Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“NON SOLO SIAMO CONTRARI ALL’ABOLIZIONE, MA OCCORRE RENDERLA PIU’ INCISIVA”… MANTERO (M5S): “FONTANA PENSI AI DISABILI INVECE CHE SPARARE CAZZATE”
Il sottosegretario alle Pari opportunità , Vincenzo Spadafora, interviene sul dibattito
sull’abolizione della legge Mancino, partito da alcune dichiarazioni del ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana.
Lo fa con un post su Facebook: “L’abolizione della Legge Mancino non è prevista dal contratto e poichè c’è parte della maggioranza che sarebbe non solo contraria all’abolizione ma ambirebbe a renderla ancora più incisiva, estendendola anche ad altri temi, come l’omofobia, consiglierei di non strumentalizzare temi così sensibili e delicati, provocando inutilmente dibattiti divisivi”.
Non è la prima volta che il sottosegretario alle Pari opportunità , del Movimento 5 Stelle, manifesta il suo disaccordo con il ministro per la Famiglia.
C’era già stato uno scontro sulla registrazione dei figli delle coppie omosessuali. Il ministro, nel corso di un’audizione aveva sostenuto: “Il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso”.
Spadafora, che aveva già esternato un’opinione diversa, anche in quell’occasione ha ribadito la sua posizione, invitando il ministro a: “A fermare la propaganda ed aprire un dialogo culturalmente serio, di riflessione e di discussione, per evitare che il nostro Paese torni 10 anni indietro, contravvenendo anche alle indicazioni della Corte Costituzionale”.
Il sottosegretario aveva ricordato che, anche in questi casi, l’interesse da tutelare è quello dei bambini: “Su questi temi è necessario andare al di là delle battaglie identitarie, perchè tutto questo incide realmente nella nostra società e coinvolge i più indifesi, i bambini. Non esistono infatti, bambini di serie A o di serie B, tutti devono essere tutelati”.
“Mi sembra che il ministro Fontana si stia occupando un po’ di tutto tranne che di disabilità — commenta il senatore Matteo Mantero — sarebbe opportuno che si ricordasse delle sue competenze e dei suoi doveri, anche perchè i disabili hanno problemi seri. Fontana si occupi di loro invece di sparare cazzate in giro”.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
CUOR DI LEONE SALVINI PASSA DAL “SONO D’ACCORDO CON FONTANA” A “NON E’ UNA PRIORITA'”
“Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano“. La proposta è del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana
Le cui prime parole nelle vesti di ministro della Repubblica erano state un attacco ai diritti delle famiglie gay: “Non esistono“, aveva asserito Fontana appena entrato in carica, puntando il dito anche contro l’aborto: “Voglio intervenire per potenziare i consultori per cercare di dissuadere le donne ad abortire. Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà ”.
La proposta incontra il favore di Matteo Salvini: “Già in passato la Lega aveva proposto di abolire la Legge Mancino. Sono d’accordo con la proposta di Fontana: alle idee contrappongono altre idee, non le manette”, commenta in prima battuta il vicepremier leghista. C
he poco dopo, mentre cominciano ad uscire le reazioni di Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, frena: “Se mi chiedete se faremo una proposta di legge o una raccolta di firme per abolire la legge Mancino dico di no. E’ un’idea ma sicuramente non è una priorità per la Lega e il governo, che ha al centro della propria azione lavoro, tasse e sicurezza”.
Negli stessi minuti, il Movimento 5 Stelle stoppa gli alleati. “La discussione può chiudersi tanto rapidamente quanto si è aperta — commenta su Facebook Luigi Di Maio — Prima di tutto non è nel contratto di governo. In secondo luogo è uno di quegli argomenti usati per fare un po’ di distrazione di massa che impedisce di concentrarsi al 100% sulle reali esigenze del Paese: lotta alla povertà , lavoro e imprese”. “La Legge Mancino — sottolinea il vicepremier del M5s — per me deve rimanere dov’è“.
