Settembre 30th, 2016 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE E’ IL NUOVO ASSESSORE ALLE PARTECIPATE… LA CONFAPRI, DA LUI FONDATA, HA ATTINTO 4,9 MILIONI DAL FONDO IMPRESE CREATO DAL M5S
Tutto ha inizio domenica scorsa a Palermo, hotel Posta. Albergo dove i big 5Stelle hanno alloggiato in
occasione della kermesse nazionale prenotando tutte le stanze.
Al suo arrivo Virginia Raggi ha subito incontrato per oltre un’ora Davide Casaleggio e Beppe Grillo davanti a caffè e cappuccini.
È qui che è arrivato lo stop al nome di Salvatore Tutino come assessore al Bilancio capitolino, voluto dal sindaco ma definito nel dicembre 2013 da diversi componenti del Direttorio componente della casta.
Ed è sempre in questa circostanza che il figlio del fondatore, stratega informatico e mediatico M5S, scende in campo in prima persona occupandosi del Campidoglio.
Ed è così che a Palazzo Senatorio arriva un uomo di sua fiducia e in ruolo chiave, che vigilerà non solo sulle aziende partecipate ma anche sull’intera macchina amministrativa.
Lunedì la ricerca ha inizio e rientrata a Roma, nei giorni seguenti, Raggi incontra Massimo Colomban, imprenditore veneto molto vicino alla Casaleggio associati, nome che sarà ufficializzato in giornata proprio come nuovo assessore alle Partecipate.
Il rapporto tra Colomban e la Casaleggio associati è dimostrato da alcuni fatti che risalgono a un paio d’anni fa, di cui già hanno scritto i giornali.
Colomban, insieme ad Arturo Artom, ha fondato Confapri un network di imprenditori. Fino a qui nulla da annotare.
Se non fosse che nel dicembre del 2014 Caris Vanghetti su Panorama scriveva che “sei aziende del gruppo Confapri hanno avuto accesso ai soldi del Fondo per un totale di 4,9 milioni di euro. Quattro di esse hanno ottenuto poco più di 2 milioni quest’anno, da quando i 5 stelle versano le loro quote”. Non solo.
Vito Crimi, senatore M5S in ottimi rapporti con Davide Casaleggio, insieme a David Borrelli, europarlamentare e co-presidente del gruppo Efdd, fanno parte del board del Think Tank Group, il pensatoio di Confapri.
Insieme a loro anche Grillo e Casaleggio risultano tra i “fondatori e primi partecipanti al Ttg”.
Alle luce del dossier, consegnato dal ragioniere generale del Campidoglio Fermante prima di lasciare, che parla delle aziende municipalizzate sull’orlo del disastro, l’assessore alle Partecipate sarà determinante.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
IL VICE-SINDACO FRONGIA ENTRA NEL GUINESS DEI PATACCARI… SI INTESTA ANCHE GLI ALL BLACKS A ROMA, MA LA DATA ERA STATA FISSATA GIA’ NEL 2010 DALLA FEDERAZIONE RUGBY
Mentre infuria la polemica sul ritiro della candidatura per i Mondiali di Rugby 2023, il vicesindaco della Capitale Daniele Frongia interviene sui grandi eventi di rugby a Roma, durante la seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. “Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ai grandi eventi di rugby il Sei Nazioni 2017 e gli All Black a Roma che abbiamo portato noi, questi sono i fatti”.
Ma in realtà i grandi eventi del Rugby internazionale a Roma sono arrivati all’inizio dell’anno santo, il 2000.
Era il 5 febbraio quando allo Stadio Flaminio l’Italia, che era stata ammessa nell’elitè della palla ovale due anni prima (1998) dall’International Rugby Board, giocò la sua prima partita del Sei Nazioni che per l’occasione cambiò la sua denominazione che fino ad allora era stata Cinque Nazioni. Vinse l’Italia sulla Scozia, 34 a 20, con una meta di Giampiero “Ciccio” De Carli, pilone romano, come se il destino avesse voluto mettere la sua impronta decisiva su quell’evento eccezionale.
Da allora sono state giocate 17 edizioni di quel torneo sempre nella Capitale con la sola differenza che dal 2012 si gioca allo Stadio Olimpico e non più nell’insufficiente Flaminio.
