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RAGGI IN PAUSA DA STRESS, STARA’ FUORI ROMA QUALCHE GIORNO PER RIPOSARE

Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile

LE OPPOSIZIONI PROTESTANO: “RINVIARE IL CONSIGLIO STRAORDINARIO SULLA STABILITA’ DELLA GIUNTA”

La sindaca di Roma Virginia Raggi sarà  fuori città  per quattro-cinque giorni a partire da oggi. La prima cittadina avrebbe deciso di prendersi un periodo di break insieme al figlio fuori città , facendo anche seguito ai consigli dei medici che durante gli accertamenti all’Ospedale San Filippo Neri le hanno consigliato un po’ di riposo visti i ritmi degli ultimi mesi.
Sarà  di ritorno entro il weekend, comunque in tempo per la celebrazione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma che si terrà  sabato mattina in Campidoglio. Nel periodo di assenza di Raggi da Palazzo Senatorio sarà  il suo vice Luca Bergamo a farne le veci.
Raggi sarà  dunque assente in Aula domani, dove era attesa per intervenire al Consiglio comunale straordinario sulla stabilità  politica della giunta alla luce dei recenti fatti giudiziari riportati dalla stampa.
Il Consiglio comunale straordinario era già  stato rinviato a domani dalla scorsa settimana, quando la Raggi sarebbe dovuta partire per gli Stati Uniti, viaggio poi annullato per la bufera di neve a New York.
L’assenza della sindaca fa arrabbiare le opposizioni, a partire dal Pd, che chiede di aggiornare la seduta dal Consiglio.
Una ipotesi non scartata dal presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, che annuncia di aver convocato i capigruppo per domani alle 14 proprio per decidere se rinviare o meno l’audizione della Raggi.
“L’annunciato riposo della sindaca Raggi per i prossimi giorni è un grave sgarbo istituzionale, per il modo in cui viene comunicata la sua assenza nella seduta dell’Assemblea capitolina di domani 21 marzo e di quella di giovedì prossimo”, afferma in una nota Michela Di Biase, capogruppo del Pd capitolino.
“Si tratta di due riunioni importantissime: la prima la riguarda direttamente per le vicende giudiziarie a suo carico, la seconda invece attiene al nuovo progetto dello Stadio della Roma”.
“Da mesi — continua Di Biase – attendiamo in Aula un chiarimento relativo ai fatti, saliti agli onori della cronaca, che hanno interessato il suo staff e la stessa giunta. L’audizione sull’argomento – prosegue – è iscritta all’Odg della seduta dell’Assemblea capitolina di domani. E l’annuncio della Raggi di un break di riposo a partire da oggi è un modo del tutto anomalo e poco istituzionale di informare della sua assenza i consiglieri comunali. Chiediamo pertanto al presidente dell’Assemblea Marcello De Vito l’immediato aggiornamento della seduta straordinaria prevista sull’argomento iscritto all’Odg, la convocazione di una riunione dei capigruppo per fissare una nuova seduta con l’audizione della sindaca Raggi. È evidente che sui temi riguardanti le vicende dello staff della prima cittadina, le revoche e le nomine dei nuovi assessori, non siamo disponibili a ricevere comunicazioni da altri che non sia la sindaca stessa. A nessuno può essere negato il bisogno di seguire i consigli dei medici, ma la concomitanza di una sua insostituibile presenza in aula avrebbe consigliato maggiore riguardo istituzionale. All’appuntamento di domani infatti non sarà  sufficiente la presenza del suo vice Luca Bergamo”.
Alle opposizioni risponde, in tono conciliante, Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina:
“Nessuno sgarbo istituzionale nei confronti delle opposizioni visto che, durante la conferenza dei capigruppo di venerdì scorso, è stato confermato il Consiglio straordinario sulla stabilità  politica della Giunta capitolina. In aula è stato chiamato a riferire il vicesindaco Bergamo, capace di illustrare con esaustività  e completezza all’Assemblea quanto richiesto dai consiglieri del PD. In ogni caso, per un più ampio confronto con tutte le forze politiche, convoco una riunione dei capigruppo domani alle ore 14, prima che cominci il Consiglio. In quella sede potremo decidere se rinviare o meno l’audizione della sindaca Raggi”.

(da “Huffingtonpost”)

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“VIRGINIA RAGGI MI HA PRESO PER IL CULO”: LO SFOGO DEL PRESIDENTE GRILLINO DELL’ VIII MUNICIPIO ROMANO

Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile

PAOLO PACE COMMENTA LE SUE DIMISSIONI: “MI AVEVA PROMESSO MANO LIBERA SUGLI ASSESSORI, POI TRATTAVA CON LORO PER METTERE SOTTO ME”

Paolo Pace ha protocollato ieri le sue dimissioni da presidente dell’VIII Municipio.   Avrà  20 giorni, eventualmente, per ritirarle. E in un articolo a firma di Giovanna Vitale, Pace, che aveva continuato a negare nei giorni scorsi addirittura di averle date, se la prende con la sindaca Virginia Raggi:
Il problema è però che il minisindaco dell’VIII municipio, oltre a essere arrabbiatissimo, appare piuttosto determinato.
La sua non è più solo una questione politica: è soprattutto una rottura personale. Sul piano umano. «La Raggi mi ha preso per il culo», si è sfogato con un amico al telefono subito dopo la firma dell’addio.
«Mi aveva promesso mano libera sui nuovi assessori, si era impegnata ad allontanare il presidente del consiglio e il capogruppo che mi hanno sempre reso la vita impossibile. Ma mentre mi giurava lealtà , su un altro tavolo trattava con loro, per mettere sotto controllo me. Il presidente. Quello eletto dai cittadini per governare. Una delusione tremenda. Ma se pensano che farò marcia indietro sbagliano di grosso: stavolta hanno fatto male i conti».
Una ferita che neppure la telefonata pomeridiana con la sindaca sia riuscita a ricucire. «Mi potevi pure avvertire prima», lo ha subito rimproverato la Raggi.
«Mi pareva fosse chiaro che facevo sul serio quando venerdì scorso sono venuto da te portandoti le mie dimissioni non protocollate», la risposta brusca di Pace.
«Da allora non è cambiato nulla e io mi sono stufato di questi giochetti sulla pelle dei cittadini».

