Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
LEGA 26,5%, PD 22,9%, M5S 15,1%, FDI 12,7%, FORZA ITALIA 7%, LA SINISTRA 3,5%, + EUROPA 2,6%, ITALIA VIVA 2,2%… GRADIMENTO DI CONTE SALE AL 51%
Per la terza settimana consecutiva, il Pd accorcia le distanze rispetto alla Lega. Lo rivela il sondaggio di Ixè sulle intenzioni di voto
. Rispetto a sette giorni fa il partito di Matteo Salvini è in calo dello 0,5% e scende al 26.5%. Viceversa i democratici guadagano quasi mezzo punto, passando dal 22,5% della scorsa settimana all’attuale 22,9%.
Quanto agli altri partiti, il M5s cresce leggermente al 15,1%, Fratelli d’Italia passa dal 13 al 12,7%, Foza Italia cresce al 7%.
Italia Viva di Matteo Renzi perde ancora e passa dal 2,4% all’attuale 2,2%,facendosi superare da la Sinistra (3,5%) e +Europa (2,6%).
In merito al gradimento dei leader politici, il premier Giuseppe Conte resta saldamente in testa al 51% rispetto al 45% della settimana scorsa, segno che l’azione di governo per contenere l’epidemia viene condivisa da più della metà degli italiani.
Al secondo posto si riconferma la presidente di Fdi Giorgia Meloni al 36%. Solo terzo il capo della Lega Matteo Salvini al 32%, tallonato dal segretario del Pd Nicola Zingaretti che guadagna ancora un punto e arriva al 31% nonostante sia ancora in convalescenza per aver contratto il coronavirus e sia molto meno esposto del leader leghista.
Ultimo in classifica Matteo Renzi che, nonostante la sovraesposizione degli ultimi giorni, è fermo al 13%.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
DA 530.000 NEL 1981 A 365.000 NEL 1992, A 245.000 NEL 2010 A 191.000 NEL 2017… IL 30,5% IN MANO A PRIVATI, IN LOMBARDIA LA SANITA’ PRIVATA INCASSA PIU’ DI QUELLA PUBBLICA
Il Fatto Quotidiano riepiloga oggi il tracollo del sistema sanitario nazionale: secondo il
“Rapporto Sanità 2018 — 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale”del Centro Studi Nebo, si è passati dai 530.000 posti letto del 1981 (di cui 68 mila dedicati all’area psichiatrica e manicomiale) ai 365.000 del 1992, dai 245.000 del 2010 fino ai 191mila del 2017, ultimo dato disponibile.
In rapporto al numero di abitanti, siamo passati da 5,8 posti letto ogni mille abitanti del 1998, ai 4,3 nel 2007 ai 3,6 nel 2017:
Nel 2010 il Servizio sanitario nazionale (Ssn) disponeva di 244.310 posti letto per degenza ordinaria (acuti e post-acuti), di cui il 71,8% (175.417 posti letto) erano in carico al pubblico e il 28,2%(68.893) al privato, 21.761 posti per day hospital (quasi totalmente pubblici) e 8.230 posti per day surgery (l’80% pubblici).
Nel 2017, invece, i posti letto sono scesi a 3,6 ogni mille abitanti. In tutto erano 211.593 per degenza ordinaria di cui il 69,5% (147.035) in carico al Ssn, mentre il 30,5% (64.558) al privato (di questi, il 23,3% nelle strutture accreditate),13.050 postiper day hospital, quasi tutti pubblici (89,4%) e di 8.515 posti per day surgery in grande prevalenza pubblici (78,2%).
La Regione con il maggior numero di posti letto era la Lombardia con 8.384, seguita da Lazio (7.168) e Campania con 5.347.
Il Fatto poi riepiloga cosa è successo nelle principali regioni italiane, a partire dalla Lombardia:
Il budget annuo per la sanità è di 19,5 miliardi di euro. A pagare è sempre la Regione, con soldi pubblici, ma a incassare sono sempre di più, di anno in anno, gli imprenditori privati della sanità , tra cui due colossi: il San Raffaele (gruppo San Donato della famiglia Rotelli) e Humanitas (gruppo Rocca). Sono via via diminuite le risorse per gli ospedali pubblici, sono stati chiusi o “riconvertiti” tanti piccoli ospedali, sono più che dimezzati i posti letto.
In Lombardia il sorpasso è già avvenuto: la sanità privata incassa più di quella pubblica. Gli ultimi dati del 2017, ancora non lo rilevano, ma già dicono che il privato incamera in proporzione più risorse del pubblico.
