Novembre 6th, 2015 Riccardo Fucile
LA VECCHIA DISPOSIZIONE LO AVREBBE RESO UN BERSAGLIO FACILE PER CHI SI FOSSE APPOSTATO FUORI DALLA FINESTRA
Il primo atto del commissario di Roma Francesco Paolo Tronca?
Spostare la scrivania dell’ufficio del sindaco per evitare il rischio cecchini.
E’ questo, secondo quanto racconta il Corriere della Sera, l’intervento richiesto dall’ex prefetto di Milano non appena arrivato in Campidoglio.
La disposizione della sala che prima occupava l’ex sindaco Ignazio Marino avrebbe infatti esposto il commissario al rischio di essere colpiti da cecchini appostati fuori dalla finestra.
Un pericolo che non era mai stato comunicato alla stampa, ma che avrebbe impensierito il neo arrivato a Roma.
L’ex prefetto Tronca intanto proprio oggi ha ritirato il premio Voloire 2015 a Milano e ha detto di non essere preoccupato del nuovo incarico: “Sono contento di lavorare con un vero amico“, ha detto in riferimento al prefetto di Roma Gabrielli.
“E’ un collega di assoluto valore con cui ho lavorato spesso insieme affrontando momenti difficili. Nessuna difficoltà . Sono soltanto contento di poter riprendere a lavorare con un vero amico”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
IL NOME SAREBBE GRADITO ANCHE AD ALFANO… LA MELONI CONTRARIA, VUOLE PERDERE DA SOLA
“Pd e Forza Italia potrebbero appoggiare Alfio Marchini. Sennò vince il M5S“. Parola di Beatrice Lorenzin. Un’indicazione che arriva da un ministro della Repubblica, nonchè esponente di quel Nuovo Centrodestra che con il Partito Democratico forma la maggioranza di governo, e che si inserisce nel solco di quelle arrivate negli ultimi giorni da diverse direzioni sul nome del candidato della politica “tradizionale” in grado di impedire che il partito di Beppe Grillo vinca le comunali a Roma.
Così le larghe intese tornano ad allungare la propria ombra sulle macerie del Campidoglio.
Lorenzin, dice lei stessa, non sarà della partita: “Nessuno mi ha candidato — ha detto l’esponente Ncd rispondendo a una domanda del Corriere.it — faccio la mamma di due gemelli e come ministro della Salute devo portare avanti il lavoro avviato”.
L’idea è quella che dem e forzisti uniscano le forze per appoggiare Marchini, erede di una famiglia di costruttori da sempre vicina alla sinistra romana, in quella somiglia a una prova generale del Partito della Nazione che Matteo Renzi immagina come evoluzione del partito Democratico e futuro della sinistra italiana: “Se non si spiaggerà sul centrodestra come candidato marchiato, Pd e Forza Italia potrebbero appoggiarlo. Una strada percorribile, se si riesce però a fare un azzeramento delle classi politiche che hanno governato questa città . Anche per non rischiare una deriva M5S”.
Anche perchè a livello nazionale il movimento di Beppe Grillo guadagna terreno. Secondo due diversi sondaggi realizzati da Euromedia e Emg, il Pd è ancora il primo partito, ma in un eventuale ballottaggio la spunterebbero i grillini in virtù di un possibile “effetto Parma“ (o anche “effetto Livorno”): i dem che arrivano al secondo turno al ballottaggio con un ampio distacco e poi vengono sconfitti grazie alle preferenze aggiuntive che il candidato M5s raccoglie da altri flussi di voto.
Un’indicazione precisa, quella su Marchini, già arrivata martedì dai vertici del partito. “Marchini? Risponde al prototipo di persona che non è iscritta ad un partito ma interpreta una comunità ”, spiegava Angelino Alfano, leader di Ncd e ministro dell’Interno, in una intervista a Ballarò parlando del possibile candidato per la Capitale.
“Ci vedremo e ne parleremo — aggiungeva — credo che parlando con lui si potrà trovare una buona soluzione”.
L’ipotesi Marchini non piace a Giorgia Meloni, che nella candidatura per la corsa al Campidoglio sotto le insegne del Centrodestra spera, eccome.
“Non condivido le parole di Berlusconi a sostegno di Marchini e l’ho detto — ha spiegato la leader di Fratelli d’Italia – mi sembra che il presidente Berlusconi abbia fatto saggiamente un passo indietro. Noi vogliamo che si faccia subito un tavolo dove sedersi tutti insieme per condividere innanzitutto i programmi e poi parlare di candidati”.
Qualche giorno prima Silvio Berlusconi aveva avuto parole nette. “Il nostro candidato a Roma sarà Alfio Marchini — aveva detto il Cavaliere il 31 ottobre in un’intervista a La Repubblica — lui comunque si candida, proporre un nostro nome alternativo porterebbe a una sconfitta certa. Anche a Milano abbiamo individuato una figura fuori dalla politica, di alto profilo, l’ho proposta a Salvini e mi sembra d’accordo. Lo presenteremo a giorni”.
Invece dopo qualche ora era arrivato il niet della Meloni: “Noi di Fdi, che ricordo essere accreditato come primo partito della coalizione nella capitale, non siamo in alcun modo disponibili a sostenere a Roma la candidatura di chi come Alfio Marchini, ha partecipato alle primarie del Pd, come abbiamo spiegato a Berlusconi più volte”, ha spiegato l’ex ministro delle Politiche giovanili.
