Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
DIMENTICA CHE NOI ABBIAMO FATTO LO STESSO E LO ABBIAMO FATTO PRIMA DEGLI ALTRI
Le buone notizie bisogna sempre darle per prime, è quindi è una buona notizia che siano in arrivo
dalla Cina 150 ventilatori polmonari e cinque milioni di mascherine.
Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in una diretta Facebook, rispondendo al “grido d’aiuto” che arriva da medici, infermieri e operatori sanitari. “Dalla Cina arrivano 150 ventilatori polmonari, che si vanno ad aggiungere ai 40 arrivati l’altra sera — fa sapere il titolare della Farnesina — A questi si aggiungono cinque milioni di mascherine Ffp2, abbiamo firmato un contratto in queste ore, e due nuove equipe mediche, che stanno partendo in queste ore dalla Cina, per venire ad aiutare i nostri medici dal punto di vista delle informazioni pratiche che hanno usato per sconfiggere il virus a Wuhan”.
E intanto, fa sapere sempre Di Maio, Francia e Germania hanno sbloccato l’export di mascherine e tute medicali. Che era bloccato dal 6 marzo.
Detto questo, però, il ministro degli Esteri si è lanciato in una polemica contro gli stati cattivi che bloccano il materiale sanitario destinato all’Italia che in bocca a lui stona un pochino visto che abbiamo fatto lo stesso e lo abbiamo fatto prima degli altri.
Vediamo le date. Sostiene Di Maio: “Oggi ho sentito il ministro brasiliano, quello tedesco, della Corea del Sud e australiano in una conferenza per coordinarci”. Ci sono “alcune mascherine acquistate da ditte italiane bloccate alla frontiera in altri Paesi”, e in tutto ciò “alcuni Paesi stanno provando a requisire le mascherine per usarle”. Ma al di là del fatto che “lo scalo doganale è solo un’esigenza del commercio internazionale”, continua, “ho detto ai ministri che ho sentito che denunceremo, in tutte le sedi internazionali competenti, i Paesi che si macchieranno della pratica ignobile di requisire mascherine destinate a Paesi in difficoltà ” quale è l’Italia oggi. “È inaccettabile che materiale medico destinato all’italia venga fermato per strada”, stigmatizza Di Maio.
C’è però un problema dietro questo ragionamento.
Ovvero che, come scriveva l’agenzia di stampa ANSA il 4 marzo, l’Italia “già da qualche giorno” aveva bloccato l’esportazione di mascherine prodotte sul territorio nazionale per evitare la carenza sul territorio (un obiettivo evidentemente fallito, come raccontano le cronache). Gli altri paesi hanno fatto (la Francia e la Germania, che per fortuna ci hanno ripensato — probabilmente dopo averne fatto incetta) e stanno facendo (altri, che Di Maio non ha citato) quello che è più logico in una situazione del genere: prepararsi ad assistere un numero molto alto di propri cittadini. Esattamente quello che l’Italia forse avrebbe avuto il tempo di fare se si fosse mossa una settimana prima.
Detto questo, Ursula Von der Leyen si è schierata con l’Italia rivolgendosi proprio a francesi e tedeschi, e questo sembra un segnale piuttosto diretto. Anche perchè quello che ha detto è vero: prima o poi anche gli altri Stati avranno bisogno di solidarietà e aiuto, come oggi l’Italia.
Detto questo, rimane che la bella notizia è un’altra: ovvero che “dalla Cina arrivano i primi 150 ventilatori polmonari oltre ai 40 arrivati l’altra sera”. Non basta, “a questi si aggiungono 5 milioni di di mascherine del tipo Ffp2, abbiamo firmato il contratto in queste ore, e due nuove equipe mediche che stanno partendo dalla Cina”, come ha detto Di Maio.
Le buone notizie sono queste, le polemiche lasciamole da parte.
(da NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
LE TESTIMONIANZE DEGLI ITALIANI CHE VIVONO L’EMERGENZA CORONAVIRUS NEGLI ALTRI PAESI
Vivere l’emergenza coronavirus è difficile, lo stiamo sperimentando quotidianamente. Viverla da lontano, quando si è residenti in un altro Paese del mondo lo è ancor di più. Perchè si percepisce ancora di più la lontananza dagli affetti e perchè si vive in un contesto che, a livello di misure di sicurezza, sembra essere ancora lontano rispetto ai metodi impiegati in Italia. A ciò si aggiunge la sottovalutazione del problema in molti Paesi del mondo, delle loro autorità e dei loro stessi cittadini.
