Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
PER SISTEMARE I PROFUGHI DI LAMPEDUSA VOGLIONO PIAZZARE LE TENDE IN PIENA CAMPAGNA, ACCANTO ALLA PISTA DI UN AEROPORTO MILITARE…EPPURE FU PROPRIO IL GOVERNO BERLUSCONI A VOLER COSTRUIRE IL NUOVO CENTRO PER GLI IMMIGRATI, MAI UTILIZZATO E COSTATO UNA CIFRA
Il progetto del governo prevede l’allestimento in un campo sulla pista di un
aeroporto militare.
In realtà alle porte della città esiste già una struttura, voluta da Berlusconi e costata sei milioni di euro, ma mai utilizzata
C’è l’emergenza profughi e il governo pensa a tendopoli da disporre in Italia. Tra i siti individuati dal Viminale compare anche quello di Trapani.
Ma qui qualcosa non torna.
Sì, perchè alle porte della città una struttura già esiste.
E’ terminata, ma inspiegabilmente risulta inutilizzabile. Il governo però tira dritto.
E la cronaca dell’emergenza racconta della rabbia dei trapanesi che questa mattina hanno fermato i camion che portavano le attrezzature per allestire la tendopoli all’aeroporto militare di Kinisia.
Tantissimi hanno assediato la prefettura.
Ma il vero cortocircuito sta in questa struttura, che oggi sorge all’uscita dell’autostrada tra un circolo tennis e la base dell’agenzia spaziale italiana.
Si tratta di una sorta di super carcere circondato da un doppio muro, al di là del quale si vedono i tetti di una serie di edifici e un’alta palazzina quasi fosse una torre di controllo.
La storia di questa struttura è piuttosto singolare.
In città , infatti, prima che iniziassero i lavori già esistevano due centri di accoglienza, uno di trattenimento (il Vulpitta) e un altro che funziona da centro di identificazione, dove vengono sistemati gli immigrati che hanno chiesto asilo politico.
Nel 2006, la commissione europea, pur criticando la gestione dei centri, aveva bocciato l’idea di costruirne un terzo.
Il governo Berlusconi, arrivato subito dopo decide di rendere carta straccia quel parere.
Il nuovo centro per gli immigrati clandestini è stato costruito in un battibaleno, il costo ha superato i sei miliardi di vecchie lire, forse è costato ancora di più, il ministero dell’Interno tiene questi conti “riservati”.
Il centro è pronto ma dentro non può entrarci nessuno.
Il budget di spesa si è esaurito quando dovevano fare gli allacci alla fognatura e alla rete idrica.
E’ brutta a vedersi questa struttura ma potrebbe servire all’emergenza di oggi, e invece i profughi libici da venerdì prossimo finiranno dentro una tendopoli in mezzo alla campagna trapanese, dall’altra parte rispetto al centro che resta chiuso.
Tante tende sistemate in fila indiana su quella che una volta fu la pista di un aeroporto, militare, quello di Kinisia, la cui storia si incrocia con i gialli della Gladio trapanese, con i misteri di un traffico di armi tra mafia e servizi segreti stranieri che Mauro Rostagno avrebbe scoperto negli anni dell’attività giornalistica a Trapani, prima di essere ucciso.
Gli strani scherzi del destino.
La guerra infine ha portato proprio i libici a trovare accoglienza in questa pista, come se fossero tanti terremotati.
Rino Giacalone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
SPARITA DAL BOLLETTINO UFFICIALE LA NORMA ANTI-SPRECHI… IN REGIONE DOVEVANO DECURTARE I RIMBORSI, ERANO TUTTI FAVOREVOLI, MA, AL MOMENTO DI ATTUARLA, LA NORMA E’ SCOMPARSA NEL SILENZIO GENERALE
Rigore all’italiana: alla Regione Liguria hanno tagliato tutto.
Perfino i tagli.
Proprio così: è bastato un emendamento “invisibile” e magia… le riduzioni di stipendio per assessori e presidenti (della giunta e del consiglio regionale) che usano le auto blu sono state eliminate.
Senza che nessuno, o quasi, se ne accorgesse.
Tutto comincia nel 2009, periodo di tagli selvaggi per gli enti locali.
Il governo dà una sforbiciata ai trasferimenti alla Liguria: 70 milioni in meno rispetto all’anno precedente.