Che può contare sul gradimento della Lega Nord. Se Matteo Salvini, intervistato da Il Tempo, ha fatto sapere di non aver “mai detto nè sì nè no su alcun candidato”, Gian Marco Centinaio, capogruppo al Senato della Lega Nord, è più netto: “Tra Meloni e Marchini… Meloni è più vicina al nostro modo di pensare”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO INIZIA I FUOCHI ARTIFICIALI: “NELLA CAPITALE HA VOLUTO UN PREFETTO SOTTO IL SUO CONTROLLO, ELIMINA GLI ANTICORPI DEMOCRATICI”… E STASERA SARA’ OSPITE A “DI MARTEDI'” SU LA7
Renzi bulimico di potere, voleva Roma sotto il suo diretto controllo e se l’è presa. Chi non si
adegua viene bandito.
E’ un attacco violento in pieno volto quello sferrato dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino al presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Il Presidente del Consiglio potrebbe e dovrebbe esercitare maggiore rispetto. Continua a dire “basta polemiche”, ma poi insiste negli insulti e nelle provocazioni. Non si rende conto, o forse non gli interessa, che insultando me insulta le centinaia di migliaia di cittadini che mi hanno scelto come sindaco prima alle primarie, poi al primo turno ed infine al ballottaggio”, scrive Marino su facebook.
“Ignora le numerose manifestazioni di sostegno che in migliaia mi stanno dedicando. È del tutto evidente che Renzi mi attacca e offende sul piano personale per coprire con la “damnatio memoriae” una spregiudicata operazione di killeraggio che ha fatto esultare i tanti i potentati che vogliono rimettere le mani sulla città “, continua l’ex sindaco.
“Occorre invece ristabilire la verità : Renzi voleva Roma sotto il suo diretto controllo e se l’è presa, utilizzando il suo doppio ruolo: come segretario del partito ha voluto che i 19 consiglieri del PD si dimettessero, come Presidente del Consiglio ha sostituito il sindaco, legittimamente eletto, con un prefetto, certamente persona degnissima, che farà capo come dice la legge allo stesso Presidente del Consiglio. Assistiamo a una pericolosa bulimia da potere, che elimina gli anticorpi democratici. Il messaggio è chiaro: chi non si allinea, chi non ripete a pappagallo i suoi slogan viene allontanato o addirittura bandito. Nel parlo stasera a “Di Martedì” su La7″.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
A TITOLO E RESPONSABILITA’ DIVERSE, NELL’ELENCO DELLA PROCURA
Accreditato come l’ultimo segreto di Mafia Capitale, la cosiddetta “lista dei 101” tra consiglieri comunali, regionali e funzionari dell’amministrazione capitolina travolti dall’inchiesta giudiziaria sul Sistema Buzzi-Carminati, non è più tale.
E, come ha ricordato ieri il prefetto di Roma Franco Gabrielli, in qualche modo non lo è mai stato.
Allegata alla relazione di circa mille pagine redatta dalla commissione prefettizia di accesso agli atti (quella che avrebbe concluso il suo lavoro raccomandando lo “scioglimento per mafia del consiglio comunale “), la lista e la relazione di cui fa parte, da ieri, è stata peraltro anche formalmente “liberata” da Gabrielli perchè la Procura possa depositarla agli atti del processo che si aprirà tra quarantotto ore nei confronti di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e altri 44 imputati. Ma, appunto, a leggerla se ne coglie il carattere meramente “compilativo”.
La lista dei 101 mette insieme – non diversamente da un indice dei nomi in appendice a un libro – tutti coloro che, nel dicembre del 2014, si ritrovarono nelle pagine della mastodontica ordinanza di custodia cautelare della Procura di Roma. A titolo e con responsabilità diverse.
Ora penali, ora squisitamente amministrative, in qualche sporadico caso (la deputata Pd Micaela Campana, ad esempio, intercettata al telefono a discutere con Buzzi di un’interrogazione parlamentare a cuore della coop 29 giugno) esclusivamente politiche. Secondo uno schema che documenta come il Sistema Buzzi-Carminati potesse contare su un doppio capitale di relazioni tenuto insieme dal mastice ora della corruzione, ora dell’intimidazione.
“Capitale Politico”, appunto. E “Capitale Amministrativo”.
Si leggono dunque, insieme a quelli di Carminati, Buzzi e del “facilitatore” Fabrizio Testa, i nomi dell’ex sindaco Gianni Alemanno, del suo “tesoriere” ed ex ad di Eur spa Riccardo Mancini, degli ormai ex consiglieri comunali Sveva Belviso (ex assessore e vice di Alemanno), Massimo Caprari (capogruppo Centro democratico), Alessandro Cochi (Pdl), Mirko Coratti (Pd, ex presidente assembla capitolina), Francesco D’Ausilio (ex capogruppo Pd), Alfredo Ferrari (Pd, ex presidente commissione Bilancio), Luca Giansanti (capogruppo Lista Marino), Luca Gramazio (capogruppo Pdl prima al comune e poi alla Regione), Luigi Nieri (Sel, vicesindaco di Marino), Laura Pastore (Pd, consigliera subentrata), Pierpaolo Pedetti (Pd, presidente commissione Patrimonio), Anna Maria Cesaretti (Sel), Giovanni Quarzo (Pdl), Andrea Tassone (presidente Pd X municipio), Giordano Tredicine (Pdl), Eugenio Patanè (consigliere regionale pd).
