Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
UN BRANO “FIRMATO” DA BENNATO, JOVINE, SENESE, GRAGNANIELLO, MEROLLA E TANTI ALTRI… “NAPOLI E’ UNA FELICE MESCOLANZA DI POPOLI E RAZZA CHE HA FATTO UNA FORZA DELLE DIFFERENZE”
Un brano autoprodotto per dire “No al razzismo”. È il singolo “Gente do sud”, lanciato ufficialmente oggi in vista della manifestazione di domani quando a Napoli tornerà Matteo Salvini, leader della Lega Nord, per un’iniziativa politica del suo partito.
È un bravo scritto da un gruppo di artisti, tutti di Napoli, “contro le politiche antimeridionali e antirazziste di Salvini e della Lega”.
Il brano nasce da un’idea di Massimo Jovine, bassista del 99 Posse che, in occasione della visita dell’11 marzo a Napoli di Matteo Salvini, ha pensato di “smuovere le coscienze, contrapponendo al razzismo la grande capacità della gente del Sud, quella di allargare le braccia per accogliere”.
Un progetto che ha coinvolto numerosi altri artisti fini a formare un collettivo, “Terroni Uniti”, che coinvolge trenta artisti tra cui Massimo Jovine (99 Posse), Ciccio Merolla, Enzo Gragnaniello, James Senese, O’ Zulu’ (99 Posse), Eugenio Bennato, Speaker Cenzou, Valentina Stella, Daniele Sepe, Franco Ricciardi, Dario Sansone (Foja), Valerio Jovine, M’Barka Ben Taleb, Pepp-Oh, Francesco Di Bella, Simona Boo, Tommaso Primo, Andrea Tartaglia, Tueff, Gnut, Nto’.
“Gente do sud – tengono a sottolineare – non è una canzone di odio e il leader della Lega non ne è di sicuro il protagonista. Il brano è un inno d’amore, un invito all’accoglienza che parla di solidarietà e di fratellanza. Il Mediterraneo è sempre stato crocevia di storia e cultura, Napoli stessa è una felice mescolanza di popoli e razze che ha fatto delle differenze tra gli individui, una forza”
(da “il Mattino”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
NON SOLO IL CORO SUI NAPOLETANI COLEROSI… QUANDO I GIOVANI PADANI DICEVANO: “FANCULO I GIOVANI DEL SUD, NON FANNO UN CAZZO DALLA MATTINA ALLA SERA”
Non solo cori da stadio. Matteo Salvini a Napoli ha tanti, troppi precedenti di insulti rivolti al Sud e di
giustificazioni particolarmente ridicole per fare marcia indietro.
Dopo il famoso coro intonato a Pontida, ad esempio, l’allora direttore di Radio Padania Libera in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno dichiarò che riteneva, chissà perchè la Puglia simile alla Lombardia, al contrario della Campania:
«Ritengo che i pugliesi sono la popolazione più simile a quella lombarda e del Nord Italia. A Milano c’è poi una foltissima comunità di baresi e salentini che lavorano e vanno d’accordissimo con noi. La Puglia è davvero una delle zone più avanzate del Meridione»
I napoletani invece?
«Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce».
In futuro avete l’intenzione di trasmetterete i vostri programmi anche in Campania?
«Non penso assolutamente. Non siamo interessati a portare la nostra radio a Napoli e in Campania”
E ancora: presentando un’iniziativa referendaria della Lega in piazza della Scala a Milano un Salvini non ancora pronto alla battaglia contro la moneta unica dichiarava: “L’euro al Sud non se lo meritano. La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perchè qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere”.
Se poi volessimo rincarare la dose potremmo riportare le parole di Luca Salvetti, dei Giovani Padani Valle Camonica durante il congresso del 2013: «Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!».
O quelle di Michael Quercia, Giovani padani della Romagna: «Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA LA LEGITTIMA DIFESA
Ucciso con un colpo alla schiena. E’ terminata nel sangue la tentata rapina nell’Osteria dei Amis di Gugnano, frazione di Casaletto Lodigiano, in provincia di Lodi.
Uno dei ladri è morto, ucciso dal colpo sparato da Mario Cattaneo, 67 anni, cacciatore, che ha imbracciato il fucile da caccia.
L’uomo è stato sentito nel pomeriggio in caserma a Lodi. E’ indagato per omicidio volontario.
