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AI SOVRA-ONANISTI NON E’ PIACIUTO IL MONOLOGO DI RULA, LORO STANNO CON I VIOLENTATORI

Febbraio 5th, 2020 Riccardo Fucile

QUELLI CHE “LE VIOLENZE NON SONO COSI’ TANTE” E “ANCHE GLI UOMINI SUBISCONO VIOLENZE”… NULLA DI NUOVO: UNA DONNA INTELLIGENTE E INDIPENDENTE FA PAURA ALLE MEZZE SEGHE SOVRANISTE

Qualche settimana fa Giorgia Meloni si lamentava per la presenza di Rula Jebreal di Sanremo spiegando che il problema era la mancanza di contraddittorio.
Ieri Rula Jebreal è salita sul palco dell’Ariston, ha fatto il suo monologo e non si è sentita la mancanza di contraddittorio.
Non si è sentita perchè quando una donna parla di femminicidio, di stupri e violenze, quando racconta della madre che si è tolta la vita perchè era stata stuprata e violentata più volte da un uomo che conosceva bene non c’è bisogno di contraddittorio.
E infatti Giorgia Meloni non ha ancora parlato di Sanremo.
Ne hanno parlato invece tanti che magari nei giorni scorsi avevano annunciato che non avrebbero guardato il Festival proprio a causa della presenza della giornalista italo-israeliana di origine palestinese.
Chissà  quanti di loro hanno davvero ascoltato (o letto) l’intervento di Rula Jebreal, che grazie anche alla totale mancanza di coraggio della Rai e della direzione artistica del Festival è andato in onda ben dopo la mezzanotte.
Un peccato perchè se fosse stato in apertura della prima puntata di Sanremo molti — nel Paese in cui in meno di una settimana sei donne sono state uccise dai loro compagni, conviventi, fidanzati — avrebbero potuto capire qualcosa sull’argomento.
E quello della Jebreal non è stato un “predicozzo” ma un racconto, della sua vita, della sua infanzia, delle violenze subite dalle amiche, dalle loro madri, dalle donne, per mano degli uomini. Uomini che conoscevano bene.
Ma per i sovranisti invece il problema è che «lei si prende i soldi per questo ma alle donne violentate non cambia nulla. Scandaloso!». La Jebreal ha annunciato che devolverà  «metà  del compenso per il festival di Sanremo a Nadia Murad», l’attivista irachena yazida che è stata rapita e stuprata dall’Isis. Alle donne violentate non cambia nulla, ma quel discorso non parlava solo a loro, parlava alle donne e agli uomini per dire «lasciateci essere quello che siamo e quello che vogliamo essere, madri di dieci figli o madri di nessuno, casalinghe, in carrriera».
C’e’ chi ha subito voluto tirare fuori i dati delle “altre” molestie. Quelle subite dagli uomini per mano delle donne. Perchè potete stare certi che dove c’è una donna che denuncia le violenze, le molestie, i casi di stalking e gli omicidi ci sarà  sempre un uomo pronto a dire cose come “la violenza è una sola e non ha sesso” oppure a citare i reati commessi dalle donne per dimostrare che siamo tutti colpevoli (o tutti innocenti).
Ma per i sovranisti si è trattato di un “monologo da festa dell’Unità ”. E con parecchi difetti. Uno a caso? Non è stato letto in perfetto italiano e a leggerlo era una forestiera, non un’italiana. Peccato che Rula Jebreal abbia la cittadinanza italiana.
Ma i dati Istat parlano chiaro: «si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni».
Ieri Rula Jebreal ha detto: «negli ultimi tre anni 3 milioni 150mila donne sono state vittime di violenze sessuali sul posto di lavoro, negli ultimi due anni 88 donne al giorno hanno subito abusi e violenze, una ogni 15 minuti, ogni tre giorni viene uccisa una donna, sei donne sono state ammazzate solo la scorsa settimana. E nell’80 per cento dei casi il carnefice non ha bisogno di bussare, ha le chiavi di casa».
Un’affermazione che non è sfuggita a Franco Bechis — il direttore del Tempo che oggi in prima pagina titola “che scoperta la Jebreal, è più brava come valletta”
Anche Mario Adinolfi ci tiene a ribadire che «l’Italia è il Paese con il minor numero di donne uccise al mondo». Mal comune mezzo gaudio? E ci vuole un bel pelo sullo stomaco a dirlo dopo che in due giorni sono state uccise cinque donne.
Il rapporto Eures 2019 dice che la violenza di genere è stata ancora in crescita nel 2018 con 142 le donne uccise (+0,7%), 119 delle quali in famiglia (+6,3%) e che non c’è mai stata una percentuale così alta di vittime femminili (40,3%).
Ma non si è parlato solo di femminicidi ma di violenze e di molestie, e sul posto di lavoro le donne italiane sono tra quelle che ne subiscono di più in Europa (dopo Germania e Spagna).
Rula Jebreal non odia gli uomini, non ce l’ha con gli uomini. Durante il suo monologo ha scelto di citare canzoni sulle donne, canzoni scritte da uomini.
Ma c’è chi sceglie di criticarla perchè ha sposato “un ricco ebreo” o “uno do Goldman Sachs” e perchè fa “costantemente distinzioni di razza ed etnia e da un palco senza possibilità  di repliche”.
Eppure all’Ariston non ha fatto distinzioni di razza. E se la replica è a livello di “hai sposato un ricco ebreo” forse non è la replica di cui abbiamo bisogno.
Perchè alla Jebreal viene rinfacciato da settimane, da quando è stata annunciata la sua partecipazione a Sanremo, di aver fatto carriera e di essere ricca. Perchè ad un uomo si perdona di accompagnarsi a donne più giovani o di essere ricco. Ad una donna, cresciuta in un orfanotrofio invece non lo si perdona.
Ed è un peccato notare che molte delle critiche più feroci vengano da utenti di sesso femminile che invece che scagliarsi contro il sistema della società  maschilista preferiscono raccontare di quella giornalista che “fa parte del sistema” anche se ne denuncia le violenze e i soprusi.
Una cosa però va detta: oggi nessuno parla del vestito di Rula Jebreal ma solo di quello che ha detto ieri. Peccato che in pochi ne abbiano colto il senso.