Va da sè che gli italiani all’estero si sentano ancora più soli e con una maggiore responsabilità sulle spalle: quella di far capire a chi vive insieme a loro la quotidianità che il coronavirus è un’emergenza seria, da non prendere sottogamba. Per questo Insieme in Rete, associazione che promuove l’esercizio consapevole della cittadinanza digitale, ha lanciato l’iniziativa ‘Insieme nel mondo’: una raccolta di video-testimonianze di tanti italiani che vivono e lavorano all’estero e che stanno affrontando l’emergenza coronavirus in un contesto che, spesso, non combacia con la percezione del rischio che c’è in Italia.
Tutti gli italiani all’estero possono inviare la propria testimonianza all’indirizzo insiemeinrete2018@gmail.com e possono così contribuire ad allargare questa community virtuale che ha l’obiettivo di raccontare come gli italiani vivono l’emergenza nelle varie parti del mondo e di fornire indicazioni utili a tutte quelle persone che affrontano l’emergenza coronavirus lontano dal loro Paese. Video che arrivano da Barcellona, da Bruxelles, da Londra, da Edimburgo, da Toronto, da San Francisco, dalla Polonia, da Berlino, da Atene, da Lisbona, da Coimbra, da Blekinge (Svezia): alcuni esempi per dare l’idea dell’ampiezza di questa rete che si sta formando.
«L’Italia è stata tra i primi a dover fronteggiare il coronavirus, una pandemia che viviamo tutti con enorme preoccupazione, in special modo per le zone più colpite dall’emergenza sanitaria — ha sottolineato Flavio Alivernini di Insieme in Rete -. Gli italiani in questi giorni si stanno attenendo a regole molto stringenti, stanno restituendo al mondo una rappresentazione plastica di quanto la nostra comunità nazionale sia determinata e compatta nel contenere il nemico. All’estero vivono sei milioni di italiani e noi vogliamo fare un piccolo sforzo per cercare di portare la loro voce quanto più possibile vicina alle loro famiglie. Ci faremo raccontare le loro storie, le loro paure, le loro speranze. “Insieme in rete” metterà a disposizione i propri canali di comunicazione per lanciare i tantissimi video che stiamo già ricevendo da ogni parte del mondo».
Barcellona
E le prime testimonianze stanno già arrivando. Steven Forti (apri qui per la sua testimonianza video), docente e attivista che vive a Barcellona, ad esempio, ha parlato subito dopo che il presidente spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato il lockdown in tutto il Paese, con misure molto simili a quelle che sono entrate in vigore in Italia: «La comunità italiana in Spagna è molto numerosa — ha spiegato Steven Forti -. Gli italiani hanno cercato di far capire sin da subito alla popolazione spagnola che non si poteva continuare a vivere come se nulla fosse successo. E in questo hanno avuto un ruolo molto importante: le sardine di Barcellona, ad esempio, hanno fatto un comunicato invitando tutti a stare in casa. Stupisce questa presa di coscienza così lenta: fino a qualche giorno fa a Valencia si stava celebrando una delle feste più attese dell’anno, le Fallas. Ma dal fine settimana del 15 marzo, la situazione in Spagna è praticamente identica a quella italiana».
Bruxelles
Il funzionario europeo da Bruxelles Francesco Cerasani (apri qui per la sua testimonianza video), invece, traccia un quadro totalmente diverso della situazione: «Nonostante i belgi siano abituati a misure di lockdown, soprattutto in caso di minacce terroristiche, sto vedendo ancora troppa gente per strade. Mi sembra che non si sia compresa la gravità della situazione in questo momento: ho visto persone che continuano a frequentare i parchi, anche con i bambini. Inoltre, nell’ultimo giorno prima della chiusura dei ristoranti e dei locali, c’erano ancora tanti ragazzi che sono andati a cena fuori e si sono assembrati in diversi punti della città . Le comunità italiane a Bruxelles che sono tantissime hanno insistito moltissimo sui social network per chiedere delle misure più stringenti alle autorità locali. Il mio pensiero va soprattutto a quegli italiani che sono qui da meno tempo e che vivono una situazione ancora non ben definita dal punto di vista del contatto con il sistema sanitario belga: in questa situazione è molto importante avere un contatto con il proprio medico curante ed è bene che questa situazione venga prevista soprattutto da quei giovani che vivono a Bruxelles da meno tempo, magari con il supporto delle nostre autorità ».
