Settembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA PRENDE LE DISTANZE: “COME PER L’EXPO, SI POTEVA SOTTOSCRIVERE UN PATTO PER ROMA”
Prima di dire no si poteva tentare un altro piano, magari col referendum.
Lo dice l’assessore all’Urbanistica di Roma Paolo Berdini a proposito del no alle Olimpiadi alla trasmissione “Fatto in Italia” curata da Oliviero Toscani e Nicolas Ballario su Radio Radicale, in onda domani alle 13:30.
“Dopo l’Expo il primo ministro ha sottoscritto, e ha fatto bene, un patto per Milano – spiega Berdini- che dà alla città un miliardo e mezzo per completare un disegno urbano su cui non c’è più capienza per i tagli ai comuni che avvengono dal 1994. E allora mi sono permesso di proporre che, siccome non c’è più la possibilità di fare le Olimpiadi, ovviamente io ero a favore dei Giochi con un altro progetto, quello che è stato approvato da Marino non mi convinceva affatto, allora facciamo un patto per Roma, visto che è stato sottoscritto un patto per Milano.”
Lei era per un altro progetto di Olimpiadi, Malagò ha detto che c’era il tempo per elaborare un altro progetto, ma è stato detto dalla sindaca un no a priori, non si poteva invece tentare il progetto alternativo prima di dire quel no?
“Io credo che questa strada poteva essere esperita, di questo ne son convinto – risponde l’assessore- ho una profonda amicizia con Riccardo Magi (il segretario dei Radicali italiani), Riccardo aveva provato a lanciare la via del referendum, si poteva provare la strada della democrazia, si poteva chiedere alla popolazione romana di pronunciarsi su quel progetto di città che avrebbe potuto beneficiare di quei soldi”. Avete litigato con il sindaco su questo “no alle Olimpiadi?
“No, abbiamo discusso, questo sì, litigato no”.
Intanto oggi da Palermo Beppe Grillo ha ammesso una certa “impreparazione” sulla questione Giochi.
” Roma è una città complicata .Le decisioni le prende la signora. Lei è in grado di prendere qualsiasi decisione”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
“INCREDIBILE AMMISSIONE DI INCAPACITA’ DELLA SINDACA, A LOS ANGELES E PARIGI SONO DUE GIORNI CHE FESTEGGIANO”
“Non si fermano le grandi opere, si fermano i ladri. Se invece dici ‘no’ e hai paura, preferisci non metterci
la faccia, hai sbagliato mestiere”.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi da Prato, dove sta tenendo un comizio sul sì al referendum, attacca la sindaca di Roma Virginia Raggi dopo il no alle Olimpiadi 2024 nella Capitale: “Il fatto di dire che non si fanno le Olimpiadi per timore della corruzione, è un’incredibile ammissione di incapacità da parte della dirigenza di quella città – dice il premier – le Olimpiadi non sono domani mattina. E se tu hai davanti otto anni, se hai un minimo di credibilità e autorevolezza, tu i ladri li cacci”.
Renzi continua: “L’immagine del ‘no’ alle Olimpiadi è la straordinaria metafora di cosa significa l’Italia del ‘no’. Spero che i consiglieri comunali abbiano un sussulto di riflessione. Mi piange il cuore per i posti di lavoro persi”.
Dopo la rinuncia di Roma “Los Angeles e Parigi son due giorni che festeggiano”, ha detto Renzi.
“C’è chi sta alla finestra e chi sta nell’arena: è questa la differenza tra la politica e il bar dello sport…”, ha ironizzato il premier.