(da “NextQuotidiano”)

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IL CAPO DELLA POLIZIA GABRIELLI: “LE DONNE SONO CONSIDERATE DELLE PROPRIETA’, LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN’EMERGENZA NAZIONALE”

Febbraio 5th, 2020 Riccardo Fucile

SEI DONNE UCCISE IN UNA SETTIMANA… A DESTRA SOLA LA VOCE DELLA CARFAGNA

“Reati contro le donne hanno un preoccupante numero oscuro e il fenomeno è molto più diffuso rispetto a quanto ci dice la statistica”.
Lo ha detto il capo della Polizia Franco Gabrielli parlando a Brescia dopo il delitto di Francesca Fantoni, la 39enne uccisa a Bedizzole. L’ultimo femminicidio in ordine di tempo.
“Siamo davanti ad un problema culturale. Fino a quando nella società  le donne vengono considerate come una proprietà  questi fenomeni continueranno ad esserci”, ha spiegato Gabrielli.
“Bisogna fare rete con i centri antiviolenza. Bisogna accompagnare — ha aggiunto il capo della polizia — le vittime perchè non si esaurisce tutto con la denuncia, ma spesso i problemi per le donne iniziano in quella fase. Quando una donna viene uccisa è una sconfitta per tutti”.
Sei in una settimana, cinque in due giorni, una ogni 10 ore. Sono impressionanti i dati riguardanti gli ultimi casi di femminicidio in Italia.
Un vero e proprio massacro, come sottolinea il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi nella sua relazione all’anno giudiziario, tanto da parlare di “emergenza nazionale”.
Allargando lo spettro le statistiche sono ancora più preoccupanti e dicono di una donna uccisa ogni tre giorni. Storie sempre uguali: denunce per violenze, poi denunce ritirate, solitudine, difficoltà  ad uscire dalla condizione di soggiogamento. E la morte incontrata in casa, o vicino casa”.
Storie vere, come quella di Rosalia Mifsud e Monica Diliberto, madre e figlia, uccise in provincia di Caltanissetta. Rosalia aveva una relazione con Michele Noto, più giovane di 20 anni, e la figlia non voleva. L’uomo ha prima sparato alle due donne e poi si è suicidato.
Fatima Zeeshan, che avrebbe partorito a breve, è stata aggredita a calci e pugni e poi forse soffocata. Il suo compagno è stato fermato e non riesce a dare una spiegazione per l’accaduto.
E ancora le storie di Speranza Ponti, o quella di Rosalia Garofalo massacrata di botte per tre giorni finchè non è morta. La vittima aveva presentato almeno due denunce per maltrattamenti, poi ritirate.
Sei donne uccise in appena una settimana. “Finchè non saranno realtà  la parità  di salario e di occupazione, le donne non saranno economicamente indipendenti e non avranno i mezzi per sottrarre se stesse e i figli alla violenza maschile”, sostiene Mara Carfagna, vicepresidente della Camera.

(da agenzie)

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IL TESTO DEL MONOLOGO DI RULA JEBREAL CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Febbraio 5th, 2020 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA HA INTRECCIATO IL RACCONTO DI EPISODI DI VIOLENZA ALTERNANDOLI A CELEBRI BRANO DELLA MUSICA ITALIANA

Dopo le polemiche e le contestazioni sulla sua presenza, la giornalista Rula Jebreal è salita sul palco di Sanremo 2020 per il suo atteso monologo contro la violenza sulle donne. Sul palco due leggii: uno bianco, l’altro nero.
Da quello nero, la giornalista italo-palestinese ha letto le domande più crudeli poste alle vittime di violenza durante le loro denunce, snocciolando altresì i numeri degli abusi sessuali in Italia.