Londra
La giornalista e scrittrice Cristina Marconi (apri qui per la testimonianza video), invece, vive il paradosso di una Gran Bretagna intimorita dalle parole di Boris Johnson, ma allo stesso tempo ancora stoica in una resistenza all’emergenza. «È vero che i supermercati si stanno svuotando, che mancano alcuni generi come la cartaigienica, ma è anche vero che nel week-end si sono viste scene di pub ancora pieni. La strategia di Boris Johnson ha generato panico, ma dopo che la stampa e gli esperti hanno criticato il premier, il governo ha lasciato trapelare quelle che saranno le prossime misure di contenimento del virus. Si parla di una quarantena di quattro mesi per gli anziani al di sopra dei 70 anni e l’adozione di misure speciali per le persone che violano la quarantena. L’opinione pubblica non è ancora del tutto consapevole di quanto sia pericoloso questo virus. Ma si sta ragionando sulla lunga prospettiva: sia per quanto riguarda l’economia nazionale, sia per quanto riguarda eventuali tensioni sociali»
Toronto
Il ricercatore e analista di economia politica a Toronto Nicola Melloni (apri qui per la testimonianza video) racconta di una comunità italiana in Canada in apprensione per quanto sta accadendo: «La situazione del coronavirus in Canada è in continua evoluzione. Le risposte del governo sono state abbastanza timide, lasciando al settore privato se e come continuare le attività lavorative. Le scuole resteranno chiuse approfittando anche di un periodo di vacanza previsto ogni anno in questo periodo. I segnali della politica sono contrastanti: le autorità locali dell’Ontario, ad esempio, hanno invitato i cittadini a uscire e ad approfittare di questo periodo di break. Ovviamente, sappiamo tutti in Italia quanto questi consigli contraddittori rispetto alla situazione attuale possano essere dannosi. Nelle prossime ore si potrà confermare lo stop alle attività commerciali. Il Canada risente della vicinanza con gli Stati Uniti, che è una bomba a orologeria: il confine è molto lungo ed è difficile da controllare nel caso dello scoppio di una epidemia. Come italiani in Canada, si risente molto dell’effetto dei collegamenti con il nostro Paese che saranno completamente tagliati. Non riusciremo a tornare in Italia, se ce ne fosse la necessità e questo per noi è motivo di grande apprensione»
San Francisco
Isabella Weiss, da Valbranca — San Francisco, racconta così l’emergenza coronavirus negli Stati Uniti (apri qui per la testimonianza video), una delle grandi potenze accusata di aver sottovalutato la portata della malattia: «Finalmente Trump ha ammesso che c’è un problema, mentre lo aveva negato fino a qualche giorno fa. Dopo la dichiarazione d’emergenza, siamo molto preoccupati: sono stati fatti pochissimi test e non sappiamo quale sia la situazione dei positivi. In California siamo 40 milioni di persone e i test ricevuti sono stati meno di 8000. Non siamo tranquilli per niente, nonostante il fatto di aver dato più poteri agli stati e di aver dato libertà agli ospedali di assumere più personale».
Polonia
Paola Floris è una studentessa Erasmus che sta completando i suoi studi all’università Niccolò Copernico di Torun, il capoluogo della Pomerania, in Polonia (apri qui per la testimonianza video). «Anche qui sono stati sospesi i voli con l’estero, mentre sono consentiti gli spostamenti all’interno del Paese. Sono state sospese anche le attività commerciali non essenziali nel Paese. Pochi studenti Erasmus hanno deciso di lasciare la Polonia: non possiamo fare altro che rispettare le norme e uscire soltanto per fare la spesa».
Berlino
Anche Federico Quadrelli (apri qui per la testimonianza video) è uno studente che vive a Berlino e che sta sperimentando le difficoltà del contagio, con le università chiuse e il forte senso civico che lo porta a restare in Germania. «La percezione è molto diversa dall’Italia: le persone, anche in virtù di alcuni dati rassicuranti, continuano a vivere una vita normale, andando nei locali e a fare la spesa. Le scuole sono chiuse a macchia di leopardo, perchè l’istruzione — essendo la Germania una Repubblica Federale — è una materia di competenza dei vari Land tedeschi. Tuttavia, non è vero che non si sta muovendo nulla, dal momento che le università sono chiuse e sono state sospese anche le sessioni di laurea e, inoltre, sono state sospese tutte le manifestazioni pubbliche. Qui si vive abbastanza tranquillamente, io resto qui in Germania, resto a casa e ne approfitto per leggere i tanti libri che ho acquistato»
Atene
Michele Sergi, invece, pubblica un video da Atene (apri qui per il contenuto integrale): «Riguardo al coronavirus, la situazione è ancora abbastanza tranquilla. Non ci sono numeri rilevanti, ma il governo greco aveva già preso alcune misure precauzionali, come la chiusura delle scuole e la cancellazione degli eventi di massa, compresi gli eventi sportivi. I ristoranti sono chiusi da questo week-end, tranne quegli esercizi che preparano pasti d’asporto. Per il resto, non ci sono grosse limitazioni: non è vietato uscire, non è vietato circolare per le strade. Le passeggiate con amici sono permesse. Il governo ha comunque diramato un’allerta e ha invitato la popolazione a restare a casa il più possibile, incentivando le aziende a operare in regime di smartworking».
