Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL COMICO STAVOLTA HA TROVATO IN BONIFAZI UNO TOSTO: “PIU’ ANDIAMO A FONDO SUL BLOG PIU’ SCOPRIAMO COSE INTERESSANTI”
Oggi Beppe Grillo ha replicato a Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico che ieri aveva parlato di indagini sul “profilo fiscale” di Grillo su Facebook minacciando di andare a vedere “se Beppe ha tutte le carte a posto”.
La replica, firmata da MoVimento 5 Stelle si è circostanziata in poche righe e in un copincolla di un articolo del Tempo che parla dell’udienza di Salvatore Buzzi durante il processo di Mafia Capitale.
La parte più interessante della vicenda è però la controreplica di Bonifazi su Facebook, dove si parla di un esposto alla magistratura riguardo la titolarità del blog di Grillo: «L’ex comico Beppe Grillo fa capire di subire il colpo sulla titolarità del suo blog, questione che sembra banale ma che apre molte questioni giuridiche. Noi che abbiamo la fedina penale pulita, a differenza di Beppe Grillo, possiamo gridare “onestà ” a testa alta. Grillo mi attacca dicendo che faccio ridere: non so cosa trovi di così divertente nei nostri esposti. Ma se lui si diverte, evviva. Sorridere fa sempre bene. Al prossimo esposto, caro Beppe»
Ieri sempre Bonifazi aveva fatto altre allusioni interessanti riguardo la vicenda: «Più studiamo l’affaire della titolarità del blog e più scopriamo cose interessanti. E per chi come noi sta particolarmente attento al profilo fiscale ci sono molte sorprese interessanti. Non arrivo a dire come ha fatto Berlusconi che Grillo ha evaso le tasse. Ma certo che su questa storia siamo ancora all’inizio. Sarà divertente».
A leggere tra le righe pare di capire che il Partito Democratico stia preparando un esposto alla magistratura riguardo la titolarità del blog di Beppe Grillo in connessione alla “questione fiscale”, ed evidentemente al pagamento delle tasse sui guadagni del blog.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
SE NE VANNO UN CENTINAIO DI MILITANTI….PRONTA LA LISTA DEI DISSIDENTI… BOVIO: “NON MI FACCIO DIFFAMARE DA CASALEGGIO”
A Sant’Ilario, la collina dei vip dove l’orizzonte è di ulivi e mare e abita Beppe Grillo, regna il silenzio:
il Blog ha parlato, nulla da aggiungere.
Ma sotto, nella Genova che ha visto nascere e crescere il comico poi diventato leader, il suo Movimento è scosso da un terremoto.
Nel Meet Up genovese si prepara una uscita “di massa” di circa ottanta attivisti. Che potrebbero portarsi via anche il programma elaborato dai “gruppi di lavoro” per le prossime elezioni comunali, affidandolo ad un’altra lista.
«Effetto Domino», dice Marika Cassimatis, la professoressa di geografia diventata suo malgrado un simbolo per i dissidenti del M5S di tutta Italia dopo che Grillo le ha tolto il diritto ad essere la candidata del Movimento a sindaco di Genova, per issare sul piedistallo il secondo arrivato alle “comunarie”, Luca Pirondini.
Gli addii di consiglieri e semplici attivisti si susseguono come uno stillicidio: un comunicato dal Municipio Valpolcevera, entroterra ex industriale della città , «Non ci fidiamo più, addio», via tre consiglieri. Un altro dalla Valle Stura: «Chiudiamo la pagina del Meet Up, ormai un muro di gomma ci separa dal vertice».
E sulla pagina Facebook della candidata “ritirata” si danno appuntamento i 28 candidati a consigliere che Beppe Grillo aveva bollato come inaffidabili e contrari ai principi del Movimento.
