Destra di Popolo.net

LA VILLA DI SALVINI E IL NOTAIO DEL PONTE SULLO STRETTO

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

PD: “CHIAREZZA SUL PREZZO DELLA CASA. COME E DA CHI SONO STATE PAGATE LE PRESTAZIONI DEL PROFESSIONISTA?”

L’acquisto di una villa da 674 metri quadrati a un prezzo stracciato, il notaio leghista che firma il rogito e che è lo stesso che ha vergato l’atto di riaccensione della società Stretto di Messina Spa. Su questi due punti l’opposizione, dopo le inchieste di Domani, passa al contrattacco e ha depositato un’interrogazione indirizzata proprio a Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, e ad Adolfo Urso, titolare del dicastero del Made in Italy.
Il testo inizia elencando il disagio abitativo che riguarda una larga fetta della popolazione italiana e il piano casa più volte annunciato dal governo e mai realizzato. «Il combinato disposto ùdei bassi redditi, della carenza di case in affitto e gli elevati costi di acquisto fanno sì che l’emergenza casa in Italia riguardi oltre 4 milioni di persone», scrivono i deputati dem, Andrea Casu e Anthony Barbagallo, per poi entrare nel merito dell’affaire di villa Salvini: «Si chiede di sapere se non appare del tutto incoerente l’azione del ministro e del governo rispetto al tema casa e se non si evidenzi un enorme conflitto di interessi».
Puntando sul groviglio di rapporti pubblici e privati tra Salvini e il notaio Becchetti, leghista, nominato in una società pubblica dal ministero del Made in Italy e, appunto, che ha firmato il verbale di assemblea che ha riacceso la società che si occupa di realizzare il Ponte sullo Stretto.
Il villone
Sull’acquisto il ministro Salvini è intervenuto : «Mi stanno stressando perché ho avuto l’ardore e l’ardire di trovare casa su Immobiliare.it. Quindi ho avuto questo favore: sono andato come qualche altro milione di italiani su immobiliare.it. Peraltro da fesso, pagando esattamente la cifra richiesta», ha detto Salvini ai cronisti commentando le rivelazioni di questo giornale.
L’operazione immobiliare è diventata un caso. Il ministro, insomma, si lamenta per aver pagato precisamente il prezzo richiesto dai venditori. Eppure anche tra i sostenitori del Capitano l’acquisto di una villa (classificata A7) da 674 metri quadrati, in tutto 28 vani al costo di 2mila euro a metro quadrato, ha suscitato sentimenti ambivalenti: qualche mugugno, molti sorrisi, un certo scalpore. Soprattutto perché lontana anni luce dall’immagine che il leader leghista ha costruito negli anni: il politico tra la gente, diviso tra sagre e feste paesane, che rivendicava di vivere in un bilocale a Milano, che militava nel partito diventato del “Roma ladrona”.
Ora più che ladra, è la città in cui Salvini si trova a suo agio. In quel sistema di potere che abita proprio negli atti di compravendita della magione acquistata con la compagna Francesca Verdini.
Le venditrici, infatti, sono le sorelle Acampora, figlie di Giovanni Acampora, scomparso lo scorso anno. Avvocato e affarista condannato, insieme a Cesare Previti, ex ministro e fondatore di Forza Italia, per corruzione nei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori. La villa che fu del sodale di Previti ci riporta a una girandola di società che arrivano fino al paradiso fiscale del Lussemburgo.
Da questo intreccio da Prima Repubblica, quando Salvini era un giovanissimo militante padano, l’immobile ora vive una seconda vita con nuovi proprietari sempre di alto profilo, come sono Salvini e Verdini.
Nonostante le lamentele del ministro, nella zona di Roma nord dove c’è la sua villa alla Camiluccia, in un comprensorio esclusivo e ambito, le case costano in media 3.800 euro al metro quadro, il leghista ne ha spesi appena 2mila.
Il rogito infatti indica quale prezzo finale dell’acquisto 1,35 milioni di euro per, appunto, 674 metri quadri. Lo studio legale Previti, fondato proprio dall’ex berlusconiano e ora gestito dal figlio e da un team di professionisti, ha avuto una procura finalizzata a rappresentare le sorelle Acampora di fronte al notaio, Alfredo Maria Becchetti.
Becchetti è stato coordinatore cittadino a Roma e candidato, non eletto, alla camera dei Deputati per la Lega. Ora guida Infratel, società di Invitalia, quest’ultima interamente posseduta dal ministero dell’Economia e delle Finanze. E, nel 2023, ha firmato l’atto con il quale è stata riaccesa la società Stretto di Messina spa, con a capo Pietro Ciucci.
L’interrogazione
Da qui l’interrogazione del Partito democratico firmata dai deputati Casu e Barbagallo. Scrivono di «un enorme conflitto di interesse» e, a questo proposito, chiedono di sapere il ruolo e i rapporti con il «notaio, già candidato alle elezioni politiche nelle liste del partito di cui il ministro è segretario nazionale, che ha riesumato la società del Ponte sullo Stretto, che attualmente è alla guida di una società pubblica e che cura affari privati dello stesso ministro».
In attesa della risposta, le opposizioni hanno criticato Salvini anche per l’annunciata riforma dell’edilizia. «Porta il condono in Consiglio dei ministri», ha attaccato Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi-Sinistra. Il riferimento è alle norme che
dovrebbero introdurre una nuova sanatoria per gli abusi storici e prevedere procedure semplificate. In fondo, è noto, la destra ha sempre avuto una certa passione per la materia. Oltreché per gli affari immobiliari.
(da Editoriale Domani)

