Marzo 4th, 2013 Riccardo Fucile
SPARISCONO LE TABELLE CON GLI STIPENDI DI GOVERNATORI E CONSIGLIERI REGIONALI, CHIAMALA SE VUOI TRASPARENZA
Ma come è venuto in mente a quelli della Conferenza delle Regioni di rimuovere dal sito la tabella con
gli stipendi e le diarie dei governatori e dei consiglieri?
Diranno: ora ci sono link delle leggi locali. Cliccate a caso: uno scroscio di commi, codicilli, subordinate…
Non è trasparenza: è una presa in giro dei cittadini.
Prima potevano confrontare vicepresidente e vicepresidente, assessore e assessore… Ora no.
Davano fastidio le tabelle insolitamente chiare? Le hanno tolte per toglier acqua ai pesci dell’«antipolitica»?
È sbalorditivo che dei «professionisti» (presunti) non capiscano i danni che fanno alla politica con errori così madornali.
Di questi tempi, poi…
Tutti lì a chiedersi sgomenti: e ora, cosa fare?
Cambiate, è la risposta.
Il risultato delle urne, oltre a un mucchio di problemi, offre a un sistema in crisi l’occasione di sterzare prima dell’abisso.
Facendo finalmente cose indispensabili non per tirar su una diga contro l’ondata grilliana ma per recuperare un rapporto decente coi cittadini.
Proprio il trionfo di Grillo, senza manifesti, spot o camion-sandwich, smonta la tesi abusata che «i costi della politica» (esagerazioni e privilegi compresi) siano «i costi della democrazia».
Non è così.
Mentre il Pil precipitava sotto ai livelli del 2001, i costi del Palazzo hanno continuato a salire: del 65% in un decennio le spese correnti del Senato, del 43% il costo del consiglio regionale del Lazio solo dal 2007 in qua.
Mentre imponevano agli italiani tagli drastici e immediati, «loro» contenevano o rimandavano i propri.
Tanto che i consiglieri uscenti stanno facendo le pratiche per vitalizi regionali che qua e là si possono avere ancora a 50 anni.
Proprio l’obbligo di recuperare la fiducia dei cittadini nella politica impone misure urgentissime anti Casta. Intorno cui cercare intese.
Certo, alcune richiedono modifiche costituzionali.
Ma se c’è la volontà , si è visto sull’obbligo del pareggio di bilancio, si fanno in fretta.
Per rivendicare la propria centralità il Parlamento deve cambiare se stesso.
Siamo gli unici al mondo a imporre a un governo di guadagnarsi due fiducie in due Camere.
Non ce lo possiamo più permettere.
I parlamentari devono far chiarezza sugli stipendi loro e dei collaboratori. Fanno un lavoro importante, hanno diritto a buste paga decorose.
Ma basta con le ambiguità sui collaboratori. E basta con l’andazzo dei due mestieri insieme, magari usando il ruolo parlamentare a favore dei clienti privati.
Nei Paesi seri chi fa il deputato fa quello e basta. Così magari s’attacca meno alla poltrona. Vale per Roma, vale per le Regioni.
Ancora: va spezzato quel rapporto anomalo costruito da una classe politica mediocre con la burocrazia.
Più gli eletti sono scadenti, più devono affidarsi a burocrati (spesso strapagati) che diventano gli unici in grado di fare e poi interpretare gli atti.
E dunque hanno interesse a rallentare ogni svolta vera che li renda meno indispensabili.
Ma il punto di partenza, insieme con atti di rottura quali l’abolizione delle Province visto che tranne la Lega si dicono tutti d’accordo, deve essere la trasparenza.
Tutto online. Senza furbizie.
Dai bilanci (leggibili però…) degli organi costituzionali a quelli delle municipalizzate, dai finanziamenti ai partiti fino ai patrimoni di ministri e parlamentari: gli italiani devono poter sapere come sono spesi i loro soldi e da chi.
Non sarà semplice?
Non lo sarà neanche per i cittadini recuperare la fiducia perduta.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: la casta | Commenta »
Marzo 4th, 2013 Riccardo Fucile
IL PATRON LUXOTTICA: “GRILLO PREMIER? PERCHE’ NO?”…ANCHE IL LEADER DEL ’77 LO HA VOTATO “CONTRO LA DITTATURA FINANZIARIA”
Ci mancava solo l’«entusiasmo» dell’odiata (da Grillo) banca d’affari americana Goldman Sachs per il successo dei 5 stelle.
Già , perchè tra professori veri e onorevoli trombati che s’improvvisano tutor dei grillini, imprenditori da 7 miliardi l’anno, ex leader di estrema sinistra, cantanti e attori, ormai la corsa a salire sul carro grillino sta diventando un piccolo tsunami.
Una moda, anche
E così si assiste al coming out del leader del ’77 bolognese Franco Bifo Berardi, che ha votato 5 stelle «per tentare di mettere un freno alla dittatura finanziaria».
Guarda caso, è lo stesso partito cui guarda con simpatia il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio, uno che ha sempre ammirato il Cavaliere.
«Grillo premier? Perchè no? Non credo sia più stupido di quelli che abbiamo avuto fino adesso. E poi ho molta fiducia nei giovani e aspiro al cambiamento», ha spiegato
Nel nord-est non è certo un’opinione isolata.
