Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
ROUSSEAU E LE LEGGI INUTILI: LAVORO A KM ZERO, POMPE FUNEBRI DI STATO, DOPPIA ORA LEGALE
Continua la saga delle Lex Iscritti inventate dagli attivisti del M5S e pubblicate sul “sistema operativo” del MoVimento 5 Stelle.
E’ lo strumento messo a disposizione del popolo a 5 Stelle per proporre fantasiosi disegni di legge che poi nessuno dei portavoce eletti in Parlamento prenderà seriamente in considerazione.
Su Rousseau però gli attivisti del partito di Grillo continuano a sfornare proposte di legge a getto continuo, perchè se è vero che uno vale uno (mica tanto vero però) allora anche le leggi possono essere fai da te e non è necessaria una particolare competenza. Se non fossero a 5 Stelle queste proposte di legge sarebbero delle bellissime battute per uno spettacolo di Grillo.
Mentre gli utenti continuano a credere di aver qualche potere in seno al MoVimento e a votare le migliori proposte di legge su Lex Iscritti siamo giunti già alla settima tornata di leggi e leggine con le quali i 5 Stelle continuano a tentare di mettere in ordine il nostro Paese.
Anche questa volta le sorprese non mancano e visto che fra una settimana scatterà l’ora legale cosa c’è di meglio per cominciare con la proposta avanzata da un docente di corsi scolastici sul risparmio energetico che propone di istituire la seconda ora legale per un risparmio energetico a costo zero?
L’idea è quella di introdurre una seconda ora legale (ma chiamiamola pure ora dell’onestà ) a partire dalla seconda domenica di maggio e fino alla prima domenica di agosto in modo da sfruttare maggiormente l’energia solare.
Il bello di questa proposta — che a quanto risulta porterebbe di due ore avanti le lancette dell’orologio — è che poi si tornerebbe all’ora legale per un paio di mesi e poi di nuovo all’ora solare e sarebbe un po’ come vivere nel futuro (almeno per qualche ora).
È ora la volta della “Legge La Maturità ” ovvero la legge che vuole agevolare i giovani alla maturazione economico-sociale.
Questa a dirla tutta ci voleva proprio, quante volte ci siamo lamentati che la scuola italiana non prepara adeguatamente alla vita e al mondo del lavoro? Quante volte abbiamo scritto che l’alternanza-scuola lavoro non funziona poi così bene se si riduce ad impiegare gli studenti per fare fotocopie e preparare il caffè alla macchinetta?
Ecco trovata la soluzione: un nuovo servizio di leva, ma senza armi:
Al termine del percorso scolastico delle scuole superiori viene richiesta la partecipazione alla vita sociale nel Comune di residenza di 12 mesi;scegliendo di prestare il servizio sociale presso una delle attività nella quale il Comune è responsabile a garantire il servizio alla comunità ;nettezza urbana,vigile urbano.cimitero.ospedale.protezione civile,centri sociali.attività pro-loco.uffici comunali dedicati al cittadino….. Sarà previsto copertura sanitaria,contributiva e riconosciuto un compenso mensile. Rilascio di ‘Attestato di Maturità ‘ per l’iscrizione Università ,ufficio collocamento e da presentare ai Concorsi Pubblici e alla domanda di assunzione.
Dodici mesi di servizio civile retribuito da prestare nel Comune di residenza al termine del quale verrà rilasciato un attestato di maturità con il quale lo studente potrà finalmente iscriversi all’Università o trovare un lavoro vero! Geniale, perchè nessuno ci ha pensato prima?
Ah già , è sufficiente aver superato l’Esame di Stato e per il resto c’è il servizio civile. Una proposta simile è quella che mira a creare la figura dell’immigrato cooperante ovvero quell’immigrato che si “ripaga” l’accoglienza svolgendo lavori socialmente utili, cosa che per altro viene già fatta in molti comuni dove sono presenti richiedenti asilo.
Il lavoro in Italia, si sa, è un vero problema soprattutto per chi non ce l’ha o per chi viene pagato poco.
Ma dal momento che uno vale uno e che una delle 5 Stelle è la tutela dell’ambiente dall’inquinamento cosa c’è di meglio che introdurre il concetto di lavoro a km zero? Proprio come i prodotti alimentari bio a km zero si ridurrebbe così il pendolarismo (finalmente troveremo da sedere sul treno) e l’inquinamento dovuto alle auto in circolazione.
Ma come fare? Semplice:
Istituzione di due nuovi strumenti. Il primo ‘Work Exchange’ permetterà ai lavoratori di scambiarsi il posto di lavoro con il consenso delle imprese e attraverso incentivi statali. Nel secondo lo Stato monitorerà per ogni impresa con dipendenti il cosiddetto ‘baricentro dei lavoratori’ calcolato sulla base delle rispettive residenze e proporrà alle imprese stesse di trasferirsi in prossimità di esso.