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“PROPORZIONALE E PREMIO DI MAGGIORANZA”

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

ECCO LA LEGGE ELETTORALE CHE FA VINCERE I SOVRANISTI

Sulla legge elettorale il centrodestra fa sul serio. Sottotraccia, l’accelerazione per cambiare le regole del gioco è già stata impressa. Uno studio riservato è sulla scrivania dei principali esponenti di FdI, FI e Lega da qualche settimana. Repubblica, che l’ha visionato, è in grado di svelarlo. Il dossier, curato dagli uffici parlamentari della maggioranza, s’intitola così: “Analisi sulla legge elettorale per il 2027”. Vengono scandagliati i possibili risvolti delle prossime elezioni Politiche, attraverso tre diversi sistemi di voto: l’attuale legge elettorale, il Tatarellum con un listino bloccato e poi la terza ipotesi, il proporzionale con maxi-premio di maggioranza. L’analisi non è asettica
Spulciando il rapporto, una decina di pagine, si intuisce quale sia l’idea prevalente ai vertici della coalizione di governo. L’opzione numero tre, il proporzionale con un premio del 15% per chi arriva primo e prende il 40% dei voti.
Secondo lo studio, con l’attuale legge elettorale, sondaggi alla mano, per la maggioranza «è evidente che si corrono grandi rischi» di stabilità. Lo stesso discorso vale per il secondo scenario analizzato. È una versione rivista e corretta del Tatarellum, modello che è stato utilizzato per l’elezione dei presidenti di Regione insieme ai consigli regionali. Verrebbero cancellati tutti i collegi uninominali attualmente in vigore. Nella formula attenzionata dal centrodestra, è prevista l’indicazione del candidato premier e c’è un listino di coalizione, vale a dire un elenco di nomi blindati, che senza preferenze o collegi plurinominali strappano il seggio se sono appaiati alla coalizione che ha più consensi. Anche questa ipotesi sembra però già essere stata scartata a destra. O almeno, confermano fonti azzurre, sembra suscitare più tentennamenti che entusiasmi. Il motivo sembra essere tutto politico, come si legge nel dossier: si rischiano tribolate «trattative con gli alleati» per decidere come spartire i posti nel listino. Il quale per altro, è una considerazione che viene riportata, rischia di essere un paracadute a vantaggio dei partitini della coalizione, più che per le forze politiche principali.
È il terzo scenario quello che il centrodestra dunque sembra
pronto a sposare, senza troppe trattative (che in teoria dovrebbero ancora cominciare): via tutti gli uninominali, sì a un sistema con un proporzionale puro. Si prevede che la coalizione che otterrà «il 40% dei voti validi» incassi «il 55% dei seggi». Non compare il listino, in questo scenario. Mentre, c’è scritto, sarebbero riproposti i collegi plurinominali, con le ripartizioni territoriali disegnate dal vecchio Rosatellum, il sistema con cui si è votato nel 2018. Per vincere, sarebbe necessario ottenere «100 collegi alla Camera e 52 al Senato». Anche con questo marchingegno elettorale, è Palazzo Madama il cruccio della coalizione di governo. Perché per Costituzione, articolo 57, il Senato è eletto su base regionale, a differenza della Camera. Per evitare rischi, viene già suggerita un’asticella: il premio deve essere «di almeno 29 seggi» a Palazzo Madama. Altro dettaglio chiave: la soglia di sbarramento ipotizzata è «il 3% sia per i partiti coalizzati che non coalizzati». Sarebbe una buona notizia per Carlo Calenda e la sua Azione, che intende correre fuori dai due blocchi.
Il documento mostra che lo stato delle interlocuzioni tra i partiti di maggioranza è molto avanzato. In maniera informalissima, sono stati messi a parte dello studio anche alcuni maggiorenti dell’opposizione. Non Elly Schlein. La segretaria del Pd ieri faceva capire che però qualche margine di negoziato c’è: «Non ci hanno fatto vedere nulla, ma se e quando arriverà una proposta in Parlamento la valuteremo, siamo una forza seria». Non è
un’apertura di credito sbilanciata: «La legge elettorale perfetta non esiste – dice la leader del Pd – ma il presupposto sbagliato è il premierato». E in un’intervista al TgLa7 va all’affondo: «Il governo risolva i problemi degli italiani, non i suoi».
(da agenzie)