I liguri se la passano male, sulla sanità incombe un buco di bilancio da decine di milioni, vengono chiusi ospedali, ridotti all’osso servizi essenziali perfino per i malati psichiatrici.
Allora, ecco che la Regione decide di dare il buon esempio, annunciando tagli in casa propria.
Con qualche frecciata ai colleghi di altre amministrazioni: “La Liguria — ricorda l’assessore al Bilancio, Pippo Rossetti — per gli emolumenti a consiglieri e assessori è tra le più basse d’Italia: mi chiedo per quale motivo non si vanno a cercare le Regioni a statuto speciale dove arrivano un sacco di soldi, come la Sicilia che ha 24mila dipendenti”.
Si parte dalle odiatissime auto-blu, il simbolo della Casta, che in Italia pare siano 620mila.
“Noi ne abbiamo 12, mentre la Sicilia ne ha 170”, spiega il presidente Claudio Burlando.
È il simbolo, però, che conta: anche quelle dodici auto devono essere tagliate.
È scritto nero su bianco nel Bollettino che riporta la Finanziaria regionale 2009: “Dal primo gennaio 2010 il rimborso forfettario mensile è decurtato del 20 per cento nel caso in cui il beneficiario abbia diritto a utilizzare usualmente l’automobile di rappresentanza o di servizio, salvo dichiarazione di rinuncia”. La norma modifica la legge 3 del 1987 sul trattamento economico dei consiglieri regionali.
Un bel segnale: chi vuole l’auto blu se la deve pagare di tasca propria. Un’iniziativa che raccoglie il plauso unanime delle forze politiche: “Basta privilegi”.
Qualcuno, però — come i cronisti di Radio Babboleo News — non dimentica quella norma e un anno dopo (il 29 dicembre 2010) va a spulciarsi il Bollettino Regionale che riporta la Finanziaria 2010, in vigore dal primo gennaio 2011. Dei tagli alle auto blu nemmeno l’ombra.
Chissà , forse la norma si presume sottintesa anche se non espressamente menzionata in quel mare magno di leggi.
E invece no.
Il mistero viene svelato appena dodici giorni dopo, nel Bollettino del 12 gennaio 2011.
In mezzo a pagine e pagine di norme compare un avviso di rettifica: “Il comma 3 dell’articolo 4 della legge regionale 3 del 1987 e successive modifiche e integrazioni è abrogato”.
Una riga e mezzo, nessuno ci fa caso, anche l’occhio più smaliziato farebbe fatica a capire che cosa si nasconde dietro quella selva di richiami ad articoli e commi.
Ma i giornalisti di Babboleo News non si arrendono, alla fine capiscono di che cosa si tratta.
Quella “rettifica”, che doveva passare inosservata, restituisce centinaia di euro al mese.
Non ai cittadini, ma a presidenti e assessori.
In consiglio regionale pare che fossero tutti d’accordo: unanimi nel cancellare la norma anti-auto blu che appena un anno fa — anche stavolta unanimi — avevano sostenuto.
Insomma, per dirla con parole semplici: addio alla decurtazione dell’indennità per chi usa l’auto blu.
Si torna ai vecchi sani principi: paga la Regione.
Una novità di cui quasi nessuno si era accorto, tranne le manine che l’hanno fatta inserire nella Finanziaria (guarda caso in una postilla contenuta in un supplemento).
Ma adesso trovare l’autore è un’impresa.
Non se n’era accorto, pare, perfino qualcuno dei beneficiari.
Come lo stesso presidente Burlando, che appena informato della buccia di banana messa sul suo cammino sarebbe andato su tutte le furie: “Siamo i più morigerati d’Italia.
Ci siamo ridotti gli stipendi prima che lo chiedesse Tremonti”, assicura Burlando.
E le auto blu? “Appena ho saputo dell’emendamento ho chiesto ai miei assessori che usano l’auto nel tragitto casa-ufficio di restituire il denaro già percepito e di scrivere una lettera per rinunciare al privilegio”.
Insomma, i soldi per adesso tornano nelle casse pubbliche.
E non sono spiccioli: quelle due righe avrebbero fatto risparmiare a ogni assessore 800 euro al mese.
Sessantamila euro l’anno per tutta la Giunta.
Ma la norma anti-auto blu non esiste più.