«La lista è stata eliminata con gravi accuse generalizzate. Il mio percorso di 4 anni e mezzo è trasparente. – scrive ad esempio Giorgio Bovio, portuale, uno dei candidati – Quindi pretendo che oltre alle accuse venga immediatamente reso pubblico che il mio nome non ha niente con comportamenti poco consoni al movimento. Non mi faccio certo diffamare da chicchessia. Che sia Beppe Grillo o Davide Casaleggio». Cassimatis, per il momento, tiene calme le acque: «Ci riuniremo e vogliamo sapere quali siano le accuse che ci vengono rivolte. Ci aspettiamo una spiegazione da Grillo: io ero già in campagna elettorale, avevo incontrato il sindaco di Livorno Nogarin per farmi consigliare».
Ma altri candidati consiglieri vanno oltre e si sono rivolti ad un legale. Non uno qualunque: Lorenzo Borrè, che a gennaio aveva presentato un maxi ricorso contro il nuovo regolamento del Movimento e l’anno scorso, a Napoli, aveva ottenuto la riammissione per via giudiziaria di un gruppo di espulsi.
«Ci sono gli estremi per chiedere al giudice un’impugnativa sulla decisione di escludere la lista Cassimatis che ha vinto legittimamente le Comunarie», dice il legale.
Una parte dei fuoriusciti si limita a lamentarsi on line e il bersaglio principale, più che Grillo, è la portavoce regionale Alice Salvatore, accusata di essere la vera «mandante» del Metodo Genova e del dietrofront che ha portato alla candidatura di Pirondini.
In rete fanno circolare un “selfie” datato 2014 della consigliera con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
I consiglieri del gruppo regionale si trincerano verso un silenzio stampa imposto da Roma. Ma il malcontento è a livelli di guardia e dopo l’addio, nelle scorse settimane, del consigliere Francesco Battistini, anche Gabriele Pisani potrebbe prendere la porta.
Intanto, però, un altro fronte dei fuoriusciti si organizza guardando soprattutto all’esperienza di Parma di Federico Pizzarotti.
Sono gli attivisti vicini a Paolo Putti, l’ex capogruppo del M5S che a gennaio aveva rotto con Grillo per fondare “Effetto Genova”.
Putti ha condiviso la “Carta dei principi” del gruppo parmense. E sta lavorando, ormai apertamente, per presentare una lista civica alle prossime elezioni comunali genovesi: «Vogliamo trovare persone di buon livello pronte a metterci le competenze. Non è facile ma stiamo trovando tanta disponibilità », dice.
Mentre il portavoce Battistini, fuoriuscito dal gruppo regionale, sarà oggi all’assemblea di Alternativa Libera, il gruppo fondato da una decina di parlamentari che sono stati espulsi o sono usciti dal Movimento.
Il progetto di un network di gruppi di ex M5S in Liguria è al momento solo un embrione e potrebbe collegarsi all’esperienza di Parma come ad altre simili a Livorno, Lucca e in Lombardia.
Ma dalla collina di Sant’Ilario si è mossa una slavina di dissenso che sta travolgendo il M5S ligure ed è arrivata sino al Parlamento.
Ignorarne gli effetti, come sembrano intenzionati a fare i vertici, non la farà scomparire.
(da “La Stampa”)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
DEPUTATI FURIOSI, SCONTRO CON L’UFFICIO COMUNICAZIONE
La Stampa di oggi racconta in un retroscena che i deputati del MoVimento 5 Stelle, furiosi per il caso Cassimatis a Genova, avrebbero chiesto la testa di Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi.
Tutto parte dal racconto di uno sfogo di Alessandro Di Battista negato su Facebook dall’interessato:
Si racconta che Alessandro Di Battista venerdì mattina sia stato visto in un autobus romano, il 303, che dalla Cassia porta al centro, parlare concitatamente al telefono e ripetere queste frasi: «Perchè è stato commesso questo errore, io non ce la faccio più a tenere unito il movimento. A Genova rischiamo di prendere una sberla. Questa volta gli elettori potrebbero non capire».
Di Battista, ieri mattina, per allontanare i sospetti in un post su Facebook ha provato a smontare le indiscrezioni: «I “retroscenisti” (l’ultima evoluzione di quei giornalisti incapaci di trovare notizie) si occupano di me sostenendo che avrei finito la pazienza con Beppe, avrei dubbi sul Movimento, avrei smesso di avere voglia di lottare. Cosa non si fa per coprire le vergogne dei partiti non è vero? Volate alto, sono gli ultimi colpi di coda di un sistema morente».