A scorrere la lista, appare decisamente più interessante, per la “microfisica” del Potere che racconta, la geografia dei dipendenti comunali nella manica di Buzzi e Carminati. Quel “Capitale Amministrativo” in grado di condizionare l’azione politica, fino a ribaltarne il rapporto di forza con la pubblica amministrazione.
Diciassette nomi, segnalati dalla Prefettura al Campidoglio lo scorso settembre per l’avvio delle procedure disciplinari e già allora in buona parte trasferiti ad altro incarico per iniziativa dell’assessore alla Legalità Alfonso Sabella.
Si tratta dell’ex segretario generale del Campidoglio Liborio Iudicello (in passato alla Provincia di Firenze negli anni della presidenza Renzi) e della funzionaria al Patrimonio Mirella Di Giovine: l’uno e l’altra hanno volontariamente lasciato il servizio.
Nonchè della nutrita pattuglia di colletti bianchi in servizio nei dipartimenti cruciali per il core business della coop “29 giugno”: Politiche sociali, Verde pubblico, Patrimonio. Parliamo di Gaetano Altamura (l’uomo che, al dipartimento Ambiente, di fatto, contava più dell’assessore Estella Marino); Ornella Coglitore (Ambiente); Mario Cola (dagli uffici del dipartimento al Patrimonio suggerisce a Buzzi di occupare un immobile comunale per poi poterlo acquistare a prezzi di favore); Franco Figurelli (dipendente delle biblioteche distaccato nella segreteria del potente presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti); Carlo Fresch (geometra del Municipio di Ostia); Alfredo Romani (alle politiche per l’inclusione e l’immigrazione trattava con Buzzi il prezzo per la fornitura di occhiali da vista per “soggetti socialmente svantaggiati”); Emanuela Salvatori; Paolo Cafaggi (dirigente del municipio di Ostia); Ivana Bigari (Politiche sociali); Bruno Cignini (Ambiente); Isabella Cozza (Politiche sociali); Walter Politano (addetto all’Anticorruzione); Claudio Turella (il funzionario comandato al verde e al benessere degli animali, ma soprattutto noto per i 560 mila euro in contanti nascosti nell’intercapedine delle mura domestiche); Rossana Calistri; Claudio Saccottelli.
Carlo Bonini e Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
UN SONDAGGIO INTERNO AI PARTITI INDICA CHE SOLO CON LA “CIVICA” SI ARRIVA AL 35%… ALTRI CANDIDATI NON ARRIVEREBBERO NEANCHE AL BALLOTTAGGIO
Una lotta per la sopravvivenza. Di questo si tratta per il centrodestra capitolino, catapultato
in una campagna elettorale che lo sorprende senza leader e con i soliti, vecchi, inutili rancori.
Numeri alla mano, tuttavia, i sogno di riconquistare il Campidoglio passa soltanto per un nome, quello del civico Alfio Marchini.
Secondo un sondaggio interno il centrodestra, vale a dire Forza Italia, Fratelli d’Italia, Nuovo Centrodestra, Noi con Salvini, Conservatori e Riformisti, La Destra, Altra Destra, ad oggi, è bloccato al 20 per cento del consenso elettorale.
Le simulazioni effettuate sui possibili candidati, come ad esempio la leader FdI, Giorgia Meloni, cambiano di poco il risultato: 24, 25%.
Vale a dire fermarsi al primo turno, schiacciati dal Movimento 5 Stelle, ad oggi dato ancora sopra la soglia del 30% e da un Pd che, nonostante la crisi e pur partendo dal minimo storico del 17%, ha risorse sufficienti per arrivare al ballottaggio e riconquistare il Campidoglio.
Per questo la scelta di Silvio Berlusconi di puntare tutto sul leader della Civica, Alfio Marchini, sembra non più procrastinabile.
L’ingegnere potrebbe sparigliare le carte di Pd e grillini e giocarsi la vittoria finale.
Una strategia che garantirebbe la sopravvivenza di un centrodestra polverizzato da inchieste giudiziarie, un passato recente di governo alla Regione Lazio e al Campidoglio tutto da cancellare, e da una tardiva resa dei conti che ha di fatto smantellato anche quel minimo di apparato Pdl che pure si era costruito tra una faida e l’altra. Non solo.
Il «listone» civico capeggiato da Marchini e appoggiato dal centrodestra, misurandosi nella Capitale, rappresenterebbe un banco di prova decisivo a livello nazionale.
La nuova legge elettorale infatti impone liste uniche e non più coalizioni di governo.
Una misura necessaria quella che il centrodestra della Capitale è costretto a prendere, cedendo – o meglio tornando – a quel mondo civico che ne è stato poi la fortuna e la maledizione.
La chiusura tuttavia di Fratelli d’Italia sulla candidatura unitaria di Alfio Marchini, senza neanche passare per le primarie, rischia di rompere le uova ancor prima di finire nel paniere.