Del resto, il comico e il fedelissimo Casaleggio, in campagna elettorale, avevano organizzato incontri con gruppi di imprenditori proprio in Veneto.
E il guru aveva molto insistito su temi come l’abolizione dell’Irap, cercando di fare leva sulla delusione per le promesse mancate, in tema di fisco, di Pdl e Lega.
Alcuni, come il leader della Confartigianato veneta Giuseppe Sbalchiero, avevano mostrato subito la loro simpatia, ma non è stata certo la regola
Anche nel mondo dello spettacolo, da sempre serbatoio di appelli ed endorsment pro-sinistra, s’affollano le dichiarazioni d’amore.
Dario Fo seguiva le mosse grilline fin dalla Woodstock a 5 stelle del 2010 a Cesena e dunque si può considerare un precursore.
Celentano aveva fatto capire le sue simpatie prima del boom, mentre Fiorella Mannoia, presenza assidua delle piazze di sinistra negli ultimi vent’anni, ha fatto “coming out” solo dopo il voto: «Sarò sincera, sono contenta per il M5S», ha scritto in un tweet da Cuba.
“Sono di sinistra. È per questo che non ho votato Pd», ha replicato alle critiche dei suoi fans. Anche Franco Battiato, impegnato come assessore nella giunta Crocetta in Sicilia, ha spezzato una lancia: «Beppe ha un’intelligenza politica notevole. Rivoluzionaria», ha detto.
«Questi non sono come i sessantottini, stavolta mi pare che il cambiamento sia più serio».
Ieri sulla spiaggia davanti la sua villa al mare in toscana, accanto al comico è comparso lo scrittore Stefano Benni, amico di vecchia data, che già aveva collaborato col blog grillino.
Intanto, da varie parti, spuntano docenti ed esperti, soprattutto di economia e ambiente, che si professano fedeli dei 5 stelle.
Sul Fatto quotidiano (giornale certo non antipatizzante) compaiono anche le autocandidature dell’ex Idv Franco Barbato e dell’ex ministro Pecoraro Scanio per fare da tutor alla nuova truppa parlamentare.
Un affollamento di esperti o presunti tali che provoca la reazione stizzita di Grillo: «I contributi sono sempre bene accetti, ma non l’utilizzo del M5S per promuovere se stessi…».
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Marzo 4th, 2013 Riccardo Fucile
ENRICO CAPPELLETTI, CAPOLISTA M5S IN VENETO, NEL 1996 FU CANDIDATO DELLA LEGA NORD NEL COLLEGIO DI PADOVA… NEL 1998 ALLE COMUNALI DI ALIGNASEGO BATTE’ OGNI RECORD: PREFERENZE ZERO
“Noi non abbiamo mai chiuso le porte a nessuno, nè al centrosinistra nè al centrodestra qualunque
fosse stato il risultato delle elezioni. E siamo pronti ad un confronto con il Pd sulle cose da fare. Se ci verranno presentate proposte condivisibili, l’accordo, il nostro sostegno non mancherà , anzi sarà facile se ci sarà buona volontà di trovare punti in comune”.
Nella polemica post elettorale in cui Grillo nega qualsiasi fiducia al Pd, ad aprire al confronto col centrosinitra è il capolista in Veneto per M5S Enrico Cappelletti.
Un candidato che il Pd di Padova aveva attaccato nei girni scorsi su twitter con l’hashtag #riciclato5stelle visto che “nel 1996 era il candidato della Lega Nord — trombato — nel collegio 15 di Padova Centro.
Nel 1998 riesce a battere ogni record pigliando 0 preferenze alle comunali di Albignasego”.
Cappelletti aggiunge che “le cose da fare sono chiare: conflitto di interessi, legge sulla corruzione da rifare, costi della politica, e la priorità assoluta: la riforma della legge elettorale. E soprattutto misure urgenti per il lavoro e lo sviluppo. Anzi — precisa — se potessimo essere noi a presentare queste proposte se ci venisse detto ‘presentateci le vostre proposte’, lo faremmo subito, domani mattina”.
E “sui punti di questo programma l’accordo è possibile ed auspicabile”, assicura il neosenatore vicentino che annuncia: “Già lunedì prossimo decideremo sui capigruppo alla Camera e al Senato“.
E’ il nuovo che avanza…
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Grillo | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“IL QUIRINALE HA CHIESTO INFORMAZIONI SU DI ME, MI HANNO DETTO “TI DISTRUGGONO” E TENTATO DI FERMARMI”… DURNWALDER E’ ACCUSATO DI AVER SPERPERATO 1,6 MILIONI DI EURO
Il Quirinale ha fatto pressioni sui vertici della Corte dei conti per aiutare il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il leader del partito Sà¼dtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder, citato in giudizio per un danno erariale di 1 milione e 600mila euro.
La denuncia proviene dal procuratore regionale della Corte dei Conti in Trentino Alto Adige, il procuratore Robert Schulmers, che racconta tutto in una serie di lettere indirizzate al suo capo, il procuratore generale della Corte dei Conti Salvatore Nottola, dal quale si è sentito abbandonato, e anche al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Contabili, Tommaso Miele, oltre che ai colleghi della mailing list dell’associazione magistrati.
