Destra di Popolo.net

INTERVISTA ALLA CAMUSSO: “BOTTE? NON E’ UN CASO, C’E’ STATO UN ORDINE”

Ottobre 30th, 2014 Riccardo Fucile

“HO INCONTRATO GLI OPERAI IN OSPEDALE E TUTTI ME LO HANNO CONFERMATO”

“È gravissimo quello che è accaduto ieri a Roma”. Alla richiesta di un commento sulle frasi di Pina Picierno, il segretario generale della Cgil propone di cambiare discorso. Lei stessa è corsa al Policlinico Umberto I per accertarsi della salute dei militanti Fiom picchiati.
Poi ha parlato con Maurizio Landini e ha telefonato al ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
Cosa ha detto al ministro Alfano?
Che quello che è avvenuto è gravissimo e chiediamo al governo di risponderne. Gli ho detto che occorre molta attenzione perchè in una situazione così difficile non si sa dove si va a finire.
Avvertite una situazione pesante?
Ho incontrato personalmente i lavoratori dimessi, tutti e due raccontano la stessa cosa: c’è stato un ordine esplicito. Stupisce sempre, del resto, che queste cose possano avvenire per caso. Ci deve essere un ordine. Ma le manifestazione pacifiche non possono essere trattate in questo modo.Non voglio fare dietrologia però abbiamo chiesto di convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in modo da rendere esplicita una direttiva su quale deve essere il comportamento delle forze dell’ordine. Quello che è accaduto oggi non deve più verificarsi.
Quanto accaduto potrà  anticipare il vostro sciopero generale?
Fino all’8 novembre ci sono mobilitazioni già  decise. Continuiamo a pensare che bisogna articolare e allargare le iniziative, dare voce ai territori. Saremo sottoposti a numerose tensioni, a probabili voti di fiducia, non abbiamo in mente una lotta di breve periodo.
La richiesta Cgil è ancora quella di modificare la legge delega o spostate il tiro sulla legge di Stabilità ?
La priorità  è che si crei lavoro, buon lavoro. Nella legge delega non c’è nulla sul superamento delle tante forme della precarietà . Lo Statuto dei lavoratori va esteso non ridimensionato. Legge delega, legge di Stabilità  e riforma della Pubblica amministrazione sono tre cose che vanno insieme, una cosa non derubrica l’altra. In ogni caso, noi non diciamo solo dei “no”. Abbiamo idee, proposte: l’estensione dei diritti, la riduzione della precarietà , la qualità  della pubblica amministrazione.
Pensate sia possibile un confronto con l governo o ci avete messo una pietra sopra?
Per stile una pietra sopra non ce la mettiamo mai. Una strada per confrontarsi è la più idonea ma non ne vediamo in questo momento le premesse. Abbiamo proposte e restiamo disponibili al confronto. Non ci chiudiamo in un fortino.
C’è una Cgil sotto assedio?
No. La fase attuale è piuttosto caratterizzata da una grandissima questione sociale. Per correttezza, va detto che la situazione non è tutta figlia di questo governo ma di una lunga stagione di crisi che ha lasciato moltissimi nodi irrisolti. Capisco che ci sia del nervosismo in giro. L’isolamento non ci riguarda a meno che non si voglia intendere una separazione dei temi del lavoro dalle priorità  del Paese.
Cosa risponde a Pina Picierno?
Il mio sentimento prevalente è di parlare delle cose concrete e delle cose da fare. Non mi interessa rispondere al protagonismo di qualcuno. Ovviamente, ci riserviamo di valutare gli elementi di diffamazione ma non è questo il punto.
Immaginava che sarebbe stata il segretario dello scontro tra la Cgil e il partito a cui è iscritta?
Devo dire che quando sono stata eletta la preoccupazione era come affrontare una crisi così lunga. Ma forse abbiamo sottovalutato che una crisi così avrebbe cambiato non solo i rapporti sociali ma anche i rapporti sul piano politico. Ciò che invece non è mutata è la forte vocazione di autonomia della Cgil.
Non sentite il problema del rinnovamento, anche generazionale, della Cgil?
La Cgil non è mai un mondo omogeneo. Sabato scorso è stato evidente che siamo più compositi e più giovani di quello che è riconosciuto. Che poi anche noi abbiamo un problema di accelerazione del rinnovamento non c’è dubbio. Ma questa discussione l’abbiamo aperta prima del “cinegiornale dell’era Renzi”.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL LAVORO NELL’ERA RENZI: PRIMA TI CACCIO, POI TI MENO