Insomma se io lavoro distante da casa ma c’è un lavoratore che lavora vicino a casa mia io e lui potremmo scambiarci il posto di lavoro (tanto è facilissimo trovare una persona che svolge la nostra stessa identica mansione nella ditta dietro casa).
Ma non sarebbe meglio allora scambiarci direttamente casa? Io vado ad abitare a casa sua che è vicino alla mia azienda e lui nella mia che è vicino alla sua.
E per tutti quelli che lavorano nelle zone industriali o artigianali che dovrebbero essere localizzate fuori dai centri abitati come si fa? Mistero.
Volete vivere il brivido della democrazia digitale come lo hanno sperimentato i cittadini di Genova che hanno visto annullare il loro voto dopo la vittoria di una candidata che non stava tanto simpatica a Grillo?
Forse un giorno potrebbe non essere necessario iscriversi al MoVimento e basterà essere cittadini italiani.
Grazie alla proposta di Riccardo Guerrera (che è diversa da quella molto più sensata che prevede di introdurre una tutela online per i dati sensibili degli individui) infatti sarà finalmente dare un valore legale alle petizioni online e addirittura sarà possibile “introdurre l’obbligo di discussione e votazione per le leggi di proposta popolare in Parlamento” che però già stato inserito nella Riforma Costituzionale Renzi-Boschi bocciata il 4 dicembre. Ops.
I 5 Stelle amano spesso ripetere di non essere nè di destra nè di sinistra, ma come definire la proposta di statalizzare il servizio di onoranze funebri se non come la collettivizzazione del caro estinto?
Eppure è così, per combattere le mafie e il “business miliardario” dei soliti noti cosa c’è di meglio che togliere ai privati la “gestione dei defunti”. L’attivista si interroga su come sia possibile che lo Stato abbia ceduto alla libera impresa l’esercizio di questo business così lucroso.
Ad oggi in Italia, la gestione dei defunti è in mano a singoli privati. Questo, se si riflette attentamente dovrebbe far pensare, ma perchè?
Perchè un’attività così redditizia (dato che ahimè tutti ci passeremo prima o poi) è data ai privati?
Milioni e milioni di euro che non entrano nelle casse dello stato. Dato che, nella maggior parte dei casi, c’è più o meno alle spalle una famiglia mafiosa o comunque una collusione volontaria o non con la criminalità organizzata (vedi inchieste a Catania o Palermo ad esempio, dove esponenti poco chiari elargivano mazzette a infermieri già alle porte dell’ospedale per fare riferimento alla ditta in questione nell’eventualità che il parente ricoverato fosse deceduto in ospedale).
Ognuna delle ditte di onoranze funebri ha un proprio tariffario. Può fare il bello e il cattivo tempo.
A mio avviso, se diventasse un lavoro statale, con dei concorsi pubblici per fare quel determinato lavoro, si avrebbe un servizio più limpido, senza ombre di chi gestisce la cosa, un tariffario unico e soprattutto un introito per lo stato considerevole.
Dalla lotta contro Uber e la liberalizzazione delle licenze dei taxi a quella contro gli autisti di carri funebri il passo è più breve del previsto e potrebbe essere accorpata con la legge sulla regolamentazione dei forni crematori avanzata da un utente che fa parte dell’ennesimo comitato “no forno”.
Numerose sono le proposte di legge per tutelare il benessere degli animali. Alcune sembrano scritte direttamente da Michela Vittoria Brambilla, come quella che mira a proibire la vendita di cani e gatti nei negozi di animali al fine di porre un freno alla piaga dell’abbandono degli animali perchè “molto spesso vengono regalati a persone che non amano completamente gli animali e che poi li abbandonano destinando loro un destino crudele in canile nelle migliori delle ipotesi e la morte nelle peggiori”. Insomma dal momento che chi compra un animale in un negozio lo fa per regalarlo (?) a persone che non lo vogliono meglio proibire la vendita di animali nei negozi.
Il problema dell’abbandono degli animali però è culturale e qualcuno si è posto il problema di come finanziare gli interventi educativi per insegnare agli italiani che abbandonare gli animali domestici è sbagliato.
Invece che farlo tassando i proprietari degli animali (cosa che farebbe pensare che cani e gatti sono “dei lussi”) meglio invece tassare il pet-food (ovvero i mangimi, ovvero i proprietari degli animali):
tassare il giro d’affari del pet-food, per reperire i fondi per promuovere il possesso responsabile, tassa giusta ed equa per natura, più ami gli animali, più cibo compri, più contribuisci a promuovere il possesso responsabile.
Tutti i gattari e i canari che nutrono gli animali senza prestare cure sanitarie e senza preoccuparsi di controllarne l’attività riproduttiva, tutti quegli amanti degli animali che vogliono trarre vantaggio emotivo ed affettivo senza però assumersene la responsabilità a 360 gradi, sono la vera causa del randagismo ed essi sfuggirebbero da un eventuale tassa sulla proprietà . Ad oggi alcune multinazionali stanno già promuovendo il possesso responsabile poichè sanno che è una loro responsabilità nei confronti della società e perchè la cultura del possesso responsabile fortifica il loro mercato, la tassa non verrà ostacolata da un settore industriale consapevole dell’importanza di promuovere la cultura del pet.