“E’ l’ipotesi più ampia – ha spiegato il procuratore Domenico Chiaro – per procedere alle necessarie verifiche e l’esito potrebbe essere anche quello di un procedimento per eccesso colposo di legittima difesa oppure potrebbe trattarsi di legittima difesa e in questo caso vi potrebbe non essere un processo”.
Secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri, il ladro, con 3 complici, alle 3.40 della scorsa notte ha cercato di entrare nel ristorante — che è anche bar e tabaccheria — per rubare.
Il titolare, Mario Cattaneo, 67 anni, che vive in un appartamento sopra il locale, dopo aver sentito divellere una saracinesca, si è alzato, è sceso e ha scoperto i ladri.
C’è stata una colluttazione e l’esercente ha sparato con un fucile da caccia tenuto regolarmente all’interno del cortile.
I complici avrebbero cercato di portare via il ferito ma poi lo hanno lasciato nei pressi del locale. Come hanno abbandonato sul retro un sacco pieno di sigarette che sarebbe dovuto essere il provento del furto.
Un vicino di casa si è svegliato e ha sentito tutto: “Ero insonne a letto — racconta un vicino di 76 anni che abita a ridosso del retro del locale — e ho sentito anzitutto l’allarme del bar. Qualche secondo dopo c’è stato un forte rumore che poi ho capito essere quello della saracinesca che veniva alzata. Immediatamente sono andato ad aprire la finestra della mia sala e ho visto quattro persone che urlavano: Mario Cattaneo, l’uomo che ha sparato, la moglie, la nuora e il figlio. In quel momento in particolare la moglie gridava al marito spingendolo in casa: ‘Metti giù questo fucile’. E Il figlio gridava al padre: ‘Perchè hai caricato il fucile?’”.
Il testimone ha raccontato di avere a sua volta gridato al ristoratore: “L’hai preso?” e il 67enne avrebbe risposto per due volte: “Sì, l’ho preso”.
La legittima difesa.
Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma [ndr: violazione di domicilio], sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità :
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Questo significa che ci deve essere sempre proporzione tra la minaccia e l’azione di difesa.
È evidente, leggendo il testo, che la legge non prevede assolutamente che si debba “chiedere” al ladro quali siano le proprie intenzioni o verificare, accendendo la luce e facendo domande se l’intruso sia armato o meno.
Può accadere infatti che chi si difende commetta l’errore di sentirsi minacciato quando in realtà non è in pericolo, questa eventualità è prevista ed è la cosiddetta legittima difesa putativa che nasce appunto dalla convinzione di trovarsi in pericolo.
Non è possibile, con l’attuale regolamento giuridico sparare ad un ladro disarmato in casa propria solo perchè è un ladro, il furto è un reato contro la proprietà e non contro la persona (diverso è il caso della rapina), e l’articolo 52 del CP prevede che si possa intervenire a difesa della proprietà solo quando vi è un pericolo di aggressione (nei confronti della persona).
Bisognerà quindi accertare le circostanze che hanno portato l’uomo a sparare, cercando di comprendere a cosa sia dovuta la ferita che Cattaneo aveva.
È interessante far notare che il comma b dell’articolo 52 sia stato fatto introdurre nel 2006 proprio su proposta della Lega Nord.
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
NON SOLO CENTRI SOCIALI, CONTRO LA PROVOCAZIONE DELLA ZECCA LEGHISTA ANCHE ARTISTI NAPOLETANI E FINALMENTE MOVIMENTI DI DESTRA CHE LO ACCOGLIERANNO A PERNACCHIE… BOSSI: “MA SI INTERESSI DI MILANO”
Alcune decine di manifestanti aderenti alla rete antirazzista e ai centri sociali hanno occupato la sala
congressi della Mostra d’Oltremare di Napoli dove sabato pomeriggio è in programma una manifestazione con la presenza del leader della Lega, Matteo Salvini.
Nella sala erano in corso i lavori di allestimento dell’impianto audio. I manifestanti hanno aperto dei cartelli e urlato slogan contro il leader della Lega.
Da giorni in città sono apparsi striscioni contro l’arrivo di Salvini.
“Resteremo qui a oltranza finchè la manifestazione non sarà annullata”, promettono gli occupanti. “Ricordiamo che la riunione sull’ordine pubblico in Prefettura ha concesso lo spazio prima citato in opposizione alla volontà della città . A Napoli non c’è spazio per razzisti, sessisti e xenofobi, che vorrebbero utilizzare come palcoscenico la nostra città per meri scopi di campagna elettorale. Il Sud non dimentica le offese razziste ricevute in questi anni, le politiche di austerità votate anche dalla Lega Nord”
Alle proteste dei centri sociali, Salvini commenta come al solito, “sono abituato, ci sono in giro dei figli di papà che amano fare a pugni in strada”.