Dal leggio bianco, Jebreal ha invece letto alcune citazioni di brani della musica italiana, tutti scritti da uomini, che dimostrano che «è possibile trovare le parole giuste per raccontare l’affetto, il rispetto e la cura».
Il testo del monologo contro la violenza sulle donne di Rula Jebreal a Sanremo
«Lei aveva la biancheria intima quella sera?»
«Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?»
«Lei trova sexy gli uomini che indossano i jeans?»
«Se le donne non vogliono essere sfruttare devono smetterla di vestirsi da poco di buono».
Queste sono solo alcune delle domande poste in un’aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale. Domande insinuanti, melliflue, che sottintendono una verità  amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perchè abbiamo denunciato troppo tardi, perchè abbiamo denunciato troppo presto, perchè siamo tropo belle o troppo brutto perchè eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta.
“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo.
Perchè sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te.”
Sono cresciuta in un orfanotrofio, insieme a centinaia di bambine. La sera, una per volta, noi bambine raccontavamo una storia, le nostre storie. Erano una specie di favole tristi. Non favole di mamme che conciliano il sonno, ma favole di figlie sfortunate, che il sonno lo toglievano.
Ci raccontavamo delle nostre madri: torturate, uccise, violentate. Ogni sera, prima di dormire, ci liberavamo tutte insieme di quelle parole di dolore.
Io amo le parole. Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri.
E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana. E nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina.
“Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno
Giuro che lo farò
E oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò
Quando la donna cannone
D’oro e d’argento diventerà 
Senza passare dalla stazione
L’ultimo treno prenderà ”.
Mia madre Zakia, che tutti chiamavano Nadia, ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si è suicidata, dandosi fuoco. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un’adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura.
Perchè mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti. L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa
“Sally ha patito troppo
Sally ha già  visto che cosa
Ti può crollare addosso
Sally è già  stata punita
Per ogni sua distrazione o debolezza
Per ogni candida carezza
Data per non sentire l’amarezza”
Quante volte siamo state Sally? Mentre Franca Rame veniva violentata il 9 marzo del 1973, cercò salvezza nella musica. “Devo stare calma. Devo stare calma. Mi attacco ai rumori della città , alle parole delle canzoni, devo stare calma”, recitava nel suo potente monologo “Lo stupro”, in cui ripercorreva quel fatto drammatico.
Le parole delle canzoni possono essere messaggi d’amore e di salvezza. Io sono diventata la donna che sono perchè lo dovevo a mia madre, lo devo a mia figlia che è seduta in mezzo a voi. Lo dobbiamo tutte, tutti, a una madre, una figlia, una sorella, al nostro paese, anche agli uomini, all’idea stessa di civiltà  e uguaglianza. All’idea più grande di tutte: quella di libertà .
Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici. E quando qualcuno ci chiede “Lei cosa ha fatto per meritare ciò che è accaduto?”
“C’è un tempo bellissimo, tutto sudato
Una stagione ribelle
L’istante in cui scocca l’unica freccia
Che arriva alla volta celeste
E trafigge le stelle
È un giorno che tutta la gente
Si tende la mano
È il medesimo istante per tutti
Che sarà  benedetto, io credo”

