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SENTENZA POMIGLIANO: LO SCHIAFFO PIU’ PESANTE PER MARCHIONNE

Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile

TANTE SENTENZE IN ITALIA STANNO DANDO RAGIONE AL SINDACATO DI LANDINI PER LE DISCRIMINAZIONI SUBITE… CHIAMATO IN CAUSA L’ACCORDO SEPARATO VOLUTO DAL MANAGER CANADESE

E’ lo schiaffo più pesante che Marchionne riceve in un’aula di Tribunale.
Più pesante di quello ricevuto qualche settimana fa dal Tribunale di Modena dove la Fiom aveva vinto un altro ricorso, per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (comportamento antisindacale) e in cui il giudice aveva deciso di chiamare in causa la Corte costituzionale sulla questione della rappresentanza in azienda. Stavolta, però, lo schiaffo arriva direttamente nel cuore del progetto della nuova Fiat, là  dove tutto è cominciato.
A Pomigliano sono mesi che la Fiom denuncia la discriminazione subita dai suoi iscritti nessuno dei quali, finora, era stato assunto nel nuovo stabilimento in cui si produce la Panda.
Assunzioni con il singhiozzo, tra l’altro, perchè dei 4500 operai che facevano parte dell’ex stabilimento Giovanbattista Vico, solo 2093 hanno potuto rivedere il proprio posto di lavoro.
Ma dei 2093 “richiamati” — così gli operai ci tengono a essere definiti, proprio per ribadire che assunti lo erano già  stati — nessuno proprio nessuno, aveva la tessera della Fiom in tasca.
Nemmeno nel calcolo probabilistico si può dare l’eventualità  che nemmeno uno dei 338 tesserati della Fiom non faccia parte di un corpo fatto di duemila unità . Marchionne, e tutta la Fiat, ha sempre risposto che all’azienda tutto ciò non risulta perchè, dopo la firma del contratto separato con Fim, Uilm, Ugl e Fismic, la Fiat non trattiene più le quote sindacali della Fiom e quindi non può sapere chi tra i suoi dipendenti è iscritto o meno al sindacato cigiellino.
Inoltre, è circolata la voce che una fetta degli iscritti Fiom si sia trasferita alla Fim, notizia che in realtà  confermerebbe la denuncia Fiom: per lavorare occorre non iscriversi o cambiare sindacato.
Ora, il Tribunale di Roma con la sua sentenza chiarisce la situazione e stabilisce un punto di svolta nelle relazioni sindacali del principale gruppo privato italiano. Impossibile non collegare tra loro le tante sentenze che in giro per l’Italia, a Torino come a Bologna o a Modena, stanno dando ragione al sindacato di Maurizio Landini per quanto concerne le discriminazioni subite.
E impossibile, per tutto il sindacalismo confederale, non richiamare in causa l’accordo separato firmato, proprio a partire da Pomigliano, con il gruppo Fiat — nel frattempo uscita da Confindustria — che permette all’aziende torinese di applicare le norme, i contratti e la stessa legge sulla base delle proprie esigenze.
E’ tutta la strategia di Marchionne a essere sconfessata.
La sentenza di Roma, però, scoperchia quanto è avvenuto e sta avvenendo nella stessa Pomigliano dove Marchionne ha condotto la sua sfida e conferisce una forza particolare alla Fiom che, oltre a rientrare in fabbrica, vede vittoriose tutte le proprie istanze e ribadite le proprie ragioni. Ma questo, paradossalmente, potrebbe indurre la Fiat a fare un passo estremo nella sua reiterata volontà  di lasciare l’Italia o, come annunciato dallo stesso Marchionne in una celebre intervista al Corriere della Sera, chiudere lo stesso stabilimento di Pomigliano.
Per finire esattamente dove tutto è cominciato.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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POMIGLIANO: FIAT CONDANNATA, DOVRA’ ASSUMERE 145 LAVORATORI

Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA FIOM AVEVA FATTO CAUSA AL LINGOTTO SULLA BASE DI UNA NORMATIVA DEL 2003 CHE RECEPISCE DIRETTIVE EUROPEE SULLE DISCRIMINAZIONI…19 ISCRITTI AL SINDACATO AVRANNO ANCHE DIRITTO A 3.000 EURO PER DANNO

