Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
DAVIDE COME RENZI, D’ALEMA E QUAGLIARELLO… FARA’ RACCOLTA FONDI E SEMINARI EVENTO… CORTEGGIATI IL PROCURATORE GRECO E ALTRI PM
Quando un problema si faceva troppo articolato Gianroberto Casaleggio ripeteva sempre questa
frase: «C’è troppa complessità , bisogna semplificare».
La strada intrapresa dagli eredi pare andare in altra direzione: la complessità aumenta.
Dopo il blog delle stelle (di Grillo o non Grillo) e l’Associazione Rousseau, è nato un terzo soggetto, l’Associazione Gianroberto Casaleggio.
La registrazione è avvenuta il 14 febbraio, il comitato direttivo è composto da due sole persone (il figlio Davide e la moglie Sabina), l’associazione «non ha scopo di lucro e vive attraverso le donazioni spontanee e le sottoscrizioni».
Tra i suoi scopi, essenzialmente, il fundraising (come altre associazioni e fondazioni politico culturali italiane di diverse aree) e attività «divulgativa, di formazione o editoriale», attorno al concetto di «futuro», una delle idee fisse di Casaleggio («il futuro è diventato un flusso – diceva – un eterno presente in cui si possono cogliere in ogni istante i segni del cambiamento in atto»).
Se dal mondo delle idee si scende a quello, terreno, della dòxa, pare di capire che l’Associazione sarà uno strumento simile a quello di cui sono dotati altri soggetti politico-culturali italiani, e sarà anche un network di convegni, seminari, relazioni.
Il primo di questi eventi, l’8 aprile a Ivrea, luogo che così tanto evoca Adriano Olivetti, a quasi un anno dalla scomparsa di Gianroberto Casaleggio, sarà una giornata per ricordarne la figura e interrogarsi sul tema «Capire il futuro»: «Il miglior modo per prevedere il futuro è inventarlo», diceva Casaleggio citando l’informatico Alan Kay.
L’elenco degli invitati esclude volutamente politici M5S, mentre contiene alcune figure in collaborazione con l’azienda che detiene i dati e la piattaforma del M5S, come il professor Aldo Giannuli, o il sociologo Domenico De Masi.
Per il resto è ancora un cantiere in progress. In un primo momento, giovedì, sul sito dell’associazione (www.gianrobertocasaleggio.com), alla pagina dedicata all’evento (ma con la dizione fluida «elenco parziale e in via di definizione») era stato inserito anche il nome di Francesco Greco, il procuratore capo di Milano.
Ieri tuttavia il suo nome non compariva più nella lista. Il motivo è semplice: il procuratore sta ancora valutando l’invito arrivatogli; vorrebbe capire meglio il parterre completo degli invitati.
Circolavano anche altri nomi di invitati, tra cui quello di un altro procuratore molto importante di una città del nord, di un pm veneto, e di un giornalista tv famoso.
Vedremo cosa andrà in porto.
Il nome della psicologa Maria Rita Parsi, presente in un primo momento, ieri non figurava più nell’elenco. Così come quello dell’astronauta Paolo Nespoli.
Tra i confermati ci sono invece Paolo Magri (direttore dell’Ispi, l’istituto che cura il coordinamento scientifico dell’evento italiano della Trilateral), Carlo Freccero, i giornalisti Luca De Biase, Gianluigi Nuzzi, Pier Luca Santoro, lo scrittore Massimo Fini, il tecnologo Massimo Chiriatti.
Una rete che Casaleggio jr sta cercando di allargare; pezzi di società extra politica, in vista di un avvicinamento a Palazzo Chigi ormai quasi inesorabile.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
BUFERA SU DE MAGISTRIS, MA IL PROBLEMA E’ CHE UNA LEGGE REGIONALE DEL 1997 NON ESCLUDE DALLA ASSEGNAZIONE GLI INDAGATI O I CONDANNATI… SE NON LA SI CAMBIA CHI VIENE ESCLUSO POTREBBE VINCERE IL RICORSO
Nuova bufera sul sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. La storia l’ha tirata fuori il quotidiano napoletano il Mattino: tre alloggi popolari di Scampia sono stati assegnati a famiglie di persone sotto inchiesta per «reati associativi», tra cui quella di Davide Francescone, accusato di essere uno degli assassini di Antonio Landieri, vittima innocente della faida nel quartiere.