E scadute le lettere di rinuncia ai benefici… sarà tutto come prima.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
PASSA UN EMENDAMENTO DEL PD, DECISIVE LE ASSENZE DEI RESPONSABILI …VOGLIONO FAR PESARE IL LORO SOSTEGNO AL GOVERNO E RICATTANO OGNI VOLTA L’ESECUTIVO CHIEDENDO POLTRONE… BERLUSCONI VITTIMA DEI SUOI SISTEMI
Governo battuto in aula alla Camera sulla disciplina dell’attività di costruttore edile:
l’assemblea di Montecitorio ha approvato, contro il parere dell’esecutivo, un emendamento del Pd al testo: 259 i sì e 250 no. Determinanti le assenze nei banchi della maggioranza.
Nelle file del Pdl mancavano infatti 51 deputati (32 in missione e 19 assenti). Nove le assenze della Lega (sei in missione e tre assenti).
Dieci i deputati di Iniziativa responsabile che non hanno partecipato al voto: quattro in missione e sei assenti.
Sui banchi dell’opposizione erano presenti il 90,7 per cento dei rappresentanti del Partito democratico e il 59% di quelli dell’Italia dei valori.
Per il governo è stata la sconfitta numero 70 dall’inizio della legislatura. L’emendamento approvato, spiega la parlamentare del Pd Chiara Braga, “esplicita meglio il contenuto dell’articolo ed evita il rischio di problemi interpretativi della norma in fase attuativa”.
“L’approvazione – aggiunge – va nell’ottica di evitare un appesantimento burocratico visto che le imprese sono già in crisi mentre è necessario qualificarle.”
Vista la conta della presenze, a decidere le sorti della votazione sembrano essere state le assenze dei Responsabili.
Banchi vuoti non a caso, ma per far ‘pesare’ la loro presenza in aula per condizionare le sorti del governo e accelerare i nuovi incarichi governativi.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
ORMAI IL GOVERNO E’ NEL CAOS: I MIGRANTI SONO 6.200 E PER IL RELITTO UMANO BOSSI LA SOLUZIONE E’ “FUORI DALLE BALLE”… LOMBARDO: “BOSSI SI DOVREBBE VERGOGNARE”…MENIA: “IL GOVERNO DICA COSA INTENDE FARE”…FINI PREOCCUPATO CHIEDE GARANZIE PER I MINORI
A Lampedusa è caos immigrati.
Gli sbarchi proseguono, l’isola è allo stremo e alla vigilia del Consiglio dei ministri straordinario sulla questione, la politica si interroga su come affrontare l’emergenza.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla di «situazione inaccettabile» e fa appello a tutte le Regioni affinchè aiutino Lampedusa accogliendo gran parte degli immigrati sbarcati nei giorni scorsi in nome «di un spirito di coesione e solidarietà ».
Il capo dello Stato è convinto che sull’isola si debba intensificare «come già si sarebbe dovuto fare nei giorni scorsi, l’afflusso dei mezzi necessari per portare via gran parte delle persone sbarcate nei giorni scorsi».
Per Napolitano «l’Italia, le singole Regioni italiane, non possono dare uno spettacolo di incertezza e divisioni come si rischia di dare. Non ci può essere una Regione che accetta di accogliere una parte degli immigrati e un’altra regione che dice di no».
La convinzione che emerge da più parti è che il problema non sia solo italiano e che per questo servono «politiche univoche sia sull’immigrazione che sull’asilo politico».
«Speriamo che tutto ciò» sia possibile nelle prossime settimane, è l’auspicio del capo dello Stato.
«L’Unione Europea deve intervenire presto» ha detto anche Umberto Bossi, usando però una espressione dialettale lombarda poco felice per rispondere ai cronisti a Montecitorio che gli chiedevano quale possa essere davvero la soluzione per Lampedusa.
«Foeura di ball» ha detto il Senatùr.
Parole che hanno immediatamente sollevato polemiche.
«Maroni dice alle Regioni “prendeteli”, Bossi dice “foeura di ball”, adesso il governo si metta d’accordo», ammonisce il segretario Pd Pier Luigi Bersani a margine della presentazione di un libro a Roma.
Per la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, le dichiarazioni di Bossi sono «non degne di un ministro» e «dietro le sparate propagandistiche si nasconde solo l’incapacità del governo Berlusconi ad affrontare, con la legge voluta e votata dalla destra, un’emergenza».
««Bossi si dovrebbe vergognare – attacca il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo -. Se avesse visto quello che accade a Lampedusa, così come lo abbiamo visto noi, si sarebbe dovuto vergognare delle sue affermazioni».
