Destra di Popolo.net

BLITZ ANTICAMORRA: FINISCONO IN CARCERE SEDICI GIUDICI TRIBUTARI

Marzo 19th, 2012 Riccardo Fucile

SESSANTA ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE EMESSE DAL TRIBUNALE DI NAPOLI… SEQUESTRI PER UN MILIARDO DI EURO, ACCUSE CHE VANNO DAL CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA AL RICICLAGGIO, DALLA CORRUZIONE AL FALSO IN ATTO PUBBLICO

Importante blitz della Guardia di Finanza napoletana contro un noto gruppo imprenditoriale nel settore degli alimentari, delle compravendite immobiliari, della gestione di alberghi e dei materiali ferrosi e con quattro divisioni di rilievo nazionale: il gruppo Ragosta.
Le accuse: associazione camorristica e riciclaggio.
E soprattutto impunità  grazie alla complicità  dei giudici tributari.
Nella notte eseguite sessanta ordinanze di custodia cautelare: ventidue persone in carcere, venticinque ai domiciliari, tredici divieti di dimora.
Sono ben sedici i giudici tributari coinvolti (tre in carcere e tredici ai domiciliari).
Tra questi otto funzionari impiegati presso le Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale di Napoli, un membro del Garante del Contribuente della Campania e un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Napoli.
Oltre a loro anche diversi imprenditori e prestanome tutti in nome e per conto della camorra e del clan Fabbrocino egemone da sempre nella zona del nolano.
Oltre un miliardo di euro sequestrati: centinaia di beni non solo in Campania ma anche in Lombardia e direttamente nella città  di Milano.
Per alcuni indagati è stata disposta la detenzione in carcere, per altri la misura degli arresti domiciliari, per altri ancora il divieto di dimora a Napoli.
Le Fiamme Gialle hanno, infine, sequestrato quote societarie, titoli azionari, fabbricati, conti correnti, terreni ed automobili per un valore di un miliardo di euro. Alle persone coinvolte nell’inchiesta, quasi tutte bloccate in Campania, solo alcune in Lombardia, sono contestati reati che vanno dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso.
L’inchiesta riguarda “affari” illeciti di esponenti di rilievo del clan Fabbrocino.
Attraverso le indagini della Guardia di Finanza si è poi progressivamente allargata ad altre operazioni illecite, fino a coinvolgere imprenditori operanti nei settori della commercializzazione del ferro, della compravendita immobiliare e della gestione di alberghi ed ha infine chiamato in causa giudici tributari e funzionari pubblici.
Inquirenti e finanzieri hanno, infatti, accertato che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato.

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NUOVA BUFERA SUL PDL: A MILANO INDAGATO L’ASSESSORE LA RUSSA: “VOLANTINI ELETTORALI IN CAMBIO DI APPALTI”

Marzo 19th, 2012 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DELLA REGIONE LOMBARDIA, FRATELLO DI IGNAZIO, E’ INDAGATO PER FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI NELL’INCHIESTA ALER…COINVOLTO ANCHE IL GENERO DI LA RUSSA, IL CONSIGLIERE COMUNALE OSNATO

Una nuova bufera giudiziaria si è abbattuta sul Pdl lombardo e sul Pirellone. L’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia, Romano La Russa (fratello dell’ex ministro Ignazio), è indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler, l’Azienda regionale edilizia residenziale.
Lo si evince dall’avviso di chiusura delle indagini nei confronti di 12 persone indagate a vario titolo per turbativa d’asta, corruzione e illecito contributo elettorale.
Fra gli indagati c’è anche Marco Osnato, consigliere comunale Pdl a Palazzo Marino e genero dello stesso La Russa.
Nel corso dell’inchiesta – condotta dai pubblici ministeri Maurizio Romanelli e Antonio Sangermano – è emerso che due dirigenti dell’Aler avrebbero eluso, in concorso con cinque service manager, “gare a evidenza pubblica operando il frazionamento degli affidamenti a diverse ditte”, mentre l’illecito finanziamento riguarda il contributo elettorale di oltre 10mila euro corrisposto da un imprenditore per finanziare candidature alle elezioni regionali 2010 e municipali milanesi nel 2011. Tra i beneficiari del finanziamento illecito ci sarebbero sia La Russa sia Osnato.