Più netta e argomentata la posizione di Giuseppe Conte: “L’abrogazione della legge Mancino non è prevista nel contratto di governo e non è mai stata oggetto di alcuna discussione o confronto tra i membri del Governo”, scrive su Facebook il premier. “Personalmente — sottolinea il capo dell’esecutivo — credo che il rispetto delle idee sia un valore fondamentale di ogni sistema democratico, ma allo stesso modo ritengo che siano sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa. In questo momento — conclude Conte — il governo deve lavorare e impegnarsi su molti fronti caldi: rilancio dell’occupazione, riforme strutturali che consentano la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese. Concentriamo su questi obiettivi il nostro impegno”.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LA REPLICA DELLA PROCURA LO GELA: “LA SEGNALAZIONE E’ PARTITA DA UN REVISORE DEI CONTI DELLA LEGA, NOSTRO DOVERE OCCUPARCENE… FATE UNA LEGGE CHE VIETI DI INDAGARE E CI ADEGUEREMO… IL PARLAMENTO DOVREBBE ESSERE CONTENTO SE RECUPERIAMO SOLDI DEI CITTADINI, INFATTI SI E’ COSTITUITO PARTE CIVILE”
Botta e risposta tra Matteo Salvini, leader della Lega Nord e vice presidente del Consiglio dei
Ministri e il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, sulle indagini sui fondi pubblici finiti nelle casse del partito e poi “volatilizzati”.
«Faccio appello alla procura di Genova: ditemi dove sono i tanti soldi che abbiamo e di cui io non sono a conoscenza perchè non ci sono. Spendete denaro pubblico per andare a cercare soldi e conti correnti inesistenti. Spero che poi qualcuno risarcisca gli italiani».
Lo dice Matteo Salvini, leader della Lega Nord e vice presidente del Consiglio dei Ministri, commentando a SkyTg24 l’inchiesta, sui fondi pubblici affidati al partito e di cui si sarebbero “perse le tracce”.
Al vice presidente del Consiglio ha risposto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi: «Se qualcuno interno ad un’organizzazione o che ha fatto parte dell’organizzazione segnala l’esistenza di alcune attività , è doveroso andarle a cercare. Noi facciamo le attività doverose di ufficio su segnalazioni, in questo caso, di esponenti contabili dello stesso movimento, perchè – ricorda Cozzi – è stato un revisore dei conti (della Lega, ndr) a dare indicazioni su possibili esistenze di fondi di questo tipo. Quindi, per i magistrati che seguono la vicenda, è doveroso occuparsene.
Cozzi ha repicato anche alle parole del vice presidente del Consiglio circa il denaro pubblico speso per condurre le indagini.
«Noi facciamo il nostro, lui fa quello che ritiene – ha dichiarato il procuratore capo – Noi spendiamo quello che dobbiamo per fare una attività di indagine che è doveroso fare. È una valutazione del ministro che ci sia uno spreco di denaro da parte della procura. Il giorno che metteranno un limite a questo – ha proseguito Cozzi – oppure un limite di soldi per le attività che uno vuol fare, allora si vedrà ”
“Poi magari in realtà il Parlamento è contento che vengano spesi soldi per il risarcimento che gli spetta visto che è parte civile nel processo per la maxi truffa. C’è la condanna al risarcimento dei danni: sinceramente, come fai a non cercarli i soldi».
L’indagine
Secondo l’ipotesi investigativa – dal giugno del 2015, mentre la Procura di Genova chiudeva le indagini sullo scandalo degli investimenti leghisti a Cipro o dei diamanti in Tanzania e chiedeva il rinvio a giudizio del senatur Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito, la Lega Nord mutava il suo statuto dichiarando l’indipendenza giuridica e finanziaria dalla Federazione, delle sezioni regionali.
L’iniziativa fu “ratificata” dal segretario Matteo Salvini.
Quella scelta di suddividere in “compartimenti” le finanze del movimento, è al centro delle udienze in corso al tribunale del Riesame del capoluogo ligure, con i giudici chiamati a decidere se la Procura — nell’ambito della “caccia” ai 49 milioni di rimborsi truffa percepiti durante l’era Bossi-Belsito – possa sequestrare anche il denaro presente nelle casse della varie sezioni regionali.