Forse si riferisce a suo padre, dirigente benestante, mentre lui giovane fancazzista ferequentava il Leoncavallo a Milano, da cui sono usciti molti violenti?
Ma la protesta non è più limitata ai giovani dei centri sociali, sono scesi in campo anche alcuni musicisti napoletani: Eugenio Bennato, James Senese, Valerio Jovine, i 99 Posse, M’Barka Ben Taleb e altri artisti, sotto la sigla “Terroni uniti”, hanno registrato il brano “Gente do Sud”.
Enzo Gragnaniello, ospite di una diretta nella redazione napoletana di Repubblica, ha dedicato a Salvini la sua canzone “L’erba cattiva”.
Ma a protestare contro Salvini ora ci sono finalmente anche movimenti di destra. Anche il Movimento neoborbonico, tutt’altro che schierato a sinistra, scende in campo. E accoglie il leader della Lega citando Eduardo De Filippo e la famosa pernacchia con cui nell’episodio ‘Il professore’ del film di De Sica “L’oro di Napoli”, si accoglieva l’arrivo di un duca.
La versione dedicata a Salvini è in un file mp4 rintracciabile su Youtube, che il movimento dei Neoborbonici rende disponibile gratuitamente, sotto il nome di “Suoneria borbonica”, a chiunque lo chieda.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
A SETTEMBRE NE ERA STATO CHIESTO ANCHE L’ARRESTO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E RAPPORTI CON I CLAN
Il Latina calcio è ufficialmente fallito. Ma il Tribunale ha concesso l’esercizio provvisorio (su cui pure la Procura aveva dato parere negativo) e quindi i nerazzurri potranno continuare a giocare.
La regolarità del campionato di Serie B è salva. Più o meno: ogni domenica scenderà in campo una formazione a un passo dal baratro, con la spada di Damocle di un’inchiesta penale sul capo della società e di un’asta fallimentare da celebrare il prima possibile, senza alcuna certezza sul futuro.
Ma sempre meglio di vedersi cancellata una squadra da un giorno all’altro, assegnare 0-3 a tavolino in serie, falsare l’intero torneo passando da 22 a 21 squadre a metà stagione passata. Tifosi e vertici del mondo del pallone esultano per un fallimento.
I guai economici della società nerazzurra nascono da quelli giudiziari di chi l’ha gestita fino a ieri: ovvero l’ex presidente Pasquale Maietta, anche deputato e tesoriere alla Camera di Fratelli d’Italia, finito al centro della “Operazione Olimpia” e pure dell’inchiesta “Don’t touch”, per cui lo scorso settembre era stata anche spiccata una richiesta di arresto (sospesa in attesa dell’autorizzazione a procedere del parlamento, e poi caduta nel riesame).
Era lui a drenare soldi nelle casse della società dal tessuto imprenditoriale cittadino, e secondo gli inquirenti persino dal Comune: come successo ad esempio per la garanzia pubblica per la fideiussione necessaria all’iscrizione al campionato.
Senza dimenticare il ruolo del clan locale della famiglia Di Silvio, legata ai Casamonica e vicinissima a Maietta, che spadroneggiava all’interno dello stesso club calcistico, dove Costantino Cha-cha-cha Di Silvio aveva un ruolo di primo piano. Quando è esplosa l’inchiesta e Maietta è uscito di scena, anche la situazione del Latina calcio è precipitata: i soldi sono finiti e in pochi mesi il club ha accumulato debiti milionari.
Così si è arrivati all’istanza di fallimento. Con la complicazione, però, di rilevanti elementi di natura penale a peggiorare il quadro della procedura.
Per questo la Procura aveva espresso giudizio negativo sulla richiesta di esercizio provvisorio, l’unico strumento per poter permettere alla squadra di arrivare a fine stagione: probabilmente i magistrati puntavano ad un fallimento immediato per procedere subito all’imputazione per bancarotta fraudolenta dei dirigenti.
Il Tribunale fallimentare, invece, ha scelto la linea della continuità , non solo per dar modo alla squadra di finire il campionato ma anche per tutelare i creditori con il mantenimento del titolo sportivo e del parco giocatori.