Il governo è intervenuto subito per esortare il comune di Napoli a fare un passo indietro. In particolare, ci ha pensato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.
Come riporta il Corriere della Sera, il ministro è entrato nel merito:
“Il parere dell’Avvocatura del Comune di Napoli che ha consentito l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di camorristi – attacca il ministro – appare a dir poco formalistica. In questo caso il buon senso ci dice che chi si è macchiato di crimini di camorra non può passare avanti ai cittadini onesti in una graduatoria pubblica. Il Comune trovi il modo per riallineare l’interpretazione delle regole. Uno dei nostri obiettivi è abbattere le Vele di Scampia. Il governo fa quello che deve fare per i napoletani, lo faccia anche il sindaco”.
Il Comune però sembra non voler fare un passo indietro, nascondendosi dietro un’interpretazione a dir poco formalistica della legge:
“Abbiamo semplicemente applicato una legge regionale del 1997 – spiega Fabio Ferrari, avvocato del Comune di Napoli – che non esclude dalle assegnazioni nemmeno gli indagati o i condannati per camorra. Ci siamo limitati a fornire un parere non vincolante”
E il sindaco? Si difende così:
“Gli uffici comunali hanno svolto un lavoro che è entrato nella storia di questa città , per consentire l’abbattimento delle Vele abbiamo assegnato alloggi a 188 famiglie. Siamo una casa di vetro. Andiamo orgogliosi del fatto che in un contesto difficile e con leggi complicate abbiamo gestito in piena trasparenza e correttezza le assegnazioni”
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
E’ IL DEPUTATO DI STEFANO IL GHOST WRITER DELLA SINDACA
Ieri durante le celebrazioni per il Trattato di Roma è andato in scena, tagliato dalla RAI, il discorso
di Virginia Raggi.
Oggi il Corriere Roma, in un articolo a firma di Andrea Arzilli, ci racconta che il “ghost writer” della sindaca è stato Manlio Di Stefano, deputato alla Camera.
Insieme a Virginia hanno scritto un discorso molto meno aggressivo di quello che si annunciava nei giorni scorsi
Per questo la bozza ha viaggiato freneticamente per giorni e giorni via mail tra il Campidoglio e Montecitorio, il testo è nato su quest’asse e ci sono voluti molti confronti prima di arrivare ad una stesura definitiva che tenesse conto della platea fatta di capi di Stato e del ruolo da ospite di Raggi.
Così tra chi spingeva per una sfuriata anti Merkel e chi predicava basso profilo per timore una nuova gaffe, ha prevalso la linea della diplomazia.
Mentre la sindaca, negli ultimi giorni dall’Alpe di Siusi, leggeva e approvava sollevando di tanto in tanto alcuni rilievi.
E intanto preparava i supporter via web alla sua ribalta con l’immancabile annuncio Facebook, per altro condiviso dall’ex fedelissimo Salvatore Romeo.
Del resto rispetto alla prima versione buttata giù in Campidoglio, più vicina alla posizione antieuropeista M5S, il testo è stato via via edulcorato e raffinato, integrato da citazioni storiche e riferimenti tecnici forniti dai parlamentari abituati a confrontarsi con altre lingue e altre culture.
Soprattutto il passaggio del regolamento di Dublino ha segnato la svolta «governista» del Campidoglio M5S:
Nel turbinio di mail, infatti, il contenuto del discorso è andato scremandosi dei concetti più ruvidi e, forse, anche meno comprensibili per chi bazzica atmosfere internazionali e non è così addentro alla polemica tutta italiana.
Alla fine in mezzo alle citazioni dei padri fondatori, ai riferimenti delle varie carte europee e alla conferma della vocazione «dal basso» come chiave di unificazione degli europei, è rimasto intatto uno degli slogan chiave del Movimento: «Nessuno deve rimanere indietro», il battito grillino della sindaca.
