Destra di Popolo.net

STOP STORICO AL PATTO DI STABILITA’: “GOVERNI POTRANNO POMPARE DENARO”

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

SALTA IL TETTO AL 3% DEL RAPPORTO TRA DEFICIT E PIL PER SOSTENERE L’ECONOMIA DEI PAESI EUROPEI FLAGELLATI DAL CORONAVIRUS

Le scosse fortissime, tragiche e incalcolabili della pandemia da coronavirus sgretolano le regole di bilancio europee nel giro di pochi giorni.
Oggi la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen annuncia la decisione di attivare la ‘general escape clause’ per sospendere – de facto – il Patto di Stabilità  e crescita.
Il 3 per cento che finora ha regolato il rapporto tra deficit e pil per un po’ è accantonato.
Non solo: von der Leyen dice esplicitamente che si discute anche degli eurobond, che Giuseppe Conte ha soprannominato ‘coronabond’ per questa fase emergenziale, altro strumento di condivisione dei rischi finora naufragato nei veti del nord Europa.
“Se servono, li useremo”, sono le parole della presidente. E’ fatta? E’ un grandissimo passo in avanti dal punto di vista italiano, ma ne servono altri.
La clausola di ‘fuga’ dalle regole è stata introdotta con la riforma del ‘Six-Pack’ all’interno del Patto di Stabilità  e crescita nel 2011, come risultato della crisi finanziaria negli anni precedenti, esperienza che, sottolinea la Commissione nella sua comunicazione di oggi, “sottolineò l’esigenza di una disposizione specifica nelle regole fiscali europee per permettere una devizione ordinata e coordinata dalle normali richieste a tutti gli Stati membri in una situazione di crisi generale causata da una recessione economica severa dell’area euro o di tutta l’Unione”.
La Commissione stima che Covid-19 potrebbe contrarre il pil europeo dell’1 per cento nel 2020, ma “scenari più avversi non sono da escludere”.
“Presupponendo che la crisi sanitaria si protragga fino a giugno e oltre — è l’agghiacciante scenario contenuto nella comunicazione della Commissione Europea — il calo delle attività  economiche nel 2020 potrebbe essere simile alla contrazione del 2009, l’anno peggiore della crisi economica e finanziaria”.
Ecco la cornice che ha portato l’organismo di Palazzo Berlaymont a chiedere agli Stati membri di attivare la ‘clausola di fuga’: è la prima volta che succede da quando è stata introdotta. Passaggio rivoluzionario ma attenzione. L’articolo che la introduce parla di “misura temporanea”.
“In periodi di severa recessione per la zona euro o tutta l’Ue, gli Stati possono temporaneamente allontanarsi dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine (OMT), posto che ciò non metta a rischio la sostenibilità  di bilancio nel medio termine”.
Inoltre la comunicazione della Commissione si conclude sottolineando che: “La clausola di salvaguardia non sospende le procedure del Patto di Stabilità  e crescita. Permette alla Commissione e al Consiglio di adottare le necessarie misure di coordinamento nella cornice del Patto, pur deviando dalle regole”.
Al netto di questo, la decisione di oggi è un passo storico: gli Stati potranno spendere e sforare per far fronte al ‘mostro coronavirus’ e le conseguenze che scatena sulla società  e l’economia. E’ qualcosa di rivoluzionario, anche nella portata della decisione che dà  l’indicazione netta della volontà  di cercare una strada europea e non nazionale a questa crisi.
Ma non è un passo definitivo. E ne richiede altri. L’approvazione da parte del Consiglio europeo — i leader si riuniscono in videoconferenza giovedì prossimo — appare lo scoglio minore. Il punto sono gli altri strumenti che andranno a fare da corredo all’attivazione della clausola. Cioè chi pagherà  il nuovo debito prodotto dallo ‘tsunami coronavirus’ per evitare che si trasformi in tagli draconiani da fare in futuro?
Ecco perchè sul tavolo della discussione ci sono anche gli eurobond. Ed ecco perchè l’Italia, insieme alla Francia, chiede di usare le risorse del Meccanismo europeo di stabilità , 410 miliardi di soldi pronte all’uso, senza le condizionalità  che al momento le vincolano. Cioè senza troike di sorta, senza cadere nel meccanismo di controllo che impone sacrifici sulla spesa.
Su questo — lo ha chiesto esplicitamente Giuseppe Conte in un’intervista al Financial Times – la discussione è aperta, a partire dalla conference call di oggi tra i ministri delle Finanze di Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Francia, Finlancia e Olanda e poi l’Ecofin — sempre in videoconferenza – lunedì prossimo. Giovedì, appunto, la decisione dovrebbe essere adottata formalmente dai leader Ue.
“Abbiamo promesso che faremo di tutto per sostenere gli europei e le imprese europee” per fronteggiare la crisi, dice von der Leyen in un video messaggio su twitter, il quarto dall’inizio dell’emergenza in Italia e poi negli altri paesi europei. “Ieri — annuncia – abbiamo messo in atto le regole sugli aiuti di Stato più flessibili di sempre per aiutare le persone e le aziende. Oggi attiviamo la clausola per allentare le regole di bilancio, consentendo ai governi di pompare euro nell’economia”.
Su tutto il resto – l’accesso ai fondi del Salva Stati senza contropartite di tagli alla spesa pubblica, la creazione di eurobond – vanno convinti gli Stati nordici, Germania e Olanda in primis, i più affezionati al pareggio di bilancio e alle regole di austerity.
C’è da dire che anche la stessa Germania si appresta a varare nuove regole sul debito: lunedì il gabinetto Merkel approverà  una regola speciale che permetterà  allo Stato di non rispettare più il pareggio di bilancio, finora un totem per i tedeschi.
La spinta al cambiamento viene dallo stato di necessità  dettato da Covid-19, tragedia che non conosce confini e stressa le finanze di tutti gli Stati. Tutti sulla stessa barca e per ora non si registrano tentazioni di ammutinamento. E’ l’Europa che cambia decisamente pelle, se si pensa agli anni della crisi dell’euro e della crisi del debito in Grecia. Serviva una pandemia per muoversi in senso europeista. Peccato, ma è anche un’opportunità , la più rivoluzionaria, finora.

