Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
“IL NUMERO REALE DEI CONTAGIATI E’ QUATTRO VOLTE SUPERIORE AI DATI DIFFUSI”
È convinto che l’emergenza coronavirus durerà ancora a lungo e che non dobbiamo farci illusioni: Paolo Setti Carraro, chirurgo di guerra e volontario con “Emergency” e “Medici senza frontiere”, intervistato dal Corriere della Sera, offre il suo punto di vista, data l’esperienza maturata in Afghanistan, Sud Sudan, Sierra Leone, Iraq, Haiti, Yemen, Striscia di Gaza e in aree flagellate dall’Ebola.
“Sarà lunga. Eventuali consolidamenti nel calo dei contagi non possono illuderci. I divieti devono durare. Il peggio non è affatto passato. Il numero reale dei contagiati è tre, quattro volte superiore ai dati diffusi. Forse per giugno, potremmo aver spento i focolai. Forse”.
Secondo Setti Carraro, è arrivato il momento di puntare tutto sulla prevenzione.
“Servono equipe strutturate e coordinate che tengano sotto controllo le persone a domicilio, persone che hanno parenti ricoverati, persone sintomatiche e asintomatiche. Telefonate ogni giorno, aggiornamenti sulle condizioni fisiche, sostegni morali. Questa gigantesca crisi ci sta già fornendo importanti spunti di riflessione. La nostra sanità è una delle migliori. Poche nazioni, penso al Giappone, hanno numeri come i nostri di sopravvivenza ai tumori. Ma in Italia, come in tutta Europa, manca una politica decisa e articolata di medicina sociale, di formazione culturale, di promozione di stili di vita corretti”.
Prosegue poi facendo il paragone con l’Ebola.
“In Congo, hanno affrontato Ebola pur in un contesto terribile, con intorno 47 bande armate, i famigerati signori della guerra: distruggevano i centri medici, uccidevano i dottori… Hanno affrontato Ebola con decisione e coesione, in Congo, grazie a tanti medici in prima linea, giovani africani, non il solito occidentale gradasso che insegna come gira il vento. […] Ho visto un comportamento disciplinatissimo e virtuoso, in quelle terre, di pura responsabilità ; voglio vedere qui le spiagge e le montagne a Pasqua, sperando di essere smentito. Il virus non è un’influenza di stagione, non passa con il caldo”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
“LE MISURE RESTRITTIVE SONO TROPPO BLANDE”
«Le protezioni per gli operatori sanitari? Ci mandano al fronte con i fucili con i proiettili di
gomma».
Ricorre a un’immagine sintetica ed efficace, Giovanni Belcari, medico della Centrale operativa del 118 per l’area Pisa-Livorno, nel descrivere quanto sta accadendo nell’Italia in lotta contro il Coronavirus.
Sindacalista nazionale per il 118 dello Snami, il Sindacato nazionale autonomo medici italiani, Belcari è netto: se da noi il personale medico, dai dottori agli infermieri, è risultato più esposto al Coronavirus rispetto ad altri paesi, ciò è frutto di scelte sbagliate e di un sistema sanitario che è stato «destrutturato».
Non ultimo, di fronte a un virus dalla letalità così elevata il medico reputa troppo blande le misure restrittive adottate: a suo parere dovrebbe circolare solo personale medico, vigili e polizia.
Belcari, qual è la situazione per gli operatori sanitari italiani, quanto a protezione dal contagio?
È quanto più eterogenea. Due sono i fattori: uno è la differente distribuzione dell’infezione a livello nazionale; l’altro e più importante fattore è la diversa capacità a livello ragionale di reggere l’onda d’urto dell’infezione.
A cosa si riferisce?
Il quadro toscano per esempio è con l’acqua alla bocca, è al limite. Eppure ha numeri infinitamente inferiori alla Lombardia che, pur male, ma regge. Quindi negli anni la programmazione del sistema sanitario ha avuto risposte differenti nei diversi sistemi sanitari regionali. Se la Toscana avesse gli stessi contagiati della Lombardia qui avremmo un’ecatombe.
