QUESTO MELONELLUM È UNA PORCATA COSTITUZIONALE. IL POLITOLOGO STEFANO PASSIGLI METTE IN FILA TUTTI I PUNTI CRITICI DELLA RIFORMA ELETTORALE TARGATA FDI
“IL PREMIERATO NON È INTRODOTTO CON LEGGE COSTITUZIONALE MA CON LEGGE ORDINARIA PER EVITARE IL RISCHIO REFERENDUM, INCIDENDO PERÒ SULLE PREROGATIVE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E DEL PARLAMENTO. ANCHE L’INTRODUZIONE DI UN ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA E LA PRESENZA DI LISTE INTERAMENTE BLOCCATE RAPPRESENTANO ULTERIORI MOTIVI DI ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE…”
Un filo sottile lega le due questioni che più occupano in Italia il dibattito politico: la legge
elettorale e il futuro ruolo del generale Vannacci. Dopo un travagliato iter che ha reso palesi le divisioni all’interno del centrodestra, la legge elettorale esce dall’esame della Camera sostanzialmente immutata, presentando dunque seri problemi di legittimità costituzionale.
Il Premierato, ad esempio, non è introdotto con legge costituzionale ma con legge ordinaria per evitare il rischio che sia sottoposto a referendum. Incidendo però sulle prerogative del Presidente della Repubblica e del Parlamento esso configura un sostanziale abbandono della forma di governo parlamentare adottata dalla nostra Costituzione, forma di governo che è principio fondamentale del nostro ordinamento […]
Anche l’introduzione di un abnorme premio di maggioranza, e la presenza di liste che dopo il voto della Camera rimangono interamente bloccate, rappresentano ulteriori motivi di illegittimità costituzionale perché alterano pesantemente le modalità della rappresentanza. […]
Anche senza considerare che l’aver mantenuto un Parlamento di «nominati» contribuisce al crescente astensionismo, è indubbio che il premio di maggioranza rappresentato da due listini bloccati aggiunga un ulteriore elemento che rende necessario un pronunciamento della Corte sulla sua legittimità costituzionale.
Si consideri, infatti, che essendo centrodestra e centrosinistra accreditati entrambi di un suffragio intorno al 45%, un premio di maggioranza del 17,5% assegnerebbe alla coalizione vincente un numero di seggi superiore al 60%, consentendole di eleggere il Presidente della Repubblica e di avvicinarsi alla soglia dei 2/3 che le permetterebbe l’elezione di 5 giudici costituzionali e di modificare a proprio piacimento la Carta escludendo ogni possibile ricorso a referendum confermativi.
Le modifiche proposte dall’attuale maggioranza con legge ordinaria possono insomma consegnare nelle mani della coalizione vincente non solo Parlamento e Governo, ma anche tutte le Autorità di garanzia.
Se questi sono i rischi della legge elettorale approvata dalla Camera è lecito chiedersi perché il centrodestra ne consideri l’approvazione finale un’assoluta priorità.
Una coalizione di governo divisa sulla politica estera e sulla costruzione di un’Europa più unitaria, e in gravi difficoltà su vari temi di politica interna, si è rivelata divisa anche sulla riforma elettorale, decidendo di portarla comunque a compimento per due fondamentali ragioni: la prima è la convinzione che mantenendo l’attuale legge il centrodestra perderebbe le prossime elezioni.
Vi è una seconda ragione per cui l’attuale coalizione di governo cercherà di varare la legge elettorale nell’attuale testo mantenendo i listini bloccati collegati al premio di maggioranza.
Senza i voti di Futuro Nazionale le possibilità di vittoria del centrodestra sono assai dubbie, specie perché il centrosinistra non ripeterà l’errore del 2022 e allargherà la coalizione elettorale a Italia Viva e +Europa.
Tuttavia, sia per Forza Italia che per la stessa Meloni sarebbe oggi assai difficile accettare la presenza del generale Vannacci nella maggioranza di governo. Ed è qui che il premio di maggioranza si mostra vitale per il centrodestra. Esso permetterebbe infatti all’attuale coalizione di governo di stringere un accordo con Vannacci in sede elettorale per massimizzare le possibilità di ottenere il premio di maggioranza, ma senza necessariamente includerlo nella futura coalizione di governo.
Per avere successo una simile strategia dovrà sovrarappresentare Futuro Nazionale attingendo ai seggi del premio, che dovrà però rimanere ampio per garantire alla coalizione vincente una tranquilla maggioranza di seggi anche senza Vannacci.
Il centrodestra motiva il premio di maggioranza con la necessità di «evitare il pareggio» e garantire stabilità alla coalizione vincente. Ma stabilità non significa efficacia nell’azione di governo; e comunque se la governabilità è l’obiettivo il premio di maggioranza potrebbe essere molto più contenuto.Dietro l’insistenza del centrodestra per un cospicuo premio di maggioranza vi è una sola ragione: poter offrire seggi sicuri sia a forze centriste che a Futuro Nazionale per assicurarsi la vittoria, ma non essere obbligato poi a condividere con loro il governo.
Vi è dunque una ragione per cui, al di là della illegittimità costituzionale di molte delle sue innovazioni, l’attuale proposta di riforma elettorale appare gravemente viziata: essa costituisce una scaltra ma pericolosa manipolazione della nostra forma di governo e della nostra cultura politica che isolerebbe l’Italia, ancor più di quanto oggi non sia, dal consesso di quegli Stati europei che tentano di varare una nuova e più forte Europa.
Stefano Passigli
per il “Corriere della Sera”
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