Il Sei Nazioni ha visto per adesso, succedersi sullo scranno principale del Campidoglio quattro sindaci: Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino.
Quanto agli All Blacks a Roma, la leggendaria squadra della Nuova Zelanda, campione del mondo in carica, la sua presenza in Italia per il tour europeo, è stata fissata dalla Federazione Internazionale di Rugby nel maggio del 2010: gli All Blacks, si legge nel comunicato del 30 maggio di quell’anno della Federazione Italiana Rugby, sarebbero stati nel nostro paese nel 2012, 2016 e nel 2018.
Così come si sa anche quando saranno in Italia le altre grandi squadre mondiali non europee (Sud Africa, Australia, Argentina ecc.ecc) in base ad un calendario che arriva fino al 2019.
Quanto poi alla sede della partita del 12 novembre prossimo, la decisione è toccata alla FIR in base alla disponibilità degli impianti: in accordo con il CONI — titolare dell’Olimpico di Roma — la FIR il 19 luglio di quest’anno ha reso noto che i tutti neri neozelandesi avrebbero giocato contro la Nazionale nell’impianto del Foro Italico. Appena un mese dopo la vittoria di Virginia Raggi nel ballottaggio.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
AUDIZIONI AL BUIO CON VIRGINIA, PRESENTI I SOLITI COMPAGNI DI MERENDA MARRA, ROMEO, FRONGIA E FULGIONE
Somiglia molto ai provini di XFactor il casting organizzato in Campidoglio per individuare una delle
figurine mancanti a scelta fra assessore al Bilancio, assessore alle Partecipate e capo di gabinetto, che la squadra di governo grillina si è persa per strada quasi un mese fa, senza riuscire a sostituirle.
A svelarci tutti i particolari di una “caccia all’uomo” dai contorni surreali è una delle persone contattate e poi “visionate” dal team di selezionatori che sta cercando invano di completare la giunta.
Per archiviare una volta per sempre la lunga catena di errori commessi fin qui, fra nomine firmate e poi rimangiate con un post su Facebook (De Dominicis), colloqui conclusi con un cortese «no, grazie» (Mario Canzio), accordi presi e infine saltati in extremis (Salvatore Tutino).
Incidenti che tuttavia non sembrano aver fiaccato l’entourage di Virginia Raggi, che ancora ieri si diceva sicuro di «chiudere la partita entro fine mese», che poi sarebbe domani, procedendo con una nuova scrematura dei curricula esaminati nelle ultime settimane.
«Stiamo riconsiderando alcuni nomi, in principio scartati, per verificare se i criteri sinora applicati non siano stati eccessivamente rigidi», rivela uno dei fedelissimi della sindaca. Rimasto «sorpreso» dal gran rifiuto di Tutino: «Qui non se l’aspettava nessuno», ammette, «ma siccome i matrimoni si fanno in due, ora tocca ricominciare».
Indiscrezioni confermate dalla stessa Raggi:
«In settimana arriveranno i nomi degli assessori», ribadisce in mattinata a margine di un convegno all’Ergife. «Ho spacchettato le deleghe come da mia idea iniziale perchè la riorganizzazione delle partecipate deve essere gestita autonomamente da bilancio e patrimonio. Quando arriveranno, ve li comunicherò».
Nella speranza che non ricapiti quanto accaduto con l’ultimo dei prescelti: per giorni il giudice Tutino – che la settimana scorsa aveva accettato l’incarico al Bilancio – ha aspettato una investitura ufficiale da parte della sindaca; per giorni ha assistito in silenzio all’attacco concentrico dei parlamentari cinquestelle, senza che una parola a sua difesa fosse pronunciata dal Campidoglio. Finchè non ce l’ha fatta più ed è sbottato.
Una scena che potrebbe ripetersi, se le modalità resteranno quelle adottate con la decina di candidati chiamati a colloquio nello studio con vista sui Fori.