(da “Huffingtonpost“)

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IL GOVERNATORE DE LUCA E IL LANCIAFIAMME PER LE FESTE DI LAUREA

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

L’ANATEMA CONTRO LE MEZZE MISURE CHE NON SERVONO A NULLA

“C’è una stagione in cui avremo centinaia di ragazzi che si laureano. Se qualcuno volesse preparare la festa di laurea, noi manderemo i carabinieri con il lanciafiamme”: il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca in un videomessaggio su Facebook cerca di rubare a Giuseppe Conte il titolo di meme preferito dell’era del Coronavirus.
Il presidente della giunta regionale sottolinea di pensarla “diversamente dal governo nazionale. Ritengo che le mezze misure non risolvano il problema e finiscano per aggravare la condizione di vita dei nostri concittadini. L’Italia si rivela ancora una volta il Paese del mezzo mezzo e del fare finta”.
“L’obiettivo vitale per l’Italia — dice — è contenere il contagio. Se questo è l’obiettivo, tutti i corpi dello Stato devono essere funzionalizzati rispetto a questo obiettivo”. E poi la spara: “Ritengo che sia arrivato il momento per chiudere tutto e militarizzare l’Italia”.
L’ex sindaco di Salerno ce l’ha soprattutto con i suoi corregionari: “C’è stata la festa del papa’ e abbiamo avuto a Napoli dei buontemponi che vendevano per strada le zeppole di san Giuseppe condite con una crema al coronavirus. E’ una bestialità  totale”.

(da agenzie)