In caso contrario, il Latina calcio avrebbe chiuso i battenti domani, i calciatori sarebbero stati tutti svincolati e la Serie B avrebbe perso una squadra, con l’assegnazione fino a giugno di 0-3 a tavolino per tutte le partite rimanenti e non disputate (come da regolamento).
Un altro imprenditore, Benedetto Mancini, si era interessato al club e aveva messo a disposizione un milione di euro, ma anche il suo piano di risanamento è stato giudicato inidoneo. I
curatori andranno avanti con i crediti residui della Lega calcio per i diritti tv (sperando che bastino), in attesa dell’asta fallimentare da celebrare entro il 30 giugno, data d’iscrizione al prossimo campionato (ammesso che avverrà ). Chi vorrà il Latina dovrà farsi carico almeno dei 5,9 milioni di euro di debiti accumulati.
Il calcio italiano tira un sospiro di sollievo, di nuovo. Ma c’è davvero poco da festeggiare.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL COLPO DELL’INCONTRO A MAGGIO CON L’EX PRESIDENTE A MILANO E I SONDAGGI CHE LO DANNO AL 63-67% ALLE PRIMARIE
Matteo Renzi incontrerà a maggio Barack Obama. I due ex presidenti avranno un faccia a faccia a
margine di Seeds and Chips, un summit globale dell’innovazione del cibo che si terrà a Milano dall’8 all’11.
Un incontro che, a quanto risulta all’Huffpost, sarebbe stato fissato grazie alla mediazione della Fondazione John Kennedy.
Con quest’ultima Renzi ha un rapporto di lunga data, avendo inaugurato nei suoi anni da sindaco il quartier generale europeo nella struttura del carcere delle Murate proprio a Firenze. Tra i temi al centro del colloquio l’eredità dell’Expo milanese, uno dei fiori all’occhiello degli anni di governo renziano.
Obama è il colpo in canna di Renzi per le primarie Pd del 30 aprile.
Accoppiato ai sondaggi Swg che ha commissionato e che gli sono planati sulla scrivania oggi, proprio alla vigilia della tre-giorni al Lingotto di Torino al via domani pomeriggio.
Non solo danno Renzi vincente alle primarie, ma paradossalmente proprio lui lo ‘scalatore’ del Pd, il paladino delle primarie aperte, adesso vince nel partito: ha la fiducia degli elettori Dem.
Secondo il sondaggio, Renzi vincerebbe le primarie superando di gran lunga la soglia del 50 per cento + uno, necessaria per essere eletto segretario senza passare dall’assemblea.
Swg gli assegna ben 63 punti percentuali, che diventano 67 se la l’affluenza ai gazebo è bassa .
Michele Emiliano si classificherebbe secondo con il 21 per cento, 16 per cento per Andrea Orlando.
E sempre secondo lo stesso sondaggio, alle primarie andrebbe a votare tra un milione e mezzo e 1.700mila elettori (nel 2013 furono quasi 3 milioni).
Ancora: Renzi risulta il più noto tra i tre candidati. Dice di conoscerlo il 93 per cento degli intervistati, a fronte del 62 per cento che conosce Emiliano e il 59 che conosce Orlando.
Chi conosce tutti e tre si fida di Renzi al 56 per cento, di Orlando al 53, di Emiliano al 49.
E paradossalmente Renzi, il paladino delle primarie aperte, ora vince proprio tra gli elettori Pd.
L’86 per cento di loro si fida di lui, mentre il 54 per cento ha fiducia in Orlando, il 44 per Emiliano. E’ quest’ultimo invece il campione di fiducia tra gli elettori non Pd: al 54 per cento, il 31 per Renzi, per Orlando il 52.
Insomma è un buon viatico per la tre giorni di Torino.
Renzi è arrivato in città già per un sopralluogo al Padiglione 1 che ospiterà la sua convention congresssuale. Dodici salette per 12 tavoli tematici.
Ci saranno tutti i ministri del Pd, il premier Gentiloni, Padoan, Boschi, Lotti e anche Emma Bonino, ospite d’onore.
E dovrebbe essere lo stesso Renzi a dare il via alla kermesse domani pomeriggio: i fantasmi dell’inchiesta Consip non mordono più in questi ultimi giorni, i sondaggi sono favorevoli, il segretario ritrova l’ottimismo perduto che serve per parlare in apertura e in chiusura domenica.
E poi la chicca Obama. E’ vero che anche tra i suoi circolano le battute su quanto porti bene incontrare Barack. Non ha portato bene a Cameron, sconfitto dalla Brexit. E nemmeno allo stesso Renzi, prima del referendum costituzionale.
