Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL LEADER DELLA WAGNER HA DOVUTO ACCELERARE IL PIANO DOPO ESSERE VENUTO A CONOSCENZA CHE I VERTICI RUSSI SAPEVANO DELLE SUE INTENZIONI
Yevgeny Prigozhin voleva catturare i leader militari russi nell’ambito nella rivolta armata da lui guidata della scorsa settimana. A rivelarlo è il Wall Street Journal che cita alcuni funzionari occidentali secondo i quali il leader della milizia Wagner avrebbe accelerato il suo piano di ribellione dopo essere venuto a conoscenza che l’intelligence sapeva della sua iniziativa. In particolare, Prigozhin – scrive il quotidiano americano – voleva catturare il ministro della Difesa Sergei Shoigu e il capo dello stato maggiore dell’esercito Valery Gerasimov, nel corso di una visita in una regione a sud dell’Ucraina che i due stavano pianificando. Secondo l’intelligence occidentale, però, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa, noto con la sigla FSB, avrebbe scoperto il piano due giorni prima che venisse eseguito. Viktor Zolotov, il comandante della Guardia Nazionale della Russia, una forza militare interna che riporta direttamente al presidente Putin, ha affermato infatti che le autorità sapevano delle intenzioni di Prigozhin prima che quest’ultimo lanciasse la sua “marcia della giustizia”. I piani dell’ex cuoco di Putin sono stati scoperti analizzando intercettazioni e immagini satellitari.
Il leader della Wagner era inoltre convinto che una parte delle forze armate russe si sarebbe rivoltata contro i propri comandanti prima di unirsi alla marcia, mette in evidenza il quotidiano riferendo che i funzionari occidentali ritenevano che l’iniziale piano di Prigozhin avesse buone chance di successo ma è poi fallito quando c’è stata la fuga di informazioni che lo ha costretto ad accelerare i tempi. Tuttavia, il lancio prematuro dell’ammutinamento di Prigozhin, aggiunge ancora il Wall Street Journal, è fra i motivi che possono spiegarne il fallimento.
(da Open)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
SUROVIKIN HA RAPPORTI NOTI CON IL CAPO DELLA WAGNER E ALCUNI CANALI TELEGRAM RUSSI SOSTENGONO CHE SIA STATO TRATTENUTO SOTTO INTERROGATORIO: “NON SI SA CON CERTEZZA DOVE SI TROVI”
Sergei Surovikin, il generale russo che secondo il New York
Times “sapeva dei piani di ribellione di Wagner”, non è stato più visto da sabato, quando c’è stato l’ammutinamento dei mercenari russi. Lo scrive Sky News, citando canali Telegram russi. Surovikin è secondo in comando dell’esercito russo e ha legami noti con il capo dei Wagner Yevgeny Prigozhin.
È stato sostituito come comandante in capo all’inizio di quest’anno, ma ha mantenuto la sua influenza nella gestione delle operazioni di guerra. Il canale russo Telegram Rybar sostiene – senza tuttavia che vi siano conferme ufficiali – che il generale sarebbe trattenuto sotto interrogatorio.
“Surovikin non è stato visto da sabato – non si sa con certezza dove si trovi”, ha sottolineato. Fonti d’intelligence statunitense hanno riferito al Nyt che Surovikin era a conoscenza dei piani di Prigozhin di ribellarsi alla leadership militare russa. Il Cremlino ha bollato come “speculazioni” quanto pubblicato dal giornale americano.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
UNA SPIA AVEVA INVIATO LE COORDINATE E LA FOTO DEL LOCALE PIENO DI AVVENTORI
Kramatorsk, città nella regione di Donetsk, ora di cena. Due missili russi (due razzi terra-aria S-300) colpiscono il ristorante Ria Pizza, ritrovo di giovani ma anche giornalisti stranieri, dato che la cittadina si trova a pochi chilometri dal fronte del conflitto russo-ucraino.
