Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
MONTI: “MI AUGURO UN GOVERNO NON SMIDOLLATO E IN BALIA DI RICATTI”…CRITICHE DEI CINQUESTELLE PER IL FAVORE AI PADRONI DELLE SLOT
Il governo festeggia la cancellazione bipartisan dell’Imu, le larghe intese riacquistano equilibrio, ma l’Europa si preoccupa.
E fissa dei paletti (le coperture economiche): “L’Italia mantenga la stabilità dei conti” è la sintesi del messaggio con cui Olli Rehn, commissario europeo all’economia, ha commentato l’approvazione in consiglio dei ministri dell’addio alla tassa sulla prima casa.
L’Europa, infatti, chiede chiarimenti su quali misure verranno adottate precisamente per compensare la cancellazione della tassa sugli immobili.
Tradotto: l’Ue vuole sapere da dove il governo prenderà i soldi.
Il commissario per gli affari economici ha infatti affermato che “in termini di finanza pubblica, l’Italia negli ultimi due anni ha fatto molto per stabilizzare la situazione, e adesso è essenziale che i traguardi raggiunti vengano mantenuti e venga assicurata la sostenibilità finanziaria del Paese”. Insomma, la Ue sta “analizzando” i provvedimenti varati dal governo italiano e chiede di sapere quali interventi saranno messi a garanzia del mancato gettito.
Dal fronte interno, però, critiche velenosissime arrivano anche dall’ex premier Mario Monti: “Non siamo obbligati a sostenere Letta in eterno”, dice l’ex rettore della Bocconi, secondo cui Letta “ha preferito rassicurare la sopravvivenza del governo con questa resa” sull’Imu; continuo a sperare che l’esecutivo duri, ma mi auguro che abbia “spina dorsale” e non sia “smidollato e in balia delle pressione dell’uno e dell’altra parte”.
I grillini puntano il dito contro la decisione di sanare il contenzioso tra la Corte dei Conti e le imprese delle slot machine (da 2,5 miliardi se ne incasseranno 625 milioni) per garantirsi le coperture e cancellare la rata di settembre: “E’ evidente che il governo si è inginocchiato di fronte ai signori del gioco d’azzardo con uno scandaloso condono che riduce le sanzioni per i concessionari di slot e videopoker a poco più di un piatto di lenticchie”, affermano i deputati del Movimento 5 Stelle.
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
LA CISL: “E’ UNA PRESA IN GIRO, TOLGONO UNA TASSA NAZIONALE E LA FANNO DIVENTARE LOCALE COME UNA PARTITA DI GIRO”
Si susseguono le reazioni alla decisione del governo di abolire l’Imu e procedere verso la Service
Tax.
Tra i primi a salire sulle barricate ci sono gli inquilini, preoccupati dal fatto che il nuovo balzello sarà anche a carico di chi è in affitto in una casa non di sua proprietà .
La stima prudenziale è che dal prossimo anno “rischia di abbattersi una stangata media da circa 1000 euro sugli inquilini. Non è ancora chiaro nei dettagli il meccanismo, ma è evidente che, a partire dal 2014, saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa che, di fatto, anche negli importi, sostituirà sostanzialmente l’Imu oggi pagata dai proprietari”.
Walter de Cesaris, segretario nazionale Unione inquilini, aggiunge: “Il governo fa finta di non sapere che l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30 mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità e che in Italia sono 650 mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni. In tale contesto, la sostanza è, pertanto, uno spostamento di imposizione fiscale dalla proprietà agli inquilini”.
Pesanti critiche sono state sollevate anche da Raffaele Bonanni della Cisl: “Il discorso che fa il governo non fa una piega, questa tassa la leviamo noi e la portiamo in mano ai comuni. E’ una partita di giro però, togliamo la tassa nazionale e la metteremo localmente”, ha aggiunto.
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
PER LA SECONDA RATA ANCORA NON CI SONO I SOLDI…DAL 2014 ARRIVA LA TASER
L’Imu sulla prima casa e sui fabbricati agricoli è stata abolita. Cioè, più o meno: diciamo che è stata abolita a metà .
Traduzione: il governo ha trovato i soldi per rinunciare agli incassi della prima rata, quella di giugno, vale a dire circa due miliardi e mezzo di euro.
