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IL PIANO DEL GOVERNO PER TACITARE I NO TAV: SGRAVI FISCALI, POSTI DI LAVORO E HOTEL PIENI

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

L’OPERAZIONE COSTEREBBE 50 MILIONI DI EURO… TUTTI GLI OPERAI AVREBBERO VITTO E ALLOGGIO NEI COMUNI INTERESSATI…CORSI DI FORMAZIONE PER I VALLIGIANI IMPIEGATI NEI CANTIERI E AGEVOLAZIONI FISCALI

Tre “bonus” per addolcire l’amara pillola della Tav.
Pensati dal governo e destinati ai comuni della Val di Susa. Quelli direttamente coinvolti dai lavori, un paio. Quelli viciniori, altri tre.
Quelli dell’area, tra l’alta e la bassa valle, quasi a toccare quota cinquanta.
Sta qui, in tre “bonus”, il piano elaborato a palazzo Chigi nell’ormai nota riunione di venerdì – presenti Monti, Catricalà , Passera, Cancellieri, Severino – in cui ha avuto un ruolo strategico Mario Virano, il commissario di governo per la Torino-Lione.
Lo stesso Virano che in tv dall’Annunziata scatena una polemica contro i No-Tav.
Dice che non ci sono “infiltrati” nel movimento, ma “invitati”, perchè il Comitato “regola il rubinetto della violenza secondo una lucida convenienza valutata di caso in caso”.
ll leader No-Tav Perino: “Se ci sono gli estremi quereleremo”.
È lo stesso Virano che porta con sè, tra Roma e Torino, il contenuto dei “bonus” sui quali già  si scatena la polemica dei No-Tav.
Siamo intorno a una cifra che oscilla tra i 27 e i 54 milioni di euro, visto che i “bonus” dovrebbe corrispondere a un importo tra l’1 e il 2% del costo dell’opera, quantificato dal cotè italiano, e cioè 2,7 miliardi di euro.
Primo bonus: poderosi sgravi fiscali per i Comuni coinvolti, in base alla vicinanza. Secondo bonus: un sistema di convenzioni tra la stazione appaltante e i Comuni per
cui tutti i dipendenti dei cantieri mangerebbero e dormirebbero presso i Comuni medesimi.
Considerati i tempi dell’opera, dieci anni, è facile intuire quali sarebbero i vantaggi per l’indotto alberghiero.
Terzo bonus: i corsi di formazione per gli abitanti della valle che, una volta riqualificati, verrebbero occupati nei cantieri.
Non ha ancora forma definitiva, ma già  il progetto divide la politica.
Per un Roberto Cota, il governatore del Piemonte, che chiede di suo “misure fiscali e compensazioni per il territorio”, per un Antonio Saitta, il presidente della Provincia, che parla di “idea utile” e rilancia un suo piano del 2009, già  si accodano le voci contrarie.
No a “monetizzare” per la vendoliana Monica Cerutti; no a “comprare il consenso” per Davide Bono del Movimento Cinque stelle.
Ma all’opposto arriva il sì del vice capogruppo Pdl alla Camera Osvaldo Napoli, pure sindaco di Valgioie, che si batte da anni “per chiedere la defiscalizzazione per le attività  turistiche e d’impresa”.
Soldi dunque. Ai quali si dovrebbero aggiungere i primi 20 milioni di euro del Cipe per le compensazioni.
Fatti che dimostrano la volontà  del governo di andare avanti.
Quella di cui parla Antonio Catricalà , il sottosegretario alla presidenza che ha ribadito la linea Monti, “il dovere morale, politico e civico di andare avanti per non essere allontanati dall’Europa e da una credibilità  riconquistata con estrema difficoltà “.
Da lui niet deciso al referendum.
Il movimento reagisce con Perino quando manda a dire al premier: “Caro Monti, noi non ci facciamo spaventare da te, tu dei valsusini non ha capito niente”.

(da “La Repubblica“)

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SULL’ALTA VELOCITA’ IL PD IN PIEMONTE SI SPACCA TRA FAVOREVOLI E CONTRARI

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

DA UN LATO I TORINESI E I RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI, DALL’ALTRO GLI AMMINISTRATORI DELLA VAL SUSA DIVISI TRA CHI AFFIANCA LA RESISTENZA E CHI INVITA IL PARTITO ALLA RIFLESSIONE

