Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
TRACCIATA DAVANTI ALL’ABITAZIONE DI MARCELLO SEGRE LA SCRITTA “JUDE”
La scritta Jude – ebreo in tedesco – e una stella di David sono state tracciate a Torino sulla porta di casa di Marcello Segre, una figura molto conosciuta nel mondo del volontariato subalpino, presidente di Piemonte Cuore onlus.
“Stamattina non è stato un bel risveglio. Ho pensato tanto se dirlo oppure no – ha dichiarato all’uscita dalla questura dove si è recato per denunciare l’episodio – Oggi sono sul campo impegnato per il sociale. Molto spesso purtroppo queste cose possono essere emulate ma non bisogna darla vinta. Non mi piace accusare nessuno, la mia famiglia aiuta gli altri in tutti i modi. È capitato 30 anni fa un episodio simile quando ero consigliere del quartiere centro. Questo è un bellissimo paese, Torino e il Piemonte sono posti inclusivi. Sto andando a Palermo dove andiamo a portare bei messaggi con Piemonte onlus. Noi adulti abbiamo grande responsabilità , mancano dei modelli. Ecco perchè vado nelle scuole. Bisogna raccontare la storia, soprattutto la storia recente. Ma non voglio far diventare la cosa un circo”.
La Digos ha avviato degli accertamenti. E’ l’ennesimo episodio di intolleranza in città e nei dintorni.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
STRISCIONI E PROTESTE CONTRO LA MANIFESTAZIONE FLOP DELLA LEGA… “MEGLIO MILLE GIORNI DA CLANDESTINI CHE UNO DA SALVINI”
Salvini non è andato. Ma i leghisti sì. E hanno avuto l’accoglienza che meritano, con una
citazione di Pino Daniele: ‘Questa Lega è una vergogna’: è il testo di un lungo striscione che un gruppo di persone ha srotolato da uno dei palazzi di Scampia, a Napoli, dove era in corso una manifestazione della Lega.
Dall’ultimo piano del palazzo, hanno intonando cori contro i sostenitori di Salvini . La presenza di forze dell’ordine tutto intorno alla piazza è massiccia.
Anche in altre strade del quartiere sono apparsi striscioni contro la Lega. Uno, grande e arancione, e’ stato affisso su una delle vele con la scritta: “Meglio mille giorni da clandestini che uno da Salvini”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
I VINCITORI DI SANREMO 2018 DONARONO I PROVENTI SIAE AL PROGETTO UMANITARIO DI GINO STRADA
“Dopo il Festival di Sanremo ci siamo confrontati e guardandoci negli occhi ci siamo detti che questa canzone non parla della nostra storia personale e che la cosa giusta da fare era donare i proventi dei nostri diritti d’autore affinchè potessero servire ad aiutare chi ne ha davvero bisogno“ aveva spiegato Ermal Meta.
Oltre 12mila interventi chirurgici su persone bisognose di cure che non avrebbero potuto accedere in altro modo all’assistenza sanitaria, è questo il grande risultato di una decisione presa ormai due anni fa quando i vincitori di Sanremo 2018, Ermal Meta e Fabrizio Moro, decisero di devolvere i diritti d’autore della canzona vincitrice del Festival della musica italiana per azioni benefiche scendendo per questo scopo Emergency.
Da allora, grazie a quei proventi l’organizzazione non governativa fondata da Gino Strada ha potuto operare oltre 12mila pazienti con interventi negli spedali in cui il gruppo umanitario opera. Ad annunciarlo è stata Chiara Marchini, Responsabile relazioni con il mondo dello spettacolo di Emergency.
“Grazie a SIAE e ai diritti concessi da Fabrizio Moro ed Ermal Meta negli scorsi mesi siamo riusciti a portare avanti oltre 12mila interventi chirurgici: un grande risultato” ha dichiarato la portavoce della Ong intervenuta a CasaSiae, l’appuntamento e luogo di incontro per autori, editori, produttori e discografici a Sanremo. Erano stati proprio i due autori della canzone vincitrice del Festival di Sanremo a scegliere di devolvere i diritti d’autore del brano “Non mi avete fatto niente”.
Una decisione quasi naturale visto il tema della canzone come spiegò lo stesso Ermal Meta qualche mese dopo la vittoria.
“Non sapevamo bene cosa fare o come usare questa canzone per fare qualcosa di concreto, ma dopo il Festival ci siamo confrontati e guardandoci negli occhi ci siamo detti che questa canzone non parla della nostra storia personale e che la cosa giusta da fare era donare i proventi dei nostri diritti d’autore affinchè potessero servire ad aiutare chi ne ha davvero bisogno“ aveva spiegato il cantante.
