quanti tirchi ci sono tra noi. Alcuni sono tirchi celebri, altri tirchi meno. Ma sempre tirchi sono…”.
E dire che la cifra da versare al Pdl non sarebbe neanche alta, soprattutto se confrontata con i guadagni. Cinquecento euro al mese per i consiglieri regionali, ottocento per i parlamentari nazionali ed europei.
Tra questi ultimi, dice il tesoriere, “praticamente non c’è nessuno che ci paga. Credo che uno, tale Silvestri (in realtà  si chiamo Sergio Silvestris ed è pugliese, ndr), fino a un certo punto ha pagato, poi non so”.
Il bilancio 2012, che il tandem Bianconi-Crimi ha confezionato rispettando il termine del 30 giugno, è la fotografia di una valle di lacrime.
Colpa di entrate ridotte all’osso, anche per i tagli ai rimborsi elettorali e al finanziamento pubblico.
E anche di un Berlusconi, che comunque continua a garantire sui 75 milioni di debito della vecchia Forza Italia, fermamente intenzionato a chiudere i cordoni della borsa.
Un quadro abbastanza allarmante dal momento che, solo due giorni fa, il Cavaliere ha deciso di rilanciare Forza Italia e “rottamare” il Popolo delle libertà .
Che rischia sempre di più il destino di bad company.

(da “Huffington Post“)

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FORZA ITALIA: IL CONGRESSO COSTITUTIVO ENTRO LUGLIO

Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile

SI PREPARA UN “GRANDE EVENTO” DI LANCIO… SEMPRE PIU’ AMPIO IL SOLCO TRA IL CERCHIO MAGICO E LA VECCHIA CLASSE DIRIGENTE DEL PDL, DESTINATA AD ESSERE RIDIMENSIONATA