E la seconda rata? Per la seconda i soldi non si sono trovati, però nella relazione tecnica al decreto approvato ieri — spiegano fonti ministeriali — verrà messo nero su bianco “l’accordo politico” per la sua sterilizzazione nella legge di stabilità , il ddl che sostituisce la vecchia Finanziaria e che va presentato in Parlamento il 15 ottobre. Nella stessa sede, ha spiegato Enrico Letta, verrà istituita la service tax comunale che ingloberà Imu e Tares e si pagherà sempre sulla base dei metri quadrati: si chiamerà Taser, come quelle armi che immobilizzano i malcapitati con una scarica elettrica.
Niente da fare invece per i capannoni industriali: pagheranno tutto, pagheranno caro (anche se c’è un vago impegno per rendere deducibile l’Ires in futuro).
Ai comuni infine, come l’Anci chiedeva a gran voce, viene garantito il rimborso del mancato gettito 2013: in attesa di capire cosa succederà , infine, ai sindaci è consentito dilazionare la presentazione dei bilanci di previsione fino al 30 novembre.
Purtroppo il governo non si è fermato alle pur affascinanti alchimie tra i desideri, la realtà e gli “accordi politici”: già che c’era ha pensato bene di annunciare che la Chiesa continuerà a non pagare un euro di Imu più di quanto abbia fatto negli anni scorsi (cioè poco).
Un favore a enti ecclesiastici, scuole e cliniche private.
Il presidente del Consiglio, come niente fosse, in conferenza stampa ha anticipato che la futura service tax non riguarderà il no profit, che “oggi è stato pesantemente penalizzato dall’Imu” e andrà “completamente alleggerito in prospettiva futura” da questo onere improprio.
Ebbene, la legge che regola l’Imu per il no profit è quella — varata dal governo Monti per evitare la multa dell’Unione europea — che ha assoggettato al pagamento anche gli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici (scuole e cliniche private, alberghi, cioè quasi tutto il no profit italiano) secondo il principio della natura commerciale del-l’utilizzo.
È bene ricordare che questa legge non è stata mai applicata, visto che tra ritardi del regolamento applicativo e mancanza della modulistica nessuno sapeva se e quanto doveva pagare: per quest’anno fate come credete — fu la soluzione indicata dal Tesoro in una circolare — poi nel 2014 rifacciamo i conti.
Saranno particolarmente facili: un liceo privato con una retta a quattro zeri non pagherà nulla esattamente come una mensa della Caritas. È tutto no profit.
Va detto che, almeno in questo caso, non c’è da sudare sulle coperture: il governo ci credeva talmente poco che non ha mai messo a bilancio neanche un euro di gettito dalla tassazione di questi immobili.
Esodati, aiuti per la casa e Cassa integrazione.
Nel decreto approvato ieri non si parla solo di Imu.
Il governo ha infatti deciso di accontentare il Pd stanziando 700 milioni di euro dal 2014 al 2019 — ha spiegato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini — per salvaguardare altri 6.500 esodati.
Mezzo miliardo di euro, invece, è stato messo sulla Cassa integrazione, portando gli stanziamenti complessivi per quest’anno a 2,5 miliardi.
Disposizioni, “se pur utili e importanti”, su cui è arrivata la mannaia della Cgil: “Così si lasciano irrisolti i temi della cassa integrazione e degli esodati: i fondi sono totalmente esigui, che servono a coprire solo l’immediata emergenza”.
Non manca nemmeno l’ennesimo “piano casa”.
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato interventi sul tema per 4,4 miliardi: quattro miliardi a carico della Cassa depositi e prestiti e 400 milioni di “interventi sociali”, tra cui le classiche agevolazioni per l’acquisto della prima casa per giovani coppie e lavoratori atipici sotto i 35 anni.
Le coperture vere, quelle “politiche” e il minicondono.
Sono tre le fonti di copertura di questo decreto che vale all’ingrosso tre miliardi e mezzo.
La prima è una, corretta, partita di giro: vengono usati infatti gli incassi Iva dovuti al pagamento dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione.
A questo fine, è stata aumentata di dieci miliardi la dotazione dell’apposito fondo.