Da quel momento è nata l’iniziativa “‘Musica per Emergency” che ha sostenuto il Posto di Primo soccorso di Abdara in Afghanistan. Grazie a quella decisione sono state effettuate oltre 11mila consultazioni ambulatoriali, 317 visite a causa di traumi, 178 visite ostetriche e 53 rinvii a cure specialistiche a causa di traumi o problemi legato alla gravidanza.
(da Fanpage)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
LA TRASFERTA NELLA RAI SOVRANISTA CON AMICI E A PARENTI
Giovanna Casadio su Repubblica racconta che le poltronissime delle prime file di Sanremo ieri
erano tutte appannaggio dei dirigenti RAI in trasferta con amici e Parenti:
Chi non ha visto Novak Djokovic palleggiare con Fiorello l’altra sera sul palco di Sanremo? Moltissimi, dato lo share del Festival.
Ma ben pochi probabilmente si sono accorti che il campione Djokovic, un mito per tutti gli amanti del tennis, era stato relegato in quarta fila prima di essere chiamato sul palco, perchè le poltronissime davanti erano tutte affollate dalla brigata di dirigenti Rai in trasferta con amici e parenti, posizionati in favore di telecamere.
Al Pd hanno archiviato la foto. E la tireranno fuori a tempo debito, quando cioè a Montecitorio il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri risponderà all’interrogazione che sta per essere presentata dai Dem su Sanremo e sui costi a carico dei cittadini per le trasferte rivierasche.
Domanda semplice: Gualtieri verifichi chi li ha autorizzati, quanto è costata la loro trasferta, se era necessaria la presenza di tutti quei dirigenti.
A firmare l’interrogazione è Michele Bordo, il vice capogruppo del Pd alla Camera, ma è un tassello della battaglia in corso tra Nazareno e Viale Mazzini.
L’ad Fabrizio Salini sostiene in un’intervista alla Stampa che la politica deve fare un passo indietro dalla Rai? Allora ci spieghi chi è che accettava i veti dei 5Stelle sui direttori dei Tg e cosa risponde all’Agcom che ritiene ci sia una violazione del pluralismo nei tg e nelle trasmissioni di approfondimento.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
“LA FELICITA’ NON E’ UNA SCELTA, MA UN DIRITTO”
Prima del medley “Non me lo spiegare”, “Ed ero contentissimo”, “Per dirti ciao”, Tiziano Ferro si è lasciato andare a un monologo molto toccante sui 40 anni, che il cantante stesso compirà il prossimo 21 febbraio.
L’artista di Latina ha iniziato in maniera lapidaria: «Quest’anno compirò 40 anni». Poi, dopo la pausa teatrale, Tiziano Ferro è andato avanti, aprendosi in una commovente confessione.
«Tra due settimane compio 40 anni — ha detto Tiziano Ferro -.Ho visto Dio per la prima volta a 40 anni. Aveva il volto di un adolescente. Ho imparato che non bisogna negarsi all’amore di padre e madre. Ci ho messo 40 anni ma adesso so che il brutto tempo non esiste. Ora guardo il mondo attraverso il filtro delle mie cicatrici. So che subire non è una disgrazia, la felicità non è una scelta ma un diritto. A 40 anni non devo dire da che parte sto, sono estremista dalla parte dei deboli innamorato delle persone. Dio non commette errori e non penso abbia iniziato il 21 febbraio 1980».
Alla fine, Tiziano Ferro sembra anche fare un piccolo riferimento alle polemiche di questi giorni, legate a chi ha messo in dubbio la sua buona fede nella questione nata con Fiorello sul palco dell’Ariston: «Da che parte sto è sempre stato chiaro: sono con i più deboli e la mia storia lo dimostra. Non accetto chi fa speculazioni sul contrario».
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
QUASI UN MILIONE IN PIU’ RISPETTO ALLA FINALE DELL’ANNO PRECEDENTE
La serata finale del Festival di Sanremo, che ha incoronato vincitore Diodato, è stata seguita in
media ieri su Rai1 da 11 milioni 476mila spettatori con il 60.6% di share. L’anno scorso l’ultima serata del festival aveva raccolto in media 10 milioni 622mila telespettatori pari al 56.5%.
Il dato della finale 2020 centra il miglior risultato in termini di share dal 2002, quando l’ultima serata del Festival, condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere, raccolse il 62.66%.