«Tutto deve essere pronto nel giro di poche settimane, partiamo prima della pausa estiva». Il timing Silvio Berlusconi lo ha dettato e confermato in queste ore a tutti i pretoriani della vecchia guardia visti e sentiti in sequenza.
Da Galan a Miccichè, da Verdini alla Santanchè, tra gli altri.
Mentre nel Pdl ormai volano gli stracci in attesa della svolta.
Ieri lungo faccia a faccia a pranzo con Giuliano Ferrara a Palazzo Grazioli, come sempre nei momenti cruciali.
Forza Italia decolla presto.
«Entro venti giorni» preannuncia Daniela Santanchè a Porta a Porta.
E per luglio la kermesse di lancio dovrà  essere pronta. Già , perchè proprio a un «grande evento» il Cavaliere sta lavorando con la cerchia più ristretta.
Un “predellino” un po’ più in versione show. Per lui però avrà  tutta la valenza e il peso di un congresso costitutivo.
E questo, nonostante i dubbi insinuati da molti collaboratori sulla scelta del mese di luglio, che certo non sarebbe di suo tra i più indicati per aprire il sipario su un nuovo partito.
Sono in tanti a suggerire una pianificazione più lunga per partire a settembre.
Il fatto è che «prima partiamo con Forza Italia, prima chiudiamo il Pdl per essere operativi alla ripresa» è la strategia del leader.
Anche perchè a Berlusconi hanno spiegato che lo smantellamento dell’ormai detestato “Popolo delle libertà ”, con tanto di statuto, gruppo dirigente, bilancio e sedi non sarà  un giochetto da poco.
Occorreranno mesi. I più “oltranzisti” tra i frequentatori di Palazzo Grazioli sperano ancora che l’accelerazione su Forza Italia consenta poi di mandare al macero il governo Letta subito dopo la pausa, sfruttando l’ultima finestra utile, quella di fine settembre, per votare entro l’anno.
Ma è un pressing al quale, per adesso, l’ex premier resta alquanto insensibile.
Sebbene non faccia nulla per frenare chi, come il capogruppo Renato Brunetta, spara a pallettoni ogni giorno sui risultati e perfino sulla «composizione » dell’esecutivo.
Luglio o settembre, Forza Italia è già  sulla mappa dello studio Berlusconi.
Proseguono da giorni i contatti personali del leader con «giovani e poco conosciuti imprenditori di successo».
Destinati a trasformarsi in autunno in quel che gli agenti di Publitalia sono stati nel ’94. A loro, sul territorio, sarà  affidata la caccia dei consensi ma anche e soprattutto il fund raising, la ricerca dei quattrini necessari.
Tutto è partito ma i dirigenti del Pdl ne sono tenuti quasi del tutto all’oscuro.
Il braccio di ferro è già  aperto tra i “falchi” coinvolti nel progetto e i ministri e dirigenti pidiellini.
Chi ricopre cariche nel governo o in Parlamento ed è catalogato “colomba” teme adesso di restare fuori dalla cabina di regia della Forza Italia che verrà , di restare relegato alle poltrone dell’esecutivo, fin tanto che reggerà .
C’è tutta la classe dirigente del Pdl in ambasce. Gli ex An Matteoli e Gasparri per nulla convinti dall’accelerazione.
Chi esce allo scoperto ormai è Fabrizio Cicchitto: «Sul ritorno al nome di Forza Italia c’è un consenso molto vasto. Sulle caratteristiche che il partito dovrà  assumere però la discussione è aperta e non può essere certo risolta a colpi di editti da parte di chicchessia».
Il timore diffuso è di ritrovarsi Verdini, Santanchè, Capezzone e pochi altri alla guida del nuovo partito “leggero”.
Al segretario Alfano che due sere fa nel salotto di Vespa aveva affondato il colpo («Capisco la gioia di Daniela Santanchè che, non avendo mai fatto parte di Forza Italia, potrà  finalmente esordire»), ieri sera ha replicato lei stessa dalla medesima tribuna, annunciando la data d’esordio («Tra venti giorni») e non facendo mistero di aver concordato tutto con il Cavaliere nell’ennesimo incontro ieri a palazzo Grazioli». Per aggiungere poi: «È chiaro che il nuovo partito sarà  un movimento presidenziale, Berlusconi alla guida, non ci sarà  bisogno di altro».
Come dire, nemmeno di un segretario.
Anche se proprio il nome della Santanchè circola per la reggenza di Forza Italia.
Sono ormai trincee contrapposte, due partiti che non si parlano più.
Esattamente lo scenario costruito e alimentato in questi mesi dal leader Berlusconi. Uno scenario che finirà  per fornire la giustificazione ultima della necessità  di radere al suolo il Pdl, tanto più dopo le disfatte elettorali.
E rispolverare il vecchio marchio vincente.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A MICCICHE’: “ALFANO PORTA IL PARTITO IN SERIE C”

Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile

“DOPO TANTE BATOSTE, L’ALLENATORE SI CAMBIA”….”SE SI VOTA NEL 2015 NESSUNO MEGLIO DI MARINA BERLUSCONI”