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CORONAVIRUS, QUANDO IL LAVORO UCCIDE: LA STORIA DI DIEGO

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

47 ANNI, NESSUNA PATOLOGIA PREGRESSA, TRASPORTATORE

Trasportava frigoriferi nei supermercati Diego. Quarantasette anni, tre figli, polmoni mai sfiorati da una sigaretta, nessuna patologia pregressa, insomma di sana e robusta costituzione, come si diceva una volta. Eppure Diego è morto ieri mattina alle 8.30 di Covid-19. Nel giorno della festa del papà . Da solo, in ospedale, intubato, a pancia in giù e con le mani legate dietro alla schiena. No, non è Guantanamo, ma è la procedura adottata per far respirare meglio i pazienti affetti da questo virus. Diego ha lavorato fino a una settimana prima di morire. E lo ha fatto usando il camion di un collega, che si era a sua volta ammalato, ma a cui nessuno aveva fatto il tampone.
Questa storia, lo ammetto, mi riguarda da vicino, come mi riguardano le centinaia di vittime che questa epidemia sta lasciando dietro di sè soprattutto nella mia città , Bergamo.
Una città  irriconoscibile, stuprata da un cataclisma sanitario, che giorno dopo giorno sta fagocitando le vite dei miei concittadini. Siamo tutti colpiti, in un modo o nell’altro. Abbiamo tutti un parente o un amico a cui la bestia ha fatto visita. Oramai da giorni mi sento dire sempre la stessa cosa: non è normale, non è normale, che cos’è che non ci dicono? Non so rispondere, provo a capire, poi però devo fare i conti anch’io con la morte, con i racconti delle persone che conosco e a cui voglio bene. Persone che mi raccontano le loro storie, che non hanno notizie dei propri cari, che non sanno dove li han portati e se mai li rivedranno, corpi freddi trasportati lontano, senza pietà .
Storie come quella di Diego, che per una settimana è stato “visitato” al telefono dal medico che gli ascoltava il respiro in viva voce. “Sembra bronchite, prenda la tachipirina”, gli dice. Spossatezza, tosse secca, fiato corto, 38.5 di febbre: sarà  influenza? Chi lo sa. Intanto, nel dubbio, chi sta con lui si mette guanti e mascherina. Passano pochi giorni e Diego peggiora, non riesce a stare in piedi, la bocca diventa rosso fuoco, si riempie di piaghe, inizia a straparlare. La sorella chiama il 112, l’attesa dura 25 minuti. Quasi mezz’ora per riuscire a parlare con una centralinista, che fa molte domande, poi interviene un medico che ne fa altre: suo fratello riesce ad alzare il braccio? No. Riesce a parlare? No. Ok, le mando un’ambulanza
L’ambulanza arriva quattro ore dopo. Da Parma. In casa salgono due giovani volontari, dicono subito di non essere nè medici, nè infermieri e ricevono indicazioni al telefono sul da farsi. Fanno quasi tenerezza.
Diego lo portano in ospedale a Bergamo, gli mettono un casco in testa, è quello dell’ossigeno, si chiama cpap, è la ventilazione meccanica a pressione continua. In ospedale dicono che potrebbe essere polmonite.
Diego riesce a fare una videochiamata a casa aiutato da un infermiere. Quella sarà  l’ultima volta che i suoi figli lo vedranno. Finalmente gli fanno il tampone. Il giorno dopo Diego ha una crisi respiratoria, deve essere intubato, lo mettono in coma farmacologico, ma a Bergamo non c’è più posto in terapia intensiva e allora arriva un’ambulanza per portarlo a Vigevano, in provincia di Pavia.
Ai parenti dicono che nessuno di loro può andare con lui e che per almeno quindici giorni non lo potranno vedere. Risulta positivo al Covid-19. Ogni giorno alle 14 la moglie telefona all’ospedale per avere notizie, Diego rimane stabile per quattro giorni, viene messo a pancia in giù, con le mani legate dietro alla schiena per respirare meglio. Fino a ieri mattina, quando il suo cuore ha smesso di battere.
Perchè vi racconto questa storia? Perchè ci sono migliaia di Diego sparsi per la Lombardia e il nord Italia, persone ancora giovani, in età  lavorativa, tra i 30 e i 50 anni, persone che — mentre tutto il paese è sotto quarantena chiuso in casa — continuano a lavorare, perchè è permesso loro farlo, perchè viene chiesto loro di farlo, perchè fermarsi significa mortificare ulteriormente un nord Italia già  in ginocchio. Eppure oggi sono proprio quei trentenni, quei quarantenni e quei cinquantenni — che non si sono mai fermati — quelli che iniziano sempre più ad ammalarsi, che finiscono in terapia intensiva e che a volte ci muoiono.
Diego viveva nell’industrializzata Val Brembana, la valle dirimpettaia di quella Val Seriana di cui si parla tanto in queste ore,
Da lunedì molte grandi aziende della zona hanno deciso di chiudere i battenti o almeno di ridurre le linee produttive. Ma ancora non basta. Che cos’altro deve accadere per far capire a tutti che bisogna fermare la locomotiva d’Italia se vogliamo sconfiggere questo dannato virus?
In provincia di Bergamo, soprattutto lungo il fiume Serio, la gente è infuriata. Non ci sta a farsi dare dell’untore. Non ce la fa più a contare i morti. E si chiede incessantemente perchè diavolo non sia stata fatta una cintura sanitaria laddove c’era un focolaio, tra Alzano Lombardo e Nembro.
Perchè le fabbriche han continuato e continuano a lavorare? Chi è che non ha voluto creare una zona rossa necessaria, urgente, vitale su un perimetro di 25 mila anime?
Le persone vogliono sapere, cercano la verità , ecco perchè i parenti delle vittime hanno lanciato una raccolta firme attraverso Change.org per avere risposte chiare su quello che è accaduto davvero a partire da quel maledetto 23 febbraio.