(da “NextQuotidiano”)

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SEI MILIONI DI TOPI PASSEGGIANO A ROMA: LA CITTA’ DELLA DOLCE VITA DEI RATTI

Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile

E IL M5S RIMEDIA L’ENNESIMA FIGURA BARBINA: PRIMA PRESENTA UNA DELIBERA SULLA DERATTIZZAZIONE, POI LA RITIRA, MANCAVA IL BANDO

Un altro figurone a 5 Stelle in Assemblea Capitolina.
La maggioranza M5S ha stralciato una delibera dall’ordine dei lavori che prevedeva di affidare ad AMA i servizi di derattizzazione e disinfestazione da specie infestanti a Roma.
Una deroga prevista lo scorso anno dall’ex commissario straordinario Francesco Paolo Tronca in occasione del Giubileo. E che i 5 Stelle volevano replicare.
Le osservazioni pregiudiziali sulla legittimità  della delibera sono partite appena dopo l’inizio della discussione. Anche se l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, illustrando il provvedimento aveva spiegato che “questo non è un affidamento diretto, perchè non si impegnano fondi dell’amministrazione ma del bilancio di Ama, e abbiamo già  chiesto il parere del Segretariato generale”.
La Montanari aveva   difeso successivamente il provvedimento: “Questo è un atto in piena coerenza con quanto già  approvato in passato dall’Assemblea capitolina, un provvedimento di assoluta legittimità  giuridica per evitare l’emergenza con lo stanziamento di 1,2 milioni di euro”.
Ma dopo una consultazione con gli uffici, il M5S ha richiesto e approvato il rinvio della delibera.
Ufficialmente per poter svolgere ulteriori approfondimenti. Anche perchè mancavano il parere dell’Avvocatura Capitolina e del segretario generale. Per affidare il servizio serve un bando e ha buon gioco l’opposizione: “ma non era il M5S a chiedere trasparenza e onestà ? Cosa c’è di più onesto e trasparente di una gara con regole certe?».
Non c’è un dato scientifico che testimoni quanti siano i ratti in città . Ma secondo alcune ricerche sarebbero in un rapporto di 2 a 1 cioè il doppio della popolazione residente. Ovvero, oltre 6 milioni di topi.
Sono tre le tipologie – spiegava qualche tempo fa a Repubblica Valeria Paradiso, responsabile operativa dell’ufficio tecnico di Anticimex – presenti a Roma. Il topo domestico, i ratti delle fogne (i più presenti) e il ratto nero delle vegetazioni. La causa principale va ricercata nei sacchi di immondizia che tracimano dai cassonetti. Ultimamente Pietro Lepore, presidente dell’associazione via Veneto, sul Corriere della Sera aveva raccontato l’invasione dei roditori nella strada della Dolce Vita.
A testimoniarlo la foto di un topo bloccato a due passi dal tavolo dell’Excelsior dove era seduto un ambasciatore.

(da “NextQuotidiano”)

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STADIO ROMA, IL PIANO DI MARINO PREVEDEVA PRIMA LE OPERE PUBBLICHE FINITE E POI LO STADIO, QUELLO DELLA RAGGI NO

Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile

CALCIO D’INIZIO ANCHE SENZA PONTE E SVINCOLO, COME CAMBIA IL PROGETTO, CAPITOLO PER CAPITOLO

Come cambia il progetto dopo l’intesa tra la giunta M5S e la società  giallorossa?
Ecco un confronto tra la delibera del 2014 e la bozza di accordo raggiunto fra Raggi e l’As Roma.
La prima prevedeva 16 treni/ora con il prolungamento della metro B e aumento dell’offerta sulla Roma-Lido.
Ora, stando alle dichiarazioni della sindaca, la Roma realizzerà  la nuova stazione Tor di Valle e un paio di treni nuovi, ma nulla più.
Così dovrà  intervenire la Regione, che ha già  finanziato per 180 milioni il restyling della linea.
Il Ponte di Traiano, in origine a carico dei privati, verrà  costruito con 140 milioni già  stanziati dal Cipe per il Ponte dei Congressi
Un fine accordo politico o un regalo ai costruttori?
La partita dello stadio della Roma è tutt’altro che chiusa. Virginia Raggi, dopo l’intesa di massima raggiunta con i vertici della società  giallorossa e dell’Eurnova Spa di Luca Parnasi, dovrà  lavorare per il prossimo mese per trasformare il procedente progetto in un piano compatibile con la visione politica del M5S e sostenibile dal punto di vista dei trasporti e dei servizi alla città .
La sindaca oggi è stretta fra due fuochi: da una parte i sostenitori del vecchio progetto, con a capo l’ex primo cittadino Ignazio Marino, che le rinfacciano di aver sacrificato opere pubbliche fondamentali per recuperare cubature verticali (le famose torri di Libeskind) che non consumano suolo; dall’altra, gli oltranzisti del M5S, che avrebbero voluto l’annullamento completo della delibera-stadio e la proposta di un nuovo sito (Pietralata o Tor Vergata), continuando a considerare il nuovo accordo una “mera speculazione edilizia”.
IMPIANTI SPORTIVI
Delibera Marino
Partiamo dalla parte sportiva, quella essenziale. Nella delibera del 2014 si prevede lo stadio vero e proprio da 60.218 posti, con il campo da calcio e l’area sottostante per i servizi (uffici, reception, sala conferenze, ecc). L’impianto è previsto al posto dell’attuale ippodromo, la cui tribuna, realizzata dall’architetto Julio Lafuente nel 1959, è interessata da un’istruttoria di vincolo da parte del Ministero Beni Culturali. Di fianco, c’e’ la cosiddetta Nuova Trigoria, con i campi di allenamento, la Hall of Fame giallorossa e altri servizi utili alla società . Quindi, tutte le opere a supporto, come la connettività  interna, i parcheggi pubblici in standard Coni e gli altri servizi minimi come fognature ed elettrodotti.
Bozza accordo Raggi
La modifica più importante potrebbe riguardare il numero dei posti a sedere, che scenderebbero a quota 55.000: lo Juventus Stadium ne conta 41.507. Basteranno? Quest’anno la Roma ha fatto registrare appena 18.000 abbonati, contro i 23.000 della stagione 2015/2016 e i 26.000 del campionato 2014/2015, numeri però “drogati” dalla contestazione anti-barriere all’Olimpico. Seppure siano lontani i tempi del record dei 48.687 nell’annata 2002/2003, una squadra molto competitiva e un impianto accogliente potrebbero spingere tranquillamente il numero dei tesserati oltre quota 30.000. Inalterato il progetto della Nuova Trigoria con i campi e il museo. Prevista anche una contestuale lieve riduzione dei parcheggi. Lo stadio non dovrebbe essere spostato rispetto al progetto precedente
BUSINESS PARK E COMMERCIALE
Delibera Marino
La parte più controversa di tutta la vicenda. Come si evince dalla cronologia della delibera 132/2014, il carico di cubature verticali fu proposto dalla giunta Marino alla Eurnova Spa per aumentare le opere civili da realizzare a suo carico e giustificare l’interesse pubblico dell’opera. Da questo presupposto nascevano le tre torri disegnate dall’archistar Daniel Libeskind, alte 100 metri e “ispirate a Piranesi”, le quali andavano a comporre una parte dei 336.000 mq (contro i 49.000 mq della parte sportiva) destinati ad un’area commerciale situata a nord dell’impianto.
Bozza accordo Raggi
Come noto, le torri di Libeskind sono state cancellate di netto dal progetto. Questo ha permesso alla giunta Raggi di recuperare il 50% delle cubature totali, il 60% se consideriamo solo l’area business. Di gran lunga inferiore il risparmio sul consumo del suolo, dato che al posto delle torri dovrebbero essere realizzati tre edifici da massimo 10 piani, in linea con la definizione di “skyline” vigente nella Capitale, che non vuole strutture più alte della Cupola di San Pietro. Il taglio, comunque sia, dovrebbe permettere al progetto di rientrare nel limite di edificazione di 300.000 mq previsto dal piano regolatore generale per l’area di Tor di Valle, considerando che anche i parcheggi e gli altri servizi (non dovendo servire più grattacieli da decine di piani) saranno ridimensionati
TRASPORTO SU FERRO
Delibera Marino
Previsto il potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico su ferro a servizio dell’area di Tor di Valle e della città  con frequenza di 16 treni/ora nelle fasce orarie di punta, attraverso il prolungamento della linea B della Metro fino a Tor di Valle — costo stimato di 50,45 milioni di euro — e contestuale potenziamento della ferrovia Roma-Lido, “prevedendo tutti gli interventi di ammodernamento e di attrezzaggio necessari al raggiungimento del livello di esercizio di cui sopra”, con l’adeguamento della nuova stazione di Tor di Valle e la realizzazione di un collegamento ciclo-pedonale con la stazione ferroviaria di Magliana sulla linea FL1 (costo stimato di 7,5 milioni di euro). Da valutare, in una fase successiva, anche un ulteriore prolungamento della Metro B fino alla stazione della FL1 di Muratella.
Bozza accordo Raggi
Salta completamente il prolungamento della linea B: ciò vuol dire che per raggiungere lo stadio in metropolitana bisognerà  scendere a Piramide e poi prendere la Roma-Lido. Il trenino per Ostia ora è il vero nodo. Stando alle dichiarazioni congiunte Raggi-Baldissoni, la Roma assicurerà  la realizzazione della nuova stazione Tor di Valle e un paio di treni nuovi. Non molto. La Roma-Lido è la peggiore tratta pendolari d’Italia (dati Legambiente) e dovrà  portare 30mila persone allo stadio. Di vitale importanza, a questo punto, diventa il progetto della Regione Lazio che ha già  finanziato per 180 milioni il completo restyling della linea: il piano esecutivo, non collegato al progetto-stadio, sarebbe dovuto partire a maggio con un bando di gara, ma pesa sulla vicenda il ricorso della società  francese Ratp, che si è vista bocciare il project financing in conferenza dei servizi. Dall’entourage di Nicola Zingaretti assicurano di essere in grado di alzare la frequenza fino 12 treni/ora (uno ogni 5 minuti). “Il primo stanziamento di 180 milioni per trasformare la Roma Lido in metro di superficie — spiega Calabrese — opera su cui vigileremo con la massima attenzione, fa parte di un programma più ampio che arriva fino a 400 milioni e che modernizzerà  la linea per chi va allo stadio, ma soprattutto per i 300mila romani che vivono nel X Municipio”. Allo stato attuale, tra l’altro, non risulta compreso nell’accordo il collegamento ciclopedonale con la stazione ferroviaria di Magliana, che a sua volta serve il treno regionale per l’aeroporto di Fiumicino (difficile da potenziare): un’opera poco costosa — appena 7,5 milioni — ma fondamentale, che però non dovrebbe avere difficoltà  ad essere reinserita. “Il ponte ciclopedonale rimane — assicura ancora il consigliere M5S — come rimangono tutte le altre realizzazioni minori, e le clausole, fra cui il completamento delle opere pubbliche prima delle private, così come peraltro previsto per legge”
VIABILITA’ STRADALE
Delibera Marino
La giunta di centrosinistra aveva imposto ai privati l’adeguamento di Via Ostiense e Via del Mare — le due strade sono parallele e adiacenti — fino al raccordo con il GRA, per un costo stimato di 38,6 milioni, più interventi per la messa in sicurezza nel tratto urbano fino al nodo di Marconi. Inoltre, si pretendeva la realizzazione di un nuovo tratto di raccordo tra l’autostrada Roma-Fiumicino (viadotto della Magliana) e Via Ostiense/Via del Mare, con un nuovo ponte sul Tevere (cosiddetto Ponte di Traiano), compreso lo svincolo di connessione con la Roma-Fiumicino, costo stimato di 93,7 milioni di euro. Il nuovo ponte sarebbe andato ad aggiungersi al Ponte dei Congressi, distante un paio di chilometri e già  finanziato dal Cipe per 140 milioni di euro.
Bozza accordo Raggi