Ottobre 30th, 2014 Riccardo Fucile

LA POLIZIA MANGANELLA GLI OPERAI DELLA THYSSEN DI TERNI CHE VOLEVANO ANDARE AL MINISTERO

“È incredibile quello che è successo, non ha nessuna ragione. Hanno picchiato i lavoratori solo perchè avevano chiesto di fare un corteo pacifico fino al ministero. Ma la risposta è stata la carica”. Maurizio Landini si sfoga con i suoi subito dopo aver assistito, da segretario generale della Fiom, a una delle giornate più cupe della sua vicenda sindacale. I 500 operai delle acciaierie Thyssen di Terni erano venuti a Roma per chiamare in causa il governo tedesco e hanno organizzato un presidio davanti all’ambasciata di Germania, in piazza Indipendenza.
Ma si sono trovati sotto una carica improvvisa della polizia, violenta e precisa, tanto da spedire all’ospedale quattro militanti della Fiom tra cui due dirigenti nazionali. Uno di loro, Gianni Venturi, è caduto in terra ed è stato manganellato anche in quella posizione.
I colpi raggiungono in pieno lo stesso Maurizio Landini, a stento protetto da Fabio Palmieri, che lo accompagna da anni.
Non era mai avvenuto che un segretario generale del sindacato fosse colpito dai manganelli.
La reazione di Landini è rabbiosa: “Dica una parola la Presidenza del Consiglio, anzichè fare slogan del cazzo, dica una parola di quello che sta succedendo. Che si vergognino. Devono chiedere scusa ai lavoratori. Noi paghiamo le tasse anche per loro. Questo Paese esiste perchè c’è gente che lavora. Dovrebbero chiedere scusa alla gente. Altro che palle, Leopolde e cazzate varie”.
E ancora: “In un Paese di ladri, di gente che evade, di corruzione, se la vengono a prendere con gli unici onesti?! Ma dove cazzo siamo messi?! Basta, eh”.
Un fiume in piena che si arresta solo a sera quando il ministro Alfano, dopo una giornata di telefonate, dichiarazioni e consultazioni, decide di ricevere i leader sindacali presenti in piazza. Ad Alfano Landini chiede “le scuse” che però non arrivano. I sindacati presenti chiedono alla Questura di Roma di “smentire” il comunicato mattutino “perchè che noi volessimo andare alla stazione Termini” dice Landini “è una bugia e voi lo sapete”.
Anche la Fiom chiede la “ricerca dei responsabili”. Il capo della polizia, Alessandro Pansa, cita un filmato Sky che mostrerebbe le provocazioni degli operai mentre Alfano chiude dicendosi che si darà  da fare per impedire giornate come questa.
Ma le scuse non arrivano anche se, come dice Landini, “sarebbero state molto utili per Terni”.
La manifestazione era cominciata al mattino quando dieci pullman avevano scaricato a Roma circa 500 operai diretti all’ambasciata tedesca di piazza Indipendenza, dietro la stazione Termini.
Le acciaierie di Terni, infatti, sono tedesche e finora il governo di Angela Merkel non ha mostrato alcun interesse per i tagli da 100 milioni di euro e da 550 esuberi.
La delegazione viene ricevuta dal portavoce dell’ambasciatore. Ma l’incontro produce solo un comunicato stampa beffardo: “Il giorno 29 ottobre un presidio di lavoratori ha manifestato per contestare il piano industriale della Thyssen. La delegazione è stata ricevuta da un rappresentante dell’ambasciata a cui è stata illustrata la ragione della protesta”.
La presa in giro è così plateale che la reazione è istintiva. Ai fischi fa seguito la voglia di spostarsi al ministero dello Sviluppo economico.     “Non abbiamo fatto in tempo a chiedere il permesso” spiega un militante della Fiom che si trovava in prima linea, “che è partita la carica della polizia”.
La Questura dirà  che è stata solo un’azione di “contenimento” e che i manifestanti avevano l’intenzione di dirigersi alla stazione Termini. “Non ci abbiamo nemmeno lontanamente pensato” replica la Fiom.
Le botte arrivano dirette. Gianni Venturi, pacifico dirigente della Fiom, finisce a terra e perde i sensi. Chi lo segnala agli agenti di polizia finisce manganellato.
Lo stesso Landini cerca di calmare gli animi, ma i colpi arrivano anche a lui. Rosario Rappa, un altro dirigente nazionale della Fiom, si ritroverà , insieme ad altri due giovani con la testa spaccata.
Al termine della giornata anche la polizia denuncia quattro feriti, tra cui un funzionario. Dopo i manganelli, il corteo si ricompone.
Landini, furioso, telefona alla ministra Federica Guidi annunciando l’arrivo della delegazione.
Una nuova telefonata di Landini, stavolta a Graziano Delrio, indurrà  il governo a spedire il sottosegretario Filippo Bubbico al tavolo presso il ministero.     La delegazione sindacale torna in strada con le risposte ottenute: una verifica su quanto avvenuto in piazza; l’impegno della ministra Guidi “per cambiare il piano industriale Ast”; il pagamento degli stipendi, da oggi, se sarà  consentito agli impiegati amministrativi di entrare nello stabilimento.
“Non è cambiato nulla” commentano sottovoce e delusi, gli operai presenti. Ma l’invito è di chiudere qui la manifestazione e di tornare a casa.
La ministra Guidi, in serata, si dice fiduciosa in un accordo e riconvoca per questa mattina le parti. Gli operai di Terni, intanto, hanno già  fatto 80 ore di sciopero ma per il momento hanno deciso di non mollare.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TREMONTI INDAGATO PER CORRUZIONE: “UNA TANGENTE DI 2,4 MILIONI DA FINMECCANICA”