(da “il Secolo XIX”)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“PIU’ UN PAESE E’ DIVISO AL SUO INTERNO, PIU’ E’ FORTE LA RUSSIA”… IL GARANTE DELLA PRIVACY: “I GOVERNI SONO TROPPI LENTI AD AGIRE”… PER NON DIRE DI QUANDO SONO COMPLICI DEL DISEGNO EVERSIVO
“Questa strategia di seminare il caos, è un modus operandi del Cremlino, da sempre. Quanto più un Paese è nel caos, diviso al suo interno, tanto meno è una minaccia per la Russia, e tanto più Mosca è forte”
Lo ha detto, in un’intervista al Messaggero, il professor Patrick Warren della Clemson University, che insieme al collega Darren Linvill ha reso pubblici i milioni di tweet lanciati da circa 3 mila troll russi, inclusi alcuni che hanno finto di essere utenti italiani
E’ una delle costole più importanti del Russiagate: la propaganda su Twitter che potrebbe aver influenzato le ultime elezioni americane. Ma anche la politica italiana, come sostiene il Corriere della Sera citando in particolare i circa 400 nuovi profili anonimi, ma tutti riconducibili a un’unica origine, che nella notte tra il 27 e 28 maggio chiedevano le dimissioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel pieno delle polemiche sul caso Savona.
“Abbiamo trovato numerosi account italiani – ha detto ancora il professor Warren – e siamo sicuri che siano troll russi. Capirne il contesto sta alla vostra intelligence”.
“Questa è sempre stata la strategia di Mosca – ha sottolineato Warren – anche nella Guerra Fredda. A loro non interessa diventare famosi, vogliono trovare contatti locali, o che sembrino locali, ai quali dare il compito di esaltare il nome e l’influenza di elementi estremisti che già esistano nel Paese. A loro interessa creare il caos, quindi sostengono estremismi opposti. Negli Usa ad esempio da una parte sostenevano gli anarchici, dall’altra i suprematisti bianchi, per infiammare gli animi e dividere il Paese. Non possiamo dire che impatto politico abbiano avuto. Ma sappiamo cosa hanno fatto: ad esempio, che nelle dieci settimane precedenti alle elezioni Usa, i tweet di questi 3mila troll russi sono stati ritwittati o citati oltre 30 milioni di volte”.
“Per difendersi – ha concluso Warren – ci sono tre strade che si possono seguire, meglio se tutte insieme. Negli Usa è nata una collaborazione fra i social media e l’accademia, per creare difese e diffondere informazione corretta, e qui Facebook sta facendo un lavoro che promette molto bene. La seconda strada sta ai cittadini, e consiste nel rigettare chi provochi odio, caos, razzismo. E la terza sta alle intelligence dei vari Paesi. Alla Nato ad esempio. Anzi, spero che ci contattino”.
Il Garante della privacy Soro: “governi lenti a reagire”
Sul caso è intervenuto anche il Garante della privacy Antonello Soro. “Esistono alcuni siti e agenzie di comunicazione russi – ha detto Soro a Radio radicale – che fanno in tutti i paesi dell’Ue un’azione di informazione e disinformazione palesemente anti-Ue e contraria al suo spirito. I governi sono un po’ lenti a reagire e ad accertare questa azione ostile di troll che hanno rilanciato contenuti di profili twitter in italiano a sostegno dei partiti populisti”.
“Si tratta – ha spiegato Soro – di siti di proprietà russa che fanno attività di informazione quotidiana mirata a soggetti di cui hanno informazioni e di cui conoscono gli orientamenti, a cui raccontano un sacco di informazioni che spingono contro l’Europa”.
“Il nuovo regolamento europeo – ha ricordato Soro – prevede che quando si verificano queste cose, se un cittadino europeo compie un atto illecito si può sanzionare con sanzioni molto dure. Poi ci sono i servizi, c’è l’autorità di intelligence che già oggi vigila su questi aspetti”.
(da Globalist)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
UNA NORMA INSUFFICIENTE CHE DI FATTO VIENE DIMENTICATA, ALTRIMENTI TANTI POLITICI SAREBBERO IN GALERA DA TEMPO E L’ITALIA UN PAESE CIVILE
La legge 205 del 1993, conosciuta come legge Mancino – finita nel mirino del ministro della
Famiglia, Lorenzo Fontana – punisce chi istiga a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi con una reclusione da 6 mesi a quattro anni.
Sanziona anche chiunque faccia propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, o istiga a commettere atti di discriminazione prevedendo la reclusione fino a un anno e 6 mesi e una multa fino a 6mila euro.