Ma lì tutti hanno convenuto. In fondo che può dire di non essere d’accordo con Raggi?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
SI E’ PORTATA AL PRANZO POST-CERIMONIA UNA DECINA DI PERSONE… PER LA SERIE “FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE COME ITALIANI”
Il Messaggero racconta oggi nella cronaca di Roma un curioso aneddoto sul cerimoniale dei trattati di Roma e su come Virginia Raggi si sia portata al pranzo post-cerimonia dei trattati una decina di persone oltre a cinque fedelissimi nella tavolata della sindaca:
All’ora di pranzo, però, c’è la prima gaffe. Al buffet offerto da Palazzo Chigi la sindaca si presenta con almeno una decina di collaboratori. E dire che il protocollo stilato dal cerimoniale era stato fin troppo chiaro (e rigido): «Palazzo Chigi comunica che è prevista una colazione di lavoro nella Terrazza Caffarelli a cui dovrebbero partecipare Autorità italiane ed europee. Per ciò che contiene le Autorità locali, compresa quella capitolina, è stato adottato il protocollo internazionale, che prevede la presenza dei soli vertici dell’Ente».
Quest’ultimo passaggio però deve essere sfuggit oall’entourage della sindaca, considerato che al pranzo post-cerimonia dei Trattati, “ospitato” nel ristorante chic del Campidoglio, la prima cittadina si è presentata in allegra compagnia.
Altro che pranzo ristretto ai «vertici». Attovagliati, in diverse postazioni, di dipendenti comunali se ne contavano (almeno) su due mani, dislocati sui divanetti in pelle nera oppure, cinque fedelissimi, nella tavolata con la sindaca.
Ma, racconta il quotidiano, non è stata l’unica:
Va detto che, di “imbucati”, nella terrazza con vista sul Teatro Marcello e su piazza Venezia, ce n’erano parecchi (compreso qualche giornalista).
Ma a diversi esponenti delle delegazioni internazionali è scappato più di un sorriso nel vedere che proprio la “padrona di casa” si era accomodata con un codazzo nutrito di collaboratori al buffet.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
“E INVECE VOI MI AVETE FATTO SENTIRE A CASA, GRAZIE”… LE TESTIMONIANZE DEI RECLUSI
«In ciascuno di voi vedo Gesù», ha detto lui a loro. «Lei ci ha fatto dimenticare di essere in carcere»,
hanno detto loro a lui. «E voi invece mi avete fatto sentire a casa: grazie».
La tappa di Francesco tra le detenute e i detenuti di San Vittore è stata l’unico (lungo: quasi due ore) momento veramente privato della visita del Papa a Milano: voglio incontrarli e guardarli negli occhi, aveva chiesto fin dall’inizio, e non solo passar lì di sfuggita. Così è stato: loro hanno pianto ma anche riso con lui, che ha stretto più di mille mani e pranzato con un centinaio di loro, dividendo infine anche la sua cotoletta con un ragazzo musulmano di fronte a lui.
Accolto dalla direttrice Gloria Manzelli e dalla sua vice Teresa Mazzotta, dal provveditore Luigi Pagano, dal comandante Manuele Federico, dal cappellano don Marco Recalcati, oltre che tra gli altri dal presidente dei giudici di sorveglianza Giovanna Di Rosa, Francesco ha incontrato prima le detenute madri di bimbi piccoli venute dall’Istituto di custodia attenuata.
Poi quasi tutti i 900 ospiti della casa circondariale, compresi i «protetti» del sesto raggio. Queste sono le testimonianze scritte direttamente da alcuni di loro.
Fatjon Marku – Non ci credo ancora, penso di aver sognato. Fino a poco fa ero seduto a tavola con il Papa. Lo vediamo sempre da lontano e invece oggi abbiamo condiviso il cibo, era così vicino e umile. Un uomo tra gli uomini. Un grande esempio di vita e speranza
Antonio Caputo – Quando sapevo che ero in lista a mangiare con il Papa saltavo di gioia. Alle 12 scendiamo e ci sediamo nei nostri posti già assegnati. All’improvviso sento silenzio e poi la sua voce. Mi sono emozionato come un bambino. Lo vedo. Stringe la mano a tutti e arriva il mio momento. «Mi benedica», e lui mi mette una mano sulla fronte. Non ci sono parole, me lo ricorderò per sempre.