Il Fatto pubblica i contenuti delle lettere nelle quali è citato anche il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, perchè avrebbe chiesto al procuratore Schulmers di darsi una calmata con i politici.
La lettera più devastante è del primo marzo scorso.
Schulmers scrive al procuratore generale Nottola contestandogli il suo comportamento: “In data 5 giugno 2012 il Presidente provinciale Luis Durnwalder si reca in visita ufficiale al Quirinale e, tra una chiacchiera e l’altra — scrive il procuratore del Trentino al suo capo — chiede un intervento del Capo dello Stato, come già scritto in precedenza. Dopo neppure un paio di giorni arriva una tua (di Nottola, ndr) telefonata in cui, come prima cosa, mi chiedi se ho un numero di telefono diverso da quello della Corte su cui chiamare. No, mi dispiace, io uso solo quello. Ma ho già capito”.
Cosa c’era di così delicato da riferire, dopo l’incontro al Colle Napolitano-Durwaldner?
Prosegue Schulmers: “Mi metti al corrente che la settimana entrante, credo di martedì, ti attende un appuntamento con un personaggio importante che ti deve raccontare delle cose su di me e non vuoi essere impreparato. Mi chiedi di predisporre una relazione sulla situazione. Ma di spedirtela non all’indirizzo della Corte, ma al tuo indirizzo di posta elettronica privata. Non vuoi che resti nulla sul server della Corte”.
Il giovane procuratore altoatesino si trova improvvisamente sul banco degli imputati di fronte a un’autorità potentissima: la presidenza della Repubblica.
Schulmers sa benissimo che il leader di Svp è un personaggio chiave per gli equilibri nazionali.
Il partito guidato da Durwaldner è il collante politico che tiene queste terre legate all’Italia e in particolare al centrosinistra.
L’ennesima conferma dell’importanza di Svp si è avuta nelle elezioni della scorsa settimana.
Il distacco tra i due poli alla Camera è stato di 124 mila voti e con i 146.804 della Sud Tirol Volkspartain, il centrosinistra ha agguantato il premio di maggioranza alla Camera.
Svp è stato premiato con cinque deputati.
Schulmers, dal 2006 sostituto della Corte dei Conti e dal 2011 capo della Procura regionale, è visto come un rompiscatole troppo attivo, che magari con l’intenzione di far rispettare la legge italiana, rischia di far prevalere la minoranza secessionista.
Ecco perchè ogni volta che il presidente Durwaldner va al Quirinale e sorride con Napolitano, Schulmers si rattrista.
Il 9 giugno 2012, dopo la telefonata di Nottola, scrive: “Quando settimana scorsa il Presidente Durnwalder si è recato in visita ufficiale al Quirinale ho sperato (per il rispetto e la fiducia che ho nelle Istituzioni) che non si ripetesse quello che è già successo qualche anno fa quando Napolitano venne in visita a Bolzano”.
A cosa si riferisce il Procuratore regionale?
Nel 2008 il magistrato contabile aveva contestato ai politici della Provincia di avere buttato dalla finestra i soldi pubblici investendo nel carrozzone dell’aeroporto di Bolzano.
La Procura era arrivata a chiedere e ottenere il sequestro dei beni dei consiglieri. Anche in quel caso, secondo Schulmers, c’era stata una strana coincidenza temporale: poco dopo un incontro tra Napolitano e il presidente della Provincia, era stato disposto il dissequestro dai giudici contabili.
Non finisce qui però.
Dopo la telefonata Schulmers nel suo sfogo ricorda anche un incontro con Nottola: “Qualche giorno dopo mi chiedi di raggiungerti presso una località termale trentina perchè mi devi mettere al corrente sugli sviluppi della situazione. Passeggiamo lungo un bellissimo parco, scegli una panchina isolata, e giù a raccontarmi del personaggio quirinalizio, che non mi nomini, ma che ti avrebbe raccontato cose su di me, pregandoti di “non prendere appunti” perchè il Quirinale non voleva essere formalmente coinvolto nella vicenda. Mi dici che mi riferisci solo il 10% di quello che ti è stato detto. Ma a me basta. Mi riferisci di come si sia cercato di delegittimarmi, parlandoti di miei presunti insuccessi processuali. Mi dici di come tu abbia cercato di spiegare che ciò non è vero, perchè appartiene alla fisiologia del processo. Mi dici che comunque stai dalla mia parte, che le pressioni le conosci, per averle subite in passato, e mi chiedi di predisporti quanto prima uno specchietto delle sentenze (…). Ti serve perchè comunque vuoi rispondere al Presidente della Repubblica”.
Con una mail, mercoledì 27 giugno 2012, Schulmers elenca le sentenze scaturite dai suoi procedimenti.
Si difende come può. Il 29 giugno 2012 addirittura il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, è a Bolzano “con un calice in mano e qualcosa nell’altra, mi dice quello che mi deve dire. Ma senza tanta convinzione, con bonomia, perchè forse, sentendomi parlare durante il giudizio di parifica, ha già capito la persona. Mi dice che sarebbe contento di vedermi a breve a Roma. Ma io devo andare in ferie e non ci penso proprio”.