Ma di fronte alle pericolose stravaganze di Trump, sempre più indigesto nel centrosinistra e nel blocco tradizionale dei conservatori occidentali, Obama ha riacquistato tutto, anche il fascino della nostalgia.
Ed è questo che Renzi si vuole ‘vendere’ per le primarie: ‘message in a bottle’ per i suoi avversari.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
SI SENTE ATTACCATO DA UN “INTRECCIO DI POTERI”, DIFENDE IL GIGLIO MAGICO E NON TEME LE PRIMARIE: “BASTA ARRIVARE PRIMO”
Bolla come ridicola l’accusa di aver messo su un sistema di potere perchè, spiega, la sua forza e la sua debolezza “sono state lo star fuori da certi ambienti della Roma politico-burocratica”.
Semmai, sottolinea, vogliono fargliela pagare “per i padrini che non ho e non ho mai avuto”. In un’intervista a La Stampa, l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si dice stanco di continuare a fare autocritica: ora – aggiunge – “è il tempo di ripartire”.
Renzi avvisa: “Se qualcuno pensasse che a fronte del momentaneo indebolimento io abbia perso energia e grinta, commetterebbe un gravissimo errore”.
Altro che Giglio magico: “Quattro o cinque toscani quarantenni giù di lì: questo sarebbe il mio sistema di potere? Non male come accusa soprattutto in un Paese che ha vissuto per vent’anni il clamoroso conflitto d’interessi di Berlusconi”, chiosa.
L’ex premier è pronto per la corsa alla segreteria del Pd, dove punta a superare il 50 per cento. Anche se, sottolinea, anche arrivare a una percentuale inferiore “non cambia nulla” perchè “chi arriva primo fa il segretario”.
Sulle primarie Renzi tratteggia la competizione con gli altri due candidati, Andrea Orlando e Michele Emiliano
“In queste primarie vedremo due film: il voto nei circoli, dove mi dicono che Andrea Orlando sia forte, e quello ai gazebo, dove potrebbe andar bene Michele Emiliano. Vedrete che saranno primarie belle e piene di passione, nonostante la quantità di odio che sento in giro: ma il nostro “assalto al cielo” piace ed emoziona tutti”.
Primarie che vedranno schierati tutti i big del partito e non solo. Su Romano Prodi, ad esempio, Renzi invita ad attendere per capire con quale candidato si schiererà . “Non tiriamo per la giacchetta il Professore. Aspettiamo e poi commenteremo”, sottolinea l’ex premier
Renzi ribadisce di essere “sereno” sull’inchiesta Consip
“Sereno. Sul suo ruolo (del padre Tiziano ndr) e su quello del generale Del Sette e del ministro Lotti. Vede, voglio usare una sua espressione: noi del Giglio magico siamo fuori dai consolidati blocchi di potere. Capisco che possa non piacere, ma dovranno farci l’abitudine”.
La corsa di Renzi alla segreteria inizia dalla kermesse organizzata al Lingotto di Torino. E l’ex premier ha le idee chiare. “Vorrei partire da quel che succede nel mondo – da Trump, per dire – per arrivare alla Le Pen ed al nostro Paese. L’interrogativo resta lo stesso: il ruolo e la politica di una grande forza di centrosinistra di fronte ai populismi dilaganti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
AL VIA LA KERMESSE DI RENZI, INTERVENTI DI 10 MINUTI, 12 TAVOLI DI LAVORO, CIASCUNO PRESO D’ASSALTO DA 250 ISCRITTI
Sù il sipario per la kermesse del Lingotto, che apre ufficialmente la campagna per le primarie di
Matteo Renzi. L’aspirante segretario rientrante e aspirante premier aprirà i lavori.
Un ritorno nel luogo simbolo torinese per il rilancio politico, a poche settimane dalla traumatica scissione nel partito.
Ma in gioco non c’è solo il ruolo e il futuro dell’ex presidente del Consiglio, nella sfida ad Andrea Orlando e Michele Emiliano. Con lui, sperano i tremila iscritti alla manifestazione: tantissimi tra i big contano di entrare nel fortino blindato dei cento capilista bloccati della Camera alle prossime politiche.