Difficile infatti una candidatura di Giorgia Meloni in solitaria. Non avrebbe la forza nè di vincere nè di saltare dal tramplino che la lancerebbe come leader nazionale di uno schieramento unitario.
La via dunque sarebbe quella di una candidatura di partito, come ad esempio Fabio Rampelli, per mantenere un consenso intorno al 7% e presentarsi poi al tavolo del ballottaggio.
Una roulette russa insomma, dalla quale tuttavia potrebbero uscire tanti perdenti e nessun vincitore.
Susanna Novelli
(da “il Tempo”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA CRONACA DELLA DRAMMATICA RIUNIONE DEGLI ELETTI PD CON ORFINI
Ignazio Marino ci ha ripensato. Ha ritirato le dimissioni e resiste. Il Partito democratico è sull’orlo della crisi di nervi. Vuole chiudere l’esperienza del sindaco Marziano e il presidente Matteo Orfini ha convocato i consiglieri comunali dem negli uffici della direzione.
Sta cercando di convicerli a dimettersi in massa per far decadere il primo cittadino.
Ma non tutti sono d’accordo. Qualcuno resiste. Con la città in fibrillazione e le telecamere dei giornalisti ammassate all’ingresso.
Che cosa è successo esattamente in quelle ore? Come si è arrivati alla decisione finale di mettere le firme nell’atto notarile che ha mandato a casa Marino?
Ilfattoquotidiano.it è in grado di offrire la cronaca in diretta di quei momenti drammatici grazie a uno dei consiglieri comunali romani. Ecco il suo diario.
Giovedì, ore 13.
Tutti a Sant’Andrea delle Fratte, sede della direzione del Partito democratico, convocati dal Commissario del Pd Roma, Matteo Orfini. Tutti puntuali. Fotografati sull’uscio e attesi a fine riunione da un pletora di giornalisti, per la prima volta interessati ai nostri volti e alle nostre opinioni. Entriamo in silenzio. Non rilasciamo interviste. Non siamo abituati.
Anzi, qualcuno sì, ma la maggioranza continua a pensare che settori della stampa ci hanno massacrato sin dal nostro primo giorno di insediamento.
Anche un pranzo in campagna a casa del consigliere Marco Palumbo è stato fatto passare per una riunione complottarda tra pochi eletti del gruppo. A che serve parlarci ora?
Grande sgomento e delusione da parte dei più giovani: Marino è ancora dimissionario.
Ritirerà le dimissioni? Preferirà non farlo? Nessuno è in grado di capire. Ognuno dice la sua, qualcuno con più convinzione. Ci si confronta animatamente sul terrazzo al terzo piano: qualcuno fuma l’ennesima sigaretta, qualcuno parla già del dopo sentendosi comunque tradito da dimissioni ancora considerate inspiegabili.
“Perchè si è dimesso?”.
Diciannove consiglieri: età diverse, professioni diverse, percorsi diversi. Uomini e donne che comunque in questa avventura del dopo Alemanno hanno messo testa, cuore e competenze.
Tanti gli illusi, soprattutto i più giovani. Ancora animati da quella voglia di cambiare il mondo: una profonda tenerezza, una profonda ingenuità . Si attende Matteo Orfini per capire l’esito della cena la sera prima a casa di Marco Causi. Siamo stati convocati per questo.
Cosa si saranno detti? Cosa avrà deciso Ignazio Marino? Lo avranno convinto alla resa delle armi o avranno inasprito il conflitto? Oppure si è trovato un accordo e si torna su nuovi presupposti a governare?
Sarà rimasto dell’idea di dimettersi o avrà in mente qualcosa? Ore di domande. Di dubbi. Di fastidio, se vogliamo.
Matteo Orfini arriva in ritardo. Qualcuno si è portato un panino, qualcun altro uno yogurt e qualcun altro sgranocchia gallette di mais per snervarsi da ore di incertezza insopportabile.
Sono quasi venti giorni che si vive sul filo del “non sappiamo” e la città continua ad avere i suoi problemi. Quelli di sempre, inaspriti da cinque anni di amministrazione Alemanno.
Quelli per cui si era chiesta la fiducia agli elettori e per cui si lavorava a fatica: poco ascolto, poco dialogo con la Giunta, poca condivisione. Tutti i consiglieri sono stati per 28 mesi sui territori a prendere insulti da cittadini insoddisfatti. Tutti ad attendere una “fase 2″ mai partita. Tutti ancora frastornati da Mafia capitale e da due ondate di arresti che hanno messo a nudo anche i limiti del Pd di Roma. I consiglieri più anziani abbracciano i più giovani: pagheranno il prezzo più alto in un età che non era giusto e loro lo sanno bene.
Inizia la riunione.
Matteo Orfini ci racconta di una cena “non cena”. In realtà non si è mangiato niente. Si è piuttosto cercato un dialogo dopo giorni di silenzio tra il Pd Roma e il Sindaco. Tra il suo partito e il primo cittadino.
Orfini ci comunica che si è tornati a casa con gli stessi dubbi di prima: nessuno era in grado di dire cosa avrebbe deciso Ignazio Marino e noi eravamo stati convocati per capire come ci saremmo confrontati con lui nelle diverse ipotesi possibili: conferma delle dimissioni o ritiro delle stesse.