Ottobre 30th, 2014 Riccardo Fucile

UNA CONSULENZA AL SUO STUDIO QUANDO ERA MINISTRO DEL TESORO

Se dovesse avere ragione l’inchiesta, sarebbe un raro caso di corruzione ministeriale la supposta tangente da 2,4 milioni di euro che, nel marzo 2009, il tributarista Giulio Tremonti, nelle sue funzioni di allora ministro dell’Economia nel quarto governo Berlusconi, avrebbe incassato da Finmeccanica (controllata dal Tesoro) in cambio dell’ammorbidimento della propria iniziale contrarietà  al controverso e stratosferico acquisto per 3,4 miliardi di euro nel luglio 2008 della società  statunitense «Drs» fornitrice del Pentagono.
Una tangente che sarebbe stata veicolata dietro lo schermo di una parcella professionale liquidata da Finmeccanica, a saldo di una apparente consulenza sui profili fiscali appunto dell’acquisizione dell’americana «Drs», allo studio tributaristico «Vitali Romagnoli Piccardi & Associati», dal quale il fondatore Tremonti era formalmente uscito essendo divenuto ministro e di cui oggi è di nuovo socio.
Indagine della Procura di Milano
È quanto prospetta la Procura di Milano nell’indagare, per l’ipotesi di reato di corruzione, l’ex ministro Tremonti; uno dei suoi soci commercialisti di studio, Enrico Vitali; l’ex presidente di Finmeccanica (dal 2002 al 2011 con buonuscita di 5,5 milioni) Pierfrancesco Guarguaglini, prosciolto nel 2013 dopo essere stato indagato a Roma nel 2011 per false fatturazioni, reindagato a Roma per false fatturazioni nell’indagine sui bus, e nel marzo scorso anche a Napoli in una indagine sul sistema di tracciamento dei rifiuti «Sistri» nella quale il gip ha respinto la richiesta di arrestarlo; e Alessandro Pansa, l’ex direttore finanziario di Finmeccanica uscito 6 mesi fa con «un’indennità  compensativa» di 5,4 milioni dopo che per la presidenza gli è stato preferito l’ex ad di Fs Mauro Moretti.
La natura ministeriale dell’asserita corruzione produrrà  ora un effetto procedurale obbligato: la trasmissione degli atti, entro 15 giorni e senza intanto svolgere alcun atto di indagine, al Tribunale dei ministri di Milano, competente sull’istruttoria entro 90 giorni e composto in questo momento dal presidente di sezione civile del Tribunale di Como, Paolo Negri Della Torre, dal capo dei gip di Monza, Alfredo De Lillo, e dal giudice del lavoro di Milano, Stefano Tarantola.
Nuovi elementi in mano ai pm
Da subito, però, Tremonti-Vitali-Guarguaglini-Pansa potranno presentare memorie o chiedere di essere ascoltati, anche per capire di quali nuovi elementi dispongano i pm milanesi Roberto Pellicano e Giovanni Polizzi per determinarsi a indagarli ora, visto che ciò non era accaduto quando nel 2010 l’arrestato ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola (3 anni e 4 mesi poi patteggiati per un’altra vicenda), in un interrogatorio al pm romano Paolo Ielo aveva collegato il cambio di atteggiamento del ministro Tremonti (da contrario a favorevole) proprio alla parcella liquidata da Finmeccanica allo studio dei soci del ministro.
Tremonti in aprile ha patteggiato a Roma 4 mesi, convertiti in 30 mila euro di pena pecuniaria e 10 mila di multa, per finanziamento illecito legato all’affitto di una casa messagli a disposizione dal suo ex consigliere Marco Milanese.

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella
(da “il Corriere della Sera“)

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LA SVOLTA BUONA: RENZI DALLO SWATCH DA 50 EURO ALL’OROLOGIO DA 15.000 EURO

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

IL CRONOGRAFO SFOGGIATO ALLA LEOPOLDA E’ UN AUDERMARS PIGUET RIYAL OAK DEL VALORE DI ALMENO 15.000 EURO…E GIA’ A MARZO AVEVA SFOGGIATO UN ROLEX DAYTONA DA 10.000 EURO

Ha cominciato con uno Swatch da 50 euro, adesso sfoggia un cronografo Audemars Piguet Royal Oak il cui costo parte da almeno 15mila euro.
La parabola di Matteo Renzi, che nel giro di due anni ha scalato tutti i piani dei palazzi che contano, dominando in maniera indiscussa la politica italiana, passa anche da una svolta di stile.
Da una svolta che non è soltanto “buona”, come Palazzo Chigi scrive sulle slide strillate in conferenza stampa.
Ma la “svolta” di stile passa anche da un restyling complessivo dell’armadio.
Sono lontani, insomma, i tempi in cui alla vecchia stazione fiorentina il premier-segretario indossava camicie a righe button down accompagnate da altrettanto classici pantaloni blu.
E il tutto si completava con uno orologio Swatch color viola, che ricordava l’amata Fiorentina, e il cui costo ammontava a soli 50 euro.
Erano tempi in cui il segretario Pd urlava ai quattro venti contro gli sprechi della politica e dalla macchina burocratica.
E chiedeva la rottamazione di vecchi dirigenti della sinistra italiana, come l’ex premier Massimo D’Alema, il quale, a proposito di stile e di abbigliamento, venne beccato con addosso un paio di scarpe inglese artigianali e   cucite a mano, il cui valore si aggirava attorno al milione e mezzo di lire.
Ecco, la rottamazione del Renzi della prima ora imponeva un avvicinamento della buona politica alla gente.
Un avvicinamento nelle parole ma anche nei fatti. E in un certo senso vedere un potenziale leader portare un semplice orologio da quaranta euro azzerava la distanza tra lui e i cittadini-elettori.
Ma oggi l’ex sindaco di Firenze è l’inquilino di Palazzo Chigi. E probabilmente “il livello istituzionale degli incontri da presidente del Consiglio impone un cambio del dress-code”.
In realtà , un insider del renzismo ricorda che “il cambio di stile avvenne già  nel 2012 quando sfidò Pier Luigi Bersani alle primarie. In quell’occasione — continua la fonte — i consiglieri, soprattutto Giorgio Gori, gli imposero di rinnovare il guardaroba.
E in suo soccorso arrivò lo stilista fiorentino Ermanno Scervino con una serie di abiti sartoriali, adatti al ruolo a cui si candidava”.
Dai vestiti agli orologi il passo è stato breve e obbligato.
Fonti (interessate ?)   del Pd vicine al premier raccontano che il Royal Oak sfoggiato alla Leopolda di qualche giorno fa sarebbe addirittura un regalo della delegazione russa che il premier-segretario ha incontrato a Milano lo scorso ottobre.
Un regalo? Sì può darsi, se pensiamo che soltanto Silvio Berlusconi, nella lunga carriera da premier, regalò Piaget semplici di acciaio ai parlamentari, un Frank Muller in oro da 10 mila dollari a George Bush, e una serie di orologi di lusso a Vladimir Putin.
Ma nel caso in questione l’etichetta renziana si è forse trasformata in passione.
Del resto, già  in occasione della presentazione del libro di D’Alema, che si è tenuta nella Capitale nel marzo scorso, il premier-segretario sfoggiava un Rolex Daytona da circa dieci mila euro.
Un orologio immortalato dai paparazzi quando in maniche di camicia il capo dell’esecutivo ricevette da D’Alema una maglia della Roma con il 10 di Totti.
Che fosse passata una delegazione russa anche in quella occasione?

Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)

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ORA RENZI TEME LA PIAZZA

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

LE BOTTE AGLI OPERAI DI TERNI, LA SOLITA GAFFE PICIERNO, ALTRE MANIFESTAZIONI IN ARRIVO… ORA IL PREMIER HA PAURA DI UNA ESCALATION

La grana non è scoppiata con la manifestazione di Fiom e Cgil sabato scorso a Roma, che in fondo ha lasciato Matteo Renzi tranquillo a curare lo splendore della sua Leopolda a Firenze.
La deflagrazione è arrivata oggi con le botte della polizia agli operai della ThyssenKrupp di Terni arrivati nella capitale per raggiungere in corteo il ministero dello Sviluppo Economico e chiedere un incontro con la titolare Federica Guidi.
Per il premier scoppia l’allarme piazza.
In vista delle altre manifestazioni che ci saranno, dei licenziamenti all’orizzonte, dello sciopero generale che sarà  proclamato dalla Cgil per la metà  di novembre.
In più, ci si mette pure Pina Picierno a imbrattargli la battaglia contro i sindacati, con una gaffe televisiva contro Susanna Camusso (“Eletta con tessere false, la Cgil ha pagato i bus per la manifestazione di Roma…”) che i renziani cercano subito di riparare.
Insomma, è una giornata nera a Palazzo Chigi. E se Renzi riesce in qualche modo a mettere mano al caos scatenato dall’eurodeputata (che si sarebbe giocata la candidatura a governatore della Campania), gli è più difficile recuperare sulle cariche agli operai della Fiom, segretario Maurizio Landini compreso visto che anche lui ha preso una manganellata.
“Quelle botte ci danneggiano…”, ammettono nella cerchia renziana del Pd.
Nel pomeriggio tra Palazzo Chigi e Viminale si tenta di capire la dinamica dei fatti accaduti in piazza Indipendenza, dove gli agenti in assetto antisommossa hanno bloccato a manganellate il corteo degli operai che voleva proseguire fino al ministero della Guidi.
La spiegazione ufficiale è che avrebbero deviato dal percorso autorizzato. Ma al di là  dei dettagli, è il fatto in sè a scatenare la preoccupazione del premier e dei suoi.
Fanno particolarmente male le parole di Landini, segretario metalmeccanico ad altissimo tasso di popolarità  ormai, agli antipodi rispetto a Renzi eppure stimato dal presidente del Consiglio.
“Il problema non sono gli agenti che sono in piazza e che sono lavoratori come noi — strilla Landini, fumante di rabbia davanti alle telecamere – ma gli ordini che arrivano. Basta Leopolde: il premier chieda scusa”.
Già , gli ordini. Renzi chiede spiegazioni ad Alfano.
Il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio annuncia “dispiaciuto” che “in poche ore Alfano ha garantito tutta la documentazione per ricostruire in modo puntuale l’accaduto”.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando esprime “grande preoccupazione” parlando al telefono con il titolare del Viminale e gli chiede di “chiarire”.
Con lui anche i Giovani Turchi. Mentre i deputati Francesco Laforgia, Gianni Cuperlo, Andrea De Maria, Giuseppe Guerini, Marco Miccoli, Monica Gregori presentano un’interrogazione al premier e ad Alfano pure questa per “chiarire”.
In aula alla Camera Sinistra e libertà  espone cartelli per chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno, ricordando che “è dal caso Shalabayeva in poi che ha dimostrato scarse capacità ”.
In serata Alfano incontra Landini e gli altri leader sindacali al ministero. Probabilmente domani riferirà  al Senato sui fatti di oggi.
Ma tra i renziani non c’è aria di dimissioni del ministro dell’Interno. Anche perchè l’agognato rimpasto che Renzi aveva in programma per l’autunno — approfittando della necessità  di dover sostituire Federica Mogherini agli Esteri — non è realizzabile. “Non si può fino a quando non verranno trovati i numeri con cui allargare la maggioranza e rendersi autonomi da Ncd…”, dice un parlamentare renzianissimo. Chiaramente, l’obiettivo è attingere dal bacino M5s che, come ha detto lo stesso premier nell’ultima direzione Dem, “è in sgretolamento”.
Ma fino ad allora, niente rimpasto. Alfano resta agli Interni, malgrado il premier abbia accarezzato l’idea di spostarlo alla Farnesina.
Nel frattempo però la piazza ribolle. Magari non a livello numerico (gli operai delle acciaierie di Terni erano poche centinaia) ma a livello di umore: rabbia per i licenziamenti, per le tante vertenze in corso.
E la situazione rischia di sfuggire di mano, come è successo oggi.
“Proprio con gli operai di Terni, dopo che “il premier li ha incontrati alla Leopolda domenica scorsa, dopo che su quell’azienda il governo ha garantito massimo impegno…”, dicono i renziani. Già  proprio Terni.
Ma al ministero oggi c’è anche il tavolo per la Trw di Livorno, fabbrica di componenti di auto, e per la Jabil di Marcianise, ditta di componenti elettroniche.
“Tutte multinazionali, che chiudono in Italia. Sono questi gli investimenti stranieri di cui parla il premier”, dice Michele De Palma, responsabile Fiom.
E’ questo bagno di paese reale che oggi manda in fibrillazione premier e governo.
Un tuffo nell’ignoto delle contestazioni che paradossalmente riesce ad arginare anche il caos scatenato dalla Picierno in tv.
A Renzi quella frase contro la Camusso non è piaciuta. Non perchè adesso gli interessi difendere la Cgil: giammai. Soprattutto dopo l’intervista di oggi a Repubblica, in cui la leader sindacale imputa al premier di essere stato “messo al governo da Marchionne” e dai “poteri forti”.
Piuttosto, il segretario del Pd ci tiene a non delegare a nessun altro le sue delicatissime battaglie contro il sindacato o anche quelle contro i magistrati.
Sono entrambi due dossier nevralgici del renzismo che il segretario Dem vuole trattare in prima persona. Per non correre rischi. Esattamente come è accaduto oggi, quando la Picierno, ospite ad Agorà , “si è fatta prendere dalla tentazione emulativa del leader…e ha sbracato…”, riflettono nel Pd alla Camera.
Sono rischi del mestiere di leader, soprattutto se sei Renzi. Ad ogni modo, Picierno viene subito corretta dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: “Siamo sicuri che Pina Picierno non voleva offendere nessuno, può capitare nel corso di dibattiti accesi, di dire parole eccessive”.
L’eurodeputata si scusa. Ma in Transatlantico si vocifera che questo incidente abbia messo la pietra tombale sulla sua corsa a governatrice della Campania alle prossime regionali.
Al suo posto, gira il nome di Raffaele Cantone, ma non sembra che il supercommissario anti-corruzione sia interessato a lasciare a metà  il lavoro iniziato all’Expo.