La questione Tav scuote il Pd.
Sono sempre più forti i contrasti tra i componenti favorevoli alla linea Torino-Lione e i contrari, mentre sempre più spesso si accenna a epurazioni.
Da un lato i torinesi, cittadini e ‘governativi’, dall’altro gli amministratori delle Val Susa, a loro volta divisi tra chi affianca alla ‘resistenza’ contro l’opera la lotta per far accettare le sue idee al partito e chi dopo anni lo ha abbandonato per nuovi progetti. “Il marchio del Pd è ‘Sì Tav’ e il partito non è un menù à  la carte“, sancisce il segretario provinciale Paola Bragantini.
Proprio sabato pomeriggio, dopo l’ultimo incontro coi vertici locali, aveva detto: “Per il momento non è questa la priorità  nel partito”.
Si riferiva all’allontanamento degli eletti Pd contrari al Tav.
Aveva appena incontrato alcuni colleghi: il sindaco di Torino Piero Fassino, il presidente della Provincia Antonio Saitta e alcuni onorevoli torinesi, come Stefano Esposito.
Insieme hanno espresso un ringraziamento al governo per la presa di posizione dopo il vertice di venerdì e hanno discusso delle opinioni contrarie al Tav di Sandro Plano, presidente della Comunità  montana della Val di Susa, e degli altri amministratori Pd.
In realtà  le intenzioni degli organi regionali e provinciali sono chiare.
Già  il 24 febbraio, in un incontro antecedente alla marcia a cui hanno partecipato sindaci e amministratori, erano emerse richieste esplicite da parte di Saitta ed Esposito: “Se davvero l’azione violenta si è infiltrata in pezzi di amministrazione con cui il Pd collabora — ha detto Esposito — il nostro partito ha il dovere di separare in modo chiaro ed inequivocabile la propria posizione da chi come Plano la usa o la vende in modo distorto”.
Più diplomatico il segretario regionale Gianfranco Morgando: vista la mancanza “di una prassi condivisa e in un percorso di discussione”, ha affermato che “il rinnovo dell’iscrizione degli amministratori della Valle di Susa non possa essere automatica, ma debba essere decisa con voto della direzione provinciale del partito”.
Tutto normale, ha dichiarato Bragantini: “Ogni associazione e ogni partito si danno un programma e delle priorità . Abbiamo una sola posizione sul Tav. Il Pd è coerente con le strutture provinciali, regionali e nazionali che hanno votato sì al progetto. Il marchio del Pd è ‘Sì Tav’. Chi vota a Torino e in Piemonte sa che vota per l’opera”.
Per Plano quelle di Morgando ed Esposito “sembrano dichiarazioni illegittime ai sensi del nostro statuto e del codice etico. Rimango un iscritto di un partito che sento mio. Stiamo parlando di un progetto, non di un valore che non accetto o di un guaio giudiziario”.
Secondo lui c’è un distacco tra rappresentanza locale e segreterie (“Sono stato eletto da cittadini a cui devo rendere conto, non nominato in parlamento dalla segreteria”) e poi sul piano locale ha sottolineato che “il Pd rappresenta gli interessi di un’area metropolitana e io rappresento la valle”.
Quella valle in cui, alle elezioni regionali del 2010, il calo di voti del Pd e i consensi confluiti al Movimento Cinque Stelle hanno contribuito alla sconfitta del presidente uscente Mercedes Bresso.
Anche a Bussoleno la giunta Pd resta contraria al progetto e fedele al partito.
Altrove qualcuno ha già  restituito la tessera: è Nilo Durbiano, sindaco di Venaus. Alcuni danno per vicina alla partenza anche Carla Mattioli, prima cittadina di Avigliana.
“Un partito che si chiama democratico e non sa accettare voci differenti non mi sembra molto democratico e non mi pare abbia un futuro”, ha detto Durbiano.
Lui, “dopo tre anni di sofferenze”, ha lasciato il partito: “Il 2011 è stato l’anno chiave. L’argomento Tav è quello che mi ha fatto capire che il Pd è troppo legato alle lobby, eccetto quella dei cittadini e della classe media”.
La mancanza di dialogo e comprensione degli organismi centrali verso chi rappresenta le istanze locali è stata la chiave di volta. Da questa presa di coscienza ha deciso di seguire il progetto del verde Angelo Bonelli e “aderire alla costituente ecologista che nascerà  in autunno aggregando esperienze delle liste civiche che sanno dare valore ai cittadini”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PALERMO, CORTOCIRCUITO PD, ANCHE L’IDV NEL CAOS: IL POPOLO DELLE PRIMARIE HA SCONFESSATO I SEGRETARI DI PARTITO

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

NE ESCE SCONFITTA “LA FOTO DI VASTO”, OVVERO L’INTESA TRA BERSANI, DI PIETRO E VENDOLA…IL SEGRETARIO PD NON AVEVA FATTO I CONTI CON LA DIRIGENZA SICILIANA: “ORA PER LUI SARA’ DURISSIMA, RESA DEI CONTI A ROMA”