Josè Alberto – Mi ha fatto capire che non siamo dimenticati anche se siamo detenuti. Col suo gesto mi ha detto che c’è sempre una opportunità per ricominciare una nuova idea di vita futura.
Boudlar Khalid – Mi chiamo Khalid, sono stato il ragazzo più fortunato perchè ho potuto mangiare proprio di fronte al Papa. Una emozione indescrivibile. È un uomo molto aperto e socievole. Gli ho anche scroccato metà della sua cotoletta. E ho fatto contenti tre miei compagni portando loro il suo autografo.
Sekouri Mustapha – Oggi avuto fortuna di salutarti, guardarti negli occhi e vedere quanto sei una persona buona e forte. Trasmetti voglia di vivere ma soprattutto di costruire per chi come me si trova in difficoltà . Grazie infinite.
Paloka Melsed – Ho 29 anni, sono sposato, ho sempre desiderato venire da te e invece sei venuto tu da me: che regalo bellissimo. Tutte le sere prego per rivedere presto la mia famiglia che non vedo da 5 anni. Se ogni abitante del mondo potesse guardarti anche una sola volta non esisterebbe il male.
Alessandro Di Luzio – Ho 23 anni e mi chiedo quanti alla mia età possono dire di avere sentito il cuore davvero colmo di gioia. A me paradossalmente è successo tra le grigie mura di un carcere che oggi con l’arrivo del Papa non aveva più muri ma solo sentimenti.
Ivan Accordi – Mi si è avvicinato e mi ha preso le mani. Gli ho chiesto di perdonare me e i miei compagni di sventura mentre i nostri sguardi si incontravano. Mi ha messo le mani sulla testa e mi ha benedetto. Non so quale forza mi ha spinto a dargli un bacio di gratitudine.
Alessandro Frongia – È stato indescrivibile stringergli la mano. Quando è passato giustamente c’era la sicurezza penitenziaria ma lui ha voluto che non ci fosse nessuno tra noi e lui. Un grande momento, un grande uomo. Grazie Francesco.
Mohamed Makkassi
Sono un ragazzo arabo. Il Papa a San Vittore non è stata una festa solo per i cattolici ma anche per noi musulmani perchè Francesco è un Papa di pace per tutto il mondo. Con una sua stretta di mano mi ha commosso e poi dal nulla mi ha preso anche l’altra. Ho sentito un grande calore.
Gennaro – Non credo nella Chiesa, nella religione, ma credo negli eventi e nei segni. In questo giorno vedo negli occhi di molti una nuova luce. Forse è questo ciò che porta quest’uomo. Nuove speranze. Spero che possiate sentire anche voi quanto la semplicità a volte sia la soluzione di ogni cosa.
Salvatore Piccoli – Oggi mi sento libero, nella mente e nell’anima, oggi so che anche qui in questo inferno di peccatori non siamo dimenticati, non siamo solo un numero di matricola ma di nuovo uomini, donne, madri, padri e figli. Grazie Francesco.
Massimo Scarpat – Ho sentito il Papa che diceva «mi sento a casa». L’emozione è esplosa.
Ghanim larbi – Sono musulmano. Ogni tua parola oggi era densa di amore. Hai ricordato che tutti sono un po’ peccatori. Oggi un po’ di male che c’è dentro di me ha lasciato lo spazio al bene.
Pillola Pinna Salomon – Siamo tre ragazzi delle periferie di Milano. Oggi per noi è stato il primo bel giorno di carcere da quando siamo reclusi. Grazie.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
CON LA SDRAIO DA MARE O CON IL VESTITO BUONO, I PAPA BOYS DI OGNI ETA’
Ci son quelli partiti all’alba con la nebbia e quelli che se la sono presa comoda. Scaglionati col passante ferroviario, la metro, i treni. La stazione Garibaldi alle 8 è già presa d’assalto da un popolo “meno milanese” del solito, più rilassato, un po’ disordinato ma che si sposta allegramente dietro bandierine e ombrelli che dovevano servire per la pioggia e invece ripareranno dal sole.
Gli addetti delle ferrovie che smistano ai treni chiedono a rullo «Chi siete? Sì ma quanti siete?» E qualcuno urla «un fiorino!» citando un famoso film con Benigni e Troisi.
