Dicembre 6th, 2025 Riccardo Fucile
GLI USA ABBANDONERANNO IL LORO RUOLO GLOBALE PER CONCENTRARSI SU MIGRANTI E AMERICA LATINA: “RIADATTAREMEO LA NOSTRA PRESENZA MILITARE GLOBALE PER AFFRONTARE LE MINACCE URGENTI NEL NOSTRO EMISFERO, E RIPRISTINEREMO LA SUPREMAZIA AMERICANA”
In Europa c’è il rischio di “cancellazione della civiltà” e, “se le tendenze attuali continueranno, il continente sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno”. E’ quanto afferma la Casa Bianca in un documento pubblicato oggi che delinea la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
L’amministrazione del presidente Donald Trump, in una nuova strategia attesa da tempo, ha affermato che gli Stati Uniti abbandoneranno il loro ruolo globale per concentrarsi maggiormente sull’America Latina e sulla lotta all’immigrazione. La strategia, pubblicata stamattina, promette un “riadattamento della nostra presenza militare globale per affrontare le minacce urgenti nel nostro emisfero, e allontanandola da teatri la cui
importanza relativa per la sicurezza nazionale americana è diminuita negli ultimi decenni o anni”.
La strategia di Trump mira a “ripristinare la supremazia americana” in America Latina, fa sapere la Casa Bianca.
Gli Usa di Trump vogliono porre fine alle migrazioni di massa in tutto il mondo e fare del controllo delle frontiere “l’elemento primario della sicurezza americana”, secondo il documento della Casa Bianca pubblicato oggi.
“L’era delle migrazioni di massa deve finire. La sicurezza delle frontiere è l’elemento primario della sicurezza nazionale”, afferma il documento, intitolato ‘Strategia per la sicurezza nazionale’. “Dobbiamo proteggere il nostro Paese dalle invasioni, non solo dalle migrazioni incontrollate, ma anche dalle minacce transfrontaliere come terrorismo, droga, spionaggio e traffico Di esseri umani”.
(da agenzie)
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Dicembre 6th, 2025 Riccardo Fucile
IL 57% DI CHI È D’ACCORDO CREDE CHE LA LEVA INSEGNEREBBE L’EDUCAZIONE E IL RISPETTO AI RAGAZZI
La maggioranza degli italiani resta contraria alla proposta di reintroduzione della
leva militare obbligatoria, abolita nel 2004, per quanto il totale dei favorevoli raggiunga il 47% degli intervistati. Dunque gli italiani sono divisi, anche se il servizio di leva per un periodo di 12 mesi convince il 26,2% di coloro che sono a favore, mentre il 21,5% dei contrari ritiene che la leva debba essere solo su base volontaria.
È quanto emerge da un sondaggio sulla leva militare obbligatoria realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La 7. La scelta della risposta è condizionata “abbastanza”, per il 32,6% deglid alla tradizione maschile poiché ben il 64,7% di chi è favorevole ritiene che la leva debba essere obbligatoria sia per gli uomini che per le donne.
Sempre tra chi vorrebbe la reintroduzione dell’obbligo, il 54% ritiene che dovrebbe interessare tutti dal compimento dei 18 anni, mentre il 30% è convinto che si debba poter scegliere tra servizio militare o civile.
Tra le motivazioni del favore, il 57% pensa che la leva insegnerebbe l’educazione e il rispetto ai ragazzi, mentre chi è contrario ritiene che sia prioritario investire in istruzione e formazione per i giovani (35%) e che le attività militari debbano essere svolte solo da professionisti consapevoli dei rischi (30%).
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
ATTOVAGLIATO CON IL MINISTRO C’ERA JACOPO TAGLIATI, EX RESPONSABILE DI GIOVENTU’ NAZIONALE PARMA, CHE E’ STATO RIMOSSO DALL’INCARICO (MA NON ESPULSO DAL PARTITO)
I militanti di Gioventù Nazionale Parma e il loro (ex) capo Jacopo Tagliati alla cena di Natale di Fratelli d’Italia insieme al ministro Tommaso Foti, ai parlamentari, agli europarlamentari e allo stato maggiore locale del primo partito di governo. È successo l’altra sera, a più di un mese dalla vicenda dei cori fascisti cantati dentro e fuori la sede di FdI.