Roberto Menia, coordinatore nazionale di Fli, chiede al numero uno del Carroccio e al titolare del Viminale Roberto Maroni «di sapere quali siano realmente le opinioni, le prospettive e le soluzioni che si delineano da Palazzo Chigi» per affrontare l’emergenza migranti.
«Non c’è spazio per scherzare o per fare battute, il governo deve risolvere i problemi e questo è un problema epocale, una migrazione straordinaria rispetto alla quale anche l’opposizione deve aiutare» tuona il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini commentando le parole di Bossi sugli immigrati.
In giornata, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ricevuto a Montecitorio il direttore generale di «Save the Children» Italia, Valerio Neri. Nel corso dell’incontro Neri ha espresso la preoccupazione della Ong per la mancata predisposizione, ad oggi, di un piano per il trasferimento e l’accoglienza dei minori immigrati a Lampedusa.
Fini dal canto suo si è detto disponibile ad informarsi presso le competenti autorità sullo stato di attuazione del piano per i minori e sulle relative garanzie che esso dovrà contenere.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
GLI ISPETTORI DI FAZIO: “L’ISOLA VA SVUOTATA, LA SITUAZIONE E’ CRITICA, A BREVE POTREBBE ESSERE SANITARIAMENTE FUORI CONTROLLO”…SONO 6.200 GLI IMMIGRATI SULL’ISOLA: OGGI TRASFERITI IN 1.350, MA STANOTTE NE SONO ARRIVATI 454
“E’ necessario ‘svuotare’ Lampedusa immediatamente, trasferendo gli immigrati
presenti, o la situazione sanitaria sull’isola, a brevissimo, potrebbe non essere più sotto controllo”.
E’ questa la prima valutazione fatta dal responsabile scientifico della sede siciliana dell’Istituto per la salute delle popolazioni migranti (Inmp), Tullio Prestileo, uno degli ispettori giunti ieri sera a Lampedusa per un monitoraggio della situazione nell’isola.
Prestileo, incaricato dall’assessore alla Sanità della Regione Sicilia, ha affermato che a Lampedusa si sta determinando in queste ore una “situazione complessa, con un equilibrio precario”.
Al momento, ha aggiunto l’ispettore Inmp, “non ci sono segni di epidemie, ma se non si procede a ‘svuotare’ l’isola immediatamente, la situazione sanitaria potrebbe a breve non essere più sotto controllo”.
Il sindaco dell’isola Bernardino de Rubeis annuncia che nella giornata di oggi sono previsti sei ponti aerei per trasferire 550 extracomunitari e una nave civile che dovrebbe trasportarne alti 800.
Sono 6.200 gli immigrati presenti oggi a Lampedusa.
Di questi, 1.500 sono ancora ospitati nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, 450 nella ex base Loran, 420 nelle strutture messe a disposizione dalla Chiesa e il resto, circa 4.000 mila, nella stazione marittima.
Gli abitanti di Lampedusa hanno occupato l’aula del consiglio comunale.
Si sentono soli di fronte all’emergenza sbarchi e per questo anche oggi proseguono le proteste dopo i blocchi al porto di ieri.
I lampedusani chiedono il trasferimento in altri posti dei cinquemila migranti presenti nell’isola e hanno affisso striscioni di contestazione al governo. “Non è razzismo, ma sopravvivenza” c’è scritto in un grande manifesto sopra la tribuna del consiglio comunale.
In un altro si legge “State distruggendo il nostro futuro” mentre in uno striscione all’ingresso del municipio è disegnato un barcone con la scritta: “governo” e poi “arrivera???”.
Nell’aula è in corso un’assemblea con decine di studenti che non sono andati a scuola.
Alcune madri propongono la chiusura del polo didattico, preoccupate per i migranti che bivaccano nella zona.
Una donna ha raccontato che davanti la sua abitazione, vicino la Casa della Fraternità , ci sono circa 500 extracomunitari che usano la strada per i loro bisogni fisici.
Sono 454 i migranti sbarcati dopo il tramontO.
I primi 190 sono approdati poco prima della mezzanotte: si tratta per lo più di eritrei, tra cui molte donne e bambini, soccorsi dalle motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza, coordinate dalla Capitaneria di porto.
Si è sfiorata la tragedia. Sono stati salvati perchè il loro barcone era affondato a 30 miglia dell’isola.