Come personale sanitario avete protezioni adeguate?
No, anche se alcune realtà sono in grado di reggere un impatto molto più grosso rispetto ad altre. Da noi mancano gli strumenti con i quali i medici proteggono sè stessi mentre visitano i pazienti. Alcune regioni inviano presidi medici come mascherine che hanno evidenti vizi nella certificazione, non sono idonee quando non sono evidentemente inutilizzabili. E poi ci si stupisce se abbiamo un tasso di ammalati altissimo rispetto ad altre realtà europee? Mandiamo al fronte gente a combattere con proiettili di plastica. Così spesso i medici si trovano davanti a un terribile dubbio: curare ammalandosi o rifiutare di curare. È terribile. E se, da medico, mi ammalo poi non posso curare.
Le mascherine?
Con il sindacato abbiamo chiesto una perizia che peraltro è stata effettuata gratuitamente dato l’alto valore simbolico della questione, a uno dei massimi esperti nazionali di certificazioni di presidi medici a Torino, l’ingegnere Alice Ravizza, per quelle che abbiamo ricevuto e riceveremo in Toscana: esse non hanno subito rigorosi test a norma di legge e non hanno assolutamente dimostrato un profilo di efficacia come maschera filtrante. La mancanza di certezze su un profilo di efficacia e sicurezza di questi presìdi è assolutamente inaccettabile e intollerabile
Come valuta il comportamento dei cittadini? È decisivo anche nei vostri confronti.
Mi ha sorpreso in positivo: non mi sarei aspettato una simile aderenza alle normative regionali e nazionali dai cittadini. Ma queste normative sono troppo blande: una infezione con una letalità così alta necessita misure draconiane, solo vigili, medici e polizia possono andare in giro, nessun altro. Voglio però aggiungere una constatazione: in Germania hanno 28mila posti letto in terapia intensiva, da noi cinquemila. Quando sarà finita, pagheremo lo scotto della destrutturazione del sistema sanitario regionale e nazionale, anno dopo anno, legge dopo legge, con costi che non oso immaginare. Una destrutturazione che ha nomi e cognomi ben precisi.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
LE MINACCE E GLI INSULTI DEL DISCUSSO SINDACO INCOMPATIBILI CON IL SUO RUOLO ISTITUZIONALE
La notizia arriva direttamente dal Viminale, la sede del ministero dell’Interno che dal settembre 2019 è guidato da Luciana Lamorgese.
In una nota viene spiegato che sono stati segnalati all’autorità giudiziaria i comportamenti del sindaco di Messina Cateno De Luca, ex democristiano e fondatore del movimento civico Sicilia Vera. Si tratta solo dell’ultimo capitolo di uno scontro tra ministero e sindaco di Messina iniziato a causa delle misure per limitare la diffusione del Coronavirus.
Le azioni del primo cittadino sono state denunciate «perchè censurabili sotto il profilo della violazione dell’articolo 290 del Codice penale (Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate)».
Nella nota si chiarisce anche che il ministro Lamorgese ha preso questa decisione «a seguito delle parole gravemente offensive, e lesive dell’immagine per l’intera istituzione che lei rappresenta, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari».
Tutta la vicenda comincia lunedì 23 marzo, verso le 11.00. Il sindaco di Messina Cateno De Luca diffonde un comunicato in cui dice: «Questa mattina ho visto video e foto del flusso incontrollato di macchine che stanotte hanno attraversato lo Stretto dalla Calabria per raggiungere la Sicilia. Mi sono reso conto che qua c’è qualcuno che gioca con la nostra vita e la nostra pazienza».