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SIAMO UOMINI O COLEOTTERI?

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

E’ IL CASO DI CATALOGARE LE PERSONE?

Nel tentativo (forse un po’ patetico, a una certa età) di non rimanere escluso da quanto dicono e pensano le generazioni successive alla mia, leggo che sarebbe in corso una vivace discussione social sulla figura del “maschio performativo”: che di primo acchito parrebbe il maschio che smania per sembrare “er mejo fico der bigoncio”, come si dice a Roma.
È invece, al contrario, il maschio che ostenta modi e gusti “femminili” con lo scopo recondito di attirare le ragazze. Un simulatore, insomma, che ha scelto la performance più subdola (la mimesi) a scopo di predazione. Un porco travestito da farfalla.
Pare che la discussione sia nata (in America) con intenzioni semi-giocose, assumendo presto i toni e la grevità di una ispezione morale — l’ennesima — sui comportamenti erotici e sentimentali.
Già Edoardo Prati, qualche giorno fa su questo giornale, si domandava se sia proprio il caso di catalogare le persone, e i loro comportamenti, con tanta pedanteria, appiccicando etichette a ciò che non è etichettabile (siamo, per fortuna, ognuno fatto alla sua maniera, e come cantava quel genio di Dalla, l’anno che verrà «faremo l’amore ognuno come gli va»).
Nell’accodarmi a Prati, vorrei porre ai partecipanti a questo dibattito, spero pochissime e pochissimi, un paio di interrogativi che li spingano a occuparsi d’altro.
Per esempio: se uno legge Jane Austen ma rutta tra un capitolo e
l’altro, rientra nella categoria? E se beve una tisana, ma in canottiera traforata e con i bicipiti unti d’olio? E se suona il violino, peggio ancora la viola, ma pratica il sollevamento pesi? Infine, ultima domanda: e se la si smettesse di classificare gli umani come si classificano i coleotteri?
(da repubblica.it)

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SCHLEIN: “PRONTA A FARE LA PREMIER DI UN GOVERNO DI CENTROSINISTRA”