Se torna Forza Italia, torna la vecchia guardia. E se torna la vecchia guardia non può mancare Gianfranco Miccichè, che del partito è stato il fondatore in Sicilia, fino al mitizzato 61-0.
Oggi, da sottosegretario (alla Funzione pubblica) alquanto scettico su opere e durata del governo, fresco di incontro col Cavaliere come tutti i fedelissimi della prima ora, è pronto a dare il suo contributo alla «resurrezione».
Premette: «Non ho titoli per esprimermi sul Pdl, non faccio parte da tempo di un partito che non è mai nato. Guido con orgoglio Grande Sud. Ma se riparte Forza Italia, allora posso dire la mia».
È davvero convinto che vent’anni dopo funzioni?
«Assolutamente sì. Se oggi rinascesse Forza Italia con lo spirito del 94, dunque con gente nuova,col coinvolgimento vero della società  civile, allora l’entusiasmo sarebbe coinvolgente per vecchi e nuovi elettori. Impensabile invece se restano queste figure al comando».
Si riferisce agli attuali dirigenti del Pdl?
«Parliamoci chiaro. Alfano per tante cose è bravo. Ma fare il segretario di un partito non è mestiere suo».
E cosa la porta a trarre queste conclusioni?
«Prendiamo ad esempio la Sicilia, la sua regione, quella in cui dovrebbe essere più forte. Ecco. Non puoi partire dal 61-0, da sei presidenti di province su nove, da sei sindaci di capoluogo su nove e poi perdere tutto. Regione compresa. Per non dire delle amministrative in tutto il resto d’Italia, da due anni a questa parte. Ripeto, parlo da osservatore esterno. Ma dopo tante batoste, l’allenatore si cambia. Oppure ti porta in serie C».
A lei Alfano non sta simpatico, vecchie ruggini…
«A me non fa simpatia, vero, ma ha dimostrato di avere delle doti, da vicepremier farà  bene. La sua battuta infelice a Porta a Porta sulla Santanchè denota l’intenzione di resistere. Il consiglio che gli do, anzichè insultare Daniela, è di farsi da parte. La gente pretende una classe dirigente nuova. Lui ricopre già  parecchi incarichi».
Rinasce Forza Italia e Miccichè che fa?
«Se rinascerà  con lo spirito el’entusiasmo del ’94 non avrei esitazione a dare il mio contributo. L’importante sarà  recuperare quello spirito del fare che purtroppo mi sembra non caratterizzi molto questo governo».
Il governo Letta del quale lei fa parte, intende?
«Beh, un governo nel quale i ministri stentano a parlare tra loro. In cui – rivelo un particolare per me poco piacevole – succede che il sottosegretario alla Funzione pubblica con una consolidata esperienza sui fondi strutturali europei cerchi il premier per dare qualche suggerimento utile e si sente rispondere che si può rivolgere al capo di gabinetto. Da viceministro, con Tremonti erano scintille. Ma almeno ci si confrontava. Così, non si va lontano. E poi i rinvii su Iva, Imu, un pacchetto economico solo in parte soddisfacente…».
Sembra non escludere che la situazione precipiti. Vede crisi e elezioni in autunno?
«In questo momento non mi sento di escludere nulla. Nemmeno il voto, certo. Questo governo oggi c’è ma domani non si sa se reggerà . Ed è un’ipocrisia sostenere che la persecuzione giudiziaria di Berlusconi, di fronte alla quale nessuno ha mosso un dito, non avrà  ripercussioni. Ecco perchè l’operazione Forza Italia deve partire, siamo già  in ritardo».
Silvio o Marina candidati premier di Forza Italia
«Il presidente non ha giustamente voglia di abbandonare. Se si voterà  nell’arco di un anno, il candidato indiscusso resterà  lui. Oltre il 2014, nessuno meglio di Marina potrà  ricoprire quel ruolo. La conosco da vent’anni, donna straordinaria, è un leader nato. Mezza Italia si riconosce nel brand dei Berlusconi. E di Forza Italia».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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LA NUOVA “FORZA ITALIA”? UN BLUFF

Giugno 27th, 2013 Riccardo Fucile

SOLO UN’OPERAZIONE DI MARKETING CON NESSUNA NOVITA’… PERSINO GASPARRI E’ SCETTICO: “VEDREMO QUELLO CHE VERRA’ FUORI”