Il popolo di Francesco è variegato, come piace a lui: «Unità – dice – non significa uniformità ». E così ci sono quelli che sembrano papa-boys anche a 70 anni, con zaino in spalla e piglio sportivo, coppie eleganti con sgabello tecnico e altri con la sdraietta da mare.
E poi famiglie pop e rock, con figli piccoli medi e grandi. A
ll’arrivo a Monza questo strano popolo passa per le vie del centro e ogni tanto parte un «Per Francesco, hip hip urrà !». La gente legge il giornale col caffè e un po’ si stupisce: «Ma quanti sono?».
Anche le boutiques hanno voluto omaggiare il Papa, tra giacche e cravatte il suo libro intervista, tra dolci e pasticcini, una torta con la sua immagine benedicente.
I disabili e i volontari sono una gran parte: 7000 persone, il doppio rispetto all’incontro di Bresso con Papa Benedetto. «Il disabile sente l’affetto che Francesco gli manifesta, gli basta uno sguardo e per questo non si perderebbe mai un incontro con lui», spiega Daniele Pisani, medico dell’Oftal.
Per la famiglia Giusti di Desio è la prima volta. «Sono in carrozzina perchè ho avuto un incidente sulla neve col bob e sono paraplegico», racconta il papà Paolo, «ero con lei che per fortuna non si è fatta niente». E lei, la bimba, dice che è qui per ricevere «serenità e gioia».
Nei grandi «recinti» ci sono le parrocchie, le scuole e le famiglie. «Noi delle scuole Faes siamo 700 divisi in 14 gruppi, ragazzi genitori nonni, da Milano ma anche da Como e da Vignate», spiega Giovanni Sanfilippo, il papà organizzatore.
Tutti sono arrivati presto e i ragazzi trovano il modo di non annoiarsi. Paolo Giusti si è portato il libro di biologia perchè lunedì ha compito in classe, Marta Landonio e Andrea Sanicola giocano a carte con un gruppo di bambini, gli alpini del Gruppo Alpini Cantù invece stanno ritti in piedi per non perdere il posto vicino alle transenne dove passa il Papa: «Speriamo che vedendo le penne sul cappello si fermi…».
Qualche metro in là c’è la famiglia Mingotti-Andreoletti, una «famiglia rock». Hanno tatuaggi, orecchini, magliette nere con scritte rosse di un gruppo rock. Sono mamma, papà , zio e zia di Thomas e Gabriel che stesi per terra leggono “Diario di una schiappa”. Per loro è la prima volta dal Papa, mentre per i nonni – presenti pure loro – c’è stato anche Bresso.
«Le parole dell’omelìa ci hanno emozionato. Questo Papa è bello perchè ama stare in mezzo alla gente. Pop o rock? Lui può essere entrambi, ma se glielo chiedessimo ballerebbe anche il valzer».
Poi il Papa vola a San Siro dove lo aspetta un altro pezzo del suo popolo, uno di quelli a lui più cari: i giovani cresimandi con le loro famiglie e i catechisti.
(da “La Stampa”)
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Marzo 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL FLOP DELLE MANIFESTAZIONI A ROMA, L’INATTESO SUCCESSO DI QUELLA ANTI-BREXIT A LONDRA, LE SCONFITTE DI HOFER E WILDERS A CUI SEGUIRANNO QUELLE DELLA LE PEN E AFD IN GERMANIA, LA SCONFITTA DI TRUMP…. NON A CASO GRILLO E SALVINI ORA SMORZANO I TONI
Il lungo sabato romano dedicato all’Europa è in sè un segnale, per chi lo vuole cogliere, che viene
dalla piazza tanto quanto dal Campidoglio e dai palazzi che ospitano le cerimonie del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma.
È un segnale che prende le mosse da una considerazione condivisa: l’Unione non è agonizzante e, anzi, da oggi riprende a camminare e crescere.
L’Europa è il nostro futuro comune, scandiscono i partecipanti al corteo allegro e ottimista dei Federalisti Europei e a quello, più critico, di Nostra Europa, che si fondono davanti all’arco di Costantino.