Il proponente non si rende conto che “tassare il giro d’affari” significa tassare i proprietari e non certo le multinazionali del settore (sempre loro!), ma in fondo stiamo parlando di persone che fanno proposte di legge su Rousseau.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI PROTESTANO: “RINVIARE IL CONSIGLIO STRAORDINARIO SULLA STABILITA’ DELLA GIUNTA”
La sindaca di Roma Virginia Raggi sarà fuori città per quattro-cinque giorni a partire da oggi. La
prima cittadina avrebbe deciso di prendersi un periodo di break insieme al figlio fuori città , facendo anche seguito ai consigli dei medici che durante gli accertamenti all’Ospedale San Filippo Neri le hanno consigliato un po’ di riposo visti i ritmi degli ultimi mesi.
Sarà di ritorno entro il weekend, comunque in tempo per la celebrazione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma che si terrà sabato mattina in Campidoglio. Nel periodo di assenza di Raggi da Palazzo Senatorio sarà il suo vice Luca Bergamo a farne le veci.
Raggi sarà dunque assente in Aula domani, dove era attesa per intervenire al Consiglio comunale straordinario sulla stabilità politica della giunta alla luce dei recenti fatti giudiziari riportati dalla stampa.
Il Consiglio comunale straordinario era già stato rinviato a domani dalla scorsa settimana, quando la Raggi sarebbe dovuta partire per gli Stati Uniti, viaggio poi annullato per la bufera di neve a New York.
L’assenza della sindaca fa arrabbiare le opposizioni, a partire dal Pd, che chiede di aggiornare la seduta dal Consiglio.
Una ipotesi non scartata dal presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, che annuncia di aver convocato i capigruppo per domani alle 14 proprio per decidere se rinviare o meno l’audizione della Raggi.
“L’annunciato riposo della sindaca Raggi per i prossimi giorni è un grave sgarbo istituzionale, per il modo in cui viene comunicata la sua assenza nella seduta dell’Assemblea capitolina di domani 21 marzo e di quella di giovedì prossimo”, afferma in una nota Michela Di Biase, capogruppo del Pd capitolino.
“Si tratta di due riunioni importantissime: la prima la riguarda direttamente per le vicende giudiziarie a suo carico, la seconda invece attiene al nuovo progetto dello Stadio della Roma”.
“Da mesi — continua Di Biase – attendiamo in Aula un chiarimento relativo ai fatti, saliti agli onori della cronaca, che hanno interessato il suo staff e la stessa giunta. L’audizione sull’argomento – prosegue – è iscritta all’Odg della seduta dell’Assemblea capitolina di domani. E l’annuncio della Raggi di un break di riposo a partire da oggi è un modo del tutto anomalo e poco istituzionale di informare della sua assenza i consiglieri comunali. Chiediamo pertanto al presidente dell’Assemblea Marcello De Vito l’immediato aggiornamento della seduta straordinaria prevista sull’argomento iscritto all’Odg, la convocazione di una riunione dei capigruppo per fissare una nuova seduta con l’audizione della sindaca Raggi. È evidente che sui temi riguardanti le vicende dello staff della prima cittadina, le revoche e le nomine dei nuovi assessori, non siamo disponibili a ricevere comunicazioni da altri che non sia la sindaca stessa. A nessuno può essere negato il bisogno di seguire i consigli dei medici, ma la concomitanza di una sua insostituibile presenza in aula avrebbe consigliato maggiore riguardo istituzionale. All’appuntamento di domani infatti non sarà sufficiente la presenza del suo vice Luca Bergamo”.
Alle opposizioni risponde, in tono conciliante, Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina:
“Nessuno sgarbo istituzionale nei confronti delle opposizioni visto che, durante la conferenza dei capigruppo di venerdì scorso, è stato confermato il Consiglio straordinario sulla stabilità politica della Giunta capitolina. In aula è stato chiamato a riferire il vicesindaco Bergamo, capace di illustrare con esaustività e completezza all’Assemblea quanto richiesto dai consiglieri del PD. In ogni caso, per un più ampio confronto con tutte le forze politiche, convoco una riunione dei capigruppo domani alle ore 14, prima che cominci il Consiglio. In quella sede potremo decidere se rinviare o meno l’audizione della sindaca Raggi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
SCATTA LA DENUNCIA DEI REVISORI: NOMINATI DIRIGENTI UN AMICO E IL SUO EX CAPO SEGRETERIA PER UN AGGRAVIO DI 340.000 EURO
Tito Boeri all’INPS finisce spesso nei guai. Non eccellenti i suoi rapporti con il governo, non eccezionali i suoi rapporti con la libera (?) stampa.