Dove ad attenderli hanno trovato la seguente formazione: Raggi, il vice Frongia, l’onnipresente Marra, il portavoce Fulgione e il capo segreteria Romeo
Racconta uno dei convocati, dietro promessa di non rivelare la sua identità : «Un giorno, intorno a metà settembre, dalla segreteria della sindaca mi chiamano per fissare l’incontro che si sarebbe dovuto tenere la sera stessa. Sono entrato ed uscito dal Comune in perfetto anonimato, anche perchè mi hanno raccomandato massima riservatezza. Io non conoscevo nessuno, ci siamo presentati, mi hanno detto che avevano letto il curriculum e mi hanno riempito di domande sul mio lavoro, i miei interessi, le mie motivazioni. Non mi hanno spiegato per quale posto ero in ballo, ma non mi è stato difficile capirlo. Alla fine si sono congedati con un vago “le faremo sapere”, da allora però non li ho più sentiti».
Una via di mezzo tra talent-show e appuntamento al buio.
Ma il tempo stringe: forse entro 48 ore sapremo chi ha vinto il concorso per il miglior assessore al Bilancio e alle Partecipate di Roma Capitale.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
ANCHE STEFANO FERMANTE RASSEGNA LE DIMISSIONI E RENDE PUBBLICA UNA RELAZIONE DA BRIVIDI…. E RIVELA: “LA RAGGI NON HA MAI VOLUTO INCONTRARMI”
Il Campidoglio perde un altro pezzo. Il ragioniere generale Stefano Fermante ha rimesso il mandato nelle mani della sindaca.
Allegando una relazione di 20 pagine che restituisce la foto di una città sull’orlo del default.
Dopo l’addio dell’assessore al Bilancio, la vana ricerca di un successore e il pasticcio sulle nomine, anche l’ultimo “guardiano” delle disastrate casse comunali lascia Roma.
Una scelta, ha raccontato Fermante, meditata a lungo. Ma protocollata solo ieri, quando Virginia Raggi ha finalmente deciso di revocare l’ex procuratore della Corte dei Conti Raffaele De Dominicis: incaricato alle finanze capitoline il 7 settembre, licenziato 24 ore dopo con un post su Facebook, ma mai ufficialmente ritirato.
Almeno fino a lunedì: giorno del gran rifiuto opposto dall’ultimo dei prescelti, il giudice contabile Salvatore Tutino, finito stritolato “nella guerra per bande” che infuria nel M5s.
È allora che la sindaca rompe gli indugi e firma l’ordinanza per avocare a sè la responsabilità sia di Bilancio e Patrimonio, sia delle Partecipate, prima riunite in un’unica delega e adesso spacchettate.
Segno che la scelta dei nuovi assessori, a dispetto delle rassicurazioni sparse da Raggi a piene mani (“I nomi arriveranno in settimana”, ha giurato in mattinata) potrebbe essere più lontana del previsto.
“Stiamo riconsiderando alcuni curricula che inizialmente avevamo scartato per un eccesso di rigidità “, fa trapelare l’entourage della prima cittadina.
Tornato dunque a sfogliare la margherita – con l’economista Galloni e l’ex generale Marchetti rientrati in pista – includendo però un petalo nuovo di zecca: la procuratrice della Corte dei Conti Donata Cabras.
A riprova di quanto sia importante, per l’amministrazione grillina che oggi dirà no alle Olimpiadi col rischio di una causa per danno erariale, ingraziarsi quella magistratura.
Un quadro di grande incertezza che la defezione del ragioniere generale non fa che aggravare. “C’è troppa confusione”, si è sfogato ieri Fermante con alcuni collaboratori.
“Io sono completamente isolato, lavoro senza un indirizzo politico, visto che l’assessore al Bilancio si è dimesso il primo settembre e la sindaca in tutto questo tempo non ha mai voluto incontrarmi. Ma nella situazione in cui versa il Campidoglio i rischi sono troppo alti: i conti sono peggiorati, io sto in prima linea, esposto a critiche spesso feroci, senza che nessuno mi dica cosa fare. Una responsabilità enorme, che non posso sopportare da solo”.
Una dichiarazione di impotenza che suona come un j’accuse. Da nascondere finchè si può.
E infatti: “Abbiamo una ragioneria che funziona benissimo”, ha provato a dissimulare Raggi, nonostante avesse già ricevuto le dimissioni di Fermante, “la delega al Bilancio al momento è mia, abbiamo un presidente di commissione, stiamo lavorando”.