In secondo luogo c’è qualche taglio alle spese intermedie di ministeri ed enti locali e, come avevamo anticipato ieri, non manca nemmeno il condono mascherato a favore delle società concessionarie nel settore dei giochi.
In sostanza potranno chiudere la partita pagando il 25% di quanto stabilito dalla condanna in primo grado: significa che le aziende coinvolte nello scandalo delle slot machine scollegate dal fisco tra il 2004 e il 2007 se la caveranno pagando 750 milioni invece di due miliardi e mezzo.
Marco Palombi
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
LA SERVICE TAX CENTRATA SULLA CASA SARA’ GESTITA DAI COMUNI CON LE CASSE VUOTE
Il tentativo di salvare il governo dalla condanna definitiva di Silvio Berlusconi ha portato alla
grande recita di ieri, intitolata “abolizione dell’Imu”.
Come farà il Cavaliere a far cadere un esecutivo che ha realizzato l’unico punto del suo programma elettorale?
Da Arcore sono arrivati segnali di giubilo.
L’obiettivo politico è stato raggiunto, la stabilità è assicurata, il premier Enrico Letta annuncia che il governo non ha più una data di scadenza.
Nel nome di un presunto interesse nazionale (la difesa delle larghe intese) i fatti sono stati aboliti.
Per i pochi a cui interessano ancora, sono questi: l’Imu 2012 sulla prima casa non è stata restituita come promesso da Berlusconi, quella del 2013 è stata condonata a metà , la rata di 2,5 miliardi di giugno non sarà pagata a settembre, grazie a coperture molto creative.
Ma gli altri due miliardi per compensare la rata di dicembre non sono stati trovati.
C’è soltanto un accordo politico. Se ne riparla a ottobre, con la legge di stabilità per il 2014.
Il governo ha quindi fatto l’unica cosa in cui finora ha dimostrato una capacità ineguagliata: prendere tempo (o perderlo, a seconda delle valutazioni).
L’Imu sulla prima casa doveva garantire all’erario ogni anno 4 miliardi. Abolire una tassa significa trovare una fonte alternativa di gettito per gli anni a venire o tagliare le spese in modo strutturale di pari entità .
Il governo ha soltanto annunciato l’arrivo di una Service Tax comunque centrata sulla casa e che dovrà garantire all’erario circa le stesse risorse.
O forse di più, perchè a gestirla saranno Comuni con le casse vuote.
Ma Letta promette che il carico fiscale sarà redistribuito.
Il primo sgravio è per il non profit: la Chiesa, che già era riuscita a schivare l’Imu nel 2013 nonostante la riforma Monti, può stare tranquilla.
Sei milioni di italiani senza lavoro aspettano che governo e Quirinale trovino il tempo di occuparsi anche di cose serie e non soltanto degli interessi di Berlusconi.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
NELLA CITTA’ DI MATTEO RENZI, L’EX PREMIER FA I CONTI CON L’INSOFFERENZA DELLA BASE… “LETTA? NON SO SE DURA”
“Per favore non mi chiedete di commentare quel che Renzi dirà . Non ho tempo. E neanche voglia”. Massimo D’Alema arriva nella tana del lupo, ma il lupo non c’è ad accoglierlo.
Festa Democratica di Firenze, primo appuntamento importante del Lìder Maximo nei giorni in cui tutti parlano del voto in Giunta sulla decadenza di B.
Ci vanno giù diritti tutti, dai cronisti ai militanti: “Lo salvate?”, è il ritornello, urlato o sussurato. Lui esordisce con un convinto e coriaceo: “Non diciamo sciocchezze”.
Si lancia in qualche dettaglio cosiddetto tecnico: “Poi, a un certo punto arriverà la decisione sull’interdizione dai pubblici uffici”.
Sminuisce le aperture di Violante degli scorsi giorni.
Ma poi mentre fa il giro tra cucine e militanti il tono cambia.
Sarà per l’attacco di un vecchio ex tesserato: “Sono 20 anni che il partito mi chiede il sangue e io l’ho dato. E adesso, che mi dite? Che fate? Io mi vergogno di stare al governo col Pdl e voi lo salverete. Ho anche restituito la tessera, ma il Pd non lo voto più”.