Tra loro c’è anche una donna incinta di sette mesi, trasferita nel poliambulatorio di Lampedusa.
Nel barcone anche diversi bambini, tra cui cinque neonati, il più piccolo di due mesi.
Dal secondo barcone sono arrivati 149 tunisini, scortati in porto da un guardacoste, altri 115 sono sono stati soccorsi, da due motovedette e sono giunti in porto alle 3.25.
Intanto il governatore parla di “blocchi” dei flussi di immigrazione clandestina. “Bisogna non consentire che a Lampedusa sbarchi una sola persona, dopo che le navi avranno portato via i migranti presenti nell’isola”, ha detto questa mattina Raffaele Lombardo.
Mercoledì pomeriggio sei navi, con una capienza complessiva di 10 mila posti, saranno a Lampedusa per trasferire tutti i migranti ospitati sull’isola.
Nello stesso tempo, il governo sta predisponendo in tutto il territorio nazionale la realizzazione di alcune tendopoli e la ristrutturazione di alcune caserme per ospitare i migranti.
Un’operazione che, se si fosse fatta solo che un mese fa, non avrebbe determinato lo sfascio e il caos che attualmente regnano nell’isola siciliana.
Sarebbe bastato un traghetto al giorno per smistare i profughi, invece si è voluto, per speculazione politica, alimentare la loro permanenza a Lampedusa per sfruttare il “pericolo immigrati” a uso elettorale.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA PREPARA UNA MODIFICA AL REGOLAMENTO DELLA VIGILANZA IN VISTA DELLE ELEZIONI LOCALI DEL 15 MAGGIO: ANCHE I PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO DEVONO DIVENTARE TRIBUNE ELETTORALI…COME UN ANNO FA, LO SCOPO E’ QUELLO DI NON MANDARE IN ONDA BALLARO’, ANNO ZERO E PORTA A PORTA
Estendere i principi della disciplina delle tribune politiche a quelli dei talk show. E’ quanto prevede un emendamento della maggioranza alla bozza di regolamento in vista delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, predisposta dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli.
L’intento della maggioranza sarebbe quindi garantire un’applicazione stringente della par condicio ai talk show in campagna elettorale, e avrebbe presentato poco meno di una decina di emendamenti, che intervengono in materia con gradualità .
Una norma di simile impostazione del regolamento della Vigilanza, che prevedeva proprio l’estensione delle regole delle tribune politiche ai programmi di informazione, fu alla base dello stop ai talk show deciso per le regionali dello scorso anno.
L’emendamento porta la firma di Pdl, Lega Nord e Responsabili e sarà oggetto di confronto in commissione, chiamata nel giro di pochi giorni a predisporre il regolamento definitivo.
Secondo le indiscrezioni, l’orizzonte dell’emendamento va oltre le amministrative: la maggioranza vorrebbe ‘trasferire’ in chiave nazionale l’intera materia.
L’idea di base starebbe nel dare uguale spazio ad ogni candidato, di fatto rendendo impossibile la realizzazione del programma.
E questo si tradurrebbe nel silenziamento dei talk show, così come accaduto un anno fa.
Un’ipotesi che l’opposizione appare determinata a combattere, ricordando che il Tar si è già pronunciato sulla legge 28 sulla par condicio.
Ovvero, la legge non permette di considerare le trasmissioni di approfondimento alla stregua di tribune elettorali.
Resta da vedere come l’emendamento procederà in sede di Vigilanza.
A prendere posizione contro le ambizioni del centrodestra è anche Michele Santoro. “Quelli che stanno per essere messi ai voti, su proposta della maggioranza, sono provvedimenti liberticidi che, qualora approvati, porterebbero nuovamente alla soppressione dei principali programmi di approfondimento informativo del servizio pubblico”, afferma il conduttore di Anno Zero.
Dal giornalista arriva quindi l’invito – “con tutte le mie forze” – al presidente Zavoli e all’opposizione “a fare di tutto per evitare che vengano messi al voto perchè violano lo spirito delle legge sulla par condicio, ribadito da sentenze della Corte Costituzionale e del Tar, che impone di distinguere tra comunicazione politica e informazione”. Santoro conclude annunciando che “noi reagiremo in tutti i modi” e “chi oggi fa finta di non vedere non può non essere ritenuto complice”.