Ci pensa però Roberta Lombardi a certificare il collasso delle finanze comunali: “Roma, per come l’abbiamo ricevuta noi, era al predissesto, lo testimonia un documento di fine maggio trasmesso al commissario Tronca”, ha tagliato corto la deputata grillina a margine di un’iniziativa in periferia.
“Minenna riuscì a fare una manovra che riportava i conti in ordine”, ha aggiunto: ma poi si sa com’è finita. Perciò “adesso c’è bisogno di un’azione virtuosa, anche perchè ereditiamo un debito storico di svariati miliardi. È una sfida molto seria”. Che però finora, a giudicare dalla sfilza di no incassati da Virginia Raggi nell’arco di un mese, nessuno degli aspiranti assessori si è sentito di raccogliere.
“Ma come ha detto Beppe”, ha lanciato la stilettata finale Lombardi, “vigileremo sull’operato della sindaca affinchè applichi il programma per il quale il M5s è stato eletto nella capitale”. Chiaro il sottinteso: vietato sbagliare.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
I SUSSURRI: SE ABBANDONATA DA PARTE DEI SUOI POTREBBE CERCARE E AVERE IL SOSTEGNO DELLA DESTRA CAPITOLINA
Dalla danza leggiadra di Palermo, tra ali di folla grillina, alla dura realtà del Pasticcio Capitale. 
Gli affanni di Virginia Raggi sono tali da sconsigliare facili ironie. L’immagine lieve della sindaca alla kermesse siciliana di domenica fa a sberle con l’ennesima delusione al rientro in Campidoglio.
Purtroppo è Roma in bilico, c’è poco da ridere.
Salta anche Salvatore Tutino, il terzo in pista in tre mesi per un assessorato fondamentale ma maledetto come quello al Bilancio: dopo Marcello Minenna, indotto alle dimissioni da manovre di corridoio dietro cui molti intravedevano il controverso ex alemanniano Raffaele Marra, e dopo Raffaele De Dominicis, indicato dalla Raggi come un eroe alla Borsellino e poi giubilato in 48 ore (ma neppure revocato ufficialmente).
Salvatore Tutino, consigliere della Corte dei Conti un tempo dipinto come «casta» dai big Cinque Stelle, trae le conseguenze: «Sono un capro espiatorio. Se mi attacca chi dovrebbe sostenere la giunta, lasciamo perdere». «La sua nomina? Un’ipotesi», dice ora la sindaca.
Peccato l’avesse presentato già agli altri assessori.
Peccato soprattutto, che siano alle viste l’assestamento di bilancio e i conti di previsione 2017, non quisquilie in una città che balla su una voragine di debiti.
Dura insomma appena 48 ore la quiete dopo la festa del grande rilancio.
La frattura è così profonda da indurre Grillo a «ringraziare di cuore» i «portavoce M5S» che eviteranno dichiarazioni su Roma nei giorni a venire
Il futuro dell’assessora Muraro, indagata dalla Procura ma sempre protetta dalla sindaca, pende ancora come una spada di Damocle sulla giunta.
I sussurri di scenario d’una Raggi che potrebbe essere abbandonata da parte dei suoi ma sostenuta dalla destra come una «Pizzarotti nera» sono fantapolitica (nata magari dai rapporti con certo milieu legato allo studio Previti).
Ma ciò che ne sgorga può essere per Roma l’ultimo, esiziale veleno .
Goffredo Buccini
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 27th, 2016 Riccardo Fucile
LA FAIDA INTERNA AL M5S ALL’ORIGINE DELLA RINUNCIA DI TUTINO … FICO AVEVA BOCCIATO LA SCELTA, MA E’ ANCHE ASSURDO CHE LA RAGGI SCELGA SEMPRE NOMI DISCUTIBILI
“Un altro assessore stritolato dalle faide interne ma questa volta non è colpa mia”.
Il messaggio che parte dall’ufficio capitolino della sindaca di Roma Virginia Raggi e diretto a Beppe Grillo, può riassumersi facilmente in questo modo.
E con gli stessi toni non si può escludere che tra i due ci sia stato uno scambio al telefono.
Il Movimento 5 Stelle torna a fare i conti con la realtà e la gravità della situazione impone a tutti il silenzio.
L’editto arriva da Grillo con un tweet dove “ringrazia di cuore tutti i portavoce M5S che non faranno nè dichiarazioni nè interviste su Roma nei prossimi giorni”.