Urla. “Il sangue vi ho dato, il sangue”.
D’Alema s’allontana. È lo stand dei Giovani Democratici. “Facciamo una foto con Gramsci”. E lui: “Povero Gramsci”.
E poi, mentre si mette in posa: “Ma qual è l’associazione tra i Giovani del Pd e la birra?”, chiede.
Ogni riferimento a Pier Luigi Bersani non è puramente casuale. Il giro tra i volontari ha qualcosa di mesto. D’Alema fa le foto coi bambini e stringe mani.
Dai tavolini dei ristoranti c’è chi lo guarda come una visione, qualcosa di inaspettato. Davanti a una cucina si ferma per 5 minuti a parlare di ribollita. E di minestra di cavolo nero. “Sono cose che ho imparato un po’ di tempo fa, circa una quarantina d’anni fa, quando facevo il segretario a Pisa”.
Approfittando del momentaneo buonumore uno dei cuochi s’avvicina: “Ma insomma, lo salvate, eh?”, gli dice, mentre gli dà una pacca sulla spalla. “Io non c’entro, non c’entro niente”.
L’aveva detto pure prima davanti ai giornalisti che lui in Giunta non ci sta, ma mentre allarga le braccia davanti a un interlocutore informale sembra davvero voler marcare una distanza.
D’altra parte lo fa sull’Imu: “Penso che si sia arrivati a una soluzione equilibrata, nel senso che è stata cancellata la prima rata e poi subentrerà un’altra tassazione gestita dai Comuni”.
E soprattutto: “Adesso il governo si può dedicare ad altre question più serie”.
Ma insomma, il governo è salvo? “Non lo so”. Un pronostico? “Ragionevolmente durerà fino al 2015”. Distacco.
Lo stesso che ribadisce rispetto a Matteo Renzi. “Quando si faranno le primarie per la premiership lui correrà . Ma poi serve un segretario”.
Altra stoccata all’indirizzo di Bersani: “Come hanno dimostrato eventi recenti non è detto che chi fa bene un mestiere ne possa fare bene anche un altro”.
Anche qui, lancia un sassolino: “Poi certo, se Renzi si dovrà preparare per tanto tempo, 3 — 4 anni, la questione è diversa”. Quindi il governo dura? “Non lo so”.
È un Massimo D’Alema decisamente sotto tono quello di Firenze. Sembra quasi a disagio, nella parte dell’ospite d’onore senza un ruolo chiaro.
“Anch’io sono un leader fuori dal Parlamento”, dice, riferendosi ancora a B. E dell’ospite d’onore senza padrone di casa. “Da quanto non vede il Sindaco?”. Non risponde.
Lui Renzi si è guardato bene da andare ad accoglierlo, ma i rapporti tra i due rimangono (tanto è vero che ha mandato il fedelissimo Dario Nardella).
Dove porteranno le relazioni tra i due non si sa, visto che D’Alema vuole Cuperlo segretario .
Ad accogliere il Lìder Maximo c’è Patrizio Mecacci, segretario del partito fiorentino. Nato come dalemiano, poi “moderatamente bersaniano” (parole sue).
Non è facile barcamenarsi in questa fase, con D’Alema e Bersani che non si parlano e Renzi che ancora non si capisce che vuole fare.
“Cuperlo è il mio candidato”, dice pure Mecacci. Ma in realtà il sindaco di Firenze è sempre più intenzionato a correre per la segreteria. E magari pure a fare il sindaco: “Lui ha molte più energie di me. Ma sono ruoli impegnativi. Renzipotrebbe impegnarsi per il nuovo centrosinistra”. Intanto, si fa sera.
E D’Alema si prende qualche soddisfazione con l’intervista quasi tutta su temi esteri con Colin Crouch, politologo inglese.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
IN BASE ALLA LEGGE IL CAVALIERE SAREBBE DECADUTO PERSINO DA FARE L’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO… MA SENATORE PRETENDE DI RESTARLO
Il 18 giugno è entrata in vigore la “Riforma della disciplina del condominio negli edifici”. 
Art. 71-bis: “Non possono svolgere l’incarico di amministratori di condominio i condannati per delitti contro la Pubblica amministrazione, l’Amministrazione della Giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e ogni altro delitto non colposo punito con reclusione da 2 a 5 anni”.