Qualche sognatore, giovane e alla prima esperienza, ha anche chiesto ingenuamente se non esistevano proprio più le condizioni per andare avanti. Se veramente era finita. Di nuovo ho pensato “che tenerezza, che ingenuità ”. Quanta responsabilità da parte di noi più diciamo più atrezzati per l’impegno che abbiamo visto profuso in Aula da questa nuova classe dirigente mentre magari eravamo noi a distrarli parlando della Roma o della Lazio.
Alle 16, la presidente dell’Aula Valeria Baglio viene raggiunta da una telefonata. E’ il Sindaco. Vuole vedere i consiglieri del suo Partito l’indomani, di pomeriggio.
Tra i consiglieri tutti respiriamo ottimismo. Da subito. Si dice sì all’incontro. “Si può ripartire forse”, è il pensiero della più ingenua di tutte.
Di quella che non voleva neanche le dimissioni di Marino e che credeva veramente possibile un altro mondo. Più lucido il ragionamento degli altri: rimaniamo a Sant’Andrea delle Fratte e riuniamoci per capire come affrontiamo insieme al Sindaco questa fase, cerchiamo di capire cosa vuole fare e usciamo da questo impasse insieme.
“Andiamo in Aula”, è il ragionamento della maggioranza: ognuno di noi ha qualcosa da dire al Sindaco e alla città . I più anziani hanno poca voglia: è finita, pensano. E sanno che forse è vero dal giorno in cui il Sindaco ha scelto di dare le dimissioni. L’esperienza insegna che le dimissioni non si danno. E se si danno, non si ritirano. La politica non è un gioco sulle spalle dei cittadini e l’Aula sarebbe stato l’ennesimo fianco prestato alle opposizioni.
Si resta ancora un’ora a discutere sul da farsi. Sono le 17.
Cala la sera: l’ora legale imbrunisce prima l’orizzonte. La calma e la sera aiutano tutti a ragionare. A proporre. A farsi carico di una situazione decisamente nuova: le dimissioni di un sindaco e i venti giorni che scadono lunedì. Peraltro 2 novembre. Giorno dei morti.
La discussione si anima. Si decide di andare in Aula. Si decide di ascoltare il Sindaco e fare poi in secondo momento nuove valutazioni. Ottimismo e freddezza. Siamo d’accordo.
Come un fulmine a ciel sereno, arriva però un comunicato stampa: il Sindaco ha ritirato le dimissioni.
Il gruppo consiliare del Pd ha un’esplosione di rabbia. “Ci prende in giro”, “perchè lo ha fatto?”,”e l’incontro di domani?”, “come andiamo adesso in Aula?”, “io non voto la sfiducia con Alemanno e con la destra che ha distrutto Roma”, “è una farsa”, “i cittadini non meritano questo”: le frasi più ricorrenti.
Si torna a discutere.
Si chiede la presenza di Matteo Orfini. Il dibattito va avanti fino alle 23: la decisione, pur con sensibilità e opinioni diverse, è a maggioranza. Non si va in Aula e ci si dimette. Adesso. Stasera.
Con quell’opposizione che non ha nulla a che fare con Alemanno e la destra che ha distrutto la città .
Alla parola dimissioni, i più giovani esplodono tra urla e pianti. La minoranza tenta l’ultimo colpo di coda: “In Italia non si dimette nessuno, perchè noi?”.
Perchè l’alternativa è la sfiducia in Aula con Alemanno. Perchè siete classe dirigente, mi verrebbe da dirgli. Perchè l’alternativa è uscire dal Pd, penso ancora.
E perchè il commissario Orfini sta dicendo: “O si accetta la linea del partito o si sta fuori. Si stanno dimettendo anche gli assessori”.
Il Sindaco non ha saputo interpretare la voglia di cambiamento del dopo Alemanno, non ha fermato gli appalti diretti, ha tradito il programma sui temi cari alla Sinistra: il sociale e la cultura. E ancora, volevo dirgli, il Pd lo ha aiutato chiedendovi lealtà al Partito e chiedendovi di tacere sui tagli, gestendo al vostro posto l’ira per Mafia Capitale, valutando ogni mossa da fare al vostro posto.
La delicatezza del momento storico che vi è toccato vivere, cari giovani consiglieri, non si augura a nessuno: siete stati sfortunati. E dovete anche essere coraggiosi: firmare le dimissioni dopo aver donato gli anni migliori della vostra vita al Partito e al territorio.
Marchini è fuori Roma.
Non si riesce a farlo arrivare per presentare le 25 firme contestuali che servono per far cadere Marino. Matteo Orfini rassicura sul consigliere di centro Democratico e sulla consigliera della Lista Civica. Arriviamo a 21.
Gli altri 4 sono i due della lista Marchini e i due di Fitto. “Non voteremo nulla con Alemanno e le sue destre”, chiarisce.
L’appuntamento è a domani mattina alle 11 a via del Tritone, presso la sede dei gruppi consiliari. Usciamo quasi tutti dalla porta laterale: affrontare i giornalisti tra le lacrime anche, no. Cos’altro dobbiamo chiedere ai nostri consiglieri?
Venerdi, ore 11.