Schulmers spiega in un’altra lettera del 26 febbraio: “Giampaolino, mi ha chiesto — nelle mie funzioni di Procuratore regionale — di stare più tranquillo nei confronti dei vertici politico-istituzionali della Provincia autonoma di Bolzano, ‘altrimenti questi ti-ci distruggono’.
Stando infatti ai nostri vertici istituzionali, Il Presidente provinciale, già condannato una volta dalla locale Sezione per una questione bagatellare, in attesa di giudizio in due altri processi pendenti (…) e al tempo sottoposto a altre due indagini, si era lamentato del Procuratore regionale, agli inizi di giugno 2012, nientemeno che presso il Quirinale”.
Si arriva così all’epilogo: “a fine gennaio, quando mi “consigli” caldamente di archiviare la vertenza di cui sappiamo (…) di punto in bianco, venerdì 25 gennaio 2013, alle ore 09.22, mi arriva una mail che per noi in Procura è a dir poco un fulmine a ciel sereno. E lo sai benissimo. Mi rappresenti le tue conclusioni sulla vicenda, che però nessuno ti ha chiesto, “affinchè tu possa regolarti” (regolarmi? Ma non era un consiglio?). Mi dici che, a distanza di più di un mese, ti saresti improvvisamente accorto che il decreto di sequestro impugnato dalla Provincia di Bolzano dinanzi alla Corte costituzionale sarebbe illegittimo, (….) Ritieni addirittura che non sarebbe “opportuno” coinvolgere la Presidenza del Consiglio per arrivare a una pronuncia della Corte costituzionale, secondo te, certamente negativa. Come se il governo non fosse in grado di prendere da sè le scelte da esso ritenute più opportune. Mi inviti perentoriamente a “studiare un sistema per uscirne” (studiare un sistema per uscirne? Ma da dove?). Mi scrivi che dovrei “revocare il decreto di sequestro e archiviare la vertenza. Bisognerebbe però trovare una motivazione non basata sulla presentazione del ricorso ma che avesse il senso di un’autonoma decisione.”.
Mi dici di rifletterci “e poi mi farai sapere (ma con una certa sollecitudine)” (ti devo fare sapere con una certa sollecitudine? E perchè mai? Per riferire a chi? E, soprattutto, sulla base di quale norma?)”. (….) Ti chiamo subito e ti sento in evidente imbarazzo. Non sapendo cosa raccontarmi mi liquidi dicendo che devi andare in Cassazione. Rimango basito”.
E solo a quel punto Schulmers pubblica tutto sulla mailing list.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Giustizia, Napolitano | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
E GRILLO GIA’ DETTA LE REGOLE DA PRIMA REPUBBLICA: “L’ELETTO NON PUO’ FARE IL CAZZO CHE VUOLE”
Un «conclave» a porte chiuse, per guardarsi in faccia e decidere cosa fare nei prossimi giorni. 
È cominciato a Roma al Saint John l’incontro dei neoeletti Cinque Stelle.
Il nome dell’albergo è stato tenuto segreto fino all’ultimo per evitare i giornalisti. Al Saint John era stato allestito il quartier generale durante le elezioni.
INCONTRO CON GRILLO E CASALEGGIO
Provenienti da tutta Italia, i neoeletti del M5S arrivano a Roma alla spicciolata.
«Io sono venuta in aereo anche se sono contro l’aereo perchè inquina troppo. Ma costava meno del treno», dice tra gli altri Laura Castelli, 26 anni, partita da Torino.
«Non ho ancora trovato casa. Spero di avere il tempo di farlo in questi giorni», aggiunge un altro parlamentare che vuole restare nell’anonimato.
Tante le questioni sul tavolo, dalla fiducia, passando per le consultazioni, la nomina dei capigruppo, fino al comportamento da tenere con la stampa. Ma non solo.
Grillo — che con Gianroberto Casaleggio sarà presente da domani – non conosce molti di quei ragazzi, non li ha mai visti e non ci ha mai parlato al telefono. E loro — i deputati e i senatori — non hanno ancora visto «Beppe» di persona.
Nella saletta affittata all’Hotel Saint, le sedie sono state disposte in circolo, proprio perchè l’obiettivo dell’incontro domenicale è innanzitutto conoscersi.
All’ingresso, vengono consegnati i nomi in liste divise per regione, per Camera e Senato.
Da lunedì, con l’arrivo di Grillo e Casaleggio, si discuterà della linea da tenere.
Se infatti nei giorni scorsi il leader del M5S ha tuonato a gran voce «non siamo in vendita» all’indirizzo di Bersani, Renzi, D’Alema e Vendola, la posizione va ribadita anche con quei neofiti della politica che tra pochi giorni si troveranno tra i banchi di Palazzo Madama e di Montecitorio.
«CIRCONVENZIONE DI ELETTORE»
Intanto appare sul blog dello stesso Grillo un post dal titolo «Circonvenzione di elettore» in cui finisce sotto esame l’articolo 67 della Costituzione.
Che, si legge nel blog «recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati nè verso il partito in cui si sono candidati, nè verso il programma elettorale, nè verso gli elettori. Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno».
Quindi, aggiunge il leader del M5S, bisognerebbe «cacciare a calci» i parlamentari che cambiano casacca.