Vicenda per la quale Jacopo Tagliati era stato rimosso dall’incarico e la sezione di GN Parma commissariata da Roma. Una vicenda che provocò un polverone politico, sulla quale la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta e sulla quale il ministro Guido Crosetto era intervenuto duramente con queste parole: “I responsabili vanno presi a calci e mandati a casa”.
I “reprobi” – apparentemente, pare, perdonati – scandirono canti in onore di Mussolini e della “camicia nera”: era la sera del 29 ottobre – a cavallo dell’anniversario della marcia su Roma. Adesso, accade questo – per la serie guess who’s back (“indovina chi è tornato”)
I fatti. L’altra sera in un ristorante di Parma – “Arte e Gusto”, sulla via Emilia, uscendo dalla città – c’è stata la cena di Natale di FdI. Una serata in grande spolvero per lo scambio di auguri tra militanti, dirigenti, simpatizzanti. Guest star della cena il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, quello che nel 2020 in pieno Covid sfoggiò la mascherina nera con il motto
fascista “Boia chi molla”.
Ad accogliere il ministro c’erano il segretario provinciale meloniano Federico De Belvis e, tra gli altri, spiccavano la parlamentare Gaetana Russo e l’europarlamentare Stefano Cavedagna, ovvero i big locali del partito insieme ai noti Priamo Bocchi (capogruppo in consiglio comunale e consigliere regionale) e al deputato Fabio Pietrella.
Nella carrellata di fotografie e video postati sui social si vedono i manifesti di FdI e la grande torta con gli “auguri di buone feste”. Il particolare che però balza più all’occhio è il tavolo riservato ai ragazzi di Gioventù Nazionale. A quel tavolo, in piedi ad ascoltare le parole di Foti, c’è Jacopo Tagliati, che di Gioventù Nazionale era il gran capo fino a quando è scoppiato il caso dei cori fascisti.
I vertici di FdI, per quella imbarazzante vicenda, lo hanno rimosso, commissariando la sezione di Gioventù Nazionale. Ma a quanto pare l’epurazione non c’è stata. O, se c’è stata, è stata solo di facciata. Magari ancora da perfezionare. La conferma sta nel fatto che Tagliati e i baby camerati di GN sono stati invitati a cena con un ministro della Repubblica e lo stato maggiore di FdI.
Chi c’era racconta che i militanti di Gn e il loro (ex) capo sono stati accolti e salutati con grande affetto dai “grandi” del partito. Sarà l’ atmosfera pre-natalizia; sarà che al netto della presa di distanze post 29 ottobre, tra le nuove leve del partito (futura classe dirigente) e i big locali c’era e c’è un rapporto di stima, fiducia e collaborazione (a Repubblica ne parlò il consigliere comunale Giuseppe Tramuta, ndr).
Sta di fatto che sotto le feste tutto o quasi sembrerebbe, almeno in apparenza, perdonato. I cori fascisti e gli inni al duce di Gioventù Nazionale sono stati derubricati a marachella?
(da Repubblica)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
AVETE VISTO IN ITALIA MANIFESTAZIONI PER QUESTI VENTIMILA BIMBI?
Sono stati presi e trasferiti in un campo in Corea del Nord a 9mila chilometri da casa.
Non è il destino di pericolosi criminali, ma di almeno due ragazzini ucraini, il 12enne Misha e la 16enne Liza, il primo del Donetsk e la seconda di Simferopol.
Nel campo di Songdowon è stato insegnato loro a «distruggere i militaristi giapponesi». E hanno incontrato veterani che, nel 1968, hanno attaccato la nave Pueblo, uccidendo e ferendo nove americani.
Le loro storie sono state raccontate mercoledì da Kateryna Rashevska, esperta legale del Centro regionale per i diritti umani dell’Ucraina, a una sottocommissione del Congresso americano, che ha iniziato a raccogliere testimonianze sui rapimenti di massa di bambini condotti dalla Russia dopo l’invasione e l’occupazione dei territori ucraini – scandalo per cui l’Aia ha emesso nel 2023 un mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin.
Sarebbero almeno 19.546 i bambini che sono stati trasferiti in Russia o in aree controllate dai russi, secondo il database ucraino “Children of War”. Di questi solo 1.859 sono tornati in Ucraina, gli ultimi sette grazie alla mediazione di Melania Trump, ha reso noto ieri la Casa Bianca.