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA ALL’OPERAIO COLPITO: “CI HANNO COLPITO ALL’IMPROVVISO, E’ FALSO CHE VOLESSIMO ANDARE A TERMINI”

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

“MANGANELLATE GRATUITE, MA NON CE L’HO CON LE FORZE DELL’ORDINE”… VENTI PUNTI DI SUTURA

Tre manganellate. Almeno, tre manganellate. “Perchè poi mi hanno tirato fuori e non so se ne ho preso altre”. Venti punti di sutura alla testa. Contusioni sulla parte superiore del labbro. Ferite al braccio.
Cristiano Costanzi, segretario della Fillea Cgil di Terni era in piazza Indipendenza con i “suoi” operai. Come sempre.
Lo raggiungiamo telefonicamente non appena esce dal Policlinico Umberto I°. “Non è mica la prima volta che manifestiamo: siamo sempre in piazza, per evitare che i lavoratori si facciano male. Facciamo da cuscinetto. E oggi la carica della Polizia è stata del tutto gratuita”.
Costanzi, innanzitutto come sta?
“Abbastanza bene: sto in piedi rispetto agli altri compagni che se la sono vista più brutta”.
Ci racconta la dinamica della carica?
“Tutto molto semplice. I manifestanti che stavano in piazza sotto l’Ambasciata Tedesca a un certo punto si sono spostati, sempre all’interno della piazza, e la Polizia ha fatto un cordone di sbarramento. Non è successo niente di rilevante. Fischi, slogan. Tutto ordinario. La prima manganellata l’ho presa senza neanche vederla arrivare. Così all’improvviso. L’ho percepita solo con la coda dell’occhio. Poi la seconda, la terza. Hanno cercato di medicarmi sul posto, ma visto che il sangue non si fermava mi hanno portato al Policlinico. Non ho neanche capito bene cosa è successo dopo…”
Le proteste contro il ministero degli Interni e contro il Governo sono partite subito…
“Ascolta, io oggi ero in piazza con delle persone oneste. Oneste. Metalmeccanici, edili. Con persone che guadagnano uno stipendio molto basso di chi ci governa. Che fanno sacrifici per portare avanti le loro famiglie. Cercando di costruire un futuro per i loro figli. Un futuro che in questo Paese, per colpa dell’inefficacia e della pochezza di chi ci governa, si vede sempre di meno”.
Come valuta l’impegno delle istituzioni per il caso Ast di Terni?
“Siamo di fronte al tentativo di fare disoccupazione in Italia per portare occupazione in Germania. E questo si verifica perchè noi in Europa non esistiamo, perchè abbiamo   –   lo devo ripetere – una politica inefficace, inadempiente, che non riesce a tutelare gli interessi dei cittadini”.
Ritornerà  in piazza?
“Io oggi sarei dovuto stare da un’altra parte. Ma il mio posto era qui a Roma con i lavoratori dell’impresa Pallotta, la maggior impresa che all’interno della Ast applica il contratto edile. E sarò con loro tutte le volte che manifesteranno. Certo, provo rabbia per la modalità , le manganellate sono state un gesto gratuito. Ma non serbo assolutamente rancore per le forze dell’ordine. Sono in piazza a lavorare come noi”.
La Questura sostiene che volevate raggiungere Termini.
“Questa cosa non si è mai sentita. Neppure una voce nel corteo ha proposto di occupare la stazione. Neanche per scherzo”.

Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)

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UN SINDACALISTA ACCUSA: “AVEVAMO CONCORDATO IL PERCORSO, C’E’ STATA UNA INDICAZIONE POLITICA NELLA CARICA DELLA POLIZIA”

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

SI SMARCA IL SINDACATO DI POLIZIA SIULP: “NON DOVEVA ACCADERE”… SE IL CORTEO AVEVA AVUTO L’AUTORIZZAZIONE AD ANDARE FINO AL MINISTERO DELLO SVILUPPO CHI HA DATO UN ORDINE DIVERSO?

Cambia verso anche l’ordine pubblico?
La carica di Roma contro i lavoratori della Fiom rompe una lunga tradizione di tolleranza e concertazione di piazza tra sindacati confederali e polizia (leggi governo). Anzi, anche dopo la fiammata del G8 di Genova, la presenza tra gli organizzatori della Cgil e del suo rodato servizio d’ordine veniva letta dal Viminale come una garanzia che le cose sarebbero filate lisce, come per esempio nella grande manifestazione contro la guerra a Firenze nel novembre 2002.
“Non ho mai visto una carica così forte come quella di oggi”, assicura Fabio Palmieri, dirigente della Fiom della capitale.
“Quanto accaduto a Roma è quanto non dovrebbe mai accadere”, scrive invece Daniele Tissone, segretario del Silp, il sindacato di polizia della Cgil.
La manifestazione dei lavoratori Ast, racconta Palmieri, era stata preceduta dai consueti accordi con i responsabili dell’ordine pubblico: “Da ieri sera avevamo avviato i contatti con la Questura, e stamattina, due ore prima della manifestazione, avevamo avvertito le forze dell’ordine dell’intenzione di andare in corteo fino al ministero dello Sviluppo, l’ho detto io personalmente al responsabile dell’ordine pubblico”.
Ma, spiega il sindacalista, “fin dalle 9 di stamattina abbiamo colto un atteggiamento particolare della polizia, che ha chiuso completamente piazza Indipendenza con un incredibile dispiegamento di uomini e mezzi”.
La carica, testimonia Palmieri, è esplosa “appena il corteo è partito dall’ambasciata tedesca”.
Secondo la Questura, invece, si è trattato di un intervento di “alleggerimento” perchè i manifestanti volevano “forzare il blocco”.
Dei segnali di indurimento, ricorda il sinacalista Fiom, c’erano però già  stati al corteo di Torino del 17 ottobre, anche questo organizzato dalla Fiom con studenti e centri sociali.
Dietro questi segnali “secondo me c’è un’indicazione politico della presidenza del consiglio: fine della tolleranza”.
Un richiamo alla politica arriva anche dal segretario del Silp-Cgil Tissone: “Le vertenze nelle quali sono coinvolte lavoratrici e lavoratori con le loro famiglie e il loro futuro, non possono e non devono degenerare nell’ordine pubblico che contrappone lavoratori”, scrive nella nota.
“Riteniamo necessaria un’assunzione di responsabilità  della politica, affinchè vi siano un impegno e risposte”.

Mario Portanova
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA DESTRA SI RIUNISCE (DAVANTI AL GIUDICE): QUANTI GUAI CON LA GIUSTIZIA PER GLI EX AN

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

MATTEOLI INQUISITO PER CORRUZIONE, GASPARRI IMPUTATO PER PECULATO, ALEMANNO A RISCHIO PROCESSO PER FINANZIAMENTO ILLECITO, ALTRI EX CON PROBLEMI GIUDIZIARI….COSI’ E’ FINITA LA DIVERSITA’ MORALE CHE ERA UN ORGOGLIO AI TEMPI DEL MSI