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SONDAGGIO SWG COMUNALI GENOVA: STRAVINCE DORIA (48%) , MUSSO AL 21% ANDREBBE AL BALLOTTAGGIO, VINAI PER ORA STACCATO AL 12%

Marzo 19th, 2012 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA POTREBBE PASSARE GIA’ AL PRIMO TURNO… A UN EVENTUALE BALLOTTAGGIO PREVARREBBE SU MUSSO 58% A 42%… IL SONDAGGIO E’ STATO REALIZZATO POCO DOPO CHE IL PDL AVEVA UFFICIALIZZATO IL NOME DI VINAI CHE QUINDI POTREBBE ANCORA RIEQUILIBRARE IL RAPPORTO DI FORZE CON MUSSO

Marco Doria vince di brutto, potrebbe anche risultare il quarantesimo sindaco di Genova già  al primo turno. Raccoglie già  il 48% dei consensi ed è dato in crescita.
Il suo principale avvrsario, allo stato attuale Enrico Musso, è staccato di 27 lunghezze e anche in caso di ballottaggio perderebbe male, 58% a 42%.
E’ quanto emerge dal sondaggio riservato della Swg, commissionato dal Pd genovese, di cui si parla da qualche giorno nel mondo politico genovese e rimasto finora segretato (ma oggi “Repubblica” lo rende noto).
I numeri dicono Doria (Pd, Sel, Idv) al 48%, Musso (lista civica, Udc, Fli) al 21%, Vinai (Pdl) al 12%, Rixi (Lega) al 9% Putti (Cinque Stelle) al 6%.
Sotto l’1% i candidati minori.
Con una precisazione di cui tenere conto: il sondaggio è stato realizzato pochi giorni dopo che il Pdl aveva ufficializzato il nome del proprio candidato Vinai, ancora poco veicolato quindi a livello di immagine, e pertanto dato in crescita in prospettiva., nel gioco della ridistribuzione dei voti tra centro e centrodestra.
Il rapporto Musso 21%-Vinai 12% è tutto da verificare nel tempo: non a caso nel centrodestra parlano di un altro sondaggio che darebbe ribaltato il rapporto di forze tra i due, a vantaggio di Vinai.
Ma restiamo ai dati Swg: la lista personale di Doria raccoglierebbe un 8%, portando il Pd al 28%, Sel al 6% e Idv al 6%.
Il candidato della Lega, Rixi, raccoglierebbe pari pari i voti del suo partito, il 9%, non uno di più.
Come avevamo previsto, Doria viene riconosciuto come il “nuovo” e sta riuscendo a mobilitare il “popolo del centro-sinistra”, in passato spesso diviso.
Solo il 6% dei “grillini” potrebbe impedirgli una clamorosa affermazione al primo turno.
Dall’altra parte il Pdl (accreditato di una percentuale maggiore dei partiti che appoggiano il candidato centrista Musso) deve impedire il voto disgiunto a favore di Musso se vuole avere speranze di arrivare al ballottaggio.
La partita nell’ambito del centrodestra si giocherà  sulla base della credibilità  dei due candidati: Musso è in corsa da tempo ed è persino più conosciuto di Doria, a Vinai il difficile compito di recuperare il tempo perso dal Pdl in sterile polemiche interne.
Almeno per arrivare al ballottaggio e salvare la faccia.

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CALCIATORI PAGATI CON SOLDI PUBBLICI, IL MINISTERO DI GIUSTIZIA PRESIDENTE DI UNA SOCIETA’ DI CALCIO

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

L’ASTREA MILITA IN SERIE D: I GIOCATORI PERPEPISCONO STIPENDI FINO A 1800 EURO AL MESE PER DUE ALLENAMENTI ALLA SETTIMANA….E A FINE CARRIERA POSSONO CONTARE SU UN POSTO FISSO NELLA POLIZIA PENITENZIARIA