Replica alle tentazioni della maggioranza anche Giovanni Floris. “Di nuovo? Errare – commenta il presentatore di Ballarò – è umano, perseverare è diabolico… Dopo l’esperienza dello scorso anno, quando un regolamento ingestibile portò alla chiusura dei talk show, il Tar ha stabilito che i programmi di informazione non possono essere equiparati alle tribune elettorali.
Se la commissione varasse un regolamento del genere bisognerebbe dare per scontato un ricorso da parte della Rai o di chiunque ne abbia il diritto, ricorso che porterebbe immediatamente all’annullamento del regolamento stesso”.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
CLAMOROSA SVOLTA A ROMA: “INDEBITE PRESSIONI SU AGCOM E MASI”… PER ARRIVARE AL DIBATTIMENTO SERVIRA’ PERO’ LA SOLITA AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE DELLE CAMERE PER L’INVIO DELLA PRATICA AL TRIBUNALE DEI MINISTRI…QUINDI SI SA GIA’ COME ANDRA’ A FINIRE, IN QUESTO STATO “LIBERALE”
La Procura di Roma è intenzionata a chiedere il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per
concussione e minacce per le pressioni esercitate su Giancarlo Innocenzi, ex commissario Agcom, e su Mauro Masi, direttore generale Rai, con l’obiettivo di far sospendere la trasmissione di Michele Santoro “Annozero”.
Il procuratore capo Giovanni Ferrara potrebbe spedire oggi le proprie motivazioni al Tribunale dei Ministri cui spetta di chiedere o meno alle Camere l’autorizzazione a procedere nei confronti del presidente del Consiglio.
La Procura di Roma vuole andare avanti.
Un iter lungo e difficile, dunque, sul quale i magistrati romani non hanno alcun dubbio: su quella vicenda Berlusconi deve essere processato.
Come hanno spiegato ai colleghi che si occupano dei reati degli esponenti del governo.
La questione va avanti da alcuni mesi.
Da quando gli atti sulle pressioni esercitate dal premier sono arrivati da Trani a Roma per competenza.
I pm pugliesi indagavano sull’uso illecito di alcune carte di credito e l’inchiesta aveva portato ad intercettare il premier.
Erano stati loro i primi ad iscriverlo per corruzione e minacce dopo aver ascoltato le sue conversazioni telefoniche con Innocenzi e tra quest’ultimo e Masi (entrambi sono parte offesa nell’inchiesta).
Imputazioni che sono rimaste invariate anche a Roma dove gli atti sono stati trasmessi prima dell’estate: è infatti nella capitale che si sarebbero consumati i reati.
I pm capitolini che se ne stanno occupando, già a luglio hanno chiesto al Tribunale dei Ministri ulteriori accertamenti: acquisizioni al Garante per le Comunicazioni e la trascrizione delle intercettazioni, ritenute essenziali per approfondire la posizione del premier.
È iniziata così una lunga trafila di botta e risposta che si è conclusa, il 9 marzo scorso, con il no del Tribunale dei Ministri ad utilizzare le conversazioni del presidente del Consiglio.
Decisione motivata legge alla mano: è l’articolo 270 del codice di procedura penale a vietare l’utilizzo delle intercettazioni disposte in un procedimento nell’ambito di una seconda inchiesta.
E quindi, concludono i magistrati che si occupano dei reati degli esponenti del governo, le intercettazioni che proverebbero la concussione e le minacce ad opera di Berlusconi non possono essere utilizzate a Roma perchè disposte nell’ambito dell’inchiesta di Trani.
Peccato che le cose non stiano così per i magistrati romani, l’aggiunto Alberto Caperna e i sostituti Roberto Felici e Caterina Caputo, titolari del fascicolo.
Che, insieme al procuratore della Repubblica, insisteranno sulla possibilità di utilizzare quei riscontri.
Forti di una decina di sentenze della Cassazione che derogano al principio dell’articolo 270 del codice di procedura, stabilendo che, in alcuni casi, è consentito l’uso di telefonate anche in un secondo processo.
E del fatto che le conversazioni con cui Silvio Berlusconi ha cercato di bloccare la messa in onda dello show di Santoro, non sono un mezzo di prova, ma sono esse stesse un reato.
Diverso da quello per cui si procedeva in Puglia.
E quindi possono essere oggetto di un’inchiesta che nulla ha a che vedere con quella sulle carte di credito da cui era nato il fascicolo di Trani.
Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica“)
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
PER RISOLVERE I PROBLEMI GIUDIZIARI DI BERLUSCONI LA CAMERA MARCIA A RITMO SPEDITO…RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI E PROCESSO BREVE CON PRESCRIZIONE BREVE IN DIRITTURA D’ARRIVO…COSI’ IL PROCESSO MILLS DECADRA’ A MAGGIO
Nel caos della guerra, degli sbarchi selvaggi e con il terrore nucleare, in un’aula della Camera semi deserta hanno fatto il loro ingresso trionfale il processo breve “salva Silvio” e la legge comunitaria con annessa norma per la responsabilità civile dei giudici.
Una giornata, insomma, nel segno delle leggi “ad personam” in un Parlamento che oramai, per dirla con il presidente della Consulta, Ugo De Siervo, “non fa più leggi” tranne, ovviamente, quelle che servono al Caimano.
Ma al Pdl non piace che lo si dica.
Infatti, eccole qua.
La prima a finire ieri in discussione è stata quella che contiene la responsabilità civile per i giudici (Comunitaria) sulla quale qualche ripensamento, in verità , è ancora in corso e la stessa maggioranza presenterà delle modifiche per renderla solo un po’ meno punitiva per i magistrati.
Ma solo un po’: si parla di inserire la previsione che il magistrato sia sempre responsabile “per dolo o colpa grave” o per “la violazione manifesta del diritto”.
Sul far pesare o meno l’“errata interpretazione della norma” il dibattito è ancora in corso, ma sarà breve: il voto è previsto in settimana.
Dove, invece, non c’è davvero più dialogo è sul processo breve con prescrizione breve.
La maggioranza vuole arrivare a chiudere i giochi entro giovedì (nonostante i 270 emendamenti presentati dall’opposizione e le pregiudiziale di costituzionalità mandata avanti da Pd, Idv e Udc, oltre alla richiesta di una sospensione per due anni), al massimo entro martedì prossimo, considerando il passaggio al Senato “solo una pura formalità ” , sintetizzava ieri proprio il relatore Pdl, Maurizio Paniz. I numeri ci sono — e sono ampi — e appena passerà alla Camera per Berlusconi si spalancheranno di fatto le porte dell’impunità sui processi Mediaset, Mediatrade e, soprattutto, Mills.
Per chiarire: il processo Mills chiuderà i battenti entro fine maggio, gli altri due all’alba del 2012; per Ruby ci vorranno, invece, almeno tre anni, ma su quello la macchina del conflitto d’attribuzione è a pieno regime.
Oggi la giunta per il regolamento darà il proprio parere (forse negativo) all’ufficio di presidenza della Camera che si esprimerà mercoledì sul voto dell’aula. Nonostante l’opposizione sia in vantaggio numerico (più uno in entrambi gli organismi) è più che probabile che il via libera per il voto di Montecitorio ci sia comunque (Fini non si opporrà ).
Una volta sollevato il conflitto, tutto sarebbe nelle mani della Corte costituzionale che — sono convinti nel Pdl — entro 8 mesi darà parere positivo al ritorno del processo davanti al Tribunale dei ministri.
E anche sul Ruby gate, in sostanza, calerebbe il sipario.
Non è scontato, ma il rischio che possa anche andare così c’è.
Considerati tutti questi elementi, non si sbaglia a dire che i prossimi dieci giorni saranno fondamentali per la salvaguardia giudiziaria di B. per gli anni a venire; salvo nuove inchieste, i processi incardinati a Milano hanno la sorte segnata dalle sue nuove leggi ad personam.
Certo, l’opposizione darà battaglia, ma i numeri della maggioranza parlano chiaro e i Responsabili, a quanto si apprende, non faranno mancare il loro fondamentale apporto per porter ulteriormente ricattare il Cavaliere sul fronte, a loro caro, dell’allargamento della maggioranza e del rimpasto di governo.
Non è un caso se subito dopo l’approvazione del processo breve e della responsabilità civile dei magistrati (per quanto edulcorato), il governo manderà subito avanti una leggina per superare la Bassanini sui numeri dell’Esecutivo. Sarà una norma costituita da due soli articoli che andrà a incidere solo sul numero delle poltrone, spacchettando alcuni ministeri.
Con questa prospettiva davanti, chi mai mancherà all’appello per salvare il premier dai giudici?