Casalino è finito spesso nelle polemiche sui giornali per il suo ruolo all’interno dello staff comunicazione, ma mai nessuno ha messo pubblicamente in dubbio la sua funzione, anche di fronte a polemiche come quella scatenata da Enrico Mentana qualche tempo fa.
Ma qui il tema della discordia è più prosaico e riguarda il rischio di non essere ricandidati, paventato anche da Grillo nel post in cui scaricava la Cassimatis:
In realtà il pasionario grillino non solo crede che la scelta di Genova possa rivelarsi un boomerang, ma è il megafono di un malcontento ben più vasto che serpeggia all’interno della galassia pentastellata.
Intimoriti e dunque spaventati di esprimere le proprie opinioni, i parlamentari preferiscono il silenzio, si nascondono dietro un «no comment».
La linea bassa scelta, come ha raccontato ieri La Stampa, è il prodotto di un timore che va al di là del pasticcio di Genova. Ovvero, il pericolo di non essere ricandidati.
A farlo trapelare è stata una fonte dell’ufficio di comunicazione.
Da mesi infatti si consuma uno scontro tra i parlamentari e appunto l’ufficio di comunicazione: uno è inviso all’altro e viceversa.
Per frenare questa fuga di notizie i deputati sembra si siano sfogati nelle chat interne. Si racconta pure che abbiano chiesto la testa dell’ufficio di comunicazione — ovvero il licenziamento di Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino — o in subordine una smentita totale da parte dell’ufficio stesso.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
“COME FA A NON CAPIRE CHE STA NUOCENDO AL MOVIMENTO L’USO ASSOLUTISTICO DEL SUO BLOG?”
Anche Enrico Mentana oggi scende nell’agone della polemica sul blog a sua insaputa di Beppe Grillo
e su Genova, dove il caso Cassimatis potrebbe finire in tribunale. Mentana segnala che nella politica italiana vige il principio del non prendersi mai le proprie responsabilità : dalla casa a sua insaputa di Claudio Scajola ai 101 del PD che segarono la corsa di Romano Prodi al Quirinale.
Un principio perfettamente implementato anche nella “nuova politica”:
Su un piano diverso, ma con la stessa inverosimiglianza, come fa Beppe Grillo a non rendersi conto di quanto nuoccia profondamente alla sua credibilità , e quindi a quella del Movimento che ha fondato, l’uso assolutistico del suo blog, come scettro di Salomone, per validare o invalidare elezioni, per dare la linea, proclamare e sconvocare a giro di ore consultazioni e referendum. Il tutto senza mai rendere conto a nessuno, su scelte e numeri, inappellabile.
E poi però, di fronte a una querela, scivere che lui, Grillo “non è responsabile, nè gestore, nè moderatore, nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio del blog nè degli account Twitter, nè dei tweet e Facebook e non ha alcun potere di direzione nè di controllo sul blog nè sugli account twitter e Facebook e tanto meno di e su ciò che ivi viene postato”.
Per la brutta vicenda genovese Grillo ha scritto “fidatevi di me”.
Di me chi? Ecco, il partito dei 101 anonimi e il movimento di Nessuno sono le forze principali del nostro paese.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
“ORMAI SOLO REGOLE AD PERSONAM”
“A Genova è stato toccato il punto più basso del Movimento”, “è la dimostrazione di quanto abbiamo denunciato a suo tempo, la creazione di continue regole ad personam. La cosa che mi sorprende di più però leggendo i commenti online davanti a una votazione invalidata quando era già chiusa, escludendo delle persone solo sulla base della fiducia del capo, sono coloro che continuano a giustificarlo. Quelli che dicono: ‘Se Beppe dice che ci sono dei motivi, è sicuramente così'”.
Lo dice a Repubblica Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.
“La fiducia è un ottimo sentimento, quando è corroborata dai fatti”, spiega.