Resta sicuramente l’adeguamento di Via Ostiense e Via del Mare, pare però solo fino alla zona dello stadio: è possibile che il Comune debba addossarsi il costo dei restanti 2 km. Ipotesi rigettata da Calabrese: “L’adeguamento delle vie del Mare/Ostiense, che nella delibera Marino era previsto dal Gra solo fino a Tor di Valle, è stato esteso al nodo Marconi”. Per quanto riguarda i collegamenti con l’altra riva del Tevere, non è stato nominato nelle priorità  lo svincolo del viadotto della Magliana. Ciò vuol dire che toccherà  alla parte pubblica accollarselo. Il Comune di Roma ha intenzione chiedere al Cipe di rinunciare ai 140 milioni stanzianti per il Ponte dei Congressi — che ha ricevuto parere favorevole, ma che deve essere quasi riprogettato per via delle numerose prescrizioni — e di destinare quei fondi al Ponte di Traiano, il cui progetto verrebbe “regalato” dalla Roma. “In base a varie simulazioni sui flussi — spiega il consigliere — verrà  realizzato un solo ponte sul Tevere. Abbiamo già  appurato che con le economie sul ponte dei Congressi si potranno realizzare altre opere per rendere adeguato il sistema della mobilità  pubblica su ferro nella stessa area”. Il problema è che l’opera finirebbe nella cosiddetta “Fase 2” a cui ha accennato Virginia Raggi, non vincolata al primo calcio d’inizio nel nuovo impianto
COLLEGAMENTO FLUVIALE
Delibera Marino
Nella previsione di rendere il Tevere navigabile, la giunta Marino aveva chiesto alla Roma di prevedere anche la realizzazione di due attracchi per imbarcazioni fluviali gestite da un’azienda comunale, uno a servizio del nuovo Parco Fluviale e uno a servizio dello stadio.
Bozza accordo Raggi
L’approdo fluviale è stato stralciato dal nuovo accordo, anche in relazione alle controindicazioni poste dall’Autorità  di Bacino del Tevere.
PARCO DEL TEVERE
Delibera Marino
La delibera 132 impone alla Roma di realizzare un “landscape plan” per “tutti i 34 ettari di parco che circondano l’area e si affacciano sul Fiume Tevere”. L’idea è di creare un parco fluviale con un importante sistema di videosorveglianza a copertura di tutta l’area.
Bozza accordo Raggi
Il progetto del parco fluviale è stato confermato ma il Comune di Roma, se lo riterrà  necessario, dovrà  provvedere autonomamente alla videosorveglianza.
RISCHIO IDRAULICO
Delibera Marino
La delibera prevede un investimento di 5 milioni per la messa in sicurezza idraulica del Fosso di Vallerano e il consolidamento dell’argine del Tevere nei pressi della confluenza del fosso. L’opera è fondamentale perchè oggi l’area dove dovrebbe sorgere lo stadio fa da “bacino” per le acque piovane e di esondazione del fiume, le quali altrimenti provocherebbero l’alluvione del quartiere di Decima.
Bozza accordo Raggi
L’opera è stata confermata e messa in cima alle priorità  del nuovo patto.
RISCHIO IDROGEOLOGICO
Delibera Marino
Negli atti ufficiali approvati in Campidoglio non c’e’ traccia di alcun rischio idrogeologico inerente i terreni dove sono previsti lo stadio e il business park.
Bozza accordo Raggi
Durante la conferenza dei servizi in Regione Lazio, le associazioni ambientaliste hanno più volte fatto presente il rischio di tenuta degli edifici previsti rispetto a un’area alluvionale nell’ansa del Tevere. Un rischio, tuttavia, mai certificato da alcuna prescrizione tecnica in merito. L’argomento era stato ripreso, in parte, dal leader del M5S, Beppe Grillo, che nelle ore immediatamente precedenti all’accordo aveva anche ipotizzato uno spostamento del progetto stadio da Tor di Valle. Comunque sia, lo stralcio delle torri di Libeskind ha mitigato anche i timori dei più “diffidenti”.
ECOCOMPATIBILITA’ EDILIZIA
Delibera Marino
All’ultimo punto delle prescrizioni contenute in delibera, si afferma testualmente che “per tutte le opere relative al progetto di realizzazione dello stadio e del complesso edilizio ad esso connesso, è obbligatoria l’adozione di materiali da costruzione ecocompatibili e di tecnologie, le più avanzate messe a disposizione dalla ricerca scientifica, per l’ottenimento del massimo dell’efficienza e risparmio energetico, con il ricorso alle fonti rinnovabili e agli apparati tecnologici di ultima generazione”.
Bozza accordo Raggi
Il concetto è stato confermato e ribadito da Virginia Raggi a margine del nuovo accordo. “Stiamo trattando per ottenere tutti gli edifici in categoria Casa Clima A — conferma Calabrese — spazi aperti con standard qualitativi massimi, e in convenzione sarà  fondamentale stabilire i criteri progettuali propri dell’architettura bioclimatica e della permacultura”
PROPRIETA’ DELLO STADIO
Delibera Marino
Come noto, l’impianto non sarà  di proprietà  dell’As Roma Spa, ma di una società  chiamata Stadio Tdv Spa, partecipata As Roma SPV LLC — con sede nel Delaware (Usa), partecipata da James Pallotta, Michael Ruane, Thomas Dibenedetto e Richard d’Amore — e dall’Eurnova Spa di Luca Parnasi. L’ “utilizzo” — quindi non la “gestione” — dell’impianto, tuttavia, è concesso “in modo prevalente per la durata di anni 30 alla AS Roma S.p.A.” seppur “opponibile a terzi in caso di vendita”. Si precisa che “l’impianto sportivo dovrà  essere sine die vincolato a tale destinazione, garantendo la strumentalità ” e che “i suddetti accordi e impegni dovranno essere formalizzati prima della stipula della convenzione urbanistica che ne dovrà  dare atto”. Una nota del 2014 di Mark Pannes, Ceo della Stadio Tdv, ha precisato ulteriormente che vi sarà  “il riconoscimento di un diritto di prelazione in favore della Società  sportiva in caso di trasferimento dello Stadio e la partecipazione della As Roma S.p.A. agli utili generati dall’impianto”.
Bozza accordo Raggi
L’argomento non è stato ufficialmente trattato, ma è possibile che si chieda a James Pallotta e ai suoi di fornire maggiori rassicurazioni alla società  sportiva e ai tifosi giallorossi circa il futuro dell’impianto e, magari, di aumentare ulteriormente il periodo di tempo di “utilizzo prevalente”.
CONSUNTIVO COSTI PUBBLICO/PRIVATO
Costo privato
L’investimento iniziale su tutto progetto-stadio da parte della Roma era di circa 1 miliardo e 657 milioni di euro totali, ma con tutte le modifiche ipotizzate il costo dovrebbe scendere a quota 700 milioni. La Roma risparmierà  circa 600 milioni di euro sui 626 milioni previsti per la costruzione delle torri di Libeskind, questo perchè restano comunque gli edifici bassi e l’albergo. Inoltre salteranno tutta una serie di opere, fra cui quelle più costose sono il ponte carrabile (42 milioni), lo svincolo autostradale (47 milioni) e il prolungamento della linea B (54 milioni di euro). Andranno quindi ricalibrate le opere standard, come i parcheggi, facendo scendere il conto dai 154 milioni iniziali ai circa 100-110 milioni del nuovo accordo. Da limare al ribasso anche i costi sulle opere confermate (stazione Tor di Valle, Via del Mare/Ostiense) e da scorporare le opere minori (sottopassaggio, videosorveglianza, pontili sul Tevere).
Costo pubblico
Come detto, la Regione Lazio si occuperà  dell’efficientamento della Roma-Lido (180 milioni) mentre il Cipe, se accoglierà  la richiesta del Comune, finanzierà  con 140 milioni — già  comunque destinati al Ponte dei Congressi — lo svincolo sulla Roma-Fiumicino con contestuale Ponte di Traiano. Va ribadito che si tratta di opere che sarebbero state realizzate comunque. Non è ancora chiaro se il Campidoglio dovrà  sborsare i 7,5 milioni per il ponte ciclopedonale che collega alla stazione Magliana della ferrovia regionale (opera comunque importante). Salvo quest’ultima voce, il Comune potrebbe non essere costretto a flussi di cassa in uscita, sebbene si debbano registrare i mancati introiti per alcune decine di milioni di euro derivanti dagli oneri concessori che la Roma avrebbe pagato per realizzare i grattacieli
TEMPISTICHE E ITER BUROCRATICO
Delibera Marino
Con l’ok definitivo della Conferenza dei Servizi, la Roma sperava di poter dare giocare la prima partita nel nuovo stadio nell’estate del 2019. Soprattutto, la delibera voluta da Ignazio Marino e Giovanni Caudo vincolava il primo calcio d’inizio al completamento di tutte le opere di servizio previste, al fine di evitare quanto accaduto nella Capitale negli anni precedenti, ovvero l’edificazione privata senza le collegate opere di urbanizzazione.
Bozza accordo Raggi
Entro fine marzo il proponente dovrà  presentare un secondo progetto, che dovrà  passare in Assemblea Capitolina affinchè venga approvato di nuovo l’interesse pubblico (il dibattito nella maggioranza M5S e’ molto serrato). A quel punto, si tornerà  in conferenza dei servizi il 5 aprile, in Regione Lazio, dove c’e’ il rischio di dover ricominciare da capo, analizzando soprattutto la questione trasporti e viabilità . Difficile che si possa far scendere in campo i giallorossi per una gara ufficiale prima del 2020. Non solo. Le opere finanziate da parte pubblica, come la Roma-Lido e il ponte sul Tevere, saranno slegate dal progetto-stadio: sulla prima vige il classico “cauto ottimismo”, nonostante incomba il ricorso della Ratp che potrebbe rallentare l’iter, mentre sulla seconda i tempi potrebbero allungarsi a dismisura, tanto da portare Virginia Raggi a inserire l’opera nella cosiddetta “seconda fase”.