Poi però chiarisce: “Non credo sia il momento di utilizzare le difficoltà dei nostri sindaci per sparare addosso a qualcuno. Quando un Comune come Roma è in difficoltà compito del Governo non è fare ironia ma dare una mano. Prima dei partiti c’è l’Italia”
Prima aveva parlato anche di Ue. “L’Italia non avrebbe mai accettato di essere compartecipe di un disegno al ribasso, di vivacchiare, l’Italia non potrà mai accettare che la Ue sia solo un luogo di burocrazia”, ha detto Renzi oggi in Toscana per un doppio blitz. Prima a Prato dove ha visitato il Centro Luigi Pecci, museo di arte contemporanea che sarà riaperto il 16 ottobre dopo un intervento di restauro durato tre anni per poi dirigersi al Teatro Metastasio per l’iniziativa sul referendum. E dopo a Firenze.
“Le regole le devono rispettare tutti anche chi come la Germania ha un surplus, che se investito avrebbe dato una mano – ha detto Renzi riferendosi ai rapporti nell’Unione Europea – E’ finita l’epoca degli egoismi, tutti. Se pensano di intimorire me, hanno sbagliato persona e se pensano di intimorire l’Italia non sanno cosa sia l’Italia”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA RAGGI VOLEVA L’EX MAGISTRATO TUTINO, MA E’ PROPRIO COLUI CHE DUE ANNI FA AVEVANO ATTACCATO… NESSUNA NOVITA’ PER IL CAPO DI GABINETTO, SUCCURSALE DELLA GUARDIA DI FINANZA, MA TUTTI SI TIRANO INDIETRO
Il nuovo assessore può attendere. L’ingresso nella giunta Raggi sembrava imminente e invece slitta
ancora alla prossima settimana, nonostante l’annuncio liberatorio sia atteso anche alla kermesse di Palermo che comincia domani.
Il motivo principale sembra dovuto al fatto che la sindaca non possa più permettersi passi falsi. Per completare la squadra serve molta prudenza, controllare ogni virgola dei curriculum e scavare nel passato dei candidati.
Le nomine assessoriali ancora in bianco sono due perchè la poltrona del dimissionario Minenna sarà divisa tra due deleghe separando quella alle partecipate da quella al Bilancio.
Per il nuovo assessore che dovrà vigilare sulle casse comunali, la rosa è ormai stretta a tre-quattro nomi, anche se in cima alla lista c’è Salvatore Tutino, magistrato in pensione della Corte dei Conti ed ex direttore del Secit, il Servizio ispettivo tributario. Esperto di politica fiscale e tributaria sarebbe il preferito dalla sindaca che temporeggia per evitare nuovi inciampi e malumori nel Movimento.
Quello che potrebbe creare problemi è un precedente attacco rivolto dai parlamentari dei Cinque Stelle quando il governo lo nominò consigliere della Corte dei Conti.
E questa sarebbe la seconda ragione che spinge Virginia Raggi alla prudenza.
Era il dicembre del 2013, c’era il governo Letta e furono Carla Ruocco e Laura Castelli ad attaccare il governo insieme a un durissimo Alessandro Di Battista con un post di fuoco: “Mentre questo governo di ladri impoverisce il Paese e svuota persino le tavole natalizie di molti italiani, contemporaneamente, non perde occasione di fare nomine ad amici e lo fa in tempi davvero sospetti!” scriveva Dibba sui social. La materia dello scontro era il tetto di 300 mila euro sul cumulo di pensioni, vitalizi e stipendi pubblici che stava per essere approvato dalla legge di stabilità . Quelle nomine arrivarono prima e per i pentastellati fu l’occasione per inveire contro gli “esponenti della casta cui venivano garantite le poltrone”.
Anche la giornata di oggi è così passata senza nuovi annunci, anzi a raffreddare le indiscrezioni di stampa sui possibili candidati del resto della squadra.
Resta infatti ancora vacante la poltrona di capo di gabinetto, crocevia delicatissimo per il funzionamento della macchina amministrativa e vero punto dolente fin dal principio nelle scelte di Virginia Raggi.
Nella lunga lista di papabili di un giorno è spuntato l’ennesimo uomo con la divisa della Guardia di Finanza, quasi fosse una nursery per il Movimento 5 Stelle.