All’una del mattino, in una Palermo tormentata dalla pioggia, è tutto drammaticamente chiaro: Rita Borsellino ha perso le primarie per la corsa a sindaco di Palermo. 9804 voti lei, 9942 Fabrizio Ferrandelli, ex capogruppo di Idv in consiglio comunale, ex pupillo di Leoluca Orlando e politicamente “figlio adottivo” della stessa Borsellino.
Una manciata di voti ( 139 o 65 che siano) che troncano le speranze della europarlamentare indipendente sorella del magistrato ucciso a via D’Amelio.
Oltre settemila voti all’altro candidato, Davide Faraone, sostenuto dal rottamatore Matteo Renzi ed appoggiato in queste elezioni dal guru televisivo Giorgio Gori.
1700 voti vanno alla ginecologa Antonella Monastra, consigliere comunale della lista “Un’altra storia”, ispirata dalla stessa Borsellino.
Questi i numeri di primarie durissime, avvelenate dalle polemiche e dai sospetti su un voto inquinato.
Il conteggio finale delle schede non è ancora ufficiale, troppe le anomalie riscontrate in alcune sezioni del quartiere Zen, troppi i dubbi su schede di colore diverso rispetto a quelle ufficiali rintracciate in altri seggi, ma un dato è già  certo.
Il centrosinistra tutto rischia di rimanere sepolto dalle macerie di una contrapposizione che ha messo l’uno contro l’altro pezzi importanti della politica e dell’impegno civile in terra di Sicilia.
Troppe partite si sono giocate in queste primarie.
La più importante riguarda Pierluigi Bersani e il Pd.
Rita Borsellino era stata scelta in prima battuta da Sel e da Nichi Vendola, subito dopo appoggiata da Bersani, da Idv (che aveva convinto Leoluca Orlando a fare un passo indietro a favore della europarlamentare), da Rifondazione comunista-Fds e dai movimenti.
Il leader del Pd non aveva fatto i conti col suo partito.
Un corpaccione ingovernabile a Palermo, spezzettato in feudi e gruppi di potere che da tempo, nonostante i flebili no romani, si sono attestati sulla linea Maginot dell’alleanza per il governo della Regione con l’Mpa e Raffaele Lombardo.
Un partito che Bersani non è mai riuscito a convincere, orientare, meno che mai a conquistare politicamente.
“Se il Pd fa schifo a Roma — ha detto nei giorni scorsi Davide Faraone, l’unico con la tessera Pd in tasca — in Sicilia fa schifo ancora di più”.
Bersani oggi riceve uno schiaffo durissimo da due potenti detentori di pacchetti di tessere e voti come Antonello Cracolici, il capogruppo all’Ars, e Beppe Lumia, senatore ed ex presidente dell’Antimafia.
Non solo: anche Sonia Alfano si è spesa per Ferrandelli.
Perde ancora il leader Pd, ma questa volta trascina nella sconfitta Rita Borsellino. Palermo non è Genova, Rita non è Marta Vincenzi, il suo nome pesa soprattutto in quella fascia di elettorato nazionale sensibilissima ai temi della legalità  e della lotta alla mafia.
“Ora — diceva a mezza bocca un esponente del Pd siciliano — i conti si faranno a Roma e per Bersani sarà  durissima”.
Queste le prossime tappe dello sfascio Pd in terra sicula.
Il prossimo 13 marzo sarà  votata la mozione di sfiducia al segretario regionale Giuseppe Lupo, che ha appoggiato la Borsellino, poi Cracolici, Lumia e l’ex Udeur Totò Cardinale (l’ex ministro non più onorevole dopo che ha lasciato in eredità  il suo seggio a Montecitorio alla figlia), daranno un colpo di acceleratore all’ingresso nella giunta regionale del Pd.
Guai anche per Antonio Di Pietro, del resto il leader di Idv temeva questo esito, tanto da ammetterlo nella telefonata col finto Vendola in una trasmissione di Rds. “Se vince quello che è andato via da me, il cetriolo poi me lo prendo io”.
Anche Di Pietro, ma questa non è una novità , non è riuscito a governare quello che resta del suo partito a Palermo.
Primarie dalla partecipazione altissima, circa 30mila persone nei seggi, 10mila in più rispetto a quelle per le comunali del 2007.
Hanno votato moltissimo nelle periferie, i luoghi ove il voto di opinione è più debole e conta la presenza organizzata.
Qui ha raccolto i suoi consensi Fabrizio Ferrandelli.
Sono anni che il trentunenne consigliere comunale lavora tra lo Zen e i quartieri del disagio.
Organizza cooperative sociali, centri di assistenza fiscale, comunità  di migranti. E’ una figura nota a Palermo che da mesi coltivava il sogno di correre per sindaco.
E’ partito da solo, conquistandosi il consenso di ampi settori della società  civile, poi attorno alla sua candidatura si sono innestati giochi e giochetti della politica palermitana.
Uomini che ci hanno messo il timbro e la faccia fino all’ultimo.
Lumia e Cracolici hanno festeggiato fino all’alba con Ferrandelli in un pub di Piazza della Rivoluzione.
Hanno fatto i big-sponsor e hanno vinto, ora sono loro a dettare le condizioni.
Ma anche una parte dell’antimafia è scesa in campo a favore del trentunenne Ferrandelli.
Sonia Alfano, eurodeputata indipendente eletta in Idv, e Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela.
Alfano, soprattutto, vince la sua battaglia dentro Idv contro Leoluca Orlando e Antonio Di Pietro.
Anche l’ex sindaco della Primavera ci ha messo la facccia a favore della Borsellino. Anche lui ha perso.
“E’ il triste tramonto del patriarca”, diceva un giovane sostenitore di Ferrandelli tra canzoni e festeggiamenti.
Quando sono le tre del mattino nella sede del comitato elettorale di Rita Borsellino i volti dei giovani collaboratori e dei vecchi militanti della sinistra che in queste settimane hanno lavorato pancia a terra per l’europarlamentare, sono tristi, tesissimi. La Borsellino è chiusa nella sua stanza e non parla.
Lo farà  alle tre di questo pomeriggio.
Intanto Fabrizio Ferrandelli lancia appelli ai partiti del centrosinistra e agli altri candidati: “Incontriamoci, ora la battaglia è contro la destra. Dobbiamo vincere”.
Ma sarà  difficile per il centrosinistra rimettere insieme le macerie di Palermo.
Troppi odi, tanti rancori, tantissimi veleni in una campagna elettorale dove non sono stati risparmiati colpi bassissimi.
“Pensate — si è sfogata poche ore prima la Borsellino con i suoi amici — mi hanno finanche accusata di strumentalizzare il cognome che porto e la tragedia di mio fratello Paolo”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PRIMARIE PALERMO: FERRANDELLI VINCE PER UN SOFFIO: 9.945 PREFERENZE CONTRO LE 9.878 DELLA BORSELLINO CHE HA FATTO RICORSO