Rullino i tamburi, squillino le trombe: il Cavaliere resuscita Forza Italia. Di nuovo.
“Il progetto è avanzato e pressochè irreversibile”, ha annunciato Angelino Alfano l’altra sera a Porta a porta.
Certo, a molti è venuta una vertigine, tipo attacco di sindrome postraumatica da stress: “Il Pdl tornerà  al vecchio nome di Forza Italia”, era l’annuncio che giusto un anno fa (il 16 luglio 2012) Silvio Berlusconi faceva alla “Bild” – prodromo di molte riunioni e molti programmi poi svaniti con la fine dell’estate.
Comunque Daniela Santanchè, data in pole position come volto nuovo del ritrovato partito azzurro, è felicissima: “E’ inutile che mi chieda cosa pensi dell’idea di tornare a Forza Italia: perchè non è un’idea, è una certezza. E’ stato deciso: ci sarà , entro fine mese. Non ci saranno leader perchè Forza Italia è un partito presidenziale: il presidente sarà  Berlusconi e non ci saranno altri ruoli politici. Poi certo si discuterà  dei ruoli apicali, e spero di farne parte – come è oggi del resto”.
E Angelino Alfano, il segretario del Pdl, che fine farà ?
“Il ministro, se avrà  tempo, avrà  un ruolo operativo. Se non avrà  tempo, il ministro… Però lui ha ragione: è vero, come ha detto, che sono ‘contenta’ di esordire in Forza Italia. Essendo donna sono molto curiosa, mi piace esplorare le cose nuove: e poi, una cosa quando ce l’hai non l’apprezzi più, non la sai più valorizzare. Invece le novità  provocano entusiasmi”, aggiunge con tono perfido in direzione del “ministro” Alfano.
Entusiasmi a parte (come la Santanchè, anche l’amazzone Michaela Biancofiore, Giancarlo Galan, Denis Verdini e Daniele Capezzone), nulla o poco è ancora chiaro, in realtà , circa il progetto dei ritorno al partito azzurro.
Naturalmente, proprio come l’estate scorsa, Berlusconi sogna un partito leggero, simil americano, e poi immagina azzeramenti di vertici locali e nuovi imprenditori assoldati per reperire fondi; naturalmente nel Pdl vi sono malumori e scetticismi, da parte degli ex An e non solo.
Fabrizio Cicchitto non a caso precisa: “Sulle caratteristiche che il partito dovrà  assumere la discussione aperta, e non può certamente essere risolta a colpi di editti”.
Del resto, è ancora tutto molto vago.
Santanchè, per esempio, immagina che Forza Italia conviva per un periodo accanto al Pdl, e che magari “poi sia il Pdl a confluire in Forza Italia”.
Di tutt’altro avviso Maurizio Gasparri, che da sempre è scettico sui “ritorni al passato”, perchè “suscitano emozioni in chi l’ha vissuto ma non risolvono il problema”.
“Nelle linee che il Cavaliere ci ha fatto vedere l’estate scorsa, c’era l’idea di un Pdl che restava come perno dell’alleanza di centrodestra. Comunque di dettagli non si è ancora parlato”, precisa.
Senza chiarire fino in fondo se lui, a una nuova Forza Italia, si iscriverebbe o no: “Mi interessa il contenuto, più che l’abito. E sono contrario alla frammentazione. Vedremo che verrà  fuori”.
E forse Gasparri gioca d’anticipo prudente.
Spiega infatti una voce parlamentare del Pdl: “Rispetto all’estate scorsa qualcosa è cambiato: non ci sono più gli alleati con cui discutere”.
In effetti, mentre la Lega boccheggia, la gran parte degli ex An o è politicamente asfaltata (Alemanno, Polverini), o è andata in Fratelli d’Italia (La Russa, Meloni), o tenta di ricostruire una destra che appare davvero residuale; e al centro è tutta una maceria, da Monti a Casini.
Le resistenze al ritorno di Forza Italia, insomma – che certo ci sono – potrebbero essere più flebili rispetto a dodici mesi fa.
Scanso equivoci, il democristiano Gianfranco Rotondi si prenota per adottare il Pdl dismesso: “Avendo contribuito a fondare, e addirittura ideato il Pdl, ho il diritto di chiedere a Berlusconi se me lo lascia. Non vedo perchè dovrebbe negarmi il diritto al rottame”.

Susanna Turco

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GIUSTIZIA, STRAPPO DEL PDL “INTERVENIRE SU MAGISTRATURA”, IL PD “E’ PIRATERIA”