Ecco il Lingotto in cifre
10 — gli anni trascorsi dal primo Lingotto del Pd, nel giugno 2007, che segnò l’insediamento di Walter Veltroni alla guida del partito
3 — i giorni della manifestazione. Dopo il saluto di Renzi il primo intervento politico toccherà al numero due del ticket per il congresso, Maurizio Martina. Domenica chiude l’ex premier
6 — gli interventi dal palco da dieci minuti circa l’uno prima dell’inizio dei workshop. Tra questi, il docente di Economia Marco Fortis, della Cattolica di Milano, e il professore della Luiss Sergio Fabbrini.
12 — le stanze che ospiteranno i workshop, ognuna dedicata a un tema: partito; la società aperta ai tempi del populismo; Europa e Mediterraneo; capitale umano, scuola, università e ricerca; lavoro di cittadinanza; istituzioni e pubblica amministrazione; welfare e salute, tra protezione e promozione; nuova economica e fisco amico; diritti, legalità , giustizia; crescita e Mezzogiorno; cultura, identità e cittadinanza; città e territori.
250 — gli iscritti a ciascuno dei tavoli del workshop per un totale di oltre 3 mila
100 — I posti “sicuri” da capolista alla Camera che il prossimo segretario del Pd dovrà distribuire in vista delle politiche. La gran parte degli aspiranti sono in platea a Torino
140 – la lunghezza in metri del rettangolo al cui interno è allestita la platea ovale e i tavoli di lavoro
65 — la percentuale che un sondaggio Swg attribuisce a Renzi, seguito da Emiliano al 20 e da Orlando al 15. La previsione si basa su una stima di affluenza alle primarie del 30 aprile di 2,2 milioni di votanti
300 – sono i giornalisti accreditati per l’evento
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL GEOLOGO MARIO TOZZI SUL CROLLO SULLA A14: “E VOGLIONO FARE IL PONTE IN UNA ZONA VENTOSA E SISMICA?”
“Gli antichi romani costruivano per l’eternità , gli italiani per l’immediato futuro”. Comincia così l’intervento del geologo Mario Tozzi sulla Stampa all’indomani del crollo del cavalcavia sull’A14 che ha ucciso due persone, marito e moglie, che proprio in quella frazione di secondo percorrevano l’autostrada.
Tozzi evidenzia il paradosso dell’Italia, paese in cui “resistono egregiamente, e sono ancora percorribili, perfino con i camion, ponti fabbricati in pietra duemila anni fa e crollano quelli recenti in cemento armato, anche senza terremoti e frane, dalla Lombardia alla Sicilia, con una regolarità impressionante. Stessa osservazione può essere fatta per le strade (l’ Appia Antica ha 2300 anni), per i palazzi e per i monumenti. Se la tecnologia e i materiali sono migliorati decisamente, perchè siamo funestati da crolli?”.
La risposta è nel modo con cui vengono realizzate le opere oggi.
“I ponti moderni sono costruiti in calcestruzzo armato, una miscela di cemento, acqua , sabbia e ghiaia che viene armata con sbarre di ferro e acciaio. Inventato per caso a metà del XIX secolo, è oggi il materiale di costruzione più diffuso nei Paesi moderni e permette arditezze ingegneristiche irrealizzabili con altri materiali, come grandi dighe e ponti. È un materiale che conosciamo tutti, ma quanto dura nessuno lo sa, sebbene gli inventori ne pronosticassero una vita eterna. I manufatti in calcestruzzo armato più antichi risalgono soltanto a un secolo e mezzo fa, dunque nessuno può sapere quanto resteranno in piedi, semplicemente perchè non c’ è stato tempo a sufficienza per osservarlo. Ma sappiamo benissimo che il calcestruzzo armato subisce l’onta del tempo, in particolare l’ azione dell’acqua e dei sali corrosivi che possono aggredire l’armatura di ferro e comprometterne la resistenza alla trazione, principale motivo per cui è stata inventata l’armatura. A questi fattori generali, che valgono non solo per i ponti ma per tutti i manufatti in calcestruzzo armato, si aggiungono i soliti particolari del caso Italia. Per esempio la volontà di risparmiare tempo e denaro, riducendo la sezione dei tondini di ferro, imponendoli lisci invece che costati e utilizzando sabbia di mare (praticamente disponibile gratis) invece che di fiume. I sali aggrediscono una struttura metallica già meno robusta e la resistenza del manufatto decade verticalmente.
Senz’altro le autostrade in Italia le sappiamo fare, dice Mario Tozzi, ma l’Italia ha visto crollare in meno di tre anni almeno quattro infrastrutture una di seguito all’altra.
Fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’ intero Mediterraneo. Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere.
(da “Huffingtonpost”)
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