Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI DE LAURENTIS, UN PAESE DIVISO E RAZZISTA, UN ESEMPIO DI PASSIONE E DI VALORI
Il gioco del calcio riesce ad esaltare le qualità , sia di una squadra (come collettivo ma anche nella specificità delle singole individualità che la compongono) che dell’intero “popolo” che tifa.
È, anzi, molto probabilmente, uno dei principali strumenti conoscitivi – e, quindi, di analisi – per cercare di tastare il polso della società “civile”. Per carpirne i valori. Per cogliere le cose che non vanno. Per leggerne il “cuore”, la tensione morale, i valori etici che la sostengono.
Perchè quando si tifa non ci sono barriere: grida l’anima. Nel caso, esulterà pure. E se l’anima è arida, gretta, scura e “dannata”, la si vedrà in modo prorompente e drammatico. Senza filtri. Senza scuse…
Il nostro, purtroppo, al di là delle chiacchiere e della sempre più sterile tensione del “politicamente corretto”, è un Paese profondamente razzista, diviso e divisivo. Nord contro sud. Una storia vecchia. Una ferita che, molto probabilmente, non si rimarginerà mai.
Le chiacchiere, la “filosofia” o la stessa “politica spicciola” non servono proprio più. Anzi, rischiano di essere addirittura più offensive del fenomeno stesso.
L’Italia non si è mai compiuta davvero. Resta divisa, frammentata in macro-regioni ideali, e “la cosa” è tale nel cuore di troppe persone, purtroppo.
Solo nei confronti dello “straniero esogeno”, soltanto quando sventola il tricolore, forse, ci si sente un po più uniti. Troppo poco, però. In fin dei conti, per “i più”, è soltanto una finzione…
È triste immaginare che possa continuare ad essere sempre e soltanto questo, sia il nostro presente che il nostro futuro.
Dividersi sulle idee, gareggiare sulle diverse visioni del mondo e della vita, ci sta! Esalta quella diversità che ridicolizza – “già in natura” – quella uguaglianza che i socialisti cercano sistematicamente di propinarci come presunta verità . Farlo per sedicenti superiorità regionalistiche o Nazionali, però, è cosa parecchio triste.
Comunque sia, le parole pronunciate ieri sera – al termine della gara tra Napoli e Real adrid – dal Presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, sul punto, sono state oltremodo vere e “centrate”. Sono decisamente condivisibili.
Le riprodurrò qui così come sono state dette. Potrei (ri)plasmarle per dare il senso dell’originalità , sia alla narrazione che al relativo risultato concettuale. Ma non è il caso. Almeno questa volta, va bene così…
«Non sono l’uomo delle polemiche, ma dopo dodici anni di calcio sono stufo. Sentire in ogni stadio cantare “Lavali col fuoco” e nessuno dice nulla mi dà molto fastidio: non mi sognerei di dirlo ad altro cittadino italiano. Il pubblico napoletano in questa serata contro il Real Madrid ha dato una lezione di crescita culturale all’Italia (…) I ragazzi hanno giocato un primo tempo esemplare, anche nella ripresa hanno dato il massimo. Loro sono il Real Madrid, sono la squadra più forte al mondo, per noi è già un successo confrontarsi con loro…»
Mi permetto di aggiungere soltanto poche “sfumature”.
Ieri sera il mondo intero ha potuto apprezzare due cose.
Da un lato, una squadra di calcio, il Napoli, capace di dare spettacolo ed anche di mettere sotto, per quasi un’ora, i blasonati Campioni del mondo per club; dall’altro, un meraviglioso spettacolo offerto dal “suo tifo”. Dal suo popolo.
Un popolo d’amore e di libertà . Nel caso, “scusateci se fosse stato poco”.
Qualora vi fosse sfuggito, “era Italia”.
Una entusiasmante “Italia”.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
INTERCETTATO E CONTESTATO DURANTE UNA VISITA AL “MATTINO”, L’ANTIPASTO DELLA VISITA DI SABATO… CENTINAIA DI POLIZIOTTI ITALIANI A DIFENDERE LA ZECCA CHE CANTAVA “QUANTO PUZZANO I NAPOLETANI”
La zecca Salvini arriva a Napoli per un’intervista al quotidiano “Il Mattino”, doveva essere una visita
segretata, ma la notizia si diffonde e ad attenderlo trova qualche decina di giovani dei centri sociali che bloccano l’ingresso.