Edimburgo
C’è anche chi, come Sara Badilini, è arrivata a Edimburgo nel corso dell’emergenza coronavirus, quando questa non era ancora nella sua fase acuta (apri qui per il video completo). Non ha avuto alcun problema a lavorare per il suo ente di volontariato in questi giorni, mentre all’aeroporto le hanno chiesto solamente la provenienza: l’unico ostacolo sarebbe stato rappresentato da un suo arrivo da una delle zone rosse. «Quattro giorni fa mi hanno chiesto di mettermi in isolamento per due giorni, cioè quando sarebbero scaduti i 14 giorni dal mio arrivo nel Regno Unito dall’Italia. Ma io, nei 12 giorni precedenti ho girato in maniera indisturbata per la Scozia, avendo contatti stretti con persone che viaggiano sui mezzi pubblici, con le persone al lavoro, con il mio coinquilino. L’emergenza non è affatto avvertita come in Italia»
Coimbra
Andrea Zaniboni è in Erasmus a Coimbra: «La situazione in Portogallo è molto diversa dall’Italia, qui c’è un solo caso. La gente è ancora molto tranquilla, ma da questo fine settimana anche i portoghesi hanno iniziato a capire che l’unico modo per bloccare la diffusione del virus è quello di restare a casa. Le scuole e le università sono chiuse, ma non sono ancora state prese misure drastiche. Anche io, da oggi, ho deciso di non uscire più, anche sulla base di quello che è successo in Italia e di quello che mi raccontano i miei familiari e i miei amici».
Lisbona
Marcello Sacco da Lisbona offre un ulteriore punto di vista sul Portogallo nel corso di questa emergenza coronavirus (apri qui per il video completo): «La sensazione è che anche qui si sia sottovalutata l’emergenza. Non è mancato chi, anche tra voci autorevoli, ha dato la colpa a quanto successo in Italia alla scarsa organizzazione nel nostro Paese. Tuttavia, occorre ricordare che uno dei casi più famosi di coronavirus al mondo, quello dello scrittore cileno Luis Sepulveda, è partito proprio dal Portogallo. Qui l’autore aveva partecipato a un festival letterario. Dopo questa prima fase di negazione, tuttavia, il Paese ha dovuto fare i conti con il virus, che è arrivato anche qui. Ora, si stanno prendendo misure più serie, legate soprattutto alla chiusura di scuole e università ».
Svezia
Il coronavirus è emergenza anche in Svezia, dove abbiamo raccolto la testimonianza di Paola Canu-Kullman, che ha inviato il suo video da Blekinge: «La situazione è abbastanza tranquilla: il governo cerca di mantenere la calma o almeno di dare una parvenza di calma. La comunicazione avviene spesso, in modo tale da tenere la nazione informata e da dimostrare che il governo è forte. Le misure precazionali sono quelle consigliate dall’Oms e che vengono seguite anche in tutta Europa. In Svezia sono stati cancellati tutti i concerti e i grandi eventi, così come gli assembramenti di persone. La maggior parte delle popolazione in Svezia è concentrata nelle grandi città ed è proprio qui che si concentra il contagio».
Andalusia
Le parole di Claudio Pizzo, Jaà«n, Andalusia (apri qui per il video completo): «Siamo preoccupati, speriamo che finisca tutto al più presto. Non siamo ancora ai livelli dell’Italia, ma le previsioni sono che ci arriveremo anche qui. Confido nel buonsenso delle persone, che resteranno a casa. Tuttavia, il lavoro continua: e questa la vedo come una contraddizione. Mi auguro che la situazione migliori anche da voi in Italia. In Andalusia fa molto caldo, potrebbe essere questo il motivo di un contagio diverso del virus».
(da Giornaletttismo)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
SU 10 CONTAGIATI 7-8 SONO UOMINI, 2-3 SONO DONNE
L’istituto Mario Negri di Bergamo è in prima linea per la lotta al coronavirus. Che ha mostrato
diverse anomalie nel suo contagio e che, adesso, potrebbe far emergere una ulteriore caratteristica della sua dimensione.
Secondo Guido Bertolini, il responsabile del laboratorio di epidemiologia dell’istituto bergamasco, il coronavirus colpisce più gli uomini che le donne. Le sue parole, raccolte dal quotidiano La Repubblica, aprono un nuovo scenario sul contagio.