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

COSA HA DETTO AL TGLA7 SU UCRAINA, GIUSTIZIA E STIPENDI

«Seguiamo le due S: sanità e stipendi. Sei milioni di italiani non si curano». Così Elly Schlein, ospite del TgLa7 delle 20 condotto da Enrico Mentana, ha marcato un netto distinguo tra il programma di centrosinistra e quello del governo.
Per poi passare subito alle promesse elettorali: «Quando arriveremo al governo, con una coalizione progressista, metteremo 3 miliardi per assumere e stabilizzare medici. Chi guiderà il governo? Io sono sempre a disposizione, ma lo decideremo più avanti con gli altri membri della coalizione». Domani sempre da Mentana sarà ospite la premier Giorgia Meloni, una sorta di surrogato – a distanza – dell’incontro che non si farà ad Atreju.
Gaza e Ucraina: «Difficile essere più divisi della maggioranza»
L’intervista ha preso il via dalla congiuntura internazionale, in particolare da Gaza e Ucraina. Sulla prima Schlein ha insistito sulla necessità di adottare una soluzione due popoli due Stati, e sulla presenza di Abu Mazen ad Atreju ha detto: «Fanno bene a invitarlo, lo vedrò anche io». Rimane però fondamentale per la segretaria del Partito democratico risolvere anche altri problemi: «Porre fine alle occupazioni illegali in Cisgiordania, e che tutti rispettino l’accordo di tregua. Ma anche che non si facciano passare con l’impunità i crimini orrendi portati avanti dal governo di Netanyahu in questi anni». Sull’Ucraina, invece, Schlein ha sostenuto la necessità di raggiungere una pace giusta solo «se l’Ucraina non si siede al tavolo accanto a un’Unione europea unita e solida. Non sarà Trump con le sue telefonati bilaterali a poterlo fare». Ed è proprio il tema delle armi a Kiev, che il Pd sostiene, a dare l’opportunità di un’altra spallata alla maggioranza: «Difficile essere più divisi di questo governo», ha commentato riferendosi agli screzi tra Tajani e Salvini.
Giustizia e premierato, Schlein contro le riforme: «Risolvono solo i problemi del governo
L’intervista si è poi spostata sul fronte interno. «Le riforme dovrebbero aiutare a risolvere i problemi del Paese, non del governo stesso», è stata la posizione generale espressa dalla segretaria dem. U’opinione valida per la riforma della giustizia e per quella del premierato. Sulla divisione delle carriere tra pm e giudici, Schlein ha affondato il colpo contro Carlo Nordio: «La riforma non migliorerà efficienza del sistema di giustizia, non stabilizzerà i 12mila precari di giustizia. A chi serve? Serve a chi
è al governo. Ma penso che chi governa debba essere giudicato dalla magistratura. Anzi, debba essere guardato doppiamente». Sul premierato, Schlein ha ribadito: «Crescita zero, economia ferma, tra Ue siamo ultimi per crescita, abbiamo tra gli stipendi più bassi del continente… Davanti tutto questo mi sembra surreale che dobbiamo parlare di una riforma che indebolisce i poteri del presidente della Repubblica. Non siamo per un accentramento nelle mani di chi è al governo».
(da agenzie)

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CANNABIS LIGHT, LA FIGURACCIA DI FDI: PRIMA “TORNI LEGALE”, POI IL DIETROFRONT