Dopo il rifiuto del generale Ugo Marchetti, l’ultimo in ordine di tempo è Gianluca Berruti, tenente colonnello delle Fiamme Gialle, le stesse da cui provengono Raffaele Marra e il suo vice Gianluca Viggiano, così com’è finanziere anche il capogruppo in consiglio comunale Paolo Ferrara.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
SPACCIA COME PIAZZA DEL M5S LA FOLLA DI UN CONCERTO DI DAVID GUETTA IN ROMANIA
Sarà probabilmente il minore dei problemi, ma è pur sempre una nuova grana in arrivo. 
Dopo le difficoltà a formare la Giunta e il tanto discusso no alle Olimpiadi, con tanto di ‘buca’ data ieri a Giovanni Malagò, per Virginia Raggi e il MoVimento 5 Stelle i guai non sono finiti.
Probabilmente il MoVimento sarà chiamato ad affrontare una piccola grana legale a causa dell’immagine di copertina scelta per la pagina di Virginia Raggi e per quella del M5S romano.
La prima pubblicazione, sulla pagina della sindaca di Roma, risale al 19 giugno, la domenica del ballottaggio.
Quella sulla pagina del MoVimento locale, invece, tre giorni dopo.
La foto di quella piazza gremita di gente, però, non c’entra nulla con il M5S e con Virginia Raggi, semplicemente perchè quelli non sono sostenitori pentastellati.
Lo spiega benissimo, in un commento, l’ungherese Pal Szilagyi: «Quella foto l’ho scattata io ad un concerto di David Guetta in Romania, non è una manifestazione politica».
Inconfutabilmente, l’uomo posta anche il link dell’immagine, scattata nell’agosto del 2015 a Cluj-Napoca, proprio durante l’esibizione live del dj francese.
Le condizioni di utilizzo, esplicitate alla perfezione, parlano chiaro: la foto può essere usata solo per fini editoriali, e non per scopi pubblicitari o promozionali.
Il commento, però, è stato cancellato dopo qualche ora.
Qualcuno, rispondendo a Pal, gli aveva anche suggerito: «Questo è un reato, dovresti quererarli».
Lascia perplessi un epic fail del genere da chi, come il MoVimento 5 Stelle, ha fatto dell’onestà , della trasparenza e della rete i propri capisaldi
Ma ormai la Raggi non finisce di collezionare brutte figure.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA PER SALVARSI HA DOVUTO DIRE NO ALLE OLIMPIADI DOPO AVER TRATTATO SOTTOBANCO CON MALAGO’…GRILLO IN CAMBIO HA BLOCCATO LA FRONDA RUOCCO- LOMBARDI
La scena, fino a un paio di giorni fa, prima del no alle Olimpiadi, non era scontata. Anzi, i componenti più critici del direttorio, più volte c’erano andati giù duri: “La Raggi deve dimostrare di lavorare nello spirito del Movimento, altrimenti non può stare sul palco di Palermo”.
Ora, invece, il programma della kermesse Italia a 5 Stelle prevede la scena: la Raggi salirà sul palco, applausi e bagno di folla.
Di nuovo simbolo del Movimento, attaccherà i poteri forti, che devono capire quanto “l’aria sia cambiata” e “non ci fermeranno”.
L’agenda del sindaco prevede, al momento, che rimarrà lì per un paio di giorni, rispetto alla toccata e fuga messa in agenda nel momento di tensione massima con i vertici del Movimento, nei giorni in cui nulla era scontato.
Eccola, la grande rilegittimazione di Virginia Raggi. Attorno al “no”, al gran rifiuto di Roma 2024, Beppe Grillo, tornato con due piedi nel Movimento, tenta la tregua olimpica tra i pentastellati.
Un no che non solo non è in discussione, ma che ogni giorno si arricchisce di colore. “Malagò? Un coatto”, dice Di Battista. Sui social è “Megalò”, simbolo della Roma dei salotti, dei tentacoli e degli affari, che si crede onnipotente. Ce n’è abbastanza per immaginare la scena di Virginia sul palco, che prova a far dimenticare la falsa partenza su Roma, le gaffe, la perdita di consenso.