«Non abbiamo dati della qualità che vorremmo — ha affermato — ma le statistiche dopo tre settimane iniziano ad essere chiare: su dieci contagiati in modo grave, 7 sono uomini e 3 sono donne. Negli anziani arriviamo al rapporto 8 a 2. La direzione per studiare questo virus passa anche dall’assetto ormonale dei due sessi»
Secondo l’immunologo del Mario Negri, la chiave potrebbe essere proprio negli ormoni. La produzione di estrogeni da parte delle donne, infatti, è solita creare resistenze naturali contro molte patologie, come ad esempio quelle cardiovascolari. Tuttavia, si tratta soltanto di una ipotesi, anche perchè — con la menopausa — la produzione di estrogeni cala e, nonostante ciò, nei soggetti più anziani il rapporto del contagio tra uomo e donna (in base ai dati statistici sin qui analizzati) è addirittura maggiore. Dunque, potrebbero esserci anche altre spiegazioni.
Resta il fatto che le affermazioni dell’immunologo Guido Bertolini si basano — come ammesso dallo stesso scienziato — su dati che non hanno standard elevatissimi di qualità . Tra questi, possiamo citare anche il fatto che non è ancora chiara, dal punto di vista dei dati ufficiali, l’esatta quantità dei contagiati in Italia e nel mondo, comprendendo in questa fase anche gli asintomatici che, al momento, non sono sottoposti a tamponi.
In ogni caso, l’immunologo Bertolini ricorda: «Non significa assolutamente che le donne devono stare meno attente degli uomini: tutti devono rispettare rigorosamente le prescrizioni del governo».
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
CALANO I RICOVERI IN TERAPIA INTENSIVA… OLTRE 500 NUOVI CASI A BERGAMO
“I positivi sono 13.272, più 1.587, i ricoverati in ospedale sono 4.898, più 602 rispetto a ieri, c’è una crescita costante ma non esponenziale. In terapia intensiva aumentano solo di 25, 757 in totale, un dato molto più ridotto rispetto alla media di 45 ma non cantiamo vittoria, anche perchè i decessi sono 1.218, con una crescita di 252”: lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.
E’ Bergamo la provincia con più contagiati dal Coronavirus in Lombardia: 3.416 con un aumento in un giorno di 552: lo ha detto l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera in diretta Facebook. A Brescia i contagi sono 2.473 (+351), a Cremona 1.792 (227), a Pavia 722 (100), a Mantova 327 (60), Monza e Brianza 339 (+115). Nella città metropolitana di Milano i contagiati sono 1.750 (+200) di cui 711 in città (79), dunque con numeri in proporzione alla popolazione più bassi di altre zone.
Superati i 20mila malati di coronavirus in Italia: sono complessivamente 20.603, con un incremento rispetto a sabato di 2.853, mentre il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 27.747. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile.
Sono arrivate a 1.809 le vittime del coronavirus in Italia. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. In un solo giorno c’è stato un aumento di 368 morti. Sabato l’aumento era stato di 175. Sono 2.335 le persone guarite
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
POSSIBILITA’ DI REQUISIRE HOTEL E IN CAMPO ANCHE I MEDICI MILITARI… LE STRUTTURE SANITARIE PRIVATE DOVRANNO METTERSI A DISPOSIZIONE
Il personale ospedaliero beneficeranno di un surplus nel loro stipendio. I dipendenti del Servizio
Sanitario nazionale, in concreto, otterranno un pagamento maggiorato per le ore di straordinario, se sono impegnati nel contrasto all’epidemia di coronavirus.
La misura è presente nella Relazione illustrativa al decreto legge che il Consiglio dei ministri discuterà nelle prossime ore. La Relazione illustrativa descrive anche un piano straordinario per il controllo dei passeggeri e delle merci in arrivo nel nostro Paese. Il piano verrà realizzato potenziano gli “Uffici periferici del ministero della Salute nel nord Italia (USMAF-SASN e gli Uffici UVAC-PIF).
Questi Uffici periferici avranno un doppio ruolo. Oltre a controllare le persone e i beni che arrivano in Italia, dovranno certificare che le merci italiane viaggiano verso l’estero in condizioni di assoluta sicurezza. Questa certificazione serve a tutelare il nostro made in Italia. Il governo confida di portare a termine i concorsi per le assunzioni del personale, che verranno ultimate entro giugno
Aumentare i posti letto per le cure
Il governo chiede ha richiesto alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano. Dovranno aumentare, a livello regionale, “del 50% il numero dei posti letto in terapia intensiva e del 100% il numero dei posti letto nelle unità operative di pneumologia e di malattie infettive”.