(da TPI)

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L’ITALIA SI RISCOPRE RELIGIOSA: BOOM DI ASCOLTI PER IL ROSARIO IN TV

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

ASCOLTI SECONDI SOLO A “DON MATTEO”

http://destradipopolo.net/?p=51580«Preghiera a Maria, ai piedi della Madonnina nei giorni tribolati di questo coronavirus». Sono di appena qualche giorno fa le immagini virali di monsignor Mario Delpini, in piedi sul tetto del Duomo di Milano mentre sotto un cielo libero dalle nuvole e dall’inquinamento chiede aiuto alla Madunina nel mezzo dell’epidemia di coronavirus. Immagini che raccontano di una città  con le chiese chiuse dove i cattolici cercano nuovi canali di preghiera.
Non un caso ma una vera e propria tendenza, dicono i dati Auditel: nella serata di ieri, 19 marzo, Tv2000, la rete della Conferenza episcopale italiana, ha fatto in prime time l’11% di share con 3,6 milioni di telespettatori.
È stata la terza rete più vista in Italia dopo Rai 1 e Canale 5. In media il giovedì, in questa stessa fascia oraria, registra lo 0,23% di share. In onda era trasmesso un rosario, preceduto da un messaggio di Papa Francesco mentre su Rai 1, prima rete, era in palinsesto Don Matteo 12 e Canale 5, seconda rete, Benvenuti al Nord.
A spiegare le ragioni di questo picco è Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000.
Come vi spiegate questo record di ascolti?
«In questi giorni abbiamo avuto un crescendo. La svolta è stata con la messa di Papa Francesco in diretta da Santa Marta ogni giorno alle 7.00. Noi trasmettevamo una Messa al giorno alle 8.30, ogni giorno da un luogo diverso. Adesso abbiamo introdotto questo appuntamento. Ieri c’è stata una comunità  che si è ritrovata. Anche il Papa c’era, accanto al suo popolo. Un pastore che pregava con il suo gregge».
È cambiato qualcosa nella composizione del vostro pubblico secondo i dati Auditel?
«In questo momento siamo davvero a ranghi ridotti. Siamo in pochi e stiamo lavorando tanto per non spegnere questa luce. Sono sincero, non abbiamo avuto tempo di controllare».
Come avete cambiato il vostro palinsesto dopo la chiusura delle chiese?
«Il palinsesto è stato rivoluzionato. Volevamo rendere un servizio migliore ai fedeli. In questo momento Tv2000 ha incrementato appuntamenti religiosi ma anche aumentato gli appuntamenti di informazione. Richiesta anche di informazione seria e credibile che si occupi poco di polemiche e più dare alle persone punti ferme e certezze. Qui stiamo cercando anche di raccontare il bene che si sta registrando in tutta Italia».
In questa epidemia, quale può essere il ruolo della preghiera?
«È un ruolo fondamentale. Dai messaggi che stiamo ricevendo anche diversi non credenti stanno trovando nelle parole del Papa un punto di riferimento. La preghiera è un modo per avere conforto e trovarsi uniti. È un elemento importante, fondamentale. Sempre. In questo momento di paura ci si affida con la speranza e la certezza che torneremo ad abbracciarci e darci il segno della pace».
Come è cambiato ora il modo di vivere la Fede per i cattolici?
«Questa quarantena in tempo di quaresima ci riporta all’essenziale. Tante infrastrutture che ritenevamo indispensabili stanno venendo meno. Adesso dobbiamo interpellarci su cosa questo coronavirus ci sta chiedendo. Forse ci sta chiedendo un supplemento di amore verso gli altri.
Io non penso che la Messa in televisione sia sostitutiva anzi. Penso che farà  crescere ancora di più il bisogno fisico di vedersi. Tutto questo ci sta facendo scoprire la bellezza, il significato, la simbologia di alcuni riti. L’idea che mi faccio è che questo ci farà  riscoprire la bellezza di una fede condivisa».