E scaglia il primo attacco verso il governo: «Bene, la mia pazienza è finita sto preparando una diffida contro il Governo nazionale, il Prefetto di Messina, di Reggio Calabria e dei Questori: voglio capire che cosa è successo stanotte. Voglio la prova e il riscontro dei controlli fatti e li voglio entro stasera. Io oggi sarò lì, a costo di bloccare la nave»
Qualche ora dopo, circa alle 16.00, il governatore della regione Sicilia Nello Musumeci raccoglie l’appello di Cateno De Luca e diffonde altre dichiarazioni: «Nessuno deve più entrare in Sicilia, lo sa il ministro dell’Interno, lo sa il premier Conte, lo sa il ministro Boccia, lo sanno tutti a Roma. In Sicilia i provvedimenti parlano chiaro: lo Stretto lo possono attraversare solo le forze dell’ordine e armate, i sanitari e i lavoratori pendolari».
A questo punto si muove anche il Viminale che emette una nota dove sconfessa le accuse di Musumeci: «Non rispondono al vero le accuse del presidente Musumeci — mosse per di più in un momento in cui le istituzioni dovrebbero mostrarsi unite nel fronteggiare l’emergenza — secondo le quali sarebbe in atto un flusso incontrollato verso le coste siciliane, tant’è che, ieri, tutte le persone che hanno traghettato sono risultate legittimate a farlo». Il ministero dell’Interno ha anche specificato nel dettaglio come è stato gestito il flusso:
I transiti giornalieri per la Sicilia hanno fatto registrare una costante diminuzione dai 2.760 di venerdì 13 marzo ai 551 di ieri, domenica 22 marzo.
La domenica precedente, 15 marzo, il traffico era consistito in circa il doppio di auto e quasi il triplo di passeggeri, rispettivamente 469 e 1384.
In particolare, ieri, sono traghettati da Villa San Giovanni a Messina 551 viaggiatori e 239 autovetture. Tutti i viaggiatori sono stati controllati prima di salire a bordo. Dei 551 viaggiatori, 136 sono risultati appartenenti alle Forze dell’ordine che giornalmente attraversano lo stretto per motivi di lavoro; i restanti 415 sono tutti risultati appartenenti alle altre categorie legittimate ad effettuare il traghettamento
Nella nota del Viminale in cui si rende conto della denuncia non è chiaro per quali comportamenti specifici il ministro Lamorgese abbia deciso di muoversi.
Ma su Twitter circolano una serie di video riconducibili al 23 marzo in cui il sindaco di Messina attacca frontalmente Lamorgese: «Ministero degli Interni, con tutto il rispetto, vai a fanculo».
Il sindaco poi continua leggendo una serie di verbali sulle persone arrivate in Sicilia che sono state fermate dalle Forze dell’Ordine
A questo parole potrebbe fare riferimento il Viminale: «Proprio in una fase emergenziale in cui dovrebbe prevalere il senso di solidarietà e lo spirito di leale collaborazione le insistenti espressioni di offesa e di disprezzo, ripetute per giorni davanti ai media da parte del primo cittadino di Messina all’indirizzo del ministero dell’Interno, appaiono inaccettabili, e quindi censurabili sotto il profilo penale».
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
NON TUTTI GLI IMPRENDITORI PIANGONO MISERIA
Il Gruppo Mutti ha deciso di devolvere 500mila euro all’Azienda ospedaliero-universitaria di
Parma che oggi, come tutte le strutture sanitarie nazionali e regionali, è in prima linea per fronteggiare l’emergenza Covid-19.
“Abbiamo ritenuto fondamentale intervenire economicamente a supporto del territorio dove operiamo per dare il nostro sostegno a una struttura d’eccellenza che si trova a lavorare, tutto il giorno, in condizioni d’emergenza, impegnandosi in prima linea per la salute dei pazienti. Oggi, oltre alla vicinanza spirituale e al rispetto delle regole, alle strutture servono fondi per sostenere il loro operato e il nostro Paese. Chi può, deve intervenire” spiega Francesco Mutti.
La necessità di un intervento si è resa evidente di fronte ai numeri che l’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma rileva ogni giorno e che rappresentano non solo pazienti ma nomi e volti delle famiglie oggi direttamente colpite dalla pandemia.