Nel caso in cui un amministratore in carica subisca una condanna per uno dei suddetti delitti, decà de subito dall’incarico.
La legge è copiata dalla Severino del 2012 sull’incandidabilità e la decadenza dal Parlamento dei condannati a pene superiori ai 2 anni.
Con una fondamentale differenza: B. non è amministratore di condomini, bensì senatore della Repubblica, editore di tv e giornali, molto ricco e potente.
Il che spiega perchè Napolitano non spende mezzo monito per l’agibilità condominiale di un solo amministratore condannato e decaduto; nessun giornale tuona contro la filosofia giustizialista e manettara retrostante la riforma dei condomìni; e nessun costituzionalista o giurista o Onida o Capotosti o Violante invoca il ricorso alla Consulta per l’incostituzionalità della retroattività .
Già , perchè l’amministratore di condominio viene cacciato su due piedi anche se condannato per un delitto commesso prima del varo della legge, pensata proprio per evitare che chi già ha rubato una volta maneggi ancora il denaro dei condòmini ricadendo in tentazione.
Figurarsi la faccia dei condòmini se il pregiudicato dicesse: “È vero, ho svaligiato una dozzina di condomìni facendo la cresta sulle spese per il gasolio e facendo a mezzo col giardiniere, ma sono diventato buono”.
Quelli comprensibilmente ribatterebbero: “Senta, caro, la legge mica è scritta per i posteri: noi abbiamo tutto il diritto di affidare casa nostra a un incensurato. Quindi fuori dalle palle”.
Lo stesso vale per i chirurghi condannati per aver ammazzato un paziente scordando un bisturi nella sua pancia che pretendessero di tornare a operare perchè l’omicidio colposo risale a prima della norma che vieta loro di tornare in sala operatoria.
O per gl’insegnanti condannati perchè stupravano le allieve che rivendicassero il diritto di continuare a insegnare con il decisivo argomento che stupravano prima della legge: diamogli un’altra chance.
Chi vuole divertirsi non ha che da leggere i sei pareri pro veritate firmati da otto insigni giuristi e depositati ieri da B. alla giunta del Senato per sostenere l’incostituzionalità della legge Severino che lui stesso, con tutto il suo partito, approvò otto mesi fa.
L’istanza potrebbe intitolarsi: “Abbiamo scherzato” o “Siamo un branco di asini che votano leggi incostituzionali a loro insaputa”.
Ma sarebbe una bugia, perchè lo scopo della legge — basta leggere il dibattito nelle commissioni Giustizia — era chiarissimo: escludere dalle Camere e dalle liste i condannati (ovviamente per reati commessi prima, visto che quelli commessi dopo non poteva conoscerli nessuno).
Il titolo dei pareri invece è “Berlusconi ha sempre ragione”.
E il succo è che il Senato deve violare una legge appena approvata dallo stesso Senato. Del resto, fra le teste d’uovo reclutate dal Caimano, ce ne sono alcune che rispondono da anni a ogni suo schioccar di dita senza batter ciglio, pronte all’occorrenza a negare pure la propria identità ed esistenza in vita.
Hanno avallato le leggi vergogna di B., poi dichiarate illegittime dalla Consulta.
Ma appena ne vedono una legittima, tipo la Severino, la dichiarano subito illegittima. Tanto, come diceva Flaiano, l’Italia è la patria del diritto e del rovescio.
O, come dice Fiandaca, “noi giuristi siamo in grado di sostenere sia l’una sia l’altra tesi”.
Ora si spera che a nessuno venga in mente di fare una legge per vietare ai rapinatori di banche di lavorare in banca.
Altrimenti qualche rapinatore potrebbe sventolare i sei pareri di B. e rivendicare il diritto a sedere dietro uno sportello o a far la guardia al caveau, avendo rapinato banche solo fino all’altroieri.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
RICORDATE LA MULTA DA 92 MILIARDI AI CONCESSIONARI DI SLOT MACHINE? RIDOTTA A 2,6 MILIARDI, ORA IL GOVERNO SI ACCONTENTEREBBE DEL 25% DI 2,6 MILIARDI: MA SI’, FATEGLI PURE LO SCONTO, TANTO SOLO I COGLIONI PAGANO TASSE E MULTE
Settimane di discussioni, dibattiti, interviste, hanno prodotto – alla resa dei conti – due incontrovertibili verità .
