L’ERRORE STRATEGICO DI TRUMP: COCCOLA GLI EVANGELICI E LA DESTRA MA PERDE I CATTOLICI, CHE FURONO DECISIVI PER LA SUA ELEZIONE (E LO SARANNO ANCHE ALLE MIDTERM
PER TORNARE AD ATTACCARE PAPA LEONE XIV, IL TYCOON HA SCELTO “SALEM NEWS”, RETE TV E PIATTAFORMA STREAMING TURBO-CONSERVATRICE -… MICHAEL J. O’LOUGHLIN, DIRETTORE DELLA RIVISTA NATIONAL CATHOLIC REPORTER: “INIMICARSI I CATTOLICI NON È UNA BUONA IDEA. CREDO ANCHE CHE LO FACCIA PERCHÉ IL PAPA È AMERICANO E GODE DI SONDAGGI INTERNI PIÙ ELEVATI DEI SUOI, SENTE IL FIATO DELLA CONCORRENZA” … I SONDAGGI: DUE AMERICANI SU TRE SOSTENGONO PREVOST E BOCCIANO TRUMP E HEGSETH PER I LORO MESSAGGI RELIGIOSI
È una rete televisiva e piattaforma streaming conservatrice, legata al gruppo Salem
Media, attiva con programmi di informazione e commento politico.
Il network si rivolge in particolare a un pubblico evangelico e alla destra americana ed è stato anche il canale su cui l’attivista Charlie Kirk, assassinato lo scorso anno, trasmetteva i suoi podcast.
Negli anni è diventato uno spazio mediatico vicino alle posizioni dell’area trumpiana, ospitando esponenti politici e opinionisti del mondo repubblicano e contribuendo a rafforzare l’ecosistema dei media conservatori negli Usa.
Due americani su tre vedono positivamente il fatto che Leone XIV li abbia esortati a contattare il Congresso per chiedere il rifiuto della guerra e di lavorare per la pace, e una percentuale ancora maggiore boccia i messaggi in cui la religione è stata strumentalizzata a fini politici, e bellici, da Donald Trump e Pete Hegseth.
E’ quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi da Washington Post e Abcnews, a poche ore dalla partenza per Roma del segretario di Stato, Marco Rubio, che domani sarà in visita in Vaticano, per ricucire i rapporti dopo gli attacchi che Trump ha mosso al Papa per le sue critiche alla guerra con l’Iran e alle politiche sull’immigrazione.
Attacchi che in realtà il tycoon ha rinnovato ieri ripetendo quanto affermato in passato in un post, cioé di “non voler un Papa che pensa che sia Ok che l’Iran abbia un’arma nucleare”, affermazione che vista negativamente dal 57% degli intervistati, mentre viene sostenuta solo dal 38%.
Il sondaggio conferma poi come l’attacco senza precedenti di Trump nei confronti di Leone XIV, il primo Pontefice americano, stia erodendo il sostegno elettorale tra i cattolici che nel 2024 hanno votato in massa, con un margine di 20 punti, per lui. Ora tra i cattolici che hanno votato per lui il suo tasso di popolarità è sceso al 49%, rispetto al 63% del febbraio 2025, mentre in generale tra i cattolici è al 38%.
Per quanto riguarda poi la popolarità di Leone XIV, il 41% degli intervistati dà un giudizio positivo su di lui e solo 16% uno negativo, con un 43% di americani che dicono di non conoscere bene il Papa che l’8 maggio conclude il suo primo anno di Pontificato.
Papa Prevost naturalmente è molto più conosciuto tra i cattolici americani, con il 61% di loro, il 76% tra i democratici e il 48% tra i repubblicani, che ha un giudizio positivo sul Pontefice nato a Chicago, mentre solo il 14% ha un giudizio negativo, il 6% tra i democratici e il 23% tra i repubblicani.
Infine, la stragrande maggioranza degli intervistati, l’87%, boccia l’ormai famigerato post in cui Trump si è rappresentato come Gesù, e a un consistente 69% non piace il fatto che Hegseth al Pentagono abbia pregato invocando “una schiacciante azione violenta contro quelli che non meritano nessuna pietà”. Nel dettaglio, il poll indica che non solo il 95% degli elettori democratici, ma anche il 79% dei repubblicani non ha accolto positivamente il post di Trump-Gesù, una bocciatura che viene condivisa dal 90% degli elettori cristiani, sia da quelli protestanti di ogni denominazione che dai cattolici.
Netto anche il giudizio negativo del 75% degli intervistati sul post con cui Tru mentre cercava di spingere l’Iran al negoziato, ha affermato che “un’intera civilità morirà questa notte e non sarà più portata in vita”, con un’apparente allusione al ricorso alle armi nucleari che è stata fortemente condannata, anche da teologici e filosofi che studiano i rapporti tra morale e guerra.
In questo nuovo attacco di Donald Trump a papa Leone colpisce la scelta dei tempi: proprio alla vigilia dell’arrivo a Roma del suo ministro degli Esteri, Marco Rubio, che doveva diminuire la tensione. E come reagisce il mondo cattolico americano?
Lo chiediamo a Michael J. O’Loughlin, direttore della rivista National Catholic Reporter , un’esperienza di quindici anni nel periodico gesuita America, The Jesuit Review . Gli ricordo che il Papa ha già risposto a Trump in modo significativo: «Spero di essere ascoltato per il valore della parola di Dio».
«Risposta perfetta del Papa, ricorda di essere un leader religioso, mentre Trump lo tratta come un qualunque leader politico che lo critica nelle sue scelte: va subito all’attacco. Ma è recidivo, inimicarsi i cattolici non è una buona idea. Credo anche che lo faccia perché il Papa è americano e gode di sondaggi interni più elevati dei suoi, sente il fiato della concorrenza, tutto molto illogico, ma questa è la natura di Trump».
Quanto è difficile la missione di Rubio?
«Il presidente non gli ha fatto un favore. Ma il senso della missione non cambia.
Trump è impulsivo ma non vuole l’escalation. La missione del segretario di Stato è più importante delle dichiarazioni ripetute di Trump. Il fatto stesso che l’incontro avvenga dimostra che sia il Vaticano che la Casa Bianca vogliono voltare pagina».
C’è un risvolto di politica interna?
«Sì, Rubio è profondamente cattolico e vuole dimostrare di essere vicino al Papa anche in funzione delle presidenziali 2028. È ormai emerso come uno dei candidati di punta alla corsa repubblicana, significativo che JD Vance sia rimasto a casa. Rubio ha un vantaggio: è parte del mondo trumpiano ma è anche parte di una coalizione più tradizionale del pensiero repubblicano. Il vicepresidente è invece emerso solo attraverso Maga e il trumpismo».
Che differenza vede tra cattolici e cristiani evangelici?
«Gli evangelici sono più schierati con il trumpismo. Fanno parte di quella base elettorale di circa il 40% pronta a sostenere il presidente ad ogni costo. Il voto cattolico è più frammentato. Gli 80 milioni di cattolici sono generalmente più favorevoli alla giustizia sociale, vogliono proteggere gli immigrati e si sono alternati tra democratici e repubblicani. John Kennedy, il primo presidente cattolico, era un democratico».
(da “Corriere della Sera”)
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