A questo da oggi si aggiunge una denuncia per danno erariale, che arriva dai sindaci del collegio dei revisori e di cui parla Luciano Cerasa sul Fatto Quotidiano:
Al centro delle contestazioni avanzate dall’organismo di vigilanza dell’istituto vi sarebbe l’attribuzione di due incarichi dirigenziali di livello generale, nell’ambito della travagliata riorganizzazione della dirigenza imposta dal presidente, che sta scatenando una forte conflittualità interna a colpi di carte bollate. Il primo riguarda l’ex capo segreteria di Boeri, Luciano Busacca.
Promosso a dirigente di prima fascia, Busacca è stato messo a capo della segreteria tecnico-normativa attraverso la quale passano tutte le iniziative e le proposte provenienti dagli uffici, riferendo direttamente al presidente ed esautorando di fatto la funzione della direzione generale, ricoperta dalla direttrice di fresca nomina (dello stesso Boeri) Gabriella Di Michele.
L’altra nomina a direttore finita sotto la censura del collegio sindacale è quella del collega e amico di vecchia data del presidente, Massimo Antichi.
L’accusa a Boeri è quella classica in questi casi: ha favorito gli esterni a danno delle competenze interne dell’INPS:
Ex redattore de lavoce.info, il think-tank politico economico fondato da Boeri, Antichi è stato direttore generale dell’Enpals fino al 2012, direttore dell’ufficio Studi e ricerche economiche della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) e membro di svariate commissioni ministeriali.
Attualmente è anche ad di Sispi, società “in house”del l’Inps. Conosciuto nell’ambiente scientifico soprattutto per alcuni editoriali in cui dava accurate indicazioni all’esecutivo su “come dare un buon governo all’Inps”, Antichi è stato inquadrato come direttore dili vello generale a capo dell’ufficio Studi e ricerche, con un contratto esterno.
Busacca e Antichi, evidenziano i sindaci, sono stati nominati con un forte aggravio sul costo del lavoro (a conti fatti 340mila euro di aumenti retributivi), senza tenere conto dei dirigenti generali di ruolo in organico e dei titoli e delle esperienze professionali in loro possesso.
Eppure Boeri, a seguito della riorganizzazione dello scorso febbraio, aveva parcheggiato ben sei dirigenti di prima fascia in ruoli marginali di studio.
Contattata dal F at t o, la portavoce di Boeri precisa che la riorganizzazione decisa dal presidente comporterà un drastico taglio dei costi, fino al 20% nel prossimo biennio ma anche che l’obiettivo è quello di “mettere le persone giuste al posto giusto”, spostando molti dirigenti nelle sedi regionali e provinciali.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
IN AUTOBUS ASSIEME AI MIGRANTI: “FERMARCI E’ INUTILE. DA VOI C’E’ LA CRISI? NON PUO’ ESSERE PEGGIO DI QUA”
«Prossime fermate Goudiry (Senegal), Bamako (Mali), Ouagadougou (Burkina Faso), Niamey e
Agadez (Niger)».
Il 26enne Mourjam grida a squarciagola alla stazione degli autobus di Tambacounda, città del Senegal a 180 chilometri dal confine con il Mali, per cercare di vendere gli ultimi posti rimasti vuoti a bordo dell’autobus Gran Turismo della Diallo Transport, partito la notte prima dalla Gare routière di Dakar.
Due giorni e mezzo di viaggio fino ad Agadez, 3.720 chilometri attraversando il Sahel, una strada cosparsa di buche, terra rossa e immensi baobab a bordo pista.
Un percorso fino a 20 anni fa reso celebre dai centauri della Parigi-Dakar che lo attraversavano; oggi, invece, trasformatosi nell’inizio della Western Route, come i migranti in viaggio verso l’Europa l’hanno ribattezzata.
Mourjam è riuscito a riempire l’autobus. L’autista, con il portellone ancora aperto, riprende il suo cammino.
A bordo 54 persone, almeno il doppio i bagagli. Scattando una fotografia immaginaria verrebbe fuori l’istantanea d’Africa: giovani senegalesi con indosso il Boubou, tradizionale abito lungo con trame sgargianti, tuareg maliani avvolti nel tagelmust, la fascia di cotone che copre il capo e lascia trasparire solo la fessura degli occhi.
C’è poca voglia di parlare. Alcuni tornano a casa, altri sono commercianti transfrontalieri, molti stanno iniziando il loro viaggio verso l’Europa (nel 2016 lo hanno fatto in 10.327 secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni).
Tra questi Mohammed e Omar, 24 e 26 anni, entrambi senegalesi e un unico sogno: la Francia.