(da agenzie)

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QUELLI CHE SONO ARRIVATI A MARATEA (BASILICATA) DA LA SPEZIA IN BARCA A VELA IN PIENA EMERGENZA

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL DECRETO ANTI-CORONAVIRUS NON HA FERMATO LA LORO TRAVERSATA

Con le autorità  locali che li hanno attesi nel porticciolo di Maratea, in Basilicata, avevano provato a giustificarsi dicendo di accompagnare il proprietario della barca a vela che era ‘malato di cuore’.
Tuttavia, le autorità  locali hanno accertato che tutti e tre i passeggeri arrivati nella cittadina lucana via mare, partendo da La Spezia, erano in buone condizioni di salute.
Le tre persone sono state quindi denunciate per aver violato le recenti prescrizioni dell’esecutivo sulla limitazione degli spostamenti nel corso dell’emergenza sul coronavirus.
Secondo la ricostruzione fatta nelle prime ore dopo la denuncia, la barca a vela sarebbe partita dal porto di La Spezia, approfittando anche delle favorevoli condizioni meteorologiche degli ultimi giorni.
Dopo una prima tappa nell’isola di Ischia, l’imbarcazione si è diretta verso la cittadina lucana che si affaccia sul mar Tirreno. Qui sono stati denunciati dalle autorità  competenti e subito dopo sono stati aiutati dalla protezione civile che ha offerto loro dei viveri.
Il sindaco di Maratea Daniele Stoppelli — nel corso di una diretta Facebook nella giornata di ieri — ha specificato che i controlli al porto della cittadina sono stati tempestivi, grazie all’intervento dell’ufficio circondariale marittimo e della polizia locale.
«Abbiamo deciso — ha detto il primo cittadino — di far allontanare dalla nostra città  e dal nostro porto il veliero che quindi non può costituire alcun pericolo per i cittadini. Sono state attuate tutte le misure necessarie a fermare la loro navigazione, dal momento che abbiamo constatato come non ci fosse alcuna necessità  di un loro approdo a Maratea».
I cittadini della località  balneare lucana hanno comunque espresso qualche preoccupazione, dal momento che il controllo è avvenuto in mattinata, mentre la ripresa della navigazione da parte della barca a vela è avvenuta esclusivamente nel pomeriggio. Tuttavia, le tre persone non presentavano sintomi riconducibili a Covid-19.

(da agenzie)

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MEDICO CONTAGIA DIECI COLLEGHI ALL’OSPEDALE DI CASTELLANETA: “HA MENTITO SU FEBBRE”

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

“E’ ANDATO IN OSPEDALE PER SOTTOPORSI A UN INTERVENTO MA HA TACIUTO SULLA FEBBRE”

Sarebbero una decina, per ora, i casi positivi al coronavirus tra medici e operatori sanitari dell’ospedale di Castellaneta (Taranto).
A provocarli – si apprende – sarebbe stato un medico, in servizio nello stesso ospedale San Pio,   andato nel nosocomio per sottoporsi ad un intervento e che e’ entrato nella struttura avendo gia’ la febbre, poiche’ aveva contratto il coronavirus.
Stamattina saranno effettuati altri tamponi al personale dell’ospedale di Castellaneta, l’unico nel versante occidentale della provincia di Taranto. “Quello che e’ accaduto e’ gravissimo, inaudito, inconcepibile. Un medico, che lavora in ospedale, e’ andato li’, in nosocomio, e invece di passare dal pre triage come prevedono la procedura e i protocolli, e’ andato regolarmente al pronto soccorso, come se nulla fosse, e da li’ e’ andato poi nei reparti”. Lo dichiara il sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti, che e’ anche presidente della Provincia di Taranto.
“E’ accaduto uno sfacelo – prosegue Gugliotti – nel senso che diversi medici,di vari reparti, sono risultati contagiati. Ma era ovvio che potesse accadere. Hanno fatto all’ospedale di Castellaneta una cinquantina di tamponi e diversi sono risultati positivi. Ma non abbiamo finito con i tamponi perchè se ne faranno altri”.
“Stamattina – sostiene Gugliotti – stiamo cercando di capirne di più e di valutare come Comune, insieme al direttore sanitario dell’ospedale San Pio, cosa fare e quali provvedimenti intraprendere”.
“Assurdo quanto è successo – prosegue il sindaco di Castellaneta -. Anche se tu sei medico dell’ospedale di Castellaneta, non puoi, ribadisco non puoi, sottrarti ai protocolli. E’ invece questo è accaduto. Ma come? A Castellaneta stiamo facendo i salti mortali per garantire i servizi, consegnare i farmaci a domicilio, così anche la spesa alimentare, stare vicino a chi è in difficoltà , eppoi accadono cose come queste che ci mandano tutto all’aria!”.
Al momento, tra i casi positivi di coronavirus nel Tarantino, 23 a ieri sera secondo il bollettino regionale, quattro riguardano medici: due medici di base di Manduria, un primario ospedaliero di Taranto e un medico dell’ospedale di Castellaneta.