A migliaia sono stati adottati da famiglie russe, altri sono stati condotti in 165 campi dedicati alla russificazione e alla militarizzazione, anche in Bielorussia e appunto in Corea del Nord.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
I PRODUTTORI TAGLIANO I PREZZI PER TENTARE DI ASSORBIRE LE TARIFFE DI TRUMP, MA LE QUOTAZIONI SUL MERCATO STATUNITENSE CRESCONO E INGROSSANO I MARGINI DI IMPORTATORI E DISTRIBUTORI. E IL GOVERNO DORME
Un salasso. Mentre i produttori di vino italiani e francesi tagliano i prezzi nel tentativo di assorbire i dazi Usa e conservare le posizioni di mercato, le quotazioni dei vini sul mercato statunitense aumentano, ingrossando i margini di importatori e
distributori ma penalizzando le vendite.
È la denuncia dell’Unione italiana vini che oggi a Roma ha tenuto il proprio consiglio nazionale. Una denuncia amara perché rappresenta la presa d’atto che gli sforzi effettuati dalle cantine europee vengono vanificate dal trade Usa. E in questo modo invece di sostenere i consumi […] le vendite restano al palo.
«Di fatto – sottolineano all’Unione italiana vini – solo nell’ultimo trimestre abbiamo perso 110 milioni di euro di mancate esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2024».
«Il problema dei dazi lo dobbiamo gestire – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – a meno di improbabili quanto repentini cambi di rotta delle politiche Usa, con queste tariffe ci dovremo purtroppo convivere.
Ciò che non può durare a lungo è l’autotassazione operata dalle imprese del vino italiane ed europee per rimanere competitive sul mercato.
Nel terzo trimestre il prezzo del vino italiano diretto verso gli Usa ha subito un taglio medio del 15%, quello francese addirittura del 26%. Contestualmente, il prezzo medio di questi vini in uscita dalla distribuzione americana è salito a ottobre di circa 4/5 punti e gli ordini nei punti vendita in vista del Thanksgiving sono tutt’altro che ripartiti».
Lo scenario di pesanti tensioni di mercato è sotto gli occhi di tutti. «Il mondo del vino tuttavia – ha aggiunto Frescobaldi –
deve oggi evitare catastrofismi ma anche facili ottimismi e lavorare sulla gestione della crisi.
Lo stanziamento di 100 milioni di euro aggiuntivi per la promozione del made in Italy (in capo a Ita, Italian Trade Agency) inserite nel Ddl Bilancio è perciò un segnale positivo e concreto del Governo, a patto che il nostro comparto sia in cima alla lista del made in Italy da sostenere.
È poi fondamentale che da parte del trade statunitense ci sia la consapevolezza che nessuno in questa fase possa pensare di lucrare in dispetto dei propri partner: oggi l’imperativo è riattivare i consumi calmierando i prezzi»
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
“NON HO NULLA IN CONTRARIO ALL’ESISTENZA DI UN EDITORE DI DICHIARATE SIMPATIE NEONAZISTE MA NON VOGLIO PERÒ AVERE NULLA A CHE SPARTIRE CON LUI” … DOMANI GLI EDITORI “E/O”, “FANDANGO”, “BAO”, “VOLAND” E “SUR” ALLE 15 OSCURERANNO PER 30 MINUTI CON TENDONI NERI GLI STAND PER PROTESTARE CONTRO LA CASA EDITRICE NAZIFASCISTI
Gentili amici, vi prego di comprendere le ragioni della mia assenza alla fiera Più libri
più liberi. Io sono favorevole alla tolleranza, anzi la pratico – anche con gli intolleranti per scelta, per età, per temperamento. C’è però una distinzione. Un conto sono gli intolleranti un altro, ben diverso, chi si fa partecipe cioè complice delle idee di un regime criminale come il nazismo.
Non ho nulla in contrario all’esistenza di un editore di dichiarate simpatie neonaziste, non vado a imbrattargli le vetrine, lo lascio tranquillo – non voglio però avere nulla a che spartire con lui nemmeno lo spazio di un bel salone come questo. Spero che mi capirete scusando la mia assenza.
Corrado Augias
La protesta contro la presenza della casa editrice di ispirazione nazifascista è seria e coinvolge un nutrito gruppo di editori che vendono i propri libri alla Nuvola dell’Eur dove è in corso Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria in programma fino all’8 dicembre.