Su 1,441 milioni di ricoveri, 947 mila (il 65%) sono negli ospedali pubblici, 495 (il 35%) nelle strutture private. Ma il privato incassa 2,153 miliardi di euro sui 5,4 totali (il 40%), contro i 3,271 del pubblico. Dunque il 35% dei ricoveri incassa il 40% delle risorse impegnate dalla Regione.
Poi c’è il Veneto:
Nel 2013 i posti letto negli ospedali pubblici erano 14.576, di cui 767 di settori altamente specializzati e 240 extra Veneto (per pazienti provenienti da altre Regioni). Nel 2019 sono calati a 14.065 unità , di cui 754 nell’alta apicalità e 85 extra-Veneto.
Nelle strutture private sono passati dai 2.942 del 2013 (di cui 487 destinati all’extra-Veneto) a 3.115 (163 in più in totale, di cui 100 posti extra-Veneto).
Ma i posti pubblici tagliati negli ultimi 15 anni sono di più. Lo dimostra il fatto che la riapertura da parte della Regione per l’emergenza Coronavirus di 5 ospedali chiusi (e in parte riconvertiti) consentirà di ricavare 740 nuovi posti letto per malati ordinari, tutti in provincia di Verona.
E il Lazio?
Sedici ospedali chiusi, 3.600 posti letto perduti e il 14% del personale uscito senza turnover. Sono le macerie della sanità del Lazio dopo 10 anni di commissariamento: Zingaretti ne ha già annunciato l’uscita, ma si attende il decreto del governo. Il piano di rientro si deve agli oltre 10 miliardi di debito registrati alla fine del 2009.
A chiudere ospedali storici come il Forlanini — destinato alla Fao — o il San Giacomo, su cui hanno messo gli occhi i grandi gruppi immobiliari, ma anche nosocomi di provincia come Frascati, Marino, Guidonia e Monterotondo.
Altri, come il San Camillo, San Filippo Neri e Sant’Eugenio hanno subito ridimensionamenti. In totale, ci sono oggi 56 strutture aperte contro le 72 del 2011. Oggi il 40% della sanità è composta dai privati convenzionati, mentre oltre 20.000 infermieri arrivano da società interinali e cooperative.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
I MEDICI RUSSI ARRIVATI IN REALTA’ SONO MILITARI, GUIDATI DA UN GENERALE E UN COLONNELLO… L’AIUTO E’ SOLO UN PRETESTO PER INCUNEARSI NEL TEATRO ITALIANO
Un retroscena della Stampa a firma di Jacopo Iacoboni ci racconta di una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Vladimir Putin in cui il leader della Russia si è impegnato a aiutare l’Italia nella battaglia al Coronavirus.
E poi domenica sera a Pratica di Mare sono arrivati 9 aerei llyushin con forniture russe e 100 specialisti nella guerra batteriologica, uomini che le agenzie russe definiscono esperti nel settore che hanno lavorato nell’eliminazione dei focolai di peste suina africana, antrace, nei vaccini contro Ebola e contro la peste.
Ma quali forniture esattamente ci hanno spedito i russi, e a che prezzo? Fonti politiche di alto livello hanno riferito a La Stampa che «tra quelle forniture russe l’80%è totalmente inutile, o poco utile all’Italia. Insomma, poco più che un pretesto».
A differenza, per dire, delle spedizioni cinesi (consistenti soprattutto in ventilatori polmonari e mascherine), quelle russe sarebbero attrezzature per la disinfestazione batteriologica di aree, un laboratorio da campo per la sterilizzazione e la profilassi chimico-batteriologica, e attrezzature di questo tipo.
A detta di queste fonti, la reale contropartita della telefonata è stata dunque tutta geopolitica e diplomatica: Putin ha visto nel Coronavirus un’opportunità per incunearsi anche fisicamente nel teatro italiano, e al premier italiano non è dispiaciuto puntellarsi, in questa difficile crisi, accettando tutto ciò pur di consolidare un’ottima relazione personale con la spondapoliticadi Mosca.
Che cosa significa incunearsi fisicamente è presto spiegato: il centinaio di esperti mandati da Mosca sono medici militari, e tutta l’operazione fa capo al ministero della Difesa russo, non a quello della Sanità .