Il caso del giorno è la rinuncia di Salvatore Tutino alla carica di assessore al bilancio. Per la terza volta quella poltrona salta.
Il suo nome era rimasto in cima alla lista per diversi giorni e sembrava ormai cosa fatta. Era il nome su cui la sindaca puntava e invece sono arrivati i soliti dubbi, contrarietà , messaggi in codice da diversi parlamentari tra cui Roberto Fico.
“Nessun veto ma Virginia ci ripensi”, il modo per dire che quel nome metteva in imbarazzo alcuni deputati come Alessandro Di Battista e Carla Ruocco che due anni fa avevano attaccato duramente Tutino, iscrivendolo nella lista della “casta”.
Dopo diverse settimane tenuto in stand by, il magistrato della Corte dei conti oggi ha detto “basta” e ha deciso di sfilarsi con dichiarazioni molto polemiche.
“Mi tiro indietro, sono da 20 giorni sulla graticola” e “lascio per il clima che c’è all’interno del partito che dovrebbe sostenere la giunta di Roma”.
Siluro contro le correnti e le faide che stanno bloccando il decollo dell’amministrazione capitolina, e invece parole di comprensione verso la sindaca perchè “il primo che si alza batte un colpo” e così “anche le persone animate da buone intenzioni, e serie come la Raggi, se non sono messe nelle migliori condizioni non possono fare molto”.
L’assessore mancato evidenzia “il conflitto politico fortissimo” tra gli esponenti nazionali pentastellati “che prescinde dall’incarico per cui avevamo già parlato di staff e budget”.
E poi dichiarazioni che annunciavano “dossier su di me che sono diventato il capro espiatorio di una guerra tra loro”.
Guerra che a sentire Tutino è in pieno corso contro la Raggi, per invidie, timori che “possa crescere troppo a livello nazionale”.
Ora si ricomincia “ci sono altri due o tre nomi” fanno sapere dal Campidoglio. Salvatore Tutino era quello su cui la sindaca aveva scommesso se non fossero arrivate le frecce avvelenate che nelle ultime settimane avevano fatto saltare anche il suo predecessore, l’altro magistrato contabile Raffaele De Dominicis.
“Il nome ci sarà a breve” promette Virginia Raggi
Frase già sentita da settimane.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 27th, 2016 Riccardo Fucile
SI E’ SFILATO L’ASSESSORE IN PECTORE DELLA RAGGI: “FALSITA’ DAGLI STESSI CHE DOVREBBERO APPOGGIARE LA GIUNTA”
“Non posso accettare accuse totalmente infondate e prive di ogni elemento di verità . Avevo dato la mia
disponibilità consapevole delle difficoltà e dei rischi che l’impegno avrebbe comportato. Ma pensavo a difficoltà legate all’impegnativo lavoro che mi sarei trovato ad affrontare come assessore al bilancio della Capitale”.
Salvatore Tutino consegna all’Adnkronos il suo passo indietro rispetto alla poltrona di assessore al Bilancio a Roma, carica per la quale era considerato in pole position.
“Invece da diversi giorni – continua Tutino (riferendosi ad alcune prese di posizione di esponenti M5s, in particolar modo Roberto Fico) – sono sulla graticola sottoposto a esami surreali. Sono diventato oggetto di una contesa in cui, più che i curricula, contano le illazioni e dove le falsità e le beghe di una certa politica fanno aggio su professionalità e impegno. Gli attacchi, del tutto ingiustificati, da parte di esponenti della forza politica che dovrà sostenere le scelte della giunta, minano alla base ogni possibilità di un proficuo lavoro. Perciò, nel ringraziare la sindaca per la considerazione, ritiro la mia disponibilità a fare l’assessore al bilancio. Continuerò, con serenità e rinnovato impegno, a dare il mio contributo alla Corte dei conti”.
Eppure proprio stamattina la versione del magistrato era sembrata più morbida e possibilista. “Assisto a questa vicenda con un occhio distratto, sono impegnato nel mio lavoro alla Corte dei Conti”. Così in un’intervista al Messaggero.