Tregua fragile, fragilissima. Perchè lo scambio, in chiave interna, è chiaro.
Il fondatore ha chiesto un atto chiaro, per ripristinare una fiducia incrinatasi con mezzo direttorio. Come a dire: dimostrami che sei dei nostri.
L’altra ha chiesto uno stop al processo che si era aperto, su tutto il resto: i pasticci delle nomine, la nomina degli assessori, le “bugie sulla Muraro”, il ruolo di Marra. Una fonte molto interna spiega: “Le Olimpiadi, in fondo, sono state un problema minore. Quello vero è cercare un sostituto della Muraro, perchè essendo indagata è chiaro che prima o poi…. E lì non solo non c’è un sostituto, ma la Raggi la considera insostituibile. Come considera insostituibile Marra”.
Il “no” olimpico, al momento, basta per registrare un cambio dei rapporti di forza.
Il tentativo, nell’avvolgere i problemi attorno al no alle Olimpiadi, è anche rafforzare Di Maio, finito sotto tiro sul caso Raggi.
Ruocco, Lombardi, Sibilia avevano scommesso sul “sì” della Raggi alle Olimpiadi per scatenare l’attacco definitivo in nome del “tradimento” dei principi originari.
Un sì non campato per aria, perchè abboccamenti con Malagò il suo gabinetto li ha avuti, eccome, prima che Grillo chiedesse una parola chiara.
Nella successione degli interventi dal palco sabato si capirà che, anche se un po’ ammaccato, “Di Maio non si tocca”.
E per la prima volta salirà sul palco anche Davide Casaleggio.
Beppe Grillo, aprirà , chiuderà , parlerà in continuazione e sarà molto presente sul palco. La chiusura è solo sua, non come negli anni passati che parlarono i giovani leoni.
È l’unica garanzia della tregua, sia pur fragile.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
MINIMALISMO RINUNCIATARIO CHE RIVELA POCA FIDUCIA NEI PROPRI MEZZI
Premesso che nutrivo simpatia e una qualche fiducia verso Virginia Raggi, prima che evidenziasse un Dna
politico assai meno movimentista indignato che non da praticante legale in studi al servizio del rampantismo destrorso/qualunquista. Aggiungo che non nutro simpatia alcuna per Giovanni Malagò (un tempo “Melagodo”), che considero tipica espressione del generone “dolcevitaro” capitolino. Concludo precisando che considero i giochi olimpici una mega manifestazione ormai ridotta a baraccone mediatico, la cui credibilità è definitivamente annegata nel gorgo della chimica dopante.
Ciò detto, vorrei far seguire due considerazioni relative ai recentissimi fatti romani, sul merito e sul metodo.
In tutta Europa il rilancio di città in crisi ha trovato una leva importante in grandi eventi che fungevano — al tempo — da canalizzazione di finanziamenti e da medium per la civica reputazione.
Il rilancio di Glasgow nell’uscita dalla cosiddetta “afflizione post-fordista” (la crisi da de-industrializzazione) prende avvio nel 1990 dall’essere stata capitale europea della cultura.
Gli studiosi di territorio fanno decollare la rinascita di Barcellona dall’Olimpiade 1992, in coincidenza con il varo del suo celebre Piano Strategico.
Se andiamo a vedere, gli ultimi “grandi eventi” internazionali ospitati dall’Italia — Bologna (2000) e Genova (2004) capitali europee della cultura — sono stati dei clamorosi flop per l’incapacità gestionali evidenziate dalle amministrazioni locali. Insomma, se queste manifestazioni hanno un esito positivo o negativo, è “il manico” a risultare sempre responsabile.
Il diniego del governo Monti per la candidatura di Roma olimpica 2020 e ora della Raggi per Roma 2024 suonano come palese ammissione della propria inadeguatezza, gestionale e di governo.
Un minimalismo rinunciatario che non induce a confidare in chi nutre così poca fiducia nei propri stessi mezzi.