Altri tempi quelli in cui Francesco Guccini cantava che la mamma aveva ragione nel dire che “un laureato vale più di un cantante”.
In un bando del ministero di Grazia e Giustizia per entrare a far parte del corpo di polizia penitenziaria, infatti, una presenza in serie B vale come titolo 24 volte in più di un master in criminologia alla Harvard Law School.
Il concorso è stato creato per risollevare le sorti dell’Astrea, squadra di calcio di serie D di proprietà  del Ministero di Grazia e Giustizia.
Niente calciomercato dunque: dopo risultati non proprio esaltanti ecco che arriva il concorso per reclutare nuove e valide risorse.
Ai fini della graduatoria finale contano poco laurea (1 punto) o master (0,5 punti), rispetto alla partecipazione a un campionato di serie C (8 punti), di serie B (12 punti) per non parlare di una convocazione in nazionale che garantisce 25 punti.
I vincitori del bando, poi, vengono inquadrati come dipendenti della polizia penitenziaria.
Lo stipendio fisso non è di quelli che fanno girare la testa nella categoria (in serie D un attaccante da 20 goal a campionato arriva a prendere anche oltre 3mila euro al mese): dai 1300 ai 1800 euro, per sole due ore al giorno di allenamento e con le trasferte considerate alla stregua di missioni.
Quello che fa la differenza, però, è che alla fine della carriera sportiva per i giocatori dell’Astrea non ci sarà  nessun patema d’animo su cosa fare da grandi: saranno assegnati a lavoro d’ufficio in istituti penitenziari o comunque nel corpo della polizia penitenziaria.
Una squadra, l’Astrea, diversa dalle altre in tutto e per tutto: anche la gestione finanziaria infatti non ha nulla in comune con le altre squadre di serie D, che, non potendo contare sui soldi delle tv, ed essendo comunque poca roba i ricavi provenienti dalla vendita dei biglietti, fanno ampio ricorso alle sponsorizzazioni e, soprattutto, ai presidenti che mettono mano al portafoglio.
L’Astra, invece, di sponsor non ne ha, nè sulla maglia bianco blu nè al campo di gioco, lo stadio Casal del Marmo di Roma.
Lo statuto della squadra dice che i fondi si basano su “somme stanziate sui capitoli di bilancio passivo del Ministero della Giustizia che consentono l’imputazione della spesa” e poi “fondi erogati dall’Ente Assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria” oltre che a contributi di Figc e Coni e introiti derivanti da vendita di biglietti e cessione di diritti televisivi e radiofonici.
E’ chiaro dunque che, almeno una parte del bilancio dell’Astrea, è a spese dei contribuenti. Un’altra parte è composta da una sorta di contribuzione volontaria del personale della polizia penitenziaria.
Non è dato sapere però a quanto ammonti una voce e a quanto l’altra: il ministero non fornisce il bilancio dell’Astrea Calcio, e in ogni caso per le squadre di calcio dilettantistico il bilancio d’esercizio non è vincolante, ed è esonerato da molteplici obblighi che hanno i professionisti (redazione bilancio CEE, deposito presso il Registro delle Imprese ecc).
Elementi che fanno storcere il naso a chi il calcio lo fa in maniera tradizionale. Massimo Taddeo, presidente della Forza e Coraggio, squadra vicinissima a vincere lo scorso campionato di serie D: “Certo che se una squadra può offrire ai giocatori qualcosa come una sistemazione per la vita è avvantaggiata rispetto alle altre. Un calciatore, ovviamente, sa che solo pochi fortunati, specie in serie D, possono restare nel circuito del pallone come allenatori o direttori sportivi, perciò se qualcuno può offrire un lavoro che dura per sempre è chiaro che ha qualcosa in più rispetto alle concorrenti. In più, pensare che una squadra possa avvalersi, anche in misura minima, di soldi pubblici, è tutt’altro che simpatico”.
E in effetti non soltanto ai presidenti concorrenti, ma anche ai contribuenti la notizia dell’Astrea “squadra a statuto speciale” non è piaciuta: è partita su internet una petizione per chiedere al Ministero che cessino le assunzioni di calciatori e il finanziamento con soldi pubblici per l’Astrea.
n ultimo c’è da pensare ai detenuti: vincere la tradizionale partitella di pallone contro le guardie per chi è dietro le sbarre ha spesso motivazioni che vanno oltre il semplice lato sportivo.
Chi glielo dice adesso che dovranno battere dei campioni?