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

PRESENTA UN EMENDAMENTO POI LO RITIRA

Il mezzo passo indietro della maggioranza sulla vendita di cannabis light non è durato più di qualche ora. L’emendamento con cui FdI ha proposto un ritorno sugli scaffali di “infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi” per uso “da fumo o da inalazione” al prezzo di una supertassa pari al 40% del prezzo di vendita al pubblico, è stato affossato dallo stesso governo
Tutto è successo nel giro di poche ore. Nel pomeriggio, fra gli emendamenti alla manovra ne è spuntato uno a firma del senatore Gelmetti di FdI che avrebbe permesso di tornare a produrre, vendere, acquistare e importare cannabis light.
A precise condizioni: primo, un bassissimo contenuto di Thc, non superiore allo 0,5% (in precedenza il limite era 0,6%) che dovrà essere verificato dall’Agenzia delle dogane, secondo, una super-imposta al 40%.
Sorpreso dalla giravolta, il centrosinistra è passato all’incasso. “La destra oggi prova a riscrivere ciò che ha distrutto: dopo mesi di arresti, denunce, sequestri e vite rovinate, FdI ammette finalmente che criminalizzare la cannabis light con il decreto sicurezza è stato un atto ideologico e folle. E lo fa con un emendamento infilato nella manovra, quasi con vergogna”, attacca Filippo Blengino, segretario di Radicali italiani, protagonista negli ultimi mesi di diverse azioni di disobbedienza
civile per le quali è stato denunciato per spaccio.
“Alla fine il governo si è arreso e sull’articolo 18 del decreto Sicurezza fa marcia indietro”, dice Sabrina Licheri, capogruppo M5S in commissione Industria e attività produttive. “La produzione della cannabis light fa lavorare oltre 20 mila persone che con il dl sicurezza sono state e collocate nella illegalità mentre in Europa sono legali”, ricorda il leader dei Verdi e deputato di Avs Angelo Bonelli, che però fa notare come quella maxitassa non faccia che “favorire le grandi aziende e il contrabbando”.
Il gruppo dei meloniani al Senato ha tentato di frenare gli entusiasmi con una nota: il reale obiettivo dell’emendamento – si leggeva – non è “contrastare la diffusione e la vendita di prodotti a base di cannabis light, introducendo una super tassazione al 40%. La proposta emendativa non nasconde alcuna volontà occulta di legalizzazione di questi prodotti, come sostenuto da alcuni, ma l’esatto contrario”.
Traduzione, nessuna mano tesa verso i produttori, ma una manovra per rendere il settore così poco remunerativo da costringerli ad abbandonarlo. “Quindi – riassume il segretario di +Europa, Riccardo Magi – prima proibiscono ma poi ri-legalizzano per ri-proibire ancora. Questo sì che è davvero stupefacente, altro che cannabis light. La verità è che la maggioranza è allo sbaraglio, non sanno nemmeno di cosa parlano, tanto meno cosa fanno”.
A fine giornata, bene informate fonti parlamentari fanno sapere che l’emendamento verrà ritirato
A sciogliere davvero il nodo sul no alla cannabis light potrebbe essere la Consulta. Accogliendo l’istanza delle difese di alcuni produttori, la gip del Tribunale di Brindisi Barbara Nestore, ha chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sull’articolo 18 del decreto sicurezza che prevede il divieto di importazione, detenzione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione, consegna, vendita al pubblico e consumo di prodotti costituiti da infiorescenze (e loro derivati).
“Un passaggio storico” per le associazioni Canapa Sativa Italia, Sardinia Cannabis, Imprenditori Canapa Italia, Resilienza Italia Onlus.”È una vittoria di metodo e di merito: si torna al diritto, alla scienza e alla Costituzione, non alla —presunzione” .
All’origine del procedimento c’è un sequestro di canapa destinata ad aziende italiane all’interno di due camion di nazionalità bulgara, eseguito dalla Gdf di Brindisi nel dicembre 2024. Nel maggio 2025 la Procura ne aveva ordinato la distruzione, spiegando che le disposizioni introdotte dal dl Sicurezza estendono l’ambito di applicazione della norma penale sulla confisca “ai derivati della coltivazione della cannabis della specie sativa, anche a prescindere da un comprovato effetto stupefacente della sostanza”. I titolari delle aziende che per quel carico sono indagati si sono opposti al decreto di distruzione e i loro legali hanno chiesto al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale. Istanza accolta dal giudice, che ieri ha disposto il rinvio alla Corte.

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MEDIA SONDAGGI: IL PD SALE AL 22,1% (+0,4%), MENTRE FRATELLI D’ITALIA PERDE MEZZO PUNTO E SCENDE SOTTO IL 30 (29,9%)

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

M5S AL 12,5%, FORZA ITALIA AL 9%, LEGA ALL’8,5%

Come prevedibile, nelle settimane successive alle Regionali in Campania, Puglia e Veneto sono usciti moltissimi sondaggi per registrare gli eventuali scostamenti.
Il calo di FdI (-0,5%) si spiega proprio con il “ritorno” nel paniere della Supermedia Agi/Youtrend di istituti che non pubblicavano rilevazioni da temp
Pd e Lega migliorano lievemente , mentre tutti gli altri partiti restano molto stabili. In generale, si assottiglia leggermente la distanza tra la coalizione di maggioranza e il campo largo […], oggi al 45,2% considerando anche Italia Viva.
Liste:
FdI 29,9 (-0,5)
Pd 22,1 (+0,4)
M5S 12,5 (+0,1)
Forza Italia 9,0 (-0,1)
Lega 8,5 (+0,3)
Verdi/Sinistra 6,5 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Italia Viva 2,6 (=)
+Europa 1,6 (=)
Noi Moderati 1,0 (-0,2)* (non rilevato da Tecnè e da Demopolis)