Non replica alle critiche di una parte del Movimento 5 Stelle: “Lasciamo perdere. Io non voglio accusare nessuno, se mi dicono che appartengo alla casta mi vedo proiettato improvvisamente in un orizzonte sconosciuto”.
“La casta – osserva – da che mondo è mondo è collegata alla politica, quindi ai politici, non a me”.
Quanto alle ‘lungaggini’ sulla sua nomina, risponde così: “Io non sono alla ricerca di un lavoro, tra due mesi sarò in pensione. Una cosa è il senso delle istituzioni, un altro il dibattito politico, se la cosa si concretizzerà deciderò in autonomia come sempre ho fatto nella mia vita”.
Quindi aggiunge: “Se ho dato la disponibilità c’è un motivo che mi tengo per me, a prescindere dai soldi. Percepisco questo dibattito come spettatore”. “Non ho sponsor”, afferma: “Io sono un economista che lavora in mezzo ai numeri e ai testi. In questi giorni sono alle prese con un’ audizione che dovremo preparare come Corte”.
“Io sono disponibile, aspetto le decisioni delle persone competenti e con la casta non ho nulla a che fare”, conclude.
Poi la situazione è precipitata.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 26th, 2016 Riccardo Fucile
HA PERSO CONTATTO CON LA REALTA’, PENSA DI ESSERE UNA STAR
E la Raggi balla. Non metaforicamente. Balla nel senso che, a un certo punto, si muove a ritmo di musica, tra una domanda dribblata su Roma e una passerella da star sul pratone del Foro Italico di Palermo.
Una foto, quella del sindaco di Roma con le braccia in alto, che denota qualcosa di più di una esuberanza giovanile o di una passione che stenta a trattenere.
Detta senza moralismo, l’immagine immortala già , dopo la falsa partenza al Campidoglio, una perdita di contatto con la realtà , da novella “marziana” di un pianeta che non incrocia il dramma Capitale.
Si potrebbe aggiungere, evocando provocatoriamente l’imperatore che suonava la cetra mentre Roma bruciava, che questo ballo avviene su un gran falò di Roma, con la sua spazzatura, la sua inefficienza diventata sistema, il suo default morale e materiale, creato dalle giunte di Mafia Capitale, dalle convulsioni dell’era Marino, che certamente – ripetiamo: certamente – l’attuale sindaco non ha creato, ma che è rimasto tale – il default – sin da quando si è insediato.
E da allora nulla è cambiato, neanche l’atteggiamento di inconsapevole e anche un po’ sprezzante estraneità al mondo attorno.
L’altro giorno rimbalzava su tutti i giornali online quel filmato girato nella metropolitana di Roma dove si vedono cittadini che subiscono gesti di violenza e, poco distanti, cittadini fermi.
Racconta di una città indifferente e violenta, che ha smarrito l’anima.
Oggi rimbalza il video della Raggi che dribbla, a ritmo di musica, le domande su Roma, parla da capo dell’opposizione al governo più che da sindaco e in ultimo si muove a ritmo di musica.
Un contrasto che con l’estetica o con valutazioni piccolo-borghesi sul bon ton non c’entra nulla, ma che invece c’entra – eccome – con la sostanza politica.
Per la città di Roma prima ancora delle delibere – poche in questi primi mesi – il nuovo sindaco non ha ancora offerto un disegno che andasse oltre la protesta per quelli che c’erano prima, non ha mai parlato il linguaggio di una passione collettiva capace di temperare gli egoismi di parte e di ricostruire una comunità .
Anzi, ha inventato nemici con la retorica dell’assedio e del complotto, anche dove non c’erano, a meno che non si voglia attribuire vitalità al quel partito da sala di rianimazione che è il Pd in Campidoglio, per non parlare degli altri.
Quante volte, in questa due giorni di Palermo, è stato ripetuto come un mantra, anche da attivisti e simpatizzanti, “lasciatela lavorare”, “vi state accanendo”, “ce l’avete tutti con lei”, come se la causa della paralisi non fossero le liti interne, la faida di potere tra il cerchio ristretto del sindaco, avvolto dall’ombra dello Studio Sammarco e degli ambienti della destra Romana e i vertici del Movimento.