«TEMPO PER DECIDERE» –
Le giornate a porte chiuse saranno più di una. «Ci serve tempo, con tutto quello che abbiamo da programmare e da decidere», spiega via sms Giulia Sarti, neoeletta alla Camera, candidata come capolista in Emilia Romagna.
«Di più non posso dire, stacco il telefono», conclude.
Già , perchè se c’è voglia di festeggiare, c’è anche grande preoccupazione per il futuro. E fastidio nei confronti della stampa che viene tenuta a debita distanza. Per la grande maggioranza dei 163 grillini sarà la prima occasione fare conoscenza dei futuri «colleghi».
La consegna per chi parteciperà all’incontro è il silenzio assoluto.
Degli eletti, 109 sono deputati, 54 i senatori.
L’età media è di 39 anni (32 alla Camera, 46 al Senato), mentre le donne sono il 35,8%.
Marta Serafini
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Grillo | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DEL PREMIO NOBEL HA GIA’ PRESENTATO UNA PETIZIONE: ECCO LE COSE DA FARE NEI PRIMI 30 GIORNI
«Stiamo per aprire un dibattito in Rete. La parola d’ordine è: non perdiamo questa occasione. Se qualcuno pensa che, tornando a votare, Grillo raddoppia i voti sbaglia ragionamento».
Jacopo Fo ha pronta una piattaforma di proposte da mettere sul web perchè centrosinistra e grillini si parlino, al di là dell’«isteria della politica italiana che si nutre di scambi di insulti».
Quindi, Jacopo Fo lei fa da mediatore?
«Ma no!».
Però lancia in Rete le proposte per il confronto?
«Stiamo organizzando un dibattito online per combinare proposte e persone, idee e interlocutori. Una petizione è già partita mercoledì scorso, ha avuto 15 mila adesioni, ci vuole qualcosa in più. Ma siamo solo persone di buona volontà , e non è facile. Si tratta delle cose da fare nei primi 30 giorni di governo. Ci sono i grandi passi — il taglio dei costi della politica, dei parlamentari, le norme sui partiti, il sostegno alle famiglie in disperazione — e parallelamente i piccoli passi. Penso a una serie di cose che comportano un risparmio quotidiano».
Quali, per esempio?
«Una riforma che varrebbe il 3% della bolletta energetica è l’obbligo di mettere il termostato in particolare negli spazi pubblici, dove i caloriferi vanno spesso a palla. L’ingegnere Maurizio Fauri, dell’università di Trento, ha individuato poi, dove tagliare gli 80 miliardi di spreco energetico. Altro esempio, il giudice Gerardo D’Ambrosio, quand’era senatore, presentò un pacchetto di leggi sulle spese della giustizia. Mia madre, Franca Rame, allora anche lei senatrice, cercò di portarle avanti. Niente da fare, sono leggi rimaste dormienti».
In definitiva lei crede che si riuscirà a uscire dallo stallo e Grillo accetterà un governo con il centrosinistra?
«Sì, mio padre Dario Fo l’ha detto più volte: Grillo non è un marziano».
Non sembrano esserci le premesse.
«Se togliamo gli insulti che Beppe e Bersani si sono scambiati, mi pare che abbiano entrambi detto che possono ritrovarsi su un programma. Il segretario del Pd deve cercare la quadra e il M5S deve rispondere agli italiani perchè, se non succede nulla di quanto promesso, non lo votano più».
Si metteranno d’accordo, per forza?
«Perchè non dovrebbero? Sarebbe da folli, come da folli è un’Italia che butta 60 miliardi di euro per via della corruzione, 80 miliardi per lo spreco energetico, 60 miliardi in burocrazia, per non parlare dell’evasione fiscale, delle mafie. L’ingovernabilità deriva dalle lotte di lobby. Se neppure un partito che nasce dal nulla, come i 5Stelle, riesce a cambiare la situazione…».
Magari Grillo appoggerebbe un governo ma non con Bersani premier?
«Penso che solo Bersani e Grillo insieme possano gestire il cambiamento, e non sono bersaniano, ho fatto campagna elettorale per Sel. Quando sento che il Pd richiama Renzi, che ha perso alle primarie, allora temo che si avvitino in qualche lotta d’apparato».
Sul web circola un paragone tra un discorso di Hitler e le dichiarazioni di Grillo, che a sua volta chiama Bersani “zombie, morto che parla”.
«Abbassiamo i toni. La reazione di Grillo viene dopo 19 anni di insulti».
L’Italia ha consegnato il paese ai clown, come dicono all’estero?
«Si interroghino anche sul perchè l’Italia è stata l’ufficio affari sporchi dell’Occidente. De Gregorio è stato pagato da Berlusconi, ma credo anche gli Usa volessero fare cadere Prodi».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
argomento: Grillo | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL SUCCESSO NON SI MISURA CON UNO SCRANNO DA SCALDARE MA CON L’ESSERE STATI PROTAGONISTI DI SCELTE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO ATTORNO A NOI… IL FATTO DI ESSERE QUI OGGI E’ ANCHE MERITO LORO
Provate a scorrere le foto dei 108 grillini eletti alla Camera e avrete di colpo la sensazione che è
successo davvero qualcosa di storico: finalmente un esercito di giovani, vestiti da giovani (sembra banale, ma non è così) è entrato in una sede normalmente abitata da maschi anziani, spesso sovrappeso, con brutte grisaglie e un accento dialettale, persone con cui capivi di non avere nulla a che spartire, anni luce lontane dalla tua vita.