«Lavoravo come assistente del capo villaggio, ma guadagnavo troppo poco, ho iniziato a contrarre debiti per sopravvivere, finchè mi hanno denunciato ed ero ricercato dalla polizia. Così ho deciso che la mia unica salvezza era provare la traversata del Mediterraneo e sono partito – racconta Mohammed a bordo dell’autobus con cui ha iniziato il suo viaggio verso l’Europa -. In Africa non abbiamo niente, lo Stato non aiuta i giovani e non mantiene le promesse. Ho parenti e amici che sono già in Francia e loro stanno bene, sono sicuro che anch’io ce la farò. So che il viaggio è pericoloso, ma sono pronto a rischiare e a morire. Se andrà male almeno non sentirò più i crampi della fame».
Omar, seduto accanto al finestrino, si lascia dietro di sè con lo sguardo villaggi aridi e semi disabitati, anche il suo. Non sa se un giorno ritornerà .
«L’Europa crede di fermarci facendo accordi con i singoli Paesi africani, ma non ci fermeremo, anche se da voi c’è la crisi e i giovani non hanno lavoro. So che i miei fratelli ce l’hanno fatta e poi è impossibile che sia peggio di stare qui», dice Omar.
Mourjam ogni settimana fa la stessa tratta e svela che tra i passeggeri c’è sempre qualcuno che va fino ad Agadez per poi proseguire il percorso verso la Libia.
Dopo tre ore di viaggio si arriva a Goudiry, circa 60 chilometri dal confine con il Mali, alla fermata degli autobus ci sono molti giovani che vogliono salire, ma non c’è più posto, devono aspettare il prossimo autobus.
È arrivato il momento di scendere e salutare Mohammed e Omar.
Le strade di Goudiry sono quasi deserte, è una delle località più colpite dalla migrazione giovanile verso l’Europa, chi è rimasto fa parte di quelle decine di persone rimpatriate dalla Libia e dalla Tunisia dopo che non sono riuscite a imbarcarsi.
Moussa è uno di loro, nel 2014 ha venduto tutto quello che aveva: 6 vacche per 1,5 milioni di franchi senegalesi (circa 2.500 euro), ed è partito.
«Stavamo nel mezzo del Mediterraneo con una barca in legno. All’improvviso si è spezzata in due, i miei amici erano a prua, il posto riservato a chi paga di meno, non sapevano nuotare e sono annegati. Io invece ero a poppa e mi sono salvato – racconta Moussa -. Prima di essere rimpatriato in Senegal, sono rimasto in carcere in Libia per 3 mesi, quando sono arrivato a Goudiry ho cercato mia madre, ma non c’era più: mi hanno detto che quando ha saputo del naufragio è morta d’infarto».
Da allora Moussa, insieme ad altri ragazzi rimpatriati, ha fondato un’associazione che cerca di scoraggiare i giovani di Goudiry al viaggio verso l’Europa.
«Non è facile convincerli, ma se non ci fossimo noi quelli che vogliono partire sarebbero ancora di più. Per essere credibili però servono fondi, dobbiamo offrire alternative concrete come allevamento e agricoltura», spiega Moussa.
Accanto alla sua casa decadente, trasformata nella sede dell’associazione, vive Alassane Diallo, sindaco della città e anche lui con una tragica storia di migrazione alle spalle. «Mio figlio aveva 29 anni quando nel 2015 di nascosto ha lasciato Goudiry per andare in Europa. Da allora non ho più sue notizie, credo sia morto, ho cercato di fare di tutto per fermarlo, ma non ci sono riuscito e adesso devo vivere con questo rimorso. C’è bisogno di lavoro per i nostri giovani, è l’unico modo per fermare la migrazione».
Lorenzo Simoncelli
(da “La Stampa”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
COMEY IN AUDIZIONE AL CONGRESSO: “POSSIBILI COLLUSIONI NELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI”
L’Fbi sta indagando su possibili collusioni del fronte Trump con la Russia nel corso delle elezioni 2016. Lo ha confermato il direttore dell’Fbi James Comey nell’audizione presso la commissione intelligence della Camera.
Si è tenuta a Capitol Hill l’audizione del capo dei servizi segreti chiamato a deporre sul cosiddetto Russiagate, ovvero le presunte ‘intrusioni’ di Mosca sulle elezioni americani e i contatti di cui alcuni membri dell’entourage di Donald Trump sono sospettati di aver tenuto con esponenti russi.
Il capo del bureau investigativo è stato inoltre interpellato sulle accuse lanciate via Twitter dal presidente Donald Trump secondo il quale il suo predecessore Barack Obama lo aveva intercettato presso la Trump Tower durante la campagna elettorale, circostanza su cui non sono tuttavia emerse prove, e anche la stessa commissione intelligence ha condotto verifiche senza trovarne riscontro.
Ma Comey ha confermato. Esiste dunque un’indagine dell’Fbi sui presunti legami tra la campagna di Trump e la Russia nel corso delle elezioni presidenziali 2016. “Seguiremo i fatti ovunque ci porteranno”, ha detto assicurando la massima imparzialità dell’inchiesta.
Nella stessa audizione è stato ascoltato anche il numero uno dell’Nsa, Mike Rogers.