Tutto detto, ridetto, raccontato, come la nomina di un assessore che doveva essere annunciata a Palermo ma poi slittata, perchè tre anni fa l’assessore in pectore era stato attaccato da Di Battista come uno dei simboli della Casta
Palermo non è stata l’occasione per capire come il sindaco ha intenzione di lavorare, con quali uomini, idee, programmi e passioni positive.
È stata l’occasione solo per puntare sull’immagine.
A ritmo di musica, la Raggi diventa simbolo, nella kermesse dei 5Stelle, di una politica intesa – forse diventata – star system.
La sua musica è come la motocicletta su cui arriva Di Battista: spettacolo puro per i fans, che saranno anche cittadini, ma sono soprattutto fans, o almeno trattati come tali. Che cosa poi produca alla lunga questa incomunicabilità tra palco e realtà , a Roma e non solo, è un altro capitolo della storia.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
CONTINUA LA FARSA DELLE NOMINE… ANCHE QUELLA DI BERRUTI E’ A RISCHIO E SAPETE PERCHE’? PARE CHE IL FRATELLO FREQUENTI LA FIGLIA DI MALAGO’… MANICOMIO A CINQUESTELLE
Se parli con i dirigenti dei 5 Stelle, le reazioni al nome delle Raggi sono molto diverse. In molti si
sottraggono. Altri lasciano filtrare, anonimamente, perplessità
Ma critiche arrivano anche apertis verbis .
Basti sentire quel che dice Roberto Fico, quando parla di Salvatore Tutino, che sarebbe stato scelto dalla Raggi come prossimo assessore al Bilancio: «Dico solo che spero che la Raggi si sia letta le interrogazioni parlamentari che abbiamo presentato». Interrogazioni per nulla tenere con lui.
Un altro membro dell’ormai defunto direttorio, Carlo Sibilia, si augura che «la sindaca ci pensi bene, quando prenderà questa decisione».
Il mantra è che la Raggi è e deve essere autonoma: «Le decisioni le prende la signora», chiarisce Grillo seccamente, usando un termine non troppo affettuoso.
Fatto sta che non piacciono molte delle decisioni prese dalla Raggi. E la conferma arriva da Alessandro Di Battista: «Sì, con Tutino sono stato molto duro in passato».
È vero, conferma Vignaroli, «abbiamo criticato Tutino, anche se ora dobbiamo vederlo all’opera».
Piccole aperture di credito che nascondono uno scollamento sempre più evidente tra la Raggi e il Movimento.
Non sono un mistero le critiche di Paola Taverna e di Carla Ruocco. Critiche non solo su Tutino, ma anche su diverse scelte precedenti, come quella di Raffaele Marra, già vicino ad Alemanno, capo del dipartimento comunale personale.
In realtà le tre scelte appena prese – Salvatore Tutino al Bilancio, Alessandro Gennaro alle Partecipate e Gianluca Berruti all’anticorruzione – sono già in bilico.
Tutino resta papabile. Ma ci sono dei problemi sui tempi: la nomina potrebbe slittare di settimane visto che per il magistrato c’è il passaggio formale al Consiglio di presidenza della Corte dei conti per la richiesta di aspettativa senza assegni.
Raggi avrebbe voluto bypassare questo step, per questo cercava un magistrato «ex». Invece i calcoli si sono rivelati approssimativi: «Non sono un pensionato, lunedì vado regolarmente a lavoro», dice Tutino che non conferma nè smentisce la proposta della Raggi («Su questo preferisco non rispondere, capirà …»)
E poi ci sono le vecchie polemiche con i vertici del Movimento per la pensione d’oro che, nonostante ieri il tentativo di smorzare di Di Battista hanno finito con l’entrare in circolo.
È un problema che mette a rischio lo schema di Raggi.
Se Tutino non è sicuro del Bilancio, vacilla anche la scelta per le Partecipate, il 39enne Alessandro Gennaro.
Berruti invece, potrebbe pagare la presunta frequentazione del fratello con una figlia del presidente del Coni, Giovanni Malagò.
E c’è fermento tra i consiglieri M5S: alcuni hanno risposto alla mail del Coni che sollecitava di opporsi alla mozione del no alle Olimpiadi anche se l’indicazione del capogruppo Paolo Ferrara, era contraria.
La giunta, per blindare il no in Consiglio pensa a emanare una delibera.
(da agenzie)
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