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

ALTRA SCONFITTA PER BERSANI CHE TRASCINA NELLA DISFATTA ANCHE DI PIETRO E VENDOLA…. MA C’E’ CHI PARLA DI BROGLI

L’outsider Fabrizio Ferrandelli, bancario di 31 anni, vince le primarie del centrosinistra di Palermo per una manciata di voti e supera di poco la favorita Rita Borsellino, appoggiata dallo stato maggiore del Pd e dell’Idv.
Soltanto poco dopo le due di notte si conosce il dato definitivo della consultazione che ha visto confrontarsi quattro candidati: oltre a Fabrizio Ferrandelli, Rita Borsellino, Antonella Monastra e Davide Faraone.
Ma il risultato non e’ ancora ufficiale perche’ si parla di schede nulle e altre schede contestate e irregolari.
Tutto questo fa ben sperare lo staff di Rita Borsellino, che fino alle tre di notte, non ha proferito parola, rinviando tutto a piu’ tardi.
Cosi’, mentre nella sede del Pd di via Bentivegna, fino all’alba c’era riunito lo stato maggiore del partito e ci si preparava a riconteggiare i voti, in piazza Rivoluzione Ferrandelli ha iniziato i festeggiamenti.
In centinaia hanno cantato a squarciagola ”We are the champions” con il vincitore emozionato e sudato che teneva la mano della giovane moglie.
Secondo l’agenzia Agi, questa mattina Ferrandelli avrebbe riportato 9.945 preferenze, 67 in piu’ della Borsellino, che ne ha avute 9.878.
Piu’ staccati gli altri due concorrenti, il deputato regionale del Pd Davide Faraone, vicino ai ‘rottamatori’ di Matteo Renzi, che ha ottenuto 7.975 voti, e la consigliera comunale uscente Antonella Monastra, proveniente dal movimento della Borsellino ”Un’altra storia”, fermatasi a 1.750 voti.
I dati ufficiali diffusi ieri notte intorno all’una e trenta dal Pd riportano 9942 voti per Ferrandelli, 9794 per la Borsellino, 7698 per Faraone e 1707 per la Monastra.
In questo caso lo scarto tra i due candidati sarebbe di 138 preferenze.
Sono questi i dati oggetto di riconteggio in queste ore.
”Hanno vinto i palermitani. Questa e’ una candidatura voluta da Palermo e cresciuta sul territorio”, ha detto Ferrandelli, in lacrime alla notizia del suo successo.
”I quartieri popolari ci hanno dato lo sprint finale per la vittoria. I palermitani hanno dimostrato che non si fanno imporre scelte da Roma e che decidono loro da chi e come vogliono essere governati”, ha aggiunto Ferrandelli, e ha assicurato che adesso chiamera’ gli sconfitti e si mettera’ al lavoro con l’obiettivo di vincere le elezioni del 6 e 7 maggio ”per riscattare Palermo dopo 10 anni di Cammarata”.
Ferrandelli ha convocato una conferenza stampa per oggi nella sede del suo comitato elettorale. “Mi aspetto di tutto e di piu’ ma credo che sia soltanto un dibattito sterile che non ha alcun fondamento”.
Cosi’ il capogruppo del Pd all’Ars Antonello Cracolici, big sponsor del vincitore delle primarie di Palermo, Fabrizio Ferrandelli commenta l’eventualita di brogli ai seggi. “Sulla base delle regole che tutti ci siamo dati – prosegue – c’erano tutti i rappresentanti di liste e gli scrutatori, adesso non si puo’ piangere”.
I dubbi sono sui seggi di Mondello, Borgo Nuovo e piazza Campolo, che sarebbe stato determinante per la vittoria di Ferrandelli.
L’esito della consultazione di coalizione è stato incerto fin quasi all’alba e nello spoglio si è da subito profilato un testa a testa tra Ferrandelli, fin dall’inizio in vantaggio, e la Borsellino, staccata di misura a inseguire.
La sorella del magistrato ucciso nella strage di via D’Amelio e già  candidata dal Pd senza successo alla presidenza della Regione, non ha sfondato ed è stata superata dal giovane ex Idv che era appoggiato dai settori del Pd siciliano che si rifanno al senatore Beppe Lumia e al capogruppo all’Assemblea regionale siciliana, Antonello Cracolici. Il risultato è rimasto dunque incerto fino all’ultimo.

Antonio Fraschilla e Sara Sara Scarafia
(da “La Repubblica“)

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INCHIESTA SUL PORTO DI IMPERIA: FERMATO L’IMMOBILIARISTA CALTAGIRONE BELLAVISTA

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELL’ACQUA MARCIA E’ ACCUSATO DI TRUFFA AGGRAVATA ALLO STATO NELL’INCHIESTA SULLA COSTRUZIONE DELL’APPRODO TURISTICO DI CUI E’ AZIONISTA… ERA INDAGATO ANCHE CLAUDIO SCAJOLA

Francesco Caltagirone Bellavista, presidente dell’Acqua Marcia, è stato fermato a Imperia dalla Polizia postale in collaborazione con la Guardia di Finanza. L’immobiliarista 73enne è stato bloccato in Comune mentre era a colloquio con il sindaco di Imperia, Paolo Strescino (Pdl).
La misura di custodia cautelare nei suoi confronti, chiesta dal pm di Imperia Maria Antonia Cazzaro è stata emessa per truffa aggravata ai danni dello Stato, nell’ambito di un’inchiesta, avviata nell’ottobre del 2010, sulla costruzione del nuovo porto turistico di Imperia.
Tra gli indagati figura anche l’ex ministro Pdl Claudio Scajola, il politico più in vista dell’imperiese.
Caltagirone Bellavista è presidente dell’Acqua Pia Antica Marcia, uno dei più importanti gruppi italiani del settore immobiliare, e nella Riviera di Ponente è impegnato nella costruzione di diversi porti turistici.
Del porto di Imperia è anche azionista.
Misura cautelare anche nei confronti dell’ex direttore della Porto di Imperia spa, Carlo Conti, per concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato.
La Porto di Imperia spa è   partecipata al 33% dal Comune di Imperia.

