TRATTORI SULL’ITALIA: “TRA DIECI GIORNI BLOCCHIAMO IL PAESE”
“MELONI E LOLLOBRIGIDA SI SONO TRASFORMATI NEI NOSTRI CARNEFICI”
“Tra dieci giorni blocchiamo l’Italia”. Il popolo dei trattori si è rimesso in marcia. Dal 22 gennaio hanno tenuto 20 sit-in di protesta da Bologna a Viterbo, da Verona a Frosinone. Prossime tappe nei prossimi giorni a Udine, Alessandria e Ravenna. Il prossimo grande ritrovo è nella città romagnola all’insegna dello slogan: “Sovranità. Giù le mani dalle nostre aziende”. Per il governo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini il richiamo al sovranismo ha un che di ironico. Pietro Nenni direbbe: “A fare gara a fare il sovranista, trovi sempre uno più sovranista che ti epura”.
Puntano a Roma, anche se non vogliono dire quando arriveranno nella Capitale. Danilo Calvani, storico esponente del movimento che dieci anni fa arrivò fin dentro i palazzi della politica, è sicuro solo di una cosa: “Stavolta non ci fermano. Abbiamo imparato la lezione”.
Rispetto alla “rivoluzione del 9 dicembre” dei forconi, come allora chiamarono un po’ pomposamente la manifestazione nazionale del 9 dicembre 2013 – dopo l’esecutivo di Mario Monti al governo c’era Enrico Letta – sono cambiate tante cose. E in primis il rapporto con la politica. “Eravamo tanti ma siamo andati male come risultati. La politica si comprò un po’ di persone. Ci hanno chiamato ‘forconi’ perchè c’erano degli infiltrati siciliani che poi si sono venduti. Qualcuno s’è fatto pure i soldi… Ma adesso siamo C.R.A. e basta. Comitati Riuniti Agricoli-Agricoltori traditi. La politica la teniamo alla larga”.
A onore del vero, anche Mariano Ferro, il leader dei Comitati agricoli in rete che fu il volto più noto dei forconi di allora iniziò intimando alla politica di restare a distanza dal movimento. Ma poi lui stesso si candidò alla presidenza della Regione Sicilia, senza conquistare seggi. Nonostante le assicurazioni di Calvani, si vedrà cosa faranno i trattori di oggi.
I forconi del 2013 erano solo in parte agricoltori. Gran parte di quel movimento era formato da autotrasportatori, ambulanti, persino tifosi di calcio. L’ascendenza politica era per lo più a destra, con Forza Nuova che aderì ufficialmente alle proteste, anche se in alcune città come Torino, parteciparono esponenti della sinistra extraparlamentare. Il programma era ispirato ad una generica quanto lapidaria protesta: “Basta!” lo slogan onnicomprensivo, e dentro c’era di tutto, dalla contestazione radicale alle istituzioni ma in genere a qualsiasi tipo di classe dirigente (nel 2016 davanti a Montecitorio tentarono di ‘arrestare’ il mite Osvaldo Napoli, allora deputato di Forza Italia) dal costo della benzina e delle assicurazioni, al caro tasse.
I trattori di oggi partono con un altro obiettivo. Più concreto. Il cuore del movimento è radicato nelle campagne italiane. Danilo Calvani è il leader. “C’è una massa imponente. Ci siamo organizzati dal basso. In due giorni abbiamo contato 150 presidi. Io faccio il presidente e mi occupo delle adesioni dal Centro Italia, poi c’è Luisito Naldi cura l’organizzazione al nord e Giovanni Agresta quella al Sud. Ma tutti sono liberi di aderire. Con la politica vogliamo avere un rapporto chiaro: io non dico a nessuno di non mettere bandiere, perché non voglio dare visibilità a nessuno. Ma nessuno ci deve strumentalizzare”.
Rispetto al movimento del 2013, i trattori hanno un versante social permeabile ai no vax. Tra i forconi e i trattori c’è stato il Covid, ed è una grande differenza.