Per quanto riguarda il metodo, è comunque risultato sgradevole — da parte della sindaca — il ripristino del modello scortese/irridente già praticato dalla (pur odiata) Lombardi; nella parte del trucido di periferia durante gli streaming con Bersani.
Un ostentato disprezzo dell’interlocutore, tra l’altro fatto attendere oltre il lecito all’appuntamento ufficiale concordato, che suona a debolezza (evitare il confronto) gabellata per tracotanza.
Sgarbo istituzionale certamente a uso del proprio audience interno, da ricompattare visti gli stridii e gli scricchiolii delle passate settimane.
Con lo scalpo del Malagò come diversivo per gli organigrammi non ancora completati e la scelta di collaboratori dalla provenienza imbarazzante.
Sicchè — alla fin fine — l’intera vicenda sembra ridursi ancora una volta a giochi di aggiustamenti interni al Movimento.
Un messaggio che dice: io accetto di sottostare al controllo sulle scelte politiche del Comune (no alle Olimpiadi romane) ma non tollero intromissioni nella costruzione del mio entourage; composto esclusivamente da fedeli, cavalieri serventi e qualche ingaggio proveniente da ambienti giudicati sintonici, come il milieu alemanniano.
Insomma, quanto emerge in questo gioco di mosse e contromosse, di comunicazioni strumentali e patti di sangue segreti, ancora una volta non sembra proprio il modo migliore per dare una svolta effettiva alla vicenda romana; l’investimento ottimale per candidarsi alla guida del Paese.
Sarà interessante vedere come reagirà a tale baraccone una persona seria come l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, segnalato in crescente sofferenza per lo spettacolo cui sta assistendo.
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
INCONTRO GELIDO TRA IL PRESIDENTE DEL CONI E LA RAGGI ALLA PRESENTAZIONE DI EURO 2020
La Sala delle armi del Foro Italico s’infila tra viale delle Olimpiadi e viale dei Gladiatori.
Luoghi simbolo casuali ma è impossibile non pensarci, quando l’incrocio tra Virginia Raggi e Giovanni Malagò si fa pericoloso.
Il giorno dopo il gran rifiuto della sindaca alle Olimpiadi, con annesse scortesie il surreale si prende la scena.
Accade dietro ai riflettori della presentazione di Euro 2020, il campionato continentale di calcio che prevede anche Roma e il suo stadio Olimpico tra le 13 sedi scelte dall’Uefa.
Dopo il ritardo e l’incontro mancato del giorno prima i veleni e le accuse reciproche, Malagò sorprende tutti e alla Raggi offre la galanteria di un baciamano.
Un gesto che alla fine si rivela gelido: margini per recuperare i Giochi nella Capitale non ce ne sono più.
“Solo cortesia con una signora con cui non ho confidenza” spiega il presidente del Coni.
Lo scatto immortala i due protagonisti e subito dietro l’avvocato Pier Emilio Sammarco, così vicino alla sindaca e pontiere per Roma 2024, che forse fino all’ultimo ha voluto tenere aperto il canale di comunicazione.
Ormai però nulla può far tornare indietro la delibera di ritiro della candidatura che ieri i consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno presentato agli uffici del Campidoglio. Per Virginia Raggi lo sforzo del sorriso in un’occasione come questa è visibile.
“Sono molto contenta che Roma possa ospitare un evento così importante, grande leva di integrazione sociale e culturale. Roma sarà all’altezza e garantirà al meglio servizi e trasporti”.
Peccato che parli dei campionati europei di calcio del 2020 e non di Roma 2024. L’amarezza di Malagò che interviene subito dopo è miscelata abilmente, condita con i ringraziamenti dei diversi soggetti che hanno contribuito al traguardo, che hanno convinto l’Uefa a inserire Roma tra le 13 città .
“Per le Olimpiadi non siamo riusciti a fare squadra forse perchè ci si è messa di mezzo la politica”, confessa quando scende dal palco. La politica dei pasticci che ha messo nei guai fin dalle prime settimane sindaca e giunta.
