IL GOVERNO NON HA MARGINE DI MANOVRA, GIORGIA MELONI DEVE STRINGERE LA CINGHIA (RINGRAZI IL SUO AMICO TRUMP PER LA GUERRA IN IRAN): NON CI SONO SOLDI PER VARARE UNA LEGGE DI BILANCIO “ELETTORALE” RICCA DI MANCETTE E REGALIE, COME SPERAVA LA PREMIER
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIORGETTI È STATO CHIARO: IL GOVERNO RICORRERÀ A UNO SCOSTAMENTO DA 28 MILIARDI IN DUE ANNI, GRAZIE ALLE SPESE AUTORIZZATE DALLA “CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA” – L’UNICA SPERANZA PER LA SORA GIORGIA È CHE LA COMMISSIONE UE LE CONSENTA DI SPENDERE PIÙ DEL PREVISTO, MA È COMPLICATO
Alla fine l’unica speranza di Giorgia Meloni per fare una manovra elettorale o almeno che non faccia arrabbiare troppa gente è Ursula von der Leyen, a cui la premier – com’è noto – ha scritto una lettera accorata per chiederle più flessibilità su alcune spese, in particolare quelle rese necessarie dall’aumento dell’inflazione (adeguamenti delle pensioni, materiali per i cantieri, etc).
Al momento, però, la Commissione Ue non pare molto colpita dalle difficoltà del governo italiano e allora non resta che la linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: riguardo alla legge di Bilancio “oggi la mia risposta è diversa rispetto a un mese fa: l’approccio deve essere più prudente”, “il contesto richiede maggiore attenzione”.
Il contesto è quello che vedono tutti: prezzi energetici impazziti, inflazione che si diffonde nell’economia, mercati che chiedono rendimenti record sui debiti pubblici.
Fin qui si potrebbe pensare che siamo di fronte alle solite dichiarazioni di Giorgetti. In realtà il ministro parlava in conferenza stampa dopo l’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e della sua relazione sullo scostamento di bilancio (maggiori spese) per difesa ed energia: l’approccio prudente è negli stessi numeri presentati ieri dall’esecutivo, la base su cui verrà costruita la prossima manovra.
Lasciamo parlare il ministro: “Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% nel 2026, poi sale al 3,4 nel 2027, al 3,3 nel 2028 e scende al 2,4% nel 2029”. In sostanza, il governo conferma il calo del deficit promesso alla Ue negli anni scorsi con l’eccezione delle maggiori spese autorizzate dalla “clausola di salvaguardia” per cui l’esecutivo chiederà lo scostamento di bilancio: lo 0,3% del Pil per la difesa e lo 0,3% per l’energia sia l’anno prossimo che quello dopo.
Si tratta di uno 0,6% annuo di maggior deficit per due anni: fa circa 28 miliardi, 8 in meno di quelli ipotizzati a metà settembre e tutti sottratti alla difesa. In armi se ne andranno 14 miliardi (anziché 22) e altrettanti per le spese in energia, ma solo quelle autorizzate dall’Ue, che poi sarebbero gli odiati – dal governo – investimenti verdi in rinnovabili, efficienza energetica e simili.
Al netto di questi soldi, il deficit continua a calare nel biennio: al 2,8% nel 2027 e al 2,7% l’anno dopo.
Per quel che qui rileva, significa che Meloni e soci non hanno grandi spazi di bilancio per sparate elettorali in manovra e continueranno col piccolo cabotaggio economico che è stato il loro vero marchio di fabbrica in questi quattro anni. Problema: lo faranno in una situazione in cui famiglie e imprese soffrono quello che Giorgetti chiama “il contesto”.
L’esecutivo, a questo punto, può sperare solo che Ursula faccia la grazia a Giorgia consentendole di spendere più del previsto: a oggi una pia illusione. In realtà, almeno così dice il ministro dell’Economia, Bruxelles è già venuta incontro all’Italia consentendole di uscire dalla procedura d’infrazione in maniera facilitata: il disavanzo dovrebbe già essere sotto il 3% e rimanerci stabilmente per ritrovarsi tra i “buoni”, mentre “la Commissione ha precisato che i dati di deficit di 2027 e 2028, che sono sopra il 3%, devono essere depurati dallo scostamento delle clausole relative a difesa e sicurezza ed energia”, ha spiegato Giorgetti. Tradotto: la Ue certificherà il nostro ritorno sotto la soglia in primavera, mentre la sorpasseremo di nuovo.
Questo, ovviamente, e qui sta la scommessa italiana, se il deficit del 2026 sarà effettivamente sotto al 3% come dice il governo.
Giorgetti è sicuro per un paio di motivi: la crescita finora è stata più vivace del previsto e pure l’inflazione lo aiuta, sia gonfiando il Pil nominale (quello su cui si calcola il rapporto col deficit) sia facendo aumentare le entrate per via del “fiscal drag”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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