Una nuova sentenza per Fiat.
Il Tribunale di Roma ha infatti condannato l’azienda automobilistica per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato dei metalmeccanici dovranno essere riassunti nella fabbrica.
A renderlo noto è la stessa Fiom che in un comunicato precisa che 19 suoi iscritti avranno anche diritto a 3.000 euro per danno.
Il sindacato ha fatto causa al Lingotto sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni.
Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom.
In base a una simulazione statistica affidata a un professore di Birmingham le possibilità  che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni.
Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione (nel frattempo il numero è sceso a 207) e a questa cifra fa riferimento il giudice ordinando all’azienda di assumere 140 lavoratori con la tessera dei metalmeccanici Cgil.
L’azione antidiscriminatoria — spiega ancora il legale della Fiom — può essere promossa dai diretti discriminati e se la discriminazione è collettiva dall’ente che li rappresenta. Per questo 19 lavoratori hanno deciso di sottoscrivere individualmente la causa e hanno ottenuto i 3.000 euro di risarcimento del danno.
Soddisfatto della sentenza il responsabile nazionale auto della Fiom, Giorgio Airaudo, secondo cui “oggi sappiamo con certezza che in Italia un lavoratore, anche della Fiat, può scegliere il sindacato a cui iscriversi e che questo non è usato come discriminante per la sua assunzione”.
Con la decisione del Tribunale di Roma ”si riconferma un diritto di democrazia, libertà  e civiltà ” ma si domanda se “Fiat non avrebbe fatto meglio a concentrarsi sui nuovi prodotto e le nuove strategie invece di accanirsi sulla divisione di lavoratori e sindacati, sulla strada dell’autoritarismo”.
“Finalmente è stata riconosciuta in Fiat la violazione dei più elementari diritti alla persona e premiato l’eroismi di chi ha resistito”, ha detto Giorgio Cremaschi, di Rete 28aprile della Cgil, che spera “si mandino i carabinieri da Marchionne per fargli rispettare la sentenza”.
Poche parole invece per il leader della Cisl Raffaele Bonanni secondo cui “quello che fa la magistratura va bene comunque”, ma la Uilm (sindacato metalmeccanici della Uil, ndr) della Campania non esclude un ricorso contro la sentenza del Tribunale di Roma.
Il segretario Giovanni Sgambati ha infatti sottolineato che “anche la Uilm ha tanti iscritti che ancora non sono stati riassorbiti, ed è impensabile che la Fiom abbia un canale preferenziale grazie ad una sentenza”.
Il governatore della Puglia Nichi Vendola (Sel) osserva su Twitter che “ancora una volta un tribunale sanziona lo stile discriminatorio della Fiat di Sergio Marchionne” e che “la violazione di diritti fondamentali dei lavoratori non è compatibile con la democrazia e con la modernità ”.
Una condanna che arriva a pochi giorni dalle proteste degli operai dello stabilimento Powertrain a Termoli (in provincia di Campobasso) che sono saliti sul tetto dell’assessorato al Lavoro della Regione Molise.
Il motivo è il taglio degli stipendi, una decurtazione di circa 250 euro, per i lavoratori iscritti al sindacato di Landini.
Il ritocco al ribasso delle buste paga è avvenuto nel maggio scorso, dopo risposta a una sentenza del tribunale di Larino che nel febbraio ha imposto alla Fiat di riconoscere la rappresentanza sindacale degli iscritti al gruppo metalmeccanici della Cgil, contro il nuovo contratto nazionale sottoscritto da Fim, Uilm e Ugl.
Il giudice ha anche richiamato l’applicazione del contratto del 2008, quello che la casa automobilistica ha ritenuto di applicare agli iscritti Fiom non assegnando il premio di 250 euro circa previsto con l’accordo del 2011.
A maggio inoltre il Lingotto ha deciso per la prima volta nella sua storia la cassa integrazione straordinaria della durata di sei giorni per tutti i 5.400 dipendenti degli Enti Centrali di Mirafiori, la maggior parte impiegati.
“E’ una pessima notizia: vuol dire che anche a livello della testa di Fiat ci sono forti problemi” ha commentato Edi Lazzi, responsabile V lega Fiom.
I giorni di cassa integrazione sono stati il 14, 15 e 21 giugno e i prossimi sono fissati per il 12, 13 e 19 luglio.
Queste date vanno ad aggiungersi a quelli già  programmati per domani e per il 20 luglio, in cui ci sarà  la chiusura dello stabilimento utilizzando i permessi personali dei lavoratori.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TENSIONE AL VERTICE DEL PD, IRROMPE VELTRONI: “ATTENZIONE CHE A LUGLIO CI SARA’ LA CRISI”

Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile

L’EX SEGRETARIO RITIENE CHE BERLUSCONI SIA PRONTO A STACCARE LA SPINA AL PROFESSORE…MA NEL PD LAVORERANNO PERCHE’ NEL PDL RESTINO ATTACCATI ALLA CORRENTE DELL’ALTA TENSIONE

Doveva essere una riunione come tante altre, una di quelle in cui si fa il punto dello stato dell’arte, si parla degli impegni futuri, si fa un’analisi politica di quello che sta avvenendo e ci si confronta.
E, invece, quella di due sere fa alla Camera è stata una riunione del gruppo del Partito democratico del tutto inusuale.
Anzi, è stata una riunione di svolta.
Per la prima volta da tanto tempo, qualcuno ha buttato un macigno nello stagno delle sicurezze legate al futuro della legislatura, del governo e delle possibili elezioni anticipate.
Quando, insomma, nessuno se lo aspettava, uno solitamente silenzioso come l’ex segretario Walter Veltroni ha preso la parola e ha lanciato un allarme, quasi a voler condividere con i “compagni” non solo una premonizione infausta, ma qualcosa di più: l’imminenza dell’apertura di un nuovo capitolo di lotta parlamentare.
A fronte del quale il Pd sarà  chiamato a fare delle scelte che, se sbagliate o intempestive, potrebbero anche rivelarsi esiziali per il suo futuro.
à‰ successo poco dopo la fine della diretta dal Senato e il voto sull’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi.
E subito dopo che le agenzie di stampa avevano battuto la notizia di un Silvio Berlusconi di nuovo sulle barricate sulla questione dell’uscita possibile dall’euro.
Il segretario Pier Luigi Bersani aveva parlato fino a quel momento con tono più grave del consueto, a quello che raccontano alcuni dei presenti.
Il suo discorso era stato tutto incentrato sulla riforma del lavoro. Che sì, “la dovremo votare — avrebbe detto il segretario Pd — ben sapendo che colpisce direttamente quelli che ci votano”, che, insomma “questa riforma cade tutta su di noi, non su di loro”, intendendo con “loro” il Pdl.
Visto il tono del segretario, sembra che sulla riunione sia calato un silenzio molto pesante, interrotto solo dall’intervento di una deputata che ha ripreso le fila del discorso del segretario auspicando un’azione del Pd che potesse riacciuffare quelli che “ci hanno votato” ma che, con la riforma del lavoro, dopo forse ci penseranno su un po’.
Poi è arrivato Veltroni. “Ma non vi siete accorti — ha esordito l’ex segretario — di che cosa stanno facendo quelli? ”.
Dove “quelli” sono il Pdl e Berlusconi. “Non vi siete accorti proseguito — di come sono cambiati i loro toni anche dall’ultima fiducia, quella sulla legge anti-corruzione? Non vi dice nulla tutto questo? ”.
Nel silenzio tombale, Veltroni ha spiegato la sua versione dello stato delle cose.
Che, cioè, Berlusconi si starebbe preparando a staccare la spina al governo Monti.
Se il premier tornerà  da Bruxelles con meno risultati del previsto o — peggio — a mani vuote dal consiglio europeo del 28 giugno, allora scatterà  l’addio ai tecnici.
I segnali, secondo Veltroni, sono inequivocabili, a cominciare da quei sondaggi che, secondo voci della ex maggioranza, continuano a parlare in negativo.
Tanto in negativo da indurre Berlusconi a pensare di poter staccare la spina al governo per andare ad elezioni anticipate, non certo per chiedere un rimpastino, un Monti bis.
Una disamina, quella di Veltroni, che ha ammutolito per qualche lunghissimo minuto tutto l’uditorio.
Sembra che Bersani abbia ascoltato l’intervento con aria molto preoccupata, ma di fatto condividendo appiano la visione ventroniana dell’imminente show down causato dai berlusconiani in cerca di mantenere l’elettorato scontento e in libera uscita. “Quello che dobbiamo fare noi — è stata la conclusione di Veltroni — è fare in modo che se questi staccano la spina, poi restino attaccati alla corrente dell’alta tensione”. Quasi un grido di battaglia. Che è stato capito da tutti. Ma poi nessuno ne ha più voluto parlare.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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