Mentre la polizia alllontana i manifestanti pacifici, Salvini coraggiosamente pensa bene di entrare da un ingresso posteriore.
Giordano D’Angelo, un giornalista free-lance, è stato fermato.
Secondo quanto si è appreso il cronista stava riprendendo la protesta con il telefonino quando è stato prelevato dagli agenti e identificato.
Il giornalista riferisce anche di essere stato colpito con un manganello sulla mano: «Voglio sporgere denuncia – ha riferito ai colleghi – stavo facendo riprese e non stavo protestando, mi sono qualificato come giornalista senza essere ascoltato».
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
PERCHE’ LA MELONI E SALVINI NON VANNO A MANIFESTARE A MOSCA PER I DIRITTI DELLE DONNE, DOPO LA LEGGE CHE GIUSTIFICA LE VIOLENZE DOMESTICHE?
Uffici vuoti, negozi serrati, strade deserte. Lo sciopero rosa? No.
In Russia l’8 marzo non si lavora perchè è festa nazionale dal 1965.
E un sit-in nei Giardini d’Alessandro, lungo il Cremlino, si è concluso con sette fermi, tra cui quello della regista e attivista Lgbt Leda Garina e della giornalista Elena Kostjucenko. Volevano “conquistare il Cremlino”, questo lo slogan, sono finite in gattabuia. In Russia non si manifesta senza il placet del Cremlino.
E dire che oggi ricorre il centenario della marcia delle donne a Pietrogrado che iniziò la Rivoluzione di febbraio.
In base al calendario giuliano ancora in vigore nella Russia zarista, la giornata dell’8 marzo veniva celebrata il 23 febbraio e le donne russe nel 1917 scelsero quel giorno per marciare nell’attuale San Pietroburgo e chiedere la fine della guerra.
Una settimana dopo l’Impero sarebbe crollato.
Oggi più che celebrare le conquiste femminili o ricordare la Rivoluzione, la festività russa è quasi più simile a una Festa della Mamma o di San Valentino. Si festeggiano le donne: mamme, fidanzate, mogli e colleghe che siano. E si saluta l’arrivo della primavera. Si vendono più fiori in questi giorni che il 14 febbraio.
Il presidente Putin ha fatto gli auguri in tv a tutte le donne citando una poesia di Balmont e ha chiesto ai governatori di essere “più creativi” quest’anno nel fare lo stesso.
Peccato che altri recenti provvedimenti, come la depenalizzazione delle violenze domestiche vadano nel senso opposto
Donne festeggiate a parole, ma nei fatti — secondo un recente sondaggio del Centro indipendente Levada — un russo su tre sarebbe contro il coinvolgimento delle donne in politica.
Non a caso le donne coprono solo il 15% dei seggi in Parlamento e appena quattro posizioni da governatore regionale su 85.
E, secondo lo stesso sondaggio, circa il 38 percento degli uomini, contro il 28 percento nel 2016, non approverebbe l’uguaglianza nei posti di potere.?
Fiori alle colleghe sì, ma per carità nessun capo donna.
Come mai la Meloni e Salvini non vanno a manifestare per i diritti delle donne nella loro seconda patria? O forse stanno con chi ha fatto approvare una legge per giustificare le violenze domeniche?
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
LUCA LANZALONE E’ ANCORA SENZA CONTRATTO: INVIATO DA GRILLO PER ASSISTERE LA RAGGI SUL CASO STADIO, MA A CHE TITOLO AVREBBE AGITO SE NON HA RAPPORTI CON L’AMMINISTRAZIONE?
“L’avvocato Luca Lanzalone il 10 febbraio ha depositato una comunicazione con la quale veniva da me
incaricato di seguire alcune vicende in particolare quella della società Eurnova e quindi dello stadio. E specificava che questa collaborazione si sarebbe formalizzata mediante un accordo con l’assessore all’Urbanistica, che però poi si è dimesso, quindi non ha potuto trovare formalizzazione. La troverà a breve appena il nuovo assessore, i cui atti saranno formalizzati nelle prossime ore o direttamente domani, procederà a questa formalizzazione”: la sindaca Virginia Raggi ha risposto così all’interrogazione presentata da Michela Di Biase, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea Capitolina, che le chiedeva conto del ruolo e del compenso dell’avvocato che Beppe Grillo ha mandato a Virginia Raggi per la rimodulazione del progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle
Proprio due giorni fa, presentando il sostituto di Paolo Berdini, la sindaca aveva assicurato che «Lanzalone non farà parte dello staff di Luca Montuori».
