Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
GRAZIE ALLA RIFORMA CARTABIA, IL MAGISTRATO CONSERVATORE NON TORNERA’ AL TRIBUNALE DI MASSA
Un intervallo di sette giorni, dal 21 al 28 giugno del 2022. È
quello che garantirà a Cosimo Maria Ferri di restare a vita e per legge nelle stanze del potere, al ministero della Giustizia in cui ha già comandato per cinque anni, con tre partiti e sotto tre premier diversi.
E di non tornare a fare il lavoro per cui – in teoria – è ancora pagato dallo Stato: quello di “umile” giudice del Tribunale di Massa, distaccato alla sezione penale di Carrara.
Una funzione che il “geco” di Pontremoli, potentissimo uomo-cerniera tra politica e magistratura, in realtà ha svolto per appena tre degli ultimi 17 anni, cioè dal 2010 al 2013. Prima era stato al Csm, eletto appena 35enne, il più giovane membro di sempre.
Dopo ha iniziato una florida carriera da politico: sottosegretario nei governi Letta, Renzi e Gentiloni (prima in quota Pdl, poi Forza Italia, poi Pd) nel 2018 entra alla Camera coi dem e dopo la scissione renziana passa a Italia viva.
A settembre 2022 manca clamorosamente la rielezione nelle liste del Terzo polo: per un po’ sembra accontentarsi di fare il consigliere comunale a Carrara, dove qualche mese prima aveva fallito la corsa per diventare sindaco.
Ma dopo qualche mese si dimette e chiede di rientrare nel ruolo organico della magistratura. È lì che spunta il regalo inaspettato, o forse no: per una sola settimana, la riforma “anti-porte girevoli” dell’ex Guardasigilli Marta Cartabia gli “impedisce” di rimettersi la toga. E lo “costringe” (virgolette d’obbligo) a tornare per sempre in via Arenula, accanto al ministro Carlo Nordio e a tutti quelli che verranno dopo di lui.
Così una legge pensata per ostacolare le carriere “ibride” tra i due mondi, come quella di Ferri, finisce di fatto per incoraggiarle. Vediamo perché.
L’articolo 19 prevede che i magistrati eletti in politica, al termine del mandato, siano “collocati fuori ruolo presso il ministero di appartenenza“, nel caso di Ferri quello della Giustizia. A chi si applica? Lo dice il comma 2: “Alle cariche assunte dopo la data di entrata in vigore della presente legge”, cioè il 21 giugno del 2022. E quando ha assunto Ferri la carica di consigliere a Carrara? Il 28 giugno, giorno della proclamazione degli eletti. È grazie a questi sette giorni di scarto che l’ex sottosegretario sta per diventare la prima “porta girevole” bloccata dalla nuova norma: non potrà (o non dovrà, a seconda dei punti di vista) tornare mai più a fare il giudice, ma avrà garantito un posto al ministero fino alla pensione. Lo scrive in modo netto la Terza Commissione del Csm, a cui è arrivata la domanda di ricollocamento: “La norma non prevede la facoltà di svolgimento delle funzioni giurisdizionali, come richiesto dal dott. Ferri e come pure era possibile prima della sua entrata in vigore. Nella nuova previsione legislativa il collocamento fuori ruolo presso il ministero della Giustizia non ammette alternative“, si legge nella proposta di delibera all’ordine del giorno del prossimo plenum. Ferri non lo sapeva? Difficile crederlo. E così si spiegherebbe anche il perché, da potente deputato sicuro di una ricandidatura, abbia accettato di fare il consigliere d’opposizione di un Comune di sessantamila abitanti. Il mandato alla Camera infatti non sarebbe bastato a “salvarlo”, essendo iniziato prima dell’entrata in vigore della riforma.
Cosa farà il “geco” nella sua seconda vita in via Arenula? Impossibile dirlo, proprio perché il suo è il primo caso di applicazione della nuova legge. Il testo non specifica nulla, parlando genericamente di un incarico “presso il ministero”.