Sabato alle 15 gli stand di una ventina di case editrici si oscureranno come gesto di dissenso per mezz’ora. Tra gli editori che hanno già aderito e/o, Fandango, Coconico press, Becco giallo, Playground, Momo, Caissa, Voland, Sur, Red Star Press ma l’elenco è in aggiornamento.
Tendoni neri renderanno inaccessibili gli spazi ai visitatori. Durante il flash mob sarà diffuso un volantino che spiegherà la
scelta di chiudere: far vedere cosa sarebbe accaduto sotto i regimi alla libertà di espressione e di parola: “Questo è ciò che è accaduto alla libertà di stampa e di pensiero quando i fascisti e i nazisti hanno messo in pratica la loro libertà di espressione. Vogliamo una Più libri più liberi antifascista”, si leggerà nel volantino.
Il flash mob, l’azione di protesta collettiva, è nata dagli editori che hanno firmato l’appello diffuso alla vigilia della fiera da un centinaio di intellettuali e artisti, da Zerocalcare, che ha rinunciato a Più libri, a Alessandro Barbero, Anna Foa e Antonio Scurati.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
UNA TESI CHE NON REGGE. INTANTO, PERCHÉ NON È CHE QUALSIASI NOMINA, PER IL SOLO FATTO DI ESSERE LEGITTIMA, SIA ANCHE GIUSTA. COLABIANCHI PUÒ NOMINARE DIRETTORE MUSICALE ANCHE PAPERINO. MA È QUESTO CHE SI CONTESTA: NON CHE COLABIANCHI NOMINI, MA CHI … POI PESANO COME UN MACIGNO LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO DI VENEZIA, LUIGI BRUGNARO, CHE A SUO TEMPO DICHIARÒ CHE LE PRESSIONI DA ROMA CI SONO STATE; QUINDI, O MENTE LUI O MENTONO TUTTI GLI ALTRI
Dopo due mesi abbondanti di ondeggiamenti, contraddizioni, scuse e altre sciocchezze, pare che finalmente la destra abbia trovato una posizione comune sulla sua iniziativa più maldestra, la nomina di Venezi a Venezia.
La tesi, in sostanza, è questa: il sovrintendente, Nicola Colabianchi, che per la sua magnetica personalità tutti alla Fenice chiamano “Fentanyl” come il potentissimo anestetico, aveva tutto il diritto di nominare chi vuole, scelta sua, la politica non c’entra; “poi si può anche pensare che Venezi non sia la più brava, ma andrebbe messa alla prova”, come ha detto Alessandro Giuli nell’intervista alla “Stampa”, per una volta senza aggiunte paternalistiche sulla “ragazza” che a Venezia diventerà “una principessa” (macché Tolkien, la vera fonte di ispirazione del ministro basettone sono i romanzi rosa).
Da lì in giù, tutti gli autori del clamoroso autogol veneziano vanno rilanciando lo stesso mantra: lo dice il sottosegretario Gianmarco Mazzi, lo ripete il responsabile cultura di FdI (fa già ridere così) Federico Mollicone, eccetera.
Buon ultimo, in tutti i sensi, è arrivato pure il direttore del “Gazzettino”, Roberto Papetti, uno che scrive “né” con l’apostrofo, così: ne’, che ha fotocopiato gli stessi concetti in un editoriale subito ridicolizzato dai sindacati dei lavoratori della Fenice in due paginette, fra l’altro scritte molto meglio.
Il punto è che la tesi dei maldestri non regge. Intanto, perché non è che qualsiasi nomina, per il solo fatto di essere legittima, sia anche giusta. Colabianchi, uno che non ha la dignità di dare le dimissioni da un teatro in cui le chiedono tutti quelli che ci lavorano (vero che ha 215 mila ottimi motivi annui per restare avvinghiato alla poltrona) può nominare direttore musicale anche Paperino.
Ma è appunto questo che si contesta: non che Colabianchi nomini, ma chi. In discussione non sono i poteri del sovrintendente, ma il modo sconsiderato con cui li usa. Poi pesano come un macigno le dichiarazioni del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha la stessa finezza intellettuale e savoir faire di un facocero, ma almeno anche una certa rozza sincerità.