Per raggiungere questi obiettivi, Trento e Bolzano saranno autorizzate a stipulare accordi con cliniche private accreditate. E, se non sufficienti, anche con cliniche non accreditate. Purchè – precisa la Relazione illustrativa – simili strutture rispondano a tutti i requisiti di qualità in termini di assistenza al paziente.
Alla luce della strordinaria emergenza che vive il Nord Italia, le strutture private non potranno rifiutarsi di collaborare e dovranno mettere a disposizione – oltre alle loro strutture e ai macchinari – anche il personale. In cambio riceveranno quella che la Relazione definisce una a “indennità di requisizione”.
Anche la Lombardia – in prima linea nell’assistenza ai contagiati – viene autorizzata a sottoscrivere contratti con strutture private (accreditate comenona accreditate) “in deroga ai tetti di spesa”.
Strumenti di protezione. Incentiv
Il ministero dell’Economia potrà utilizzare una sua società (Invitalia) per “finanziamenti a fondo perduto, contributi in conto gestione, finanziamenti agevolati. Ne beneficeranno “le imprese che producono dispositivi di protezione individuale e medicali”. Gli incentivi “potranno essere erogati anche alle aziende che forniscono mascherine chirurgiche, mascherine prive del marchio CE, previa valutazione da parte dell’Istituto superiore di sanità “.
Negli alberghi per chi è in sorveglianza sanitaria
La Protezione civile potrà requisire “presidi sanitari e medico-chirurgici, da soggetti pubblici e privati”. Invece le Prefetture potranno requisire “strutture alberghiere, oppure altri immobili con analoghe caratteristiche di idoneità , per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare”. In alberghi e strutture ricettive saranno sistemati anche i malati che hanno superato la fase più acuta e che, per ragioni di prudenza, non possono tornare presso le loro abitazioni.
Ferma di un anno per sanitari dell’esercito
Pur di approntare “presidi sanitari straordinari”, il governo schiera il servizio sanitario militare. In concreto, “è stata stimata la necessità di incrementare il personale medico e infermieristico militare per 320 unità , di cui 120 medici e 200 infermieri, attraverso l’arruolamento straordinario e temporaneo, con una ferma eccezionale della durata di un anno”. L’operazione di recluramento dovrà essere completata “entro aprile”; le migliori professionalità saranno scelte “dalle commissioni di avanzamento dell’Esercito italiano”.
Il ministero della Difesa è autorizzato alla spesa per comprare:
– due ospedali campali con le relative attrezzature, in grado di garantire le attività di terapia intensiva;
– 6 ambulanze per il trasporto di pazienti in assetto di biocontenimento;
– 3 camere isolate campali a pressione negativa e sistemi di trasporto isolati;
– dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario;
– farmaci per assistenza e terapia di supporto;
– nuovi dispisitivi per struttura diagnostica Policlinico militare “Celio di Roma”.
Assunzioni anche all’Inail
L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro potrà assumere – con contratto di lavoro a tempo determinato, della durata non superiore a sei mesi – un contingente di 200 medici specialisti e di 100 infermieri per garantire assistenza e cure ambulatoriali agli infortunati sul lavoro e tecnopatici.
All’Istituto superiore più fondi. Alt alla messa riposo
Le sue disponibilità sono aumentate di 4.000.000 di euro. Inoltre satà possibile “trattenere in servizio il personale del Servizio sanitario nazionale che avrebbe i requisiti per il collocamento in quiescenza, solo nell’eventualità in cui non sia possibile diversamente procedere al reclutamento di personale”.
Sanitari in arrivo dall’estero
“In deroga alle norme per il riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie conseguite in un Paese dell’Unione europea o in Paesi terzi”, sarà possibile ingaggiare medici e infermieri che hanno ottenuto all’estero i loro titoli di studio. Obiettovo è “fornire alle regioni e Province autonome la possibilità di poter far fronte con celerità alle carenze di personale sanitario”. I professionisti “interessati presentano istanza, corredata di un certificato di iscrizione all’albo del Paese di provenienza, alle regioni e Province autonome, le quali possono procedere al reclutamento temporaneo di tali professionisti”.
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
PUGNO DI FERRO SU CHI VIOLA IL DECRETO ANTI-CONTAGIO: CONTROLLATI 253.837 ESERCIZI COMMERCIALI, SONO 982 I TITOLARI DENUNCIATI
Oltre mezzo milione di controlli sugli esercizi commerciali e su chi non rispetta il decreto che limita gli spostamenti allo stretto indispensabile.
Il Viminale comunica che sono state 550.589 le persone controllate dalle forze dell’ordine l’11, il 12, il 13 ed il 14 marzo, in seguito ai decreti con le misure per il contenimento del coronavirus: 20.003 i denunciati per inottemperanza degli ordini dell’autorità , 493 per dichiarazione falsa a pubblici ufficiali.