La legge condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia fascista e vieta ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
La legge – che prende nome da Nicola Mancino, ministro dell’Interno nel 1993 – ebbe tra i primi effetti lo scioglimento, proprio nell’anno di approvazione, del Movimento Politico Occidentale, un’organizzazione di estrema destra fondata nel 1984 da quello che ne fu per anni il leader, Maurizio Boccacci.
Nel 2014 la Lega ha proposto un referendum per abrogarla affermando che si tratta di una norma liberticida. Attualmente la legge Mancino è il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio.
Nella scorsa legislatura, il Partito democratico provò ad ampliare queste norme attraverso la legge Fiano che prevedeva il reato di propaganda fascista e antifascista, con un’aggravante per l’utilizzo di Internet.
Il testo, però, fu approvato solo alla Camera e non ebbe mai il via libera definitivo. Doveva sanzionare anche la produzione, la vendita o l’ostentazione di simboli e gesti che rimandano ai contenuti del partito fascista. E prevedeva anche il divieto di manifestazioni con il saluto romano.
Da tempo si discute di una possibile estensione della Legge Mancino ai reati basati sulla discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
In realtà è una delle leggi meno applicate d’Italia, che ha introdotto una serie di aggravanti per i reati a sfondo razziale per i quali, di fatto, praticamente nessuno viene perseguito, basti leggere ciò che appare in rete ogni giorno .
Quello che sarebbe necessario è una norma che equipari l’istigazione all’odio razziale a quello che è: un attentato alla sicurezza dello Stato perchè mira a minare la civile convivenza. Ed equiparlarlo ai reati di mafia per i quali sia previsto anche l’ergastolo, il sequestro dei beni e la perdita della patria potestà per gli organizzatori e i mandanti.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
PER TIMORE DI FINIRE IN GALERA LA SOLUZIONE E’ ELIMINARE LA LEGGE CHE ISTIGA ALL’ODIO RAZZIALE… ALLE IDEE EVESIVE NON SI RISPONDE CON LE MANETTE? INFATTI SI RISPONDE CON L’ERGASTOLO COME I PEGGIORI MAFIOSI
Il ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana – già criticato per le sue affermazioni su coppie gay, famiglie arcobaleno e aborto – oggi decide di esternare contro legge Mancino.
Lo fa con un post su Facebook. “Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”, scrive riferendosi alla normativa – approvata nel 1993 – contro chi diffonde l’odio razziale e l’ideologia nazifascista.
E ancora: “I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”, aggiunge.
Parole che scatenano polemiche e proteste nel mondo politico, e non solo.
Ma che trovano una sponda nel ministro dell’Interno. “Sono d’accordo. Alle idee, anche le più strane, si risponde con le idee, non con le manette”, dice Matteo Salvini (‘altra parte nel 2014 proprio Salvini avviò una raccolta firme per abrogare la legge con un referendum, ma non raggiunse quota 500 mila firme”.
Per il ministro Fontana gli episodi di violenza e aggressione nei confronti di cittadini immigrati – gli ultimi in queste ore a Napoli e Pistoia – non consentono di parlare di un’emergenza razzista. Anzi.
La prima replica, dal mondo politico, arriva dal numero uno dei senatori Pd, Andrea Marcucci: “È un governo sempre più nero. Il Ministro della famiglia (sic) Fontana ora propone di abolire la legge #Mancino. La cosa grave è che non si tratta di un colpo di sole di un ministro un po’ strambo”.
Il segretario dem, Maurizio Martina: “Altro che abrogare la legge Mancino. Da abrogare è il ministro Fontana. E con lui il governo dell’odio, sempre più pericoloso per gli italiani”.
E Nicola Fratoianni, di Leu: “Il ministro Fontana, almeno non è ipocrita: riconosce con le proprie parole strampalate contro le norme della legge Mancino di essere un razzista. Tutto qui”.
A chiedere le dimissioni di Fontana è Roberto Speranza: “Inaccettabili le parole del ministro sull’abolizione della legge Mancino. L’Italia è una repubblica democratica antirazzista. Chi non lo ricorda non è degno di fare il Ministro. #Fontanadimettiti”.
La comunità ebraica si schiera a difesa della legge Mancino.