Questo perchè, spiega ancora il retroscena, hanno i gradi di generali, colonnelli, maggiori, tenenti colonnelli, impegnati in passato in terreni di operazioni militari, dalla Guinea all’Africa, in cui la guerra batteriologica ha fatto tutt’uno con operazioni dell’intelligence estera russa:
Sergei Kikot, generale maggiore, capo della missione, è esperto di antrace. Gennady Eremin, colonnello, è esperto in guerra batteriologica e ha lavorato contro la febbre suina. Il colonnello Viacheslav Kulish è un esperto nello sviluppo di attrezzature protettive contro agenti biologici virali, ha lavorato nei programmi contro Ebola e la peste.
Ieri questo team è partito da Roma in direzione Bergamo, con mezzi militari: per 600 chilometri, in territorio italiano, militari russi si muovevano con la benedizione di Palazzo Chigi. E chi ha dato indicazione di aprire l’aeroporto di Pratica di Mare? E’ chiaramente una situazione d’eccezione.
Nessuna telefonata sulla materia è intervenuta tra i ministri degli esteri, Lavrov e Di Maio. Si torna così alla telefonata Conte-Putin, che è stata il cuore della vicenda, per la quale abbiamo girato a Palazzo Chigi due domande: quali forniture esattamente sono arrivate da Mosca? E quanto sono state pagate?
Da Palazzo Chigi siamo stati rigirati al commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, con la spiegazione che la telefonata Conte-Putin e le forniture sono due temi diversi. Eppure era stato proprio un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi a congiungere espressamente le cose.
E l’agenzia russa Interfax anche, persino più esplicita. Da Palazzo Chigi ci è stato detto che un elenco di forniture completo verrà reso pubblico domani. Ma dal team di Arcuri ci hanno detto che al momento non è prevista la pubblicazione delle forniture russe.
Nulla è stato pagato, si trattato di «un regalo di generosità di Putin all’Italia».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
SOSTIENE CHE LO STATO DI EMERGENZA E’ STATO TENUTO NASCOSTO: E’ DAL 1 FEBBRAIO CHE E’ IN ATTO
Un parlamentare della Repubblica Italiana dovrebbe leggere quotidianamente quel che viene
pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la Bibbia dei provvedimenti siglati dal governo e dal Parlamento stesso.
Per questo motivo stona la polemica avviata da Matteo Salvini sullo stato di emergenza dichiarato dall’Italia lo scorso 31 gennaio.
Il documento, infatti, è comparso in Gazzetta Ufficiale il giorno dopo (il 1° febbraio) ed era consultabile non solo da senatori e deputati, ma da ogni singolo cittadino italiano. Ne hanno parlato anche i principali quotidiani italiani. Quindi dire che non è stato dato risalto a questa notizia è pura propaganda.
Il tutto è partito — dopo giorni in cui sui social si è parlato di complotti vari e di governo che era a conoscenza del virus da mesi — da un tweet pubblicato dallo stesso Matteo Salvini nella giornata di martedì, in cui ha riportato il parere di Guido Magnisi, noto penalista di Bologna.
Il tweet di Salvini sullo stato di emergenza dichiarato dal governo in data 31 gennaio è un clamoroso autogol. Il leader della Lega, infatti, certifica che nulla è rimasto nascosto e sottaciuto dato che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale proprio a ridosso della decisione (presa dopo l’annuncio dell’OMS sulla grave situazione a livello mondiale), come da prassi Costituzionale. A smentire questa accusa di ‘silenzio’ ci sono anche le prime pagine del 1° febbraio dei due principali quotidiani italiani.
Il Corriere della Sera ha parlato dello Stato di emergenza con un titolo a nove colonne. La Repubblica, invece, ha parlato di scudo contro il virus spiegando nel sommario la decisione presa dal governo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Insomma, era una cosa nota a tutti, così come la scadenza del 31 luglio (i sei mesi sono da prassi quando si prende una misura così imponente). Bastava aprire la Bibbia del parlamentare per saperlo e, qualora si fosse stati contrari, si poteva dichiararlo il giorno seguente.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
LA PRESUNTA “STRETTA” E’ UNA FARSA: 1500 AZIENDE RESTANO ATTIVE NEL VENEZIANO, 1000 NEL VICENTINO E COSI’ VIA
Centinaia di aziende residenti in Lombardia stanno inviando in queste ore comunicazioni alla Prefettura di Milano nelle quali dichiarano di essere regolarmente aperte o perchè rientrano tra le attività consentite, malgrado l’emergenza sanitaria, o perchè le loro produzioni sono necessarie per non fermare la filiera delle imprese che possono continuare ad operare.