“Nel Movimento non è così da molto tempo. E questo può portare a finire male. Noi abbiamo scelto un’altra strada, quella della coerenza e della libertà . Regole chiare a partire da valori chiari, quelli che nei 5 stelle continuano a mancare. Nonostante gli attivisti-fan che non fanno che applaudire”.
“Per ora siamo concentrati sulle amministrative e su Parma. Tra pochi giorni presenteremo il programma, che speriamo possa ispirare altri gruppi in giro per il Paese”, afferma sul suo Effetto Parma.
“Vogliamo metterci insieme e cercare di fare rete. Solo questo, per ora. Una rete fisica, non virtuale. Fatta di contatti veri, incontri. Quello che doveva essere all’inizio – e non è stato – il Movimento”.
Pizzarotti aggiunge che se il M5s andrà al governo, “non ci saranno più scuse. Non hanno ancora spiegato come faranno a preparare una squadra di ministri, sottosegretari, dirigenti, mentre in città come Roma non riescono a trovare neanche un capo di gabinetto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SCENARI POLITICI: PESA IL CASO CONSIP
Il Movimento 5 Stelle supera il Partito Democratico. Lo riporta un sondaggio di Scenari Politici
condotto per l’Huffington Post, secondo cui il partito dei grillini è, al momento italiano, quello che avrebbe i maggiori consensi in caso di elezioni.
Non è la prima volta che accade. Di certo al sorpasso a danno dei democratici ha contribuito la difficile settimana appena conclusa, non molto positiva per il Partito Democratico dal punto di vista dell’immagine.
In particolare, ha sicuramente avuto risonanza la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dello Sport, e braccio destro dell’ex premier Matteo Renzi, Luca Lotti, indagato nell’inchiesta sui mega appalti Consip per rivelazione di segreto e favoreggiamento.
Un’indagine che ha coinvolto anche il padre dell’ex presidente del Consiglio per traffico di influenze.
Rispetto a due settimane fa, il Pd ha perso lo 0,6%, attestandosi al 25,3% mentre il Movimento 5 Stelle ha guadagnato ben l’1,3, arrivando al 26,5% nei consensi.
Seguono Forza Italia 13,5% (+ 0,2%) e la Lega in fase calante al 12% (-2%).
Qundi Fdi al 5,4% (+ 0,7%), Democratici e Progressisti al 4,6% (-0,9%), Lista Pisapia al 3,7% (+0,1%.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
IHLAM HA 22 ANNI, VIVE DA 20 ANNI IN ITALIA, PREMIATA COME UNA DELLE NOSTRE MIGLIORI NEOLAUREATE CON 110 E LODE… PER FORTUNA INTERVIENE LA BOLDRINI CHE L’HA INVITATA PERSONALMENTE
Italiana per ricevere un premio ai nostri migliori neolaureati e per rappresentarci alle simulazioni dell’Assemblea delle Nazioni unite del Rome Mun 2017, ma extracomunitaria per una delle commesse della Camera dei Deputati.
Quanto è successo giovedì scorso a Ihlam Mounssif, nata in Maroccco 22 anni fa ma italianissima, anzi “sarda” come ama definirsi, è paradossale.
Ihlam era a Montecitorio, nell’aula dei gruppi parlamentari, per ricevere il premio che la fondazione Italia-Usa destina ai neolaureati più brillanti nelle discipline di interesse dell’ente.
Laureata in scienze politiche, indirizzo relazioni internazionali con 110 e lode Ihlam racconta con orgoglio: “Eravamo ben cinque sardi ad essere premiati e finita la cerimonia volevo visitare il simbolo della nostra democrazia, un’occasione da non perdere visti i miei studi”.
Insieme a un’amica è quindi andata all’ingresso principale di piazza del Parlamento, dove dietro presentazione di un documento e compilazione di un modulo è possibile essere ammessi ad assistere alle sedute.