Il Gruppo Mutti, da parte sua, è anche impegnato a garantire la disponibilità del bene primario del cibo, fondamentale come la salute.
“Per questo – aggiunge Francesco Mutti — oltre all’attivazione di una copertura assicurativa extra relativa al Covid-19 per i dipendenti a tempo indeterminato e determinato, abbiamo disposto una maggiorazione del 25% sulla retribuzione di coloro che, anche in questi giorni, stanno permettendo alla nostra azienda e, al Paese stesso, la continuità produttiva. Intendo sia tutto il personale impiegato nel processo produttivo e nella logistica, sia i soggetti cooperativi del nostro indotto”.
A livello territoriale l’azienda sta inoltre predisponendo diverse donazioni a livello nazionale, tra le quali l’invio dei suoi prodotti all’Emporio Solidale di Parma e all’Ospedale da Campo di Bergamo.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
NEL MIRINO DEI RAPINATORI RESTANO SOLO LE FARMACIE
Il Coronavirus blocca in casa anche i criminali. Dal primo report pubblicato oggi sul sito del Viminale, viene fuori che le limitazioni agli spostamenti hanno fatto crollare i delitti del 75 per cento.
Preso in esame il periodo dall’1 al 22 marzo, sono stati 52.596 i delitti consumati a fronte dei 146.762 dello stesso periodo dell’anno scorso.
Il report – elaborato dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza – prende in esame diverse tipologie di reati.
Calano del 69 per cento le violenze sessuali, del 67,4 i furti in genere, del 72,5 quelli in abitazione.
Percentuali analoghe ( -73,7 per cento) per le rapine agli uffici postali e -77 per cento per lo sfruttamento della prostituzione.
Dimezzate invece le rapine ( -54,4 per cento) anche se in queste settimane nel mirino restano le farmacie, dove furti e rapine fanno registrare un decremento molto lieve, solo -13,8 e -24,6 per cento.
Fanno registrare una diminuzione, ma inferiore rispetto alla media, anche i maltrattamenti in famiglia ( – 43,6 per cento) ma il timore è che ci siano solo meno denunce.
Diminuiscono del 46 per cento anche i reati relativi agli stupefacenti anche se gli spacciatori stanno adattando le modalità di consegna degli stupefacenti ai clienti o a domicilio o con incontri davanti ai supermercati o davanti ai pochi negozi rimasti aperti.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
IL BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE
Per i secondo giorno il nuovo bollettino nazionale arriva nel corso di una conferenza stampa che
si è tenuta senza il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, che ha sintomi influenzali, ma è risultato negativo al test sul Coronavirus.
Secondo il nuovo bilancio, sono 4.492 i casi positivi in più, 662 nuove vittime che porta il totale a 8165.
Nel dato totale dei deceduti manca però il numero delle nuove vittime in Piemonte che sarebbero 50.
Il numero delle persone attualmente positive in Italia sale a 62013 pazienti.
Complessivamente sono state colpite dal virus 80539 persone in Italia, 6153 persone in più rispetto a ieri, quando i casi totali erano 74.386.
Quanto alle guarigioni, nelle ultime 24 ore sono guariti 999 pazienti, per un totale di 10361. I pazienti ricoverati in strutture ospedaliere con sintomi sono 24753, di cui 3612 in terapia intensiva. 33648 sono invece le persone in isolamento domiciliare in tutta Italia.
(da Open)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
PREVISTI NUOVI CASI DI NECESSITA’ E IL RICHIAMO A MISURE REGIONALI ADOTTATE
Pronta la nuova autocertificazione con le sanzioni amministrative.
Nel nuovo modulo è stato inserito anche lo spazio per le misure regionali. Chi esce dovrà quindi specificare di essere a conoscenza delle eventuali ulteriori limitazioni disposte con i provvedimenti del presidente della Regione di partenza e di quelle del presidente della Regione di arrivo.