Cristiano Vella |

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NIENTE PIU’ VOLI DI STATO PER I FAMILIARI: AMMESSI SOLO QUELLI SOTTO SCORTA

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

GIRO DI VITE DELL’ESECUTIVO ANCHE SUI GIORNALISTI…DA NOVEMBRE L’USO DI TUTTI GLI AEREI BLU CONSULTABILI SUL SITO INTERNET DEL GOVERNO…IL COSTO DEL PASSAGGIO PER LA STAMPA COSTERA’ CARO: DA 500 A 2.500 EURO

I famigliari di ministri e sottosegretari potranno salire sugli aerei di Stato solo se sono sotto protezione e hanno una scorta.
I giornalisti invece potranno volare con gli uomini del governo solo se la destinazione si trova in un’area di crisi, è difficile da raggiungere e non ci sono voli di linea.
E comunque gli inviati dei giornali e delle tv, compresi i tecnici, dovranno pagare allo Stato il “passaggio”.
La cifra prevista va da 500 euro a 2.500 a secondo della località  da raggiungere.
Una bella stretta sui “voli blu” decisa da Mario Monti comunicata con una nota ufficiale di Palazzo Chigi.
Una scelta annunciata da tempo e già  applicata in alcune occasione.
Per seguire il premier nel suo viaggio in Liba dello scorso gennaio i giornalisti avevano dovuto versare 200 euro.
Adesso però la regola per salire sugli aerei di Stato è ufficiale e la scelta rimanda immediatamente alle polemiche sui voli verso la Sardegna e Villa Certosa dell’era Berlusconi. Recentemente, inoltre, il tema è tornato di attualità  nell’aula del Senato dove è stata negata la richiesta dei magistrati di processare l’ex ministro Roberto Calderoli per un uso improprio di un volo di Stato.
Dunque il nuovo governo fa dell’uso corretto del “volo blu” un fiore all’occhiello.
Seguendo in questo modo quanto aveva iniziato a fare il governo Prodi nel 2006.
Del resto, Palazzo Chigi nella nota in cui spiegava l’operato dei primi 100 giorni, aveva già  fatto sapere che in quel periodo c’era stato un taglio dei voli di Stato del 92 per cento. Continuando su questa strada, avevano spiegato dal governo, nel 2012 si prevede di risparmiare 23,5 milioni di euro.
Inoltre tutti i voli di Stato, e chi ne fa uso, sono da novembre consultabili sul sito Internet del governo.
E questo è un grosso deterrente per ministri e sottosegretari.
Per esempio a febbraio sono partiti solo 17 aerei, usati in gran parte dal ministro degli Esteri e da quello della Difesa.
Monti questi soldi li vuol proprio fare risparmiare alle casse dello Stato e per questo scrive che dal 15 marzo “sono ammessi a bordo degli aeromobili di Stato il titolare del volo e i componenti della delegazione istituzionale, la presenza dei quali deve essere giustificata dalla necessità  di fornire un supporto specifico e diretto”.
Potranno salire a bordo, invece, solo i familiari “per i quali sussistano specifiche esigenze di tutela o di altra natura, debitamente motivate”.
Una stretta che non risparmia i giornalisti che già  pagano il “passaggio” quando volano, per esempio, con il Papa.
Per loro Monti ha deciso che “per quanto attiene agli inviati degli organi di stampa e di informazione, si precisa che è consentito l’accreditamento dei giornalisti e dei loro assistenti, nonchè di operatori della comunicazione istituzionale e pubblica esclusivamente per missioni in località  che presentano rilevanti difficoltà  di raggiungimento per mancanza o per notevoli problemi nel ricorso a mezzi di trasporto di linea ovvero in aree di crisi”.
Dunque giornali e tv resteranno spesso a terra.
E comunque pagheranno quando saliranno a bordo perchè ci sono problemi.
Resta però aperto il problema dell’uso degli aerei dei servizi segreti italiani.
Secondo l’Espresso in edicola, gli 007 hanno speso nel 2010 quasi 40 milioni di euro per i loro voli.