E quindi farà il consulente dell’assessorato che lo affiancherà nella vicenda Tor di Valle.
Lanzalone, un paio di settimane fa, con una lettera al capo dell’avvocatura Carlo Sportelli, aveva avanzato uno “schema di convenzione” proprio con l’avvocatura capitolina. Ricevendo dagli uffici un rifiuto.
Perchè (il senso della risposta di Sportelli) Lanzalone non era stato chiamato ad occuparsi di un contenzioso e dunque sarebbe stato più opportuno farsi inquadrare dal gabinetto della sindaca.
Il Messaggero scrive che il suo compenso dovrebbe aggirarsi intorno ai 30mila euro. Ma sulla quantificazione la stessa sindaca ieri è rimasta sul vago: “Nel frattempo lui specifica che procede ad assistere me e i rappresentanti dell’amministrazione come verrà di volta in volta richiesto, procedendo sin d’ora alla disamina della documentazione rilevante e come già occorso negli incontri a tal fine organizzati. Per quanto riguarda i compensi”, la sindaca cita i riferimenti di legge e continua: “La quantificazione viene rimessa al momento in cui l’avvocato Lanzalone avrebbe avuto modo di conoscere meglio la materia. In questa lettera precisa che in assenza di successivo accordo sul compenso dovuto, nulla sarà dovuto nè dal Comune nè dai rappresentanti dell’amministrazione comunale beneficiari dall’attività professionale” da lui “espletata”.
Una risposta che non ha convinto le opposizioni: “Bene ha fatto il gruppo del PD a presentare l’interrogazione sull’incarico svolto dall’avvocato Luca Lanzalone. La Sindaca Raggi non risponde, anzi nel suo intervento chiarisce che non c’e’ alcun incarico formale per l’avvocato Lanzalone ma una semplice comunicazione da lui indirizzata alla sindaca. Si tratta di una vicenda poco trasparente, in cui un privato cittadino senza alcun titolo, tratta per conto dell’amministrazione capitolina su un argomento particolarmente delicato come quello dello stadio della Roma. Le argomentazioni della Sindaca alle nostre richieste sono state ampiamente insufficienti e contraddittorie. Per noi la vicenda non e’ chiusa, andremo fino in fondo per fare luce nell’opacita’ amministrativa della giunta M5S”, ha detto ieri la Di Biase.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO DEL CAV DIFENDE LOTTI E RENZI
“Dell’inchiesta sul padre di Matteo Renzi viene fatto un utilizzo barbaro”. Si tratta di “uso strumentale delle indagini per finalità politiche, come vediamo anche nel caso del ministro Luca Lotti, sul quale pende un’asserita violazione di segreto”.
Lo dice, in un’intervista a La Stampa, Niccolò Ghedini, avvocato storico di Silvio Berlusconi e suo stretto consigliere politico.
“Secondo l’accusa – afferma Ghedini – si sarebbero verificati episodi di corruttela legati all’assegnazione di lavori. Però l’attenzione mediatica è concentrata sul padre di Renzi perchè a lui viene contestato questo nuovo reato introdotto nel 2012, il traffico di influenza illecita, al quale ero e rimango graniticamente contrario”.
Circa la contrarietà verso il nuovo reato, Ghedini sottolinea:
“Amplia a dismisura il concetto di millantato credito e dà alla magistratura la possibilità di valutare in maniera molto elastica i comportamenti. Concede ai giudici troppa discrezionalità , a prescindere che si tratti del padre, dello zio o del nonno di Renzi”.
Quanto alle ipotesi di un pregiudizio politico, “sto a quello che leggo: cioè spezzoni di intercettazioni magari decontestualizzate, frammenti di appunti tutti da ricostruire, atti che secondo il codice dovrebbero essere coperti da divieto di pubblicazione. E vedo il solito metodo di anticipare le sentenze di condanna, che a me sembra inaccettabile. Renzi e il suo governo sono stati negativi per l’Italia, però dell’inchiesta sul padre viene fatto un utilizzo barbaro”.
Per Ghedini, “i magistrati fanno il loro lavoro. Contesto da parte di certi avversari politici, sinistra compresa, l’uso strumentale delle indagini per finalità politiche, come vediamo anche nel caso di Lotti, sul quale pende un’asserita violazione di segreto”.