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PALERMO: BORSELLINO SCONFITTA ALLE PRIMARIE, FERRANDELLI BATTE PER 165 VOTI LA CANDIDATA DI BERSANI

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA SORELLA DEL GIUDICE ANTIMAFIA ERA APPOGGIATA DA PD, IDV E SEL, IL VINCITORE DA UNA PARTE DEL PD CHE APPOGGIA IL GOVERNO REGIONALE DI LOMBARDO… PRESENTATO GIA’ UN RICORSO

Palermo, veleni e accuse sulle primarie. Ferrandelli vince per 165 voti
Un lungo testa a testa terminato con 165 voti di distacco che fanno di Fabrizio Ferrandelli il prossimo candidato sindaco del centrosinistra.
Sconfitta Rita Borsellino, il nome pulito della città , il candidato di Bersani. Dietro resta una lunga scia di accuse e tensioni, partita nei giorni passati, proseguita stamattina con l’apertura dei seggi e destinata a durare chissà  quanto ancora. Innanzitutto il record di partecipazione.
In serata, quando i seggi sono stati chiusi, le preferenze erano diventate quasi 30mila, 10 mila in più che nel 2007.
Tensione che si rivede anche nei risultati che hanno visto Rita Borsellino e Fabrizio Ferrandelli a lungo appaiati.
Quando 28 sezioni su 31 erano state scrutinate, Ferrandelli conduceva con 8780 voti. Leggermente dietro Rita Borsellino, con 8547.
Poi il conto definitivo e quel dato: 165 voti di distacco.
Ma la polemica è dietro l’angolo: dallo spoglio sono emerse almeno un centinaio di schede nulle e tra queste, anche schede di colore diverso da quelle stampate dal partito.
Per questo la Borsellino ha deciso di rimandare alla mattina ogni considerazione sul voto.
Del resto, in alcuni seggi è già  partito il riconteggio delle schede.
E non sono escluse le sorprese.
La giornata, in ogni caso, si era caricata subito di polemiche, come da attese della vigilia. Allo Zen, il quartiere simbolo del degrado di Palermo, ad esempio, è intervenuta la Digos dopo che era stato segnalato l’attivismo di una donna che offriva un euro (l’equivalente del ticket che si paga ai seggi) agl elettori che si recavano a votare per uno dei quattro candidati.
Nel seggio di Piazza Bellini, quello destinato al voto dei minorenni e degli 851 immigrati iscritti nelle liste, lunghissime code.
E la presenza di un pulmino carico di elettori extracomunitari con le insegne di una cooperativa sociale e la scritta vota Ferrandelli, l’ex capogruppo in consiglio comunale dell’Idv sostenuto anche dall’ala del Pd che appoggia il governo di Raffaele Lombardo alla Regione.
Dell’ex golden-boy dipietrista ha parlato ieri Saverio Romano, l’ex ministro inquisito per mafia in una lettera inviata ai giornali.
“Vengo tirato in ballo da tale Ferrandelli, come sostenitore della signora Borsellino alle consultazioni interne al centrosinistra. Falso, tendenzioso e ingeneroso, proprio perchè costui si è recato a casa di esponenti autorevolissimi del mio partito a chiedere sostegno. E’ vero, preferisco un avversario serio e leale come la Signora ad un giovane saltimbanco dell’arrampicata, ma ciò non mi coinvolge nella loro competizione. Del resto io ed il mio partito abbiamo pochi consensi, perchè se ne preoccupa…”.
Ferrandelli smentisce, ovviamente, ma la lettera di Romano accredita il sospetto di un intervento di truppe cammellate del centrodestra o di sostenitori dell’autonomista Raffele Lombardo nelle primarie del centrosinistra.
Quello che è certo è che queste primarie lasceranno macerie nel centrosinistra palermitano e nello stesso fronte dell’antimafia.
Rita Borsellino è sostenuta da una parte del Pd, voluta da Bersani con l’appoggio di Sel, Idv, Rifondazione comunista- Fds, socialisti di Nencini e movimenti.
Fabrizio Ferrandelli ha l’appoggio pieno delle correnti e dei potentati dentro il partito di Bersani che fanno da stampella al governo Lombardo.
“Se vince la Borsellino — Leoluca Orlando lo ha detto ieri con chiarezza al nostro giornale — un minuto dopo inizia la battaglia per cacciare Lombardo dalla Regione”.
Con la vittoria di Ferrandelli, invece, uomini come Giuseppe Lumia, l’ex presidente dell’Antimafia, e Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars, spingeranno per un ingresso del Pd nel governo regionale.
Ma la battaglia va ben oltre i confini siciliani, perchè la sconfitta della Borsellino è un vero e proprio knock-out per Bersani, più forte del colpo ricevuto a Genova.