Gli esercizi commerciali controllati negli scorsi quattro giorni sono stati 253.837: 982 i titolari denunciati.
I controlli potranno aumentare nei prossimi giorni, visto che nella bozza del Decreto legge che il Consiglio dei ministri esaminerà stasera si parla di un contingente di forze di polizia di 4.000 unità impiegato nelle attività di ordine pubblico, controllo del territorio e pubblico soccorso connesse all’emergenza Coronavirus.
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
LEGA 29,2%, PD 21,5%, M5S 13,9%, FDI 12,8%, FORZA ITALIA 5,8%, ITALIA VIVA 3,6%, SINISTRA 3%, AZIONE 2,1%, VERDI 2%, + EUROPA 1,9%
OpenMedia è la media aritmetica dei sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani in esclusiva
per Open. Concorrono alla media tutti i sondaggi pubblicati dai maggiori istituti demoscopici nella settimana appena conclusa
Nella prima settimana in “zona protetta” causa coronavirus, le intenzioni di voto degli italiani sembrano premiare i partiti che si sono mostrati più responsabili, allontanandosi da quelli meno collaborativi.
La Lega infatti, il cui leader nazionale e i governatori di Veneto e Lombardia sono stati protagonisti di polemiche nella gestione dell’emergenza, perde ancora uno 0,3% rispetto alla media precedente, portandosi al 29,2%, con trend negativo in tutti e sei i sondaggi analizzati.
Analogamente arretra ancora un po’ ItaliaViva di Renzi, questa settimana al 3,6% (-0,2), su cui gli istituti demoscopici sembrano essere tutti d’accordo, eccezion fatta per EMG col suo 5,3%. Il minimo attribuito a Iv è invece il 2,6% di Ixè.
Perdono terreno anche il M5S e Forza Italia, apparsi poco incisivi in questa fase.
I grillini lasciano sul campo più di mezzo punto scivolando al 13,9%, superati, o alla pari in due rilevazioni, da Fratelli d’Italia (Winpoll con un brutale 12,5% e Tecnè col 13 7%). Il massimo invece è il 15,6% di Ixè.
Anche Forza Italia perde mezzo punto e si porta al 5,8%, una percentuale su cui incide molto il 4,6% registrato da Winpoll per il partito di Silvio Berlusconi.
Balzo in avanti invece per il Partito Democratico, +0,6%, per una media del 21,5% che include il quasi 23 di Winpoll, il 22,5 di Ixè e il 22 netto di Tecnè.
L’altra protagonista in positivo dei sondaggi delle ultime settimane è sicuramente Giorgia Meloni. I suoi Fratelli d’Italia salgono ancora di uno 0,4% con un valore medio del 12,8%. Ma per Tecnè, Ixè e Winpoll il partito è già oltre il 13% (e punta a raggiungere il 15).
Positiva anche la settimana de LaSinistra/LeU che risale al 3% con una punta del 3,8 per il sondaggio di Swg. Rimangono più o meno stabili tutti gli altri partiti minori.
(da Open)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
EMERGENZA PER L’ASSENZA DI POSTI IN LOMBARDIA E MARCHE
C’è un problema che, in questi ultimi giorni, sta emergendo in maniera sempre più evidente. Sono i posti terapia intensiva dei singoli ospedali nelle varie città italiane.
Il grido d’allarme sta arrivando soprattutto dalla regione Lombardia, che ieri ha avvisato il resto d’Italia: i posti in terapia intensiva stanno rapidamente terminando e la situazione è ancora lontana dall’essere risolta.
Ma anche nelle Marche la situazione delle terapie intensive è arrivata alla saturazione. Un’emergenza senz’altro più silenziosa quella della regione adriatica, ma che è altrattanto grave.
Ma qual è lo stato dei posti terapia intensiva in Italia al 15 marzo?
La premessa fondamentale è che un quadro di questo genere è in rapidissima evoluzione e può mutare da un giorno all’altro. La fotografia attuale si basa su dati del Ministero della Salute e sui numeri del contagio da coronavirus che sono stati diramati dalla Protezione Civile nel suo bollettino quotidiano.
Dopo l’esplosione dell’emergenza coronavirus, i posti di terapia intensiva in Italia sono stati portati — con enorme sforzo — a circa 6100 su tutto il territorio nazionale. L’occupazione dei posti letto in terapia intensiva in tutto il Paese ha un tasso del 27%, distribuito in maniera ovviamente non omogenea tra le diverse regioni.
Concretamente, sono 1518 i posti di terapia intensiva occupati a causa dell’emergenza coronavirus. Di questi 732 sono in Lombardia e 93 nella regione Marche.