Lo ribadiscono i leader dei sei paesi fondatori negli anni Cinquanta della CECA, del MEC e della CEE, dai quali discende la UE. Con qualche distinguo, lo dicono anche gli altri europei, i rappresentanti degli stati ex socialisti che si sono aggregati all’Unione per convenienza più che per convinzione, come la Polonia, e di quelli che hanno sofferto crisi drammatiche, come la Grecia.
La sensazione è che il flop delle iniziative antieuropee nella capitale italiana e la contemporanea manifestazione londinese contro la Brexit concludano un mese che prelude a un turning point, a un significativo cambiamento nella politica e nella società a livello globale.
C’è un “sentiment” nuovo dopo la fase oscura scandita dal sì all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e dal voto presidenziale negli USA.
Prima l’Austria ha bocciato lo xenofobo Hifer, poi due settimane fa l’Olanda ha riservato la stessa sorte a Geert Wilders, ribadendo la vocazione all’apertura di uno dei paesi che hanno storicamente più creduto nell’Europa.
Poche ore fa Donald Trump, stella polare dei populisti, è stato costretto a ritirare la proposta di legge che, se approvata, avrebbe abrogato la riforma sanitaria di Obama: fosse andato al voto, il Congresso avrebbe bocciato, grazie al no di molti repubblicani, la prima iniziativa legislativa davvero antipopolare del tycoon e showman diventato presidente.
Il vento non più solo distruttivo potrebbe soffiare anche in occasione delle elezioni per l’Eliseo e di quelle politiche tedesche di settembre.
È probabile che i vincitori siano il liberalsociale Emmanuel Macron e uno tra Merkel e Schultz, con le conseguenti sconfitte dei reazionari Marine Le Pen e di Alternative fà¼r Deutschland.
Beppe Grillo e Matteo Salvini se ne rendono conto e ne sono spaventati. Nelle ultime settimane hanno attenuato i toni degli attacchi e delle polemiche.
Attendono anche loro l’onda lunga delle già avvenute sconfitte dei loro punti di riferimento olandesi e americani. Vogliono valutare se il rilancio della UE abbia effetti tangibili.
Soprattutto, guarderanno con qualche ansia ai risultati francesi, che potrebbero sancire la sconfessione di scelte tattiche apparse vincenti per mesi.
In Italia si voterà per Camera e Senato la prossima primavera, anche se le amministrative di giugno saranno un test non marginale. Abbiamo imparato che, nell’era degli smartphone e dei social, in un anno o due può cambiare tutto.
L’ha capito Matteo Renzi, passato dall’esaltazione del 41 per cento alla depressione del brutale no alla riforma istituzionale.
Se ne rendono conto tutte le opposizioni, pur ringalluzzite dal ritorno al proporzionale.
Il basso profilo sta tornando a essere un valore, come dimostrano la campagna elettorale olandese e il lavoro oscuro messo a reddito dai democratici in occasione della battaglia sull’Obamacare.
Qualcuno anche in Italia comincia a pensare che convenga darsi da fare senza spararle sempre grosse e senza dare l’impressione di voler decidere per tutti. Come fa Paolo Gentiloni.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 25th, 2017 Riccardo Fucile
NEL DISCORSO DI BENVENUTO ELOGIA I PADRI DELL’EUROPA CHE HANNO SAPUTO GARANTIRE PACE E BENESSERE… L’OPPOSTO DI QUANTO SCRIVONO GLI ULTRAS CINQUESTELLE SUI SOCIAL
La sindaca di Roma Virginia Raggi ha aperto le celebrazioni per il Sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma con un discorso non antagonistico, pieno di citazioni dei padri dell’ Europa, personaggi lontanissimi dalla “cultura” a Cinque Stelle: De Gasperi, Adenauer, Schuman.
«Sessanta anni fa — ha esordito Raggi — prese il via una avventura straordinaria: i padri fondatori della Comunità Europea animati da uno spirito rivoluzionario non scontato e diedero vita ad un progetto visionario con l’obiettivo di garantire pace e benessere ai cittadini europei». Certo, «la finanza non è tutto», ma «dobbiamo lavorarci tutti assieme».
Nella dialettica sotto traccia nel Movimento Cinque Stelle tra chi (Di Maio) punta al governo e chi considera quella prospettiva come una iattura, il discorso della Raggi appartiene alla “corrente” dei filo-governativi e quello di Roma è un piccolo tassello di un confronto interno che si preannuncia aspro e non scontato.