Giugno 27th, 2013 Riccardo Fucile

UN EMENDAMENTO IN COMMISSIONE AL SENATO RIAPRE IL CONFLITTO: NON ERA NEGLI ACCORDI DI PROGRAMMA

Blitz del Pdl in Commissione Affari Istituzionali del Senato. Con un emendamento al ddl per le riforme costituzionali il partito di Berlusconi crea uno strappo con le altre formazioni politiche e fa barcollare ancora di più gli equilibri.
La riforma della giustizia non doveva essere, secondo le indicazioni del presidente del consiglio Enrico Letta, una delle priorità  del governo.
«Strappo inaccettabile. E’ una pirateria della giustizia», commenta il Pd, «il ddl era un percorso già  definito e condiviso».
Soprattutto, con questa azione, subito condannata dal Pd, secondo i partiti è «venuto meno l’accordo» per tenere l’argomento della commissione dedicata alla modifica della Costituzione fuori dal pacchetto.
IL TEMA
Con il documento si chiede di intervenire anche e soprattutto sul titolo IV della seconda parte della Costituzione, quello che riguarda le prerogative e la disciplina degli organi della magistratura.
Su tutte le parti politiche però cala il monito del Governo che preme per un rapido passaggio del ddl alla Camera.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, si è detto «particolarmente stupito che le forze di opposizione abbiano chiesto di non calendarizzarlo».
Il ddl, ricorda, è il frutto «di una mozione che è un atto parlamentare – ha aggiunto – e le riforme sono un interesse condiviso».
LE REAZIONI
Una decisione che fa già  discutere.
Il primo firmatario dell’emendamento, il senatore del Pdl Donato Bruno, si è affrettato a chiarire che «non c’è stato alcun blitz del mio partito. Gli emendamenti sono stati consegnati quando non c’era alcuna sentenza relativa a Berlusconi».
Mentre Ignazio La Russa, ex Pdl ora transitato in Fratelli d’Italia, ammette che l’iniziativa potrebbe «aumentare le tensioni nel governo».
Il Pd non ci sta, «la strada era già  condivisa», secondo Danilo Leva, Presidente Forum Giustizia Partito Democratico e Alfredo D’Attorre, Responsabile Riforme politiche istituzionali della Segreteria nazionale Pd: «Per noi la riforma della giustizia non è un tabù, ma non si può prescindere da quelle che sono le garanzie di indipendenza della magistratura sancite dalla Carta Costituzionale. La giustizia non può essere il terreno su cui scaricare vicende estranee agli obiettivi di riforma e ammodernamento dell’assetto istituzionale». E ancora: «La Costituzione è materia delicatissima che va trattata con la massima prudenza possibile, senza strappi e senza blitz», spiega il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda.
Netto, invece, l’altolà  dei Cinque Stelle: «I fatti che riguardano le singole persone non devono incidere sul calendario della commissione Giustizia della Camera».
IL DISCUSSO EMENDAMENTO
Nell’occhio del ciclone è dunque l’emendamento firmato da tutti i membri del Pdl in commissione Affari Istituzionali al Senato, che modifica le competenze del Comitato dei 40, l’organo bicamerale che dovrà  scrivere le riforme costituzionali. L’emendamento 2.12 del Pdl, prevede che il Comitato studi i progetti di riforma «degli articoli di cui alla parte seconda della Costituzione».
Il ddl del governo dispone, invece, che il Comitato «esamini i progetti di legge di revisione costituzionale degli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione». Ma non il IV.

(da “il Corriere della Sera”)

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“BERLUSCONI DINASTY”: DOPO SILVIO ECCO MARINA, MA LEI SMENTISCE

Giugno 26th, 2013 Riccardo Fucile

BISIGNANI RIVELA: “E’ TUTTO PRONTO, PIGLIERA’ LE REDINI DEL PARTITO”… PARERI ENTUSIASTICI DELLE AMAZZONI SANTANCHE’, COMI E BIANCOFIORE