Spetterà , poi, alla Guardia di Finanza effettuare i controlli per verificare se le imprese ancora aperte possono davvero continuare a lavorare, sulla base delle disposizioni del decreto del Governo sulle attività produttive per l’emergenza Coronavirus.
Le Fiamme Gialle, in particolare, controlleranno, appunto, se le aziende ancora al lavoro rientrano o meno nelle filiere essenziali per la produzione di altre imprese, anche con verifiche mirate sulle fatturazioni per vedere se le attività svolte corrispondono a quelle dichiarate.
La stessa cosa, ma in misura maggiore, sta succedendo in Veneto, dove sono invece diverse migliaia, e sono in crescita, le aziende del Veneto che, non rientrando nel dpcm sulle attività essenziali, hanno chiesto alle Prefetture di proseguire la produzione perchè collegate in filiera alle fabbriche di prodotti necessari all’emergenza sanitaria. Solo nella provincia di Venezia — riferisce la Prefettura — sono giunte circa 1500 richieste, tutte sub judice, perchè dovranno essere sottoposte a controlli da parte della Gdf e delle Camere di Commercio.
Un altro migliaio le ditte che hanno fatto analoga domanda in provincia di Vicenza. Ma i numeri, sottolineano le associazioni imprenditoriali, sono in continua evoluzione. Difficile quantificare per ora le aziende che, invece, hanno chiesto di cambiare il loro codice Ateco perchè stanno riconvertendo le linee su prodotti medicali o di protezione individuale, come mascherine, e tute mediche.
Tra i maggiori brand del tessile-moda in Veneto, hanno annunciato l’avvio della produzione di mascherine e camici il gruppo veronese Calzedonia, e le vicentine Marzotto e Forall Pal Zileri.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
IL DECRETO MINISTERIALE POTREBBE ARRIVARE IN GIORNATA, MA CAMBIA POCO
Viene rivisto l’elenco delle attività produttive considerate essenziali e indispensabili, in questa
fase, per il Paese: c’è l’intesa dei sindacati con il governo, raggiunta nel corso del confronto conclusivo, già terminato, tra i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Lo riferiscono gli stessi sindacati, che parlano di risultati positivi”. Il decreto ministeriale potrebbe arrivare già in giornata.
In una nota Cgil, Cisl e Uil parlano di “grande lavoro comune” svolto con il Governo e di “ottimo risultato” per la tutela della salute dei lavoratori.
I sindacati spiegano che è stato “tolto dall’elenco tutto ciò che non era essenziale”, mentre chi lavora “dovrà essere dotato degli indispensabili dispositivi di protezione individuale”.
Il ministro della Difesa Guerini “si è impegnato a diminuire la produzione nel settore militare”, mentre il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli “si è impegnato a incontrare specifici settori in cui sono emerse particolari difficoltà nell’attuazione del protocollo” sulla sicurezza dei lavoratori.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI CONSOLATI: “ATTENTI AI TRUFFATORI”
Soldi estorti con l’inganno ai familiari dei migranti in Italia. «Vostro figlio è malato, inviate dei soldi per pagargli le cure mediche».
Come ogni emergenza, anche il coronavirus rischia di diventare terreno di caccia per gli sciacalli. Le vittime scelte, come sempre, nell’anello più debole della società .
La denuncia arriva dall’Associazione “Italiani senza cittadinanza” e da alcuni consolati in Italia.
«Attenzione ai tentativi di frode con il pretesto Covid19! — scrive l’associazione su facebook — alcuni consolati consigliano la verifica delle richieste di soldi per parenti presuntamente contagiati».
L’appello del consolato del Perù a Milano è esplicito: «Si allerta che sono state ricevute informazioni di familiari in Perù di persone residenti in Italia, che stanno ricevendo chiamate da numeri telefonici italiani, dove presunte autorità o amici fanno sapere che il connazionale è affetto da coronavirus, ricoverato e impossibilitato a comunicare o addirittura che è morto e che sono urgentemente necessari i soldi per il trattamento medico, il funerale o altre necessità ».
Per questo i consolati si raccomandano di «prendere previsione contro un tentativo di truffa, perpetrato da delinquenti comuni e mantenere regolarmente comunicazione con i propri familiari. È importante non effettuare depositi o trasferimenti di denaro, senza controllare non si tratti di un tentativo di truffa e di denunciare immediatamente il caso alle autorità di polizia».
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI HA DIMENTICATO TRE ZERI, COSE CHE CAPITANO, A LUI
Partiamo con un dato rilevante e di attualità : se i numeri snocciolati martedì sera da Matteo
Salvini a Carta Bianca (Rai 3) fossero reali, perchè quando era ministro dell’Interno non ha proceduto con il taglio delle accise dei carburanti tante volte promesso in campagna elettorale?
