Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI ATTACCANO: “COSI’ SI TRASFORMA IL PAESE IN UN LABORATORIO DI CONDONI PERMANENTI” – TRA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI, RAVVEDIMENTI E SANATORIE EDILIZIE, SONO GIA’ 20 I “PERDONI FISCALI” IN TRE ANNI DI GOVERNO MELONI
Si fa presto a chiamarla mano. Invisibile per Adam Smith, di Dio per Paolo
Sorrentino in onore di Maradona, indulgente e vistosa per il governo. E qui il lessico è vasto, anche se tuttavia i sinonimi si rincorrono: rottamazioni, depenalizzazioni, paci fiscali, ravvedimenti operosi, concordati.
In una parola: condoni. Piccoli, medi e grandi. Fiscali ed edilizi. Dal Salva Milano (riabbracciato ieri con la legge delega al Testo
unico per l’edilizia passata in Consiglio dei ministri) al condono in Campania, riemerso dopo venti anni dalle ceneri del Vesuvio in manovra con un emendamento di maggioranza a doppia firma Gelmetti-Matera — una manina appunto — a pochi giorni dal voto delle regionali per aiutare (senza fortuna) Edmondo Cirielli, ancora vivo e vegeto in Senato. «Passerà», dicono, obtorto collo , dal ministero dell’Economia.
È la «mano di Chigi», nel senso del Palazzo del governo guidato da Giorgia Meloni per conto di tutto il centrodestra. Che finora sta accompagnando smemorati e piccoli peccatori in una sorta di Giubileo che rimette le colpe di chi non è in regola. Tutti (o quasi) assolti e dunque perdonati, andate in pace. Fiscale o edilizia, fate vobis.
Le norme volute ieri da Matteo Salvini, fra le altre cose, introducono procedure semplificate per gli abusi commessi prima del 1° settembre 1967 e provano a rimettere ordine nella foresta pietrificata della rigenerazione urbana dopo le inchieste che hanno sconvolto Milano.
Fratelli d’Italia, invece, tiene il punto sulla sanatoria in Campania sulla quale Forza Italia all’inizio è stata colta in contropiede perché se l’è trovata già apparecchiata come ammesso da Antonio Tajani.
Anche la rottamazione numero cinque delle cartelle fiscali (il primo fu Renzi, poi toccò a Gentiloni, Conte e Meloni) è pronta a riaffacciarsi di nuovo in manovra. Consentirà, rispetto alla
quater, di accedere a regole più flessibili per il pagamento delle cartelle del fisco dal 2000 al 2023. Ha una copertura di circa due miliardi di euro.
Abbraccia di qua, perdona di là, c’è anche chi ha fissato intorno alla ventina i condoni, nel senso lato del termine, piazzati finora dal governo con provvedimenti mirati a piccoli segmenti contributivi. Dalle criptovalute non dichiarate ai crediti d’imposta non spettanti per ricerca e sviluppo. È il governo amico e irenico contro le liti pendenti fra cittadini e fisco.
Che abbraccia il «ravvedimento speciale» delle partite Iva a cui si è proposto nei mesi addietro un super concordato. Si va dunque verso sanzioni ridotte, sconti e aiutini — in cambio di un maggiore gettito fiscale — verso la categoria dei tartassati, base elettorale a cui tutti nel centrodestra si appellano. Stato amico, Stato buono, Stato indulgente. È il condono-ciliegia, uno tira l’altro. Con una promessa: sarà l’ultimo. Forse.
(da Corriere della Sera)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
IL VICEPRESIDENTE USA, JD VANCE: “L’UE DOVREBBE SOSTENERE LA LIBERTÀ DI PAROLA INVECE DI ATTACCARE LE AZIENDE AMERICANE PER SPAZZATURA”. MA LA LIBERTÀ DI PAROLA NON C’ENTRA UN CAZZO
La Commissione Ue ha inflitto una multa da 120 milioni a X di Elon Musk per aver violato gli obblighi di trasparenza previsti nella legge europea sui servizi digitali (Dsa).
Quella odierna è la prima decisione di non conformità adottata ai sensi del Dsa, volto a mettere fine al far West online.