Non avrei mai voluto vederli così. A via del Tritone si arriva con le prime pagine dei giornali che confermano l’avviso di garanzia al sindaco.Un’altra bugia, l’ennesima: è indagato da mercoledi, lui lo sapeva ma non ce lo ha detto. I meno convinti non hanno mai accennato a quel sorriso che invece in Aula ha sempre dato tanta forza a tutti noi. I più convinti, per decoro e rispetto, hanno evitato starnazzi e grida di giubilo. Arriva il notaio Togna. Sono le ore 13.
Deve formulare il testo e raccogliere i documenti di identità . Prende tutto con il suo assistente. Torna a studio e ci da appuntamento in Campidoglio per le 17. Rimaniamo così. In attesa.
Alla spicciolata si va in Campidoglio. Orgoglio e tristezza. Amarezza e rassegnazione. Ci si sdraia sul divano nell’ufficio della Presidente dell’Aula. Qualcuno piange. Qualcuno no. Qualcuno spera che al notaio prenda un colpo. Qualcuno insiste che non si fa così e che è stato gestito tutto male. Qualcuno già saluta e ringrazia Alfio Marchini. “Quanto siamo diversi”, penso.
Eccolo invece il notaio. Ha gli atti pronti. Ci chiama in ordine alfabetico. Firmiamo tutti.
Per senso di responsabilità verso un Partito che ci ha permesso la nostra candidatura, per senso di responsabilità verso una città che chiedeva risposte ed è stata insultata e derisa, per quel Giubileo che speriamo restituisca misericordia a tutti noi. Ignazio incluso.
Così chiuso nel suo cerchio magico, così ostinatamente chiuso verso il suo gruppo di consiglieri, così sfacciatamente contro il suo governo e il suo Partito.
L’uomo solo al comando è stato lui e ci auguriamo che nè Orfini nè Renzi seguano questo esempio.
La vicenda è iniziata male, è stata gestita peggio, è finita facendo pagare ai più giovani il prezzo più alto! Ecco, questo non me lo perdonerò mai!
Primo Di Nicola
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
E CICCHITTO PROPONE UNA “GRANDE LISTA CIVICA PER BATTERE I GRILLINI”
Dopo il fallimento della giunta Marino, e quello ancora più eclatante della squadra di Alemanno, un fantasma si aggira per la Capitale: quello di una grossa coalizione con tutti dentro, o meglio: di una lista civica con tutti i principali partiti, dal Pd a Forza Italia, nel nome di Alfio Marchini, benedetto qualche sera da Berlusconi e da sempre in buoni rapporti con il Pd, tanto da essere determinante nel trovare le forme per dimissionare Marino.
Un fantasma che per ora non ha padri nè madri, e anzi a sentire i dem l’ipotesi di un sostegno a Marchini viene definita “improbabile”.
E tuttavia Fabrizio Cicchitto, ex berlusconiano di ferro e ora teorico del partito della Nazione, non ha paura a metterci la faccia e dire che “oggi a Roma parlare di centrodestra o di centrosinistra significa non capire il dramma che purtroppo la politica sta vivendo in questa città per cui l’unica via d’uscita è una grande lista civica che è tutt’altro che un’arca di Noè ma l’unica alternativa possibile al M5S”.
Un listone civico che mescoli e nasconda i simboli dei vecchi partiti, salvando dal naufragio una parte della nomenklatura, e contrapposto ai grillini nel nome della politica.
Un’ipotesi prematura ma tutt’altro che inverosimile. Tanto che lo stesso Marchini a Repubblica ha raccontato di quei dem che gli hanno già proposto, riservatamente, una lista “Democratici per Marchini”. Magari alleata con la lista di Forza Italia priva però del nome e del simbolo.
Al Nazareno per ora non si parla di possibili candidature.
Renzi ha in testa solo il lavoro del “dream team” guidato dal prefetto di Milano Paolo Tronca che ha il compito di rimettere in piedi la città in un paio di mesi.
Una mission assai più difficile dell’Expo, e tuttavia è a quel modello di successo che ormai il Pd attinge a piene mani. Oltre al pressing su Giuseppe Sala come sindaco di Milano, infatti, anche la squadra che dovrà traghettare Roma ha il timbro del “partito dell’Expo”: non solo Tronca, ma anche per il ruolo di subcommissari ai Trasporti e ai Rifiuti (i due capitoli più sofferenti nella Capitale) il premier guarda al team di Expo: per i trasporti si parla di Marco Rettighieri, general manager costructions per i padiglioni di Rho, e per i rifiuti a Gloria Zavatta, manager per la sostenibilità di Expo.
“Nomi forti, che ci aiutino a lasciarci alle spalle il disastro il prima possibile”, ha spiegato Renzi ai suoi. Dunque prima si testerà il lavoro del dream team, e solo tra qualche mese si passerà alla ricerca del candidato, con una serie di sondaggi che vedranno testato anche Fabrizio Barca, oltre ad alcuni ministri romani tra cui Beatrice Lorenzin, Marianna Madia e Paolo Gentiloni.
Non Matteo Orfini, che ha già fatto capire di voler restare fuori dalla partita.
Ma l’ipotesi di candidare un politico, almeno per ora, resta sullo sfondo. Troppo forte la bruciatura, troppo alto il rischio di non arrivare neppure al ballottaggio.
