Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
31 ANNI, UN CONTRATTO PRECARIO A 1.500 EURO AL MESE, E’ LA PIU’ GIOVANE DEL TEAM DI VIROLOGIA… E’ STATA QUATTRO ANNI IN SIERRA LEONE A COMBATTERE L’EPIDEMIA DELL’EBOLA
Il team di ricercatori del Laboratorio di Virologia dell’ospedale Spallanzani di Roma ha isolato il genoma del 2019-nCov (il nuovo coronavirus) in meno di 48 ore. Tra loro c’era Francesca Colavita, la più giovane del gruppo.
31 anni appena compiuti, originaria di Campobasso, ha avuto finora un contratto determinato allo Spallanzani. Un contratto a termine, che ha fatto per anni di Colavita una ricercatrice precaria a 1500 euro al mese, nonostante il professionismo e le abilità (dimostrate anche dall’ultimo risultato).
«Sono sei anni che lavoro per lo Spallanzani, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale», diceva solo ieri a Repubblica. «Guadagno sui 20 mila euro all’anno».
Il traguardo ha smosso (in ritardo) le coscienze, e Alessio DʼAmato, assessore alla Sanità del Lazio, ha assicurato che la giovane ricercatrice verrà stabilizzata. Prima di collaborare per l’isolamento del virus, però, Colavita aveva già dimostrato ampiamente passione e competenza nella ricerca.
Gli studi sull’Ebola
Colavita ha lasciato il Molise ai tempi dell’Università , per andare a studiare nella Capitale. Durante il periodo da ricercatrice, ha passato molto tempo in Africa per studiare il virus dell’Ebola, di cui nel 2013-2014 è scoppiata l’epidemia.
In merito, ha partecipato anche a progetti di sicurezza e cooperazione allo sviluppo in Sierra Leone e in Liberia, in quanto medico specializzato in virologia e biosicurezza.
Ai tempi delle missioni umanitarie in Africa, Colavita aveva già collaborato con la dottoressa Concetta Castilletti, la responsabile dell’Unità virus emergenti dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive che ha partecipato all’isolamento del virus.
(da Open)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
COMINCIA ANCHE IL RIENTRO DEI TURISTI CINESI IN ITALIA
È atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare l’aereo con i 56 italiani che hanno lasciato
Wuhan a causa del coronavirus. Dopo i controlli medici che saranno effettuati sul posto, saranno portati al campus olimpico della Cecchignola dove verranno sottoposti ad un periodo di quarantena per due settimane.
Inizialmente sarebbero dovuti partire in 57, ma uno degli italiani è rimasto a terra perchè aveva qualche linea di febbre.
«Sono stanchi, ma per il momento stanno tutti bene , devono ancora terminare i controlli sanitari e avranno tutta l’assistenza necessaria, ma per il momento non ci sono problemi», ha detto il capo dell’Unità di crisi della Farnesina Stefano Verrecchia.
Intanto è stato attivato il ponte aereo per un rimpatrio incrociato tra italiani e cinesi. Poco dopo le sei è atterrato a Fiumicino il primo volo della China Airlines (CI75) operato con un Airbus A350 per il rimpatrio dei turisti cinesi.
Sono dieci gli italiani che hanno deciso di rimanere a Wuhan, oltre alla persona rimasta in Cina per qualche linea di febbre. Prima della partenza, infatti, sono stati sottoposti tutti a un controllo sanitario — è stata loro misurata la temperatura, la frequenza cardiaca e la pressione dei passeggeri.
Questo è stato solo il primo anello di una lunga catena di controlli. Durante il viaggio in aereo i passeggeri avevano l’obbligo di indossare mascherine, guanti e calze.
La “zona rossa”, dove viaggiano i passeggeri, è separata dalla cabina di pilotaggio da una zona “gialla” di decontaminazione. Una volta atterrati in Italia invece, i passeggeri che non manifestano sintomi dovranno passare due settimane in quarantena alla Cecchignola.
Nel caso in cui ci fossero stati malori durante il viaggio, i passeggeri infetti sarebbero stati ricoverati invece al reparto di Malattie infettive dell’ospedale Spallanzani.
Il team medico e l’equipaggio, invece, saranno sottoposti a controlli nelle sei tende montate a Pratica di Mare dall’Unità per la difesa chimica, biologica, radioattiva e nucleare dell’Aeronautica, dove dovranno aspettare una delle ambulanze in caso di contagio.
Il volo da Wuhan non è l’unico che sta riportando i cittadini italiani a casa dalla Cina. Nonostante il blocco aereo attualmente imposto dall’Italia — che ha fermato appunto i voli sia in uscita che in entrata dalla Cina — la Protezione civile sta lavorando a un piano per riportare in Italia i cittadini in Cina che lo desiderano, su base volontaria. Sono già cominciati i primi arrivi.
Come ha spiegato il capo della Protezione civile Angelo Borelli a il Corriere, gli italiani viaggeranno sugli aerei delle compagnie cinesi che verranno a riprendere i cittadini della Repubblica popolare attualmente in Italia che, per volontà dello Stato italiano, saranno rimpatriati in Cina.
A pagare non sarà nè l’Italia, nè la Cina, ma i cittadini, gli italiani per tornare in Italia e i cinesi per tornare in Cina.
A differenza dal volo diretto in Italia da Wuhan, soltanto i passeggeri che manifestano sintomi del coronavirus saranno messi in quarantena, mentre chi non ha sintomi potrà proseguire il viaggio verso casa, dopo aver superato un controllo con lo scanner termico.
(da Open)
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