Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
“NON FAREMO ACCORDI COL PDL ALLE AMMINISTRATIVE”: BEN DETTO COSI’ NON RACCOGLIERA’ UNA MAZZA NEANCHE LA LEGA
L’appello di Alfano alla Lega (“Non lasciamo il nord nelle mani del
centrosinistra”) è caduto nel vuoto.
Dopo le parole di Roberto Maroni che ha intimato al Pdl a togliere il sostegno al governo Monti come condizione necessaria per tornare a parlare con il Carroccio di elezioni amministrative, sono arrivati anche i commenti di Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Che non solo parlano la stessa lingua del titolare del Viminale, ma, come nel caso del Senatùr, ci mettono pure il carico: “Berlusconi mi fa pena, va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le amministrative”.
Una chiusura totale a ogni ipotesi di accordo per la coalizione che fino a pochi mesi fa ha governato il Paese.
Ma i problemi non si fermano qua.
Perchè dopo la porta in faccia al Pdl, il leader del Carroccio ha tagliato le gambe a ogni “ipotesi secessionista” all’interno del suo partito. “Se Flavio Tosi fa una sua lista autonoma, si mette automaticamente al della Lega”, ha tuonato Bossi contro il sindaco di Verona che, questa mattina, in un’intervista alla Stampa, aveva avanzato l’ipotesi di correre da solo per la conferma alla guida del comune veneto.
In attesa di capire se Bossi ha ragione, e se cioè alla fine Tosi farà un passo indietro, i problemi della ex maggioranza di governo rimangono tutti e le amministrative di primavera sono alle porte.
Il segretario Pdl Angelino Alfano, dal palco della scuola di formazione del partito a Orvieto, aveva invitato il Carroccio a fare come l’Italia dei Valori: opposizione a Roma in Parlamento, ma alleanze strategiche a livello territoriale.
Ma dopo il “no grazie” di Maroni, oggi sono arrivati i niet di Calderoli e Bossi. “Alle prossime amministrative la Lega correrà da sola, la strada è in salita, ma per la prima volta dopo tanti anni dobbiamo andare a contarci nelle urne”, ha detto l’ex ministro della Semplificazione aggiungendo che la prossima tornata sarà fondamentale per capire se, dopo tanti anni, “il popolo padano ha finalmente capito da che parte stare o continuare a votare ancora per il Pdl o per il Pd”.
Non rientra nel novero delle eccezioni, almeno per il momento, la scelta di Tosi di correre da solo con una lista civica con il suo nome.
In un intervista alla Stampa di Torino, il “dissidente” ha spiegato le ragioni della sua scelta: “Senza una lista Tosi, cioè presentandomi con la Lega, potrei anche vincere al primo turno ma non avrei la maggioranza in consiglio comunale e non potrei governare. Con la lista Tosi, non avrei questo problema”.
La situazione all’interno del Carroccio è in movimento.
Anche se il sindaco di Verona si dice sicuro della sua decisione (“Non sono io a spaccare il partito”), il vecchio leader ostenta sicurezza: “Io non gli voglio male. Verrà a trattare”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI VERONA CONTRO BOSSI: “FACCIO L’AMMINISTRATORE, NON L’IDEOLOGO, HO BISOGNO DI UNA LISTA CON IL MIO NOME”
I primi tempi di Flavio Tosi sindaco non erano stati facili.
Lo accusavano di aver portato una ventata di destra in città , e perfino una rissa fra ubriachi – nella quale ci scappò il morto – gli fu messa in conto: a sinistra qualcuno provò a sostenere che gli ubriachi erano fascisti che si sentivano legittimati, nelle loro aggressioni, dall’avere un sindaco come Tosi.
La storia però è strana e ora siamo arrivati a questo punto: che il leghista Tosi gode di un consenso tanto trasversale che secondo tutti i sondaggi prenderà molti voti anche dagli elettori di sinistra.
E siccome la politica è ancora più strana della storia, adesso Tosi i problemi ce li ha con la propria parte politica.
Nel senso che per intercettare appunto i voti di sinistra vuole presentarsi alle elezioni con una lista sua, e la Lega non vuole.