Che, ad oggi, sembra assai più probabile tra Marchini e un grillino, con il Pd fuori dai giochi. Sempre che i dem alla fine non decidano di saltare sul carro del costruttore.
Nel caso del listone pro Marchini, resterebbero con tutta è probabilità fuori la Lega e Fratelli d’Italia, pronti a candidare Giorgia Meloni, la prima a ribellarsi all’ipotesi del costruttore ex rosso.
Salvini, per ora, non si sbilancia: “La Meloni la conosco e la stimo, Marchini non lo conosco e non esprimo giudizi. Dico solo che l’ultima cosa di cui c’è bisogno in Italia, e in particolare a Roma e Milano è litigare”.
Su Marchini la sua per ora è una posizione di attesa. Non ci sono stati incontri e neppure telefonate dirette. Ma di fronte all’ipotesi di un listone civico con dentro il Pd il Carroccio si chiamerebbe certamente fuori.
La sinistra di Sel e dintorni, a sua volta, pare aver definitivamente chiuso l’alleanza col Pd.
Al prossimo giro si ragiona su una candidatura in proprio. Civati ha lanciato il senatore Walter Tocci, che fa ancora parte del Pd. Ma si sta ragionando anche sull’ipotesi di candidare Stefano Fassina, il nome più forte sulla piazza romana, per testare nella sfida clou delle amministrative 2016 la nuova forza politica che nascerà a gennaio.
E senza alleanza con i dem, è probabile anche un sostegno di Civati.
In casa M5s regna ancora l’incertezza.
Grillo e Casaleggio sono consapevoli di giocarsi la partita della vita, ma ancora oscillano tra la volontà di rispettare le regole e candidare un militante come i 4 consiglieri comunali uscenti (la favorita è l’unica donna, Virginia Raggi), o allargare le maglie delle prossime “comunarie” in modo da consentire la corsa a personalità civiche del calibro del giudice Ferdinando Imposimato.
Casaleggio non è rimasto particolarmente colpito dalla performance tv dei 4 moschettieri due settimane fa da Lucia Annunziata a “In Mezz’Ora”.
E tuttavia non intende derogare ai regolamenti che impediscono la corsa di un parlamentare in carica come Di Battista. Lavori in corso.
L’unica certezza è che il “Dibba”, Grillo e anche Di Maio saranno in prima fila nella campagna elettorale con il Campidoglio. In ogni caso.
Convinti di poter conquistare la Capitale sulle rovine dei partiti.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
L’IDEA DEL PD DI COMMISSIONARE UN SONDAGGIO PER TESTARE 20 NOMI
Un sondaggio su venti nomi, anche più di uno. Da commissionare tra dicembre e gennaio
«perchè adesso siamo nel momento di massima crisi e non servirebbero a niente», dice Matteo Renzi.
La scommessa, per recuperare Roma e provare a vincere nella primavera del 2016, è dare subito un segno di cambiamento.
Come? Mettendo risorse economiche a disposizione dell’amministrazione e del commissario su tre capitoli chiave di una svolta per il Campidoglio: trasporti pubblici, pulizia, periferie.
Questi sono i punti fissati da Renzi e dal presidente del Pd Matteo Orfini.
«L’identikit perciò lo facciamo a gennaio, dopo aver visto i sondaggi». E dopo aver provato a cambiare il trend nella Capitale.
Tra i venti candidabili il Pd inserirà personalità della società civile, politici, alcuni ministri romani e Fabrizio Barca.
L’ex ministro del governo Monti sembra oggi una figura in grado di tenere unito il Partito democratico, di recuperare il voto a sinistra malgrado lo strappo di Sel ed è stimato dal premier che Barca non ha mai attaccato pur avendo una storia politica completamente diversa.
È anche un possibile concorrente che ha il pregio di far coincidere sul suo nome tutte le correnti Pd e ricompattare il centro sinistra, ovvero può consentire di saltare le primarie perchè, come dice Orfini, «se c’è un solo candidato non si fanno ».
Il premier e il commissario romano hanno ricordato nei loro primi colloqui i precedenti di Sergio Chiamparino e Nicola Zingaretti, vincenti nelle loro regioni senza passare dai gazebo.
Ma sono precedenti che rimandano a esperienze in cui avevano sostituito un centrodestra diviso e travolto dagli scandali. Qui la situazione è opposta.
Oggi le primarie sono ancora in campo. Meglio non offrire nuovi argomenti polemici, non prestare il fianco ad altri attacchi.
Ma l’obiettivo, nella partita più delicata delle amministrative, è proprio quello di evitarle. In questo senso Barca appare il personaggio ideale, la soluzione unitaria per eccellenza.
A oggi, naturalmente. L’ex ministro della Coesione sociale era del resto il vero candidato di Pier Luigi Bersani al comune di Roma.
Un candidato che non sarebbe passato dalla prova dei gazebo. Ma Barca rifiutò malgrado un pressing costante e il Pd di si rifugiò nella competizione interna che promosse Marino. Per Bersani e per la minoranza in genere sarebbe quindi difficile dire di no a Barca.
Certo non bastano queste caratteristiche.
Ieri sono partiti all’attacco Sergio Lo Giudice e Sandra Zampa chiedendo un nuovo congresso romano e il rimescolamento delle carte nel Pd capitolino.