“L’Italia onesta in piazza con la Destra”, “Tangentocrazia, ti spazzeremo via”.
Sabato 17 ottobre 1992   il Movimento sociale italiano sfilava per il centro della capitale: oltre 50 mila neofascisti (definizione rivendicata con orgoglio, anche se ancora per poco) che manifestavano in guanti bianchi a sostegno di Mani pulite.
Contro i partiti corrotti ma anche per simboleggiare, proprio attraverso quei guanti bianchi, la diversità  di un partito non toccato dagli accertamenti della magistratura.
Per una serie di coincidenze, unica ma significativa, a poco più di vent’anni di distanza alcuni dei principali protagonisti di quel corteo sono inquisiti contemporaneamente.
Col paradosso che la diaspora degli ex An, divisi in quattro partiti, sembra riunita proprio dalle inchieste dei pm.
VOLEVAMO I COLONNELLI
L’ultimo è l’ex ministro Altero Matteoli, all’epoca già  parlamentare missino da una decina d’anni e oggi berlusconiano convinto.
La Procura di Venezia ha inviato al Senato la richiesta di autorizzazione a procedere nell’ambito dell’inchiesta sul Mose.
Corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, il reato ipotizzato: Matteoli avrebbe ricevuto complessivamente 550 mila euro in contanti per favorire l’assegnazione al Consorzio Venezia Nuova e alle imprese consorziate i finanziamenti per la bonifica dei siti industriali di Marghera.
Nei giorni scorsi la Giunta delle autorizzazioni di Palazzo Madama ha iniziato l’esame della vicenda, che si preannuncia lunga e complessa.
Chissà  se finirà  come nel 2009, quando Montecitorio negò l’autorizzazione nei suoi confronti per un’indagine che lo vedeva accusato di favoreggiamento: aveva informato il prefetto di Livorno di un’inchiesta che lo riguardava.
Ma Matteoli è solo l’ultimo dei colonnelli di Alleanza nazionale finiti nel mirino della magistratura negli ultimi mesi.
Non se la passa troppo bene nemmeno Maurizio Gasparri, altro ex An rimasto in Forza Italia ( e nel 1992 appena eletto deputato ), dal momento che è sotto processo per peculato: nel 2012, da presidente dei senatori del Pdl, si sarebbe appropriato di 600 mila euro del gruppo per stipulare una polizza vita a lui intestata, indicando i suoi eredi legittimi come beneficiari in caso di morte (la somma è stato poi restituita un anno dopo attraverso due bonifici).
Gasparri ha respinto l’addebito, sostenendo di essersi limitato a tutelare il gruppo parlamentare in previsione di una serie di contenziosi ai quali stava andando incontro. Ma il giudice dell’udienza preliminare non ha ritenuto la motivazione convincente, visto che lo scorso aprile lo ha rinviato a giudizio.
Chi invece un processo lo rischia a breve è un altro federale di peso della Alleanza nazionale che fu: Gianni Alemanno, oggi in Fratelli d’Italia, accusato di finanziamento illecito.
Secondo la Procura di Roma, dietro un falso sondaggio sulla qualità  dei servizi scolastici realizzato nel 2010 si sarebbe in realtà  nascosta una attività  di telemarketing a favore della candidatura di Renata Polverini, nel cui listino era candidata la moglie, Isabella Rauti.
Secondo il gip l’allora sindaco sarebbe stato il regista dell’operazione, avendo di fatto commissionato il sondaggio alla società  di consulenza Accenture, che poi a sua volta lo avrebbe pagato con 30 mila euro ricavati da false fatture.
Luogo dell’incontro, ha sostenuto un manager dell’azienda: lo studio di fisioterapista. I pm un mese e mezzo fa hanno chiesto il rinvio a giudizio ma la decisione del gup non è ancora arrivata.
Da un anno si sono invece perse le tracce di un’altra inchiesta che vede l’ex sindaco inquisito, sempre con l’accusa di finanziamento illecito: quella sulle presunte tangenti versate dalla Menarini per la fornitura di 45 filobus.
Indagine divenuta involontariamente trasversale alla diaspora di Alleanza nazionale: oltre ad Alemanno fra gli indagati c’era infatti anche Paolo Di Paolantonio, attualmente capogruppo di Nuovo centrodestra alla Regione Lazio e marito della deputata Barbara Saltamartini, anche lei altra ex An di rito alfaniano.
LO SCUDO MEDIEVALE
“Ma quale immunità  parlamentare: il popolo, il popolo deve giudicare” gridavano i giovani missini in quel lontano autunno del ’92.
D’altronde l’abolizione dello scudo giudiziario per gli onorevoli era uno dei cavalli di battaglia del Movimento sociale e dell’Alleanza nazionale dei primi tempi.
«Un privilegio medievale che va abolito» tanto per usare la definizione dell’epoca di Gianfranco Fini. E invece, solo per restare a questa legislatura, il sistema dell’autorizzazione a procedere ha già  “salvato” un ex An.
Si tratta di Francesco Proietti Cosimi, stretto collaboratore di Fini dai tempi del Msi e suo segretario particolare dopo la svolta di Fiuggi.
Una fiducia tale da averlo spinto a seguire il leader anche nella disastrosa esperienza di Futuro e libertà .
L’anno scorso la Procura di Roma voleva utilizzare dieci conversazioni telefoniche di Proietti Cosimi in un’inchiesta sul crac della Keis srl, in cui era indagato per bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e finanziamento illecito ai partiti.
Ma prima la Giunta delle autorizzazioni (presieduta da un altro ex colonnello di An, Ignazio La Russa) e poi l’Aula di Montecitorio hanno detto “no”.
Questa la discutibile motivazione: è vero che le intercettazioni erano avvenute fortuitamente sui cellulari della figlia e del nipote, inquisiti prima di lui, ma “ponendo sotto controllo le utenze di suoi strettissimi parenti vi era una certezza quasi assoluta di incorrere in comunicazioni” del deputato.
Di fatto una sorta di estensione dell’immunità  parlamentare anche ai familiari.
L’anno precedente era invece toccato ad Amedeo Laboccetta (altro ex Msi-An rimasto in Forza Italia) essere oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere, per una vicenda divenuta celebre per la sua unicità : la perquisizione a casa del re delle slot machine Francesco Corallo nell’inchiesta sui finanziamenti concessi dalla Bpm (148 milioni nel caso in questione).
In quell’occasione Laboccetta sottrasse ai finanzieri un pc portatile sostenendo fosse suo, lasciando i militari stupefatti e impossibilitati a intervenire proprio in virtù dell’immunità  parlamentare.
Circostanza che valse al deputato un’accusa di favoreggiamento. La Giunta della Camera intimò all’onorevole di restituire il laptop e prima che l’Aula si esprimesse, il deputato lo consegnò ai pm come forma di “rispetto della decisione” e quale segno di “leale collaborazione”.
Peccato, si scoprì poi, che il pc era stato nel frattempo manomesso e che alcuni file cancellati risultavano irrecuperabili.
Insomma, una casistica dai variegati capi d’imputazione.
In ogni caso guai a parlare di “vendetta e accanimento nei confronti di Alleanza nazionale”, come fece nel 2006 Francesco Storace rivolgendosi al pm Henry John Woodcock : per quelle parole il leader de La Destra la scorsa primavera è stato condannato per diffamazione dal tribunale di Roma.