“La commessa – racconta la giovane – dopo una breve consultazione telefonica mi ha detto che poichè ho il passaporto di un Paese extraeuropeo non potevo entrare, specificando che la regola non riguarda me in quanto marocchina ma anche i cittadini americani. Ci sono rimasta malissimo, la mia amica ha deciso a quel punto che non sarebbe entrata neanche lei. Per quanto mi riguarda – osserva – è stata una delle tante ingiustizie e assurdità del nostro Paese, che non ci riconosce come cittadini, è la prova che la legge va approvata al più presto. Sono arrivata in Sardegna dal Marocco quando avevo due anni, mi sono laureata a Sassari, amo l’isola dove vivo con la mia famiglia. Credo in un’Italia migliore e sogno di rappresentarla. Non sopporto più che la mia vita e quella di tanti come me dipendano dalla decisione di una classe politica che inspiegabilmente vuole ignorarci”.
Quanto accaduto non è stato però ignorato dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che saputo da Repubblica della storia di Ihlam, ha subito chiesto di verificare l’accaduto.
La Camera sta così accertando sulla base di quale disposizione del regolamento è stato negato l’accesso alla giovane.
Intanto, però, già questa mattina Ihlam sarà ospite della presidente Boldrini in occasione di “Montecitorio porte aperte”.
“Non vedo l’ora – ha detto ieri Ihlam – sarò nel luogo dove si esprime al massimo la nostra Costituzione”.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
LA POLIZIA NON ESCLUDE LA PISTA RAZZISTA… MA NON ERANO GLI STRANIERI AD AGGREDIRE GLI ITALIANI INDIFESI?
E’ caccia al branco che ha rapinato e aggredito il giovane indiano sul treno regionale Nettuno – Roma.
E gli investigatori lanciano l’appello: “Chi ha visto qualcosa parli”. L’agguato è scattato sul treno della linea Nettuno – Roma dove è stato preso di mira un indiano 34enne. Nell’aggressione le lesioni riportate sono tali che la vittima non è ancora in grado di parlare.
Per gli uomini della Polfer dunque è una corsa contro il tempo per risalire all’identità degli aggressori.
L’uomo è riuscito a chiamare i soccorsi solo una volta sceso alla stazione di Lavinio. Una volta dato l’allarme è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Anzio e domani verrà operato. Ha infatti riportato traumi facciali.
Del caso si occupano ora gli agenti della Polfer che sono a lavoro per cercare di ricostruire la dinamica. Secondo una prima ricostruzione – confermata in parte dalla vittima – sarebbe stato avvicinato da un gruppo di ragazzi sul treno. E quindi aggredito a scopo di rapina.
Ma i poliziotti non escludono che si sia trattato di un gesto a sfondo razzista.
Intanto, in attesa di essere ancora ascoltato dagli agenti della Polfer, l’uomo verrà trasferito in uno degli ospedali della capitale dove verrà operato al volto.
I medici del pronto soccorso di Anzio hanno riscontrato la frattura della mandibola, del naso e degli zigomi del volto.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
DA SPRINGSTEEN A JAGGER, CORDOGLIO SOCIAL: “ERA IL PIU’ GRANDE”… AVEVA 90 ANNI: “JOHNNY B. GOODE” TRA LE CANZONI PIU’ FAMOSE”
“La mia voce è andata, i miei polmoni non funzionano più bene, non ci vedo molto. Ma voglio ancora fare musica”. Aveva detto così pochi mesi fa Chuck Berry, in ottobre, quando aveva compiuto novant’anni.
Era nel suo stile, era il suo modo di vivere, era il suo modo di intendere il rock’n’roll. E il suo stile, il suo suono, le sue parole, hanno contribuito a cambiare in maniera radicale la musica popolare alla metà del secolo scorso.
Musica che dopo l’avvento di Chuck Berry, di Elvis Presley, di Little Richard, di Jerry Lee Lewis, non è stata più la stessa.
Berry, uno dei grandi padri fondatori del rock’n’roll è morto, ieri, a Saint Louis, la città che lo aveva visto nascere nel 1926.