E anche per il valore politico e simbolico del discorso, lo staff della Raggi ha protestato per il momentaneo «oscuramento» del discorso.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Marzo 25th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO 10 ANNI DA SINDACO, TOSI LANCIA PATRIZIA BISINELLA
A giugno i cittadini veronesi eleggeranno il loro nuovo sindaco dopo 10 anni di regno di Sua Maestà
Flavio Tosi, l’ex stella della Lega Nord, defenestrato dal partito nel marzo 2015 direttamente dal segretario federale Matteo Salvini via Facebook, decisione cui seguirono una valanga di polemiche e accuse reciproche.
Una cosa è certa, la Lega Nord sa di non poter perdere Verona.
Proprio oggi Salvini è a Verona per lanciare la candidatura del 46enne Federico Sboarina, avvocato, presidente dell’associazione culturale Battiti, come sindaco per Lega Nord, Battiti per Verona e Fratelli d’Italia, con buona pace del senatore veronese Paolo Tosato, forse troppo moderato per la piega impressa al partito da Salvini dopo gli scandali di Belsito&C.
Mai pervenuta la candidatura dell’eurodeputato Lorenzo Fontana, il ‘Kissinger di Salvini’ che ha preferito a sorpresa rimanere in Europa nonostante in molti lo vedessero come il candidato ideale della Lega veronese.
Forza Italia spaccata. Anche se quella di Sboarina dovrebbe essere la candidatura unitaria del centrodestra, Tosi escluso, i ‘Giorgetti brothers’ — il deputato Alberto e il consigliere regionale Massimo, pezzi da novanta di Forza Italia a Verona — non dovrebbero essere granchè entusiasti visto che proprio l’ex sottosegretario all’Economia e finanze nei governi Berlusconi e Letta, Alberto, solo qualche giorno fa non aveva nascosto “un filo di delusione” per la mancata coesione sul suo nome, già benedetto dal Cavaliere in persona nel 2015.
A beneficiare di questi malumori potrebbe essere Flavio Tosi che in questi anni a Verona ha costruito un vero e proprio regno, piazzando i propri uomini in tutti i ruoli chiave dell’amministrazione scaligera e godendo — va detto — di un consenso sostanzioso tra la popolazione per quanto portato a termine nel corso dei due mandati. Incandidabile per aver raggiunto il massimo dei mandati, Tosi manda in campo la sua ‘Michelle’: la compagna Patrizia Bisinella (nella foto la terza da destra), attualmente senatrice di Fare! che può contare, almeno sulla carta, sull’ingente pacchetto di voti del compagno — quasi 100mila voti nella circoscrizione Nord Est alle europee 2014, il grosso del quale proprio da Verona.
Il 2 aprile il Partito democratico sceglierà il proprio candidato sindaco.
A correre sono in tre: Gustavo Franchetto, 64 anni e in campo come civico; Orietta Salemi, 56 anni e consigliera regionale; il 34enne Damiano Fermo, consigliere comunale.
Se la candidatura dell’evergreen Franchetto è più che altro di bandiera, a correre davvero sono gli altri due. La Salemi è in in teoria espressione del renzismo a Verona, ma in realtà sembra più la candidata di mediazione tra correnti interne quelle a cui Renzi, alle prime Leopolde, prometteva rottamazione certa.
Sulla carta dovrebbe essere Damiano Fermo il vero candidato renziano: giovane, imprenditore ed europeista.
E il Movimento cinque stelle? Candidato unico e nominato a furor di popolo — 85 voti su 224 votanti nella consultazione online — è Alessandro Gennari, 33 anni, attualmente consigliere di circoscrizione, ex rugbista, appassionato di musica e teatro. Il M5S a Verona ha già dichiarato di non voler fare alleanze.
Insomma, alleanze rappezzate, correnti interni ai partiti, finti e veri rottamatori, europeisti ed euroscettici.
A Verona si sta per giocare una partita politica esemplare della direzione che gli italiani vorranno prendere, in Italia come in Europa.
Il tutto con un pizzico di sale che solo una città unica come Verona può offrire.
(da “Huffingtonpost”)
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