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HABEMUS PAPA(BILE), IL PDL TROVA IL CANDIDATO SINDACO PER GENOVA: E’ UN UOMO DELL’OPUS DEI, PUPILLO DI SCAJOLA A SUA INSAPUTA

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

ALLA FINE PIERLUIGI VINAI HA DETTO SI’, CON LA BENEDIZIONE DEL CARDINAL BAGNASCO, TOGLIENDO LE CASTAGNE DAL FUOCO AL PDL CHE NON SAPEVA PIU’ A CHI RIVOLGERSI… VINAI, TESSERA PDL E VICEPRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CARIGE SU INDICAZIONE DI SCAJOLA, HA PURE LA FACCIA TOSTA DI DICHIARARSI “CANDIDATO INDIPENDENTE”

Si potrebbe parlare di rivincita di Claudio Scajola che, dopo essere stato sconfitto al congresso di Genova del Pdl dal duo Grillo-Biasotti, di fronte alla loro incapacità  di trovare un candidato sindaco credibile che accettasse la nomination, alla fine è riuscito a imporre il nome del suo pupillo, Pierluigi Vinai, lo stesso cassato una settimana fa proprio dai nuovi dirigenti locali.
Scajola ha così dimostrato di avere ancora in mano le carte vincenti con Silvio Berlusconi, più per demerito altrui che per propri meriti.
Per lottare contro il candidato Enrico Musso, appoggiato da una lista civica che comprende anche esponenti Udc, è indubbio che Vinai rappresenti la scelta in apparenza migliore per cercare di arrivare al ballottaggio con il candidato del centrosinistra Marco Doria.
Salvo una principale controindicazione: che la dirigenza locale del Pdl da domani non operi per farlo perdere.
Vinai è notoriamente appoggiato non solo da Scajola, ma dal cardinal Bagnasco che aveva perorato se pur indirettamente la sua nomination.
Uomo dell’opus Dei, con forti agganci nel mondo economico genovese, Vinai ha anche il senso dell’umorismo: proclama ai quattro venti di essere un “candidato indipendente”, allo scopo di accreditarsi come estraneo alla logica dei partiti, invisi ormai alla maggior parte dell’elettorato.
A parte la tessera del Pdl che conserva in tasca, che Vinai sia indipendente è davvero una barzelletta: è stato nominato vicepresidente della potente Fondazione bancaria Carige su indicazione di Scajola e da quella poltrona è da una vita che distribuisce aiuti e sovvenzioni.
Si è così creato una fitta rete di beneficiati, da enti religiosi a privati, ad associazioni, che rappresentano un potente clientela da spendersi elettoralmente.
E parliamo di milioni di euro, non di noccioline (tre milioni di aiuti solo agli alluvionati) per una pletora di assistiti che non aspettano l’ora di abbeverarsi anche ai fondi del Comune.
Prima magari di leggere articoli di beatificazione del “cooperante dell’Opus Dei, impegnato nel sociale”, è meglio comprendere che il sociale vero consiste nel rimetterci tempo e proprio denaro per aiutare il prossimo.
Altra cosa è distribuire soldi altrui, essendo remunerato per l’incarico che si svolge.
Ma se andiamo un po’ indietro nel tempo, magari attraverso articoli di stampa, ecco che emerge un altro aspetto del modo “indipendente” di procedere di Vinai.
Magari partendo dal titolo: “Fondazione Carige, le erogazioni “sportive” del vice presidente Vinai” di un giornale locale di qualche tempo fa.
I giornalisti Massimo Calindri e Marco Preve raccontavano ad esempio del contributo di un milione di euro elargito dal consulente del lavoro savonese, Pierluigi Vinai, 41 anni, “legato da profonda amicizia a Claudio Scajola ed influente esponente dell’Opus Dei, ma prima di tutto vice presidente della Carige”.
Vinai aveva approvato un progetto che il giornale titolava: <Fondazione Carige, le elargizioni di Vinai. Oltre un milione alla “sua” associazione>.
Denaro finito nel conto corrente del Movimento Sport Popolare, associazione riconosciuta dal Coni, che organizzava il Progetto Giovani, tre mesi di eventi sportivi in Liguria e nel Basso Piemonte.
Rimarcavano Calindri e Preve: “Il vice presidente Carige contribuisce al finanziamento di un evento, destinato ai bimbi, gestito da un’associazione   che in pratica è la sua creatura…”.
E Vinai, intervistato, premetteva a sua difesa: “Le cariche in Fondazione sono di nomina politica e finchè non si troverà  un sistema migliore resta valido questo. Io non ho più cariche nel Movimento Sport Popolare e l’associazione non fa altro che programmare un evento”.
La nuova politica dei finanziamenti dell’era Vinai probabilmente merita qualche altra testimonianza, soprattutto di vescovi, parroci e parrocchie.
Soltanto 15 giorni dopo, l’eco di quella polemica si è esteso.
ll Secolo XIX ha deciso di parlarne per un’interpellanza di Ubaldo Benvenuto: “La Regione faccia chiarezza….finanziate associazioni che hanno sede nell’ufficio del vice presidente Vinai? Serve più trasparenza”.
Ma ecco che Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige, mette le mani avanti e sempre su Il Secolo XIX manda a dire: “ricordo che la Fondazione è un’istituzione di diritto privato e che, quindi, gli organi di amministrazione e di controllo si assumono la responsabilità  degli atti che riguardano la gestione delle risorse”.
Perchè giornali e giornalisti si impicciano di soldi di “un’istituzione di diritto privato”?
Non si vergognano?
Va bene che non sono attivisti dell’Opus Dei o di Forza Italia, ma almeno lascino in santa pace chi fa opere a fin di bene.
Questo un breve ritratto del candidato “indipendente” Vinai che sarà  appoggiato dal Pdl e da altre liste civiche:un benefattore in attesa di beatificazione politica.
Magari a sua insaputa, come il suo sponsor.