La prima parte della serata finale (dalle 21.32 alle 23.52) ha fatto segnare 13 milioni 638mila telespettatori con il 56.8%, la seconda (23.57-1.59) 8 milioni 969mila con il 68.8%.
Nel 2019 la prima parte dell’ultima serata di Sanremo aveva raccolto 12 milioni 129mila spettatori con il 53.1%; la seconda 8 milioni 394mila con il 65.2%. Il picco di ascolto in valori assoluti della finale di Sanremo 2020 è stato raggiunto alle 21.45, con 15 milioni 367mila telespettatori, durante lo scambio di battute tra Amadeus e Fiorello e la presentazione di Irene Grandi.
All’1.38 è stato toccato il picco in termini di share, con il 76.8%, mentre Fiorello ricordava il cantante Bruno Martino.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL PARTITO DEI PATRIOTI, PALADINO DELLA RIUNIFICAZIONE CON L’ULSTER, AVANZA ALLE ELEZIONI… LUNEDI’ I RISULTATI DEFINITIVI
Venti di rivoluzione in Irlanda. La sinistra nazionalista del Sinn Fein, paladina dei sogni di riunificazione con l’Ulster alimentati anche dai possibili contraccolpi della Brexit sul grande vicino britannico, è per la prima volta in corsa per il traguardo di primo partito della Repubblica da un secolo: e, anche se la maggioranza assoluta resta fuori portata e non potrà andare al governo, appare in grado di condizionare l’agenda futura del Paese
Lo scrutinio inizierà solo oggi e si concluderà lunedì, ma gli exit diffusi dalla tv pubblica Rte indicano un testa a testa all’ultima scheda.
Con il Sinn Fein di Mary Lou McDonald – la leader 50enne subentrata a Gerry Adams e protagonista del cambio generazionale che ha portato quello che fu il braccio politico della guerriglia dell’Ira da forza di riferimento della trincea repubblicana nel solo Ulster a partito competitivo pure a Dublino – che avanza al 22,3%.
E i due partitoni filo-Ue di centro-destra che da sempre si contendono il potere nell’isola, il Fine Gael del premier uscente Leo Varadkar (Ppe), il più giovane nella storia irlandese, oltre che il primo gay dichiarato e figlio di padre immigrato, e il Fianna Fail di Micheal Martin (liberali), rispettivamente al 22,4 e al 22,2%
Dato il margine di errore, si tratta di una parità virtuale che i risultati reali potrebbero far oscillare.
Mentre resta da decidere l’assegnazione dei seggi secondo un complicato sistema proporzionale trasferibile (con indicazione delle seconde e terze preferenze) destinato alla fine a lasciare comunque spazio a una coalizione fra Fianna Fail e Fine Gael (che in campagna elettorale hanno escluso accordi col partito della McDonald) o un governo retto dalla stampella di gruppi minori come i Verdi e i Laburisti.
Ma il Sinn Fein (in gaelico Noi Stessi), pur avendo presentato solo 42 candidati a fronte degli 80 seggi necessari per la maggioranza assoluta, resta il vincitore morale: la risposta di una parte non piccola d’irlandesi sia alla sfida della Brexit, sia soprattutto ai problemi sociali.
Un partito la cui ascesa rompe un tabù sull’isola verde, quello dei vecchi legami con la disciolta Ira e la lotta armata durante la sanguinosa stagione dei ‘troubles’, a oltre 20 anni dall’accordo di pace del Venerdì Santo.
E mette quanto meno sul tavolo del confronto una piattaforma radicale che invoca un referendum sulla riunificazione entro 5 anni, problematico e ad alto rischio di conflitto, ma meno aleatorio del passato sullo sfondo dei potenziali effetti sull’Irlanda del Nord del divorzio del Regno Unito dall’Ue; nonchè un programma economico e sui diritti civili , ispirato agli spagnoli di Podemos o a Jeremy Corbyn su dossier quali la spesa pubblica, la sanità , l’edilizia popolare.
Il tutto nel quadro d’un Paese che, commenta all’ANSA da Dublino il politologo Aiden Corkery, mostra di voler guardare in primis ai suoi “molti problemi interni” e alle disuguaglianze che imperversano malgrado il rilancio della crescita del Pil.
Problemi che il governo del “modernizzatore” Vardakar aveva creduto “d’ignorare concentrandosi sulla Brexit” o di affrontare insistendo su ricette liberiste-moderate: “e che ora potrebbero presentare il conto”.
(da “Huffingtonpost”)
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