Vincenzo Bisbiglia
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL NUOVO CITY MANAGER DELLA RAGGI PERCEPIRA’ 170.000 EURO DI STIPENDIO

Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile

LA NOMINA DI FRANCO GIAMPAOLETTI SCATENA LA POLEMICA DOVE IL BUE DICE CORNUTO ALL’ASINO

Franco Giampaoletti è il nuovo direttore generale di Roma Capitale. La scelta della sindaca Virginia Raggi è stata recepita da una delibera della Giunta Capitolina che autorizza l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato ex art. 108 del Tuel, con durata corrispondente al mandato della stessa sindaca. È quanto rende noto il Campidoglio.
Il Comune ha fatto sapere che verrà  attribuito al dottor Giampaoletti un trattamento economico annuo lordo complessivo pari a 170.000 euro, integrato da 10.000 euro annui lordi in caso di raggiungimento degli obiettivi determinati dalla Sindaca.
Lo stipendio di Giampaoletti ha fatto partire una polemica tra il MoVimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia: «I grillini, non contenti dei disastri e delle indagini in corso su alcune nomine in Campidoglio, hanno pensato bene di creare una nuova figura ad hoc alla quale elargire ben 170 mila euro annui, quella del ‘city manager’», hanno dichiarato in una nota congiunta gli esponenti di Fdi-An Fabrizio Ghera, capogruppo in Campidoglio, e Andrea De Priamo, vicepresidente dell’Assemblea Capitolina.
«Un ruolo che peraltro oltre da essere un doppione, visto che esistono già  dirigenti che ricoprono in Comune incarichi simili, rappresenta una spesa ingente per le casse capitoline — aggiungono -. Non solo, ancora una volta la premiata ditta Grillo-Casaleggio, in linea con la ‘nordizzazione’ della Capitale, invia a Roma un altro forestiero, che in Unicoop Tirreno come apicale al personale percepiva 132 mila euro, e che il sindaco Raggi ha deciso invece di premiare — alla faccia dei romani — con uno stipendio ben più generoso”.
Non ha tardato ad arrivare la risposta del capogruppo M5S in Assemblea Capitolina Paolo Ferrara: “Sarebbe fantastico se qualche nostro collega, fresco di proroga delle indagini che lo riguardano, si informasse prima di dare fiato alle corde vocali”, ha detto Ferrara in una nota, riferendosi all’indagine su Alemanno e Ghera in relazione all’ippodromo delle Capannelle.
E poi: «Il dottor Giampaoletti, per venire a Roma a coadiuvare l’amministrazione nell’immane opera di efficentamento della macchina comunale, ha rinunciato a ben 70mila euro in più all’anno che avrebbe guadagnato se solo fosse rimasto a fare il lavoro che faceva prima. Noi crediamo che un tale atteggiamento sia moralmente meritevole e da esempio per tanti altri».
“Poi — aggiunge Ferrara — il suo stipendio è ben al di sotto del corrispettivo del Comune di Milano, città  complessa ma mai paragonabile a Roma, ed è uguale a quanto percepiva nello stesso ruolo a Genova, la cui complessità  non è minimamente paragonabile a quella della capitale d’Italia. Quindi, in conclusione, sarebbe meglio che certi consiglieri pensassero più ai propri guai e prendessero appunti su come si fa l’interesse dei cittadini, non quelli personali e particolari”, conclude.
Nato ad Ancona l’1 febbraio 1961, dal settembre 2015 Giampaoletti è stato direttore generale del Comune di Genova, per il quale ha svolto anche il ruolo di delegato alla gestione dei rapporti con la Citta Metropolitana.
La più recente esperienza professionale lo ha visto invece direttore delle Operations Interne in Unicoop Tirreno, società  che conta circa 500 dipendenti e 1 miliardo di euro di fatturato annuo.
Manager per oltre 20 anni nelle aree Risorse Umane e Corporate Legal & Compliance, il nuovo direttore generale del Campidoglio ha lavorato per diverse aziende industriali con organizzazione multinazionale, sviluppando competenze specifiche in analisi dei processi, gestione del cambiamento organizzativo, ristrutturazioni e riorganizzazioni, gestione delle crisi.