La presidente Noemi Di Segni si rivolge direttamente al premier, Giuseppe Conte. “Chiedo al presidente del consiglio se la proposta di abrogazione della legge Mancino corrisponde a un progetto del governo italiano che dirige. Nella Repubblica italiana fondata sull’antifascismo e sulla negazione dell’odio e di ogni forma di razzismo questi presidi normativi vanno semmai rafforzati e da tutti difesi, senza al contrario alimentare ulteriori paure e rancori sociali”.
“È uno strumento necessario per combattere i rigurgiti di antisemitismo”, dice la presidente Ruth Dureghello. “Se si accetta l’incarico di Ministro della Repubblica di questo Paese lo si deve fare coscienti della storia e della responsabilità , evitando boutade e provocazioni stupide. Sopratutto a 80 anni anni dalle leggi razziali sarebbe bene comprendere come combattere le discriminazioni invece che strizzare continuamente l’occhio ai neofascismi”.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
IN UNA NOTTE MIGLIAIA DI PROFILI TWITTER BOMBARDARONO LA RETE CON LA STESSA PAROLA D’ORDINE: : #MATTARELLA DIMETTITI… I SOVRANISTI SONO AL SERVIZIO DI PUTIN
Ci sarebbero le ‘firme’ del Russiagate dietro gli attacchi lanciati via web contro Mattarella nella
notte fra il 27 e 28 maggio scorso, subito dopo il no del capo dello Stato alla designazione di Paolo Savona alla carica di ministro dell’Economia.
È quanto rivela il Corriere della Sera in apertura di prima pagina.
Il quotidiano di Via Solferino ricorda come quella notte migliaia di profili Twitter cominciarono improvvisamente a bombardare la Rete con la stessa parola d’ordine: #MattarellaDimettiti, dopo che Luigi Di Maio aveva appena chiesto la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica.
Oggi il Corriere rivela: “in quel momento un dettaglio sfuggiva a tutti: almeno una ventina di profili Twitter coinvolti nella campagna digitale contro il capo dello Stato avevano una storia controversa. Probabilmente anche più di venti. Nel passato recente quei profili su Twitter, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei.
Gli stessi account – prosegue il Corriere – che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti balzare e a volte sollecitati a intervenire sulla rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella”.
La rivelazione su Mattarella va ad aggiungersi a quanto scoperto ieri da Fivethirtyeight, che ha condiviso nove file csv contenenti circa tre milioni di interventi su Twitter. Gli autori sono profili fortemente sospettati dal procuratore speciale Robert Mueller di appartenere a operatori russi.Come scrive Fivethirtyeight.com, la fabbrica di troll russa — cioè la Internet Research Agency — avrebbe 400 impiegati e, da San Pietroburgo, avrebbe dato vita a “una sofisticata e coordinata campagna per seminare disinformazione e discordia nella politica americana”.
Gli investigatori di Washington hanno constatato che una parte del materiale è in italiano.
Nello specifico non sono contenuti originali direttamente immessi nel circuito del dibattito politico nel nostro Paese. Piuttosto, i profili della fabbrica russa “rilanciano con una serie di retweet altri profili noti per essere al centro della conversazione sul social network degli ambienti simpatizzanti con le forze populiste in Italia”.
(da Globalist)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“USA LA RAI PER NASCONDERE IL DECRETO DIGNITA’, HA PRESO I VOTI DEL CENTRODESTRA PER POI FARE L’INCIUCIO COI GRILLINI”… “FORZA ITALIA COMPATTA, NON SE NE VA NESSUNO”
“Non vedo questo presunto smottamento”. Antonio Tajani smonta la vulgata dell’Opa leghista su Forza Italia, alimentata da un’intervista di Matteo Salvini a QN.
Secondo il vice presidente di Forza Italia c’è però un “problema politico” che “non ha nulla a che vedere con la coalizione di centrodestra”.
Tajani, intervistato dal Corriere della Sera, ribalta l’accusa di tradimento mossa da Salvini sulla Rai, sostenendo che è il leader leghista a tradire il centrodestra.
“Pensi piuttosto al programma di centrodestra per il quale è stato votato; finora hanno solo fatto un decreto di stampo vetero sindacalista anni 70, che farà perdere al Paese anche più di 100 mila posti di lavoro. […] La Rai sta diventando la scusa per non parlare di tutto il resto. Parlano di Rai per nascondere il decreto dignità , non caschiamo nella trappola. Piuttosto questo governo faccia qualche cosa di centrodestra” […] “Noi siamo sempre nel centrodestra, è la Lega ad avere fatto il governo con i grillini. Noi siamo convinti che il centrodestra sia ancora in piedi. Non c’è alcun accordo con la sinistra”.