(da agenzie)

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TRAGICO BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE: 627 MORTI IN UN GIORNO, 4670 NUOVI CONTAGI, 689 GUARITI

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

SALE A 4.032 IL NUMERO DELLE VITTIME… LA PIU’ COLPITA LA LOMBARDIA CON 381 MORTI

È il bollettino più drammatico sotto il profilo delle vittime l’ultimo diffuso dalla Protezione civile sull’epidemia di coronavirus in Italia.
Nel consueto appuntamento quotidiano, il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli ha confermato che nelle ultime 24 ore ci sono stati 627 morti.
Il totale delle vittime sale così a 4.032.
Il numero dei positivi attuali sale a 37.860 pazienti, con 4.670 nuovi casi in un giorno, che portano il totale nazionale a 47.021 persone colpite finora.
Quanto alle guarigioni, nelle ultime 24 ore sono guariti 689 pazienti, e dunque il totale delle guarigioni sale a 5.129 persone.
I pazienti ricoverati in strutture ospedaliere con sintomi sono al momento 16.020, di cui 2.655 in terapia intensiva. 19.185 sono invece le persone in isolamento domiciliare in tutta Italia.
I numeri più pesanti arrivano ancora una volta dalla Lombardia, dove in un solo giorno si sono contati 381 morti e 2.380 nuovi contagi.
I pazienti attualmente positivi regione per regione
In base ai dati ufficiali della Protezione Civile, il numero di persone al momento positive al SARS-CoV-2 è così distribuito di regione in regione:
15.420 in Lombardia
5.089 in Emilia Romagna
3.677 in Veneto
3.244 in Piemonte
1.844 nelle Marche
1.713 in Toscana
1.030 nel Trentino A.A.
1.001 in Liguria
912 nel Lazio
702 in Campania
555 in Friuli Venezia Giulia
551 in Puglia
422 in Abruzzo
384 in Umbria
379 in Sicilia
257 in Valle d’Aosta
288 in Sardegna
201 in Calabria
39 in Molise
52 in Basilicata

(da Open)

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QUOTIDIANA FIGURA DI MERDA: SALVINI DICE CHE IL MERCATO DI PALERMO E’ APERTO PER COLPA DEL SINDACO ORLANDO, MA LA STRUTTURA E’ CHIUSA DA GIORNI