Dal 2014 l’Imu sulla prima casa non esisterà più, sostituita da una nuova imposta, la Service Tax, battezzata Tares.
Quanto al 2013 il governo ha cancellato la prima rata della tassa, dovuta a giugno, impegnandosi ad abolire anche la seconda, rinviando la definizione delle coperture alla legge di stabilità .
‘incognita coperture.
“Una vittoria del governo e non del Pdl”, ha spiegato soddisfatto il premier Enrico Letta al termine della conferenza stampa, sottolineando che “il buon compromesso” raggiunto dovrebbe allungare la vita dell’esecutivo.
Toni trionfali per il vicepremier Alfano “‘Faccio fatica a nascondere la mia grande soddisfazione. I Tg e i giornali di domani porteranno nelle case degli italiani una bellissima notizia: gli italiani dovevano pagare una tassa e non la pagheranno”.
Ma l’entusiasmo del ministro dell’Interno va temperato dai fatti e da quello che per il momento è scritto nero su bianco.
Le coperture per l’abolizione della seconda rata non ci sono e quello che il ministro Saccomanni ha messo a disposizione oggi è quanto serve per consentire agli italiani di non pagare la prima rata dovuta a giugno.
Questo è un fatto, e un risultato acclarato che Pd e Pdl possono presentare con certezza davanti agli elettori. Tutto il resto, “accordo politico” a parte, nei fatti è rinviato a ottobre.
Arriva la Taser. Anche ammesso che ad ottobre si trovi la quadra economica, e politica, sui due miliardi necessari per non pagare anche la seconda rata, il tema si sposta a cosa accadrà dal 1 gennaio 2014.
Il nuovo nemico dei cittadini si chiamerà Taser, contrazione di Service Tax, e sarà formato da due componenti.
Una, denominiata Tari, spiega il governo, “sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili, di produrre rifiuti urbani. Le aliquote, commisurate alla superficie – prosegue la nota – saranno parametrate dal comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario ‘chi inquina paga’ e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio”.
Rischio ritorno dell’Imu.
Ma è la seconda componente che rischia di essere un veicolo per reinserire surrettiziamente l’Imu.
Spiega il governo: “La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e i servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali).
La nuova tassa pagata da inquilini e proprietari. In questo caso le novità sono due, e importanti.
Da un lato perchè questa componente sarà di fatto una nuova tassa calcolata utilizzando la stessa base imponibile dell’Imu e dall’altra perchè a pagare saranno, in caso di abitazioni locate ad esempio, anche gli inquilini.
Il rischio, è che la nuova tassa, nel suo complesso, sommata anche la componente ex-Tares possa rimpiazzare quanto pagato oggi dagli italiani con l’Imu (e magari anche di più)
Le risorse reperite.
Ciò che raffredda gli entusiasmi manifestati in conferenza stampa al termine del Cdm è in realtà proprio il centro del dibattito degli ultimi giorni.
Dove trovare le risorse? Il ministro Saccomanni, tra i più prudenti di tutta la compagine governativa, ha rimandato dettagli precisi al testo definitivo del provvedimento.
Spiegando però che, a grandi linee, sono tre i bacini da cui il governo ha deciso di recuperare le risorse.
Due di queste tre sono di importo già noto.
La prima riguarda lo sblocco di altri dieci miliardi di euro per rimborsare i debiti Pa, che dovrebbero restituire un miliardo sotto forma di Iva.
Il secondo dovrebbe valere circa 650 milioni di euro, da portare a casa con la chiusura del contenzioso con i gestori di giochi.
C’è in ballo una multa da 2,6 miliardi, commutabile – in teoria e previa accordo – con una transazione del 25%.
Poi ci sono i tagli alla spesa pubblica.
Un punto, questo, su cui nessuno ha voluto sbilanciarsi.
Una bozza di testo circolata in tarda serata parla di tagli lineari del 10% a tutti i ministeri delle spese per i consumi intermedi.