Ma è difficile che una figura come la sua, forte di un’esperienza ultradecennale nei palazzi romani, venga lasciata in panchina. Tanto più che con Nordio Ferri giocherà in casa.
Oltre agli ottimi rapporti col ministro e la sua maggioranza, infatti, troverà nello staff dirigenziale una pletora di ex colleghi di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice di cui è stato lo storico leader (e su cui esercita ancora un’ampia influenza): dal capo di gabinetto Alberto Rizzo al capo del Dipartimento Affari di giustizia (Dag) Luigi Birritteri, dal capo dell’Ufficio legislativo Antonio Mura a quello del Dipartimento carceri (Dap) Giovanni Russo. Anzi, è probabile che il più felice dell’arrivo sia lo stesso Nordio, che difficilmente – nonostante la vicinanza ideologica – avrebbe potuto spingersi a chiamarlo al ministero: Ferri infatti è tuttora sotto procedimento disciplinare al Csm per i fatti dell’hotel Champagne, l’albergo romano in cui fu intercettato mentre trafficava con Luca Palamara, il suo compagno di partito Luca Lotti e cinque ex consiglieri di palazzo dei Marescialli sulla nomina del nuovo procuratore di Roma (cioè il capo dell’ufficio che in quel momento indagava Lotti). Ma ora, grazie alla riforma Cartabia, non c’è rischio di imbarazzi. L’ex sottosegretario, comunque, si tiene aperte più porte: da poco ha presentato domanda anche per entrare nel nuovo ruolo dei giudici tributari “professionisti”, istituito sempre dall’ex Guardasigilli del governo Draghi. Qualunque cosa gli riserverà il futuro, sarà comunque meglio di occuparsi di scippi e rapine a Carrara.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
NEL 2023 IL SUO PROGRAMMA HA OTTENUTO UNA MEDIA DI 2,4 MILIONI DI TELESPETTATORI, CON UNO SHARE DELL’11,8%, SI TRATTA DEL PROGRAMMA PIU’ VISTO DI TUTTA LA RETE
La puntata di Che tempo che fa di ieri 14 maggio ha portato a casa il 12,4% di share, con 2,5 milioni di telespettatori davanti alla tv per seguire il programma di Fabio Fazio su Raitre andato in onda nel giorno in cui è stato annunciato il passaggio del conduttore dalla Rai a Discovery.
Una puntata da record che ha registrato un picco del 15% con 3 milioni di telespettatori, stracciando primati anche sui social, dove lo show ha ottenuto il record stagionale con oltre mezzo milione di interazioni, come riporta l’account del programma sui social che ringrazia i telespettatori «per il grande affetto», dando appuntamento a domenica prossima «per la penultima puntata su Rai3».
I dati di ascolto del 2023
Viale Mazzini dalla prossima stagione farà a meno di un vero e proprio patrimonio di ascolti, come conferma l’elaborazione dello studio Frasi basato sui dati Auditel citato dal Sole 24 Ore. Che tempo che fa solo nel 2023 ha prodotto un ascolto medio di 2,4 milioni di telespettatori, per uno share dell’11,8%. Quello di Fazio è stato finora il programma più visto di tutta Raitre, seguito a distanza solo da Chi l’ha visto con 1,9 milioni e considerando che la rete ha una media nel prime time di 1,4 milioni con uno share del 7%.
(da Open)
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Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
CON LA FECCIA DI POLITICI CRIMINALI CHE VOGLIONO FAR AFFOGARE I PROFUGHI, HA RESISTITO FIN TROPPO… HAI SALVATO MIGLIAIA DI PERSONE, SEI UNA GRANDE DONNA, NESSUNA PIETA’ PER I RAZZISTI
«Non ce la faccio più: troppa morte, troppo dolore e troppo odio
attorno a noi. Lascio». In un’intervista a Repubblica Anabel Montes Mier, definita la “pioniera” dei volontari a bordo delle navi umanitarie’, spiega perché è scesa la scorsa settimana dalla Geo Barents.