In un attimo, in un locale dove i tavoli erano pieni, perdono la vita dieci persone, tra cui Yulia e Anna Aksenchenko, due gemelle di 14 anni. Sono almeno 50 i feriti, tra cui un bimbo di otto mesi, fortunatamente fuori pericolo.
Questo il bilancio di uno degli attacchi più sanguinosi e criminali delle ultime settimane, servito ieri sera, intorno alle 19.30, come se uno dei locali più conosciuti della zona fosse un obiettivo militare qualsiasi.
Il ministero della Difesa russo ha affermato che l’obiettivo colpito nel bombardamento a Kramatorsk non era civile ma un «punto di dispiegamento temporaneo del personale di comando della 56/a Brigata di fanteria motorizzata delle forze armate ucraine»,
Cosa c’era dentro il Ria Pizza quando i missili hanno colpito lo ha raccontato alla BBC il giornalista belga Arnaud De Decke, dentro il locale pochi minuti prima dell’impatto: «Sento le persone che urlano sotto le macerie mentre i soccorritori cercano di salvarli. Stimerei all’interno una ottantina di persone tra staff e clienti
Nel ristorante erano presenti anche l’ex commissario per la pace colombiano Sergio Jaramillo e il romanziere colombiano He’ctor Abad Faciolince. Hanno subito ferite leggere mentre è andata peggio alla collega che li accompagnava, la scrittrice ucraina Victoria Amelina, colpita in testa da schegge di vetro e travi che hanno ceduto con l’esplosione. Il ristorante, al piano terra, era stato chiuso all’inizio dell’invasione russa, è stato riaperto solo diversi mesi dopo. Si trova vicino all’Hotel Kramatorsk, gravemente danneggiato da un attacco russo la scorsa estate.
Chi ha segnalato il Ria Pizza? Come è partito l’attacco? Lo Sbu, il servizio segreto ucraino, ha arrestato poche ore dopo l’attacco un collaborazionista che avrebbe mandato la posizione del posto e un video del locale. Si tratta di un residente di Kramatorsk, dipendente di una società di trasporto di gas locale. Viene definito un agente «riattivato». «Il 27 giugno – spiega lo SBU in una nota – è stato incaricato di scoprire se il suddetto locale fosse aperto e di verificare la presenza di visitatori. Per adempiere alle istruzioni nemiche, l’agente delle forze armate russe ha filmato di nascosto lo stabilimento e le auto parcheggiate nelle vicinanze. Successivamente, l’imputato ha inviato il filmato all’intelligence militare russa».
Kramatorsk è una città di 150mila abitanti ed è l’ultimo grande centro urbano controllato dagli ucraini nella parte orientale del paese, a circa 30 km dalla linea del fronte. Nell’aprile dello scorso anno più di 60 persone sono morte a in un attacco missilistico alla stazione ferroviaria della città. Non è un obiettivo qualunque. La sua presa è un tassello fondamentale del conflitto, ma per i russi diventa utile anche provocarne dei danni a discapito delle forze ucraine. Perché da Kramatorsk partono collegamenti viari e ferroviari, verso Kharkiv e soprattutto verso l’Ucraina centrale.
(da Open)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
AI DIPENDENTI CHIEDEVA SACRIFICI, AI FORNITORI D’AVERE PAZIENZA… CIRINO POMICINO: “NON CONOSCE VERGOGNA”
Ai dipendenti che non licenziava chiedeva “sacrifici”, ai
fornitori che non pagava d’aver pazienza. Intanto, lei sfrecciava su una Maserati grigia da 77mila euro. E i costi della fuoriserie li caricava per intero sui bilanci di Visibilia Editore Spa, una delle società al centro dell’inchiesta che ha travolto la ministra Daniela Santanchè. Idem per un appartamento-ufficio che aveva affittato personalmente in via della Rotonda a Roma, dietro il Pantheon, per farne la redazione di Ciak, testata rilevata dalla Mondadori di Berlusconi per due lire. L’immobile veniva poi sublocato da lei a Visibilia con un canone da 19.200 euro più spese. Gli unici due giornalisti assunti rimasti dopo la “cura Santanchè” non ci hanno mai messo piede, dubitano da allora che fosse realmente operativa. Non sono le cifre a impressionare, nulla spostano dell’inchiesta. Ma rievocano le parole affidate a Repubblica dal politico che la scoprì, Paolo Cirino Pomicino: “Dovrebbe dimettersi. Non conosce vergogna”.