Le violazioni includono il design ingannevole della spunta blu, la mancanza di trasparenza dell’archivio pubblicitario e la mancata fornitura di accesso ai dati pubblici per i ricercatori. Ancora in corso l’indagine per sospette violazioni del Dsa legate alla diffusione di contenuti illegali.
Affondo del vice presidente Usa JD Vance contro l’Ue. “Girano voci – scrive in un tweet – secondo cui la Commissione europea multerà X di centinaia di milioni di dollari per non aver applicato la censura. L’Ue dovrebbe sostenere la libertà di parola invece di attaccare le aziende americane per spazzatura”. Messaggio rilanciato sempre su X dallo stesso Elon Musk, accompagnato dal commento: “apprezzo molto”
La tutela del Dsa “non riguarda la censura, non limita i contenuti, ma riguarda la trasparenza: siamo d’accordo di non essere d’accordo” con le critiche americane. “Noi non siamo contro alcuna azienda”. Così i portavoce della Commissione replicano alle critiche espresse dal vice presidente americano,
Vance circa la multa contro X.
L’importo della multa a X è stato calcolato “non sulla base della struttura societaria, ma piuttosto in base alle violazioni” riscontrate. Una volta determinata la multa, la Commissione si assicura che non superi il limite massimo legale del 6%, definito dalla legge. Lo spiega un funzionario della Commissione europea.
L’importo, precisa, è definito sulla base di “criteri di legge” e in particolare sul principio di proporzionalità che a sua volta prende in considerazione diversi criteri, tra cui “la natura, la gravità, la ricorrenza e anche la durata” delle violazioni contestate.
Il processo per determinare le sanzioni ai sensi della legge sui servizi digitali “si articola in due fasi completamente indipendenti: la prima è che la sanzione deve essere proporzionata alla violazione e la seconda è che non può superare il 6% del fatturato annuo globale. La sanzione quindi non è fissata in percentuale del fatturato globale”.
La Commissione ha proceduto a valutare separatamente anche le diverse violazioni contestate a X. “Per la violazione relativa al segno di spunta blu, stiamo imponendo una sanzione di 45 milioni di euro; per la violazione relativa alla trasparenza dell’archivio pubblicitario, stiamo imponendo una sanzione di 35 milioni di euro, e per la violazione legata all’accesso ai dati per i ricercatori, stiamo imponendo una multa di 40 milioni di euro. Il totale ammonta a 120 milioni di euro”.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
IN REALTA’ HA SOLO DETTO “SONO A DISPOSIZIONE”… E’ NORMALE CHE LA SEGRETARIA DEL PRIMO PARTITO DI OPPOSIZIONE SI DICHIARI “DISPONIBILE”, COME SAREBBE AUSPICABILE CHE CONTE DICESSE SE CI TIENE PURE LUI… COSI’ SI VA SU UN TERZO NOME CHE SAREBBE LA COSA MIGLIORE SE SI VUOLE VINCERE
Era evidente dalle regionali in poi: Elly Schlein ha iniziato la sua corsa per palazzo
Chigi. O meglio, la corsa per essere incoronata, nel suo campo, come la “sfidante”. Ieri lo ha detto, apertis verbis, al tg di Enrico Mentana. Non «prima il progetto, poi i nomi» ma «sono a disposizione». Eccomi.
L’operazione di “legittimazione mediatica”, attraverso la polarizzazione con Giorgia Meloni, è parte integrante del percorso
Tra una settimana una chiuderà Atreju, l’altra l’Assemblea nazionale del suo partito. È stata convocata apposta, la prima e l’unica volta in un anno.
Tutto questo tramestio ci racconta certo dell’ambizione, legittima per il segretario del principale partito di opposizione, di giocarsela. Ci racconta, secondo l’andazzo dei tempi, di una forte personalizzazione. Ci racconta però anche di una fragilità e della scelta di un terreno insidioso. La fragilità riguarda innanzitutto la leadership: una leadership forte, anche del sostegno pieno del suo partito, contende il consenso all’avversario su un progetto per il paese. Qui si usa la polarizzazione “fuori” anche per chiudere il dibattito “dentro”, dove il solito andazzo non è stato spezzato.