Ma andiamo con ordine.
Tosi lo incontriamo in un bar di periferia, perchè è lì che riceve quando il Comune è chiuso. Infatti riceve, come si usa dire, «accaventiquattro» e in questo stacanovismo – sostiene lui sta la chiave del suo successo.
Sindaco, ma perchè uno di sinistra dovrebbe votare per lei?
«Semplicemente perchè il lavoro paga. Gli elettori sanno quanto ti impegni. E poi io sono in mezzo alla gente comune, ricevo qui al bar. I cittadini mi chiamano per nome, mi percepiscono come uno di loro».
Cos’è questa leggenda del sindaco che si occupa ogni giorno anche delle buche, dei semafori guasti, degli schiamazzi, insomma delle piccole cose?
«Non è una leggenda. Tutti i giorni leggo le mail e i fax che arrivano in Comune e mi faccio riferire dalla segretaria ogni telefonata dei cittadini. Prendo atto di tutte le lamentele e di tutte le segnalazioni. Poi faccio una nota agli uffici affinchè intervengano. E dopo qualche giorno controllo se sono intervenuti».
E questo non è nè di destra nè di sinistra…
«Io faccio l’amministratore, non l’ideologo. Guardo ai problemi concreti della città e ho sempre cercato di essere il sindaco di tutti. Mi creda: la cosa che fa più piacere a un politico è quando uno che non la pensa come te dice che ti apprezza».
E qui veniamo al dunque. Lei per vincere ha bisogno anche dei voti della sinistra, per prenderli deve fare una «Lista Tosi» e il suo partito, la Lega, non vuole. È così?
«Mi permetta un po’ di storia. Nel 2007 un sondaggio fece capire che se avessi corso da solo avrei preso il 28 per cento, mentre la Lega avrebbe preso il 12. Insomma si capì che c’era una larga fetta dell’elettorato non leghista che avrebbe votato per me».
Come andò a finire?
«Che mi candidai appoggiato da una Lista Tosi, dalla Lega, da Forza Italia, da An e dall’Udc. Vinsi, e la mia lista fu la più votata della coalizione con quasi il 17 per cento».
E oggi i sondaggi che cosa dicono?
«Lista Tosi al 30 per cento, Lega al 20 per cento. Mi spiego più in dettaglio: senza una Lista Tosi, cioè presentandomi con la Lega, potrei anche vincere al primo turno ma non avrei la maggioranza in consiglio comunale e non potrei governare. Con la Lista Tosi, non avrei questi problemi».
Però Bossi non vuole la Lista Tosi, vero?
«Non è tanto Bossi. Non la vuole qualcun altro che tende a confondere due piani che dovrebbero essere distinti: le elezioni di Verona e il congresso regionale della Lega veneta che si terrà in giugno».
Lei sta facendo l’identikit di Giampaolo Gobbo, segretario della Lega veneta. È il suo grande rivale. Gobbo teme che al congresso del partito la corrente di Tosi lo metta in minoranza. E quindi un successo troppo «personale» di Tosi a Verona…
«Io dico solo che se non ci fosse il congresso del partito il problema della mia lista non esisterebbe».
Tosi, si rende conto che lei sta rischiando di spaccare la Lega?
«Non sono io a spaccare il movimento. Provate ad andare a spiegare ai veronesi che non si può fare una Lista Tosi perchè ci sono delle beghe interne alla Lega».
Lei tiene di più a vincere le elezioni di Verona o il congresso del partito?
«Io sono veronese e tengo moltissimo alla mia città . E poi voglio finire il lavoro che abbiamo cominciato cinque anni fa. Quanto alla Lega, spero che prevalgano gli interessi politici, non quelli personali».
È vero che Gobbo sta cercando di far saltare il congresso di giugno? Sui giornali si è parlato di una strategia della tensione interna che costringerebbe Bossi a commissariare la Lega in Veneto. Con un commissario, niente congresso e niente conta tra Tosi e Gobbo…
«C’è una delibera del consiglio federale, cioè di via Bellerio, del 23 gennaio scorso. Dice che entro il 20 giugno i congressi vanno fatti. Senta: se c’è una cosa che tutti riconoscevano alla Lega era quella di essere un monolite. C’era unità , e questo ci rendeva credibili. Se il partito diceva una cosa, era quella e basta. Adesso ci stiamo facendo del male da soli con troppe tensioni interne. E il modo per superare questa fase è uno solo: celebrare i congressi».