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UN CIALTRONE DA RICOVERO: DONALD TRUMP DEFINISCE LA SOMALIA UNA “NAZIONE PUZZOLENTE” E I SUOI CITTADINI “SPAZZATURA”

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

L’ALTRO GIORNO SI È APPISOLATO IN PUBBLICO, POI IN TRE ORE HA SPARATO 158 POST DELIRANTI SUL SOCIAL “TRUTH”

La Somalia è una nazione puzzolente dalla quale non deve arrivare nessuno negli Stati Uniti. E chi è già qui è «spazzatura». Gente che non lavora, che sa solo lamentarsi, che non contribuirà a fare grande l’America: vanno rimandati in Africa.
È spazzatura anche la deputata democratica Ilhan Omar che arrivò dalla Somalia come rifugiata ed è cittadina americana da 25 anni.
Alla fine di una riunione di governo teletrasmessa nella quale il presidente è apparso a lungo annoiato, assonnato, a tratti anche addormentato, Donald Trump ha improvvisamente ripreso vigore lanciandosi in un affondo dal sapore xenofobo contro uno dei
suoi bersagli preferiti: la Somalia.
Non è certo la prima volta che Trump usa un linguaggio volgare, pesantissimo, contro immigrati, facendo di ogni erba un fascio. All’inizio nel suo primo mandato presidenziale bollò genericamente gli immigrati messicani come ladri, narcotrafficanti e stupratori.
Definendo poi «Paesi di m…». Haiti e altre nazioni africane dalle quali aveva bloccato l’immigrazione. Da un certo punto di vista la sua sortita non è sorprendente: creare un polverone di polemiche sull’immigrazione è un metodo classico di Trump per spostare l’attenzione quando è in difficoltà su altri fronti. E ora lo è in vari campi: economia, caso Epstein, indici di popolarità a picco, fronte Maga spaccato.
Ma stavolta potrebbero esserci sotto due diversi aspetti. Intanto da un punto di vista legale di sicurezza. Alcuni giuristi notano che definire spazzatura, disumanizzando una parlamentare e, addirittura, un intero gruppo sociale, rischia di incentivare atti violenti contro una comunità ridotta a oggetto da pattumiera.
Ma stavolta l’incontinenza verbale di Trump, unita al suo assopirsi sempre più frequente durante eventi pubblici, e dopo la notte del primo dicembre quando in tre ore ha sparato sulla sua rete sociale 158 post, alcuni vagamente deliranti, alimenta le illazioni su un deterioramento dello stato di salute del presidente.
Dopo gli insulti alla Somalia, il capo del governo di Mogadiscio, Hamza Abdi Barre, ha preferito non replicare. Ilhan Omar, deputata del Minnesota, frequente bersaglio del presidente, ha fatto invece riferimento alla sua salute: «Trump ha una vera ossessione nei miei confronti. Spero che riceva al più presto l’aiuto del quale ha un disperato bisogno».
E anche il governatore del Minnesota che era finito nel mirino di Trump (nel suo Stato c’è la maggiore concentrazione di somali e ora la magistratura sta indagando su una truffa sull’assistenza alimentare ai bimbi più poveri) ha replicato mettendo in dubbio che sia in buona salute un presidente che lo ha definito «seriamente ritardato oltre che totalmente incompetente.
Due giorni fa Trump aveva lasciato interdetti molti, anche tra i suoi, con la raffica di rantoli notturni via Truth Social: attacchi al senatore democratico Kelly, insulti contro Joe Biden accusato, tra l’altro, di aver consentito a Michelle Obama di firmare ordini presidenziali al suo posto, con la sua «autopen».
Poi giudizi sul voto in Tennessee, frasi celebrative della moglie Melania ripetute più volte e, in mezzo, una teoria cospirativa: l’assalto al Congresso del 2021 opera di Nancy Pelosi. Per concludere che «Natale è di nuovo GREAT!».
(da agenzie)