È un segno che questo primo affondo non sia venuto dai bersaniani. Ma non bisogna dimenticare che qualche giorno fu Nico Stumpo, deputato vicino all’ex segretario, a chiedere una verifica sul commissario Orfini, a denunciare l’allungamento del mandato per un anno senza passare da una discussione interna.
Insomma, non andrà tutto liscio nelle prossime settimane ma il prefetto Franco Tronca godrà di una prima fase di pace intorno a lui.
La rimonta dem passa ora dagli stanziamenti che aiuteranno Roma.
La prima fiche andrà sui trasporti: si parla di 150-200 milioni di investimenti sulla manutenzione in primo luogo e sul sistema in generale.
Uno stanziamento ingente che toccherà a Marco a Rettighieri gestire.
Il Giubileo, con la sua eccezionalità , servirà a coprire le spese che verranno dirottate anche sulla pulizia delle strade e sulle periferie. A quel punto sarà più semplice ragionare sul sindaco.
Dal totocandidati si tira fuori Raffaele Cantone. Il presidente dell’anticorruzione sta confermando anche in queste ore ai suoi interlocutori che la sua intenzione è quella di non entrare in politica, con alcun incarico.
Fuori dalle ipotesi è anche Alfio Marchini ma per altri motivi: andrà a destra e soprattutto il feeling con Renzi è quasi inesistente.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
“EVOCARE EXPO’ NON C’ENTRA NULLA”… “A ROMA VINCERANNO I CINQUESTELLE”
«La cosa comica è che è in atto una sostituzione della politica con tecnici e magistrati proprio per mano di uno che si è presentato dicendo che la politica doveva tornare al comando».
Non usa mezzi termini Massimo Cacciari per criticare l’eccessiva presenza di tecnici in ruoli che dovrebbero essere affidati a politici
Per Roma, Renzi ha puntato sul prefetto Tronca perchè vuole applicare il modello Expo.
«Sì, ma c’è una piccola differenza: Expo era un evento eccezionale ed è dunque normale che venisse gestito da tecnici, mentre Roma è un Comune. Il modello Expo non c’entra nulla. Per il Giubileo c’è già un commissario, Gabrielli».
Quindi le scelte di Renzi non vanno nella giusta direzione?
«Diceva di voler rimettere la politica al comando. Invece in tutte le situazioni critiche deve ricorrere a tecnici. E a livello amministrativo locale ai vari Fassino, Chiamparino, De Luca e magari anche Bassolino. Vorrei capire chi ha rottamato, oltre a D’Alema»
Non è che l’Italia è obbligata a seguire la strada dei tecnici perchè la politica non è in grado?
«Va be’, se è così allora prendiamone atto. Facciamo delle riforme istituzionali che ne tengano conto: aboliamo il Parlamento. Ma non scherziamo, dai».
Allora che bisogna fare?
«Per rifondare la politica bisognerebbe ripartire da una riorganizzazione della medesima, formare un partito come dio comanda, istituire una formazione della classe politica decente… E non solo attorniarsi di amici e portaborse…».
La nostra classe politica è inadeguata?
«Per lo meno quella che sta attorno al capo del governo. Guardiamo quello che è successo a Roma: il Pd ha fatto ricorso a un politico per risolvere il problema. La prima cosa da mettere in discussione sarebbe l’operato di Orfini. Renzi ha messo lì un suo braccio destro che avrebbe dovuto avere autorevolezza e capacità per dirimere quel casino e invece guarda che disastri ha lasciato che accadessero. Si è dimostrato totalmente incapace. E allora lo caccino. Lo mettano a fare il capo sezione a Orbetello».
E ora a Roma cosa succederà ?
«Il centrodestra cercherà di competere con Marchini, ma vinceranno i Cinque Stelle. Il Pd non arriverà al 10%. Ci sarà una lista Marino: ormai è quasi costretto, per salvarsi la faccia».
A Marino cosa si può rimproverare?
«Assolutamente nulla. Lui era uno che non sapeva neanche che fosse di casa a Roma, non aveva alcuna esperienza amministrativa. Era soltanto un semplice megalomane: questo era risaputo da tutti, dalla comunità scientifica, dai suoi stessi colleghi. La responsabilità non è sua, ma di chi l’ha messo lì, a dimostrazione dell’assoluta mancanza di una politica di formazione della classe dirigente. Avevano Gentiloni e invece si sono inventati Marino: bene, questo è il risultato».
Marino però ha vinto le primarie
«Le primarie, fatte in questo modo totalmente dilettantesco, non servono a niente. Servono solo alla resa dei conti interna al partito. O sono normate con regole rigidissime, con un albo degli elettori, come negli Usa, o sono delle bufale colossali».
Che scenari prevede per il Pd alle Comunali?
«Roma è perduta. Milano la possono salvare solo con Sala».
Che, guarda caso, è un tecnico…
«Certo. Perchè non hanno nessun politico in grado di affrontare emergenze, nè sul piano della giustizia nè sul piano amministrativo. Se vuole salvarsi il sederino, Renzi a Milano dovrà mettere Sala. Altrimenti rischia la pelle. E se Renzi perde sia a Milano che a Roma, voglio vedere come continua a governare il Paese…».
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
argomento: Roma | Commenta »