Quanto alla sfiducia di Lotti:
“Sarà un processo (ammesso che ci si arrivi) ad accertare come stanno le cose. Ma chiedere le dimissioni del ministro – aggiunge Ghedini – sulla base di uno stillicidio non verificabile è del tutto sbagliato. Come lo fu per Maurizio Lupi, che non era neppure indagato, e proprio Renzi lo fece dimettere. Come accadde per la stessa Nunzia De Girolamo, senza distinguere tra accertamento dei fatti e sentenza di condanna, anche solo di primo grado”.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
DAL CASO MURARO ALL’ARRESTO DEL BRACCIO DESTRO MARRA, TUTTE LE TAPPE DEL VIRGINIA-GATE
La fotografia del sondaggio Izi sull’amministrazione di Virginia Raggi ci restituisce un’immagine
precisa della realtà : quasi un elettore 5Stelle su due non voterebbe di nuovo per la attuale sindaca.
Da giugno a oggi, dunque, la prima donna a conquistare il Campidoglio ha perso una valanga di consensi.
La fine della luna di miele è stata traumatica, provocata da una serie impressionante di errori, e le cifre del sondaggio ne rappresentano la somma finale.
Lo stato di degrado in cui versa la città è un’esperienza che ogni romano fa tutte le mattine: mentre attraversa strade sporche; con auto in doppia fila e bancarelle che tracimano dai marciapiedi; mezzi pubblici ormai allo stremo; vigili ridotti a guardie delle buche che nessuno è in grado di aggiustare; il servizio rimozioni auto che è un ricordo; e via elencando l’odissea quotidiana.
Poi c’è l’altro fronte, quello giudiziario, che ha fatto il resto del disastro, provocando un’erosione di quel gradimento record che al secondo turno delle elezioni aveva sfiorato il 70 per cento.
Basta ricordare alcune tappe fondamentali del Virginia- gate: indagata l’assessore Paola Muraro, costretta poi a dimmetersi; indagata Raggi stessa. Arrestato Raffaele Marra, responsabile del Personale (e fino a quel momento suo potente braccio destro e consigliere), tuttora in cella; indagato Salvatore Romeo, quelle delle polizze vita sparse qua e là , ma soprattutto intestate alla sua Virginia.
Infine da annotare le numerose defezioni che hanno colpito la giunta dalla nascita, la più fragorosa delle quali è stata quella dell’assessore Paolo Berdini, fiore all’occhiello della squadra, ma che dopo un lungo braccio di ferro (soprattutto sulla vicenda dello stadio della Roma a Tor di Valle) ha mollato la poltrona
Insomma, una serie di sventure che avrebbero stroncato chiunque. Ma non la giovane sindaca, che nonostante tutto, imperturbabile all’apparenza, continua a dire che ce la farà .
A completare un quadro di per sè complicato c’è poi il confronto fra il sondaggio che pubblichiamo oggi e i dati nazionali, che continuano a registrare un incremento dei grillini, ormai quotati come primo partito in Italia, oltre il 30 per cento
La disaffezione dei grillini romani è ancora più grave se posta in relazione dunque al resto del Paese, dove le disavventure di Raggi & Co. non sembrano far breccia.
I risultati del sondaggio dimostrano in modo plastico che il passaggio dalla campagna elettorale (durante la quale si può dire e promettere tutto) alla realtà produce un tragico scollamento: alla prova dei fatti non si sfugge e non si può essere di lotta (a fianco dei tassisti, per esempio) e di governo.
Dire no sempre e comunque, che è la cifra dei 5Stelle, non si coniuga con la responsabilità di governare una capitale complessa come Roma
Il grillismo è un Movimento di opinione che non è ancora riuscito a fare il salto.
Nella gestione della crisi di Roma, dalla spazzatura allo stadio, è venuta fuori la fragilità di una gestione che lasciata da sola ha combinato solo pasticci: Beppe Grillo, il padre fondatore e il tutore del Movimento, è dovuto tornare a occuparsi da vicino delle beghe capitoline, dando spesso l’impressione di essere il vero sindaco della Capitale.