Dal 2014 la galassia Visibilia iniziava ad accumulare debiti. Al volante c’era lei: amministratrice unica di Visibilia Srl e presidente di Visibilia Editore Spa. Bilanci inattendibili, “irregolarità estremamente significative” e deficit “occultato”, si legge ora nella perizia sul gruppo affidata dai pm a Nicola Pecchiari, commercialista e docente della Bocconi. Da quell’anno per esempio, Visibilia Editore Spa, aveva messo a consuntivo “perdite significative, evidenziando risultati negativi già a livello di reddito operativo”. I conti simulavano un apparente stato di salute e lei poteva incassare emolumenti da 130mila euro lordi.Oggi chiede al Fisco lo sconto di un terzo dei debiti per evitare il fallimento, allora non badava a spese. Che viaggiasse in Maserati venne fuori solo nel 2017, quando il suo autista fu fermato dai vigili di Milano per aver bruciato un rosso in via Larga: una sirena e due lampeggianti abusivi (non era più ministra ormai da tre anni) imposero il fermo amministrativo del veicolo.
Il Fatto oggi può documentare il costo della fuoriserie e chi lo pagava: il 25 novembre 2014 l’imprenditrice, allora deputata di Forza Italia, aveva stipulato un contratto con la concessionaria ufficiale Ferrari-Maserati “Rosso Corsa” di Milano per una Quattroporte My 2014. Il modello già lo dice: era praticamente nuova, il tachimetro segnava 8mila km. La restituirà nel 2019 con 150mila di più. Il contratto di leasing prevedeva un costo di 77mila euro, da pagare in 48 rate, oltre a spese assicurative per 8.200 euro e formula “Kasco Top” da 7.193. A firmarlo è la signora Garnero Santanchè, ma a pagare è Visibilia Editore Spa, sede legale in via del Quirinale a Roma, sede operativa in via Senato 8 a Milano.
Ma le sedi cambiano, e tra i contratti firmati da Santanchè, sempre con accollo a Visibilia, ce n’è uno finito al centro di due vertenze: l’immobile in via della Rotonda 4, a 500 metri dal Senato, dove all’epoca era capogruppo di FdI. Il contratto da 19.200 euro l’anno, più 400 di spese, venne registrato a suo nome il 21 ottobre 2019, tre settimane dopo fu integrato da un’appendice: il conduttore acconsentiva alla locatrice la sublocazione a Visibilia Editore Spa.
Quell’immobile in pieno centro, al piano quarto, interno 5, ha una storia singolare che si rintraccia nelle conciliazioni degli ex dipendenti, che lì avrebbero dovuto trasferirsi d’imperio, della Santanchè: trasferimento annunciato il 28 novembre 2019 ed effettivo dal 2 gennaio 2020. Un mese di tempo, festività natalizie incluse, per cambiare vita senza alcun aiuto dall’azienda (salvo quello modesto previsto dal contratto giornalistico) che oltretutto intendeva comunque prolungare i contratti di solidarietà al 30% in essere da anni. L’alternativa per restare a Milano? Decurtarsi lo stipendio del 40%.
I due giornalisti si sono così visti costretti a dar le dimissioni, ricevendo il pagamento delle spettanze di fine rapporto in 6 comode rate, visto lo stato in cui – secondo l’editore – versava l’azienda.