L’insidia principale riguarda l’autoreferenzialità: spariti dalla discussione i temi reali. Non è colpa delle iene dattilografe se il Pd va sui giornali solo per correnti, statuti, percorsi per scegliere il leader. Attenzione: poiché l’orologio è tarato sulle primarie (anche se ancora non si sa se mai ci saranno), quel negoziato tra la segretaria e il suo partito è destinato a ravvivarsi.
Se la partita è “Schlein contro Conte”, è tutt’altro che scontata perché l’ex premier ha una sua forza personale, come dicono i sondaggi. Se invece è tra Pd, col suo intero corpaccione, contro Conte, è molto più agevole. In altri termini, la segretaria ha dovuto fare patti coi cacicchi per vincere le regionali, al dunque dovrà farli anche con le varie Montepulciano per vincere le primarie sennò rischia lo scherzetto.
Ecco, Conte. È l’altra insidia, perché questo terreno “testardamente” scelto per l’incoronazione ad “anti-Meloni” incrina l’elemento “unitario”: se Conte viene percepito come un cespuglio di un nuovo Ulivo, perde voti e forza. Deve marcare l’autonomia su contenuti e leadership.
Sul tema, vedrete, si pronuncerà solo alla fine e nulla è scontato. E questa competizione si accentua su una coalizione ancora non pronta come proposta. La questione della leadership cioè non segue il progetto comune, ma lo anticipa e dunque lo stressa peraltro prima ancora di capire come si vota. Occhio che nell’ossessione delle primarie si rischia di perdere di vista le secondarie.
Alessandro De Angelis
per “La Stampa”
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
L’ERRORE STA ALL’ORIGINE: CHE C’ENTRA ISRAELE (E NON SOLO) CON L’EUROPA?
Israele partecipa all’Eurovision dal 1973, è stato il primo Paese non europeo a essere ammesso alla competizione, da allora l’ha vinta quattro volte. Adesso quattro nazioni tra le fondatrici del festival canoro internazionale si rifiutano di partecipare all’edizione dell’anno prossimo dopo che un voto segreto ha confermato l’ammissione dello Stato ebraico: l’invito era stato messo in dubbio dopo gli oltre due anni di guerra a Gaza e gli oltre 70 mila palestinesi uccisi.
La Spagna, l’Irlanda, la Slovenia e l’Olanda hanno già annunciato il boicottaggio, il Belgio e l’Islanda ci stanno pensando. Isaac Herzog, il presidente israeliano, ha elogiato la decisione di permettere la presenza israeliana: «La nostra nazione merita di essere rappresentata su qualunque palcoscenico nel mondo».
Alla sua esuberanza fin troppo ottimista replicano le parole degli olandesi: «La cultura unisce, ma fino a un certo punto. Questo lungo periodo di guerra ha testato i limiti di quello che è accettabile. Il rispetto dell’umanità e della libertà di stampa sono stati danneggiati».
L’Irlanda ha definito la partecipazione «moralmente impossibile». Mentre la Germania e l’Austria, che ospita l’edizione avendo vinto l’anno scorso, hanno minacciato di essere loro ad andarsene, se venisse impedita l’esibizione di Israele.
La Spagna è tra gli sponsor finanziari più grandi dello show e la sua assenza metterebbe a rischio tutta l’organizzazione. «Eurovision è una competizione, ma i diritti umani non lo sono», hanno commentato i dirigenti della tv pubblica da Madrid.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
IL 94,2% DEGLI ITALIANI È CAUTO NELLE SPESE E TENDE A RISPARMIARE PER AFFRONTARE EVENTUALI MALATTIE O CONDIZIONI DI NON AUTOSUFFICIENZA… IL 72,6% DEGLI ATTUALI PENSIONATI VORREBBE POTER CONTINUARE A LAVORARE, MA SENZA PENALIZZAZIONI FISCALI
Il 43,2% dei pensionati garantisce regolarmente aiuti economici a figli, nipoti o
parenti. Il 61,8% ha versato (o ha intenzione di farlo in futuro) un contributo economico a figli o nipoti per sostenere spese importanti, come l’anticipo per l’acquisto della casa.