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TUTTI GLI ANZIANI IN CROCIERA: IL CONTO LO PAGA IL COMUNE

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

L’IDEA DEL SINDACO SICILIANO DI COMITINI… ILPAESINO CITATO DAL NEW YORK TIMES COME SIMBOLO DELLA CATTIVA POLITICA

Se qualche lettore di buon cuore passasse per Comitini, avverta quel paesino siciliano che il governo Monti ha varato una manovra da lacrime e sangue, le imprese chiudono, siamo in piena recessione e abbiamo sfiorato il crac: non lo sanno.
O almeno non lo sa il sindaco, che in questi mesi di vacche magrissime regala a vecchi e piccini, alla vigilia delle elezioni, una settimana di crociera.
Comitini non è un paese qualunque.
Dopo essere stato «lanciato» dal Corriere della Sera e fatto poi conoscere ai telespettatori da Michele Santoro, qualche mese fa è finito in prima pagina sul New York Times come contrada simbolo della cattiva politica e del sistema clientelare italiano: pur essendo stato svuotato dall’emigrazione e ormai ridotto 960 anime, infatti, ha 65 dipendenti comunali. Uno ogni 14 abitanti.
A colpire Rachel Donadio, all’arrivo sulla piazza del paesino a pochi chilometri da Agrigento, fu la prima immagine: due dei nove (nove!) vigili urbani che, anzichè smistare il traffico, inesistente, se ne stavano seduti al bar a bere un aperitivo.
Stando lì, le spiegarono, lavoravano: «Lavori come questi mantengono viva la città  – si giustifica Caterina Valenti, uno degli ausiliari al traffico che guadagna circa 800 euro al mese per un lavoro di 20 ore alla settimana -. «Vedi, stiamo seduti qui al bar e aiutiamo l’economia locale».
Prosit.
In chiesa stavano celebrando un matrimonio e l’inviata del giornale americano fece notare ai due che, mentre sorseggiavano l’analcolico, c’erano delle auto parcheggiate dove era vietato. Le risposero distrattamente facendo spallucce: «Evitiamo di multarli. Qui ci conosciamo un po’ tutti, è una città  così piccola…».
Avrebbe raccontato la giornalista: «A New York non ci volevano credere».
Letto l’articolo, Massimo Giletti invitò il sindaco, Nino Contino, all’«Arena» di «Domenica in». Dove spiegò: «So bene che 65 lavoratori comunali in una città  di poco meno di mille abitanti sono molti. Ma se non gli avessimo offerto un lavoro, queste persone sarebbero emigrate, magari in America. Avremmo sessanta persone e sessanta famiglie che cercano un’occupazione altrove».
E poi, che gli importa della spesa? «La città  non li paga: sono lo Stato e la Regione che lo fanno. I dipendenti sono pagati solo per il 10% dal Comune».
Peggio il rattoppo del buco.
Fatti i conti, se tutti i comuni italiani seguissero la strategia economica «rooseveltian-girgentina» di Nino Contino (che già  aveva riassunto il suo pensiero ad «AnnoZero» dicendo che se avesse potuto di assunzioni ne avrebbe fatte altre ancora perchè «zucchero non guasta bevanda») avremmo 4 milioni e 285 mila dipendenti comunali.
E da chi li faremmo mantenere: dai tedeschi e dai finlandesi?
Ma l’industrioso sindaco di Comitini eletto alla testa di una lista di centrodestra, come dicevamo, si è inventato ora un altro modo per mungere alle generose mammelle della Regione e dello Stato.
E poichè tra poche settimane ci sono le elezioni amministrative, ha avuto una bella pensata. Sistemare i tombini?
Controllare i lampioni?
Tappare qualche buco sulle strade?
No: mandare in crociera un po’ di anziani compaesani e i ragazzi della III media.
Vi chiederete: a parte l’assurdità  con questi chiari di luna di spendere soldi non per il pane ma per i circenses, non sarà  un momento sbagliato per donare proprio una crociera?
Ma lui tira diritto.
Dice di essere riuscito a recuperare 35.000 euro dall’assessorato autonomie locali e funzione pubblica della Regione e a quella somma aggiungerà  un 20 percento di fondi comunali.
Così da offrire a una trentina di vecchi, grazie a un mega sconto, la possibilità  di passare otto giorni serviti e riveriti su una nave Msc, lungo un itinerario mediterraneo che partendo dall’Italia toccherà  la Tunisia, la Spagna, la Francia.
«Si tratta della prima tappa», ha spiegato ai giornali locali, «di un progetto portato avanti in favore degli anziani. Un progetto lungo un anno che prevede oltre alla crociera anche delle altre escursioni in luoghi della Sicilia, momenti di animazione e intrattenimento e un ciclo di incontri tematici importantissimi perchè focalizzati sulle patologie della senilità  come infarto, diabete, tumore alla mammella».
E i picciliddri? Niente per i picciliddri?
Tranquilli: il buon sindaco ha pensato anche a loro.
ecidendo di regalare la crociera anche ai 14 scolaretti (e a un loro insegnante accompagnatore, si capisce) della terza media: «È un modo per festeggiare il loro primo traguardo e non potevamo che farlo approfittando di questa opportunità  economica legata alla crociera».
L’importante, si capisce, è che non se ne accorgano Mario Monti e Vittorio Grilli e il ragioniere generale dello Stato e la Corte dei Conti e tutti i tirchi che in questi mesi stanno cercando di rosicchiare euro sull’euro per contenere gli sprechi.
E che non se ne accorgano, soprattutto, i cittadini italiani. I quali potrebbero chiedersi: quando se ne accorgeranno, al governo, che la prima cosa da fare è chiudere le migliaia di rubinetti della politica clientelare da cui, goccia dopo goccia, viene disperso un mare di denaro?

Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)

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DAI FONDI DELLA “MARGHERITA” SPUNTA UNO STIPENDIO A ENZO BIANCO: 600.000 EURO PER LA SUA ATTIVITA’ POLITICA

Marzo 4th, 2012 Riccardo Fucile

DAI CONTI CORRENTI ESCONO RIMBORSI SPESE AL SENATORE CHE SI DIFENDE: “ERANO PER MIEI COLLABORATORI”…MA TRA I DESTINATARI DEI BONIFICI FIGURA ANCHE LA SOCIETA’ DELLA SUA EX SEGRETARIA

Documenti di spesa, rimborsi, costi per società  di comunicazione, francobolli e fotocopie.
In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi.
I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto.
Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi dal partito negli ultimi tre-quattro anni (quando cioè la Margherita ha finito di compiere il suo percorso elettorale trasformandosi in un’associazione politica assistita peraltro dal finanziamento pubblico dei partiti fino al 2011).
Dall’altra, però, quei panni lavati in pubblico, fanno una maggiore luce su come i Dl spendessero i propri soldi.
Elemento, che se può dispiacere a chi quei finanziamenti li ha ricevuti, fornisce un quadro d’assieme più completo della vicenda.-
Il quotidiano Libero, che nei giorni precedenti si era concentrato su un passaggio di denaro dai conti dei Dl alla campagna elettorale di Matteo Renzi (che ha negato la circostanza annunciando querela), ha raccontato di un altro passaggio di denaro: questa volta dalla tesoreria dei Dl ad una società , la M&S Congress, ritenuta vicina al Presidente dell’Assemblea federale della Margherita Enzo Bianco.
Dopo la pubblicazione dell’articolo, gli avvocati del partito di Francesco Rutelli (l’organizzazione politica è parte offesa nel procedimento giudiziario contro l’ex tesoriere Luigi Lusi, accusato di aver distratto milioni dalla cassa comune) hanno annunciato querela contro Libero, colpevole “di alcuni articoli in cui si attribuisce, contro il vero, l’opera di diffusione di presunto materiale istruttorio agli inquirenti del caso-Lusi. Vi sono prove, infatti — scrivono i legali Titta Madia e Alessandro Diddi — che le ricostruzioni e informazioni false, inesatte e contraddittorie pubblicate dal quotidiano non provengono dagli inquirenti”.
Sono al contrario “strumento di un tentativo di inquinamento dell’indagine in corso, un occulto e vano tentativo di intimidazione verso la parte offesa nel procedimento pena-le”, vale a dire i Dl.
Quei dati, quindi, non provengono dall’indagine in corso a Roma. Nondimeno esistono.
Libero, ieri, ha pubblicato dunque una serie di versamenti che la Margherita ha fatto alla società  M&S Congress, ascritti a Enzo Bianco in quanto la società  catanese con sede nella medesima via della segreteria di Bianco, è posseduta a metà  tra Mario e Patrizia Minnelli. Quest’ultima, per anni segretaria dello stesso Bianco, è anche tra i fondatori dell’associazione Liberal che fa capo al senatore.
Dai conti della Margherita a quelli della M&S Congress transita il grosso della cifra che il partito versa per l’attività  politica del presidente dell’assemblea Dl: 47.286 euro nel 2009, 151.005 nel 2010 126.359,24 nel 2011.
Sia l’amministratore unico della società  Mario Minnelli (a Libero), che lo staff di Enzo Bianco (al Fatto Quotidiano), non negano l’esistenza di questo rapporto.
La distinta dei pagamenti, però, contiene altre voci, che, fuori dalla polemica giudiziaria, hanno una loro importanza.
Secondo questo rendiconto la Margherita negli ultimi tre anni ha versato all’attività  politica di Bianco una cifra vicina ai 600mila euro.
Vale a dire: 186.639 euro nel 2009, 212.559,66 nel 2010 e 226.780,92 nel 2011.
Nel 2009 i Dl pagano infatti al presidente dell’assemblea federale le spese telefoniche (sue e della sua segreteria), per la cifra annua di 7.478 euro, 47.969 euro per i suoi collaboratori a progetto, 7.501 di contributo Inpgi, 9.875 per lo stipendio di un altro dipendente, 10.680 euro per la pubblicità  su Europa, 1.200 per un’iniziativa editoriale con l’Unità  e il Riformista, 2.933 per l’acquisto dei giornali, e altri 41 mila euro per rimborsi spese per comunicazione e propaganda (oltre a quelli della M&S, si deduce).
Nel 2010 e nel 2011, poi, tra le altre voci, compare un “rimborso spese” senza voci specifiche. E sono cifre importanti: 48.972,05 euro nel 2010 e 66.238 euro nel 2011.
Cosa sono quei soldi?
Il sospetto — che arriva dalle trincee di questa guerra — è che siano uno stipendio mascherato che il partito forniva al proprio presidente (cifra peraltro non denunciata poichè Bianco dichiara per il 2010 la sola indennità  di Palazzo Madama).
Il senatore, invece, che ammette senza difficoltà  quei versamenti, spiega che sono gli stipendi di tre collaboratori che erano in precedenza assunti dalla Margherita.
Certo i Dl potrebbero far cadere i sospetti di questa guerra (e il “tentativo di intimidazione”) se decidessero di rendere pubblico quello che, si sospetta, verrà  riversato a rate su giornali e tribunali con ben diversa eco.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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