Alla fine han fatto causa alla Santanchè per ottenere, tra le altre cose, il pagamento dei contributi per la pensione complementare mai versati, nonostante le plurime rateizzazioni in 18 mesi accordate (ma mai onorate), le indennità di trasferta non riconosciute. E pure i giorni di solidarietà lavorati, che anziché essere regolarmente pagati in busta paga, venivano informalmente conteggiati come “recupero ferie”. Trattamento che ricorda quello di un altro dipendente di cui Il Fatto ha scritto a novembre: risultava in Cassa Covid a zero ore, grazie agli aiuti Inps, ma continuava a lavorare per l’azienda della ministra. Quando si dice, “senza vergogna”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
ALESSANDRA GHISLERI SUL FUTURO DEL CENTRODESTRA: “FORZA ITALIA NON DEVE SOLO TROVARE UN LEADER DOPO BERLUSCONI, DEVE RIFORMARE IL PARTITO, IL 26% DEGLI ELETTORI DI FI PENSA CHE IL SIMBOLO SCOMPARIRÀ DALLA PROSSIMA SCHEDA ELETTORALE” … “LA MELONI VIAGGIA BENE MA BASTA UN INCIDENTE…”
«Il primo sondaggio lo feci per Gianfranco Funari, che aveva capito il valore della percezione rispetto alla realtà. La domanda da rivolgere agli spettatori di Rete 4 era: come si è alzato stamattina? Poi incontrai Berlusconi e fu la vera svolta». Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, ieri si è raccontata durante l’evento La Stampa è con voi alle Ogr di Torino al vicedirettore Federico Monga.
Come conobbe il Cavaliere?
«Lavoravo in un istituto di ricerca e lui si serviva già di grandi esperti, ma dopo aver litigato con Bossi si preparava alla cosiddetta “Grande traversata nel deserto”. A 27 anni un mio capo mi portò di sabato a casa di Berlusconi per un incontro improvviso. Ero vestita casual e mi sentivo in imbarazzo. Non avevo il look berlusconiano, diciamo».
Ha mai preso una cantonata?
«Sì, tante. La peggiore fu nel 2013, perché non colsi i segnali del passaggio di cinque punti dal Pd al M5S. Mi mangiai le mani perché a stare più attenti si poteva rilevare, invece mi sono fatta distrarre dal contorno».
Forza Italia durerà?
«Per ora ha guadagnato il 2,5% arrivando al 9,5%, certo poi l’emozione per la scomparsa di Berlusconi un po’ scemerà».
E a quel punto?
«Non ci sono elezioni in vista, ma un dato è allarmante: il 26% degli elettori di Forza Italia pensa che il simbolo scomparirà dalla prossima scheda elettorale. Non è vero, ma è una percezione negativa molto forte. Anche perché agli elettori piace vincere».
Come sarà il dopo Berlusconi?
«Forza Italia deve trovare una nuova strada con una metodologia per eleggere i corpi dirigenti. Un conto è avere un leader con dei voti di fatto personali, un altro costruire un partito vero. Non è importante solo chi sarà il successore di Berlusconi, ma come verrà scelto».
Tajani potrebbe andare?
«Sì, perché ha dimostrato di essere molto capace sia all’estero sia in Italia e lavora bene come ministro degli Esteri, giudicato tra i primi tre con Giorgetti. Ma ripeto: non basta trovare un leader, va riformato il partito per raccogliere i voti sulla base di idee precise».
Esiste un bacino d’utenza moderato e liberale?
«Ci sono diverse possibilità: la nostalgia per Berlusconi, la spinta per un governo moderato e liberale, un nuovo rapporto con l’Europa e quindi la necessità di tessere. Di potenzialità ce ne sono tante: il fondatore di Forza Italia arrivò al 25% e poi allargandosi col Pdl al 33%. Molti di quei voti ora sono arrivati a Fdi».
Calenda o Renzi possono ambire all’eredità di Forza Italia?
«Negli anni scorsi c’è stato già uno spostamento prima verso la Lega e poi a Fdi. Movimenti sempre e comunque all’interno del centrodestra, mentre Calenda e Renzi ne stanno fuori e la loro litigiosità al momento contrasta con l’idea di un progetto credibile per i moderati».