Intanto il presidente della Commissione d’Intelligence della Camera Usa, il repubblicano Devin Nunes, ha escluso che la Trump Tower di New York, quartier generale della campagna elettorale dell’attuale presidente, sia stata sottoposta a intercettazioni.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
E’ INDAGATO PER RICICLAGGIO NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SU CORALLO … ANCHE FINI E’ INDAGATO PER LO STESSO REATO
Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giancarlo Tulliani. 
Al cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini viene contestato il reato di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti (ritenuti illeciti) della famiglia, con il “re delle slot” Francesco Corallo. Anche Fini è indagato per lo stesso reato.
Tulliani, però, è residente da tempo a Dubai e il provvedimento restrittivo, firmata dal gip Simonetta D’Alessandro e sollecitato dal pm Barbara Sargenti e dall’aggiunto Michele Prestipino, non è stato eseguito.
Per la magistratura italiana risulta irreperibile.
L’ordine di arresto nasce da un approfondimento investigativo dell’indagine che aveva condotto il 13 dicembre scorso, all’arresto di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Labocetta, ritenuti capi e membri di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, che riciclava tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco online e sulle video-lottery (Vlt), compiendo così reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il profitto illecito una volta depurato, secondo chi indaga, sarebbe stato impiegato da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari e destinato anche ai membri della famiglia Tulliani.
Lo scorso 14 febbraio, lo Scico della Guardia di Finanza aveva eseguito un sequestro preventivo di beni, pari a 5 milioni di euro, nei confronti dello stesso Tulliani, del padre Sergio e della sorella Elisabetta.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL TOCCANTE SERVIZIO DE LE IENE SCOPERCHIA UN VERGOGNOSO MERCATO DI MINORI ALLA PERIFERIA DELLA CITTA’
Ieri sera le Iene hanno mandato in onda un servizio di Nadia Toffa e Marco Fubini che denuncia l’esistenza di un giro prostituzione minorile nel parcheggio dello stadio San Nicola di Bari.
Le vittime sarebbero bambini e ragazzini di età compresa tra gli 8 e i 17 anni di etnia Rom che si prostituiscono in cambio di pochi euro nei campi, nelle zone intorno allo stadio e addirittura nel “lovely park” il Parco dell’Amore destinato alle coppie che vogliono fare incontri in auto.
La zona è una di quelle note in città per il sesso a pagamento e gli incontri clandestini ma Fubini ha trovato di tutto, ragazzini italiani e romeni, ragazze minorenni e addirittura bambini che si vendono in strada per venti o trenta euro. I clienti, ovviamente, sono quasi tutti italiani.
I bambini, perchè questo sono, incontrati da Fubini hanno raccontato storie davvero agghiaccianti che hanno sconvolto tutti gli spettatori
Poco prima dell’arrivo a Bari delle Iene — il 10 marzo scorso — i Carabinieri di Bari avevano arrestato l’8 marzo un 67enne sorpreso in macchina assieme ad un ragazzino di quindici anni al quale aveva promesso dieci euro in cambio di un rapporto sessuale. L’uomo accusato di aver “compiuto atti sessuali con un minore in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità , anche solo promessi” è agli arresti domiciliari.
Il 10 febbraio invece le forze dell’ordine avevano trovato, nei pressi del campo rom che sorge nell’area del San Nicola cinque bambini, la più grande di nove anni e la più piccola di appena uno, e un 13enne che erano stato trasferiti all’interno di una comunità protetta.
I bambini potrebbero essere stati portati lì da qualcuno o forse arrivati da soli (ma stando alle testimonianze raccolte dalle Iene è difficile sostenere che si prostituiscano di propria volontà ), ma comunque non appartenevano al campo che si trova vicino allo stadio e che è stato sgomberato il 10 marzo.
All’interno c’erano 30 persone (7 sono state denunciate) tra cui due ragazzine di 11 e 14 anni (ora in una casa protetta) che si sono dette “molto contente di essere portate via”.
L’11 marzo, esattamente un giorno dopo la registrazione del servizio di Fubini (che poi ha denunciato tutto alla Procura), Repubblica Bari dava notizia dell’avvio di un’inchiesta su un presunto giro di prostituzione minorile all’ombra dello stadio del Bari, a tal proposito Daniel Tomescu, portavoce di una delle comunità rom di Bari (nel quartiere di Japigia) aveva parlato di un fenomeno preoccupante del quale però, era la prima volta di cui veniva a conoscenza.
Diversi utenti che sostengono di essere di Bari però sono del parere opposto, ovvero che il fatto che nell’area — da sempre destinata al consumo del sesso a pagamento (e non) — tutti sapessero che venissero offerte anche le prestazioni di ragazze e ragazzi minorenni che solo dopo l’arrivo delle Iene in città per girare il servizio che è andato in onda ieri sera le forze dell’ordine abbiano deciso di agire per indagare su quanto accade, in pieno giorno, nel parcheggio e nei campi vicino al San Nicola.