«Una scelta difficilissima. Questi sette anni e mezzo mi sono sembrati venti. Rifarei tutto, ma il livello di intensità, di tensione emotiva, la potenza delle esperienze vissute sono diventati insopportabili. Tutti gli orrori visti e ascoltati hanno reso fragile anche una persona come me che si è sempre ritenuta forte. Sindrome da stress post-traumatico, la diagnosi che ho ricevuto, io soccorritrice. Provate a capire come stanno quelle persone dopo anni passati in Libia».
Montes dice nel colloquio con Alessandra Ziniti di aver salvato «migliaia di persone con le loro storie terribili, decine di cadaveri. Persino la felicità per le vite salvate macchiata dalla consapevolezza che poi a terra in pochi li aiuteranno. Il compito delle Ong è evitare che queste persone muoiano in mare, poi dovrebbero essere gli stati ad aiutarle».
Il clima attorno alle Ong è cambiato, sostiene: «Quanto odio, e non riesco a farmene una ragione. Mi hanno insultato in tutti i modi, augurato il carcere, lo stupro, la morte. Come è possibile che chi si prodiga per salvare vite sia ripagato così?».
(da Open)
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Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
IL TRENTENNE, ORIGINARIO DEL CAMERUN, E’ STATO OFFESO MENTRE SVOLGEVA IL SUO LAVORO DI ADDETTO ALLA SICUREZZA DA UNO SPETTATORE AL QUALE AVEVA CHIESTO DI NON CALPESTARE L’ERBA… OVVIAMENTE NESSUNA AUTORITA’ HA PROVVEDUTO A IDENTIFICARE E DENUNCIARE QUEL RIFIUTO UMANO
Ha detto: “No, grazie. Sto bene a casa mia”. Pietro, il trentenne vittima di insulti razzisti durante gli Internazionali di tennis, ha rifiutato l’invito del presidente della Fitp, Angelo Binaghi. Il presidente federale gli ha scritto e lo ha invitato in tribuna a vedere con lui una partita degli Internazionali, lasciando aperto l’invito fino alla finale, ma il ragazzo ha declinato spiegando che in questi giorni preferirebbe rimanere da solo. “Non mi interessa andare a vedere una partita di tennis in tribuna d’onore”, spiega Pietro che è stato insultato mentre svolgeva il suo lavoro di addetto alla sicurezza.
Pietro ha raccontato la sua storia a Repubblica dopo l’ennesimo episodio di discriminazione. Ha denunciato uno spettatore che gli aveva detto “Vai al tuo Paese, qui sei un ospite” quando lui lo ha rispreso, nel pomeriggio di venerdì, perché stava capestando un prato verde. In corso, al campo Pietrangeli del Foro Italico, c’era il match in cui stava giocando Fabio Fognini.
Pietro, come ha ricostruito nell’intervista, ha anche lasciato il suo lavoro da steward nella manifestazione. I suoi colleghi continuano a chiamarlo per chiedergli come sta. “Sono molto demoralizzato – ha spiegato Pietro a Repubblica – dopo anni in cui si fa di tutto per farmi sentire inferiore”.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
LOTTA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI TRA MERCENARI ED ESERCITO REGOLARE RUSSO
L’indiscrezione la racconta oggi il Washington Post. Ed è di quelle
che potrebbero scatenare un conflitto.
Alla fine di gennaio il capo del gruppo Wagner Yevgeniy Prigozhin ha offerto all’Ucraina informazioni sul posizionamento delle truppe russe. Per dare una possibilità di colpirle in cambio del ritiro dei soldati di Kiev dall’area intorno a Bakhmut.
Questo emerge dai leak del Pentagono. Prigozhin aveva fatto arrivare la sua proposta tramite i suoi contatti nell’intelligence militare di Kiev. Contatti confermati, aggiunge il quotidiano Usa, da due funzionari ucraini, secondo i quali Prigozhin ha parlato in varie occasioni il servizio di intelligence militare (Hur) del governo di Kiev.
Il giornale sostiene che l’Ucraina ha rifiutato l’offerta.
Il capo del Gruppo Wagner, stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin, ha minacciato pubblicamente di ritirare i suoi mercenari dalla zona intorno a Bakhmut, dove sono all’avanguardia dell’offensiva russa, a meno che non ricevano le munizioni tanto necessarie.