Così nel movimento emergono due fronti. Uno più legato alle rivendicazioni dei produttori agricoli. L’altro genericamente protestatario, dove si mettono nel mucchio dei nemici l’Unione europea, la Nato, l’Oms. Nei canali telegram che veicolano video e immagini della protesta, torna con insistenza la polemica contro il green pass e i vaccini da parte di comitati anti-vaccinisti, rappresentati dal simbolo della doppia V maiuscola. “Ma le nostre richieste sono tutte legate all’agricoltura. Noi siamo agricoltori liberi, siamo contro i diktat dell’Unione europea e non vogliamo più essere rappresentati dai sindacati come Coldiretti, asserviti ai poteri forti. Ci stanno ammazzando”, dice invece Calvani.
Più prosaicamente rispetto ai proclami no-vax Calvani indica tra i punti del programma l’aumento dell’Irpef agricolo contenuto nell’ultima manovra (‘ci hanno triplicato le tasse’), e ancora in legge di bilancio l’obbligo di assicurare i mezzi agricoli anche se non più usati o rotti, lo stop alla semina di grano e mais imposto dalla Pac (politica agricola comune) per il 2024.
“L’assalto all’agricoltura italiana – spiega il presidente di Cra – è iniziata con le quote latte. Ma oggi noi, che siamo produttori in eccesso secondo l’Europa, non produciamo neanche il 50 per cento di quello che facevamo 30 anni fa. Stanno distruggendo l’eccellenza italiana in tutti i modi immaginabili”. Tra i punti del programma, anche gli accordi
“Hanno fatto accordi con i paesi del Nord Africa, li chiamano corridoi verdi, con questi accordi arriva nel nostro paese in maniera massiccia una produzione ottenuta con presidi sanitari vietati in Italia da 40 anni. Ma noi non li possiamo usare. E anche di questo dobbiamo ringraziare i sindacati agricoli”.
I trattori non sono contrari per principio alla carne coltivata. Hanno richieste più concrete alla politica. “La farina di insetti e la carne sintetica sono questioni di libera scelta, ognuno fa quello che gli pare. Qui il nostro problema – spiega ancora Calvani – è che non riusciamo a fare reddito, ma se siamo esposti per 30-40 mila euro, le nostre aziende vanno all’asta con rapidità impensabile e subito vengono comprate”. Anche per questo chiedono un accesso più facile ai fondi europei per migliorare l’agricoltura. “Li prendono sempre le stesse persone, per miliardi, e anche qui la colpa è dei Centri di assistenza agricola gestiti dai sindacati di categoria”.
Oltre a Coldiretti e Confagricoltura, l’altro grande obiettivo dei trattori è il governo. Ed è curioso perché Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida hanno partecipato a riunioni dei C.R.A. “Venivano e dicevano che se li votavamo ci pensavano loro ad aggiustare le cose. Dicevano che avevamo ragione, e basta sindacati… S’è visto come le vogliono aggiustare. Ora si mettono il collare giallo della Coldiretti e si sono trasformati nei nostri carnefici. Ma il ministro deve rappresentare tutti noi. Se lui pensa di fermare i trattori come ferma i treni si sbaglia di grosso, i trattori non si fermano. La zappa sui piedi se l’è data lui”. Pressioni dalla politica ne arrivano, anche in queste ore di protesta in una ventina di città. “Ci tirano da una parte e dall’altra. Ma non ci muoviamo”. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha rilanciato una foto della protesta. “E che posso fare? non posso mica mandarlo a quel paese…. Gli dico però che lui è un ministro, pensi a dare risposte istituzionali”.
I trattori giurano che questa volta non si faranno fregare. La politica non li avrà. “Andiamo avanti a oltranza. Intanto hanno aderito anche comitati di pescatori e i portuali. E’ un effetto domino. Stiamo ammassando i mezzi. Tra 10 giorni – assicura Calvani – l’Italia sarà paralizzata, nessuno di noi molla. Lo posso mettere per iscritto”.
(da agenzie)
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