Con tutto il rispetto: ma il paese non è solo quello, le nuove generazioni parlano le lingue, viaggiano, sono molto più colte e fino ad ora non avevano nessuno che le rappresentasse nel luogo deputato alla rappresentanza del paese.
I palazzi della Camera dei Deputati, che ho avuto modo di frequentare in un curioso periodo della mia vita, sono davvero un mondo fuori dal mondo.
Burocrazia, sprechi inutili, dalla carta alle agende, procedure assurde, commessi che guadagnano migliaia di euro senza fare granchè, impiegati e funzionari che guadagnano centinaia di migliaia di euro facendo normalissimi lavori.
Ma soprattutto, evitiamo echi demagogici, si respira là dentro un’aria tombale, antichissima, che si rispecchia nell’arredamento e nei tendaggi, nei quadri spettrali, nelle piante solenni e un po’ ridicole, nei gabbiotti all’entrata dove bisogna passare controlli come quando si vola verso Israele.
Un parlamento finalmente ringiovanito, molte donne: addio vecchie, tetre grisaglie. Ma mentre Razzi e Santanchè restano dentro, tra gli addii ci sono tre persone che, grazie al coraggio di rompere il silenzio e resistere a leggi ad personam, hanno permesso di arrivare fino qui. Eppure sono fuori dal Parlamento, mentre Razzi e Santanchè no.
È magnifico che i nuovi deputati siano diversi, più giovani e con tante donne, oltre un terzo.
Ma nel toto eletti e “trombati” che si è fatto ieri c’è un aspetto che mi ha colpito in particolare: la legge elettorale ma anche il modo in cui sono andate le vicende di questo paese hanno fatto sì che, alla fine, siano entrati i vari Razzi e Santanchè e siano rimasti fuori alcuni che hanno invece, nell’ultimo Parlamento, sono stati tra i pochi che hanno fatto un’efficace opposizione a Berlusconi, rendendo possibile il cambiamento di cui oggi siamo testimoni.
Gianfranco Fini, l’uomo che per primo ha osato spaccare un partito di uomini adoranti, di deputati per lo più gregari incapaci persino di pensarsi senza Berlusconi, come si è visto durante il periodo in cui si pensava di fare le primarie (che poi, incredibilmente, sono state cancellate).
È stato Fini ad aver rotto il silenzio, ad aver gridato “basta con questo scempio”, ad aver tentato di riportare in agenda i temi giusti, non solo le leggi ad personam, a cercare, insomma, di rappresentare quella destra normale che è sempre mancata al paese.
Il suo progetto è fallito, forse per fragilità e debolezza. Non ha giovato la casa di Montecarlo, la questione del cognato e molte altre cose sui cui avrebbe dovuto essere più accorto. Eppure vederlo fuori mi dispiace, davvero.
Antonio Di Pietro: un uomo passionale e cocciuto, che pur con il suo linguaggio e i suoi modi per i lunghi anni del potere berlusconiano lo ha contrastato in tutti modi, denunciando ogni inciucio, intervenendo su ogni tentativo di strappare la democrazia. Di Pietro è stato un vero cane da guardia, molto più, certo volte, dei giornali che dovrebbero svolgere questa funzione e sicuramente molto più di un partito democratico afono e debole.
Così debole che Berlusconi è caduto non per motivi per politici, ma a causa dello spread .
Fa impressione vedere come un partito che ha svolto una funzione importante, l’Italia dei valori, arrivato anche all’8-10 per cento, si sia polverizzato in un attimo.
E fa molto onore a Di Pietro il fatto che si sia dimesso anche dalla presidenza del partito.
Come nel caso di Fini, è stato letale per lui farsi coinvolgere, meno di altri, ma comunque troppo, nel familismo amorale, o comunque non troppo morale, nella tentazione di includere la sua famiglia in politica.
Ma gli è stato fatale soprattutto non aver scelto i suoi uomini bene, aver pescato dove non avrebbe dovuto: invece di mettere donne e giovani, il, suo partito era per lo più composto da quegli uomini anziani in grisaglia e con scarsa cultura: bastava conoscerli per capire che le cose non sarebbero andate bene.
Peccato per Di Pietro, però.
Nessun familismo amorale per Giulia Bongiorno, una che la famiglia se l’è fatta fuori da ogni canone, con coraggio, da sola, con un figlio quando era già oltre i quaranta fatto da sola e una carriera professionale costruita con una grinta e un’intelligenza fuori misura.
Giulia Bongiorno presidente della Commissione Giustizia ha fatto più contro le leggi ad personam di Berlusconi di tutta l’opposizione messa insieme.
È stata un baluardo di legalità , si è sempre attenuta a ciò in cui davvero crede: il valore delle regole, anzi di più, delle leggi e dei valori che incarnano.
Contro ogni tentativo di distruggere lo stato di diritto.
Anche lei è fuori dal Senato, oltre ad aver perso la sua battaglia come candidata presidente della Regione Lazio.
Tre storie politiche di persone che hanno avuto il coraggio di cambiare e di lottare e sono rimaste fuori, mentre il caso ha premiato altri inetti e spesso gregari.