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

LA MOTIVAZIONE DELL’ASSEMBRAMENTO DAVANTI AL MERCATO ORTOFRUTTICOLO NON E’ L’APERTURA DEL MERCATO

“Mentre l’Italia soffre e si ferma, il mercato ortofrutticolo di Palermo non chiude. Il tutto sotto il naso del sindaco Orlando, famoso per difendere immigrati e Ong. Nessun rispetto delle regole e del buonsenso: così si mette a rischio non solo la città , ma tutto il Paese.”
Ecco la quotidiana bufala in un post di Matteo Salvini.
Due premesse doverose.
La prima: le scene che si sono viste questa mattina al mercato ortofrutticolo di Palermo non sono conformi alle prescrizioni dei dpcm emanati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, perchè non sono state rispettate le distanze di sicurezza necessarie.
La seconda: lo stato dell’arte che riguarda la struttura ci dice che, al momento, quest’ultima risulta ancora chiusa dopo l’ordinanza emessa dal sindaco Leoluca Orlando.
Dunque, Matteo Salvini — che ha scritto un tweet polemico per attaccare il primo cittadino del capoluogo siciliano — riporta una notizia non vera.
Ma cosa è successo al mercato ortofrutticolo di Palermo questa mattina?
Lo spiega una nota del comune. L’assembramento non era relativo a cittadini che volevano entrare nella struttura per fare la spesa, ma ai lavoratori del comparto che operano proprio all’interno dello stesso mercato palermitano.
«Contrariamente a quanto riportato da alcune testate locali, il mercato ortofrutticolo è e resta chiuso, fino a quando tutti coloro che hanno titolo ad accedervi non avranno adempiuto a tutte le disposizioni — hanno scritto dal comune di Palermo -. Stamattina, su richiesta di alcuni concessionari, è stato autorizzato unicamente l’ingresso di alcuni TIR con merce proveniente da altri centri di stoccaggio e che è stata sottoposta anche a controlli dell’ASP».
Il mercato non riaprirà  fino a quando, conformemente alle disposizioni del dpcm, non verranno stabilite tutte le misure per permettere gli acquisti contingentati e l’accesso in sicurezza all’interno della struttura.
Dunque, sembra inutile e strumentale affermare che il mercato è aperto e divulgare queste informazioni attraverso i seguitissimi account social di Matteo Salvini.
Il leader della Lega, poi, non ha perso l’occasione per definire Leoluca Orlando «amico delle ong», confondendo ancora una volta i piani.
Una cosa è dare una mano per cercare di procedere, in maniera compatta, a superare l’emergenza coronavirus, un’altra è riaccendere vecchie beghe politiche, mescolando argomenti che poco hanno a che vedere gli uni con gli altri.
Soprattutto in un momento in cui le ong hanno offerto la loro disponibilità  a scendere in campo con il proprio personale sanitario per aiutare le regioni in difficoltà  — tra cui la Lombardia — a gestire l’emergenza medica.

(da agenzie)

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PERCHE’ FONTANA VUOLE A OGNI COSTO COSTRUIRE ALA FIERA UN OSPEDALE DI FORTUNA QUANDO C’E’ QUELLO DI LEGNANO CHE NON E’ AFFATTO INAGIBILE E POTREBBE OSPITARE CENTINAIA DI MALATI DI CORONAVIRUS?

Marzo 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL SOPRALLUOGO DI UN CONSIGLIERE REGIONALE M5S CONFERMA CHE LA SCELTA E’ POSSIBILE E NON ONEROSA, VISTO CHE GIA’ ESISTE

Dopo le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Gallera di inagibilità  del monoblocco del vecchio Ospedale di Legnano e il comunicato di ADL Cobas Lombardia a firma di Riccardo Germani come portavoce del sindacato, riporto quanto emerso da un sopralluogo nel vecchio Ospedale di Legnano e ci preme confermare che se da una parte Gallera ha ragione per il vecchio monoblocco, abbiamo potuto constatare con i nostri occhi che alcune delle palazzine dell’Ospedale nate per essere adibite a reparti di pediatria, ginecologia, infettivi e rianimazione sono occupati in parte e assolutamente agibili e disponibili.
Nella prima palazzina di 4 piani c’è un blocco operatorio assolutamente funzionate anche se non siamo riusciti ad entrare, mentre al piano secondo e primo hanno adibito le camere degenti a uffici per la ATS, stessa cosa per il piano rialzato tutte le camere hanno luce, bagni, e predisposizioni per l’ossigeno.
I pochi impiegati hanno confermato che il lavoro che svolgono oggi potrebbero tranquillamente fare da casa e che in questa emergenza sarebbe intelligente usare quella struttura come posti letto Covid-19.
Nella seconda palazzina che doveva ospitare le malattie infettive di 3 piani al momento sembrerebbe occupata in parte dai poliambulatori e da un centro prelievi e anche questa potrebbe essere pronta subito senza grandi spese.
La terza palazzina è un’ala del monoblocco che ospitava la rianimazione di 8 piani costruita successivamente al monoblocco; li non è possibile entrare, ma sembrerebbe dall’esterno una costruzione eccellente.
Come M5S chiediamo un’ulteriore sopralluogo in queste 3 palazzine per prendere in considerazioni la possibilità  di utilizzarle per reparti di Covid-19 queste 3 strutture.

Luigi Piccirillo
(consigliere regionale M5S)

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