Così Beppe Grillo ha ripreso il comando in mano e trovato l’occasione del no alle Olimpiadi per ricompattare tutto il movimento e riportare Virginia Raggi nel recinto. L’ultimatum era arrivato dal palco di Nettuno e il giorno dopo sul blog.
Sul no ai “giochi del mattone” non si può tornare indietro, l’uscita dal M5S e per il capo anche solo parlare di consultazione dei cittadini è un tradimento.
Fine dei giochi.
Verso sera, in un’intervista al Tg1, l’assessore all’Urbanistica e alle Infrastrutture di Roma, Paolo Berdini, si smarca sulla decisione della sindaca: “Sarebbe stata un’occasione preziosa – dice -, perchè i soldi sarebbero serviti per dare respiro a questa città “.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA FISSA L’APPUNTAMENTO QUANDO HA GIA’ DECISO L’INTRALLAZZO PER PENALIZZARE ROMA, POI SI FA BECCARE MENTRE SBAFA “DA DINO” IN VIA DEI MILLE… MALAGO’ SMONTA LE RAGIONI DEL NO
La Raggi fa aspettare 37 minuti Malagò e Pancalli che se ne vanno via furibondi dal Campidoglio. Avevano chiesto che il summit si tenesse in diretta, in streaming, per poter spiegare le loro ragioni (richiesta rifiutata).
Ma il famoso incontro non si è nemmeno tenuto.
Perchè mentre il presidente del Coni aspettava in Campidoglio, la Raggi era comodamente a pranzo alla pizzeria “Da Dino” a via dei Mille, vicino piazza Indipendenza.
Uno schiaffo al mondo dello sport.
Malagò, uscendo dal Campidoglio, era livido: non ha torto. Raggi si è insediata il 19 giugno, ha ricevuto-con tutto il rispetto-anche i parlamentari giapponesi, ma è arrivata in ritardo all’appuntamento con Malagò e Pancalli.
Raggi si giustifica, “un contrattempo”, mentendo.
Malagò ricostruisce il mancato incontro: “Dopo 37′ di attesa siamo andati via”.
Una “mancanza di rispetto e di attenzione” per il n.1 dello sport.
Ma veniamo al nodo del no. “Noi non apparteniamo a nessun partito politico. Noi siamo andati avanti col sostegno pieno del governo e della Regione: abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Noi siamo candidati perchè sono cambiate le regole del gioco, questo è il punto centrale. Raggi deve saperlo. L’agenda 2020 del Cio prevede impianti temporanei, prevede il coinvolgimento di altre città , prevede il lascito… Tanto è vero che il nostro bugdet complessivo è meno di un decimo di Sochi, il Cio ha previsto una riduzione dei costi. Era l’occasione per sistemare il Flaminio, le Vele di Calatrava, e tante altre opere. Io conosco le carte. So di cosa parlo”.
Difende la correttezza e la trasparenza delle sue scelte.
“Abbiamo stretto un accordo con Cantone”.
E attacca: “Consiglio alla sindaca di non presentare quella mozione, presa da Wikipedia, in consiglio comunale, parla di città non candidate come Amburgo, Boston. Bisogna sapere di cosa si parla. Sono cambiate le regole del gioco, il no va motivato”.
E attacca Raggi: “Non è vero che Roma paga ancora i debiti dei Giochi del 1960, è una falsità assoluta. Demagogia. Populismo. Le mangiatoie? Se avete timori, gestite voi. Non c’è un motivo vero per dire di no ai Giochi del 2024. C’è tutto il tempo per discutere sul dossier. Qui è tutto pretestuoso, già scritto. Solo un discorso di principio. Raggi è stata scortese, i Giochi erano un’opportunità per la città . Noi eravamo anche disposti ad indire un referendum. E la nostra credibilità internazionale ora dove va a finire? Dopo due anni non possiamo tirarci indietro. Da parte di Raggi solo alibi, non rispetto nei confronti di tutto il nostro mondo. Uno dei capisaldi nel dire no della sindaca è proprio quello di non favorire certe lobby del mattone, ma realizzare la città della scienza a Tor Vergata è proprio riconoscere una precisa concessione che c’è in quell’area. So di cosa parlo, ho letto le carte, se realizzi a Tor Vergata un’aula per l’università vale la concessione a un consorzio, tra cui la Vianini. Se realizzi un villaggio per atleti automaticamente si va a gara pubblica con trasparenza” .