Qual è lo stato del governo Meloni?
«Al momento viaggia. Meloni resta sopra il 41% di consensi e il governo al 35%. Lei gode di una vera e propria tifoseria che segue con passione i temi che propone».
Che problema potrebbe avere?
«Qualsiasi incidente che incrini la sua immagine di forza. Il caso Santanchè, per esempio. Il punto delicato è sempre la coerenza rispetto al messaggio dato».
Schlein è partita male?
«A livello di marketing puro le primarie andavano fatte prima e questo le avrebbe conferito maggiore forza. È molto diversa da Letta o Bonaccini, ma non la vedo in difficoltà. Ora ha un anno per ricostruire un rapporto con l’elettorato di centrosinistra, allargandolo il più possibile».
Ci sarà l’alleanza Pd-M5S?
«Non alle Europee, dove non conviene a nessuno. Alle politiche invece diventerebbero competitivi e si potrebbe tornare ai grandi scontri come tra Berlusconi e Prodi, quando ballavano 24mila voti».
(da La Stampa)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
E PRESENTA UN EMENDAMENTO: “I BAMBINI DEVONO ESSERE DIFESI DA TUTTO E DA TUTTI”
In controtendenza con le politiche sostenute dai partiti di
maggioranza, Alessandra Mussolini torna alla carica sui diritti della coppie delle stesso sesso. Lo fa presentando un emendamento alla relazione della commissione Libertà civili del Parlamento europeo sui diritti fondamentali.
L’esponente di Forza Italia dunque chiede che “gli Stati membri registrino gli atti di nascita indipendentemente dal modo in cui il figlio è stato concepito o è nato e dal tipo di famiglia da cui proviene, sia esso figlio di un genitore unico, di una coppia di fatto, di una coppia sposata ivi compreso il figlio con due genitori dello stesso sesso o adottato a livello internazionale in uno Stato membro da uno o due genitori”.
Una posizione, quella dell’eurodeputata, che fa a cazzotti con quella portata avanti dal centrodestra. “Compito dell’Ue è proprio quello di armonizzare le norme tra gli Stati membri e stimolare il raggiungimento di maggiori diritti civili che sono diritti individuali”, ha riposto a chi le ha fatto notare la diversa posizione del governo italiano in materie.
“Il diritto può solo lambire l’isola della famiglia ma non può inserirsi nelle famiglie, i bambini devono essere difesi da tutto e da tutti”.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
LA PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI, MAO NING: “SULLA CRISI UCRAINA, LA POSIZIONE DELLA CINA È CHIARA: CREDIAMO CHE TUTTE LE PARTI DEBBANO CREARE LE CONDIZIONI PER UNA SOLUZIONE POLITICA DELLA CRISI ATTRAVERSO IL DIALOGO E IL NEGOZIATO”
L’ambasciatore cinese presso l’Unione Europea, Fu Cong, ha suggerito che Pechino potrebbe sostenere gli obiettivi dell’Ucraina di rivendicare la sua integrità territoriale del 1991, inclusa la penisola di Crimea annessa dalla Russia nel 2014.
In un’intervista ad Al Jazeera ad e altri due media, Fu, quando gli è stato chiesto di sostenere gli obiettivi di Kiev, che includono il recupero di altre regioni ucraine ora occupate da Mosca, l’alto diplomatico cinese ha detto: “Non vedo perché no. “Rispettiamo l’integrità territoriale di tutti i Paesi. Quindi, quando la Cina ha stabilito relazioni con l’ex Unione Sovietica, questo è ciò che abbiamo concordato. Ma come ho detto, queste sono questioni storiche che devono essere negoziate e risolte da Russia e Ucraina e questo è ciò che noi rappresentiamo”, ha continuato Fu.