Silvio Buzzanca
(da “La Repubblica”)

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UN GETTONE PER DIRE “BASTA AL CASO GETTONI”: L’AUTODIFESA VALE ALTRI 2.600 EURO BUTTATI

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

SCANDALO GETTONE DI PRESENZA A GENOVA: ANCORA UNA VOLTA PER I CONSIGLIERI UNA PRESENZA MORDI E FUGGI AI LAVORI…LA PROTESTA FA SALTARE LA COMMISSIONE CONTRO IL MOBBING, MA SOLO DOPO L’APPELLO

Venerdì mattina, alle nove e trenta, era prevista una commissione comunale molto importante: quella relativa al regolamento sul mobbing nei confronti dei dipendenti.
Ventisei persone presenti all’ appello (cioè duemilaseicento euro spesi dalla collettività  solo alla voce “gettoni”), i soliti furbini che si allontanano dopo pochi minuti (ma meno del solito, che i giornali sono all’ erta), ma dopo un’ ora inizia la conferenza stampa sulle presenze in consiglio comunale e così – uno dopo l’ altro – i consiglieri si infilano nella sala accanto alla bouvette, per dimostrare ai giornalisti che non rubano il gettone.
Così, in commissione restano in sette (ma il gettone lo hanno preso in ventisei), il Pdl chiede la verifica del numero legale, la presidente Biggi deve ammettere che non c’ è e, quindi, scioglie i lavori: niente regolamento sul mobbing per questa legislatura, se ne riparlerà  tra qualche mese, forse nel 2013.
Intanto altri duemilaseicento euro di soldi pubblici buttati nella spazzatura.
Anche mettendoci tanta fantasia, era difficile immaginare una scena come quella andata in scena attorno alla Sala Rossa: i consiglieri che protestano rumorosamente contro i giornalisti («non ci sono sprechi» «non è giusto che facciate di ogni erba un fascio» «siamo persone serie e voi fate del sensazionalismo») e, per farlo, nel farlo, si intascano un altro gruzzoletto. E veniamo alla cronaca.
Come ogni anno – ma a maggior ragione essendo questo l’ ultimo della legislatura – il presidente del consiglio comunale Giorgio Guerello ha fatto sintetizzare, dagli uffici preposti, la hit-parade di presenze e produttività .
Per gli amanti dei numeri nella colonna dei bravi finiscono lo stesso presidente Guerello, il consigliere del Partito Democratico Luciano Grillo, il capogruppo del Pdl Matteo Campora e il consigliere dell’ Italia dei Valori Alberto Gagliardi.
Sulla colonna dei cattivi invece finisce l’ aspirante sindaco Enrico Musso (presente in appena 76 sedute su 226, in quanto impegnato come senatore: ma il doppio incarico è stato una sua libera scelta) insieme al presidente del Gaslini Vincenzo Lorenzelli (Gruppo Misto, presente in 83 sedute, sempre su 226).
Naturalmente (come abbiamo dimostrato in questi giorni, senza aver ricevuto nemmeno una smentita da nessuno dei consiglieri “Prendi i soldi e scappa”, segno che evidentemente tutti i dati pubblicati da Repubblica sono reali) essere segnati presenti dal presidente della commissione o del consiglio non vuol dire nulla.
Per esempio il Superman della toccata e fuga Aldo Praticò ha una presenza altissima (216 sedute di consiglio comunale su 226) e sono messi benissimo anche Vincenzo Vacalebre (204 presenze su 226) e Andrea Proto (209).
Anche l’ hit parade delle delibere votate proietta verso il primo posto il presidente del consiglio comunale, l’ onnipresente Giorgio Guerello: 499 su 500, perchè in un caso uscì per motivi personali.
Sopra quota 450, cioè con presenza quasi da stakanovista, una dozzina di consiglieri, quasi tutti del Pd: Michela Tassistro, Italo Porcile, Giampaolo Malatesta, Luciano Grillo, Alessandro Frega, Marcello Danovaro, Paolo Cortesi, Maria Rosa Biggi, Giorgio Jester, Rino Lecce, e poi Guido Grillo, Giovanni Bernabò Brea, Franco De Benedictis di Italia dei Valori.

Raffaele Niri
(da “La Repubblica”)

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ARTICOLO 18 E AMMORTIZZATORI SOCIALI: CORSA A OSTACOLI PER IMPRESE E SINDACATI

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

LE PMI PREOCCUPATE DELL’IMPATTO CHE LA RIFORMA POTREBBE AVERE IN UN PERIODO DI CRISI… I SINDACATI CHIEDONO NORME CHIARE PER IL GIUDICE CHE DOVRA’ DECIDERE SULL’ALLONTANAMENTO DEL LAVORATORE

Dopo il vertice alla Fiera di Milano il dossier sul mercato del lavoro si è aggiornato.
E cambierà  ancora mano a mano che si avvicina la data in cui Monti ha annunciato l’intenzione di chiudere la partita.
I tre capitoli principali del confronto sono stati affrontati dai segretari dei sindacati, dalla presidente di Confindustria e dal ministro Fornero.
L’osso più duro resta l’articolo 18.
Più semplice invece una soluzione su ammortizzatori sociali e contratti atipici.

