TOH, CHE SORPRESA: GLI ATTACCHI ALLA “GOOGLE RUSSA” INCEPPANO LA MACCHINA DI PROPAGANDA DEI PUTINIANI D’OCCIDENTE. I BOMBARDAMENTI UCRAINI CONTRO I DATA CENTER DI “YANDEX” HANNO PROVOCATO UN CALO DELLA PROPAGANDA FILORUSSA ONLINE, COMPRESI I MESSAGGI A SOSTEGNO DELL’AFD TEDESCA, DI MARINE LE PEN E DEI CANDIDATI “MAGA” AMERICANI
LE BUFALE PRO-CREMLINO SONO TRIPLICATE NEGLI ULTIMI 4 ANNI GRAZIE ALL’IA DI “YANDEX”, MA ORA TUTTI I SUPERCOMPUTER CHE FANNO FUNZIONARE QUESTI “BOT” SONO STATI TUTTI DANNEGGIATI E IL TRAFFICO GESTITO DALL’AZIENDA È CALATO DEL 99%
La distruzione di tre dei data center di Yandex, “la Google russa”, sembra mettere a nudo la grande macchinazione informatica che attraverso una falange di bot automatici inonda l’Occidente di contenuti favorevoli al Cremlino.
In tutto il mondo infatti, dopo il raid dei droni ucraini che hanno incendiato i server, si assiste a un calo della propaganda digitale che spinge politici, imprenditori e narrative in sintonia con Vladimir Putin, spesso accompagnati da notizie distorte ed esaltazioni della protesta più violenta contro le istituzioni democratiche europee.
Dal sostegno alle idee dell’Afd in Germania a quelle di Marine Le Pen in Francia fino ai candidati Maga nel voto americano di Midterm, viene registrato un crollo dei post social che esaltano chi ha posizioni degli esponenti vicini al Cremlino.
Una concatenazione presentata – con una sintesi tecnica forse sommaria – come la prova dell’origine del supporto web assicurato da Yandex a chi si schiera con la Russia, mettendo al lavoro una catena di montaggio di troll: ossia sistemi robottizzati che sfornano notizie tarate per plasmare l’opinione pubblica verso i partiti amici o, con maggiore frequenza nell’ultimo periodo, per sgretolare la fiducia nelle istituzioni democratiche cavalcando temi come l’immigrazione e la crisi economica.
Il punto di partenza di queste analisi è il rilevamento di Cloudflare: dopo il primo assalto ucraino il traffico gestito da Yandex è diminuito del 35 per cento; l’incendio del terzo data center nella notte tra sabato e domenica lo ha fatto precipitare del 99 per cento: lo ha raso al suolo, paralizzando una parte consistente della vita digitale nella Russia centrale e spazzando via i servizi offerti da una trentina di app, dai taxi ai pagamenti online, dalle consegne di cibo allo shopping sul web.
Nel 2022 si stimava che su 350 mila messaggi filorussi sull’invasione dell’Ucraina, un quinto fosse composto dai bot. Nel 2026 la percentuale sarebbe triplicata grazie all’intelligenza artificiale addestrata dalla stessa Yandex per propalare disinformatia: i tre supercomputer che fanno funzionare questa IA sono stati tutti danneggiati dai droni di Kiev.
È certo che i bombardamenti hanno causato un esaurimento dei flussi comunicativi manipolati. Ad esempio, quelli seminati sulle chat da Storm1516 – account che opera dalle infrastrutture di Yandex – per influenzare la campagna elettorale francese, venerdì si sono ridotti a poche decine di migliaia di commenti: lo stesso monitoraggio il 24 settembre ne aveva censiti milioni.
«Molte persone se ne sono accorte. C’è stato meno odio, meno divisioni e meno provocazioni perché ci sono stati meno bot», ha scritto il presidente Zelensky rivendicando di avere amputato la “bestia” automatizzata con cui Mosca semina zizzania per aprire crepe nella società europea e statunitense.
In realtà, molti esperti spiegano che le incursioni contro Yandex non hanno eliminato i bot e che le statistiche vanno interpretate in modo diverso: si tratta di un effetto del crollo completo dei server, non di una sconfitta delle macchine spara-menzogne. Lo evidenzia “antibot4navalny,” un osservatorio delle fabbriche di troll e delle campagne social gestite dall’intelligence russa, che riconduce il calo della propaganda al blocco delle attività di profilazione dei contenuti realizzate da Yandex: nel blackout generale sono spariti pure gli araldi delle fake news.
La paralisi potrebbe essere solo temporanea. Ci sono già segnali di ripresa del traffico, che quindi tornerà lentamente a far risorgere pure gli spot per Afd, Le Pen, Maga e magari pure per candidati di casa nostra.
(da Repubblica)
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