Martedì ha detto in un messaggio audio che lui e i suoi uomini sarebbero stati considerati traditori se avessero abbandonato l’area. L’offerta di Prigozhin è arrivata attraverso i suoi contatti con i servizi segreti ucraini. Un portavoce della Casa Bianca ha rifiutato di commentare il rapporto, che si basava su documenti segreti statunitensi trapelati alla piattaforma di chat di gruppo.
Gli aerei caduti
Intanto ieri lo stesso Prigozhin ha detto che i sistemi di difesa aerea russi potrebbero essere coinvolti nell’abbattimento degli aerei militari di Mosca nella regione russa di Bryansk. Prigozhin ha suggerito di verificare quali difese aeree potrebbero essere situate al centro del raggio di 20 chilometri degli aerei abbattuti, ma ha anche aggiunto di non essere stato aggiornato sulla questione e di essersi concentrato sulla battaglia per Bakhmut.
E nella notte la Francia ha fatto sapere che addestrerà ed equipaggerà diversi battaglioni ucraini con dozzine di veicoli corazzati e carri armati leggeri. Lo hanno annunciato i due paesi dopo una cena all’Eliseo tra i presidenti Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky. «Nelle prossime settimane, la Francia addestrerà ed equipaggerà diversi battaglioni con dozzine di veicoli corazzati e carri armati leggeri, compresi gli AMX-10RC», si legge in un comunicato congiunto. Parigi sta inoltre concentrando i suoi «sforzi per sostenere le capacità di difesa aerea dell’Ucraina».
(da Open)
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Maggio 15th, 2023 Riccardo Fucile
IL PRIMO TURNO FINISCE 49,4% CONTRO IL 45% DELLO SFIDANTE
È ormai certo il ballottaggio per le elezioni presidenziali in Turchia. Quando è stato scrutinato oltre il 99% delle schede, il presidente uscente, Recep Tayyip Erdoğan, è in vantaggio ma non ha raggiunto il 50 per cento delle preferenze, fermandosi al 49,4%, secondo la Cnn turca, confermando così quanto era emerso dagli ultimi sondaggi: a 72 ore dall’apertura dei seggi Erdoğan era stato superato dal leader dell’opposizione, Kemal Kilicdaroglu, che ha invece ottenuto il 45%.
Nella notte, dopo l’una ora italiana, Erdogan si era rivolto alla folla dei suoi sostenitori: “Siamo in netto vantaggio. Altri stanno cercando di ingannare le persone dicendo che sono avanti”. Anche se ci sarà una nuova votazione, Erdoğan ha però già ottenuto la maggioranza in Parlamento.
La coalizione guidata dall’Akp di Erdoğan ha conquistato 324 dei 600 seggi. Di questi 268 saranno occupati da parlamentari del partito Akp, 51 dal partito nazionalista Mhp e 5 dal partito Refah.
La coalizione di opposizione guidata dai repubblicani del Chp, il cui segretario è lo sfidante Kilicdaroglu, ha conquistato il 35% dei voti e un totale di 211 parlamentari, 167 saranno del Chp e 44 dei nazionalisti alleati di Iyi parti.
Proprio il leader dell’opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha invece ottenuto il 45%. “La volontà di cambiamento nella società è superiore al 50%. Se la nostra nazione dice che si andrà al secondo turno, vinceremo assolutamente al ballottaggio”, ha detto parlando alla stampa, aggiungendo: “Nonostante tutte le sue bugie e attacchi, Erdoğan non ha ottenuto il risultato desiderato. Nessuno dovrebbe essere entusiasta del fatto che questo sia un affare fatto. Le elezioni non si vincono dal balcone”.
Il ballottaggio è previsto il prossimo 28 maggio, quando l’opposizione cercherà di porre fine ai due decenni di dominio di Recep Tayyip Erdoğan in quella che è stata definita la più grande sfida alla sua leadership da decenni.
Non sono ovviamente mancate le polemiche e le accuse di brogli
(da agenzie)
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