Molto critica la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, sulle pagine del Messaggero, sulla campagna acquisti ventilata dalla Lega.
“Il vincolo di mandato per i parlamentari è uno dei punti del programma sottoscritto da tutti i partiti del centrodestra. Non credo che la Lega, dopo aver tuonato contro i cambi di casacca e i governi tenuti in piedi dai traditori, oggi infanghi la sua storia cercando transfughi qua e là . Se c’è un tradimento non è certo il nostro, ma di chi ha firmato il programma di governo del centrodestra e oggi aumenta le tasse e burocrazia sui rinnovi contrattuali, promuove una politica di decrescita che penalizza le aziende e arresta lo sviluppo. E’ una legge targata M5s ma i leghisti, invece di fermare loro, si preoccupano di minacciare noi”.
Voci a parte, messe in giro ad arte da Salvini, nessun parlamentare di Forza Italia è passato alla Lega.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
SI RIAPRONO LE ROTTE ALTERNATIVE, SOLI DEI CAZZARI POSSONO PENSARE DI FERMARE L’ESODO FACENDO I BULLI… MENTRE MALTA SI INVENTA IL SEQUESTRO DI STATO
A piccoli gruppi, ma in Italia si continua a sbarcare. Di nuovo a Lampedusa, nel Siracusano, in
Calabria, in Sardegna, al ritmo di almeno 100 persone al giorno su rotte giudicate minori.
Ogni giorno, bucando quella che dovrebbe essere la rete di controllo in mare del dispositivo militare, sono almeno 100/150 i migranti che riescono a sbarcare sulle nostre corte.
Un forte incentivo sembra aver avuto la tratta dalla Turchia sui velieri che portano migranti dalle buone capacità economiche che pagano 5000 euro a testa per viaggi gestiti dagli scafisti ucraini.
L’ultimo sbarco è avvenuto ieri a Fontane Bianche, in provincia di Siracusa dove sono stati ritrovati 15 migranti partiti una settimana fa da Izmir in Turchia. La barca a vela è stata ritrovata dalla Guardia costiera mentre sono ancora ricercati gli scafisti ucraini.
Il soccorso della Open Arms
Resta ancora in zona sar libica la nave della Ong spagnola Open Arms che ieri ha soccorso 87 persone da due giorni alla deriva su un gommone. Le condizioni meteo sono buone e quindi quella di oggi potrebbe essere un’altra giornata di partenze dalla Libia.
“La situazione a bordo è tranquilla – dice il comandante Riccardo Gatti – non ci sono casi medici e abbiamo viveri e acqua a sufficienza. Le persone continuano ad avere paura di essere riportate in Libia anche se da parte nostra continuiamo a dare loro messaggi rassicuranti che mai li riporteremo in Libia”.
Il caso Sea Watch
Resta irrisolto il caso denunciato dalla Ong tedesca Sea Watch la cui nave è trattenuta a Malta da oltre un mese, da quando approdò nel porto de La valletta la Lifeline, oggetto tuttora di un procedimento penale a carico del comandante sia per un soccorso contestato sia per le presunte irregolarità nella bandiera esibita, disconosciuta dall’Olanda.
Il 2 luglio le autorità maltesi proibirono alla Sea Watch, ferma in porto per rifornimenti, di riprendere il mare disponendo controlli amministrativi che, secondo quanto riferisce la Ong tedesca, si sarebbero conclusi positivamente.
Nonostante ciò la nave resta ancora bloccata. “Il fermo della nostra nave per indagini senza alcuna indicazione di irregolarità è stata una farsa fin dall’inizio – dice Johannes Bayer, presidente di Dea Watch – Ci viene tuttora impedito di lasciare il porto nonostante gli ispettori olandesi richiesti da Malta abbiano confermato l’accuratezza della nostra registrazione. Non si tratta chiaramente di pratiche burocratiche ma di una campagna politica contro la flotta civile di soccorso in mare. da oggi le autorità maltesi dovranno assumersi la piena responsabilità di ogni persona che avrebbe potuto essere salvata dalla Sea-Watch”.
(da agenzie)
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