Nessuno, par di capire.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
SULLA MISSIONE LIBICA, TELECONFERENZA TRA USA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA E GERMANIA…A DIMOSTRAZIONE CHE IL GOVERNO BERLUSCONI NON CONTA NULLA, QUALORA CI FOSSE STATO BISOGNO DI ULTERIORE CONFERMA
Obama, Sarkozy, Cameron e Merkel: i quattro si sono ritrovati ieri pomeriggio in
videoconferenza per capire quali possono essere le soluzioni politiche della crisi alla vigilia della conferenza della coalizione che si apre oggi a Londra. Berlusconi non è stato invitato a partecipare all’incontro.
Una conferma che l’Italia non è considerato un interlocutore credibile per gestire l’uscita di scena del suo ex alleato di Tripoli.
Ieri, mentre il premier turco Erdogan si proponeva come mediatore tra il regime di Gheddafi e gli insorti, Sarkozy e Cameron, come promesso, hanno espresso una posizione comune sulla necessità di trovare una via di uscita politica dal conflitto, fondata sul riconoscimento del Consiglio di Transizione come l’organismo che dovrebbe sovrintendere al passaggio verso elezioni e alla formazione di un governo democratico in una Libia unita.
Il governo italiano, aveva preannunciato una posizione comune con la Germania, ma da Roma e Berlino non è uscito nessun comunicato.
Anche perchè la Merkel sta ormai da tempo parlando con americani, francesi e tedeschi per cercare di riportare la Germania nella cabina di regia della crisi.
Il ministro degli Esteri Frattini si è provato a spiegare che la videoconferenza quadripartita «non sta decidendo niente», e che comunque «l’Italia non sente la sindrome dell’esclusione».
Ma fonti vicine al premier raccontano di un Berlusconi infuriato.
Un malumore di cui si fa portavoce Osvaldo Napoli, vicecapogruppo Pdl alla Camera: «Berlusconi dovrebbe utilizzare il metodo Sigonella e sospendere subito l’utilizzo delle basi. Non esiste che noi ci carichiamo tutti gli immigrati mentre i cosiddetti alleati fanno i furbi».
«No a patti separati, le telefonate di questo tipo non portano a nulla, a formati singolari l’Italia risponde con i fatti», rincarano fonti diplomatiche. Precedentemente, Frattini si era limitato a dire che per la Libia «occorre trovare una soluzione condivisa», e ad augurarsi che «Paesi africani» possano «offrire ospitalità » a Gheddafi, contro cui è in corso un’inchiesta del Tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità .
Il ministro italiano è anche tornato a insistere sulla necessità di aprire un dialogo con le tribù libiche.
Più articolata, anche se comunque ancora necessariamente vaga in attesa della conferenza di oggi, la posizione comune espressa da Sarkozy e Cameron. Francia e Gran Bretagna, che appaiono sempre più saldamente al comando della gestione politica della crisi, hanno ribadito l’invito ai partigiani di Gheddafi perchè depongano le armi «prima che sia troppo tardi». «L’azione militare non e’ un obiettivo in se stesso – scrivono i due leader – Una soluzione duratura può essere solo politica e decisa dal popolo libico. Ecco perchè il processo che comincia domani a Londra è importante». Questo processo, che sarà tenuto a battesimo dalla Conferenza cui partecipano i ministri degli esteri e i rappresentanti di una quarantina di Paesi e di organizzazioni internazionali, si articola attorno al Consiglio nazionale di Transizione di Bengasi, a cui viene riconosciuto un «ruolo di pioniere».
Ad esso spetterà il compito di organizzare elezioni che portino alla formazione di un governo democratico.
E non a caso ieri il Qatar è stato il primo dei Paesi arabi a riconoscere il Consiglio di Transizione come «l’unico rappresentante del popolo libico».
Un passo che fino ad ora era stato compiuto solo dalla Francia e dal Parlamento europeo.
C’è attesa intanto per il discorso sulla Libia che il presidente Obama dovrebbe pronunciare nella notte.
Ma le anticipazioni lasciano intendere che, con il passaggio definitivo del comando delle operazioni militari all’Alleanza Atlantica, la Casa Bianca intenda caratterizzare il ruolo degli Stati Uniti come una azione «di supporto» delle missioni Nato, rinunciando volentieri alla leadership politica della gestione della crisi.
«L’impegno dell’America sarà limitato nel tempo e negli obiettivi», ha fatto sapere il presidente.
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