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ILVA, TROVATO L’ACCORDO PER LA PRODUZIONE DI CORNIGLIANO, FESTA TRA I LAVORATORI, RIMOSSI I BLOCCHI

Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

DALL’INCONTRO A ROMA CON URSO, SILVIA SALIS E BUCCI TORNANO CON L’IMPEGNO A FAR RIPARTIRE LA LINEA DELLO ZINCATO E A STABILIZZARLO, MANTENENDO I LIVELLI OCCUPAZIONALE… SALIS: “ABBIAMO OTTENUTO UNA APERTURA, MA LA SITUAZIONE RESTA DELICATA, CONTINUERO’ A VIGILARE CHE GLI IMPEGNI PRESI VENGANO RISPETTATI”

Fumata bianca a Roma durante l’incontro tra ministero, enti locali e commissario straordinario sul mantenimento della produzione nello stabilimento ex Ilva di Cornigliano.
Secondo quanto emerso, il commissario si è impegnato a far ripartire la linea dello zincato con l’arrivo di 24mila tonnellate di acciaio da lavorare, bilanciando questo “rifornimento” con quello relativo alla banda stagnata, mantenendo quindi i livelli occupazionali.
Ma non solo: per il lungo periodo è arrivata l’apertura sul fatto che in caso ci siano delle offerte non sufficienti sufficienti o non stabili che possano garantire il livello occupazione, il governo potrà intervenire per stabilizzarle.
La notizia è arrivata anche a Cornigliano, accolta tra il boato e i festeggiamenti. Dopo cinque giorni di sciopero, quindi, il blocco e il presidio saranno smobilitati nelle prossime ore: “Buone notizie sì, problemi finiti no – ha commentato a caldo Armando Palombo, Fiom – La latta continuerà con gli ordini già in cassetto, ci sarà un rallentamento sul cromato. Sullo zincato abbiamo i numeri per arrivare a febbraio con tre settimane di fermata per manutenzione. Questi sono numeri che a noi vanno bene. Qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza. Riprendiamo l’attività da domani a pieno regime con 585 persone a lavorare, 280 in cassa integrazione e 70 in formazione, ma con la zincatura in funzione. Qui sbaracchiamo tutto e puliamo tutto.”
La nota del Mimit
“Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato al Mimit il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e il sindaco di Genova, Silvia Salis, per fare il punto sul futuro dell’ex Ilva e sulle prospettive di rilancio dello stabilimento di Genova-Cornigliano – si nelle nella nota stampa arriva dal Mimit – La struttura commissariale sta lavorando a un percorso che possa rispondere alla principale richiesta dei lavoratori, ovvero rimettere in funzione anche la linea dello zincato, bilanciandola con la produzione della banda stagnata, con i numeri complessivi dei lavoratori impiegati che sono stati comunicati la scorsa settimana.
Salis: “Situazione resta delicata”
“Si tratta di una piccola apertura, ovviamente non definitiva perché tutto dipenderà dalle modalità e dai tempi delle offerte, però insomma raccogliamo degli elementi che non sono negativi – commenta Silvia Salis oggi a Roma – c’è stato un impegno anche da parte del commissario a venire incontro a quelle che sono alcune richieste dei nostri lavoratori.
Sull’ipotesi di chiusura, però, non tutti i nodi sono stati appianati: “La preoccupazione rimane sempre, nel senso che è un’operazione molto complessa e molto delicata – ha poi aggiunto – però in questo chiederemo l’assicurazione sempre più forti che poi ci sia un reale intervento del governo in caso non fossero sufficienti poi le offerte private”
(da Genova24)

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UNA MANNA DAL CIELO PER CHI VUOLE DIFFONDERE FAKE NEWS E FARE PROPAGANDA ANTI-MIGRANTI O SESSISTA

Dicembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

SUL WEB CI SONO MIGLIAIA DI BUFALE, CREATE CON L’IA, CHE GENERANO MILIARDI DI VISUALIZZAZIONI… IL PROBLEMA È CHE DALL’ALTRA PARTE CI SONO ALLOCCHI “IN CARNE E OSSA” CHE ABBOCCANO – LE PIATTAFORME NON FANNO NIENTE PER FERMARE QUESTI POST, VISTO CHE GENERANO MILIARDI DI INTERAZIONI E PORTANO BEI SOLDONI NELLE LORO TASCHE

Nel 2016 la truffa aveva la forma di un tipico bus rosso britannico a due piani, ricoperto dalla gigantesca scritta: «Mandiamo ogni settimana 350 milioni all’Ue. Diamoli invece al Servizio Sanitario Nazionale. Vota Leave». Il giorno successivo alla vittoria del Referendum sulla Brexit, Nigel Farage, capo delle falangi brexitare, andò in televisione e disse candidamente
che era una balla e nessuno avrebbe dato 350 milioni agli ospedali. «Non era un mio slogan» disse ridendo.
Ma la gente ci aveva creduto. Su quanto la fake news del Brexit Bus abbia contribuito a spostare l’ago della bilancia in quell’occasione si discute ancora. Se vi interessa la risposta è “sì”, la fake news era stata creduta.
Questo caso di scuola è stato in qualche modo uno spartiacque, l’inizio di una deriva dove il reale si confonde con il falso, dove la realtà si scioglie nel virtuale, dove anche i meno tecnologici hanno capito la potenza degli algoritmi, dei bot, degli hacker al servizio della politica, della manipolazione.
Oggi non c’è più bisogno del bus rosso. Ci pensa l’intelligenza artificiale, con la sua velocità e potenza micidiale a creare contenuti falsi che ottengono miliardi di visualizzazioni su TikTok. Ieri il Guardian ha pubblicato un inquietante rapporto di AI Forensic, organizzazione no profit con sede a Parigi.
Questi benemeriti ricercatoti hanno scoperto 354 account che hanno pubblicato in un anno 43mila post con contenuti generati dall’intelligenza artificiale, per lo più materiale anti immigrati e sessista, totalizzando in un mese 4,5 miliardi di visualizzazioni. […] Uno di questi account postava anche 70 volte al giorno (neppure il sonnambulo Trump o il vorace Salvini sono mai arrivati a tanto), sempre negli stessi orari, segno che è un account automatizzato.
Là fuori, dentro la rete, è sempre più labile il confine tra contenuti autentici generati da esseri umani e contenuti sintetici generati dall’intelligenza artificiale, in un ecosistema virale che ha dimensioni gigantesche. E l’Ai dilaga indisturbata, perché è pieno di gonzi virtuali, ai quali corrispondono dei gonzi reali, disposti a credere a tutto.
E le piattaforme, seppure dichiarano di essersi attivate per dividere il reale dal virtuale, non lo fanno. I contenuti generati da Ai non hanno un bollino blu o una scritta di avviso. TikTok si difende dicendo di dare agli utenti la possibilità di ridurre la quantità di contenuti Ai che vedono, ma non è vero o almeno non lo fanno abbastanza.
Come ormai sappiamo si fanno soldi facili con storie che creano rabbia, divisione, risentimento verso gruppi etnici o di genere e via dicendo. Non per niente la parola dell’anno scelta dall’Oxford Dictionary è “rage bait”, dove rage è la rabbia e il bait è l’esca. Con “rage bait” si indica «il contenuto online creato appositamente per provocare rabbia o indignazione sui social per aumentare il traffico è l’interazione online».
Il tema immigrazione va fortissimo. Ma anche la sessualizzazione del corpo femminile tiene il passo. Falso, finto e menzognero si confondono in un flusso di fake (alcune addirittura con marchi di Sky News o della ABC) e di video e foto demenziali, i cosiddetti “slop”. Imparate anche questo termine: sono quei post senza senso, strani, divertenti o così carini, tipo i gattini che ruzzolano, i cavalli che si tuffano da un trampolino, gli influencer virtuali o i bambini parlanti.
(da agenzie)

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