Per il resto il modulo si presenta identico a quello precedente. L’autocertificazione è scaricabile sul sito del ministero dell’Interno
Sono passati appena tre giorni dall’ultimo modulo di autocertificazione, ma con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la scorsa notte, di altre disposizioni, il testo per certificare gli spostamenti muta ancora.
Lo ha annunciato il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a SkyTg24.
Su questo, ha spiegato, “sono state fatte ironie, ma cambiano le disposizioni e noi dobbiamo aggiornare il modulo, anche per intercettare” i quesiti che arrivano dai cittadini.
Il nuovo modulo prevede, oltre alla dichiarazione di non essere sottoposti alla quarantena e di non essere positivo, anche la consapevolezza – oltre alle misure disposte dal governo nazionale – anche di eventuali provvedimenti adottati dai presidenti delle Regioni coinvolte in eventuali spostamenti nel territorio, dunque quella da cui ci si sposta e quella in cui si arriva che potrebbero avere adottato ulteriori limitazioni.
Il modulo poi esplicita tutta una serie di situazioni di necessità per cui è consentito lo spostamento in modo da evitare interpretazioni diverse. E dunque tra gli stati di necessità sono compresi, ad esempio, il rientro dall’estero, le denunce di reati, gli obblighi di affidamento di minori, l’assistenza a congiunti o persone con disabilità .
Cambia infine anche il riferimento alle sanzioni, ora multe amministrative, e non più penali, previste per chi viola le norme.
Gabrielli ha parlato anche di controlli effettuati ogni giorno dalle forze dell’ordine: “Fino al 24 marzo – ha riferito – abbiamo controllato due milioni e mezzo di persone e rilevati 110mila comportamenti non corretti sanzionati con l’articolo 650 del codice penale”. Le sanzioni fin qui comminate, ha ricordato il prefetto, ammonteranno a un’ammenda pari a 200 euro.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
“CHE ALMENO SIA UNA SALUTARE LEZIONE”
Quando ieri pomeriggio è cominciata la grandinata di link via social di quel vecchio servizio
della benemerita trasmissione di divulgazione scientifica, Leonardo, abbiamo potuto misurare la portata della dabbenaggine di una parte della nostra classe dirigente.
Non si offenda il lettore che davanti a quel servizio di oltre quattro anni fa è rimasto turbato per l’impressionante attinenza con l’esplosione del contagio di oggi.
A prima vista quel programma sembrava raccontare per filo e per segno quel che poi secondo i complottisti si sarebbe verificato a Wuhan: un virus costruito in laboratorio e sfuggito poi ai suoi creatori per propagarsi nel territorio.
In realtà quell’esperimento era noto a tutto il mondo scientifico, e ovviamente appena le notizie sull’epidemia in Cina sono state condivise nella comunità degli studiosi si è corsi subito a confrontare le caratteristiche del nuovo Coronavirus con quelle del “mostro di laboratorio”.
E si è escluso con certezza un nesso. Open ne aveva parlato già tre settimane fa.
Ma del resto sarebbe stato sufficiente riflettere un attimo: di fronte a un simile cataclisma chi avrebbe avuto interesse, nel mondo scientifico e soprattutto ai vertici politici delle nazioni, a tenere nascosta una così sconvolgente realtà che inchioderebbe il regime cinese alle sue responsabilità ?
Ma ancor prima di mettere in campo la scienza, c’era la logica: la più grave emergenza mondiale degli ultimi tre quarti di secolo, la prima nell’era della globalizzazione e dei social, svelata nei suoi inconfessabili segreti da un servizio televisivo prodotto quattro anni prima a diecimila kilometri da Wuhan?
E per oltre due mesi nessuno se ne era accorto, nemmeno chi lo aveva realizzato?
Niente da fare. Nel delirio dietrologico e complottista di massa di ieri pomeriggio si sono immersi — complice decisiva la necessità di stare a casa con lo smartphone in mano — centinaia di migliaia di italiani, tra cui anche molti esponenti della classe dirigente.
