SOVRANISTI NELLA PALUDE, IL GOVERNO SI INCARTA SU TUTTO
FDI E LEGA SPINGONO SULLA LEGGE ELETTORALE, FORZA ITALIA FRENA
Qualcuno l’ha ribattezzato il patto della spigola. La spigola c’era, ma non il patto. Sia
perché il vertice di governo a Palazzo Chigi ha deciso ben poco. Sia perché anche sul dossier politico trattato ci sono ancora divisioni nella maggioranza. Non a caso la premier Giorgia Meloni avrebbe voluto tenere segreto fino all’ultimo il pranzo con i vice Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi.
I quattro si sono incontrati all’ora di pranzo per parlare dell’ultimo anno prima del voto e al centro del vertice c’è stata soprattutto la discussione sulla legge elettorale “Stabilicum”, le cui audizioni sono iniziate nei giorni scorso alla Camera. La premier Meloni ha chiesto di accelerare sull’approvazione in prima lettura della legge perché “bisogna far sì che chi vince governi” e avrebbe ottenuto l’appoggio di Lega, Noi Moderati e Forza Italia. Soprattutto in uno scenario in cui potrebbe scendere in campo la sindaca di Genova Silvia Salis e dietro a lei Matteo Renzi, è stato tra gli argomenti del vertice.
Ma è sul testo e sulle modifiche da fare che Forza Italia frena. Il leader azzurro Antonio Tajani ha dato la sua disponibilità ad andare avanti, ma ha chiesto ritocchi, come stabilito nella riunione coi dirigenti di partito di martedì sera. In particolare su due punti: abbassare il premio di maggioranza e garantire che sia lo stesso tra Camera e Senato. Gli azzurri propongono di non assegnare il premio in caso di mancanza di una maggioranza tra le due Camere per lasciare al presidente della Repubblica il potere di decidere con un impianto proporzionale. Inoltre, rispetto a Fratelli d’Italia e Noi Moderati, Forza Italia e Lega sono più tiepide a introdurre le preferenze come chiede Meloni. Meloni lo ha chiesto espressamente nella riunione dei leader: “Bisogna far scegliere i cittadini: è una nostra battaglia”, ha spiegato. Di questo e dei tempi parleranno i delegati della maggioranza in una riunione che si terrà la prossima settimana
La decisione di accelerare sulla legge elettorale stringe Tajani in una morsa, tra Meloni che vuole approvarla il prima possibile e la famiglia Berlusconi che invece è per rimandarla a data da destinarsi. Ma martedì sera, Tajani, incontrando i suoi dirigenti di partito, ha proprio risposto indirettamente a Marina Berlusconi e alle voci sulla sua volontà di spingere per le larghe intese: “Noi non vogliamo il pareggio – ha detto Tajani – non stiamo con i piedi in due scarpe, siamo nella coalizione di centrodestra”.
Durante il vertice però si è parlato anche a lungo della situazione politica internazionale e delle conseguenze della crisi di Hormuz. Domani la premier, il ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto incontreranno il segretario di Stato Marco Rubio, e Meloni ha dato la linea: l’Italia rimane ancorata all’alleanza atlantica e ai suoi impegni ma, quando serve, bisogna saper dire anche agli alleati quando sbagliano, è stato il senso delle parole della premier. Durante l’incontro si è parlato anche della crisi a Hormuz con l’Italia che appoggia la missione navale europea dopo il cessate il fuoco. Sulla crisi energetica, invece, si prosegue sulla linea di chiedere la deroga al Patto di Stabilità e di accelerare sulla legge delega sul nucleare.
Non si è parlato, invece, delle nomine. Al tavolo Lupi avrebbe chiesto lo stato dell’arte su Consob e Antitrust, ma Meloni ha risposto che non “è l’occasione per parlarne”. Le nomine, previste per oggi, sono in bilico. Il Consiglio dei ministri non è stato nemmeno convocato.
Riforme Bluff e sceneggiate sul “melonellum”, scomparsi dai radar il premierato e l’autonomia
Urge procrastinare. La vecchia battuta è adatta per le riforme istituzionali promesse dal governo. Vale anche per la legge elettorale, il Melonellum che per FdI è fondamentale per evitare il pareggio nelle Politiche, ma che per ora giace in commissione alla Camera. “Acceleriamo” giurano dalla maggioranza. Ma la Lega resta gelida, perché l’abolizione dei collegi uninominali le potrebbe costare sangue. E da FI giurano che dalla casa madre di Milano l’ordine sia di rallentare. Per questo da FdI sussurrano di un possibile voto di fiducia in Senato, se la legge venisse approvata entro l’estate a Montecitorio. Nell’attesa alla Camera se la dorme anche
il premierato, riforma delle riforme per Meloni, che però piace poco o nulla ai suoi alleati, e che avrebbe bisogno di un rischiosissimo referendum per essere approvata. Poi ci sarebbe la legge sull’autonomia differenziata cara al Carroccio, stroncata dalla sentenza della Consulta a fine 2024, che ne bocciò parti fondamentali. A novembre, il ministro per le Autonomie e padre della legge, il leghista Roberto Calderoli, ha pubblicato le pre-intese con quattro regioni. Ma la strada resta strettissima. Anzi, paludosa.
(da Il Fatto Quotidiano)
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