Succede spesso anche nella nostra vita: che una scelta di rottura, di anticonformismo spesso non abbia quel riconoscimento che uno si aspetterebbe, mentre chi vive da succube resta protetto.
Un po’ è così: cambiare significa rischiare, e rischiando si può anche fallire.
Ma tutto sommato credo che la lettura da fare in questi casi sia un’altra.
Non parlerei nè di fallimento nè di insuccesso.
Perchè il grado di successo non sempre si misura con parametri sociali, comunque non con criteri formali — avere uno scranno, scaldare una poltrona.
Il successo di scelte coraggiose si misura soprattutto rispetto a se stessi.
Chi ha la forza di cambiare sa di aver fatto la cosa giusta, che non avrebbe potuto fare altrimenti, e nel cambiare le cose cambia anche se stesso e il mondo intorno a sè.
E questo è tantissimo.
Grazie a Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro e Giulia Bongiorno, se oggi un sistema è saltato, pur con tutte le conseguenze drammatiche, è anche merito vostro.
Come spesso accade nella vita, chi ha il coraggio di rischiare e cambiare non sempre ha il successo che si meriterebbe, mentre i gregari restano ben protetti.
Ma il successo non si misura con uno scranno da scaldare, ma con il guardarsi indietro e vedere che quella scelta di rottura di ha cambiati e ha cambiato tutto il mondo intorno a noi.
Il fatto di essere qui oggi è anche merito loro.
Elisabetta Ambrosi
(da Vanity Fair.it)
argomento: Berlusconi, Di Pietro, Fini | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“BERLUSCONI PENSAVA SOLO ALLA CAMPAGNA ACQUISTI E BASTA”
A chi diffida della sua verità , o ne teme il peso, consegna una promessa. “Non sono stato reticente con i magistrati. E non lo sarò in futuro. Se uno fa una scelta, va fino in fondo”.
Sergio De Gregorio, il senatore che ha confessato di essersi fatto ‘comprare’ da Silvio Berlusconi per tre milioni, vuole riscrivere la propria storia. “Mi sottovalutavano in tanti. Errore”.
Comincia dal suo corpo. “Io non sono l’omino Michelin della barzelletta che raccontava il senatore Pasquale Giuliano, il puffetto grasso che aveva avuto una fortuna spaziale”.
Il Cavaliere lo ha “deluso, amareggiato, ma non ho rancore”.
Solo una nuova visione. Così lancia un’esortazione agli “altri”: parlate anche voi.
“Il mondo è cambiato, la valanga è solo agli inizi. Mi auguro che altri facciano la loro operazione di verità ”.
Chi?
“Lavitola. Il suo sacrificio, il suo silenzio sono inutili”.
Senatore De Gregorio, sta consumando la sua vendetta contro Berlusconi?
“No. Sto portando il mio contributo al rinnovamento, da reo confesso. Berlusconi non ha capito che il mondo sta cambiando. Oddio, non nego che, stando alle urne italiane, per ora ha avuto ragione lui. E se si torna alle elezioni, non credo vincerà Grillo” (….)
Dall’inchiesta che la vede “pentito”, emerge che lei non era l’unico da comprare. Quanti erano gli altri? Chi?
«Parlo di quello che riguarda me. Ma certo vedevo un attivismo enorme. Berlusconi in quel periodo si occupava solo di quello».
Della “campagna acquisti” di deputati e senatori?
«Di quello. L’Operazione Libertà . Tutte le riunioni a palazzo Grazioli erano finalizzate all’obiettivo. Se ne occupavano in tanti. E Lavitola ha guadagnato le sue buone referenze nell’Operazione. Devo anche dire che l’unico a crederci era Berlusconi. Mi colpì Fini, rassegnato: “Ma facciamoceli questi anni di opposizione. Io e Pier Ferdi, cinque anni, anagraficamente, li possiamo reggere”».
Era alcune Repubbliche fa. Torniamo alla compravendita. Lei parla, tra l’altro, del senatore Pallaro…
«La situazione di Pallaro non l’ho vissuta personalmente, ma so che era di grande interesse: il suo voto oscillava continuamente. Ecco, mi auguro che la mia scelta porti altri a fare chiarezza».
à‰ reticente?
«No. Non sono stato reticente e non lo sarò in futuro. Sono un uomo pericoloso, ma perchè motivato. Come i crociati ».
Chi potrebbe parlare, e non lo fa?
«Lavitola. E’ in carcere da quasi un anno. Il suo silenzio è inutile e inopportuno».
Magari, dopo le estorsioni di cui è accusato a danno del Cavaliere, l’amico Valter ha spuntato dei vantaggi.
«Ma il sacrificio di sapere che la tua famiglia soffre, e tuo figlio cresce senza di te, non ha prezzo. Non c’è denaro che tenga».
Il rischio compravendita è in agguato anche oggi?
«E chi può escluderlo, quando si è alla caccia disperata di un voto per andare sopra o sotto? Ma perchè: qualcuno può giurare che quanto accaduto in senso inverso nel 2011, parlamentari che lasciavano Berlusconi, non sia stato favorito da promesse di incarichi, nomine? Sa, a volte si è vittima di ciò che si è fatto».