Un utente ha chiamato direttamente in causa il sindaco di Bari Antonio Decaro, chiedendo cosa stiano facendo l’amministrazione comunale e le forze di polizia per porre fine allo sfruttamento della prostituzione minorile.
Decaro ha prontamente risposto spiegando che da qualche mese è stata avviata un’indagine che ha già condotto ai primi arresti e all’affidamento ai servizi sociali di alcuni dei minori che si prostituivano per strada.
Altri bambini — proprio in seguito alla segnalazione delle Iene — sono stati accompagnati in una comunità protetta. Decaro ha concluso dichiarando che
Stiamo cercando di prenderci cura dei bambini, facendo il possibile per allontanarli da tutta questa crudeltà . Sono sicuro che le forze dell’ordine faranno presto chiarezza e spero che queste persone orribili, sfruttatori e clienti, possano marcire in galera per il resto della loro vita.
Un altro utente scrive al sindaco per denunciare come già in diverse occasioni i residenti della zona abbiano denunciato a Decaro e a Emiliano la situazione di degrado dell’area e lo sfruttamento di bambini e ragazzi uno dei quali ha raccontato a Fubini che tra i suoi clienti ci sono anche membri delle forze dell’ordine e della magistratura (anche se risulta inverosimile che un giudice vada a dire che lavoro fa quando va a prostitute).
Certo è che il mercato del sesso dei minori si svolge in pieno giorno sotto gli occhi di tutti e che le Iene non hanno avuto alcuna difficoltà a trovare ragazzini e ragazzine disposti a vendersi per meno di cinquanta euro.
L’ex sindaco di Bari e attuale Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano invece non ha commentato la notizia. Emiliano è stato sindaco del capoluogo pugliese per dieci anni dal 2004 al 2014 e proprio durante il suo mandato è stato aperto il Parco dell’Amore, una struttura di proprietà privata dove le coppiette possono consumare in tutta tranquillità rapporti sessuali all’interno di appositi box.
Secondo il racconto di una ragazzina incontrata dall’inviato delle Iene alcuni dei clienti delle baby prostitute utilizzerebbero il Lovely Park per consumare le prestazioni sessuali con i minorenni al riparo da occhi indiscreti.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE RAZZISTA-DELINQUENZIALE: ALLE VITTIME URLAVANO “TORNA A CASA TUA”
Entravano “in massa” nei negozi, si dividevano i compiti: c’era chi pensava ad immobilizzare il
negoziante e spesso anche a picchiarlo e chi si occupava di fare razzie di merce e denaro contante dalla cassa.
Dopo una lunga indagine, i componenti della banda che ha seminato il panico tra i negozianti tra Appia e Tuscolana sono stati individuati dalla polizia che ha arrestato 12 ragazzi tra i 14 e il 19 anni. Tutte straniere le vittime delle rapine, almeno quelle accertate dagli inquirenti.
A incastrare i malviventi il modus operandi e l’abbigliamento, con un orecchino con la croce sfoggiato dal più grande della gang, un diciannovenne.
Determinante per arrivare alla loro identificazione è stata la collaborazione dei negozianti vittime delle scorribande.
Così, grazie anche ai successivi riconoscimenti fotografici, i poliziotti hanno chiuso il cerchio attorno ai responsabili di varie rapine, in via Arco di Travertino, via Menghini, via Appia Nuova e via Enea, tutti strade tra l’Appia e la Tuscolana.
Furto, rapina, percosse e danneggiamento i reati contestati.
“Per i minori è stata disposta la permanenza in casa e definito che non possono avere nè comunicazioni telefoniche e telematiche – ha precisato Pamela De Giorgi, dirigente del commissariato Appio-Tuscolano – mentre per i maggiorenni, già noti alle forze dell’ordine, sono stati disposti gli arresti domiciliari”.
A seguito dei reati contestati “le famiglie sono rimaste particolarmente sorprese, non sospettavano tale attività dei figli minorenni – ha aggiunto – sono ragazzi che svolgevano una vita assolutamente regolare, frequentando regolarmente la scuola al mattino”.
I negozi presi di mira erano “piccoli supermercati in capo a cittadini bengalesi o negozi tipici di cittadini cinesi. Abbiamo riscontrato che le aggressioni sono state rivolte tutte verso punti vendita gestiti da stranieri tuttavia non siamo in grado di affermare che alla base delle aggressioni ci siano motivazioni razziali”, ha fatto presente De Giorgi.
Sarebbero sei i colpi messi a segno in sei giorni, ovvero dal 17 al 23 gennaio, tutti verso l’ora di chiusura e tutti contro negozi di stranieri. E i ragazzi avrebbero urlato: “Tornatene al tuo paese”.