Dopo Silvio Berlusconi, ecco Marina.
E il Pdl è pronto a diventare un partito dinastico. L’investitura delle amazzoni berlusconiane c’è, così come le indiscrezioni, che danno per fatta la successione all’interno della famiglia. “Sarebbe una scelta molto seria”, se si farà  “sarò orgogliosa di stare in un partito guidato da lei, semplicemente perchè è una donna seria, preparata, coraggiosa. Proprio quello che ci serve. E non soltanto a noi, ma a tutto il Paese”.
Parola di Daniela Santanchè, candidata della prima ora a prendere la guida del Pdl, ma ora superata nella corsa dalla figlia del Cavaliere.
Nonostante l’appoggio ricevuto da vari esponenti del Popolo delle Libertà , dalla primogenita del Cavaliere arriva la smentita: ”Di fronte al ripetersi di indiscrezioni su un impegno in politica di Marina Berlusconi, non possiamo che ribadire quanto già  più volte detto in passato: si tratta di ipotesi che non hanno alcun fondamento”, scrive il suo portavoce in una nota.
Ma la Santanchè insiste: “Il Pdl non c’è più. E’ stata un grandissima intuizione di Silvio Berlusconi, ma poi è finito perchè non c’è più Fini, che se n’è andato, e quindi credo che si impone la decisione di ritornare a Forza Italia. Marina Berlusconi è bravissima. Non ha mai fatto politica? Meglio. Ha fatto tante cose nella vita e quindi può essere bravissima a farlo, meglio di tanti altri. E poi finalmente una donna. Il fatto della dinastia non la avverto come critica. Più Clinton o Kirchner? Ma negli Stati Uniti ci sono anche i Bush, i Kennedy… E gli Usa sono una democrazia molto avanzata”.
Un altro falco del centrodestra, Michaela Biancofiore, è ancora più diretta, individuando in Marina la risposta azzurra a Matteo Renzi. “Confermo quanto già  accennato nei giorni scorsi, noi un Renzi, molto più serio, preparato e affidabile, lo abbiamo e si chiama Marina Berlusconi” ha detto il sottosegretario alla Pubblica amministrazione e semplificazione, secondo cui “di fronte ad una sua discesa in campo, con dietro un padre oggi ancora più amato dal popolo italiano, non ci sarebbe speranza per nessun altro di conquistare il governo del Paese”.
Michaela Biancofiore, però, assicura che “deve essere una sua scelta e non può e non deve essere spinta a farlo”. Ma se Marina deciderà  di ereditare lo scettro del padre, “avrà  tutto il partito compatto alle sue spalle e soprattutto il rispetto di tutti, alleati ed avversari, quello che spesso è mancato indegnamente nei confronti di suo padre” ha detto la Biancofiore.
Sulla stessa linea d’onda anche un’altra donna ‘importante’ del Pdl, ovvero Lara Comi: ”Marina Berlusconi a capo di una Forza Italia 2.0 sarebbe un’ottima prospettiva. Spero che la rivelazione fatta oggi (ieri, ndr) in questo senso a Un Giorno da Pecora da Bisignani non sia una battuta giornalistica ma corrisponda al vero — ha detto la parlamentare — Marina è una grande imprenditrice, oltre che una donna forte e capace di farsi valere, nel lavoro come nella vita privata”.
La citazione di Lara Comi circa l’indiscrezione fornita da Luigi Bisignani non è una casualità .
Il faccendiere, infatti, non solo è stato il primo a parlare di Marina Berlusconi leader del Pdl, ma è andato anche oltre, sottolineando che il passaggio di consegne dal padre alla figlia è praticamente pronto.
”Ieri sera c’è stata una cena ad Arcore. Il presidente Berlusconi si è convinto che il dopo-Berlusconi è Marina” ha detto Luigi Bisignani a Radio2.
Ai conduttori che gli chiedevano se era a quella cena, Bisignani ha replicato: “Io non c’ero ma c’erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l’avvocato Ghedini“. Cosa hanno deciso?
“Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D’altra parte, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy“.
Non solo. A sentire Bisignani, la figlia dell’ex premier è stata fatta anche ‘testare’: “E’ stato fatto anche un sondaggio coi parlamentari del Pdl che è andato molto bene — ha detto — E poi c’è un altro fatto: loro cercavano un imprenditore. E Marina è un grande imprenditore”.
Il ritorno di Forza Italia con Marina Berlusconi leader, inoltre, sarebbe una possibilità  a cui stanno pensando più persone, tra cui imprenditori come Alessandro Benetton.
A confermarlo sempre Luigi Bisignani, che ha aggiunto: “So che sta studiando con un uomo che aveva già  fatto Forza Italia nel ’94″.
Il nome? “Paolo Del Debbio, professore di filosofia, quello che fece il programma nel 1994, credo sia uno di quelli più ascoltati”.
Quindi la ‘struttura’ è già  pronta? “Secondo me è tutto pronto”.
Chi potrebbe votare Marina Berlusconi? “Il popolo di Berlusconi che vuole votare Berlusconi ma che si rende conto che non può più votare Silvio, voterebbe Marina con grandissima gioia”. In uno scontro tra Marina Berlusconi e Matteo Renzi, chi vincerebbe?
“Sui problemi della giustizia, vincerebbe Marina”.

(da “La Repubblica“)

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