Getta ombre: se tutti sono corrotti, nessuno lo è?
«Io non sono Al Capone».
Lei è De Gregorio, che ha venduto la sua funzione per 3 milioni. Non basta?
«Se io non avessi avuto debiti fino al collo, non mi prendevo i soldi a nero da Berlusconi. Ho commesso sicuramente un reato. Ed è una delle cose che ho fatto per evidenziarmi ad un uomo, Berlusconi, nel quale credevo di potermi rispecchiare. Ma sono rimasto profondamente deluso».
Lei è stato anche amico della Cia. La sua prossima vita?
«Sì certo, ho avuto rapporti importanti con gli americani, ma anche con Capi di Stato del Mediterraneo. Ora devo disintossicarmi. La politica è una droga».
Appena si insedia il nuovo Parlamento e perde l’immunità , per lei scattano gli arresti domiciliari.
«Sono sereno. E non ho chiesto la revoca del provvedimento».
à‰ pronto a pagare, dal tinello di casa.
«Prontissimo».
Resta un dubbio. Nei suoi recenti incontri con Ghedini, con Verdini e Dell’Utri, lei chiedeva aiuti concreti.
«E solidarietà . Alla fine sono felice per come è andata. Ero andato da Verdini, il 19 dicembre, dopo che avevo già scritto la lettera ai magistrati: ero deciso a lasciare la politica».
Mi lasci indovinare: ha mostrato quella lettera a Verdini.
«Eh be’. Sì».
Non era una pressione. Era una confidenza?
«Volevo che sapessero che facevo un passo indietro».
Traduciamo meglio. Se avesse avuto il denaro, la “solidarietà ”, oggi non saremmo qui a parlare della compravendita, forse.
«Chissà . Forse ha ragione, poteva cambiare qualcosa. Ma, evidentemente, il destino aveva scritto per me un’altra strada».
Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »
Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile
RIFIUTO’ L’OFFERTA, REGISTRO’ IL COLLOQUIO E DENUNCIO’ IL FATTO…BERLUSCONI OFFRI’ A DE GREGORIO ANCHE UN RUOLO DI PRODUTTORE CINEMTOGRAFICO A MEDUSA
Nelle manovre di sabotaggio del governo Prodi, Silvio Berlusconi propose all’ex
senatore Idv Sergio De Gregorio (che accettò), oltre al denaro, anche un ruolo all’interno di Medusa, come produttore cinematografico.
Il particolare rientra nella lista della strategia di acquisto di senatori che poi portarono alla caduta dell’esecutivo di centrosinistra.
In quella campagna acquisti rientrò anche un altro senatore Idv, Giuseppe Caforio che però informò Antonio Di Pietro che gli suggerì di registrare il colloquio.
Caforio disse no.
Per far andare a buon fine quella che fu ribattezzata “Operazione Libertà ” e che è diventata un’indagine per corruzione e finanziamento illecito a partito con il Cavaliere, infuriato per essere finito ancora nel registro degli indagati, De Gregorio si diede da fare cercando di portare dalla parte del centrodestra quello che riteneva uno in bilico su cosa fare: “Dissi a Berlusconi che forse poteva ascriversi al ruolo degli indecisi e lui mi disse: ‘Cosa gli puoi offrire?…Che magari gli diate un finanziamento alla forza politica di sua espressione. E lui disse: ‘Puoi proporgli fino a 5 milioni di finanziamento” .
Caforio, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno e da Repubblica, racconta quell’episodio. ”Era la vigilia del voto di fiducia al governo Prodi.
Mi chiamò il mio ex compagno di partito, Sergio De Gregorio, era in clinica per una colica.
Mi disse che voleva parlarmi. Chiamai il mio capogruppo e il mio segretario di partito, Antonio Di Pietro.
Mi dissero, vai e registra.
A Palazzo Madama c’era aria di campagna acquisti, De Gregorio era appena passato dall’altra parte” e “molti amici del Pdl mi chiedevano di passare con loro”.
“Sergio mi mandò a prendere con una macchina che mi portò in questa clinica. Entrai e azionai il registratore. Mi chiese di votare la sfiducia a Prodi, mi parlò della creazione di una grande coalizione, di un esecutivo nel quale lui avrebbe fatto il ministro e che quindi anche io avrei avuto un vantaggio”.
I soldi sarebbero arrivati “due, o forse uno e mezzo subito. Voleva il mio Iban: me li avrebbe fatti accreditare la mattina dopo con un giroconto”, “prima del voto di sfiducia, come garanzia. Il resto sarebbe arrivato nei mesi successivi tramite la sua fondazione Italiani all’estero. Risposi no grazie”.
I magistrati della procura di Napoli nel frattempo fanno sapere che intendono ascoltare in qualità di persona informata dei fatti l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi.
Secondo quando dichiarato ai pm da De Gregorio infatti il penalista sarebbe stato al corrente del versamento dei soldi e dell’accordo intercorso tra l’esponente politico napoletano e il leader del Pdl.
A quanto si è appreso, però, Ghedini avrebbe fatto sapere alla procura di non poter testimoniare sia per gli impegni professionali sia per questioni di incompatibilità legate al suo ruolo di difensore di Berlusconi, indagato in questa inchiesta.
argomento: Casini, Costume | Commenta »