D’altra parte, il 54,2% degli italiani ritiene giusto indicizzare all’inflazione anche le pensioni di valore superiore ai 2.500 euro lordi: idea che riflette la consapevolezza che le pensioni non sono rendite eccesive, perché danno supporto anche a figli e nipoti. Lo indica il rapporto Censis nel capito sul Welfare.
I longevi italiani appaiono sobri nella gestione delle risorse: il 94,2% è cauto nelle spese e tende a risparmiare per affrontare eventuali malattie o condizioni di non autosufficienza, l’89,7% si dichiara attento nella gestione dei propri risparmi a causa della persistente incertezza economica, l’82,2% esercita un controllo accurato e costante del bilancio familiare, monitorando le entrate e le uscite. Si registra inoltre la disponibilità di molti anziani a restare attivi anche dopo il pensionamento: il 72,6% degli attuali pensionati vorrebbe poter continuare a lavorare, ma senza penalizzazioni fiscali.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
SALTANO LO STOP ALL’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE E IL TAGLIO DEL CANONE RAI, PROPOSTI DALLA LEGA, MA ANCHE LE CAMPAGNE PER LA NATALITÀ VOLUTE DA FRATELLI D’ITALIA. IL MOTIVO: COPERTURE SBALLATE, IN ALCUNI CASI ASSENTI
La matita rossa dei tecnici del Mef cerchia decine di emendamenti alla manovra. Dallo stop all’aumento dell’età pensionabile, rivendicato dalla Lega, alle campagne per la natalità allestite da Fratelli d’Italia. Coperture sballate, in alcuni casi addirittura assenti. Ma nel documento sullo stato dell’arte delle richieste della maggioranza, che Repubblica ha potuto visionare, spunta anche la contrarietà dei ministeri.
Ecco perché nella colonna che abbozza i pareri del governo, la voce più ricorrente va dritta al punto. Recita così: «Invito al ritiro per oneri privi di copertura finanziaria assentibile»
La dicitura non ammette il ripescaggio, come invece avverrà per alcuni temi che saranno riformulati. Né tantomeno gli emendamenti in questione potranno sperare di finire «in istruttoria», come sono quelli che hanno più possibilità di entrare nella legge di bilancio.
A pagare il conto è tutta la coalizione di governo. Di più la Lega, per il peso politico delle rinunce. A iniziare proprio dall’emendamento che chiede di bloccare l’incremento dei requisiti per andare in pensione nel 2027 e 2028. Il giudizio è senza appello: la copertura è inadeguata e la misura costa troppo, con «un picco di 2,5 miliardi nel 2028”
Sono colorate di rosso anche le righe sulle coperture dell’emendamento del Carroccio che chiede di tagliare il canone Rai, da 90 a 70 euro, nel 2026. Lo stesso vale per l’allungamento del bonus per l’acquisto degli elettrodomestici ad alta efficienza energetica nel prossimo biennio.
Non va meglio al Fondo per gli indennizzi ai risparmiatori coinvolti dai crac bancari, così come alla detrazione dei premi per le polizze sanitarie veterinarie relative agli animali da compagnia. Brutte notizie anche per i maestri di sci: le agevolazioni fiscali costano troppo e sulla parte contributiva – si legge nel documento – «l’Inps ha formulato un parere fortemente critico».
Anche i senatori di Fratelli d’Italia non hanno troppe ragioni per gioire. Tra gli emendamenti in rosso ci sono le campagne informative a sostegno della natalità, il fondo per le tv locali e l’incremento del tetto di spesa per l’acquisto di dispositivi medici.
Problemi anche per il museo nazionale del vino a Verona. A dire addio al rifinanziamento della legge sulla partecipazione dei lavoratori nelle imprese è invece Forza Italia. Gli azzurri sono invitati anche a ritirare la detrazione per l’acquisto dei libri di scuola, gli incentivi all’acquisto di case con classe energetica elevata e la maggiorazione dei bonus edilizi.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
RAPPORTO CENSIS: LA RICCHEZZA REALE DELLE FAMIGLIE ITALIANE DAL 2011 E’ SCESA DELL’8,5%… GLI STIPENDI REALI SONO PIU’ BASSI DI 4 ANNI FA
La ricchezza si è concentrata sempre di più nelle mani di pochi, in Italia, mentre chi
era già in difficoltà diventava sempre più povero. Tra l’inizio del 2011 e l’inizio del 2025, in media, la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita dell’8,5%. Si parla di ricchezza reale: hanno più soldi, ma i prezzi sono saliti e così il loro potere d’acquisto è sceso.