Il merito alla vicenda, la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha detto che per quanto riguarda la crisi ucraina, la posizione della Cina “è coerente e molto chiara: crediamo che tutte le parti debbano creare le condizioni per una soluzione politica della crisi attraverso il dialogo e il negoziato”, ha precisato Mao, parlando nel briefing quotidiano. I commenti del diplomatico cinese hanno fatto seguito all’Europa-Cina Business Summit del 2023, tenuto a Bruxelles il 16 giugno.
Ad aprile, in un’intervista al New York Times, Fu affermò che Pechino non ha riconosciuto gli sforzi di Mosca per annettere i territori ucraini, tra cui la Crimea e il Donbass. Da quando l’Ucraina ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, la Russia ha annesso la Crimea nel 2014 e ha sostenuto le rivolte separatiste in alcune parti di Luhansk e Donetsk, che si trovano nella regione del Donbass, nell’Ucraina orientale. Anche se la Russia ha rivendicato la penisola e ha esteso la sua occupazione nel Donbass, le potenze occidentali non hanno riconosciuto le mosse di Mosca.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
I COMMENTI DEGLI UTENTI: “ELODIE INTELLIGENTE A NON RISPONDERTI NEMMENO”
Elodie posta su Facebook. E tra le reazioni spunta quella di
Luca Barbareschi: “Ti volevo in un film come protagonista ma non mi hai mai voluto incontrare. Peccato!! Sei fantastica!”. Ghosting in piena regola da parte della cantante romana, attrice protagonista di Ti mangio il cuore.
Da una parte la superstar che nel 2022 ha animato il Pride, madrina amatissima dal popolo Lgbtq+. Dall’altro l’attore e regista finito nella bufera per aver cercato di stroncare il #MeToo italiano, riducendo le denunce delle attrici che hanno raccontato di aver subito violenze e molestie a degli spot: “Sono in cerca di pubblicità”. Mondi inconciliabili e che quindi non comunicano.
Ecco, allora, il commento di Barbareschi alla doppia foto di Elodie in costume da bagno. Il post è del 20 giugno ed è un #adv, un contenuto sponsorizzato che serve a fare pubblicità (stavolta vera) a una nota casa produttrice di condom. Sotto, tra gli oltre 900 commenti, c’è quella dell’attore.
Quel “non mi hai mai voluto incontrare” ha ovviamente scatenato i commenti del popolo di Facebook. Per Massimo Pica, oltre che “fantastica”, Elodie è stata anche “intelligente” a non rispondere a Barbareschi. Tocca, poi, a Dario Buffa: “È la scusa più vecchia del mondo”.
Infine Paolo Casmirro la vede così: “È un po’ come dire ‘sali da me che ti faccio vedere la mia collezione di farfalle’”. Insomma, la rete ha scelto da che parte stare.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL “FATTO”: “QUESTO È LO STILE PORRO. AGGREDIRE, IRRIDERE, INFIAMMARE GLI ANIMI. NON È COSÌ CHE SI AUMENTANO I FOLLOWER?”
Nicola Porro, punta di diamante del giornalismo televisivo Mediaset, è stato condannato per diffamazione nei confronti del critico televisivo del Fatto Nanni Delbecchi, che lo aveva citato in giudizio al termine dell’ennesimo attacco personale avvenuto sui canali social dal conduttore di Quarta Repubblica.
La sentenza della dottoressa Valentina Boroni della sezione Prima Civile del Tribunale di Milano ha stabilito il titolo risarcitorio in 16mila euro, ritenendo che i ripetuti interventi del giornalista sul suo blog Zuppa di Porro siano sistematicamente trasmodati “in un gratuito attacco personale lesivo alla dignità professionale, finalizzato all’unico scopo di aggredire la sfera morale e reputazionale.”
Un fatto in teoria sorprendente se si pensa che le rubriche di Delbecchi erano centrate esclusivamente sui contenuti dei programmi, senza alcun riferimento personale al conduttore.
Ma questo è lo stile Porro: aggredire, irridere, infiammare gli animi: non è così che si aumentano i follower?
(da il Fatto Quotidiano)
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