Gli ammortizzatori
Per le aziende la mobilità  non va cancellata subito
I sindacati
Sono contrari alla prevista abolizione della cassa integrazione straordinaria e della mobilità . Sostengono che sostituire la prima con l’indennità  di disoccupazione (la cosiddetta “Aspi”) sia un grave errore soprattutto in periodo di crisi perchè spinge le aziende a liberarsi di lavoratori e professionalità  che potrebbero invece diventare utili al momento della ripresa.
Temono che finanziare poco l’indennità  di disoccupazione (si è parlato di due miliardi) finisca per non fornire la stessa tutela oggi garantita dalla mobilit�
Le imprese
Sono contrarie all’abolizione immediata dell’indennità  di mobilità . Anche ieri Emma Marcegaglia ha fatto osservare al ministro del Lavoro Elsa Fornero che nei prossimi tre anni l’Italia sarà  attraversata da un duro processo di ristrutturazione e che dell’indennità  di mobilità  ci sarà  molto bisogno.
Le imprese chiedono dunque che venga allontanato il momento dell’entrata in vigere di questa parte della riforma.
Il governo
Il ministro Fornero starebbe tornando all’impostazione originaria. L’abolizione della mobilità  avverrebbe entro il 2017 mentre l’Aspi, l’indennità  di disoccupazione, che non supererà  i 1.100 euro lordi, entrerà  in vigore gradualmente.
L’indennità  di disoccupazione sarà  sospesa a chi non accetta i posti di lavoro offerti dai Centri regionali per l’impiego.

I licenziamenti      
I sindacati
Sono contrari ad abolire una norma che punisce l’imprenditore quando licenzia ingiustamente un singolo lavoratore.
Cgil, Cisl e Uil difendono il principio per cui a licenziamento ingiusto deve seguire la riparazione del danno, cioè la reintegra sul posto di lavoro.
Ma negli ultimi giorni anche nel fronte sindacale comincia a radicarsi l’idea che una modifica parziale dell’articolo 18 possa essere accettata.
Le imprese
Non chiedono l’abolizione tout court dell’articolo 18, ma propongono di distinguere i licenziamenti ingiusti in due categorie: quelli discriminatori e quelli legati a necessità  economiche dell’azienda.
Confindustria chiede di lasciare l’obbligo di reintegro per i licenziamenti discriminatori e di abolirlo per quelli dettati da ragioni economiche.
In questo secondo caso, il lavoratore ingiustamente licenziato verrebbe risarcito con una somma in denaro.
Il governo
Accoglie sostanzialmente l’impostazione degli imprenditori sottoscrivendo l’idea che anche un licenziamento ingiusto possa essere accettabile se risarcito con una congrua somma. Naturalmente questo non varrebbe in caso di licenziamenti discriminatori.
Ma dove finiscano i licenziamenti ingiusti e discriminatori e dove comincino quelli ingiusti ma non discriminatori è il vero nodo da sciogliere entro martedì.

I contratti      
I sindacati
Chiedono che si metta un limite alla giungla dei contratti atipici sui quali è proliferato il precariato negli ultimi anni.
Nel mirino i contratti a progetto, le associazioni in partecipazione e il falso lavoro autonomo delle partite Iva con un solo committente.
Cgil, Cisl e Uil premono perchè dopo un congruo periodo di tempo tutti i contratti diventino a tempo indeterminato. In alternativa c’è la proposta di un tetto al numero dei contratti atipici sul totale degli assunti nell’azienda.
Infine i sindacati propongono che i contratti a tempo determinato siano più costosi degli altri.
Le imprese
Sono soprattutto le piccole imprese a protestare perchè sostengono che la riduzione dei contratti atipici penalizza le possibilità  di assunzione, quella che in gergo tecnico viene chiamata “la flessibilità  in entrata”.
Le piccole imprese chiedono anche che non si penalizzino i contratti a tempo determinato con aggravi fiscali o minori deduzioni.
Il governo
Il ministro Fornero sta pensando a trasformare il contratto di apprendistato nella principale porta di ingresso dei giovani al mondo del lavoro.
Ma, diversamente da quanto si pensava all’inizio della trattativa, sarebbe contraria a tagliare in modo deciso i contratti atipici per evitare di chiudere, in un periodo di crisi, possibili vie d’accesso all’impiego.
Rimane invece l’aggravio dell’1,4% per i contratti a termine in modo da privilegiare l’assunzione a tempo indeterminato.