Paolo Fantauzzi
(da “L’Espresso”)

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LEGGE STABILITA, LA UE AVVISA RENZI: “NON SONO ESCLUSE ALTRE PROCEDURE”

Ottobre 29th, 2014 Riccardo Fucile

DALLE UE IN ARRIVO 43 MILIARDI DI FONDI DA QUI AL 2020: CERCHIAMO DI SPUTTANARLI COME SEMPRE

“L’Italia sta facendo cambiamenti importanti, ora bisogna vedere se saranno attuati”. Così il commissario agli Affari economici dell’Unione europea e vicepresidente in pectore della Commissione, Jyrki Katainen, torna sul via libera alla legge di Stabilità  da parte di Bruxelles.
Un ok che però non allenta la tensione sul Belpaese: “Il fatto che non abbia riscontrato serie deviazioni dalle regole del Patto, non significa che i piani lo rispettano appieno, non pregiudica la nostra analisi finale e non esclude che la Commissione possa adottare procedure nell’ambito del Patto”.
Tagli ai Comuni. Per la Stabilità  il tempo delle politiche è tutt’altro che finito.
Oggi sulle barricate tornano i Comuni, per i quali la Finanziaria 2015 pesa “non per 1,2 miliardi, come è stato detto finora, ma per 3,7 miliardi”.
Lo ha detto il presidente dell’Anci, Piero Fassino, intervenendo all’assemblea dei presidenti di Provincia e annunciando che oggi pomeriggio al governo chiederà  “una forte correzione alla legge di stabilità “.
Le decisioni di Bruxelles.
Tornando all’Europa, per Katainen la valutazione della Stabilità  si baserà  sulle previsioni economiche d’autunno e terrà  conto delle opinioni dell’esecutivo di Bruxelles sull’outlook macroeconomico, delle misure prese dai governi e dai rischi legati all’attuazione del bilancio.
La valutazione, ha concluso, dirà  “se misure addizionali o sostitutive saranno necessarie per assicurare il pieno rispetto del Patto”.
Per Katainen non si può quindi escludere che la Commissione “debba adottare ulteriori misure sotto la procedura per deficit eccessivo per alcuni Stati membri”.
Il commissario ha poi rincarato la dose quando ha sottolineato che “la situazione economica è cambiata in quest’ultimo anno”, ma “non possiamo cambiare retrospettivamente gli impegni”, quindi “non cambiamo le regole per quest’anno, e se mi chiede se i Paesi eviteranno sanzioni per quest’anno a causa delle prospettive cambiate, la risposta è no”.
Un modo per dire che la recessione non è una buona scusa per deviare dagli obiettivi, in classico stile da “falco”.
Fondi Ue, 43 miliardi dal 2014 al 2020.
Mentre continuano queste frizioni, l’Italia ha incassato l’approvazione dell’accordo per l’assegnazione dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020.
Si tratta di programmi da un valore complessivo di circa 43 miliardi, in linea con il periodo precedente.
Di questi, 32,2 miliardi proverranno dai fondi della politica di coesione (erano circa 28 miliardi nel 2007-2013), 10,4 di quelli per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca.
I fondi europei serviranno a cofinanziare i progetti regionali approvati, con la condizione che siano accompagnati da un piano di rafforzamento amministrativo.
Dato che la Commissione ha riscontrato nell’inefficienza della pubblica amministrazione uno dei fattori principali di cattiva spesa dei fondi europei, all’Italia si impone l’obbligo di snellire la burocrazia.
Indicazione, questa, che risponde peraltro a una delle raccomandazioni avanzate da Commissione e Consiglio Ue indipendentemente dal nuovo ciclo di programmazione sui fondi strutturali.
Dal canto suo, l’Italia dimezzerà  la quota di co-finanziamento dei fondi dal 50 al 25%, anche per liberare dal patto di stabilità  interno quei soldi che avrebbero rischiato di bloccare pure gli stanziamenti europei.
All’interno dell’accordo mancano ancora all’appello i programmi di Campania, Calabria e Sicilia, ultimi in assoluto in Ue assieme ad un programma svedese, nell’ambito delle politiche di coesione.
Tra le altre cose, si segnala l’incremento di fondi per la Banda larga, che sarebbero potuti finire altrove.

(da “la Repubblica“)

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