Gobbo ha detto chiaramente che la Lista Tosi non si farà . Lei come si comporterà ?
«Entro la scadenza, che è il 3 aprile, presenterò una lista civica di riferimento del sindaco. Ora mi confronterò con il movimento sul nome da darle».
Eh va bè, ma come potrebbe non chiamarsi «Lista Tosi»?
«Vedo che ha capito. Sarebbe paradossale. La lista nasce per me sindaco. Come potrebbe non esserci il mio nome?».
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI ( O PERSONA DA LORO PRESENTATA) COMPRANO CASA PAGANDO UN TASSO CHE E’ MENO DELLA META’ DI QUANTO PAGA UN COMUNE CITTADINO
Sul testo della convenzione è scritto chiaramente: «Condizioni particolari per
senatori in carica, cessati dal mandato, gruppi parlamentari, dipendenti in servizio o in quiescenza».
Quell`aggettivo «particolari» – è la chiave di tutto.
Spiega i tassi agevolati di cui può usufruire chi ha la fortuna di avere un conto alla Bnl di Palazzo Madama.
Spiega le condizioni di favore di cui si gode anche al Banco di Napoli della Camera, dove il massimo scoperto va (secondo i racconti dei correntisti) dai 12 ai 20mila euro.
Spiega perchè – con una telecamera nascosta – l`onorevole Barbato sia riuscito a dimostrare a Piazza pulita quanto sia più conveniente – per chi gira in Parlamento – avere un prestito in banca.
«Il tasso presentato al deputato era sbagliato precisa Bnl – nessun mutuo è stato mai acceso a quelle condizioni».
Repubblica è però riuscita a vedere l`accordo (seb-bene considerato “privato” dagli uffici del Senato e della banca) e a verificare che i tassi applicati sono, oltre che particolari, decisamente vantaggiosi.
Partiamo dai mutui a tasso fisso a 10 anni: con un tasso irs del 2,25% (è quello fissato a livello internazionale, pagato dalla banca) la maggiorazione è dello 0,70.
Sui variabili, considerando l`euribor a 6 mesi, la maggiorazione accordata dalla banca del Senato è dello 0,70% a 10 anni, dello 0,75 a 15, dello 0,85 a 20, dell` 1,10 a 25, contro condizioni di mercato (le migliori) che vedono una differenza di quasi un punto e mezzo, dal 2,50 al 3%.
Meglio ancora i costi della pratica:
«Eppure – assicura Bnl – negli ultimi tre anni i senatori che hanno acceso mutui si contano sulle dita di una mano. I dipendenti sono stati solo 27. C`è stato un momento in cui un`altra convenzione, perla pubblica amministrazione, era più conveniente».
Di accordi privilegiati ce ne sono stati, ad esempio per enti di previdenza, ma – spiegano alcuni bancari – sono accordi commerciali:
l`istituto offre un pacchetto di servizi, guadagna su una cosa, magari perde un po` su un`altra, ma ad accendere un mutuo a persone con stipendi alti e sicuri (come avviene in Parlamento) si rischia meno.
Semmai, mormora qualcuno, «da cittadino trovo sconveniente che un`istituzione imponga una gara al ribasso. Che dicano invece: vogliamo pagare come tutti gli altri».
«Tra poco ci sarà la nuova gara – spiega il questore pd di Palazzo Madama Benedetto Adragna – potremmo perfino strappare regole più vantaggiose.
Deve però essere chiaro che il Senato non sborsa un euro per questo.
La banca offre condizioni vantaggiose per fornire il servizio, non c`è un costo che ricade sui cittadini». T
ra l`altro, di quei privilegi godono anche i giornalisti parlamentari che aprono un conto li.
Ammette, Adragna, che quei tassi sono privilegiati.