Semplicemente perchè quei dati con cui ieri sera ha voluto attaccare il governo — che secondo lui non spende per l’emergenza nonostante i soldi ci siano — sono completamente errati. E non di poco.
Ripercorriamo la sua dichiarazione. «Dobbiamo usare per gli italiani i soldi per gli italiani», inizia così l’attacco di Matteo Salvini, sottintendendo che le tasse dei nostri connazionali vengano usate per finanziare i Paesi esteri, ovviamente ammiccando all’Unione Europea. Poi, però, la cosa più grave viene detta nei secondi successivi, come si può vedere dal video di Carta Bianca.
«L’anno scorso il PIL degli italiani sono stati 1 miliardo e 800 milioni di euro. La spesa pubblica sono 800 milioni di euro: i soldi ci sono».
Insomma, secondo l’ex ministro dell’Interno — che fino a inizio settembre 2019 era in carica quindi sta parlando di soldi che, in buona parte, dovevano essere nelle casse dello Stato durante il suo mandato, c’è un disavanzo positivo di circa un miliardo di euro tra prodotto interno lordo e uscite. Insomma, siamo ricchi ma ‘non cielo dicono’
Ovviamente non è così
La spesa pubblica italiana, nel 2019, è stata di circa 900 miliardi di euro (per l’esattezza 877 miliardi di euro, non 800 milioni).
I dati ufficiali Istat sul Pil, secondo l’ultimo rilevamento relativo al 2018 — per il 2019 ci sono solamente stime — ha toccato quota 1.756.982 milioni di euro.
Ben distanti da quel miliardo e 800 milioni citato da Bianca Berlinguer. Oltre a numeri sballati, è proprio il rapporto di cui parla il leader della Lega a esser non solo fuorviante, ma proprio sbagliato.
Zeri in più o in meno, cambiano la vita ma non la propaganda.
Salvini ha dimenticato tre zeri in entrambe le affermazioni sui numeri. Cose che capitano. A lui.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2020 Riccardo Fucile
“IN LOMBARDIA EMERGENZA SOTTOVALUTATA, SI E’ VOLUTO DIFENDERE IL PAESE DEI BALOCCHI E L’ECONOMIA ANCHE DI FRONTE ALLA MORTE”
Sono parole durissime quelle che Andrea Crisanti, Direttore dell’Unità complessa diagnostica di Microbiologia a Padova e docente di Virologia all’Imperial College di Londra, rivolge alla “classe dirigente del Paese” – e in particolare a chi governa la Lombardia – in un’intervista al Corriere della Sera.
In Lombardia – dice Crisanti – avrebbero dovuto iniziare “20 giorni fa” a cercare gli “asintomatici” sommersi “testando le categorie più esposte, per cerchi concentrici”.
“E invece – accusa il virologo – non c’è stata alcuna sorveglianza epidemiologica. Vedo persone che muoiono a grappoli. Questo è un fallimento della classe dirigente del Paese. Troppi morti”.
Gli esempi da seguire – attacca ancora il docente – c’erano:
“Bastava mettere tutte le risorse possibili sui focolai iniziali, come hanno fatto in Giappone, Corea e Taiwan. E invece da noi fino a pochi giorni fa c’erano industrie attive con migliaia di dipendenti, penso soprattutto a Bergamo, per produrre beni peraltro non necessari. Abbiamo voluto difendere il Paese dei balocchi e l’economia anche di fronte alla morte”.
Crisanti – ricorda il Corriere – ha studiato con il governatore Luca Zaia la strategia di lotta al coronavirus, sostenendo da subito la scelta dei tamponi anche ai malati asintomatici, partendo da tutti coloro che sono più a rischio di contagio.
“La verità è che l’unico dato certo riguarda i decessi. Ed è da lì che bisogna partire per sapere quanti sono realmente i contagiati. Si scopre così che i numeri corretti sono purtroppo molto più alti di quelli che vengono diffusi e riguardano semplicemente i casi emersi e quindi hanno poco senso”. E ancora: “Non riesco a spiegarmi come sia stato possibile sottovalutare le dimensioni dell’emergenza, quando erano sotto gli occhi di tutti: in Lombardia i malati saranno almeno 250mila, 150mila sintomatici e 100 mila asintomatici, in Italia ne calcolo 450mila… altro che 60mila”.
(da “NextQuotidiano”)
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