(da “NextQuotidiano”)

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CAMPIDOGLIO, CIO’ CHE RESTA DEL FENOMENO RAGGI NOVE MESI DOPO

Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile

DAL CASO MURARO ALL’ARRESTO DEL BRACCIO DESTRO MARRA, TUTTE LE TAPPE DEL VIRGINIA-GATE

La fotografia del sondaggio Izi sull’amministrazione di Virginia Raggi ci restituisce un’immagine precisa della realtà : quasi un elettore 5Stelle su due non voterebbe di nuovo per la attuale sindaca.
Da giugno a oggi, dunque, la prima donna a conquistare il Campidoglio ha perso una valanga di consensi.
La fine della luna di miele è stata traumatica, provocata da una serie impressionante di errori, e le cifre del sondaggio ne rappresentano la somma finale.
Lo stato di degrado in cui versa la città  è un’esperienza che ogni romano fa tutte le mattine: mentre attraversa strade sporche; con auto in doppia fila e bancarelle che tracimano dai marciapiedi; mezzi pubblici ormai allo stremo; vigili ridotti a guardie delle buche che nessuno è in grado di aggiustare; il servizio rimozioni auto che è un ricordo; e via elencando l’odissea quotidiana.
Poi c’è l’altro fronte, quello giudiziario, che ha fatto il resto del disastro, provocando un’erosione di quel gradimento record che al secondo turno delle elezioni aveva sfiorato il 70 per cento.
Basta ricordare alcune tappe fondamentali del Virginia- gate: indagata l’assessore Paola Muraro, costretta poi a dimmetersi; indagata Raggi stessa. Arrestato Raffaele Marra, responsabile del Personale (e fino a quel momento suo potente braccio destro e consigliere), tuttora in cella; indagato Salvatore Romeo, quelle delle polizze vita sparse qua e là , ma soprattutto intestate alla sua Virginia.
Infine da annotare le numerose defezioni che hanno colpito la giunta dalla nascita, la più fragorosa delle quali è stata quella dell’assessore Paolo Berdini, fiore all’occhiello della squadra, ma che dopo un lungo braccio di ferro (soprattutto sulla vicenda dello stadio della Roma a Tor di Valle) ha mollato la poltrona
Insomma, una serie di sventure che avrebbero stroncato chiunque. Ma non la giovane sindaca, che nonostante tutto, imperturbabile all’apparenza, continua a dire che ce la farà .
A completare un quadro di per sè complicato c’è poi il confronto fra il sondaggio che pubblichiamo oggi e i dati nazionali, che continuano a registrare un incremento dei grillini, ormai quotati come primo partito in Italia, oltre il 30 per cento
La disaffezione dei grillini romani è ancora più grave se posta in relazione dunque al resto del Paese, dove le disavventure di Raggi & Co. non sembrano far breccia.
I risultati del sondaggio dimostrano in modo plastico che il passaggio dalla campagna elettorale (durante la quale si può dire e promettere tutto) alla realtà  produce un tragico scollamento: alla prova dei fatti non si sfugge e non si può essere di lotta (a fianco dei tassisti, per esempio) e di governo.
Dire no sempre e comunque, che è la cifra dei 5Stelle, non si coniuga con la responsabilità  di governare una capitale complessa come Roma
Il grillismo è un Movimento di opinione che non è ancora riuscito a fare il salto.
Nella gestione della crisi di Roma, dalla spazzatura allo stadio, è venuta fuori la fragilità  di una gestione che lasciata da sola ha combinato solo pasticci: Beppe Grillo, il padre fondatore e il tutore del Movimento, è dovuto tornare a occuparsi da vicino delle beghe capitoline, dando spesso l’impressione di essere il vero sindaco della Capitale.
Una Raggi commissariata non piace al mondo grillino, che sperava di meglio. E forse lo meritava.

(da “La Repubblica”)

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SONDAGGIO CATASTROFE PER LA RAGGI: UN GRILLINO SU DUE NON LA VOTEREBBE PIU’, OGGI PRENDEREBBE SOLO IL 17,2% CONTRO IL 35,2%

Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile

CROLLA IL GRADIMENTO DELLA SINDACA: IL 70% NON APPREZZA IL SUO OPERATO, SOLO IL 22% SI FIDA ANCORA

Neanche l’operazione stadio della Roma, che nelle intenzioni dei vertici del Movimento avrebbe dovuto rilanciare l’immagine di Virginia Raggi facendole riguadagnare quel gradimento perso per strada dal giorno delle elezioni fino a oggi, è riuscito a smuovere il giudizio negativo che ormai la maggioranza dei romani nutre nei confronti della sindaca. Quasi il 70% dei cittadini dell’Urbe dichiara infatti di non apprezzare il suo operato, contro un risicato 22% che invece continua ad avere fiducia nelle sue capacità  di governare la capitale d’Italia.
Una erosione costante e progressiva del consenso, trainata dal forte scontento che monta anche tra gli elettori grillini, quelli che a giugno tinsero di giallo 12 municipi su 14 e consentirono alla candidata Cinquestelle di entrare in Campidoglio con una percentuale mai registrata prima.
A neanche nove mesi dal trionfo, circa il 40% di chi allora votò la candidata Raggi non apprezza quanto fatto sinora, mentre quasi il 52% si mostra ancora fiducioso, con una percentuale di indecisi tuttavia in netta flessione, segno che chi prima aveva sospeso il giudizio in attesa dei risultati (che però faticano ad arrivare) ha virato sul negativo.
È quanto emerge dal sondaggio effettuato dalla società  di rilevazione Izi su un totale di 1.048 interviste condotte fra il 3 e il 6 marzo.
Laddove emerge che, appunto, a bocciare la sindaca 5S sono ormai il 67,2% dei romani, poco meno di 7 su 10, con il 39,4% di grillini che condividono questo sentimento diffuso in città .
Tant’e che se si rivotasse oggi Virginia Raggi raccoglierebbe appena il 17,2 per cento dei voti, contro il 35,2 registrato al primo turno delle ultime amministrative: esattamente la metà  di quanto incassato appena nove mesi fa e piuttosto in fretta dilapidato.
Per rendersene conto, d’altra parte, basta fare l’elenco degli elettori pentiti: da Cesare Romiti a Fiorella Mannoia, si fa ogni giorno piu lunga la lista di chi, dopo averla vista all’opera, dichiara che non rifarebbe più quella scelta.
“Ciò che più colpisce – spiega l’ad di Izi Giacomo Spaini – è la costanza con cui cala non solo il gradimento nei suoi confronti, ma pure lo sgradimento, dovuto in gran parte al fatto che a scendere di molto è la percentuale di indecisi fra gli elettori grillini: significa che chi a novembre, data della nostra ultima rilevazione, era ancora incerto e perciò determinato a concedere ancora tempo alla Raggi, oggi – di fronte a una città  ancora sporca, piena di buche, coi trasporti mal funzionanti, le società  che continuano a macinare debito e la paralisi nei municipi che penalizzano i servizi, ha perso la pazienza”.
In più, osserva Spaini, “l’effetto stadio non c’è stato. E questo ha sorpreso anche noi. Evidentemente questa operazione, spacciata come un grande successo politico dei Cinquestelle, non è stata vissuta dalla città  come qualcosa in grado di migliorare la qualità  della vita”
È il confronto con i sondaggi precedenti a fotografare la frana: nel novembre scorso, dopo 5 mesi di governo, un terzo dei romani giudicava ancora bene l’operato della Raggi (il 30,6%), oggi solo uno su quattro (il 21,9); mentre il 59,3 sosteneva che stava facendo male, contro il 67,2 di oggi.
Negli ultimi quattro mesi, dunque, la percentuale di giudizi negativi ha subito un’impennata di 7,6 punti (quasi 2 al mese) e i giudizi positivi sono calati del 5,6%.
Mesi durante i quali è accaduto di tutto: l’arresto per corruzione del braccio destro Raffaele Marra, il commissariamento della giunta per mano di Grillo- Casaleggio, l’avviso di garanzia notificato alla sindaca e le drammatiche dimissioni di Paolo Berdini. Una slavina che he la marcia indietro sullo stadio non è riuscita ad arginare.

(da “La Repubblica”)

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TROPPI EX PD SCELTI DALLA GIUNTA RAGGI: PROTESTE DELLA BASE

Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile

CONTESTATO IL RUOLO DEL VICESINDACO LUCA BERGAMO CHE PIAZZA LE SUE CONOSCENZE

Ci sono troppi ex Partito Democratico scelti dalla Giunta Raggi.
Dopo il caso di Luca Montuori, che ha rivendicato il suo passato di veltroniano in un’intervista alla vigilia della sua nomina come assessore all’urbanistica, il MoVimento 5 Stelle comincia a vedere come il fumo negli occhi il vicesindaco Luca Bergamo, di cui lo stesso Montuori era caposegreteria, ritenendolo responsabile dell’«invasione».
Racconta oggi il Messaggero che un nuovo punto di contrasto è stata la scelta dei membri del CdA del Teatro di Roma:
Va così in porto tra diversi malumori interni l’operazione voluta da Bergamo. L’antipasto della tensione grillina sull’autonomia del vicesindaco c’è stato qualche ora prima con i due membri scelti dal Campidoglio per il Consiglio di amministrazione del Teatro di Roma.
Lo scontro in commissione con le critiche della grilline Monica Montella e Gemma Guerrini che si sono astenute sul parere alla nomina dei due componenti — Emanuele Bevilacqua e Cristina Da Milano — scelti dal Comune per la squadra di una delle più importanti realtà  culturali della Capitale.
Profili scelti con un bando pubblico. Eppure la Da Milano non era affatto sconosciuta al vicesindaco che ha vagliato i curricula sottoponendoli poi alla Raggi.
Esperta di marketing culturale, si era candidata con la lista civica di Sabrina Alfonsi nel I Municipio, con tanto di post a favore di Bergamo.
Ecco perchè le due consigliere grilline hanno sgranatogli occhi. Tanto che la Montella al termine della riunione, trai corridoi, ha commentato: «E poi siamo noi quelli del cambiamento…».
Ed è sempre il quotidiano romano a fare ironia sull’«impero bergamasco» che Luca Bergamo starebbe costruendo: a dicembre i galloni di vicesindaco tolti a Daniele Frongia, le nomine “amiche” nei cda (Biblioteche e teatri di Roma), il tour in diretta Facebook con Beppe Grillo (e Raggi) al Valle, la dichiarazione congiunta con Mauro Baldissoni sullo stadio della Roma (accordo poi bloccato per l’irritazione dei grillini) e adesso il nuovo assessore all’Urbanistica, che era il suo capo segreteria nonchè antico compagno.
Egemonia culturale, direbbe qualcuno.