Una Raggi commissariata non piace al mondo grillino, che sperava di meglio. E forse lo meritava.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
CROLLA IL GRADIMENTO DELLA SINDACA: IL 70% NON APPREZZA IL SUO OPERATO, SOLO IL 22% SI FIDA ANCORA
Neanche l’operazione stadio della Roma, che nelle intenzioni dei vertici del Movimento avrebbe dovuto rilanciare l’immagine di Virginia Raggi facendole riguadagnare quel gradimento perso per strada dal giorno delle elezioni fino a oggi, è riuscito a smuovere il giudizio negativo che ormai la maggioranza dei romani nutre nei confronti della sindaca. Quasi il 70% dei cittadini dell’Urbe dichiara infatti di non apprezzare il suo operato, contro un risicato 22% che invece continua ad avere fiducia nelle sue capacità di governare la capitale d’Italia.
Una erosione costante e progressiva del consenso, trainata dal forte scontento che monta anche tra gli elettori grillini, quelli che a giugno tinsero di giallo 12 municipi su 14 e consentirono alla candidata Cinquestelle di entrare in Campidoglio con una percentuale mai registrata prima.
A neanche nove mesi dal trionfo, circa il 40% di chi allora votò la candidata Raggi non apprezza quanto fatto sinora, mentre quasi il 52% si mostra ancora fiducioso, con una percentuale di indecisi tuttavia in netta flessione, segno che chi prima aveva sospeso il giudizio in attesa dei risultati (che però faticano ad arrivare) ha virato sul negativo.
È quanto emerge dal sondaggio effettuato dalla società di rilevazione Izi su un totale di 1.048 interviste condotte fra il 3 e il 6 marzo.
Laddove emerge che, appunto, a bocciare la sindaca 5S sono ormai il 67,2% dei romani, poco meno di 7 su 10, con il 39,4% di grillini che condividono questo sentimento diffuso in città .
Tant’e che se si rivotasse oggi Virginia Raggi raccoglierebbe appena il 17,2 per cento dei voti, contro il 35,2 registrato al primo turno delle ultime amministrative: esattamente la metà di quanto incassato appena nove mesi fa e piuttosto in fretta dilapidato.
Per rendersene conto, d’altra parte, basta fare l’elenco degli elettori pentiti: da Cesare Romiti a Fiorella Mannoia, si fa ogni giorno piu lunga la lista di chi, dopo averla vista all’opera, dichiara che non rifarebbe più quella scelta.
“Ciò che più colpisce – spiega l’ad di Izi Giacomo Spaini – è la costanza con cui cala non solo il gradimento nei suoi confronti, ma pure lo sgradimento, dovuto in gran parte al fatto che a scendere di molto è la percentuale di indecisi fra gli elettori grillini: significa che chi a novembre, data della nostra ultima rilevazione, era ancora incerto e perciò determinato a concedere ancora tempo alla Raggi, oggi – di fronte a una città ancora sporca, piena di buche, coi trasporti mal funzionanti, le società che continuano a macinare debito e la paralisi nei municipi che penalizzano i servizi, ha perso la pazienza”.
In più, osserva Spaini, “l’effetto stadio non c’è stato. E questo ha sorpreso anche noi. Evidentemente questa operazione, spacciata come un grande successo politico dei Cinquestelle, non è stata vissuta dalla città come qualcosa in grado di migliorare la qualità della vita”
È il confronto con i sondaggi precedenti a fotografare la frana: nel novembre scorso, dopo 5 mesi di governo, un terzo dei romani giudicava ancora bene l’operato della Raggi (il 30,6%), oggi solo uno su quattro (il 21,9); mentre il 59,3 sosteneva che stava facendo male, contro il 67,2 di oggi.
Negli ultimi quattro mesi, dunque, la percentuale di giudizi negativi ha subito un’impennata di 7,6 punti (quasi 2 al mese) e i giudizi positivi sono calati del 5,6%.
Mesi durante i quali è accaduto di tutto: l’arresto per corruzione del braccio destro Raffaele Marra, il commissariamento della giunta per mano di Grillo- Casaleggio, l’avviso di garanzia notificato alla sindaca e le drammatiche dimissioni di Paolo Berdini. Una slavina che he la marcia indietro sullo stadio non è riuscita ad arginare.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
“IL SEGRETO ISTRUTTORIO E’ MITOLOGICO”…”SE UN IMPUTATO E’ CONDANNATO PER PEDOFILIA IN PRIMO GRADO RESTA INNOCENTE FINO AL TERZO GRADO, MA GLI AFFIDERESTE I VOSTRI FIGLI?”
“Non ce doveva essere uno a piede libero”. Piercamillo Davigo ricorda Tangentopoli e il processo Mani
Pulite.