Brugnaro, davanti ai giornalisti e filmato, a suo tempo dichiarò che le pressioni da Roma in favore di Venezi ci sono state; quindi, o mente lui o mentono tutti gli altri. Infine, è strano che dei raffinati pensatori come Mazzi o Mollicone non riescano ad afferrare il concetto che il direttore musicale di un teatro si nomina dopo che ha diretto l’orchestra con cui dovrà lavorare, e
non prima.
Specie se il suo curriculum non è esattamente quello di Karajan. È palese, evidente, ovvio, lo sa chiunque.
Ma loro no, persistono a difendere l’indifendibile con argomenti della cui assurdità si accorgerebbe anche un bambino. E infatti perfino i giornali di destra non li ripetono più.
(da Dagoreport)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
DOPO AVER TAPPEZZATO LA CITTA’ CON DEI MANIFESTI IN CUI È SCRITTO “DIFENDI ROMA”, DOMANI ALLE 18 I SEDICENTI NEO-FASCISTI SI SAREBBERO DOVUTI RIUNIRE AL PARCO “GIORDANO SANGALLI” DI TOR PIGNATTARA, PER SOSTITUIRSI ALLE FORZE DELL’ORDINE
Il questore di Roma, Roberto Massucci, ha adottato un provvedimento di divieto nei
confronti di Forza Nuova a svolgere domani una “manifestazione itinerante” all’interno del Parco Giordano Sangalli a Tor Pignattara.
Solo dopo diverse ore la pubblicazione della locandina attraverso i social network – sottolinea la Questura – è stata seguita da una comunicazione per formalizzare l’iniziativa.
“I tempi della formalizzazione si sono rivelati tardivi – aggiunge la Questura – in quanto successiva a un precedente preavviso formulato da una realtà attestata su posizioni ideologiche contrapposte rispetto al Movimento Forza Nuova”.
Sui social il movimento aveva lanciato per domani sera alle 18 l’appuntamento ‘Difendi Roma’ con ronde nel parco.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2025 Riccardo Fucile
LA REGIONE CORRE AI RIPARI E FA DIETROFRONT: “SI È TRATTATA DELL’INIZIATIVA PERSONALE DI QUALCUNO CHE NON HA AVUTO ALCUN CONFRONTO CON LA REGIONE. IL VOLUME È DI NUOVO SUL BANCHETTO” …UN PASTICCIO CHE FA RIDERE SE SI PENSA CHE LA FIERA HA ACCOLTO, IN BARBA ALLE POLEMICHE LA CASA EDITRICE “PASSAGGIO AL BOSCO” CHE EDITA LIBRI DI ISPIRAZIONE NAZI-FASCISTA
Un caso aperto e chiuso in un paio d’ore. La solerzia filogovernativa di un funzionario dello stand della Regione Lazio rischiava di diventare un nuovo scivolone per la fiera “Più libri più liberi”. Ma cosa è successo?
La casa editrice Graphofeel ha risposto a un bando di Lazio Innova, una società della Regione Lazio, e ha ottenuto la possibilità di esporre i suoi libri in un stand istituzionale insieme ad altri espositori.
Tra questi libri c’è Io non voto Giorgia di Giovanna Musilli, docente liceale romana. Due giorni fa, durante il montaggio dello stand, è stato chiesto alla casa editrice di togliere il testo che era stato esposto per la vendita: “Si è avvicinata una persona – dice la responsabile della casa editrice Laura Pacelli – e ci ha chiesto di non esporlo. Lo abbiamo tolto ma naturalmente abbiamo dovuto avvisare l’autrice”.
La notizia stamattina è stata diffusa. E la Regione è corsa subito ai ripari: i funzionari sono tornati allo stand dicendo all’editore di riesporre il libro. “Si è trattata dell’iniziativa assolutamente personale di qualcuno che non ha avuto alcun confronto con la Regione”.
Un piccolo pasticcio che si aggiunge alle polemiche di questi giorni sulla presenza in fiera della casa editrice Passaggio al bosco. Loredana Lipperini, tra le firmatarie dell’appello all’Aie contro la casa editrice di ispirazione nazi-fascista, ha annunciato che rinuncerà alla sua presentazione prevista domenica 7 in Sala Aldus alle 16,30 per ospitare una discussione aperta sul tema.
(da agenzie)
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