Il dato viene dal nuovo rapporto Censis, pubblicato oggi. E lo stesso rapporto mette in luce anche gli aspetti più problematici del nuovo boom di occupazione avvenuto negli scorsi anni. Uno su tutti: a trovare lavoro non sono più i giovani. Un altro, sollevato dall’Istat: gli stipendi reali sono ancora molto più bassi che in passato.
Nove famiglie su dieci impoverite, i più ricchi guadagnano
Per quanto riguarda la ricchezza, come detto, quella reale è scesa dell’8,5% rispetto a quattordici anni fa. Questo è il dato generale, ma la realtà è più sfaccettata. Se si immagina di prendere tutte le famiglie italiane, metterle in ordine di ricchezza, e poi dividerle in dieci gruppi uguali, la metà più povera delle famiglie (i primi cinque gruppi) ha visto la propria ricchezza calare del 23,2%. Molto al di sopra della media.
Perché non riusciamo a tassare i super ricchi?
Ancora peggio è andata – in percentuale – per chi è nel sesto, settimo o ottavo gruppo, e quindi è relativamente benestante. Per loro, il calo del patrimonio è andato dal 35,3% al 24,3%. Anche il nono gruppo, che è al secondo posto per ricchezza
complessiva, ha avuto delle perdite: -17,1%. Qui però arriva l’inversione di tendenza. Dal 2011, mentre il 90% della popolazione di fatto si impoveriva, il decimo gruppo, quello che contiene gli italiani con il patrimonio più alto, si è arricchito: +5,9%.
La situazione, così, è che quel decimo gruppo di super benestanti da solo possiede il 60% della ricchezza nazionale. Se si restringe ancora di più il campo, guardando solo al 5% delle famiglie più ricche in assoluto, il loro patrimonio vale il 48% del totale. Quasi la metà. Al contrario, la metà più povera delle famiglie si spartisce il 7,3% della ricchezza nazionale. Una percentuale che si è abbassata rispetto al 2011, quando era dell’8,7%.
Gli italiani spendono di più per comprare meno
A questo impoverimento della popolazione ha contribuito anche il picco dell’inflazione registrato negli scorsi anni, arrivato subito dopo la pandemia da Covid-19. Dal 2019 al 2024 il prezzo del carrello della spesa – cioè i prodotti alimentari, quelli per la pulizia della casa e l’igiene personale – è salito del 23%. Entrando nello specifico: +31,6% per la verdura, +27,2% per la frutta, +25,2% per il pane, +21% circa per carne e pesce.
Le famiglie sono state costrette a spendere di più per comprare meno. La spesa per gli alimentari è aumentata del 22,2%, ma la quantità di prodotti effettivamente acquistati è scesa del 2,7%. Lo stesso è successo per l’abbigliamento.
Boom dell’occupazione, ma i salari sono più bassi del 2021
Di fronte al caro vita, negli ultimi anni il governo ha rivendicato soprattutto un aumento dei posti di lavoro. Il tasso di occupazione è arrivato al 62,7%, il dato più alto di sempre per l’Italia, anche se ancora lontano dalla media Ue. Il rapporto Censis, in questo caso insieme al nuovo rapporto “Le prospettive per l’economia italiana nel 2025-2026” dell’Istat, solleva però dei punti critici.
Innanzitutto, su 833mila nuovi occupati risulta che oltre 700mila (l’84,5%) abbiano più di 50 anni. In generale il boom ha privilegiato chi è in età più avanzata, e la cosa è diventata ancora più evidente nel 2025. Da gennaio a settembre ci sono stati 251mila nuovi occupati. Ma in realtà sono state 446mila persone over 50 a trovare lavoro, mentre 110mila nella fascia di età 35-49 anni e circa 85mila under 35 perdevano il lavoro. Nello stesso periodo, tra i più giovani sono aumentati gli inattivi, ovvero quelli che non hanno un impiego e nemmeno lo cercano.