Ad Agorà , Davigo afferma: “Non ho mai riconosciuto alcun eccesso nell’uso della misura cautelare. Se abbiamo esagerato, lo è stato con le scarcerazioni”.
“Non ce ne doveva essere uno a piede libero perchè questi erano vent’anni che facevano così”, ha aggiunto Davigo, allora pm del pool di Mani Pulite.
Durante la trasmissione, Davigo ha parlato della responsabilità della politica di fronte alla giustizia: “Fare processi in un sistema in cui si dice sempre che bisogna aspettare le sentenze vuol dire caricare i processi di un significato politico devastante”.
E riguardo ai casi (anche recenti) di fughe di notizie, ha aggiunto: “Il segreto istruttorio fa ormai parte della mitologia con le modifiche al codice penale. Il segreto sulle indagini cessa quando un atto è conoscibile all’indagato”.
Non spetta alla magistratura selezionare la classe politica, perchè “accerta i fatti”.
Un politico indagato si deve dimettere? “Dipende da quali sono i fatti non controversi”, ha spiegato Davigo.
“Rimango basito di fronte alla assoluta incapacità politica di intervenire di fronte ad accuse che fanno accapponare la pelle”, ha aggiunto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, “Se un imputato è condannato per pedofilia in primo grado resta innocente fino al terzo grado, ma nel frattempo chi gli affiderebbe i propri figli?”, ha aggiunto.
Per Davigo la politica il ragionamento di opportunità di candidare o meno uno che è indagato per alcuni reati “non lo fa mai”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
RIMBORSI AI PARLAMENTARI, I GRILLINI PROVANO A FARE QUADRATO: “RICERCE COPIATE A NOSTRA INSAPUTA”
Sorpresa e tensione al Parlamento europeo per i casi di abusi sui rimborsi parlamentari dei partiti euroscettici e di alcuni deputati italiani rivelati ieri da Repubblica .
La prima reazione arriva dal Partito popolare europeo, la famiglia politica di Forza Italia e prima forza a Strasburgo tra le cui fila milita Lara Comi, la parlamentare azzurra che deve restituire 126 mila euro alle casse dell’assemblea per avere assunto come assistente stipendiata dall’istituzione la madre, Luisa Costa.
“Una tegola sulla testa”, commentano i vertici del Ppe, “una notizia che ci ha colto di sorpresa”.
Eppure – nonostante filtri anche l’irritazione di Silvio Berlusconi – dopo un giro di rapide consultazioni, viene deciso che Comi continuerà ad essere vicecapogruppo dei popolari visto che l’abuso non riguarda i fondi del gruppo, ma della direzione finanziaria del Parlamento.
Non commenta i casi di frodi e abusi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, eletto a gennaio dopo l’addio di Martin Schulz, il socialdemocratico oggi in corsa per la Cancelleria di Berlino che da numero uno dell’assemblea aveva dato il via libera a diverse inchieste – soprattutto quelle che riguardano il Front National e lo Ukip – e aveva chiesto ai servizi di Strasburgo di prestare la massima attenzione ai casi sospetti.
La notizia delle verifiche sulle due eurodeputate cinquestelle Daniela Aiuto e Laura Agea scuote il gruppo dei grillini a Strasburgo.
Dopo diverse ore viene decisa la linea difensiva da adottare, processo lungo tanto che i comunicati vengono pubblicati dopo pranzo.
Aiuto – sospettata di avere ripreso da Wikipedia alcune ricerche inerenti al suo mandato e di averne richiesto il rimborso all’Europarlamento per diverse migliaia di euro – in una nota afferma di avere copiato a sua insaputa e si dichiara parte lesa.
Nel caso di Agea le verifiche riguardano un suo collaboratore locale, pagato con soldi del Parlamento ma sul quale ci sono dubbi che possa effettivamente lavorare per il mandato europeo della deputata in quanto imprenditore impegnato in diverse attività . Anche Agea decide di sospendere momentaneamente l’attività del collaboratore “per approfondire i termini dell’inchiesta”.
Ma non basta ad evitare la polemica politica, con il Pd che va all’attacco accusando i grillini di “doppia morale”, così Emanuele Fiano, perchè “quelli che usciamo dall’Europa e del no all’euro mangiatoia poi li becchi che a Bruxelles prendono i rimborsi per scopi indipendenti dalla loro attività politica”.
(da “La Repubblica”)
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