E per il mondo della musica è davvero un grande, immenso, lutto. Perchè senza Chuck Berry non avremmo avuto gran parte della musica popolare dagli anni Cinquanta ad oggi, non avremmo avuto il rock, quantomeno nella forma in cui fino ad oggi lo abbiamo conosciuto.
“Se volete chiamare il rock in un altro modo chiamatelo Chuck Berry”, aveva detto John Lennon sottolineando come lui e una intera generazione di musicisti in tutto il mondo aveva “visto la luce” attraverso il bacino roteante di Elvis e la chitarra elettrica di Chuck Berry.
E ancora di più attraverso i testi delle canzoni di Berry, che avevano per la prima volta trattato i temi e gli argomenti cari alla gioventù, ad una categoria sociale che solo pochi anni prima, non esistevano nemmeno.
Parlando di musica siamo certi che Brian Wilson non avrebbe potuto scrivere gran parte dei primi e fondamentali hit dei Beach Boys, Keith Richards e i Rolling Stones non avrebbero scritto gli stessi hit, John Lennon non sarebbe stato il “working class hero” del rock inglese.
Perchè Chuck Berry ha costruito le fondamenta della musica popolare moderna ed è stato ma uno dei principali responsabili della rivoluzione sociale, culturale e artistica che dalla metà del Novecento ha cambiato il volto dell’occidente, usando una chiave semplice, diretta, immediata, imbattibile, quella della musica, quella del rock’n’roll.
Dei suoi novant’anni, settanta li aveva passati nella musica, nel blues, nel rock, in quella straordinaria miscela di musica bianca e nera che lui stesso aveva contribuito a creare e che, dagli anni Cinquanta aveva dominato come autore, cantante e chitarrista. Suonava e cantava da quando era bambino, ma non era un ragazzo tranquillo, di quelli cresciuti cantando nelle chiese.
No, Chuck aveva frequentato le prigioni da giovanissimo e poi, una volta uscito, aveva fatto molti lavori diversi, continuando quella di musicista come seconda attività .
Come nelle migliori leggende fu Muddy Waters, il re del blues, a indirizzarlo verso Leonard Chess, straordinario discografico chicagoano, che gli fece incidere il 21 maggio del 1955 il suo primo hit, Maybellene, seguito da Roll over Beethoven, Rock’n’roll music, Sweet Little Sixteen e soprattutto da Johnny B. Goode, il suo brano più famoso e importante, pietra miliare della musica popolare moderna e del rock’n’roll.
Tutto bene fino al 1959, quando Berry finì nuovamente in galera, accusato di aver fatto sesso con una minorenne. Quando ne venne fuori gli anni Sessanta avevano fatto fare un lungo giro all’orologio della musica, erano arrivati i Beatles, i Rolling Stones, e soprattutto i Beach Boys, che avevano preso la musica di Berry e l’avevano trasformata, facendola diventare beat, surf, e poi rock.
Berry inizialmente fatica a tornare al successo, nonostante scriva ancora canzoni memorabili, come You never can tell e No particular place to go.
Ma saranno proprio i nuovi eroi del rock, Lennon e Richards su tutti, a riportarlo all’attenzione del pubblico giovanile, permettendo ad altri brani come My ding a ling e Memphis Tennessee di diventare dei classici, interpretati da centinaia di artisti in tutto il mondo.
Berry ha continuato negli anni la sua attività di musicista, fino al 1979, e proprio di recente era tornato a realizzare un album, a novant’anni, intitolato semplicemente Chuck.
Era un uomo difficile, rabbioso, solitario, non aveva mai voluto avere una band, e anche quando altri lo avevano aiutato, come Lennon e Richards, non aveva mai abbassato la guardia, convinto com’era di essere il re, il più grande, quello che aveva aperto la porta a tutti gli altri.
Ma era anche un genio assoluto, la sua musica, le sue canzoni, i riff della sua chitarra, hanno modellato parte dell’immaginario popolare degli anni Cinquanta e Sessanta, e per molti versi dovrebbero essere insegnati come l’abc ad ogni aspirante musicista in ogni parte del mondo.
(da “La Repubblica”)
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