Abbiamo evidenziato queste due regioni perchè la loro situazione è completamente diversa, ma la saturazione è simile.
In Lombardia i posti in terapia intensiva a disposizione sono molti di più, ma sono stati rapidamente occupati dopo il contagio da coronavirus.
Nelle Marche i reparti di terapia intensiva sono molto più ridotti e, di fronte a un pacchetto di casi relativamente limitato, stanno andando in sofferenza.
In Lombardia, l’occupazione delle terapie intensive è arrivata all’83%, mentre nella regione Marche si è arrivati all’81%.
Nonostante il numero elevato di contagi da coronavirus, invece, sembrano reggere meglio l’Emilia-Romagna (che ha solo il 34% di posti in terapia intensiva occupati) e il Piemonte, con il suo 47% di occupazione dei reparti.
Al sud la situazione, al momento, è migliore. Ma se l’emergenza dovesse estendersi nelle regioni meridionali, la sfida sarebbe ancora più complessa. Qui i posti di terapia intensiva non arrivano neanche lontanamente a pareggiare quelli nelle altre zone d’Italia.
Al momento, però, le percentuali di occupazione sono molto basse (3% in Campania, Sicilia e Calabria, 4% in Basilicata, 1% in Puglia).
Nell’emergenza coronavirus, solo due regioni non hanno occupato i reparti di terapia intensiva: la Valle d’Aosta e la Sardegna non presentano ancora ricoverati gravi.
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
“MI HANNO CHIESTO SE POTEVO DARE UNA MANO ED ECCOMI QUA”
Come previsto dal decreto varato dal governo una settimana fa, anche i medici in pensioni
possono essere chiamati in servizio per combattere il prima linea l’emergenza coronavirus, per la quale, soprattutto in Lombardia, la sanità è al collasso.
Per questo tanti medici ormai fuori servizio hanno accettato la sfida e si sono messi a disposizione. Come Mario Cavazza, 67 anni, medico da 42, che a ‘la Repubblica’ ha raccontato la sua esperienza: “Nessuna persona che ami questa città , i suoi cittadini, il proprio lavoro, poteva dire di no. Mi hanno chiamato per dare una mano ed eccomi qui. Ma quando questa crisi finirà , tornerò a fare l’umarell…”.
Era appena andato in pensione, per coltivare i suoi hobby, lo scorso gennaio, dopo aver diretto per anni la medicina d’urgenza del Sant’Orsola di Bologna.
Adesso lavora per dodici ore al giorno, sabato e domenica compresi, e si occupa prevalentemente della parte organizzativa del lavoro ospedaliero. “Già dalle chat con i colleghi di altre città avevo capito che era una guerra. È un’illusione tipica degli occidentali pensare che certe cose siano lontane — ha spiegato — Un anno e mezzo fa, ero stato a Wuhan e quando ci vai ti rendi conto che non è così distante”.
Anche la sua famiglia ha capito la gravità della situazione: “Mia moglie è medico, conosce la mia passione. In questi giorni, per precauzione, lei e mia figlia vivono in un’altra casa. È stata la direttrice Chiara Gibertoni a chiedermi una mano. Se puoi essere d’aiuto alla tua città , ai tuoi cittadini, in un momento così pesante, non puoi dire no”.
Il dottor Cavazza sa che questa infezione non è uguale a quelle conosciute fino ad ora: “Di emergenze infettivologiche ne abbiamo avute, dall’aviaria alla Sars. Ma questa ha delle dimensioni inattese. Mi porterò dietro questo bagaglio: ho vissuto anch’io una roba terribile”.
Perchè il suo sacrificio e quello di tanti suoi colleghi non sia vano, ha lanciato un appello, per convincere i cittadini a non uscire da casa: “Ve lo diciamo da esperti: il virus muore se non trova l’ospite. Sparisce. Se non lo trasmetto, prima o poi smette. Capisco gli anziani soli, i ragazzi chiusi in casa: è chiaro, ma questa è la strada. Se stiamo a casa l’epidemia finisce. E poi oggi abbiamo tanti di quei sistemi. Io ho quattro figlie, ieri abbiamo fatto una videochiamata tutti insieme su Whatsapp, è stato molto bello”.
Questa situazione fuori dal comune, secondo il medico, può insegnare a anche a cambiare stile di vita: “Può servire credo, a imparare a cambiare l’approccio alla vita. Basta un niente per spazzare via tutto quello che hai costruito. Proviamo a riappropriarci del tempo lento. Lo dico da pensionato che rivede una dimensione che stava ormai perdendo: dobbiamo sempre correre?”.
(da Fanpage)
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