Paolo Griseri
(da “la Repubblica”)

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FINI A PIETRASANTA DELINEA IL PROGETTO: “OLTRE IL TERZO POLO, NESSUNA CASA DEI MODERATI: PER UNA LISTA DEGLI ITALIANI CHE RACCOLGA LE MIGLIORI TRADIZIONI LIBERALI, CATTOLICHE E SOCIALISTE DEL NOSTRO PAESE”

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

FINI DICE SI’ AL COMMISSARIAMENTO RAI, MA NON FARA’ ALCUN NOME: “BASTA LOTTIZZARE, DECIDA LIBERAMENTE MONTI”

“Monti vada giù duro, se la Rai non gli piace così com`è, se è convinto «che non adempia al servizio pubblico e al suo dovere di pluralismo, proceda tranquillamente al commissariamento e metta i partiti di fronte alle loro responsabilità ».
Ecco Gianfranco Fini, versione «fase due» e cioè, oltre Fli e oltre il Terzo Polo, con buona pace dei suoi stressati militanti.
Qui al teatro comunale di Pietrasanta l’ ex leader di An si presenta in edizione muscolare, guardando già  alla «Terza Repubblica».
E la Rai è un buon argomento per far capire qual è l`aria nuova che tira.
Al premier dà  un consiglio: «Governi a tutto campo, senza farsi condizionare dai veti dei partiti».
Il presidente della Camera parla in questo caso a nome del Terzo Polo (solo in questo caso) e dietro le quinte del teatro aggiunge: «Se si dovesse nominare un nuovo Cda noi non avanzeremo nessuna indicazione. La- sceremo Monti libero di scegliere i nomi».
Una destra che rinuncia a lottizzare. Il Pd ha già  fatto la stessa mossa.
A fare la battaglia di potere ormai resta solo il Pdl.
Certo la volontà  di non interferire annunciata daFini rischia di incendiare gli sponsor delle mani sulla Rai.
Non è un caso che Monti abbia manifestato ai suoi interlocutori la volontà  di posticipare la soluzione del rebus a dopo le amministrative.
«Non è questo un momento favorevole per parlare di Rai», spiega il premier ai suoi. Ai partiti Monti chiede di «farsi avanti, di avanzare proposte».
Fini gli risponde dandogli carta bianca. Il Pd insiste per una ventata di aria nuova subito, il Pdl, invece, pratica l`immobilismo più assoluto.
Per il Professore, poco abituato alle sabbie mobili, una bella sfida di cui è perfettamente consapevole:
«Dobbiamo trovare una mediazione a tutti i costi perchè questo modello così non regge».
Una delle tante grane di questo governo di cui Fini rivendicala paternità  («C`è chi lo supporta e chi lo sopporta.»)
E` Fli che ha rotto con il berlusconismo per prima, è Fli che ha interrotto «la deriva, la sbornia ideologica», assicurando al Paese «sobrietà  e rigore».
In cento giorni, dice il presidente della Camera, parlando ai suoi da un palco «francescano», il governo Monti ha scompaginato tutto, «niente è come prima, il sistema bipolare è stato destrutturato, così come le vecchie etichette».
Che senso ha parlare di «moderati ed estremisti»?
Non è meglio dividersi tra «innovatori e gattopardi»?
E dove crede di andare il Pdl, «partito senza bussola», legato ad un «cesarismo» che non tira più?
Così come la mette Fini tutto è un po` stantio.
E anche il Terzo Polo è già  vecchio.
Tanto che l`ex leader di An ha in mente un`«altra offerta»:
«Dopo le amministrative faremo una Costituente per un grande Polo riformatore nazionale, a vocazione maggioritaria».
Parla di «un patto tra italiani di buona volontà , di una forza centrale ma non centrista, non moderata, con una cospicua componente del centro cattolico, insomma un`aggregazione delle migliori culture, liberale, socialista, nazionale».
L`inizio della Terza Repubblica, dice e assicura: «Le nostre strade non si incroceranno più con quelle del Pdl».
Dalla platea lo seguono un po` rapiti, un po` preoccupati.
Arriva lui e spariglia. Dirigenti sempre sulla graticola, da Bocchino a Granata:
scioglie Fli? No, non la scioglie, ma è come se la sciogliesse.
Guarda oltre, chi mi ama mi segua.
Esce a fumarsi una sigaretta e spiega: «Anche Casini lo sa che non si va da nessuna parte solo con una Udc allargata e con Fli».
Stare «tutti insieme nel Ppe » gli va bene ma «nessuna casa dei moderati in Italia, sgombro subito il campo da quest`ipotesi».
Vuole altro, vuole la Lista degli Italiani, una cosa grande, che «non sia «la somma aritmetica dei partitini».
Parla del ritorno della «bella politica» e viene in mente Veltroni.
Scusi non è che state progettando un Ulivo di destra?
Ride e fa gli scongiuri: «Il rischio c`è».

Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)

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SECOLO XIX: “LIGURIA FUTURISTA ATTACCA RIXI: FALSO PENDOLARE”

Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile

IL MAGGIORE QUOTIDIANO LIGURE RIPRENDE LA DENUNCIA DI “LIGURIA FUTURISTA” SUL PRESUNTO “PENDOLARISMO” DEL CANDIDATO SINDACO DI GENOVA DELLA LEGA… E IL LEGHISTA NON RISPONDE

Riportiamo l’articolo apparso stamane sul “Secolo XIX” in merito al comunicato di “Liguria Futurista” che trovate più sotto nella versione integrale.

“LIGURIA FUTURISTA ATTACCA RIXI: FALSO PENDOLARE

La domanda è: il candidato sindaco della Lega Nord ha fatto davvero il pendolare come moltissimi giovani tra Genova e Milano?
Se questo argomento Rixi e Liguria Futurista hanno incrociato le lame.
Il primo sostiene di essere stato pendolare per molti anni, i secondi sostengono che in quelle affermazioni ci sia poca trasparenza.
Soprattutto perchè il pendolarismo dell’attuale candidato, almeno tra il 2005 e il 2010, era motivato da un incarico in Regione Lombardia “non certo a tempo pieno perchè almeno fino al 2007 – aggiungono i futuristi – Rixi è stato impegnato quasi tutti i giorni in Comune a Genova” dove era consigliere.
“Rixi dovrebbe dire come aveva ottenuto quell’incarico e quanto guadagnava”.
Rixi risponde: “Certo che son stato pendolare. E certo che ho lavorato come funzionario a contratto alla commissione bilancio della Regione Lombardia. Quanto guadagnavo? Sono pronto a esibire la mia dichiarazione dei redditi”.

(da “Il Secolo XIX”)


Commento

Di fronte a rilievi circostanziati, prendiamo atto (per ora) che il candidato sindaco della Lega glissa e non risponde nel merito.
Dopo aver detto: “Ho fatto il pendolare dal 1996 al 2002, dopo la laurea in Economia e Commercio, come tanti giovani che a Genova non hanno trovato lavoro”, di fronte alla nostra osservazione che ciò non sarebbe stato possibile visto che si è laureato nel 1999, ora pare propenso a collocare il suo pendolarismo dal 2004 al 2009, in coincidenza con il suo collocamento con contratto a termine presso una Commissione della Regione Lombardia.
Visto che è stato anche consigliere comunale a Genova fino al 2007 non si comprende come potesse avere per tre anni, dal 2004 al 2007, il dono dell’ubiquità .
Rixi, in evidente difficoltà , non risponde alla domanda su come e da chi aveva ottenuto quell’incarico in regione Lombardia, sul suo orario e sulle sue reali presenze al Pirellone, sulle sue mansioni e sullo stipendio percepito.
Evidentemente si tratta di aspetti che preferisce nascondere ai cittadini genovesi.

LIGURIA FUTURISTA

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