LA CONTROFFENSIVA UCRAINA E’ GUIDATA DALL’EX BATTAGLIONE AZOV CON A CAPO IL MITICO ANDRIY BILETSKY: IN POCHI GIORNI HANNO RECUPERATO IL TERRENO CONQUISTATO DAI RUSSI IN 15 MESI. IN FUGA IL REPARTO D’ELITE RUSSO “RUBICON” ACCECATO DA UN SISTEMA MISTO DI DRONI, ROBOT, TRUPPE DI TERRA, MISSILI E ARTIGLIERIA. ORA I RUSSI SONO CIRCONDATI
LE TRUPPE DI KIEV HANNO RICONQUISTATO TERRENO NEL LUGANSK, UNA DELLE DUE REGIONI DEL DONBASS FINITA QUASI COMPLETAMENTE NELLE MANI DEGLI INVASORI, E HANNO CIRCONDATO I RUSSI NEL DONETSK, DOVE SI DECIDONO LE SORTI DEL CONFLITTO
Shandryholove è un nome che non comparirà nei rapporti presentati a Vladimir Putin nel giorno della vittoria elettorale. Ma la caduta di questo villaggio ridotto in macerie, dove prima della guerra vivevano mille persone, rappresenta una notizia funesta per il quartier generale di Mosca.
Si tratta del successo più importante ottenuto nella “seconda stagione” dell’Operazione Vivaldi, la controffensiva di Kiev che ha preso il nome del compositore veneziano: la sua musica adesso fa da colonna sonora ai video della propaganda che descrivono la battaglia. La “prima stagione” è durata quattro mesi ed è stata tenuta segreta: nella fase finale ha permesso la liberazione di 75 chilometri quadrati.
La “seconda stagione” ha portato ad avanzare su meno territorio – circa 45 chilometri quadrati – ma di valore ancora più strategico. In pratica, ha sgretolato lo schieramento russo che puntava ad aggirare le difese ucraine e piombare alle spalle di Sloviansk, uno dei due bastioni rimasti nel Donetsk: il luogo dove si decidono le sorti del conflitto.
Con una manovra sorprendente, ha spazzato via quindici mesi di risultati russi e oggi diverse unità – come riconoscono persino i blogger più vicini al Cremlino – sono circondate. Non solo. I soldati di Kiev sono tornati nel Lugansk, seppur per pochi chilometri: una delle due regioni del Donbass, finita quasi completamente nelle mani degli invasori.
L’Operazione Vivaldi è stata concepita dal Terzo Corpo d’Armata, l’evoluzione del battaglione Azov: il comandante è Andriy Biletsky, fondatore anche del partito politico “Corpo Nazionale”.
Dal punto di vista militare hanno realizzato un attacco che verrà studiato a lungo, coordinando in modo innovativo azioni di reparti terrestri, artiglieria, missili, contromisure elettroniche e droni.
Davanti avevano la migliore unità dronisti di Mosca, la Rubicon, che lo scorso anno è stata protagonista della marcia verso il Donbass: non si sa come, ma l’hanno costretta a togliersi di mezzo. In questo modo, hanno accecato gli avversari: gruppi di mezzi corazzati si sono inoltrati tra i capisaldi russi senza venire avvistati.
Tra le tattiche sperimentate, ci sono le incursioni di robot dietro le linee. Esacotteri hanno calato nelle retrovie minuscoli automi ruotati dotati di cariche esplosive, che hanno seminato il caos e impedito di trasferire rinforzi alle postazioni sotto attacco: il compito che un tempo veniva affidato ai paracadutisti.
Qual è il significato di questa offensiva? Il fronte nord della morsa sul Donetsk è stato bloccato: ci vorranno diverse settimane, se non mesi, prima che Mosca possa riorganizzarsi. I segnali indicano che vertici russi stiano spostando riserve per incrementare la pressione da sud, insistendo sull’area di Dobropillja: questo però offre pure ai difensori la possibilità di concentrare le forze.
La lotta proseguirà a lungo, nonostante i danni che l’ondata di bombardamenti provoca alle industrie, alle centrali elettriche, alle ferrovie e più in generale alla popolazione ucraina. Putin ha un solo modo di stroncare la resistenza: aprire un altro fronte, minacciando la capitale o Odessa.
Per farlo però ha bisogno di molte più truppe e questo riapre il dibattito sulla chiamata alle armi, negata durante la campagna elettorale ma resa più impellente dalla situazione sul terreno.
(da Repubblica)
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