(da “NextQuotidiano“)

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LO STADIO DELLA ROMA SARA’ DI PALLOTTA E SOCI, FINANZIATI DA GOLDMAN SACHS

Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’IMPIANTO, A DIFFERENZA DI QUELLO DELLA JUVENTUS, NON SARA’ DELLA SOCIETA’ DI CALCIO, MA   DEGLI AMERICANI DI NEEP ROMA HOLDING

“Famo ‘sto stadio!”, aveva sollecitato con veemenza in diretta televisiva l’allenatore dell’As Roma, Luciano Spalletti, all’inizio di febbraio.
A supportarlo, poco dopo, nonostante i dissapori tra i due risalenti all’anno scorso, era arrivato il “Pupone” Francesco Totti, che aveva vergato su Facebook: “Al fianco del mister e della società : vogliamo il nostro Colosseo moderno, una struttura all’avanguardia per i nostri tifosi e per tutti gli sportivi! #FamoStoStadio”.
A rincarare la dose era stato poi il presidente della Roma nonchè capofila degli azionisti americani, James Pallotta, che aveva sentenziato che in caso di mancata costruzione dello stadio di proprietà  a Tor di Valle “sarebbe una catastrofe per il futuro dell’As Roma, del calcio italiano, della città  di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia”.
Il clima si è fatto più disteso poi il 26 febbraio, quando, in serata, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato di avere raggiunto un accordo con l’As Roma e il costruttore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui sorgerà  la struttura sportiva.
Ma perchè alla Roma e al suo presidente e proprietario Pallotta sta così tanto a cuore lo stadio di proprietà ?
E chi sarà  a possedere l’impianto?
La squadra di calcio, come nel caso della Juventus, o i suoi principali azionisti, gli americani riuniti sotto il cappello della Neep Roma Holding (che mentre attendono lo stadio continuano a sborsare denaro per il club giallorosso)?
La relazione finanziaria semestrale al 31 dicembre 2016 dell’As Roma fornisce qualche spunto utile per provare a rispondere a queste domande.
“In data 16 maggio 2016 — si legge innanzi tutto nel documento — è stata perfezionata un’operazione volta al finanziamento dei costi preliminari di sviluppo connessi al progetto ‘Stadio della Roma’ mediante la sottoscrizione di un contratto di finanziamento, per un ammontare massimo pari a 30 milioni, con Goldman Sachs International”.
Quindi, per finanziare il progetto, la società  giallorossa si è rivolta a Goldman Sachs. In altri termini, alla banca americana con cui abitualmente lavora Pallotta e che già  è la principale finanziatrice dell’As Roma.
Sempre a Goldman Sachs, infatti, è da ricondurre gran parte dell’esposizione bancaria del club calcistico. E’ vero che dalla relazione semestrale emergono circa 158 milioni (144,8 in scadenza oltre i 12 mesi più 13,3 entro l’anno) di prestiti con Unicredit, risalenti al contratto siglato nel febbraio del 2015, ma è altrettanto vero che la banca guidata da Jean Pierre Mustier risulta essersi interamente “coperta” proprio con Goldman Sachs, che secondo alcune ricostruzioni potrebbe avere piazzato parte di questo debito anche presso altri investitori, come per esempio fondi hedge. L’esposizione della Roma da 158 milioni sarebbe quindi, in ultima analisi, in capo alla banca statunitense.
Ed è proprio con questo argomento che dal quartier generale di Trigoria respingono con forza le ipotesi, circolate in ambienti finanziari, che nei mesi scorsi Unicredit, complice la nuova gestione targata Mustier (l’ad, non amante del calcio, ha già  interrotto la sponsorizzazione della Champions League) abbia chiesto il rientro dei debiti al club.
E così Goldman Sachs finanzierà  ora anche la costruzione dello stadio.
Nel dettaglio, si legge ancora nella relazione semestrale, “As Roma, Neep Roma Holding, azionista di maggioranza della società , Stadio Tdv (StadCo), società  deputata alla gestione e al finanziamento del progetto ‘Stadio della Roma’, il cui capitale sociale è interamente detenuto da Neep, e As Roma Spv llc, azionista di maggioranza di Neep, sono state coinvolte a vario titolo nell’operazione nell’ambito della quale è stato sottoscritto un contratto di finanziamento per un ammontare massimo pari a 30 milioni tra (i) Goldman Sachs International (…) e (ii) StadCo, in qualità  di beneficiario”.
Obiettivo dell’operazione è “finanziare quest’ultima al fine di sostenere determinati costi preliminari di sviluppo connessi al progetto ‘Stadio della Roma’”. Quindi, beneficiaria del finanziamento da 30 milioni è la società  Stadio Tdv, che è interamente controllata non già  dalla Roma ma dai suoi azionisti americani (Neep).
Il prestito per lo stadio è corredato da tutta una tela di accordi laterali che rendono l’operazione ancora più complessa.
Tanto per cominciare, la Roma “ha sottoscritto, congiuntamente alle altre società  interessate, un contratto di finanziamento infragruppo ai sensi del quale metterà  a disposizione di StadCo una linea di credito rotativa”.
Tale finanziamento infragruppo “funge da garanzia” al rimborso di quello contratto verso Goldman Sachs da StadCo “nel caso in cui quest’ultima non fosse in grado di rimborsarlo autonomamente e non come fonte primaria di rimborso dello stesso”.
Ma non è ancora finita, perchè, “ai sensi del finanziamento infragruppo”, la Roma e le società  riconducibili ai soci americani (Neep e As Roma Spv) “hanno sottoscritto un contratto di garanzia in base al quale (i) Neep pagherà  alla società  giallorossa ogni ammontare dovuto da quest’ultima a StadCo in base al finanziamento infragruppo, per un massimo pari a circa 32 milioni; e (ii) TopCo (cioè As Roma Spv, ndr) indennizzerà  Neep per un massimo pari a circa 32 milioni”.
Quindi, riassumendo e tentando di semplificare: Goldman Sachs finanzia per 30 milioni la società  posseduta dai soci americani guidati da Pallotta, Stadio Tdv. Se quest’ultima non riuscisse a rimborsare autonomamente la banca statunitense, l’As Roma pagherebbe il debito, ma sarebbe a sua volta “risarcita” fino a 32 milioni dagli azionisti americani. Che quindi, se la loro società  Stadio Tdv non riuscisse a restituire a Goldman Sachs il denaro per la costruzione dello stadio, sarebbero gli ultimi della catena a dovere aprire il portafogli.

(da “BusinessInsider“)

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