Il suo collega questore della Camera, l`onorevole Albonetti, dice invece che al Banco di Napoli «sono più in linea col mercato».
E addirittura «rivisti al rialzo dopo la crisi».
Sarà , ma due anni fa un deputato – lo rivela lui stesso – ha avuto un mutuo variabile a dieci anni con un tasso maggiorato dello 0,65% più l` euribor a un mese.
A Montecitorio la convenzione è nascosta meglio: è un`intesa privata, «è il mercato bellezza». Alle istituzioni, però, si può chiedere trasparenza anche su questo.
Accordi e convenzioni sui siti, ad esempio.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
“MARGHERITA E DS ATTACCATI AI RIMBORSI E LA LISTA DELL’ULIVO SALTO’”
Se non fosse che il termine, di questi tempi, ha assunto una connotazione vagamente negativa, si potrebbe dire che Angelo Rovati, 66 anni, un passato nella pallacanestro e una vita tra palazzi del potere e dell’imprenditoria, è stato a lungo «il bancomat» di Romano Prodi e delle sue sempre vittoriose (e sempre finite male) cavalcate politiche.
Un cercatore d’oro, Rovati, con il compito di ossigenare le campagne elettorali del Professore, che, non avendo alle spalle un partito e nemmeno tv, era costretto a drenare due torrenti: i privati e la politica.
Se con i primi Rovati se l’è sempre cavata egregiamente, con i partiti del centrosinistra sono spesso volati stracci quando si trattava di pecunia.
«Con Lusi ho avuto degli scontri violenti nel 2006 per far avere alla Fondazione Prodi un milione e mezzo di contributi da Ds e Margherita per la campagna elettorale delle Politiche, e adesso saltano fuori le ville, i viaggi, gli hotel…».
Aggrappati come l’edera ai loro tesoretti, i partiti.
Anche a costo di pesanti ricadute politiche: «Ma lo sa – prosegue Rovati – perchè nel 2006, in vista di elezioni politiche decisive, non si riuscì a presentare al Senato, a differenza della Camera, la lista Uniti nell’Ulivo? Per una questione di rimborsi elettorali: Margherita e Ds non volevano rinunciarvi…».
Con il rischio, puntualmente centrato, di ottenere al Senato una vittoria striminzita, anticamera di una legislatura politicamente segnata.
Rovati, che impressione le fa il caso Lusi?
«Devastante, se le accuse saranno provate. Penso agli imprenditori che si suicidano perchè non riescono a pagare i loro dipendenti e noi ora siamo qui a parlare di cosiddetti imprenditori della politica che, senza rischiare nulla, si trasformano in immobiliaristi o in tour operator. Un colpo mortale per i partiti, che pure restano i pilastri della democrazia».
Non male, però, la vita del tesoriere, vero?
(Sospiro). «Certo, se c’è chi gliela fa fare».
Ritiene possibile che Lusi abbia fatto tutto da solo?
«Conosco poco i meccanismi di controllo dei partiti, ci sono però cose che non stanno in piedi. Ad esempio, il fatto che nel 2007 la Margherita, pur essendo “in sonno”, abbia iscritto a bilancio spese elettorali per 4 milioni di euro è incomprensibile…».
Quindi?
«Quindi mi domando: ma dormivano tutti? Eppure sui soldi i partiti sono molto sensibili. Quando nel 2006 non riuscivo a ottenere dagli alleati il milione e mezzo per la Fondazione di Prodi, scrissi una lettera al Corriere della Sera , facendo infuriare mezzo centrosinistra perchè affrontavo pubblicamente un tema tabù. Firmai ironicamente la lettera: “Angelo Rovati, pseudotesoriere di Prodi”. Il giorno dopo, l’onorevole Giacchetti della Margherita mi apostrofò così: “Allo pseudo tesoriere daremo pseudo soldi…”. Ora mi chiedo, questi cosa sono? Pseudo appartamenti, pseudo viaggi o che?…».
Lusi dice che non ci sono regole scritte e che lui non doveva rendere conto a nessuno: possibile?
«Se anche fosse, non è una giustificazione per utilizzare, come lo accusano, soldi non suoi ed estranei alla ragione sociale del partito».