A quanto accertato la gang entrava in gruppo nei negozi lasciando fuori dei “pali”. Il primo negozio rapinato è stato un centro estetico cinese dove, armati di una lama, i giovanissimi malviventi terrorizzarono e picchiarono una ragazza che lavorava all’interno. Intanto proseguono le indagini per accertare se la banda sia responsabile di altri episodi.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA PREPARA LE CARTE PER IL TRIBUNALE ALLO SCOPO DI FAR ANNULLARE LA DECISIONE DELLA SUA IMMOTIVATA ESCLUSIONE DALLA LISTA
Marika Cassimatis si prepara a una conferenza pubblica dove rispondere alle domande sul suo caso. Ma soprattutto sul suo profilo facebook non ha dubbi, e si autodefinisce “candidato sindaco del M5S alle prossime Comunali” nonostante Beppe Grillo l’abbia cacciata venerdì scorso.
E il motivo di queste dichiarazioni è uno: la professoressa si prepara a portare in tribunale il MoVimento 5 Stelle per far annullare la decisione del garante politico che l’ha esclusa in base ad accuse che non ha mai sottoposto all’opinione pubblica nè alla candidata, tenendole per sè in nome della #trasparenzaquannocepare che ha contraddistinto e caratterizzato tutta la vita politica del M5S e questi ultimi tempi in particolare.
A muoversi, come da pronostici, dovrebbe essere l’avvocato romano Lorenzo Borrè, che patrocina le cause degli espulsi e ha già ottenuto in alcuni casi il loro reintegro: a Napoli, ad esempio, in 23 sono stati riammessi.
In tutto sono 31 gli espulsi dal M5S in giro per l’Italia difesi da Borrè.
Quello di Marika Cassimatis a Genova potrebbe diventare il suo trentaduesimo caso, come scrive oggi il Corriere della Sera: Borrè si è già studiato le modalità con cui Grillo ha cancellato la candidatura a sindaco della professoressa.
L’aver chiamato al voto on line militanti di tutta Italia per elezioni relative al solo Comune di Genova – secondo il legale – solleva forti problemi di legittimità .
«Bisognerebbe approfondire la validità della clausola di riserva e, se ritenuta valida, se il comportamento della Cassinatis integri o meno quelle violazioni dei principi del movimento richiamati nella clausola. Io la decisione la impugnerei», aveva detto qualche giorno fa Borrè.
E in effetti sono tante le perplessità sulla decisione di Grillo.
Anche procedurali,: Beppe ha affidato la scelta di partecipare alle amministrative con il secondo classificato o non partecipare agli attivisti di tutta Italia invece che solo ai genovesi:
Un punto che va contro l’articolo 2 del regolamento del Movimento («Alla votazione per argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato»).
I militanti «ortodossi» della Lanterna chiedono chiarimenti via web. Nel Movimento fanno muro e spiegano che la natura del voto è cambiata. «Grillo in realtà non ha violato il regolamento: si tratta di ratificare una scelta del garante e quindi ne hanno diritto tutti», precisano i Cinque Stelle.
E ancora: «Nessuno rinnega la democrazia diretta. Abbiamo riscontrato in ritardo un problema e agito di conseguenza».
Ma le difese d’ufficio (e il silenzio degli eletti sulla vicenda) non bastano a chiudere la discussione interna.
Il dietrofront su Cassimatis ha lasciato strascichi anche in Parlamento. Con Di Battista (e non solo lui) eufemisticamente perplesso. «Così si crea un grave precedente», il ragionamento dei dubbiosi. E anche chi si schiera con il leader condividendone la scelta, si pone delle domande sulla modalità .
Si teme che il «caso Genova» possa essere ripreso da qualsiasi gruppo mettendo a rischio le votazioni future.
Intanto ieri Francesco Battistini, consigliere regionale ligure uscito poco più di due settimana dal MoVimento e a ridosso del ‘caso’ Marika Cassimatis, è tornato a farsi sentire alla Costituente di Alternativa Libera, diretta da Massimo Artini e che, a Roma, ha riunito gran parte degli ex grillini: dai pizzarottiani di Parma ai liguri, dai fuoriusciti emiliani ai parlamentari come Maria Mussini: “Dire che Cassimatis è una dissidente è falso, lei si è sempre impegnata nel Movimento e in tutte le sue iniziative. E la votazione fatta a tutti gli iscritti è stato un colpo di mano e allargare a tutta Italia una votazione locale viola lo Statuto”, attacca Battistini che confessa: “per andarsene un po’ di coraggio ci vuole, io ho ricevuto minacce di morte, offese. Ma dalla convention di Palermo tutto ci ha fatto capire che il M5S va verso una deriva autoritari, con cerchi magici in ogni Regione.
Ma l’effetto domino annunciato da Cassimatis ieri — che tra l’altro ha creato un apposito hashtag — potrebbe davvero portare alla nascita di un qualcosa di più che una corrente dissidente interna al movimento.
Tanto che, annunciano Il Corriere della sera e La Repubblica, per i prossimi giorni i dissidenti potrebbero anche decidere di organizzare una protesta davanti alla villa di Grillo sulle colline di sant’Ilario.
(da “NextQuotidiano”)
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