E’ quasi commosso. Indignato e commosso.
“Io sono sereno, ho il senso del giusto. Ora dovranno assumersi le loro responsabilità “.
E ricorda l’ipotesi di chiedere i danni erariali visto che il Comitato promotore ha speso i soldi pubblici (circa 10 milioni). “Ora andiamo avanti, fino all’atto formale: Comune e Giunta si assumeranno la responsabilità della delibera che dà discontinuità alle precedenti decisioni. Come amministratori pubblici ci si deve assumere le responsabilità – ha aggiunto Malagò – Però do un vantaggio a Raggi: ritiri i riferimenti alle città che si sono ritirate, su quelle Wikipedia non è aggiornata…”.
Diana Bianchedi parla di populismo, “ci saremmo aspettato un’analisi profonda del nostro dossier” e anche Luca Pancalli, leader del movimento paralimpico, ci è rimasto malissimo: “Mi sembra che stiamo privando di un sogno tutti i cittadini. Non sono i grandi eventi che producono i debiti ma come vengono realizzati, mi sarei quindi aspettato coraggio, da parte di chi fa della trasparenza, il rigore e la serietà alla lotta agli sprechi, di accettare la sfida e dimostrare che noi italiani siamo in grado di fare le cose fatte bene e con rigore”.
(da “la Repubblica“)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE LA RAGGI PENSA AI CURRICULUM LA FLOTTA ATAC E’ AL COLLASSO
Autobus in fiamme – ancora una volta – nella capitale: paura sulla linea 80 dell’Atac, chiusa via Virgilio Talli alla Serpentara. A dare l’allarme alle 21 è stato il conducente del mezzo quando ha notato l’anomalia nel motore e ha subito ordinato ai passeggeri a bordo di scendere.
Poco dopo l’evacuazione, il bus è stato completamente avvolto dalle fiamme e distrutto.
Sul posto sono intervenute tre squadre dei pompieri che sono ancora a lavoro per domare le fiamme. Per consentire le operazioni di spegnimento è stato necessario chiudere la strada e i vigili urbani stanno procedendo con le deviazioni
Il tempestivo intervento dell’autista ha scongiurato il peggio: non si registrano infatti feriti o intossicati.
Ma il parco mezzi dell’azienda del trasporto pubblico romano è sempre più al collasso, dovrebbero circolare 1.500 bus al giorno, quelli effettivamente operativi sono 1.200 e, causa guasti, il contingente si riduce quasi ogni giorno a circa 900 unità .
Il 32 per cento dei mezzi è al palo, e nella maggior parte perchè i motori non vanno.
E quello di questa sera è il quarto incendio in soli quattro mesi.
Il primo giugno le fiamme sono divampate su un autobus della linea 495 che viaggiava in direzione piazza Fiume. Anche in quel caso, le fiamme nel giro di pochi minuti hanno distrutto l’abitacolo.
La notte del tre luglio il motore in panne e le fiamme sono divampate su un mezzo che stava attraversando Lungotevere in Sassia.
I testimoni, in quella circostanza hanno parlato di almeno due esplosioni. Infine lo scorso 22 luglio, intorno alle 11 del mattina, l’autobus ha preso fuoco mentre si trovava sulla Tangenziale Est, nel tratto verso San Giovanni, all’altezza di via dei Monti Tiburtini.
Per tutta la mattina la zona è stata chiusa al traffico per consentire ai pompieri di intervenire.
(da agenzie)
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