(da Open)

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RULA JEBREAL A SANREMO: DA BRIVIDI IL SUO MONOLOGO SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE:

Febbraio 5th, 2020 Riccardo Fucile

COMMOZIONE ALL’ARISTON, STANDING OVATION PER LA GIORNALISTA PALESTINESE

Era uno dei momenti più attesi del Festival di Sanremo 2020. Ma sopratutto uno di quei momenti su cui si era fatta più polemica.
Stiamo parlando del Monologo di Rula Jebreal. Un monologo che non ha avuto nulla di divisivo, ma che anzi ha messo a fuoco uno dei temi che sembra maggiormente toccare il nostro paese: la violenza sulle donne.   Il monologo di Rula Jebreal a Sanremo 2020 ha convinto, è stato applaudito dal pubblico dell’Ariston e apprezzato anche sui social.
«Noi donne siamo sempre colpevoli – dice Rula Jebreal leggendo sul palco – o perchè siamo troppo disinibite. O perchè siamo troppo belle, o troppo brutte». Poi legge una strofa de La Cura di Battiato. Il monologo di Rula è molto intenso. Racconta la sua infanzia, l’essere cresciuta in luoghi di guerra, di essere diventata orfana.
Rula Jebreal parla di numeri. Ce li sbatte in faccia; perchè riguardano l’Italia, il nostro paese.. Negli ultimi tre anni in media 88 donne al giorno hanno subito abusi o violenze in Italia. Ogni tre giorni ne viene uccisa una. Nell’ottanta per cento dei casi il “carnerneficie ha le chiavi di casa”.
Poi legge una strofa de La donna Cannone De Gregori. Infine torna a raccontare il dramma della mamma, stuprata più volte, prima che decidesse di uccidersi, dandosi fuoco. La commozione le rompe la voce. Ad uccidere la mamma è stata proprio il papà .
Rula parla nel silenzio assoluto del teatro Ariston, rapito dalla sue parole. Ricorda lo stupro di Franca Rame. Rula piange, non trattiene le lacrime nella parte finale del suo monologo. Io sono diventata la donna che sono grazie a mia madremia figlia, e che è seduta in mezzo a voi»
Infine si rivolge agli uomini: «Lasciateci essere quello che vogliamo. Donne in carriere o mamme, è uguale». Poi aggiunge: domani parliamo del mio vestito, di come sono vestita stasera. Fatemi le domande che volete. Ma che non si chieda mai più ad una donna come era vestita dopo aver subito uno stupro».
L’applauso commosso dell’Ariston saluta la fine del monologo di Rula Jebreal. Sono tutti in piedi. E’ la grande vittoria di Amadeus.

(da agenzie)

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