Quanto vale quest’utlimo intervento non è chiaro. Saccomanni ha parlato di “3 miliardi di coperture”, ma è facile prevedere che – trionfalismi a parte – la partita del reperimento delle risorse sia ancora tutta da giocare.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
CINQUE MILIONI DI DISOCCUPATI, SCORAGGIATI E CASSA INTEGRATI, OLTRE QUATTRO MILIONI DI PRECARI E PART TIME INVOLONTARI… E IL GOVERNO PENSA A NON FAR PAGARE L’IMU AI RICCHI
Oltre cinque milioni di disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, e oltre 4 milioni di precari e part
time involontari.
E’ un esercito, fatto di oltre 9 milioni di italiani, quello che combatte contro le conseguenze della crisi.
Ed è un esercito le cui fila si ingrossano continuamente. Tanto che per la prima volta dall’inizio della crisi sono appunto oltre 9 milioni le persone che vivono nell’area della sofferenza e del disagio occupazionale.
Una fotografia del mercato del non-lavoro in Italia che emerge dal periodico rapporto di ricerca dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires (Cgil)
“Gli effetti della crisi sul lavoro in Italia” (disponibile sul sito www.ires.it) che rielabora i dati relativi al primo trimestre dell’anno dai quali emerge che “l’area della sofferenza e quella del disagio occupazionale hanno complessivamente superato, per la prima volta dall’inizio della crisi, i 9 milioni di persone in età da lavoro, per la precisione 9 milioni e 117 mila”.
Nel rapporto redatto dall’associazione guidata da Fulvio Fammoni, di cui qui si fornisce una prima anticipazione, si rileva che “solo negli ultimi 12 mesi dell’anno si è registrato un incremento complessivo del 10,1% (equivalente a + 835.000 unità ), mentre rispetto al primo trimestre 2007 l’aumento è del 60,9% (+ 3 milioni e 450mila persone)”.
Dati che determinano come l’area della sofferenza, quel segmento costituito da disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, “si attesti a 5 milioni e 4mila persone mentre quella del disagio, ovvero precari e part time involontari, a 4 milioni e 113mila unità ”.
Ma queste sono solo alcune anticipazioni del rapporto scaricabile sul sito dell’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil.
“Questi sono solo i dati principali di una ricerca che — si legge in una nota di Fammoni — evidenzia molti altri aspetti del progressivo deterioramento del mercato del lavoro italiano, fra cui il dramma della disoccupazione giovanile, l’emergenza Mezzogiorno, l’aumento della disoccupazione di lunga durata, il permanere di una alta quota di inattività , un part time involontario in costante crescita dal 2007, l’anomalia di una precarietà non solo subita ma che non porta più occupazione nonostante sia la forma di ingresso al lavoro nettamente prevalente”.
Dati che, conclude la nota dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires, “sono molto gravi e confermano la drammaticità del problema occupazione e della conseguente urgenza di interventi concreti per lo sviluppo e per un lavoro stabile e di qualità ”.
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
I GRILLINI PERDONO LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: PIZZAROTTI AVEVA PROMESSO LA CHIUSURA DELL’IMPIANTO
A otto anni dalla prima delibera e a quattro dalla prima pietra, con 180 milioni di euro spesi tra valanghe di ricorsi con decine di giudici coinvolti, l’inceneritore di Parma si accende.
«Questione di ore», spiegavano ancora ieri sera i tecnici del gestore Iren.
Un impianto come altri 7 in Emilia e 50 in Italia, ma attorno al quale si è consumata una battaglia politica a giudiziaria senza pari.
Da un lato comitati locali e associazioni ambientaliste, la Procura che invano ne ha chiesto il sequestro per abuso edilizio e appalto irregolare, e soprattutto il Movimento 5 Stelle, che ne ha fatto il trampolino per il trionfo elettorale dello scorso anno con Federico Pizzarotti, primo e finora unico sindaco di un capoluogo.
Dall’altro Pd e Pdl, che attraverso le giunte locali di Liguria, Piemonte ed Emilia controllano Iren, il colosso quotato in Borsa che gestisce il ciclo dei rifiuti.
Oggi che il camino comincia a fumare, questi ultimi cantano vittoria. E i primi abbozzano.