Eppure Parisi aveva avanzato dubbi: una voce nel deserto?«È stato l’unico a porre domande, ma senza ottenere risposte».
Anche lei, Rovati, quando faceva il tesoriere per la Fondazione di Prodi, godeva di tanta autonomia?
«Figurarsi! C’era l’obbligo di depositare il bilancio in prefettura, poi c’era il collegio sindacale e il consiglio d’amministrazione, alle cui sedute partecipava anche Romano».
Siete andati in rosso?
«No, abbiamo chiuso le elezioni 2006 con 3 milioni di contributi dai privati e un milione e mezzo dai partiti per un attivo di quasi 2 milioni».
Come se ne esce da questo scandalo?
«Faccio una proposta provocatoria: prorogare fino al 2015 la legislatura, con Napolitano come garante, per consentire al governo Monti di fare le riforme con calma e ai partiti di fare pulizia al proprio interno».
Francesco Alberti
argomento: la casta, PD, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
UNA RONDINE NON FARA’ PRIMAVERA MA SAREBBE POCO POETICO NON INDICARLA AL CIELO
E’ un po’ questo l’effetto che ha avuto su di me la recente dichiarazione
all’Ansa dell’onorevole di Fli Flavia Perina, che rispondendo al delirio lepenista del segretario con i fili del Pdl su aborto, coppie di fatto e diritti civili, ha dichiarato: «In nessun Paese europeo un leader del centrodestra userebbe sul tema dei gay, della famiglia, del fine vita e della maternità le espressioni e la rozzezza ideologica utilizzata dal segretario del Pdl Angelino Alfano. In Germania, come in Francia o in Inghilterra — osserva Perina — questo tipo di posizioni sono tipiche delle formazioni politiche estremiste. E tutti questi Paesi, governati dal centrodestra, hanno buone leggi sulle unioni civili che nè la Merkel, nè Sarkozy, nè Cameron si sognano di mettere in discussione. Quanto alla retorica sulla maternità bisognerebbe dargli contenuti con una seria riflessione sui problemi delle moltissime donne che crescono i loro figli da sole e che sono quelle — conclude — che pagano il prezzo più alto della crisi».
Mi piacerebbe tanto credere di avere una minima responsabilità per questa dichiarazione dell’on. Perina, nata da una provocazione sulla mia bacheca Facebook.
Riprendevo la dichiarazione lepenista di Alfano e chiamavo in causa Perina, commentando che quelle di Alfano sono le posizioni dell’ultradestra filonazi, in Europa, non certo le posizioni della destra liberale cui l’on. Perina oggi si rifà .
Naturalmente le cose non stanno così e l’on. Perina non fa certo dichiarazioni politiche per soddisfare me o chiunque altro.
Dice le cose che, in tutta probabilità , pensa da tempo: sappiamo che nel Movimento Sociale Italiano, dove l’on. Perina si è formata, c’erano molte donne che negli anni Settanta sui temi cosiddetti etici e di libertà andavano a firmare per i referenda radicali su aborto e divorzio, e anche a votare per posizioni laiche e progressiste, con buona pace della Dc, di Assunta Almirante con i suoi saluti romani “igienici” e della piccola, piccolissima Giorgia Meloni.
E’ probabilmente da qui che parte l’on Perina, quando aggiunge, sempre sulla bacheca del vostro reporter: “Non riesco a essere ironica sui diritti delle persone. E la retorica sulla maternità mi rende furiosa: centinaia di migliaia di madri crescono i loro figli da sole, senza aiuti di Stato, con lavori di merda e paghe da terzo mondo. Dovrebbero pure sentirsi colpevolizzate perchè non sono ‘famiglia’? Scusate lo sfogo.”
L’on. Perina è forse pronta per aderire al Pd, e venire pure vista come una “sinistra” al suo interno? Perina la vede in modo diverso: “I problemi nati dopo il ‘900 (dal tema delle coppie di fatto alla libertà della rete) non possono essere affrontati con categorie ideologiche che neanche potevano immaginarli”
Sciltian Gastaldi blog
argomento: Politica, radici e valori | Commenta »