Più “social” dei suoi colleghi, Matteo Salvini ha condito di “Pazzesco!” e “Incredibile!!” la citazione del programma per poi annunciare una interrogazione urgente della Lega al presidente del consiglio e al ministro degli esteri.
Non essendo Conte e Di Maio virologi o microbiologi, e neppure archivisti Rai, se ne desume che Salvini li volesse chiamare in causa per i rapporti del governo italiano con l’untore cinese. Una mossa sconclusionata.
Ma il leader leghist
a è solo il più noto dei tanti che hanno tentato di servirsi del falso scoop postdatato. Nei giorni scorsi si era detto e scritto da più parte che questa terribile emergenza aveva almeno permesso di ridare la parola alla scienza togliendola agli imbonitori del web. Speriamo che quello di ieri sia stato solo l’ultimo colpo di coda, e serva da utile lezione per chi ci ha creduto, o ha provato a servirsene.
Non ne sarei però così sicuro.
Enrico Mentana
(da Open)
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Marzo 26th, 2020 Riccardo Fucile
HA SOLO DETTO LA VERITA’ SU SALVINI E LA MELONI
Da un’oretta il senatore del MoVimento 5 Stelle Gianluca Perilli è diventato il nemico pubblico numero uno dei sovranisti italiani.
La pagina della Lega — Salvini Premier, che di solito passa la giornata aggregando bufale per sciacallare sul Coronavirus, gli ha dedicato un post con una foto malriuscita che è il modo che utilizzano i leghisti e i bambini di 3 anni per rispondere alle critiche. Cosa si è permesso di fare Perilli?
Ma nulla di che: è semplicemente intervenuto nell’aula del Senato ricordando come hanno affrontato finora l’emergenza Coronavirus Giorgia Meloni e Matteo Salvini: ovvero postando fregnacce su Facebook e dicendo più o meno tutto e il contrario di tutto a giorni alterni.
“Sì responsabilità ma non ipocrisia. Le dichiarazioni fatte qui in Aula non sono corrispondenti a quanto viene detto fuori e in televisione — ha esordito Perilli — FdI dice che è collaborativo e responsabile. Allora chiedo: è responsabile andare in tv come ha fatto Meloni e dire che si è criminali? Per me non è responsabile. E a Salvini: dice non fate da soli. E allora le chiedo: quale aiuto è venuto da lei se non dichiarazioni propagandistiche, come sulla chiusura del Parlamento?”.
Perilli si riferiva alla frase di Meloni su Giuseppe Conte criminale e alle idiozie di Salvini sul coronavirus.
“Se si presenta una legge sull’abolizione del pareggio di bilancio mi dovete spiegare perchè lo avete approvato”, ha poi ricordato Perilli.
E ha aggiunto: “non è credibile contestare la trasparenza, mentre” il governo “ha subito messo su una organizzazione per rispondere a questa emergenza. E c’è chi diceva, senatore Salvini, che bisognava aprire tutto e adesso dice che bisogna chiudere tutto. lei senatore Salvini è un monumento all’incoerenza”.
E anche questo è indiscutibilmente vero.
Tutte verità che hanno fatto scoppiare una bagarre a Palazzo Madama e subito è arrivata Elisabetta Casellati in soccorso di Fratelli d’Italia e Lega: “Non è il momento della polemica”, ha detto rivolgendosi a Perilli prima di richiamare lo spettacolo del centrodestra: “Tenete le mascherine e smettete di urlare”.
Perilli ha avuto il semplice torto di star lì a ricordare cosa hanno fatto Lega e Fratelli d’Italia in questi giorni.
“Lei Salvini ha dettato solo delle condizioni, lei ha fatto semplicemente leva su alcune mancanze e non ha minimamente fatto riferimento all’azione di governo. Se il Parlamento sta lavorando e si dice in tv che non lavora non si fa il bene del Paese è una questione di lealtà , di corretta informazione. Non posso non farlo notare”.
(da agenzie)
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