Dopo anni di contese furibonde, a Parma si respira un’insolita aria minimalista. Cessati i proclami bellicosi, prevale il realismo.
Il fronte del no pare rassegnato. «Abbiamo perso una battaglia, non la guerra» sintetizza Aldo Carfagnini dell’associazione Gestione corretta rifiuti, serbatoio della giunta Pizzarotti.
Il sindaco e i Cinquestelle glissano ostentando un profilo istituzionale.
Niente manifestazioni, polemiche, iniziative plateali. Nessuna chiamata alle armi. Eppure la crociata, annunciata a pagina 9 del programma elettorale («Da sempre diciamo no all’inceneritore»), fu la carta vincente contro il Pd, sponsor dell’impianto, travolto in rimonta al ballottaggio.
Ribadita dopo la vittoria («La nostra volontà è chiuderlo») e declamata tra le «linee programmatiche» nella prima seduta di Consiglio comunale: «Stop alla costruzione dell’inceneritore e sua riconversione in un centro di riciclo e recupero. (…) Concorso d’idee per la riconversione industriale del cantiere dell’inceneritore».
Ma la frase a cui l’opposizione vuole impiccare il sindaco è questa: «L’inceneritore qui non lo faranno mai, e se lo faranno dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti». A pronunciarla nientemeno che Beppe Grillo, sceso a Parma meno di un anno fa per arringare la piazza in un’adunata ambiziosamente ribattezzata «Dies Iren – La fine degli inceneritori» in nome della resistenza all’insano connubio partiti-finanza-servizi pubblici e adesso derubricata a «convegno di sensibilizzazione».
Non che Pizzarotti abbia cambiato idea sull’inceneritore.
Semplicemente non ce l’ha fatta, a chiuderlo, perchè non poteva farcela.
«Abbiamo mancato l’obiettivo ma ci abbiamo provato in tutti i modi e quindi non perdiamo noi, ma la città », sostiene l’assessore all’ambiente Gabriele Folli. «Oggettivamente, per noi è una sconfitta», ammette il capogruppo in Consiglio comunale Marco Bosi, «perchè è una delle tre questioni, con l’onestà e il debito comunale, su cui avevamo vinto le elezioni. Ma l’opinione pubblica ci riconosce di aver fatto il possibile».
In effetti Pizzarotti, insediatosi quando i lavori erano già al 70%, si è dapprima aggrappato all’inchiesta della Procura, confidando in un sequestro che però è stato respinto da gip, tribunale del Riesame e Cassazione.
Poi ha ingaggiato Paolo Rabitti, consulente della Procura di Napoli nelle più delicate indagini sull’emergenza rifiuti, con il compito di rovistare nelle carte a caccia di magagne.
Ma l’unico risultato è stato un contenzioso con gli altri Comuni.
Nulla di fatto anche con l’idea di riconversione «green» dell’inceneritore sulla base di un progetto olandese sbandierato in campagna elettorale e con quella di bandire una gara per un impianto alternativo senza combustione.
L’ultimo tentativo, il 3 luglio, è stato il diniego del certificato di agibilità dell’inceneritore, bloccando le prove per quasi due mesi. Ma Iren ancora una volta ha vinto davanti al Tar (e non è detto che non ne nasca un’altra causa per danni, stimati in 18 milioni).
In realtà , già dalla fine dell’anno scorso, sfumato il sequestro, Pizzarotti si era reso conto di avere armi per lo più spuntate.
E ha aperto una fase nuova, all’insegna della riduzione del danno.
Deludendo qualche pasdaran che invocava un blocco d’imperio del cantiere, ha ammorbidito i toni con Iren e aperto la via della collaborazione per spingere la raccolta differenziata (che ha superato il 50%) con il sistema porta a porta da estendere a tutta la città nei prossimi sei mesi.
Quanto all’inceneritore, il Comune s’impegnerà nei controlli ambientali, ma senza un fucile puntato.
«Il tempo sarà galantuomo, e non ce ne vorrà neanche tanto», dice l’assessore Folli. Altrimenti il mito della Stalingrado grillina potrebbe andare in fumo con i rifiuti nell’inceneritore.
Giuseppe Salvaggiulo
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