L’altro aspetto problematico sono gli stipendi. È vero che negli ultimi anni sono arrivati nuovi rinnovi dei contratti collettivi, che per molti hanno portato aumenti in busta paga. Ma non è bastato. Rispetto al 2021, per l’Istat, gli stipendi reali sono ancora più bassi dell’8,8%. Nel 2024 e nel 2025 questo margine si è ridotto di pochi decimi percentuali: di questo passo, servirebbero decenni per tornare in pari con il periodo prima dell’inflazione.
(da Fanpage)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
PROPOSTO COME SOLUZIONE PER AFFITTI BREVI: “COME HA POTUTO OTTENERE L’AGIBILITA’?”
Ricorda il monolocale nella scena cult del film, “Il ragazzo di campagna”, un piccolo cubo tutto pannelli scorrevoli, con tavolo, sedie e letto a saliscendi alternati, che l’agente immobiliare affitta a Renato Pozzetto per un milione e mezzo di lire al mese, convincendolo che “la finestra è sorpassata, cosa se ne fa se ha riscaldamento, aria fredda e deumificatore elettrici?”.
Anche Firenze si adegua al mercato immobiliare delle grandi capitali europee, soprattutto Parigi: nei volantini e annunci di un network immobiliare è comparsa l’offerta di un monolocale di 12 metri quadrati in zona Santa Croce, stanza con cucina elettrica e bagno, in vendita a 130 mila euro, 11 mila euro a metro quadro.
“A segnalarcelo – racconta Massimo Torelli, portavoce del Comitato Salviamo Firenze e animatore delle battaglie contro gli affitti brevi turistici, le keybox e l’overtourism che ha trasformato radicalmente la città del Giglio – è stata una nostra associata che vive in Santa Croce. Un alloggio di 12 metri quadri senza finestre, in vendita a 130 mila euro. Non c’è solo il prezzo folle, la prima domanda è come abbia fatto questo monolocale, che sembra più una ‘cantina’, ad avere l’abitabilità”.
Il regolamento comunale
Se si trattasse di una casa dove il potenziale acquirente avesse intenzione di viverci, sarebbe la domanda essenziale. Ma Torelli aggiunge un altro dettaglio che accende luci diverse su quell’annuncio di monolocale pezzettino. “Il network immobiliare ha messo in grande rilievo il fatto che l’alloggio ha il Codice Identificativo Nazionale per gli affitti brevi turistici, obbligatorio per legge dal settembre 2024. Ma il Comune di Firenze ha approvato il regolamento sugli affitti turistici, fissando 28 metri quadri come limite minimo di superficie degli alloggi da affittare. Il Cin non può essere ceduto ad altri e il Comune aveva anche annunciato la nascita di una task force per i controlli su chi violava il regolamento. La task force è attiva?” chiede il portavoce di Salviamo Firenze come epilogo.
E dopo aver segnalato l’annuncio alla stampa, Massimo Torelli ha già inviato una Pec al comando della Polizia Municipale di Firenze e alla questura, segnalando quel monolocale senza finestre e chiedendo risposte sull’abitabilità dei 12 metri quadrati in zona Sana Croce. In vendita a 130 mila euro.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
SEGNALAZIONI DEL CODACONS AD ANTUTRUST, ENAC E MINISTERO DEI TRASPORTI
Più di tremila euro per tornare in Sicilia in aereo durante le festività natalizie. È il
conto salatissimo che deve affrontare una famiglia di quattro persone per l’ormai tradizionale impennata delle tariffe aeree che si registra nei periodi di maggiore traffico soprattutto nelle rotte verso gli aeroporti del Sud.
Da giorni le principali associazioni dei consumatori denunciano rincari da record. Assoutenti ha calcolato che «per volare in Italia durante le festività, partendo il 24 dicembre e tornando il 6 gennaio, si spende un minimo di 505 euro per andare da Torino a Palermo, e 492 euro per volare da Pisa a Catania”.
E ancora: da Torino a Catania, nelle stesse date, servono 422 euro, che scendono a 411 euro da Milano a Palermo, stesso prezzo della tratta Verona-Palermo. Da Milano a Crotone la spesa minima è di 390 euro (con partenza il 23 dicembre). A seconda della compagnia scelta e dell’orario del volo, i biglietti di andata e ritorno possono superare quota 800 euro, come nel caso del collegamento Milano Linate – Catania che raggiunge il record di 841 euro, ovvero più di un volo intercontinentale.
Il Codacons che ha inviato una segnalazione ad Antitrust, Enac e ministero dei Trasporti parla di aumenti «fino al 900% in più rispetto alle normali tariffe aeree. Da Milano a Catania il biglietto del 23 dicembre costa 178 euro, il 790% in più rispetto ai 20 euro del 13 gennaio».
L’Autorità della concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria sul caro voli, in particolare sui collegamenti con Sicilia e Sardegna e dopo un rapporto preliminare pubblicato nel luglio scorso ha aperto un confronto con l’Unione Europea per modificare le norme sulla continuità territoriale.
Nel frattempo, però, il ritorno a casa per lavoratori e studenti meridionali fuorisede si trasforma in un salasso. «Un’ingiustizia – scrive il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, che ricorda che la sua città è fra quelle con la più alta percentuale di studenti universitari fuori sede – Si parla moltissimo di inclusione, di un Paese che non lascia indietro nessuno, di giovani che devono avere le stesse opportunità da Nord a Sud, si parla moltissimo
anche di quanto sia in crisi l’istituzione famiglia. Ma poi, nei fatti, permettiamo che la mobilità diventi un lusso e consentiamo che tantissimi giovani (e anche tanti non più giovani) trascorrano le festività più intime lontano dai loro cari. Chi può permetterselo vola diretto.
Gli altri si arrangiano: Varsavia, Cracovia, Malta, ore e ore in aeroporti stranieri pur di risparmiare cento euro oppure decidono di rinunciare. È questa l’idea di uguaglianza che vogliamo trasmettere?».
Mentre il responsabile Coesione e Sud della segreteria nazionale del Pd, il deputato Marco Sarracino, ha presentato un’interrogazione al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, la Regione Sicilia continua la sua politica di sconti per i residenti nell’Isola. Un taglio dei costi pari al 25% per tutti i siciliani e del 50% per alcune fasce protette. Bonus che hanno, però, due limiti: escludono i fuorisede che hanno trasferito la loro residenza al Nord o all’estero e prevedono un tetto rispettivamente di 75 e 150 euro per un biglietto di andata e ritorno che riduce l’efficacia dello sconto proprio nei periodi di tariffe alle stelle.
La giunta Schifani, in più, per il secondo Natale consecutivo ha organizzato con Treni turistici italiani del gruppo Fs il “Trinacria Express” a prezzi calmierati. I biglietti che partono da 29,90 euro sono destinati a 500 fortunati che il 20 dicembre dalle stazioni del Nord potranno arrivare in Sicilia dopo un viaggio di quasi 24 ore. Il ritorno è previsto il 5 gennaio.
Unica eccezione, ma sempre per i residenti in Sicilia, è l’aeroporto di Comiso dove da novembre è attiva la continuità territoriale gestita da Aeroitalia con collegamenti per Roma e Milano con prezzi fra 56 e 72 euro a tratta che viaggiano sempre pieni. Così, nel pieno del caro voli, fa discutere l’annuncio del deputato ex meloniano Manlio Messina, di recente passato al Gruppo misto in polemica con Fratelli d’Italia, della nascita di una nuova compagnia aerea tutta siciliana, la Etna Sky che dovrebbe iniziare a volare entro la prossima estate.
Messina afferma di essere a capo di una cordata di imprenditori catanesi e lombardi che in cinque anni porteranno la compagnia ad avere 15 Airbus e coprire tratte nazionali e intercontinentali «con prezzi super speciali per i nostri conterranei». Una sfida già vista nei cieli siciliani, da Air Sicilia e WindJet, fino ad oggi durata solo pochi anni.
(da Repubblica)
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